G. Moroni, Dizionario di Erudizione Storico-Ecclesiastica, Venezia, Tipografia Emiliana, 1857, vol. LXXVI, pp. 22-23.
Percile. Comune della diocesi di Tivoli, con territorio in colle e monte, che singolarmente produce farro, ghianda, fieno, grano, biada, uve, olive e pascoli, con paese di mediocri fabbricati cinti di mura, con vasto borgo non dispiacente. Riferisce Calindri, che fu detto Porcili nei primi del suo sorgimento, perché non era che la riunione di pochi tugurii per il ricovero dei porci e dei pastori a quelli addetti; ma il crescere di questi produsse la necessità di costruire dei fabbricati, e si formò il paese. Nel territorio eravi un lago, di cui al presente non restavi che l’impronta del bacino e la produzione d’erbe palustri, e pochi passi di terreno paludoso. Dice Marocco che Percile fu la patria di qualche letterato e specialmente nella medicina, come il dr. Marcotulli. La chiesa parrocchiale è sotto l’invocazione di s. Lucia.
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