{"id":1795,"date":"2013-12-31T18:03:55","date_gmt":"2013-12-31T17:03:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=1795"},"modified":"2013-12-31T18:03:55","modified_gmt":"2013-12-31T17:03:55","slug":"la-cartamoneta-italiana-corpus-notarum-pecuniarum-italiae","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/la-cartamoneta-italiana-corpus-notarum-pecuniarum-italiae\/","title":{"rendered":"La Cartamoneta Italiana, Corpus Notarum Pecuniarum Italiae"},"content":{"rendered":"<p>G. CRAPANZANO, E. GIULIANINI. La Cartamoneta Italiana, Corpus Notarum Pecuniarum Italiae<br \/>\nVolume II, Edizioni Unificato, 2010, pp. 798, \u20ac 34.<\/p>\n<p>Il poderoso e policromatico testo, fattoci dono dal giovane collezionista della provincia di Caserta Gerardo Vendemia, allievo di Guido Crapanzano, uno degli autori del testo, \u00abnon \u00e8 solamente un catalogo elaborato per i collezionisti di cartamoneta [\u2026] ma anche un saggio che si propone di colmare un vuoto culturale fornendo una panoramica storica organica della circolazione cartacea negli Antichi Stati\u00bb. Nell\u2019agile parte introduttiva, si trovano indicazioni sia sulla classificazione della rarit\u00e0 e reperibilit\u00e0 della cartamoneta (da un CC che equivale a \u201cmolto comune\u201d a un R5 \u201cdella massima rarit\u00e0, introvabile\u201d, sino ad un U che sta per \u201cUnico, un solo esemplare conosciuto\u201d) sia una guida dello stato della sua conservazione (da FDS, ovvero Fior di stampa, \u201cbiglietto perfettamente conservato\u201d a MB, molto bello, significante che il biglietto mostra \u201cnumerosi evidenti segni di circolazione\u201d). Il volume \u00e8 diviso in tanti capitoli per quanti sono gli Stati che hanno messo in circolazione la moneta cartacea. Si va alle circa cento pagine dedicate al Regno di Sardegna alle circa trecento d\u2019approfondimento sullo Stato Pontificio alle sole quattro pagine dedicate al Principato di Lucca e Piombino, per un arco temporale che abbraccia orientativamente dalla met\u00e0 del 1700 alla fine dell\u2019Ottocento. Proprio all\u2019interno della sezione dello Stato Pontificio si trovano le due pagine (la 533 e la 534) dedicate al Comune di Arsoli. Gli autori raccontano \u2013 ma gi\u00e0 lo aveva fatto il nostro W. Pulcini nel 1967 &#8211; che, come accaduto in molti territori amministrati dalla Repubblica Romana (1849), anche ad Arsoli il commercio era divenuto difficoltoso per la mancanza della moneta metallica. Su iniziativa del Priore Giuseppe Poggi, il 17 maggio 1849 si pose all\u2019ordine del giorno del consiglio comunale i provvedimenti per \u201cfrenare la ingordigia d\u2019indiscreti speculatori e a danno dei poveri\u201d. La risoluzione consiliare prevedeva l\u0092emissione di boni divisionali da 5 e 10 bajocchi, per un ammontare di 75 scudi (quelli da tre e cinque baj aventi dimensione di 16 x 11 cm e di carta colore azzurro con stampa nera). Un mese dopo, quando i boni erano stati stampati ed emessi, fu deciso di introdurre anche il valore di 3 bajocchi ma, dovendo rimanere nel limite dei 75 scudi (uno scudo equivaleva a cento baj), si decise di procedere ad una correzione a mano di un certo quantitativo di boni da 5 baj, trasformando la cifra 5 in 3 e modificando l\u2019importo in lettere in un tre manoscritto. I boni ebbero validit\u00e0 sino al 15 agosto 1849. Le tre tipologie di baj (da tre, cinque e dieci), per i collezionisti, sono stati classificati nel catalogo con rarit\u00e0 R5. (A. D\u2019Angi\u00f2)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>G. CRAPANZANO, E. GIULIANINI. La Cartamoneta Italiana, Corpus Notarum Pecuniarum Italiae Volume II, Edizioni Unificato, 2010, pp. 798, \u20ac 34. 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