Carsoli o Carseoli.

Terra e capoluogo di circondario, succeduta alla celebre città e possente colonia romana dell’antico Lazio ne’ marsi, presso il confine degli equi
ed il fiume Torano. Che
Carseoli fu antichissimo patrimonio della s. Sede, lo dissi a quell’articolo. L’odierna
ha la chiesa parrocchiale dedicata a s. Vittoria Vergine, restaurata nel 1676, con arciprete e canonici. E’ a tre navate con cappelle e diversi
buoni quadri. L’antica chiesa delle Celle di Carsoli, un tempo abitata da s. Romualdo (ma altri dicono che dimorasse in Pereto),
dedicata alla Beata Vergine, per la potenza
dei conti marsicani fu accresciuta nel 998, indi eretta in cattedrale,
con giurisdizione sulla valle di Carsoli e di Norfa, per introdurvi in vescovo Attone de’ conti dei Marsi. La sede
vescovile durò fino a Vittore II, nel concilio fiorentino venne soppressa e ripristinata la Marsicana, lo che confermò Stefano IX, detto X, venendo
Attone trasferito a Chieti. Riunita la sede alla diocesi dei Marsi, ne fu confermato in vescovo Pandolfo. Essendo signori di dette Celle i benedettini, Manfredi coi saraceni più volte vi si accampò
contro il Papa: vinto poi da Carlo I d’Angiò, il figlio di questo Carlo II edificò presso le Celle di Carsoli un forte castello. Sotto il colle
Veziano s. Francesco vi edificò un convento. Nelle sue vicinanze è la chiesa di s. Maria dei Bisognosi di Pereto o di Carsoli o del Monte, la cui prodigiosa immagine vi fu portata
da Siviglia nei primi del VII secolo, per opera dello spagnolo Fausto piissimo suo devoto e per comando della stessa ss. Vergine, onde essere preservata dalla profanazione dei saraceni. Ivi le fabbricò
il tempio che solennemente consacrò s. Bonifacio IV di Valeria. Più tardi l’immagine fu coronata ai 5 novembre 1724 con corona d’oro
dal Capitolo Vaticano, e processionalmente vi si recarono a venerarla quei di Pereto, Rocca di Botte, Oricola e altri luoghi. Divenuta Carsoli Baronia con molti luoghi soggetti, fu poscia posseduta dagli Orsini, che
restaurarono il castello nel 1343 per opera del cardinal Rinaldo. Verso il 1457 ricadde alla corona di Napoli, dalla quale fu conceduta a Roberto Orsini, donde passò a Fabrizio Colonna per
concessione di Ferdinando V re di Spagna.