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G. Moroni, Dizionario di Erudizione Storico-Ecclesiastica, Venezia, Tipografia Emiliana, 1857, vol. LXX, p. 217.

Oricola, Auriculum. Terra de’marsi, già del contado di Tagliacozzo, e secondo il geografo Magini città degli Equicoli, detti poi cicoli, onde la regione da loro abitata si chiamò Cicolano (Fatteschi, Memorie del Ducato di Spoleto), popoli valorosi che guerreggiarono più volte coi romani; già sentinella dell’antica città manifatturiera di Civita Carenzia colonia romana, la quale ebbe mura ciclopiche. A contatto del confine dello stato ponteficio, dalla parte di Arsoli è distante da Roma circa 38 miglia. E’ rinomata pel bosco Sesera, il quale negli ultimi tempi degli antichi romani fornì gran copia di legname per le costruzioni navali. Nel 1556 per la guerra contro Paolo IV fu piazza d’armi, difesa dagli Orsini contro un Colonna che erasi fortificato a Subiaco, il quale incendiò il paese e vi recò lagrimevoli guasti. Giace sulla cima di acuminato e delizioso monte quasi inespugnabile, dimodochè i suoi antichi signori vi si difesero da diverse invasioni nemiche, quindi nella guerra della successione al trono di Spagna, Oricola fu difesa dai tedeschi; ma della antica sua rocca sono restate 3 torri, le quali presentano un triangolo, ed alcune mura. Vi si gode eccellente aria e l’amena vista delle circostanti montagne e paesi, nonché dell’ampia valle del Cavaliere, bagnata dal fiume Torano e dal torrente Gamberano che si unisce al primo. Il nome della valle lo prese dall’albergo ch’è sull’ingresso della strada romana, la quale introduce in Regno, già via Valeria, edificato dai Colonnesi pei viaggiatori, ad istanza d’un cavaliere (onde ne prese il nome, secondo il Corsignani), il quale essendo a caccia aveva corso pericolo della vita se non era alloggiato da un pastore. Meritò l’albergo d’essere descritto dall’Olstenio, e dipoi vi fu collocata un’antica iscrizione. La possederono successivamente i Berardi gran-conti dei Marsi, Gaino o Todino del Ponte del 1239 conte di Tagliacozzo e signore d’altri luoghi, Andrea del Ponte signore di Tagliacozzo, d’Oricola e di Pereto, marito di Cecilia Colonna, i benedettini dell’abbazia di Subiaco (della quale nel secolo passato fu abate Arrigo d’Emilio, oricolano), gli Orsini, l’oricolano Adriano Montaneo del 1381 (detto il generale della Montagna) che si distinse nelle guerre sostenute dai sublacensi contro i tiburtini a danno degli Orsini, cui occupò molte terre, esistendo memoria della sconfitta dei tiburtini nella chiesa di S.Scolastica di Subiaco; finalmente divenne dominio de’ Colonnesi duchi di Tagliacozzo. Nel suo territorio si trovano diverse antichità, iscrizioni, medaglie, idoletti, ec. Tra le abitazioni sono le migliori quelle dei signori de Vecchi, Ferrari e Laurenti: oltre i nominati da Oricola uscirono altri uomini illustri e Simone Nitoglia filosofo. L’antica chiesa abbaziale e parrocchiale di S. Tommaso Apostolo, e quelle pure parrocchiali di S. Maria, ove al presente e’ il cimitero, e del ss. Salvatore, furono quasi distrutte nella guerra del 1556, per cui si riunirono nella terza, restaurata con buona architettura nel 1773: questa e’ collegiale con arciprete e capitolo, sin dal 1588, epoca della riunione delle parrocchie. Vi sono altre chiese rurali e il bell’oratorio pubblico di giuspatronato de’ De Vecchi, dedicato all’Assunta ed ai ss. Pietro e Paolo, il cui altare fu nel 1740 consagrato e nel 1746 l’oratorio. La patrona del paese è S. Restituta. Il suo territorio è ferace di cereali, mancano per altro in proporzione braccia per coltivarlo, poiché’ nel 1476 soffrirono gli abitanti un’orribile strage nella chiesa di S.Tommaso, di circa 700 vittime, le quali si erano rifugiate in quel tempio, onde evitare il furore de’ Colonnesi, che in seguito ne divennero padroni, come ho detto.

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