{"id":1805,"date":"2014-01-01T17:16:16","date_gmt":"2014-01-01T16:16:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=1805"},"modified":"2014-01-01T17:16:16","modified_gmt":"2014-01-01T16:16:16","slug":"sole-ranena-e-pennecchie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/sole-ranena-e-pennecchie\/","title":{"rendered":"S\u00f2le r\u00e0nena e pennecchie"},"content":{"rendered":"<p>V. PERUZZI. S\u00f2le r\u00e0nena e pennecchie<br \/>\nAssociazione Culturale di Varia Umanit\u00e0 e Musica Vivarium, pp. 672 (cm 12 x 23), 2010 Tip. Fabreschi Subiaco, Testo originale a fronte. Traduzione e note di G. Moglioni. S.i.p.<\/p>\n<p>Il \u201cFiore azzurro\u201d dei Romantici Heinrich von Hardenberg \u201cNovalis\u201d ha scritto ne I discepoli di Sais: un\u2019anima hanno le cose e sta al poeta svelarle, sicch\u00e9 poetare \u00e8 una sorta di innerweltliche Askese, di ascetica (descetica) intramontana. E l\u2019Imaginifico in Maia: l\u2019arte sforza il mondo a esistere. Ad ambedue i compiti, pi\u00f9 impegnativo certo il secondo per l\u2019implicito rimando al poeta come poiet\u00e8s, facitore di significati e di cose, di cose come sensi e di sensi come cose, vera azione di creazione ex nihilo sui et subiecti, divina creazione dunque, assolve magnificamente, nei limiti delle sue scelte di tempo e di spazio e della loro linguistica veicolazione, Vittorio Peruzzi, delle cose vivaresi svelando l\u2019anima e dilatandone gli ambiti, e perci\u00f2 liricamente reinventandole ed ontologicamente arricchendole fino a farle nuove (ecce nova facio omnia). Il dialetto (dial\u00e9gomai, parlo, discorro) come primitivo dirsi, svelarsi, delle cose, porsi sotto l\u2019aspetto della loro sonorit\u00e0, \u00e8 dunque in grado, tale \u00e8 anzi la sua specificit\u00e0, di attinger l\u2019essenza e di consentire, mediante l\u2019atto della sua allegorizzazione alla seconda potenza che \u00e8 la poesia, di creuser le ciel (s\u2019estende qui alla poesia quanto Baudelaire riferisce esplicitamente alla musica), di scavare dentro l\u2019essenza, di sondarla, penetrarla, scandagliarla, di udirne e liberarne l\u2019Urklang, il primigenio suono.<br \/>\nEcco, a noi pare che il \u201cdialettare\u201d di Peruzzi davvero risponda a tali esigenze approssimandosi cos\u00ec agli apici della pi\u00f9 nota produzione consimile; operazione di scavo, traverso lo strumento della poesia, della vivaresit\u00e0, per attingere nelle sue ctonie profondit\u00e0 s\u00ec le proprie radici, ma le stesse radicazioni dell\u2019universo e di Dio. Come Anteo il Peruzzi torna a ricaricarsi sui suoi monti, nella sua valle, sul cuore della Madre, viresque resumit in nuda tellure iacens, per poi riprendere il volo verso il mondo che sa essere oltre i suoi monti, oltre la sua valle.<br \/>\nTra la produzione poetica dialettale del Peruzzi e la consimile dei na\u00effs vivaresi e dei paesi circostanti esiste un abisso, non solo dal punto di vista linguistico ma soprattutto da quello dei contenuti. Non sono essi le solite descrizioni da quadretto rusticano della terra e della gente, realizzato con strumenti rudimentali e con scarsa o nulla capacit\u00e0 di scandaglio emotivo. Siamo qui di fronte ad una descrizione della Terra e della Gente in cui il lirismo or bucolico or comico or tragico or nostalgico ora addirittura epico raggiunge vertici che son raramente non solo nella poesia dialettale ma anche in quella in lingua raggiunti. Una notevolissima ricchezza di pensiero e di riflessione, oltre che di emozioni destinate a suscitare ben altro che un puro e semplice \u00e9branlement nerveux (Marcel), fanno della poesia del Peruzzi una denkende Dichtung (Heidegger), una poesia pensante ed un pensiero poetante, allineandola, pur nella sua apparente carica nostalgica, carattere strutturale di ogni poesia dialettale che con la \u201clengua antica\u201d rimpiange anche i mondi che per essa si espressero (facendo di ogni lagnoso versificatore un laudator temporis acti), alla pi\u00f9 avanzata fase della poetica contemporanea addirittura avanguardistica nella quale l\u2019ambito del \u201csentire con animo commosso\u201d \u00e8 chiamato sempre pi\u00f9 a dilatarsi in quello del \u201criflettere con mente pura\u201d (Vico), fino alla loro perfetta fusione.