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G. Moroni, Dizionario di Erudizione Storico-Ecclesiastica, Venezia, Tipografia Emiliana, 1857, vol. LXX, pp. 222-223.

Valle Pietra. Comune della diocesi di Anagni, con territorio in monte, i cui maggiori prodotti sono la ghianda, il grano, le castagne, la legna, il carbone, oltre i pascoli. La chiesa parrocchiale e arcipretale è sotto l'invocazione dell'apostolo ed evangelista s. Giovanni, e fu fondata da monsignor Caetani arcivescovo di Rodi nipote di Bonifacio VIII. Confina il paese col regno di Napoli, ed il territorio è irrigato da 4 piccoli fiumi, che traggono l'origine da queste montagne, appartenenti alla catena degli Apennini . Sulla montagna vi è un altissimo scoglio, dentro il quale avvi una chiesina dedicata alla ss. Trinità, e dalle figure gotiche si scorge ch'è antichissima. Questo santuario è continuamente visitato dai divoti, e specialmente nel giorno della festa, essendovi un concorso di circa 8 ovvero 10.000 persone, nella maggior parte provenienti dal limitrofo regno di Napoli. In questa stessa chiesa, secondo le tradizioni del luogo, anticamente vi risiedeva il capo dei monaci benedettini chiamato archimandrita. Il paese dicesi fondato dagli abitanti di Frascati, in tempo delle guerre civili, e forse dopo la distruzione di Tuscolo. Questo piccolo castello è così denominato Valle Pietra per essere stato fondato in una profonda valle di dure pietre, fra le quali scende da alto monte un grosso rivo d'acqua, che dopo il corso di 3 miglia entra in un ramo principale dell'Aniene. Il feudo coi beni allodiali appartenne all'estinta e antichissima casa Rossi, insieme ad altri nelle vicinanze, semplicemente col titolo di Signore. Passato ai Caetani toccò in parte a Orazio, che maritatosi a Porzia Astalli istituì nel 1670 un fidecommisso a favore dei marchesi Astalli. Da questi successivamente passò il feudo alla casa Piccolomini, e nel 1808 al cav. Settimio Bulgarini Bischi, in tempo del quale Pio VII estinse i diritti e prerogative feudali. Poscia ne acquistò i beni nel 1820 il conte Camillo Torriglioni, il quale nel 1842 gli alienò a favore del conte Girolamo Riccini, già governatore di Modena, creato da Gregorio XVI marchese di baldacchino (della quale distinzione parlo pure a OMBRELLINO ed a PRINCIPE), quanto alla di lui sola persona, e marchese di Valle Pietra per se, suoi eredi e successori. Il marchesato si formò cogli acquisti fatti dal suddetto conte Riccini, cioè colla proprietà di Torriglioni consistente nella montagna confinante col reame napoletano, e colla proprietà assoluta e indipendente dagli abitanti dell'unico molino a grano; non che di due forni, nel palazzo baronale costruito con antiche forme, ecc.

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