Carsoli

Il sito dove era edificata l'antichissima Città di Carsoli, nella quale, perché forte, nell'anno 583 di Roma il Senato rilegò Biti figlio del Re di Tracia (Tito Livio nel lib. 10 Dec. 3 e nel lib. 45 N. 42) non si conosceva in antichità, e solo fu determinato dal grande Olstenio (Olstenio nelle annotazioni al Cluverio pag. 784). Questi dunque lo fissò nelle ultime radici del monte di Poggio-Ginolfo, e propriamente nel luogo detto adesso Civita-Carenza che domina la pianura Carseolana, piani del Cavaliere, pianura fatta a forma quasi circolare del diametro di circa sei miglia, ossia dodici chilometri. Che questa Città la quale nell'anno 450 di Roma avea ricevuta una colonia Romana di 4000 individui fosse assediata e devastata dagli Italiani, ce lo accerta Lucio-Floro allorché dice: - Ecco Ocricolo, ecco Grumonto, ecco Fiesole, ecco Carsoli ... che colle straggi, col ferro e col fuoco furono rovinate (Ecce Ocricolum, ecce Grumentum, ecce Fesule, ecce Carseoli ... caedibus, ferro, igne vastantur". Lucio Florio lib. 2 Cap. XVIII). Ne poteva essere altrimenti, essendo la misera Città di Carsoli venuta in mano dei collegati Italiani, dei quali le estreme sevizie e le crude barbarie, a parere dello storico citato, superarono quelle avvenute nei tempi di Pirro e di Annibale (Nec Anibalis, nec Pirri fuit tanta vastatio. Lucio Florio nello stesso libro e capitolo)..Che poi essa Città in qualche modo riattata proseguisse ad esistere fino al secolo nono, ed anche fino al secolo decimo-secondo, lo riferisce Paolo Diacono. Nella Cronaca di Subjaco Col. 953; si rileva da una investitura fatta da Ugo e Lotario Re d'Italia nel 941 dalla Bolla di Pasquale II fatta nel 1115 nella quale è chiamata Sala la Città di Carsoli (Sala Civitas, quae vocatur Carseolis) e nel 1057 è detta corrottamente Carsebolus (Bollario Romano vol. 1 pag. 397). I ruderi che di essa città anche adesso si ammirano consistono in varii pezzi di recinto di quell'opera poligonia che dicesi di terzo stile, sparsi per quella pianura in un acquedotto sotto il monte che appellasi ora Muro Pertuso, in molti cuniculi coi pozzi, ossiano lucernari intieramente ostrutti; ed in qualche pezzo di strada lastricata che dalla direzione supponesi fosse la via Valeria.
Or dopo quest'epoca quando i perfidi Saraceni, forse nella loro invasione, avevano finito di distruggere quello che nella guerra Sociale era sfuggito dalle mani dei crudi Italiani, Carlo II di Angiò sopra un oiccolo colle edificò il Castello di S. Angelo ancora esistente; Castello fortificato ed ingrandito in seguito dalla famiglia Orsini che ne ebbe la investitura qual proprio feudo. In quelle vicinanze è certo che non solo abitasse S.Romualdo Abate istitutore del Camaldulesi, coi suoi eremiti i quali si costruivano ivi tante piccole celle che potessero contenere un uomo soltanto; ma che dopo l'abbandono del Monastero Classese, come accerta S. Pietro Damiani, vi ritornasse e vi risplendesse per gl'innumerevoli prodigi che la mano Divina degnossi operare a sua intercessione (Baronio nell'anno 996 di Cristo n. 37). In questo luogo, e propriamente in continuazione del Castello si riunirono molti proprietari di quei contorni, ed edificarono il bel paese che dal municipio antichissimo esistito in quelle contrade, chiamarono Carsoli; paese distinto da molti privati edifici, dalla piazza, e dai vichi che disposti con qualche ordine lo abbelliscono assai. Ivi si sono stabiliti molti artefici che lo rendono caro agli abitatori, ed ai paesi convicini (Pulcrum sane oppidum, privatis aedificis ornatum, platea, viisque congrua dispositione distinctis, artifieum frequentia incolis,vicinisque gratum. Febonio nel lib. 3 Cap. VI pag. 208. ) ed ivi si è fissata la Sede del Mandamento. Ivi si era stabilita anche la Sede delle dogane, ma questa è finita attesa la nuova costituzione d'Italia.
