{"id":1869,"date":"2014-01-02T17:38:53","date_gmt":"2014-01-02T16:38:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=1869"},"modified":"2014-01-02T18:25:23","modified_gmt":"2014-01-02T17:25:23","slug":"tutto-a-segno-di-croce-storie-di-donne-contadine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/tutto-a-segno-di-croce-storie-di-donne-contadine\/","title":{"rendered":"Tutto a segno di croce. Storie di donne contadine"},"content":{"rendered":"<p>E. PETOIA (a cura di), Tutto a segno di croce. Storie di donne contadine, Centro Studi \u201cAlfonso M. di Nola\u201d, 2012<br \/>\nSant\u2019Andrea di Conza (Av), (cm 14&#215;21), pp. 212, \u20ac 12,00.<br \/>\nL\u2019Alta Irpinia \u00e8 lontana dal territorio degli Equi, ma non per questo \u201cdiversa\u201d rispetto al mondo femminile e al ruolo che la donna ha svolto nell\u2019economia contadina almeno fino al terribile terremoto del 23 novembre 1980. Se non fosse per i termini dialettali che compaiono \u2013 giustamente \u2013 nelle interviste, non noteremmo differenze, se non minime: la donna irpina \u00aball\u2019interno della famiglia, strutturata in maniera tradizionale e con una forte divisione dei compiti, dei tempi e degli spazi tra marito e moglie, assume principalmente la funzione di produttrice-riproduttrice di forza lavoro [\u2026] con la responsabilit\u00e0 esclusiva di crescere ed educare i figli\u00bb, proprio come in ogni altra parte dell\u2019Italia rurale. Per questo ci pare utile segnalare questo libro-intervista \u2013 un po\u2019 alla maniera de L\u2019Anello forte di N. Revelli (Einaudi, 1985) \u2013 ai nostri lettori perch\u00e9 leggerlo \u00e8 come ascoltare i racconti di vita dura, sofferta, umiliata, violentata ma anche dignitosa, fiera, \u201callegra\u201d, malgrado la miseria e l\u2019ignoranza, di queste donne: di tutte le donne di ieri. Con in pi\u00f9 le esclusive conoscenze ad esse riconosciute dalla Comunit\u00e0 nell\u2019ambito della sfera magico-religiosa. Le numerose interviste riportate nel volume sono state effettuate nel 2011 da un gruppo di ricercatori coordinati dall\u2019antropologo Erberto Petoia. Non tutto il materiale raccolto \u00e8 qui pubblicato, ma gli stralci delleinterviste sono pi\u00f9 che sufficienti a farci comprendere (ma anche a ricordare) un mondo femminile ormai quasi del tutto superato. Le donne, rispetto ai maschi, non studiavano ed ecco perch\u00e9 esse facevano come Maria Nicola S. \u00abtutto a segno di croce\u00bb, firmavano, cio\u00e8, con \u201cla croce\u201d. Ma lo facevano, e spesso caricandosi sulle spalle anche i lavori in campagna e nella casa in sostituzione dei mariti emigrati all\u2019estero. Le intervistate raccontano la loro vita fin dalla nascita: il lavoro che iniziava gi\u00e0 a otto-dieci anni (in campagna, a pascolare gli animali, dai signori, a lavare i panni, come manovali con i muratori), il rapporto con la sessualit\u00e0, \u201cl\u2019onore\u201d da portare in dote al matrimonio, i rapporti con le masciare (streghe), gli abitini-amuleto, e i santi (in particolare con S. Gerardo di Materdomini), il parto in casa, la mancanza d\u2019acqua, la fame, le privazioni, la morte\u2026 ma anche le belle serate a ballare e cantare (\u00abe i poveri ragazzi dovevano pagare cinque lire\u00bb (Carmelina V.), le feste, la politica e il rincrescimento per non aver potuto studiare.<br \/>\nUn bel libro, un rosario di storie di donne assai istruttivo per le nuove generazioni. Ma senza nostalgia. (Artemio Tacchia)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E. PETOIA (a cura di), Tutto a segno di croce. 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