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Artemio Tacchia Roviano: riportato interamente alla luce Ponte Scotonico (I sec. d.C.) |
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Gli scavi interessanti l’area e il Ponte Scotonico in territorio di Roviano stanno dando ragione agli studiosi locali, in particolare a chi scrive, e agli archeologi M. G. Fiore e Z. Mari, che da anni si sono battuti per il suo recupero, la sua salvaguardia e la sua valorizzazione. I lavori, affidati dal Comune di Roviano alla ditta SOCORE srl di Roma per un importo di € 207.000 circa, sono stati finanziati dalla Provincia di Roma nell’ambito degli “Interventi di restauro di beni storico-artistici e archeologici”. Ciò è stato possibile dopo che, grazie a due interventi di consolidamento da parte della Soprintendenza Archeologica per il Lazio (2000 e 2001), era apparso a tutti chiaro il valore e la maestosità del ponte che ancora risultava in parte interrato nei piedritti (vedi Aequa, n. 8/2002 e n. 17/2004). Il progetto per la musealizzazione e la valorizzazione turistica dell’antico ponte redatto dall’arch. F. Santini prevedeva, oltre che i lavori per riportare totalmente alla luce il ponte e quelli relativi al suo restauro, l’effettuazione di saggi di scavo verso il lato nord-ovest per localizzare la supposta esistenza dell’antica strada d’epoca romana e soprattutto verificare come realmente proseguiva dal ponte verso l’attuale Valeria, direzione Roviano. Dopo appena una ventina di giorni molte attese sono già state soddisfatte e si può parlare di nuove scoperte, quantomeno interessanti la topografia antica di questo importante sito archeologico dove si conserva “il più importante resto di costruzione stradale romana da queste parti” (Th. Ashby, 1905). Infatti, la presunta strada che si supponeva dovesse proseguire all’interno della collina (creatasi conseguentemente ad una gigantesca frana, come già osservato nel 1845 da Anivitti) ricoperta dalla boscaglia (ma un tempo erano tutti campi coltivati) è, seppure parzialmente e soltanto nelle murature esterne, venuta alla luce. Ma in particolare, sul lato nord-ovest, è stato individuato ancora integro il punto (XXXVII miglio) dove la strada faceva angolo e piegava a sud-ovest verso Roviano, o meglio verso il miglio XXXVI della Valeria Nova, cioè dove si trovava il bivio tra questa e la Sublacense, riscoperto nel 1889 al Km 56,500 attuale, tra le due stazioni di benzina. Il ponte potrà ammirarsi in tutta la sua meraviglia al termine dei lavori, la cui fine è prevista per giugno 2006. Tutta l’area potrà essere visitata dai turisti e utilizzata anche per manifestazioni culturali. Sono previsti interventi per una nuova regimentazione delle acque dell’omonimo fosso, la costruzione di una comoda strada lungo di esso fino alla Valeria (in futuro si realizzerà anche un parcheggio), la costruzione di gradinate e di un ponticello con terra, pietre e legno, l’illuminazione del monumento e dell’area intorno, la messa in opera di pannelli didattici. Verranno ripuliti e restaurati il ponte e la strada, ricollocati i blocchi mancanti del parapetto, rinforzati i muri sostruttivi in opera incerta. PER LE NOTIZIE PIU’ DETTAGLIATE SUL PONTE, RIPORTIAMO L’ARTICOLO PUBBLICATO SU AEQUA N. 8/2002 L’ARTICOLO, MOLTO INTERESSANTE, DI ANIVITTI SI PUO’ LEGGERE NEL NOSTRO SITO IN “AEQUA DA LEGGERE – ROVIANO”. PER NOTIZIE COMPLETE SUI RITROVAMENTI E SULLO STATO DEGLI SCAVI A PONTE SCOTONICO RICHIEDI "AEQUA N° 23/2005" alla Redazione. NUOVE SCOPERTE AL PONTE SCOTONICO DI ROVIANO di Zaccaria Mari e Artemio Tacchia Il ponte Scotonico o Scutonico, anticamente chiamato Stratonico dall’Olstenio, faceva parte della Valeria Nova, variante della Valeria Vetus. Quest’ultima, prolungamento della Tiburtina che procedeva lungo la riva destra dell’Aniene, fu costruita dopo la sottomissione degli Equi da M. Valerius Maximus tra il 306 e il 286 a. C. sul tracciato d’una antica strada di transumanza. La Valeria N. , dunque, si staccava dalla Statio ad Lamnas, presso Cineto, dalla Valeria Vetus ed avanzava nel fondo valle fino al XXXVI miglio sotto Roviano. Iniziò a funzionare probabilmente intorno al 144 a.C. quando venne condotta l’Acqua Marcia a Roma. Dal XXXVI miglio, dove nel 1889 il Borsari rinvenne cippi miliari e i tracciati della biforcazione della Valeria N. e della Sublacense, la strada saliva fino a raggiungere il Ponte Scotonico ( XXXVII miglio) per poi proseguire verso Arsoli, l’altro Ponte di S. Giorgio a Riofreddo, l’antica Carsioli e quindi penetrare nella regione Equa da poco conquistata. Il Ponte Scotonico era noto a tutti i maggiori archeologi e topografi del passato: dal Canina al Gori, dal Fabretti al Promis (1), dal Nibby all’Ashby (2). Ne parlò diffusamente anche l’Anivitti (3) nel 1845. Potrebbe derivare il nome dal latino scutum (scudo), dalle grandi basole che lastricano la strada simili a grandi scudi. Racconti contadini parlano di luogo preferito dai briganti, tanto che nel 1908 in una perizia agraria veniva definito Ponte