Questo paese di carsoli ha per cofine all'Est le campagne di Colli; al Sud quelle di Villa Romana e Monte Sabinese; ad Ovest quelle di Poggio Ginolfo, al Nord quelle di Pietra-secca e Tufo.
Carsoli ai 31 Dicembre del 1871 aveva una popolazione composta da individui 1648.
Ha Carsoli la Chiesa Parrocchiale dedicata a S. Vittoria ed edificata nella pubblica piazza. Essa è servita da un Arciprete e da quattro Canonici ridotti a tre negli ultimi tempi perché un Canonicato fu aggregato all' Arcipretura. Ha nella parte superiore del paese un'altra Chiesa dedicata a S.Angelo, ora di patronato della famiglia Leoni, e questa è la Chiesa del Castello. Ha la Chiesa di S. Antonio col rispettivo Ospedale dove si receveano gli infermi. Ha fuori le mura la Chiesa della Madonna del Carmine dove esisteva un Monastero dei Carmelitani; ed a un chilometro di distanza verso Occidente ha la Chiesa di S. Maria delle celle dove accorreva S. Romualdo coi suoi religiosi a prestare gli offici pubblici di religione; e dove nell' irregolare divisione della Diocesi dello scismatico Vescovo Attone, avea stabilita la sua Sede illegittima. Ivi Rainaldo Conte dei Marsi fabbricò il Monastero che poi regalò a Montecassino, come accerta Leone Ostiense (Leone Ostiense nel lib. 2 Cap. XXIII ) col Castello di Angelo e con molte possessione che acquistò in quelle vicinanze. Ivi più volte si fermò Manfredi figlio naturale di Federico II col suo esercito dei Saraceni per opporsi a Carlo di Angiò già fatto Senatore di Roma, ed investito del Regno delle due Sicilie dal Pontefice Clemente IV (Febonio nel lib. 3 cap. VI pag. 205) ed ivi dopo la disfatta del tiranno contrario alla Chiesa, lo stesso Carlo II di Angiò ingrandì e fortificò il Castello come costa dalla lapide letta dal Febonio ( Febonio nel lib. 3 Cap. VI pag. 206); che passato in feudo alla famiglia Orsini fu novellamente acresciuto e fortificato dal Cardinale Rinaldo Orsini (Febonio nel lib. 3 Cap. VI pag. 207).
Le stese Chiese sono descritte nella Bolla di Pasquale II con queste parole:
Sanctae Mariae in Cellis; Sanctae Mariae in Carseolis cum titulis suis: Nella Bolla di Clemente II con quest'altre:
S. Angelis cum tuitulis suis;Sancti pali; Sanctae Victoriae;Sancti Nicolai in Cellis;Sanctae Mariae in Carseolo cum titulis suis; e nell'Elenco sono indicate con quest'altre:
Ab Ecclesia Sancti Angeli grani quartarium unum cum dimidio; Ab Ecclesia S. Victoriae, grani quartarium unum; Ab Ecclisia S. Felicis, grani quartarium unum . In Castro Cellarum ab Ecclesia S.Angeli, grani cuppas sex; Ab Ecclesia S.Pauli grani cuppas sex; Ab Ecclesia Sanctae Victoriae, grani cuppas tres; Ab Ecclesia Sacti Felicis grani cuppas duas; dal che si vede che oltre le Chiese tutt'ora esistenti vi erano le altre di S. Paolo e di S. Felice.
Carsoli nei tempi suoi ha dato alla patria anche gli uomini illustri. Fra questi mi contento riportare quelli che ho potuto conoscere, e sono:
Quel Velerio Martino Carseolano celeberrimo Teologo e Predicatore, che sotto il governo di Giovanni XXIII° fu così valente che meritò essere fatto penitenziere di S. Pietro. Lo riferisce il Toppi nella sua Biblioteca Napoletana alla lettera M foglio 209 (Corsignani de viris illust. Marsorum Cap. XII pag. 217).