<br \/>\nL\u2019inconscio neopaganesimo lirico del Peruzzi trova in un dialetto che \u00e8 esso stesso un neo-dialetto, che nulla peraltro perde dei suoi suoni e della sua natura ma degli inattesi ne acquista, nuova originale espressione che l\u2019attuale abitante di Vivaro avr\u00e0 forse difficolt\u00e0 in un primo momento ad intendere ma che ad una lettura approfondita gli si riveler\u00e0 piacevolissimamente familiare. \u201cA lengua juarana\u201d di Vittorio \u00e8 quella di un \u201ccollenarese\u201d (abitante della zona alta di Collenaru \u2013 come in ogni luogo anche a Vivaro \u00e8 sempre esistito ed esiste quello che chiamano \u201cdialetto sociologico\u201d, cio\u00e8 variante, nel vocabolario e nella cadenza, a seconda della zona, dello stato sociale, dell\u2019attivit\u00e0 esercitata) ma per taluni aspetti pi\u00f9 comprensibile per un \u201cpalaterrano\u201d vissuto al riparo dai venti e dalle tramontane soprattutto metaforiche che spazzarono la \u201cPisch\u00e8ra\u201d ed i luoghi ad essa contigui. Palaterra, abitata in passato per lo pi\u00f9 da contadini butteri e pastori, per natura e cultura i pi\u00f9 prossimi a cogliere l\u2019afflato divino che dalle zolle le pietre i fossi le selve spira, e depositari del pi\u00f9 stretto dialetto, (quello in cui, tra una colta e dotta \u201cvittorizzazione\u201d e l\u2019altra questa raccolta \u00e8 scritta) potr\u00e0 pi\u00f9 di Collenaru godere delle ri-evocazioni del Peruzzi e vedere con lui, e panicamente farsi, i luoghi, pressoch\u00e9 tutti evocati, e le persone, pressoch\u00e9 in ogni loro tipologia, fisica e psicologica, con somma precisione individuate e fissate. Ma tutti, collenaresi e palaterrani, vedranno luoghi e persone animarsi, ripercorreranno antichi tratturi, carrarecce, mulattiere risuonanti di belati o muggiti e delle voci or carezzevoli or minacciose or sacranti dei loro pastori, saranno presi alla gola dalla nostalgia assassina. A tutti sulluzzer\u00e0 u c\u00f2re a revee\u2019 u Juaru, sobbalzer\u00e0 il cuore al riveder Vivaro, e si dilater\u00e0 l\u2019anima nella contemplazione \u2018ella Villina innevata, dell\u2019Altipiano e dell\u2019alta chiostra che gli fa corona, tutti la magia posseder\u00e0 di una Juna \u2018nnamorata (il sonetto che la riguarda \u00e8 di una bellezza e forza tali che al confronto davvero \u2026 impallidiscono tutte le lune della letteratura, ivi compresa quella di un pastore errante per l\u2019Asia). Il sonetto non \u00e8 l\u2019unica forma in cui si esprime il Poeta, certamente la cornice pi\u00f9 adatta a contenere l\u2019impressionistico quadro che \u00e8 per lo pi\u00f9 la versificazione del sentire e dell\u2019 esprimersi dialettale. Si incontrano ritmi quinari in cui mo\u2019 di filastrocca si autocullano le emozioni, lunghe liriche di endecasillabi e settenari sciolti, con rima ad libitum e pi\u00f9 di una volta interna, d\u2019argomento per lo pi\u00f9 memorialistico dagli accenti epici cui le immagini si adeguano assumendo forma e sensi di somma icasticit\u00e0 (U sole s\u2019aza e careca a jumera \/ \u2018e cataste e puticci que a migliora \/ recomposte so\u2019 a \u2018n puzzu \u2018e carecara, sorge il sole e carica la sua luce di quella di miriadi di scopigli ardenti accatastati nel pozzo di una fornace), o bucolici che alla discesa delle mucche all\u2019abbeveratoio stimolate dal vaccar\u00e9gliu che le fua e le br\u00e0a de reto (le stimola e pungola di dietro) ed al loro ritorno al pascolo conferiscono quel tanto di solennit\u00e0 e di agreste sacralit\u00e0 che li magnifica in veri e propri riti, o descrittivi di luoghi che surrealisticamente, oniricamente, si trasformano in luoghi dell\u2019anima, trapassano ad uno stato meta-fisico ove cielo e terra tenzonano (se pallutt\u00ecanu) per poi \u2018ncacchiarsi (possedersi quasi coitando) e nel loro seno cose ed animali accolgono, caldo vivente stazzo. E non mancano combinazioni di ritmi brevi ed originali, adatte per l\u2019idillio, il lamento, l\u2019epigramma, sia esso d\u2019ironia, di sarcasmo o di vera e propria invettiva, in cui gli accenti e i rimandi c\u00f3lti son pi\u00f9 evidenti. Ogni luogo ogni evento ogni cosa ha in S\u00f2le r\u00e0nena e pennecchie la sua giusta collocazione e la sua adeguata veste metrica.<br \/>\nLa liricit\u00e0 del Peruzzi sa espandersi nel componimento di vasto respiro o contrarsi nell\u2019essenzialit\u00e0 di una sorta di aiku. \u00c8 con uno di questi che a me piace concludere le mie divagazioni, poich\u00e9 il pi\u00f9 alto messaggio mi appare che intenda il Poeta confidare al lettore nel suo congedarsi: R\u00e0cama \u2018u cantu \/ ju fionna a gliu v\u00e9ntu \/ scia allegru e tantu! Ricama il canto \/ lancialo al vento \/ e sia allegro e pieno! (Giulio Sforza)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>V. PERUZZI. 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