Ladrone, e sito preferito per il sabba delle streghe. In questi ultimi anni (2000 e 2001) la Soprintendenza Archeologica per il Lazio è intervenuta sulla struttura del ponte, allo scopo di rimuovere la vegetazione infestante, isolare in parte l’arcata, parzialmente interrata dalle piene del fosso, consolidare le parti pericolanti con la costruzione di un argine murario a valle, sistemare con lo scavo di un canale il deflusso delle acque meteoriche provenienti dalla sovrastante strada campestre, rafforzare i muri sostruttivi, ricollocare alcuni basoli divelti, sistemare dei blocchi rettangolari pericolanti nel punto di rigonfiamento del ponte. Ciò ha offerto l’occasione per una migliore conoscenza del monumento (illustrato sul posto da un pannello didattico) e per un saggio di scavo sul lato sud che ha rivelato tutta l’imponenza e la bellezza del monumento ancora tutto intero, anche se per metà interrato e, perciò, finora sconosciuto. Si pensava, infatti, che l’arcata (larga m 8, profonda m 7,25 e alta, attualmente, m 2,70) non avesse piedritti. Invece, scavando in profondità per quasi tre metri è tornato alla luce (fotografato, rilevato e poi ricoperto) un tratto del muro sotruttivo e una parte della muratura in opus quadratum con la quale è costruito Ponte Scotonico e che, sicuramente, prosegue fino ai piedritti. Il ponte presenta un’ampia arcata realizzata in conci di pietra calcarea che formano su ciascun lato un perfetto arco inserito in una muratura in opus quadratum non regolare; i filari di grandi blocchi rettangolari o quadrati sono infatti interrotti, senza regolarità, da tre assise di elementi più sottili alle reni e alla sommità degli archi. I blocchi mostrano piccoli incassi praticati per il sollevamento, mentre nell’intradosso della volta si trovano degli incavi più grandi serviti in fase costruttiva per l’armatura della centina lignea. Il prospetto a valle è prolungato verso sud da un muro sostruttivo rivestito di incertum (presenta resti di un contrafforte), raccordato ad angolo ottuso con il ponte, che forma un breve viadotto su cui correva, compiendo una lieve curva, la via Valeria. Anche da questo lato, durante i recenti lavori, è venuto alla luce un breve tratto della massicciata e dei limiti della strada che piegava dentro l’attuale boscaglia. Sopra l’arcata si conserva un bel tratto, leggermente a “schiena d’asino”, del basolato a grandi poligoni di pietra lavica con evidenti solchi delle ruote dei carri, ma perfettamente connessi. Mentre i basoli formanti il margine verso monte della strada mancano, quelli a valle determinano un allineamento continuo lungo il quale era la crepidorialzata della scolina. Tra questa e il filo del ponte rimane lo spazio per un parapetto, oggi sostituito da uno di legno. Il ponte Scutonicoappartiene molto probabilmente all’opera dell’imperatore Nerva che nell’anno 97 fece eseguire una generale opera di restauro e sistemazione, contrassegnata con l’erezione di nuovi miliari con il proprio nome, nei quali dichiara addirittura di aver fatto costruire egli la strada ( “faciendam curavit”). In zona sono stati rinvenuti i numeri XXXVII e XXXVIII conservati a Roviano ed Arsoli. L’intervento si spiega con la necessità di assicurare perfetto funzionamento a un’importante arteria di traffico interregionale verso l’Adriatico, che nel tratto aniense costituiva anche la via di servizio di quattro acquedotti pubblici: Anio vetus e novus, Aquae Marcia e Claudia. Ad ovest del ponte, verso il paese, sull’attuale sentiero sono visibili ancora tratti di muro sostruttivo con grandi blocchi sicuramente appartenenti alla strada Valeria.
Note
1 – Così lo descrive C. Promis nella sua opera “Le antichità di Alba Fucense negli Equi” nel 1836: “A sinistra, sperdendosi nella campagna, coincide poi con un viottolo ingombro di massi del selciato, che porta al ponte Scutonico…salendo sopra l’aggere fatto per tenere orizzontale la Valeria è osservabile che essa forma un angolo saliente e piega verso Arsoli…Sopra il ponte conservasi il pavimento di grossissimi poliedri di pietra calcare, la larghezza è di metri 5,236…L’aggere è rinfiancato a tramontana da muri d’opera incerta e da altre moderne: la sua costruzione primitiva è di pietra quadrata locale, e la sua larghezza assoluta è di 7, 270…L’arco, essendo ora in parte interrato, ha la corda lunga metri 7,300; il coseno 2,245 onde il suo diametro è di 8,178. Come nelle volte più antiche la curva interna è concentrica all’esterna: la sua grossezza è di metri 1,130”. 2 - L’archeologo inglese Th. Ashby, nel 1905, lo definì di “particolare interesse in quanto è il più importante resto di costruzione stradale romana da queste parti… con la pavimentazione stradale di blocchi calcarei piatti ed irregolari ancora nel sito originale”. A lui si devono alcune foto molto belle del ponte, forse le più antiche. 3 – V. Anivitti, L’Album di Roma XII, 1845, pg. 296 , ristampato in A. Innocenzi, L. Verzulli, Aequa n. 6, 2001, pg. 15. |
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