{"id":1945,"date":"2014-01-07T17:35:02","date_gmt":"2014-01-07T16:35:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=1945"},"modified":"2014-01-07T17:35:02","modified_gmt":"2014-01-07T16:35:02","slug":"un-nuovo-e-piu-antico-esemplare-della-bolla-della-santissima-trinita-di-vallepietra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/un-nuovo-e-piu-antico-esemplare-della-bolla-della-santissima-trinita-di-vallepietra\/","title":{"rendered":"UN NUOVO E PI\u00d9 ANTICO ESEMPLARE DELLA \u201cBOLLA DELLA SANTISSIMA TRINIT\u00c0 DI VALLEPIETRA\u201d"},"content":{"rendered":"<p>UN NUOVO E PI\u00d9 ANTICO ESEMPLARE DELLA<br \/>\n\u201cBOLLA DELLA SANTISSIMA TRINIT\u00c0 DI VALLEPIETRA\u201d (1)<\/p>\n<p>di Adriano Ruggeri<\/p>\n<p>Col nome di \u2018Bolla della SS.ma Trinit\u00e0 di Vallepietra\u2019 \u00e8 conosciuto un interessantissimo testo in cui \u00e8 descritta &#8211; in chiave di narrazione religioso-leggendaria &#8211; l\u2019origine del santuario della SS.ma Trinit\u00e0, ubicato circa 3 km a nord di Vallepietra, all\u2019interno di una grotta naturale (in parte risistemata dalla mano dell\u2019uomo), a 1337 m di quota ai piedi di un\u2019alta parete rocciosa verticale che sembra quasi \u2018tagliata\u2019 artificialmente, da cui il nome di \u2018Colle della Tagliata\u2019 al rilievo sovrastante il santuario, un\u2019anticima verso est del Monte Autore (1855 m) (2). Come ha ben messo in luce Filippo Caraffa, l\u2019oratorium Sanctae Trinitatis sul Monte Autore costituisce, nel primo o secondo decennio dell\u2019XI secolo, una delle fondazioni di san Domenico di Sora in quei luoghi alpestri ed isolati in cui spesso egli si ritirava in solitudine. Pi\u00f9 verosimilmente, aggiungiamo, si deve essere trattato dell\u2019intitolazione alla SS.ma Trinit\u00e0 di una grotta gi\u00e0 sede di forme di eremitismo, e la cui frequentazione &#8211; quale preesistente luogo di culto pagano dedicato alle acque, cos\u00ec abbondanti in tutta la vallata &#8211; risale addirittura alla protostoria (3). Ma in merito alle origini del santuario esistono anche diverse leggende di fondazione (4), di cui la cosiddetta \u2018Bolla della SS.ma Trinit\u00e0\u2019, di cui ci occupiamo in queste pagine, costituisce la versione \u2018letteraria\u2019 e \u2018dotta\u2019, come \u00e8 stata definita, in opposizione alla tradizione orale di matrice \u2018popolare\u2019 che narra di alcuni buoi rimasti miracolosamente illesi dopo essere precipitati, con l\u2019aratro cui erano aggiogati, dal ciglio del Colle della Tagliata, e ritrovati sullo stretto ripiano alla base del precipizio in adorazione della SS.ma Trinit\u00e0 apparsa nella grotta (5).<br \/>\nLa \u2018Bolla\u2019 \u00e8 stata pubblicata per la prima volta nel \u2018Numero Unico\u2019 del 1927 dedicato al santuario della SS.ma Trinit\u00e0 di Vallepietra, e nuovamente nel 1943 da Corrado Mezzana (6), il quale fornisce anche alcune brevi notizie in merito al testo da lui ripubblicato (7). Secondo quanto egli riferisce, D. Salvatore Mercuri, abate della SS.ma Trinit\u00e0 e parroco di Vallepietra dal 1880 al 1925 (8), lesse nella casa Costa di Vallepietra una \u201clacera pergamena listata in oro\u201d andata in seguito distrutta a causa di un incendio (si vedr\u00e0 tra breve che non poteva trattarsi dell\u2019esemplare originale). Di essa, per\u00f2, lo stesso abate rinvenne, nel marzo 1887, due copie \u201ctra le carte del defunto D. Luigi Tozzi\u201d (9): l\u2019una, piena di lacune \u201ccorrispondenti alle parole o ai righi che non si potevano pi\u00f9 leggere nell\u2019originale\u201d, fu da lui trascritta e successivamente conservata da D. Salvatore Mercuri junior (10) ed \u00e8 quella utilizzata per le edizioni della \u2018Bolla\u2019 del 1927 e 1943 (11); l\u2019altra copia, datata 1735, sarebbe stata trascritta dall\u2019abate Graziosi, o da D. Giuseppe Graziosi (12), \u201cche per\u00f2 aveva riempito le lacune e corretto gli arcaismi del testo\u201d. Qui si \u00e8 senz\u2019altro in presenza di un possibile refuso ed anche di un\u2019inesattezza da parte del Mezzana: prima di tutto, se chi ha redatto la copia era un abate, si doveva trattare di D. Giocondo (e non Giuseppe) Graziosi di Vallepietra, successo al card. Fulvio Astalli nel 1721 e morto il 6 febbraio 1731 (13); in secondo luogo, se veramente tale copia si deve al Graziosi, essa non pu\u00f2 risalire al 1735 (anno in cui era abate D.<br \/>\nTiberio Astalli, successo al Graziosi nel 1731), ma a qualche anno prima (1725?). Vedremo che in questo stesso periodo (1722) fu redatta anche un\u2019altra copia del testo originale della \u2018Bolla\u2019.<br \/>\nL\u2019edizione del 1943 (14) deriva dunque da un esemplare non datato conservato tra le carte di D. Luigi Tozzi (ma non necessariamente da lui redatto), trascritto da D. Salvatore Mercuri, di cui si approfondiranno pi\u00f9 avanti i possibili legami filologici con gli altri esemplari noti o documentati. Si tratta, per\u00f2, di un\u2019edizione incompleta, perch\u00e9 verosimilmente incompleto era l\u2019esemplare posseduto da D. Luigi Tozzi: pi\u00f9 in particolare, si tratta solamente della prima met\u00e0 del testo originario, tramandatoci da una pergamena cinquecentesca sinora sconosciuta che quasi sicuramente costituisce l\u2019esemplare originale, e che in questa sede si pubblica integralmente per la prima volta (15).<\/p>\n<p>La pergamena originale<br \/>\nLa pergamena contenente l\u2019intero testo della \u2018Bolla della SS.ma Trinit\u00e0 di Vallepietra\u2019 si conserva nell\u2019Archivio Savorgnan di Brazz\u00e0, tra le carte della famiglia Astalli confluite nell\u2019Archivio Piccolomini (16), la qual cosa dimostra che l\u2019esemplare visto da D. Salvatore Mercuri nella casa Costa, distrutto da un incendio, era solamente una copia, per quanto redatta in una forma che potremmo definire \u2018solenne\u2019 (si trattava infatti di una pergamena \u201clistata in oro\u201d).