Quel Simone Carseolano anche bravo Teologo e Predicatore sotto il Governo di Gregorio XI. Toppi nella stessa Biblioteca pag. 289 (Corsignani nello stesso luogo pag. 218).
Il clima di Carsoli è rigido, ed ai tempi suoi lo aveva conosciuto lo stesso Ovidio col dire nel suo libro 4° dei Fasti:
Frigida Carseolis, nec olivis apta ferendis
Terra, sed ad segetes ingeniosus aper.
Il fabbricato è buono, come sopra ho cennato, e l'aria che in esso si respira ha qualche umidità che gli produce il fiume Torano; ma è molto sana.
Colli
Da Carsoli salendo il monte, e incanalandosi per la valle consecutiva verso l'Est, a circa sei chilometri di distanza, trovasi il paese di Colli chiamato negli antichi registri: Colle di Zippa. Esso ha per confini allEst le montagne di Rocca a Cerro; al sud le campagne di Pereto; all'Ovest quelle di Carsoli; al Nord i prati di Luppa.
Tale paese di Colli ai 31 dicembre 1871 aveva la popolazione composta d'individui 646.
Ha la chiesa dedicata a S.Nicola, servita da un parroco. Tale chiesa nei tempi antichi era dedicata a S.Giovanni. Di fatto nella Bolla di Clemente III è riportata con queste parole :
Sancti Joannis in Collibus cum titulis suis; e nell'Elenco con queste altre:
In Collibus ad Ecclesia S.Joannis, grani quartaria octo cum dimidio.
Ha un'altra Chiesa edificata fuori le mura, e dedicata a S. Berardo, ove si conserva di esso qualche sacra reliquia. Dippiù ha la Chiesa di S. Antonio Abate; quella del nome di Maria di Patronato della famiglia Panegrossi; e la Chiesa rurale di S.Rocco.
Colli aveva il suo fortino del quale anche adesso esiste la torre. Esso apparteneva alla terza parte del Contado dei Marsi in cui vide la luce del giorno S. Berardo Protettore dell'intera Diocesi. Perciò buona parte di quegli abitanti in ogni anno, nel giorno in cui si celebra la traslazione delle sue reliquie da Santa Sabina in Pescina, ossia al primo di Maggio, va processionalmente in detta Città ove la popolazione fa a gara per incontrarla colle Bande che sono chiamate alla festa; sono benedetti dal Vescovo passando innanzi al Palazzo dove per uso inginocchiano; vanno alla propria Chiesa così accompagnati; fanno le consueti orazioni; offrono un fascietto di cera ed una fune per suonare la campana; e sono quindi trattati cortesemente dal Priore che sempre li attende. Nella sera gli uomini hanno l'obbligo di dormire nella scala interna della Chiesa, e le donne sono ricevute in casa particolare con tutta la decenza. Nella mattina questa compagnia di pellegrini si confessa e si comunica per lucrare l'annessa indulgenza plenaria; fanno colazione a spese del Priore; vanno alla processione nella quale hanno un posto distinto; mangiano a conto dello stesso Priore, e poi dopo aver ricevuto ognuno, ed ognuna una salvietta di granati, ripartono processionalmente come erano venuti per ritornare nelle proprie famiglie.
Il paese di Colli ha poco territorio posto a coltura, ma abbonda di selve col frutto delle quali vive, aggiungendo la emigrazione nell'inverno degli uomini nelle campagne Romane, dove lucrano il necessario al mantenimento delle proprie famiglie.
In Colli il fabbricato è mediocre; il clima è rigido, e l'aria e assai ventilata e buona.
Monte Sabinese
Anche quando da Pereto si cala per andare verso Carsoli, quasi alle radici di un altro colle fra lo stesso Pereto e Crrsoli, trovasi il piccolo paese di Monte-Sabinese. Esso ha per confini all'Est i monti di Colli; al Sud i campi di Villa-Romana; all'Ovest quelli stessi di Villa-Romana; al Nord quelli di Carsoli.
