Quando c’erano i briganti. Rilettura del fenomeno del brigantaggio, con particolare attenzione alla provincia di L’Aquila, al Cicolano e alla Ciociaria

AA.VV.

Quando c’erano i briganti. Rilettura del fenomeno del brigantaggio, con particolare attenzione alla provincia di L’Aquila, al Cicolano e alla Ciociaria

Edizioni Il Ruscello, 2000, pp. 304, £ 26.000

Il fenomeno del brigantaggio in Italia torna a far discutere grazie all’opera di tanti studiosi impegnati a dimostrare (ma non si sapeva già?) che, riguardo a questo brutto periodo della nostra storia risorgimentale, “in realtà i buoni erano i cattivi e i cattivi non avevano colpa”. Il guaio è che, a scrivere la storia, furono i Piemontesi, i vincitori – buoni sui ribelli meridionali, sottolinea, non senza nascondere una forte acredine, Lorenzo Del Boca nella Prefazione. Peccato, però, che in Italia in mezzo a tanto onesto ricercare per ristabilire almeno un po’ di verità si infili un certo revisionismo (che oggi fa moda) strumentale e casereccio che non aiuta a capire (pensiamo ai giovani) cosa veramente accadde dopo “l’invasione” del Regno borbonico da parte dei Piemontesi. Nel libro, ricco anche di immagini e disegni di molti protagonisti, gli Autori trattano delle ragioni storiche, politiche e sociali del brigantaggio; scandagliano i territori dove hanno operato e dove si sono scontrati con “gli invasori” (l’Aquilano, la valle subequana, l’area marsicana e cicolana) alla ricerca di storie e episodi significativi; parlano della loro vita, delle loro donne dell’appoggio che i contadini davano a questa lotta. Ma, allora, erano tutti buoni i briganti? No, rispondono gli Autori, c’erano anche tra di loro molti nostalgici dei Borboni, contrabbandieri, furfanti, criminali, gente in cerca d’avventura.