<br \/>\nPerch\u00e9 proprio nell\u2019Archivio Savorgnan di Brazz\u00e0? Come \u00e8 noto, nel 1620 il feudo di Vallepietra era passato ad Orazio Caetani (1580-1670), che lo aveva acquistato dai fratelli Muzio e Carlo Benedetto Caetani, suoi nipoti. Nel proprio testamento Orazio nominava erede Tiberio Astalli, suo nipote per parte della moglie Porzia Astalli, il quale pot\u00e9 entrare nel possesso del feudo solo dopo nove anni, al termine di una lunga vertenza giudiziaria coi Caetani. Gli Astalli furono signori di Vallepietra dal 1679 al 1757 quando, con la morte di Tiberio Astalli, la famiglia si estinse e ad essi successero &#8211; nel possesso del feudo di Vallepietra, unitamente a quello di Sambuci &#8211; i Piccolomini nella persona di Pietro Testa Piccolomini, che aveva sposato (1765) Laura Astalli, una delle tre<br \/>\nsorelle ultime eredi di questa famiglia (17). Quanto detto consente di ricostruire il complesso percorso archivistico che ha interessato la pergamena, che pu\u00f2 essere schematicamente sintetizzato attraverso le seguenti tappe: a seguito del matrimonio di Laura Astalli con Pietro Testa Piccolomini una parte dell\u2019archivio Astalli (con le carte relative ai due feudi sopra menzionati) confluisce in quello Piccolomini; i Testa Piccolomini si estinguono con Giuseppe, che non ebbe figli dal matrimonio con la cugina Elisabetta Maccarani; alla morte di questa (1865) si estingue anche la famiglia Maccarani e l\u2019archivio Piccolomini, con quello Maccarani, perviene alle nipoti Giacinta e Laura Simonetti, figlie di Filippo Simonetti e di Maddalena Maccarani, sorella di Elisabetta; Giacinta Simonetti sposa il conte Ascanio Savorgnan di Brazz\u00e0, famiglia di origine udinese ma trapiantata a Roma; nel 1955 la contessa Olga Schilling, vedova di Ascanio Savorgnan di Brazz\u00e0 (nipote del precedente) dona l\u2019archivio &#8211; con tutti i nuclei familiari in esso confluiti (tra cui parte dell\u2019archivio Cenci e, tramite l\u2019eredit\u00e0 Simonetti, quello Piccolomini con le carte Astalli) &#8211; all\u2019Archivio Capitolino (18).<br \/>\nE questa \u00e8 gi\u00e0 una prima risposta. Ma, facendo un passo indietro, ci si pu\u00f2 ancora domandare: perch\u00e9 la pergamena era nell\u2019archivio Astalli? A questo proposito bisogna ricordare che la chiesa della SS.ma Trinit\u00e0 &#8211; cui la \u2018Bolla\u2019 \u00e8 intimamente connessa (l\u2019apparizione della Trinit\u00e0 sul Monte Autore costituisce, sia pure in chiave leggendaria, il \u2018momento\u2019 fondante della chiesa, con la definizione dei suoi diritti e privilegi, il tutto affidato alla solennit\u00e0 della \u2018Bolla\u2019) &#8211; era di patronato dei marchesi Astalli, signori di Vallepietra, ai quali spettava, secondo quanto disposto da Orazio Caetani nel 1658, per s\u00e9 e per i suoi successori, il diritto di nomina degli abati della chiesa, carica che, a volte, venne ricoperta anche da membri della famiglia stessa: nel 1731, per esempio, Tiberio<br \/>\nAstalli (marchese di Vallepietra) rivestiva anche il titolo di abate della SS.ma Trinit\u00e0 (19). E ci\u00f2, per l\u2019appunto, giustifica la presenza della pergamena nell\u2019archivio di famiglia. Per quanto riguarda la datazione, la \u2018Bolla\u2019 pu\u00f2 essere ragionevolmente attribuita al quarto o quinto decennio del \u2018500, e per la precisione al pontificato di papa Paolo III (1534-1549), cui si allude &#8211; nella parte inedita (riga 38) &#8211; come se fosse il pontefice effettivamente in carica all\u2019epoca della redazione del testo. Si devono dunque correggere sia l\u2019opinione del Caraffa, che d\u00e0 poca importanza alla composizione, destituendola di ogni valore e definendola \u201cun racconto fantastico, inverosimile, pieno di anacronismi, scritto probabilmente da un ecclesiastico del luogo\u201d (e qui potrebbe essere nel vero, come si vedr\u00e0 nella seconda parte), e comunque una \u201ccompilazione molto tardiva\u201d (20); sia quelle del Mezzana e del D\u2019Onofrio, che &#8211; al contrario &#8211; assegnavano il testo, il primo, dubitativamente, alla fine del Trecento (21), il secondo addirittura alla prima met\u00e0 del medesimo secolo, ritenendo che l\u2019espressione \u2018anno del centurione\u2019 &#8211; per lui da intendere nel senso di \u2018anno del centenario\u2019 &#8211; riferita al Giubileo (riga 18), potesse essere giustificabile solo quando era ancora stabilito che l\u2019anno santo (secondo le intenzioni di Bonifacio VIII, che nel 1300 aveva indetto il primo) fosse celebrato ogni cento anni. Quando invece, verso il 1340, fu stabilito che il Giubileo si celebrasse ogni cinquanta anni, \u00e8 chiaro che esso non poteva pi\u00f9 essere definito con l\u2019espressione di \u2018anno del centurione\/centenario\u2019 (22). La datazione entro la prima met\u00e0 del Trecento \u00e8 stata poi recentemente accolta dall\u2019Orlandi (23).<br \/>\nDa parte nostra, senza aver la pretesa di risolvere in modo definitivo una questione indubbiamente complessa, e sulla base degli espliciti riferimenti ad altri pontefici della prima met\u00e0 del XVI secolo antecessori di Paolo III (riga 38), saremmo propensi a ritenere la \u2018Bolla\u2019 una composizione cinquecentesca, non potendosi naturalmente escludere collegamenti a filoni tradizionali &#8211; scritti o tramandati oralmente &#8211; anteriori quali, per esempio, quello relativo all\u2019origine \u2018micaelica\u2019 della sorgente fatta miracolosamente scaturire dall\u2019Angelo (che poi \u00e8 l\u2019arcangelo Michele) tra gli aridi monti di Vallepietra (riga 7), un motivo comune a molti altri luoghi di culto rupestri (24). Oppure una copia, o rielaborazione, cinquecentesca di un testo anteriore con una seconda parte aggiunta ex novo in fase di redazione da parte dell\u2019ignoto autore, in quanto si avverte indubbiamente un sensibile cambiamento di tono e di stile a partire dalla lunga serie di enumerazioni (righe 25-35) e &#8211; in modo ancora pi\u00f9 netto &#8211; nella lunga requisitoria finale nei confronti della Chiesa mondana e corrotta (righe 38 e seguenti). Peraltro, la datazione cinquecentesca del testo, o quanto meno della pergamena, comporta necessariamente che essa poteva aver fatto precedentemente parte dell\u2019archivio Caetani del ramo titolare del feudo di Vallepietra, ed essere poi pervenuta come munimen alla famiglia Astalli. Sempre nell\u2019archivio Piccolomini, infine, si conserva una copia della pergamena redatta direttamente dall\u2019originale nel 1722 (25), come esplicitamente annotato alla fine (c. 59r): \u201cL\u2019originale si conserva in casa Astalli, di carta pecora, n\u00e9 vi ha titolo, ma \u00e8 di antico carattere ed a pena s\u2019intende, ed il signor marchese Filippo Astalli la fece copiare al meglio &lt;che&gt; si pot\u00e8 in occasione che entr\u00f2 padrone del feudo di Vallepietra, lasciatoli dal signor marchese Camillo suo padre l\u2019anno 1722 del mese di gennaro\u201d.