Villa-Romana ai 31 Dicembre del 1871 aveva una popolazione composta da individui 210.
Ha la Cappella Parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista, servita da un Curato.
Ha la chiesa rurale dedicata a S. Atanasio.
Gli abitanti di Monte-Sabinese anche vivono coi prodotti del proprio territorio che coltivano. Sono robusti a cagione dell'acqua buona che bevono.
Il fabbricato è infimo; il clima è piuttosto rigido, e l'aria è salutare.
Oricola
A circa due chilometri da Arsoli, verso la Diocesi dei Marsi, si vede edificato il paese di Oricola. Esso ha per confine all'Est le campagne di Rocca di botte; a Sud quelle di Arsoli; ad Ovest quelle di Valle-freddo e Riofreddo; al Nord i campi di Carsoli e Pereto.
Ai 31 Dicembre 1871 avea una popolazione composta da individui 876.
Tale paese, come asserisce il Febonio, un secolo prima che egli scrivesse era stato rovinato dalle armi Pontificie. In seguito fu riattato ed ora è in uno stato piuttosto buono.
Esso ha la Chiesa dedicata al SS. Salvatore, servita da un Arciprete e da due Canonici. Avea prima le Chiese di S. Tommaso, di S.Maria e di S. Stefano riportate nella Bolla di Clemente III con queste parole:
In Auricola Sancti Tomae; Sanctae Mariae; Sancti Salvatoris; S. Stephani; e nell'Elenco con queste altre:
In Auricula ab Ecclesia Sancti Salvatoris, grani quartaria tria; Ab Ecclesia Sancti Thomae, grani quartaria duo.
Ha pure attualmente Oricola la Cappella rurale di S. Restituta addetta ad uso di Camposanto. Dippiù le cappelle rurali di S. Stefano Protomartire e di S. Rocco.
In Oricola vide la luce del giorno quel Pietro-Paolo de Vecchis che celebre nell'uno e nell'altro diritto, mentre era giovane fu adoprato qual Governatore della Sacra Consulta, e quindi morì nell'anno 1700, avendo le cariche di Uditore criminale della Sacra Camera qual sostituto di Luogotenente il Giudice de Malefici nel foro Capitolino. Di esso parla il Corsignani (Corsignani de viris ill. Marsorum libro 12 pag. 285).
Gli abitanti di Oricola vivono coi prodotti del loro territorio piuttosto fertile, e coll'industria che ad essi non manca in quell'ultimo paese della Diocesi.
Il fabbricato di Oricola, precisamente quello della famiglia de Vecchis è buono, ed il resto è mediocre. L'aria è ventilata, ed anche buona.
Pereto

Anche il monte di Pereto, precisamente nel luogo ove ora si vede edificato il paese fu molto caro a S. Romualdo ed ai suoi eremiti. Realmente nella scesa di detto monte che porta a Carsoli, si vedono i ruderi della chiesa di S. Pietro, dove lo stesso S. Romualdo coi suoi accorrevano per gli offici di religione (Febonio nel lib. 3 Cap. IV pag. 210).
Ivi il Pontefice Giovanni XIX dopo aver lasciato il Monastero di Monte-Cassino, bramoso della vita solitaria, volle ritirarsi, come accerta Leone Ostiense ( Febonio nello stesso luogo).
Pereto ha per confine all'Est la montagna di Colli e Tagliacozzo; al Sud Oricola e Rocca di botte; all'Ovest le campagne di Carsoli; al Nord quelle di Villa-Romana.
Pereto ai 31 Dicenbre del 1871 avea una popolazione composta da individui 1304.
Pereto è l'aggregato di tre Ville che ivi si riunirono e formarono tre Chiese Parrocchia .i. Ora ne esistono due, quella di S. Giorgio cioè. E quella del SS. Salvatore. Le stesse sono servite da un Curato e da un altro Sacerdote che gli fa da coadiutore.
