{"id":1785,"date":"2013-12-31T17:56:29","date_gmt":"2013-12-31T16:56:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=1785"},"modified":"2013-12-31T17:56:29","modified_gmt":"2013-12-31T16:56:29","slug":"il-tramonto-delle-aristocrazie-cittadine-nello-stato-pontificio-tivoli-nella-prima-meta-dellottocento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/il-tramonto-delle-aristocrazie-cittadine-nello-stato-pontificio-tivoli-nella-prima-meta-dellottocento\/","title":{"rendered":"Il tramonto delle aristocrazie cittadine nello Stato Pontificio. Tivoli nella prima met\u00e0 dell&#8217;Ottocento"},"content":{"rendered":"<p>CARLO DE LUCA. Il tramonto delle aristocrazie cittadine nello Stato Pontificio. Tivoli nella prima met\u00e0 dell&#8217;Ottocento<br \/>\nCasa Editrice Edigraf, 2010.<\/p>\n<p>Opera prima dello studioso Carlo De Luca, il saggio patrocinato dal Circolo \u201cPiero Gobetti\u201d di Tivoli passa al setaccio un periodo storico di grandi contraddizioni e trasformazioni come la prima met\u00e0 dell&#8217;Ottocento relativamente al contesto tiburtino, che l&#8217;autore definisce un \u00abesempio paradigmatico\u00bb della complessit\u00e0 dello Stato Pontificio o quantomeno del Lazio. La ricerca \u00e8 condotta su una serie di dati empirici tratti da una molteplicit\u00e0 di fonti d&#8217;epoca (dall&#8217;occupazione napoleonica di fine Settecento alle indagini promosse dai papi nel XIX sec.) che, sebbene soggette ad inevitabili approssimazioni e ad una innata non scientificit\u00e0 sociologica, restituiscono comunque un quadro abbastanza chiaro delle dinamiche sociali in atto. Particolarmente significativo, a dimostrazione di un declino che coinvolgeva il patriziato e la stessa potenza fondiaria della Chiesa, \u00e8 il caso delle propriet\u00e0 rustiche analizzate nel periodo 1781-1783 e 1839-1847. A fronte di una predominanza degli enti ecclesiastici nel primo periodo sta infatti l&#8217;ascesa vertiginosa delle propriet\u00e0 borghesi, che passano dal 43,3% della superficie al 60%. A farne le spese \u00e8 il demanio pubblico e soprattutto la Chiesa, che vede diminuite le sue estensioni dal 32,5% al 10,1%, mentre un segnale contraddittorio arriva dalla nobilt\u00e0 romana che, fagocitando quella locale, passa dal 4 al 22% (complessivamente i dati dell&#8217;estimo affermano le stesse dinamiche). Il volume, nel descrivere dettagliatamente l&#8217;economia di Tivoli (imperniata su prodotti agricoli come olio e uva da tavola) ne mette in rilievo anche il potenziale industriale, caratterizzato da imprese, come quella siderurgica (ferriere Carlandi e Santini), che da sole coprivano l&#8217;intero fabbisogno statale di \u00abviti a mordente\u00bb, con oltre due milioni di libbre di ferro lavorato all&#8217;anno. Massimo esempio di una politica pontificia che intendeva fare \u00abdell&#8217;area tiburtina uno dei poli dello sviluppo economico del Lazio\u00bb, \u00e8 la grandiosa opera di deviazione del fiume Aniene promossa da papa Gregorio XVI nel 1835. Tuttavia il De Luca, se da una parte accoglie la tesi di \u00abun&#8217;era Aniense\u00bb che avrebbe garantito stabilit\u00e0 economica e fiducia nel progresso, dall&#8217;altra segnala l&#8217;indubbia complessit\u00e0 del fenomeno, rilevando che \u00abnessun aspetto dell&#8217;economia locale sembra aver avuto una crescita particolare nel decennio successivo all&#8217;inaugurazione del Traforo\u00bb. L&#8217;analisi economica si intreccia con quella politica, laddove la \u00absociabilit\u00e0\u00bb diventa per l&#8217;autore un elemento chiave per comprendere le trasformazioni nella sfera ideale dei cittadini. Interessanti ma purtroppo solo accennati gli spunti sulle trasformazioni delle associazioni di laici in seno alla Chiesa di Tivoli (confraternite e pie associazioni femminili), che vedono erodere i loro Statuti essenzialmente devozionali a favore di un ingresso nel sociale, inaugurando cos\u00ec quella parabola che ha registrato da parte cattolica un forte impegno assistenziale di base a fronte di una estromissione dalla politica centrale. A passare sotto la lente di ingrandimento sono i luoghi per eccellenza della sociabilit\u00e0 ottocentesca: salotti, botteghe, caff\u00e8 e soprattutto osterie. Queste ultime, in quanto istituzioni catalizzatrici del malcontento popolare, vengono messe in relazione con gli eventi del &#8217;48-&#8217;49, quando la protesta sociale, passata alle piazze e in un certo senso legalizzata, segn\u00f2 a Tivoli una temporanea diminuzione dei locali aperti (dai 23 censiti nel 1812 ai soli 7 del 1849). \u00abCome ipotesi di studio \u2013 scrive l&#8217;autore \u2013 si pu\u00f2 pensare che l&#8217;istituzione dei circoli popolari, frutto del clima vagamente liberale che si respira nello Stato Pontificio prima della rivoluzione nazionale, abbia potuto svuotare parzialmente le osterie dalla loro funzione di aggregazione sociale. Nel corso poi dell&#8217;esperienza repubblicana, l&#8217;ulteriore dilatazione degli spazi politici pu\u00f2 aver ulteriormente offuscato la capacit\u00e0 di attrazione delle osterie\u00bb. Uno studio, dunque, che guarda con sensibilit\u00e0 ad un periodo storico complesso, suggerendo interpretazioni ed ipotesi sulla base di dati empirici vagliati e riorganizzati con cura ed illustrati con ancor maggiore chiarezza. (A. Marguccio)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>CARLO DE LUCA. Il tramonto delle aristocrazie cittadine nello Stato Pontificio. Tivoli nella prima met\u00e0 dell&#8217;Ottocento Casa Editrice Edigraf, 2010. 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