<\/p>\n<p>Legami filologici tra i vari esemplari della \u2018Bolla\u2019<br \/>\nA questo punto &#8211; prima di esaminare pi\u00f9 da vicino la pergamena &#8211; sarebbe interessante indagare l\u2019origine dell\u2019esemplare posseduto da D. Luigi Tozzi, trascritto da D. Salvatore Mercuri e servito come base per le edizioni del 1927 e 1943, effettuando anche una breve disamina di tutti gli altri esemplari attualmente disponibili e di quelli menzionati da Corrado Mezzana, per tentare di ricostruire a grandi linee i legami filologici tra ciascuno di essi. Si tratta, lo ricordiamo: della pergamena originale, della copia del 1722 (discendente direttamente dall\u2019originale), della \u201cpergamena listata in oro\u201d di datazione sconosciuta andata distrutta da un incendio (che sappiamo a sua volta trattarsi di copia), dell\u2019esemplare dal Mezzana riferito al 1735 (ma si veda sopra per questa datazione), e, per l\u2019appunto, dell\u2019esemplare non datato, e con varie lacune, posseduto da D. Luigi Tozzi (26), che \u00e8 quello che ci interessa maggiormente.<br \/>\nCominciamo dagli esemplari menzionati da Corrado Mezzana. In primo luogo, non \u00e8 assolutamente detto che i due rinvenuti tra le carte di D. Luigi Tozzi, ossia quello del 1735 e quello poi trascritto da D. Salvatore Mercuri &#8211; ben diversi l\u2019uno dall\u2019altro (il primo contiene aggiunte e correzioni assenti nel secondo) &#8211; fossero entrambi copia della pergamena \u201clistata in oro\u201d andata distrutta: proprio per tale motivo non \u00e8 ovviamente pi\u00f9 possibile alcun confronto per formulare delle ipotesi; come largamente improbabile sembra essere anche la possibilit\u00e0 che il secondo derivi dal primo, per gli stessi motivi: in quanto presenterebbe, in caso positivo, gli stessi riempimenti e correzioni cui accenna il Mezzana.<br \/>\n\u00c8 da escludere anche che l\u2019esemplare di D. Luigi Tozzi possa discendere \u2013 direttamente o tramite qualche altra copia non pervenutaci &#8211; dalla copia del 1722: non solo perch\u00e9 questa, trovandosi nell\u2019archivio Astalli, poteva non essere disponibile per un\u2019eventuale trascrizione, ma perch\u00e9 &#8211; ad un confronto tra l\u2019uno e l\u2019altra &#8211; si rilevano differenze di alcune parole non imputabili a difficolt\u00e0 o incertezze di lettura, in quanto esse sono chiaramente leggibili, senza possibilit\u00e0 di errore, nella copia del 1722, dimostrando dunque l\u2019estraneit\u00e0 di questa nei confronti dell\u2019esemplare posseduto da D. Luigi Tozzi (27). Restringendo ulteriormente il campo delle ipotesi, allora, questo potrebbe derivare: a) direttamente dalla pergamena originale; b) da un altro esemplare non pervenutoci ma discendente dall\u2019originale (che &#8211; al limite &#8211; potrebbe essere stata anche la pergamena distrutta da un incendio di cui sopra). Non \u00e8 tanto sulle parole che avvicinano o allontanano l\u2019esemplare in parola all\u2019originale che bisogna ragionare (28), quanto piuttosto sulle lacune di una o pi\u00f9 parole presenti nell\u2019edizione del 1943 (e quindi nel detto esemplare) (29), che corrispondono perfettamente a parti della pergamena originale effettivamente illeggibili, o leggibili con difficolt\u00e0, a causa di alcune macchie e soprattutto delle ripiegature (30): una circostanza che potrebbe, appunto, suggerire una stretta relazione tra la pergamena e l\u2019esemplare di D. Luigi Tozzi (31).<br \/>\nRimane un mistero (n\u00e9 siamo in grado di fornirne una spiegazione plausibile), infine, il motivo per il quale questo esemplare, e cio\u00e8 &#8211; lo si ribadisce &#8211; quello che ha dato origine all\u2019edizione sinora nota, sia privo non solo dell\u2019incipit iniziale, ma anche totalmente mutilo di tutta la seconda parte (ben venticinque righe, su cinquanta, della pergamena originale), interrompendosi bruscamente all\u2019inizio dell\u2019enumerazione dei Dieci Comandamenti, a meno di non voler intravedere &#8211; nell\u2019ignoto estensore della copia \u2013 la volont\u00e0 di non tramandare un testo aspramente critico nei confronti della Chiesa, ritenuto forse troppo \u2018forte\u2019 e sconveniente.<\/p>\n<p>Descrizione della pergamena<br \/>\nSi tratta di una grande pergamena (lunga 67,5 cm, alta 53,5 cm), scritta nella direzione del lato maggiore per un totale di cinquanta righe; sul verso non compare alcuna scritta. Essa \u00e8 ripiegata tre volte nel senso della lunghezza (orizzontalmente) e tre volte in quello dell\u2019altezza (verticalmente). A causa di ci\u00f2 si sono originate diverse lacerazioni sia in corrispondenza degli incroci tra le piegature orizzontali con quelle verticali (che saranno di volta in volta segnalate nelle note al testo della \u2018Bolla\u2019), sia &#8211; in qualche caso &#8211; lungo tratti pi\u00f9 o meno ampi delle piegature orizzontali, la qual cosa rende difficoltosa, e a volte impossibile, la lettura e la conseguente trascrizione di parte, o tutte, le righe che si trovano in corrispondenza delle piegature stesse. Inoltre, a causa della ripiegatura orizzontale superiore, l\u2019inchiostro rosso della frase iniziale si \u00e8 sovrapposto sulla prima decina di righe del testo scolorendosi e macchiandole, rendendo, anche in questo caso, pi\u00f9 difficoltosa la lettura; lo stesso dicasi per la parte finale della \u2018Bolla\u2019 (a partire circa dalla 30a riga) dove, a causa della ripiegatura del quarto inferiore, l\u2019inchiostro rosso della frase di chiusura si \u00e8 sovrapposto al testo (32). Solo nella parte immediatamente al di sotto della piegatura centrale, in corrispondenza circa della riga 22 (33), a parte le lacerazioni, le parole sono pi\u00f9 nitide e, pi\u00f9 in generale, l\u2019inchiostro meno stinto. In tutti i casi citati si \u00e8 fatto ricorso, per la trascrizione del testo, alla copia del 1722, che molto spesso ha consentito di integrare le parti mancanti o illeggibili, sebbene sia il caso di ricordare come in questa operazione si corra comunque il rischio di propagare possibili errori presenti nella copia stessa.