La parrocchia di S. Nicola colla Chiesa è interamente distrutta.
Le Chiese che esistevano in Pereto sono identificate nella Bolla di Clemente III con queste parole:
In Pereto Sancti Petri, S. Laurentu, S. Nicolai. S. Giorgi, S.Salvatoris; e nell'Elenco con queste altre:
In Ecclesia S.Salvatoris, grani quartaria tria, ab Ecclesia S. Georgii, grani quartaria duo.
Avea pure Pereto la Chiesa di S. Silvestro, dove era un Monastero di Monte Cassino, e dove fu sepolto il Vescovo Giacomo Maccafani; ma adesso è tutto distrutto, all'infuori di una piccola Cappella dedicata alla Madonna.
Vi è inoltre in Pereto la Cappella della SS. Annunziata situata in piedi del paese, e la Chiesa di S. Antonio Abate.
Sopra il monte di Pereto esiste il santuario della Madonna dei Bisognosi tanto celebre nella Marsica. L'articolo che lo descrive, e la critica analoga, l'ho riportato nel Catalogo dei Vescovi dove rimetto il lettore.
Pereto ha dato la culla a sei Vescovi dei Marsi ed a uno di Lanciano, tutti della famiglia Maccafani. Dippiù vide nascere fra le sue mura quel Fra Antonio Angelucci Generale dei Conventuali che Giovanni XXIII adoperò per confutare Giovanni Hus, e che disbrigò molti affari della Chiesa in Inghilterra, dove fu mandato quel Nunzio. Morì in Roma nell'anno 1421, come riferisce il Wadingo (Febonio nel libro 3 Cap. VI pag. 210)
Il territorio di Pereto è sterile ma ben coltivato, da frutti sufficienti al mantenimento dei paesani.
Il fabbricato, tranne quello dei Signori Maccafani Vendettini e qualche altro, è mediocre. Avea la sua torre circondata da muri, nell'interno di uno dei quali ancora esiste la scala a Lumaca. I paesani sono perloppiù rozzi e poco trattabili, ma respirano un'aria salutare.
Pietra-Secca

Nel decorso del fiume Torano, a circa dieci chilometri da Poggio-Ginolfo fra le selve ed i Colli è situato il paese di Pietra-secca. Esso è chiamto ignobile dal Febonio, ma è ben popolato, ed ha per confine all'Est le campagne di Luppa; al Sud quelle di Carsoli; all'Ovest quelle di Tufo; al Nord quelle di Tufo.
Ai 31 Dicembre del 1871 avea Pietra-secca una popolazione composta di individui 1038.
Pietra-secca ha la Chiesa Parrocchiale dedicata a S.Maria delle Grazie, servita da un Curato.
Ha la Chiesa di S. Stefano Protettore.
Ha pure quella di S. Rocco.
Nella Bolle di Clemente III le Chiese di Pietra-secca sono indicate con queste parole:
In Petrasecca S. Joannis, Sanctae Mariae; Sancti Stephani; e nell'Elenco con queste altre:
In Petrasicca ab Ecclesia Sanctae Mariae grani cuoppas viginti duo - Ab Ecclesia Sancti Stephani grani quartaria duo.
Questo paese è vicino a Colle-alto detto nei tempi posteriori Colle di guardia, dove si ammirano i ruderi dell'antico Castaldio.
Gli abitanti di Pietra-secca avendo poco territorio posto a coltura, vivono coi prodotti delle selve, e coll'industria.
Il fabbricato è inferiore, ma l'aria è sana.
Poggio Cinolfo

Alla distanza di circa quattro chilometri da Carsoli verso l'Ovest esiste il paese di Poggio-Ginolfo. Esso era un antico Castello Equo ripieno di abitanti robusti che godono di un clima più dolce, nel quale le campagne hanno maggiore sviluppo, ed in conseguenza ben coltivate le fanno abbondare di tutto.
Poggio-Ginolfo ha per confine all'Est Carsoli; al Sud Villa-Romana ; all'Ovest i campi del Vivaro; al Nord quelli di Colle-alto.