<br \/>\nPer quanto riguarda il testo vero e proprio &#8211; redatto con una scrittura che tenta di imitare una grafia pi\u00f9 antica, apparentemente trecentesca (34), quasi a voler conferire maggior antichit\u00e0 alla pergamena e ai suoi contenuti &#8211; esso ha tutte le pretese (ma solo quelle) di essere un privilegio solenne, una \u2018Bolla\u2019 per l\u2019appunto, con tanto di protocollo iniziale ed escatocollo finale, nel quale si afferma trattarsi di privilegio concesso addirittura da san Pietro e confermato da tutti i suoi successori. Occorre invece precisare che, in realt\u00e0, non si tratta di un documento nel senso diplomatico del termine, prodotto da una cancelleria nei modi e nelle forme dovute, e che non ha alcuna somiglianza con le vere e proprie bolle pontificie, n\u00e9 presenta i caratteri intrinseci di un privilegio papale (35): giustamente il Mezzana la definisce la \u201ccosiddetta \u2018Bolla\u2019 della SS.ma Trinit\u00e0 di Vallepietra\u201d, e il D\u2019Onofrio \u2018Pseudo-Bolla\u2019, termine in queste pagine volutamente riportato sempre tra virgolette. Siamo invece di fronte ad una composizione letteraria, ad una vera e propria narrazione, presentata come tale al lettore sin dal \u201cIn nel tempo &#8230;\u201d iniziale con cui si introduce l\u2019azione, con descrizione di fatti e dialoghi tra i personaggi; il tutto in una lingua italiana dal tono popolare (36), caratterizzata da alcune particolarit\u00e0 linguistiche quali la doppia -nn- in luogo della -n- (\u2018eranno\u2019 invece di erano; \u2018sonno\u2019 invece di sono), o la doppia \u2013llin luogo della \u2013l (\u2018angelli\u2019 invece di angeli, alle righe 9, 20, 21; \u2018ciello\u2019, nel protocollo), gli articoli \u2018el\u2019 in luogo di \u2018il\u2019 (diversi \u2018el quale\u2019 invece di \u2018il quale\u2019; \u2018el povero prigione\u2019, riga 28; \u2018el toccare\u2019, riga 29 etc.) ed \u2018e\u2019 invece di \u2018i\u2019 (\u2018e sette doni\u2019, riga 30; \u2018e d\u00ec della domenica\u2019, riga 31, ed altri). Tra le particolarit\u00e0 grafiche segnaliamo alcuni casi di concrezione di articoli, o preposizioni, alle parole cui si riferiscono (37).<\/p>\n<p>Criteri di edizione (38)<br \/>\nQuella che segue non ha la pretesa di essere un\u2019edizione critica rigorosa e sar\u00e0 dunque fornita di un apparato critico ridotto, nel quale &#8211; lungi dal segnalare tutte le divergenze rispetto all\u2019edizione di Corrado Mezzana, in quanto sono piuttosto numerose &#8211; si sono indicate solamente quelle pi\u00f9 rilevanti, quelle che hanno consentito (come sopra discusso) di definire il legame tra la copia da lui utilizzata e la pergamena originale. Analogamente (e per lo stesso motivo), non si segnaleranno tutte le numerose differenze tra questa e la copia del 1722, tranne qualche caso particolare (39), indicando sempre, invece, il ricorso alla copia nei casi di lettura difficile, o impossibile, del testo a causa di macchie, lacerazioni e ripiegature della pergamena.<br \/>\nPer la trascrizione ci si \u00e8 regolati come segue:<br \/>\n&#8211; si \u00e8 normalizzato il testo per quanto attiene accenti ed apostrofi, assenti nell\u2019originale a parte rari apostrofi, segnalati in nota (40); quest\u2019ultimi introdotti anche nei casi di concrezione sopra riferiti;<br \/>\n&#8211; sono stati trascritte con l\u2019iniziale maiuscola le parole Santo\/a\/i\/e, Apostoli, Angelo\/i, quando si tratta di sostantivi, indipendentemente da come figurano nel testo originale;<br \/>\n&#8211; si \u00e8 cercato di inserire un minimo di punteggiatura &#8211; scarsa nell\u2019originale &#8211; secondo i criteri moderni per dare pi\u00f9 respiro (e senso) al testo, e alle sue varie parti, e per consentirne &#8211; nei limiti del possibile &#8211; una lettura pi\u00f9 fluida, per quanto nella parte finale, nell\u2019accavallarsi delle invettive contro la Chiesa, risulti pi\u00f9 difficile dare un senso di continuit\u00e0 logica alle varie parti del discorso;<br \/>\n&#8211; sono stati indicati tra virgolette (\u201c \u201d), preceduti dai due punti, quelli che sembrano essere i dialoghi all\u2019interno del testo (41);<br \/>\n&#8211; si sono indicate tra [ ] le righe della pergamena, con numerazione progressiva, per facilitare il reperimento delle varie parti cui si fa riferimento nel presente testo e, soprattutto, nella seconda parte; si \u00e8 anche indicato dove inizia la parte inedita.<br \/>\nSegni utilizzati:<br \/>\nA) nel testo:<br \/>\n( ) = scioglimento dei compendi, il pi\u00f9 delle volte indicati, nella pergamena, con piccoli puntini sopra le lettere, anzich\u00e9 &#8211; come di consueto &#8211; con un breve trattino (42);<br \/>\n[ ] = integrazioni di lettere o di una o pi\u00f9 parole scarsamente leggibili in quanto sbiadite o stinte, oppure illeggibili per lacerazione e\/o piegature della pergamena, integrate, salvo diversa indicazione, con l\u2019aiuto della copia del 1722;<br \/>\n[&#8230;.] = parti di parole non trascritte in quanto illeggibili e mancanti anche nella copia del 1722; i puntini corrispondono all\u2019incirca (per quanto si pu\u00f2 desumere) alle lettere che non \u00e8 stato possibile leggere;<br \/>\n[***] = parti costituite da pi\u00f9 parole non trascritte perch\u00e9 illeggibili, e mancanti anche nella copia del 1722;<br \/>\n&lt; &gt; = integrazioni di lettere chiaramente mancanti nel testo, per le quali non \u00e8 indicata l\u2019elisione con segni abbreviativi, oppure \u2018saltate\u2019 all\u2019estensore del testo.<br \/>\nB) nelle note:<br \/>\nA = copia del 1722, in Archivio Storico Capitolino, Archivio Savorgnan di Brazz\u00e0-Archivio Piccolomini (cfr. nota 16);<br \/>\nB = edizione in C. MEZZANA, Il santuario della SS.ma Trinit\u00e0 sul Monte Autore, Anagni 1943, pp. 109-112.<br \/>\n(Fine prima parte)<br \/>\n__________<\/p>\n<p>1- In questa prima parte si pubblica l\u2019intera \u2018Bolla della SS.ma Trinit\u00e0 di Vallepietra\u2019, con alcune notizie in merito alla pergamena originale che ne conserva il testo. Nella seconda parte saranno presi in esame &#8211; in una panoramica generale &#8211; i contenuti della \u2018Bolla\u2019 ed i numerosi spunti di riflessione che essa offre.<br \/>\n2- Sul santuario della SS.ma Trinit\u00e0 di Vallepietra segnaliamo in particolare: C. MEZZANA, Il santuario della SS.ma Trinit\u00e0 sul Monte Autore, Anagni 1943; C. D\u2019ONOFRIO, La SS. Trinit\u00e0 sul Monte Autore, in \u201cRassegna del Lazio\u201d, XII, num. 11-12 (nov.-dic. 1965), pp. 63-80; F. CARAFFA, Vallepietra dalle origini alla fine del secolo XIX. Con un\u2019appendice sul santuario della Santissima Trinit\u00e0 sul Monte Autore, Roma 1969, pp. 217- 253; F. MERCURI, La Trinit\u00e0 di Vallepietra, Subiaco 1999; W. POCINO, Abbazie, cattedrali e santuari della Provincia di Roma, Roma 2000, pp. 103-108, con la bibliografia precedente, e i recenti Nessuno vada nella terra senza luna. Etnografia del pellegrinaggio al santuario della SS.ma Trinit\u00e0 di Vallepietra, a cura di F. Fedeli Bernardini, Provincia di Roma, 2000; F. FEDELI BERNARDINI, Un centro di documentazione a Vallepietra sulla festa della SS. Trinit\u00e0, in \u201cAequa\u201d, 4 (2000), pp. 17-21.<br \/>\n3- F. CARAFFA, S. Domenico di Sora e l\u2019origine del santuario della SS.ma Trinit\u00e0 sul Monte Autore presso Vallepietra, in \u201cAlma Roma\u201d, XIX (1978), fasc. 3-4, pp. 31-37; A. RUGGERI, Un plurisecolare \u2018segno\u2019 sul territorio: la Petra Imperatoris al confine fra Stato Pontificio e Regno di Napoli, in Cabrei e Catasti tra Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie (Atti del Convegno di Studi. Civitella Roveto, 23 settembre 2000), Civitella Roveto 2005, pp. 108-110. Per le presenze precristiane, una caratteristica comune a molti altri santuari montani collegati a sorgenti ritenute miracolose: C. MEZZANA, Il santuario della SS.ma Trinit\u00e0, cit., pp. 41-43; A. CIANGHEROTTI, Lettura diacronica di un culto antico attraverso la rilettura dei testi e delle visite pastorali dal XVI al XX secolo, in Nessuno vada nella terra senza luna, cit., pp. 21-22, con una rapida sintesi sulle origini e storia del santuario.<br \/>\n4- Intendendosi con tale espressione la \u201cnarrazione di avvenimenti prodigiosi, verificatisi in localit\u00e0 pi\u00f9 o meno determinate, i quali diedero l\u2019avvio alla costruzione di un edificio sacro, e quindi alla instaurazione di un culto\u201d (G. PROFETA, Le leggende di fondazione dei santuari. Avvio di un\u2019analisi morfologica, in \u201cLares\u201d, XXXVI, fasc. 3-4, 1970, p. 245).<br \/>\n5- Per le caratteristiche delle due leggende di fondazione, v. C. MEZZANA, Il santuario della SS.ma Trinit\u00e0, cit., p. 25; C. D\u2019ONOFRIO, La SS. Trinit\u00e0, cit., pp. 75-76; F. CARAFFA, Vallepietra, cit., p. 220; F. MERCURI, La Trinit\u00e0 di Vallepietra, cit., p. 17; W. POCINO, Abbazie, cit., p. 105; A. CIANGHEROTTI, Lettura diacronica, cit., p. 25; F. FEDELI BERNARDINI, Il \u2018pellegrinaggio dei semplici\u2019. Il Monte e la foresta sorrisero, in Nessuno vada nella terra senza luna, cit., p. 37.<br \/>\n6- C. MEZZANA, Il santuario della SS.ma Trinit\u00e0, cit., pp. 109-112. Essa \u00e8 stata recentemente ripubblicata (dall\u2019edizione del Mezzana) in F. FEDELI BERNARDINI &#8211; A. TACCHIA, No\u2019 sapevo chi sando chiam\u00e0, me so\u2019 \u2018nzinocchiata&#8230; Frammenti di leggende di fondazione e di miracoli, in Nessuno vada nella terra senza luna, cit., p. 145.<br \/>\n7- C. MEZZANA, Il santuario della SS.ma Trinit\u00e0, cit., pp. 43, 109 nota 1.<br \/>\n8- C. MEZZANA, Il santuario della SS.ma Trinit\u00e0, cit., p 48 (ma indica il 1926); C. D\u2019ONOFRIO, La SS. Trinit\u00e0, cit., p. 74; A. CIANGHEROTTI, Lettura diacronica, cit., p. 23.<br \/>\n9- D. Luigi Tozzi fu cappellano dell\u2019altare della Madonna del Rosario nella chiesa parrocchiale di Vallepietra dal 1853 al 1884; nel 1836 aveva trascritto il \u2018Pianto delle zitelle\u2019 (F. CARAFFA, Vallepietra, cit., pp. 108, 249 nota 25).<br \/>\n10- Parroco di Vallepietra almeno sino alla fine degli anni \u201860 (F. CARAFFA, Vallepietra, cit., pp. VIII, 140).<br \/>\n11- Il Caraffa precisa (p. 220 nota 16) che la trascrizione pubblicata dal Mezzana, ossia quella redatta da D. Salvatore Mercuri, \u201c\u00e8 conservata nell\u2019archivio parrocchiale di Vallepietra\u201d.<br \/>\n12- Questi i nomi che si leggono, rispettivamente, alle pp. 43 e 109 nota 1.<br \/>\n13- F. CARAFFA, Vallepietra, cit., pp. 236-238.<br \/>\n14- Nelle pagine che seguono si far\u00e0 riferimento a questa edizione, non essendo stato possibile reperire quella del 1927, alla quale riteniamo debba comunque essere conforme.<br \/>\n15- Dell\u2019esistenza di questo sconosciuto esemplare della \u2018Bolla della SS.ma Trinit\u00e0\u2019, rinvenuto nel 2001, si \u00e8 data informazione preliminare in A. RUGGERI, Un plurisecolare \u2018segno\u2019 sul territorio, cit., p. 118, nota 77.<br \/>\n16- ARCHIVIO STORICO CAPITOLINO, Archivio Savorgnan di Brazz\u00e0 &#8211; Archivio Piccolomini, busta priva di segnatura in quanto l\u2019archivio \u00e8 in corso di riordinamento da parte della dott.ssa Elisabetta Mori, che ringrazio per avermi consentito di prenderne comunque visione; un sentito ringraziamento va anche alla dott.ssa Paola Pavan, direttrice dell\u2019Archivio Capitolino, che ha consentito la pubblicazione della pergamena. Per lo stesso motivo di cui sopra, non \u00e8 possibile fornire la collocazione archivistica degli altri documenti conservati nell\u2019archivio Piccolomini cui si avr\u00e0 occasione di riferirsi, in particolare una copia della \u2018Bolla della SS.ma Trinit\u00e0\u2019 risalente al 1722 (si veda nota 25) e la Notizia dell\u2019Apparizione della SS.ma Trinit\u00e0 nel Monte di Vallepietra Diocesi di Anagni.<br \/>\n17- F. CARAFFA, Vallepietra, cit., pp. 27, 101-105, 116-117.<br \/>\n18- Per queste complesse vicende si vedano: E. MORI, Archivio Savorgnan di Brazz\u00e0, in G. SCANO, L\u2019Archivio Capitolino, in \u201cArchivio della Societ\u00e0 Romana di Storia Patria\u201d, CXI (1988), pp. 438-439; EAD., L\u2019archivio capitolino e l\u2019acquisizione di archivi familiari: analisi di un percorso, in Il futuro della memoria, Atti del Convegno internazionale di studi sugli archivi di famiglie e di persone (Capri, 9-13 settembre 1991), Roma 1997, pp. 772-774, 778-780.<br \/>\n19- C. MEZZANA, Il santuario della SS.ma Trinit\u00e0, cit., pp. 47-48; F. CARAFFA, Vallepietra, cit., pp. 106, 117, 229, 234. Per la serie degli abati: C. MEZZANA, Il santuario della SS.ma Trinit\u00e0, cit., p. 48 e &#8211; pi\u00f9 precisa &#8211; F. CARAFFA, Vallepietra, cit., pp. 229 e ss. Sull\u2019erezione della chiesa della SS.ma Trinit\u00e0 in abbazia ritorneremo nella seconda parte del presente lavoro.<br \/>\n20- F. CARAFFA, Vallepietra, cit., p. 220.<br \/>\n21- C. MEZZANA, Il santuario della SS.ma Trinit\u00e0, cit. p. 43, dove tuttavia precisa che mons. Angelo Mercati, cui aveva sottoposto il testo della \u2018Bolla\u2019, l\u2019aveva invece giudicata \u201ctarda creazione fantastica\u201d.<br \/>\n22- C. D\u2019ONOFRIO, La SS. Trinit\u00e0, cit., pp. 70 nota 10, 76.