Lo stesso paese ai 31 Dicembre dell'anno 1871, aveva una popolazione composta da individui 890.
Ha la Chiesa Parrocchiale dedicata a Santa Maria Assunta in Cielo. In esa quegli abitanti conservano il corpo battezzato di S. Fortunio ed è servita da un Curato col titolo di Arciprete.
Ha pure la Chiesa di S. Pietro, ora ridotta a Chiesa sepolcrale.
Nel tenimento di questo paese, e propriamente nel locale detto Colle-Vezzano nell'anno 1216 abitò il Patriarca S. Francesco venendo dalla Sabina. Realmente ancora in quel luogo esiste la cancellata di ferro nella quale ponevasi il Santo per essere veduto, non già toccato dalle moltitudini che accorrevano per sentire la Divina parola. Questo Convento fu portato al suo fine precisamente dalla pietà dei Carsolani, e quindi soppresso, non più si è riaperto ai fedeli.
La Chiesa di S. Pietro è riportata nella Bolla di Clemente III con queste parole:
Sancti Petri in Podio; e nell'Elenco con queste altre:
In Podio Sinulphi ab Ecclesia S.Petri grani quartaria tria.
L'altra Chiesa si è fabbricata posteriormente.
In questo paese ebbe i suoi natali quel Francesco di Poggio-Ginolfo Carmelitano che circa l'anno 1670 ebbe il nome di celebre Predicatore e di uomo assai singolare nei suoi tempi (Corsignani de viris illustribus Marsorum Cap. XII pag. 218.
Di più in esso ai tempi nostri ha avuta la sua culla il buon Vescovo Monsignor Segna, che oltre gli svariati opuscoli, pubblicò il compendio della Teologia Morale per uso del suo Seminario.
Nel tenimento anche di questo paese esiste il fonte dei Vescovi, dove si vede una lastra di pietra sopra la quale dicesi per tradizione cenassero quattro Vescovi cioè quello di Rieti, quello della Sabina, quello di Tivoli, e quello dei Marsi ognuno nel proprio tenimento.
Il territorio di Poggio-Ginolfo, come ho cennato è fertile, e fa abbondare di tutto quegli abitanti. Si aggiunge a questo l'industria che in essi è molto raffinata e li fa stare più comodi.
Il fabbricato è piuttosto buono, e l'aria è salutare.
Rocca di botte
Dopo il paese di Oricola, camminando verso il centro della Diocesi, e propriamente a destra, dove le radici del monte si estendono in pianura, a circa quattro chilometri di distanza, trovasi situato il paese di Rocca di botte. Esso ha per confine all'Est la Camerata; al Sud Cervara; all'Ovest le campagne di Oricola; al Nord quelle di Pereto.
E' chiamato Rocca di Botte dal castello che era sul monte, e che era fatto a forma di vestibolo (Febonio nel libro 3 Cap. VI pag. 109).
Tale paese ai 31 Dicembre del 1871 aveva una popolazione composta di individui 833.
Rocca di botte ha la Chiesa Parrocchiale dedicata a S. Pietro Apostolo, è servita da un Abate e da due Canonici. Questi nelle sacre funzioni che si fanno nei giorni festivi, sono aiutati dai paesani che accorrono in folla e fanno rimbombare quelle sacre mura di armoniosi concerti tanto vocali, che i strumentali adoprati da quegli esercitati pastori. Tale Chiesa coll'altra di S.Biagio ora distrutta à indicata nella Bolla di Clemente III con queste parole: Sancti Petrii cum titulis suis; Sancti Blasii in Rocca de botte; e nell'Elenco con queste altre: In Rocca de bucta ab Ecclesia Sancti Blasii, grani quartaria duo, et cuppas duas.
Vi è pura la Chiesa di S. Pietro eremita dove quell'eroe vide la luce del giorno, ridotta a Chiesa.
Vi è ancora la Cappella della Madonna delle Grazie e la Chiesa di S. Rocco, ora ridotta a Chiesa sepolcrale.
Rocca di botte ha dato i natali a S. Pietro eremita le cui spoglie mortali si venerano in Trevi paese degli Ernici.