<br \/>\n23- M. ORLANDI, La Valle dell\u2019Aniene nell\u2019antichit\u00e0, in XV centenario della venuta di S. Benedetto a Subiaco (ACTA, a cura di M. A. Orlandi), Subiaco 2002, p. 27: \u201cBolla della SS. Trinit\u00e0 di Vallepietra, tanto discussa per l\u2019autenticit\u00e0 diplomatica, riconducibile tuttavia sostanzialmente alla prima met\u00e0 del 1300, per i numerosi elementi che vi si riscontrano\u201d.<br \/>\n24- Pi\u00f9 difficile pensare il contrario, ossia che la tradizione \u2018micaelica\u2019 sia insorta solo sucessivamente, in seguito alla composizione della \u2018Bolla\u2019. Sul rapporto luoghi di culto rupestri-sorgenti-arcangelo Michele torneremo nella seconda parte.<br \/>\n25- Si tratta di un fascicoletto di 8 carte scritte, la cui numerazione, per\u00f2, \u00e8 compresa tra c. 52 e c. 59, segno che faceva parte di un volume con una propria cartulazione da cui esso \u00e8 stato estratto.<br \/>\n26- Tralasciamo la copia redatta da D. Salvatore Mercuri, in quanto sappiamo con certezza che deriva da quest\u2019ultimo.<br \/>\n27- Cfr. note 2, 5, 6, 9, 11 12 e 15 al testo della \u2018Bolla\u2019.<br \/>\n28- Per alcune divergenze cfr. note 6, 9, 10, 11 e 12 al testo della \u2018Bolla\u2019.<br \/>\n29- Riguardo alle quali \u00e8 lo stesso Mezzana (p. 109 nota 1) che specifica corrispondere alle parole e\/o alle righe \u201cche non si potevano pi\u00f9 leggere\u201d in quello che lui riteneva essere stato l\u2019originale.<br \/>\n30- Cfr. note 3, 8, 13, 14, 17, 21 e 24 al testo della \u2018Bolla\u2019.<br \/>\n31- Non essendo stato possibile prendere visione di questo esemplare, non siamo in grado di stabilire se si trattasse di copia ottocentesca o anteriore, la qual cosa &#8211; peraltro &#8211; implica il discorso connesso con l\u2019accessibilit\u00e0 o meno all\u2019originale, che nel XVIII secolo poteva, ipoteticamente, trovarsi a Vallepietra, nell\u2019archivio della famiglia Astalli; mentre nel XIX &#8211; ma da quando? &#8211; a Roma, nei vari archivi confluiti l\u2019uno nell\u2019altro, come in un gioco di scatole cinesi, sino a quello Savorgnan di Brazz\u00e0, e pertanto verosimilmente meno disponibile per un\u2019eventuale trascrizione.<br \/>\n32- Si segnala in particolare una macchia rossastra sul margine destro della pergamena, lunga circa una decina di cm, dalla 33a alla 39a riga (cfr. nota 34 al testo della \u2018Bolla\u2019).<br \/>\n33- La riga 22 \u00e8 cos\u00ec rovinata che pi\u00f9 di met\u00e0 di essa manca anche nella copia del 1722 (cfr. nota 24 al testo della \u2018Bolla\u2019), segno che &#8211; in questo tratto &#8211; la pergamena originale doveva essere gi\u00e0 piuttosto rovinata sin da allora, tale da risultare illeggibile.<br \/>\n34- Molto comune, per esempio, l\u2019uso di lettere onciali, in particolare per le maiuscole.<br \/>\n35- In questo senso, non sembra condivisibile l\u2019opinione del D\u2019Onofrio (La SS. Trinit\u00e0, cit., p. 71) laddove afferma che la \u2018Bolla\u2019 (egli si riferiva naturalmente alla sola parte all\u2019epoca nota) \u201c\u00e8 redatta in alcuni punti secondo lo stile notarile usato per donazioni e lasciti da parte di privati a enti religiosi (&#8230;) ed insieme attinge ad una qualche concessione pontificia a favore del santuario\u201d, perch\u00e9 essa sembra invece discostarsi nettamente da entrambe queste tipologie di documenti.<br \/>\n36- A parte qualche parola qua e l\u00e0, solo un\u2019unica parte \u00e8 totalmente in latino: l\u2019intero testo del Credo alle righe 33-35.<br \/>\n37- Cfr. note 4, 29, 30, 31, 32, 36, 40, 53 al testo della \u2018Bolla\u2019; per questo fenomeno linguistico e grafico si veda G. ROHLFS, Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti, Torino 1970, vol. I, pp. 477-478.<br \/>\n38- Desidero ringraziare Elisabetta Mori dell\u2019Archivio Storico Capitolino per il prezioso e competente aiuto fornito nel corso della trascrizione del testo della \u2018Bolla\u2019, e &#8211; dopo ben tre revisioni &#8211; per il riscontro finale tra trascrizione e testo originale.<br \/>\n39- Cfr., per esempio, note 2, 3, 6, 9, 38 al testo della \u2018Bolla\u2019.<br \/>\n40- Cfr. note 16, 20 e 28 al testo della \u2018Bolla\u2019.<br \/>\n41- Quelli cio\u00e8 tra S. Pietro e S. Giovanni ed i due nobili ravvenati (righe 4-6), dell\u2019Angelo (riga 7), del Signore (righe 10-13), ed il lungo discorso finale degli Angeli (da riga 22).<br \/>\n42- Si \u00e8 sciolto \u2018Xpo\u2019 in Chr(ist)o e \u2018ctiani\u2019 in ch(ris)tiani; nel testo originale, cio\u00e8, si \u00e8 utilizzato &#8211; come nei documenti pontifici &#8211; il \u2018c\u2019 per rendere \u2018Ch\u2019, per quanto la lettera risulti non sempre ben definita, sembrando, il pi\u00f9 delle volte, una \u2018c\u2019 minuscola.<\/p>\n<p>Il documento<\/p>\n<p>BENEDECTA SIA LA S(AN)CTA II TRINIT\u00c0 CHE A FACTO<br \/>\nLA MISERICORDIA SUA SEMIIPRE CON NOI MEDESIMI<br \/>\nECCE HOMO MISSUS A DEO ASIAIINUS PASTOR OVIUM IO VOGLIO<br \/>\nPER TUTTO EL MONDO SI INTENDE CHE IO PARLO DAL<br \/>\nCIELLO IN TERRA CON L\u2019HOMO FACIA FACIA 1<br \/>\n[1] Il nel tempo che si part\u00ec San Pietro et San Giovanni Evangelista, che si partirno dappo l\u2019Assentione della Madona 2, venendo alla volta de Italia, cio\u00e8 smont[an]do 3 alla spiaggia de Francavilla, dipoi venero per il [2] Regno, cio\u00e8 da Bruccio, et arrivarno alla montagna, la qual montagna si chiama la Preta Imperiale, donde sparte l\u2019Abruccio 4 et il tenimento delli Romani; et capitando in questo luogo trovorno duoi nobilissimi hu[3]omini li quali eranno della citt\u00e0 di Ravenna, et eranno habitat[i] 5 in Roma, per esser loro luminati da Jes\u00f9 Chr(ist)o n(ost)ro S(igno)re 6; et loro si acorsono che Nerone l\u2019hebbe in disdegno, et cos\u00ec si fugirno in detto monte, apparendo Pietro et Giovan(n)i [4] loro se salutorno l\u2019uno a lo 7 altro et dice(n)do: \u201cChi sete voi?\u201d, [loro a un tratto] 8 dissero: \u201cNoi semo ch(ris)tiani\u201d 9, San Pietro [rispose] 10 et dice: \u201cIo sono il principe delli [christ]iani\u201d 11; dette queste parole tutti si ingenocchi&lt;o&gt;rno riverenteme(n)te et ringraciavano [5] et ma&lt;g&gt;nificavano l\u2019Altissimo; tra ci\u00f2 donde quel luogo, [como] 12 tutte quelle montagne eranno sterili, senz\u2019acqua, senza [h]erba et lignami, cio\u00e8 arbori, a[llora] uno di quelli [Santi] 13, volendo andar per acqua, da lontano San Giovanni coma(n)[6]d\u00f2 che si fermassero et dice queste parole: \u201cFacciamo oratione tutti di compagnia al n(ost)ro Salvatore\u201d; et [co]s\u00ec facciendo l\u2019oratione, allora subito vene l\u2019Angielo de il celo et apparse in mezzo di loro quattro et dattogli a loro refectio(n)e, [7] che port\u00f2 dal cielo, et donde teneva gli piedi l\u2019Angelo infra loro quattro nacque la fontana; et dice lo Angelo: \u201cState alegri, che domani a questa hora vederete come \u00e8 fatta la Santa Trinit\u00e0\u201d. Et cos\u00ec, il giorno seguente a quel\u2019hora, che \u00e8 sopra scritto [8], si averse il cielo et sopra de essi a mez\u2019aera vidono Deo P(ad)re, che teneva Jes\u00f9 Chr(ist)o inanzi al<\/p>\n<p>___________<\/p>\n<p>1- In rosso e in lettere capitali pi\u00f9 grandi rispetto al testo, ai lati di un cerchio di diametro di circa 9 cm posto al centro del margine superiore della pergamena e privo, all\u2019interno, di raffigurazioni. Le prime tre righe sono disposte a destra e a sinistra del cerchio, in corrispondenza della sua met\u00e0 inferiore (il segno II indica la separazione tra le due parti); la quarta e la quinta riga sono al di sotto del cerchio. Come sopra anticipato, tutta questa parte manca in B.<br \/>\n2- A: del Signore; B: della Madonna.<br \/>\n3- A: San Giovanni in luogo di smontando; manca in B.<br \/>\n4- Nel testo: labruccio.<br \/>\n5- A: habitato; B: habitati.<br \/>\n6- A: Salvatore; B: Cre.re.<br \/>\n7- Nel testo: alo.<br \/>\n8- Scarsamente leggibile a causa dell\u2019inchiostro sbiadito ed integrato con A; manca in B.<br \/>\n9- Scioglimento incerto a causa dell\u2019inchiostro sbiadito. A: Noi semo vostri; B: Noi semo Romani.<br \/>\n10- Scarsamente leggibile a causa dell\u2019inchiostro sbiadito ed integrato con A; B: risponde.<br \/>\n11- Scarsamente leggibile a causa dell\u2019inchiostro sbiadito ed integrato con A; B: Apostoli.<br \/>\n12- Scarsamente leggibile a causa dell\u2019inchiostro sbiadito ed integrato con A; B: con.<br \/>\n13- Scarsamente leggibile a causa della ripiegatura verticale destra, ed integrato con A. A rigor di logica, tuttavia, non pu\u00f2 essere questa la parola, se a \u201cuno di quelli Santi\u201d &#8211; come si legge nel testo &#8211; si rivolge S. Giovanni (che \u00e8 egli stesso uno dei due Santi): il termine doveva invece riferirsi ai due nobili ravennati. B: uno di quelli &#8230; per acqua, con indicazione di lacuna.<\/p>\n<p>suo petto, con lui era stato crucifixo, [et in] mezo tra il capo et lo mento di Dio ci era [lo Spirito Sancto che aveva] 14 la forma di columba bianca, et in mezo era la [9] maiest\u00e0 de il Padre, de il Figlio et de il Sp(irit)u Sancto infra le Angnelli, Archangnelli, Cherubini et Seraphini; et appresso la man dritta de il Salvatore vedono la Madona con tutti li Santi et Sante, cio\u00e8 quelli che eranno stati liberati dallo [10] Redentore. Subito quella montagna se apperce et crebe uno gran serpente, cio &lt;\u00e8&gt; drago, et morendo il drago si distrusse la [notte] 15, et fior\u00ec la montagna in uno instante et nacquero arbori et herba; et parlanno nel\u2019aera 16 la voce del Sig(no)re dice: \u201cPietro [11] et Giovan(ni), tutti gli miei figlioli hoggi vi d\u00f2 la benedettione a voi, et al terreno che vi sostiene, et benedico et co(n)cedo la mia [gra]tia in questo monte, tanto quanto ho benedetto il monte di Synai, simile sia qui [a] quelli peccatori che veneran(n)o in [12] questo mo(n)te, voglio che habbino la remissione como che si venessero nel monte di Synai, in Nazareth donde m\u2019en[car]nai, et in Bethlem, et in lo sepulchro dove fui sepelito, et in Josaphat d[ove] fu riposata la mia madre, et in tutti gli luoghi di [&#8230;..] 17, et [13] questo luogho voglio che sia il capo di tutti gli tempii che saranno edificati in questo orie(n)te\u201d. Cio \u00e8 18 l\u2019apparitione della Santa Trinit\u00e0 che fu in tempo di Nerone la domenica della septuagesima [et] la sacra si \u00e8 l\u2019ottava della P(en)tecoste, et questa l\u2019ha c(on)firmata papa [14] Silvestro avanti che fu fatta la sacra di San Pietro, et di San Paulo, et di San Giovanni Laterano; et in tempo dell\u2019imperatore Roberto fe\u2019 far una magna abbadia, et l\u00e0 in quelle montagne combattete l\u2019imperatore Roberto con re Absalone de Burgogna. Et [15] in questo luogo \u00e8 sepelita la madre de Roberto imperatore, et la mogliere, et la figliola; et sempre \u00e8 stato quello luogo co(n)firmato da vinticinque po(n)tifici santi, cio\u00e8 San Silvestro, San Gregorio, papa Calisto, p(a)p(a) Bonifacio con altri santi pontifici; et le dette montagne [16] furno dotate della detta abbadia con cinquanta castelli, et di questo luogo papa Silvestro messe la perdonanza simile in Santo Pietro, San Paulo et San Giovanni Lat&lt;e&gt;rano; messe la maledettione [de] 19 Jes\u00f9 Chr(ist)o, et della Madona, et de San Giovanni Evangelista. Poi ap[17]presso San Pietro malediceva a che offendeva alli servi et serve di detto luogo et a tutte cose a che era fatta violentia, et de\u2019 frutti, et de\u2019 altro. Et in questo luogho \u00e8 la remissio(n)e tucte le domeniche [dell\u2019an]no, incomminciando tutto lo Adve(n)to, la Quaresima, le Quattro Tempora [18] et le feste com(m)andate, cio\u00e8 lo Natale, le Epiphania, Pascha maggiore et Penticoste, tutti li festi delli Ap(osto)li, li festi di tutti gli Santi, tutte le feste de la Madona; poi remissione gra(n)dissima per li vivi et per li morti il Iubileo, cio\u00e8 l\u2019anno del centurione, la remissione medesima [19] che fo fatto a No\u00e8 del\u2019Arca 20; novecento miglia anni la remissione, cio\u00e8 la rede(m)ptio(n)e, pur simile la detta domenica della [res]urrectio(n)e li Ap(osto)lici 21; dodeci miglia anni per ap(osto)lo al peccatore che visita quel monte; vintiquattro miglia anni per tutte le trib\u00f9 de Israel, per la casa de [20] David. Et che \u00e8 detto le remissione grande pi\u00f9 che non sono li acuy 22 et le petre del detto mo(n)te; questo anno detto gli Angelli per bocca del S(igno)re, et la detta cappella della Santa<br \/>\n_________<\/p>\n<p>14- Scarsamente leggibile ed integrato con A; la frase manca in B.<br \/>\n15- B: neve; ma la parola, scarsamente leggibile ed integrata con A, sembra essere costituita da cinque lettere<br \/>\npiuttosto che da quattro.<br \/>\n16- L\u2019apostrofo \u00e8 nel testo.<br \/>\n17- Lettura incerta (Hrlin? Prlin?). A: Palestina; B: in bianco. Considerati i luoghi menzionati immediatamente<br \/>\nprima, il riferimento deve comunque essere &#8211; effettivamente &#8211; alla regione palestinese.<br \/>\n18- Nel senso di: \u2018questa \u00e8\u2019.<br \/>\n19- Illeggibile a causa di una piccola lacerazione ed integrato con A.