Ha data pure la culla a quel Fabrizio de Britiis che fattosi Gesuita, fu così versato nelle scienze, che morto in Sezza lasciò il compendio di tutta la sacra scrittura ricavato da autori più approvati stampato in Roma da Francesco Barberini nell'anno 1695 (Corsignani de viris illustr. Marsorum Cap. XII pag. 211 e 212).
A quel Gio. Francesco Nardi Vicario Generale di Tivoli e Farfa, fatto da Alessandro VII. Luogotenente del Vescovo di Camerino, e poi dopo aver esercitato l'ufficio di Avvocato nella Curia Romana, morì nella patria ai 6 Gennaio del 1699.
A quel Francesco Naldo padre del suddetto Francesco, medico principale della famiglia Colonna, che prima di morire nell'anno 1673 fece a se stesso l'iscrizione riportata dal Corsignani (Corsignani nell'Opera stessa pag. 214).
A quel Bonifacio Graziano celebre professore di Musica che a fine di delucidarla, scrisse ventiquattro libri, e poi morì nel 1654 (Corsignani nella medesima Opera pag. 214).
Le campagne di Rocca di botte sono le più fertili di quei paesi convicini, perché il clima è più dolce. Abbondano di quasi tutti i cerali; hanno vini buoni e frutta squisite che giungono ad adornare le mense dei Principi della Città di Roma. I paesani, oltre quelli addetti alla coltura dei campi e delle vigne, sono impiegati a pascolare in quei monti odorosi i molti animali pecorini che hanno, e che li provvedono a sufficienza di quello che può mancargli per menare una vita comoda.
Il fabbricato di Rocca di botte è piuttosto buono, e si va migliorando, l'aria è salutare.
Tufo
A circa quattro chilometri da Pietra-secca verso il Nord trovasi il paese di Tufo. Esso ha per confine all'Est le montagne di Varri; al sud quelle di Pietra-secca; all'Ovest le campagne di Nespolo; al Nord quelle di Leofreni.
Ai 31 Dicembre del 1871 avea una popolazione composta d'individui 1107.
Anche il paese di Tufo è chiamato ignobile dal Febonio (Febonio nel lib. 3 Cap. VI pag.208), ma è popolato, e diviso in tre vichi dei quali l'uno è situato sopra l'altro. Tale Chiesa Parrocchiale dedicata a S. Stefano Protomartire. Ha la Chiesa della Madonna mantenuta dai Signori Coletti. Ha ancora la Chiesa di S. Rocco. Le chiese che in antichità esistevano sono descritte nella Bolla di Clemente III, con queste parole:
In Tufo S.Stephani, S. Laurentii, e nell'Elenco con queste altre:
In Tufo ab Ecclesia S.Laurentii, grani quartaria tria. Ha la Chiesa di S. Giuseppe appartenente ai Signori Coletti.
Gli abitanti di Tufo vivono coi prodotti che gli dà il poco territorio posto a coltura; col frutto delle selve e coll'industria.
Il fabbricato è infimo, tranne quello dei Signori Coletti che è buono, l'aria è salutare.
Villa Romana
Quando da Pereto si scende per andare verso Carsoli, alle radici di un colle fra lo stesso Pereto e Carsoli, trovasi il piccolo paese di Villa-Romana. Esso ha per confine all'Est le montagne di Colli e Pereto, al Sud i campi di Carsoli; all'Ovest i piani di Pereto; al Nord gli stessi campi di Carsoli.
Villa-Romana ai 31 Dicembre del 1871 aveva la popolazione composta da individui 476.
Ha la Chiesa Parrocchiale dedicata a s. Nicola; è servita da un Curato. Ha pure la Cappella di S. Rocco e quella di S. Martino sulla montagna.
Gli abitanti di Villa-Romana vivono col prodotto del proprio territorio. Bevono acqua torbida, eccettuati i buoni che la mandano a prendere a Monte-Sabinese; e sono in buona parte inclinati alla pazzia.
Il fabbricato è inferiore, e l'aria che si respira è ventilata.