<br \/>\n20- L\u2019apostrofo \u00e8 nel testo.<br \/>\n21- Ap.lici, scioglimento dubbio; \u00e8 cos\u00ec riportato anche in A; manca in B.<br \/>\n22- Sic, per aqui.<\/p>\n<p>Trinit\u00e0 \u00e8 consecrata dalli santi Angeli; San Pietro et San Giovan(n)i sonno testimonii, come doppo lui [21] conferma San Silvestro in tempo in tempo 23 di Santa Elena et Constantino imperatore, et lui renov\u00f2 gli altri servi in quel mo(n)te donde fu concesso quel luoco alla Congregatione di San Basilio, et era l\u2019officio in lingua greca. Queste parole dissero gli Angelli alli ditti [22] appostoli: \u201cQuesto luogho sapiate quando vener\u00e0 24 [***] 25 che [***] 26 et sar\u00e0 abundata la malicia et sar\u00e0 piena [***] 27 avaricia et invidia et accidia sar\u00e0 desolata la pa[ce] et [23] tutto il mondo sar\u00e0 in discordia, et sar\u00e0 peggior discordia tra quelli principi che saran(n)o moltiplicati in Roma, et in questo luogho vener\u00e0 il Soldano, cio\u00e8 il Gran Tartaro, a recevere il b[attes]imo e qui \u00e8 il capo della renovatione di tutte sorte de lingue, [24] et questo monte, insieme con li tre valli che si demanderan(n)o in quelli termini Valli Sancti, donde se salvaranno di molta generatio(n)e. Voglio che sia questa parte simile al\u2019arca 28 che fece fare a No\u00e8. A No\u00e8 le fo fare l\u2019arca 28 de legname per il diluvio, et a questa voglio che sia [25] archa di terra e di pietra, accioch\u00e9 possa resistere alle fiamme del fuoco che mandar\u00f2 dal Cielo, et tutti gli miei figlioli voglio che intrano in questa arca. Questi sono li dieci Commendamenti della lege:<br \/>\n[Da qui inizia il testo inedito]<br \/>\nnon adorare se non un solo Dio; non ricordare [26] il nome de Dio invano; non lavorare il d\u00ec della dominica, n\u00e9 dell\u2019altre feste comandate per la Santa Chiesa; ama il padre tuo et la madre tua; non com(m)ettere homicidio; non torre l\u2019altrui 29; non rompere lo santo matrimonio; non far fal[27]sa testimonianza; non desiderare la don(n)a d\u2019altrui 30 in vergogna; non desiderare la robba d\u2019altrui 30. Questi sono li sette peccati mortali: superbia, avaritia, luxuria, ira, gola, invidia, accidia vurgo pigritia. Queste sono le [28] sette opere della Misericordia: visitare lo infermo, dare mangiare allo affamato, dare bere allo assetato, visitare el povero prigione, vestire lo ignudo, albergare lo povero pellegrino, sepelire lo morto. Questi sono li sette sacramenti [29] della Santa Chiesa: batesimo, cresima, penitentia, ordine sacro, matrimonio, eucharistia, olio santo. Questi sono li cinque sentimenti del corpo: el vedere, l\u2019odire 31, el gustare, l\u2019odorare 31, el toccare. Queste sono le tre virt\u00f9 [30] theologice: fede, speranza, charit\u00e0. Questi sono e sette doni dello Spirito Santo: sapientia, intelletto, consiglio, forteza, scientia, piet\u00e0, timore di Dio. Ed i com(m)andati di dovere: digiunare tutta la quadragesima etceptuati [31] e d\u00ec delle dominiche; la vigilia della Nativit\u00e0 di Jes\u00f9 Christo; la vigilia della Penthecoste, cio\u00e8 lo Sp(irit)o Santo; la vigilia della Assumptione di n(ost)ra Donna; la vigilia di tutti gli Ap(o)stoli excepto San Philippo et Jacobo et San Joanni Evangeli&lt;sta&gt;; [32] la vigilia di San Joanni Baptista; vigilia di San Lorenzo martyre; la vigilia d\u2019Ogni 32 Santi; le quatro tempora dell\u2019an&lt;n&gt;o: mercoled\u00ec, venerd\u00ec et sabbato della<\/p>\n<p>__________<\/p>\n<p>23- La ripetizione \u00e8 nel testo e figura anche in A; manca invece in B.<br \/>\n24- Da vener\u00e0 sino alla fine della riga 22 il testo corre lungo la piegatura centrale della pergamena, circostanza che &#8211; unita alle lacerazioni in corrispondenza degli incroci con le piegature verticali &#8211; rende estremamente difficoltosa la lettura di pi\u00f9 di met\u00e0 della riga stessa (circa 38 cm), che manca infatti anche sia in A che in B. \u00c8 stato tuttavia possibile ricostruire alcuni brani del testo, riportati nella presente edizione intervallati tra le parti illeggibili (cfr. note 25-27).<br \/>\n25- Lacuna di circa 56 mm (cfr. nota 24).<br \/>\n26- Lacuna di circa 98 mm (cfr. nota 24).<br \/>\n27- Lacuna di circa 40 mm (cfr. nota 24).<br \/>\n28- L\u2019apostrofo \u00e8 nel testo.<br \/>\n29- Nel testo: laltrui.<br \/>\n30- Nel testo: daltrui.<br \/>\n31- Nel testo, rispettivamente: lodire e lodorare.<\/p>\n<p>pri&lt;m&gt;a settim[ana] integra di Quaresima, mercoled\u00ec doppo la Penthecosta [33] cio\u00e8 lo Spirito Santo, mercoled\u00ec doppo Santa Croce di sette(m)bre, mercoled\u00ec doppo la Santa Lucia. Questi sono i dodeci articoli de la fede: Credo in Deum Patrem omnip[otentem], creatore(m) celi et terre, et in Iesum Christum filium eius [34] unicum D(omi)n(u)m nostrum, qui conceptus est de Spiritu Santo ex Maria Virgine, passus sub Pontio Pilato, crucifixus, mortuus et sepultus, descendit ad Inferos, tertia die resurrexit a mortuis, ascendit ad celum, sedet ad dextera(m) Dei P(at)ris [35] o(mn)ipotentis, inde venturus est judicare vivos et mortuos. Credo in Spiritum Santum et Santam Eccl(es)iam Catholica(m), santor(um) co(mm)u(nio)nem, remissione(m) peccatorum, carnis resurrectione(m), vitam eternam, amen. Indulgentia et remissio(n)e [36] uni(v)ersi et singuli peccatori che veneranno in lo detto monte de la capella de la Santa Trinit\u00e0 de la Petra 33, per una lagrima che spargeran(n)o in servitio de la Santa Trinit\u00e0 habbiano la remissione de qualunche peccato, tanto [quanto se have]sseno 34 ha[37]vuto volunt\u00e0 de andare al Mo(n)te de Sinay, et in Hierusale(m) al Santo Sepulchro, et in la Val de Josaphat, donde fu resa sa(n)ta la madre de n(ost)ro Segnor&lt;e&gt;, per simile sia fatta la gr(ati)a et de qualunche altro voto de [iuramento habia]34 la santa benedicti[38]one. Paul&lt;o&gt; terzo de questo \u00e8 stato avisato, Alexandro, Pio, Julio, Leone X, Clemente VII hanno havuto questo amonitorio 35 de questo tenore, ch(e) debbino de cessar l\u2019arme 36 di Pharao(ne), et de Marte, li quali non hanno potuto cognos[39]cere et lore 37 vero S(ign)or&lt;e&gt;, et per questo dico et notifico Adriano Pomirio a\u2019 dodici che sonno stati scismatici sono condemnati in le pene eterne in compagnia con Nembrotto de Babilonia; condemnati sono con quelli che furno sub[40]mersi de Pharaon(e), con quelli che sonno submersi in tempo che fu submerso sotterra 38, con quelli che furno submersi in la ruina che determinar(o) de la profidia del populo hebreo, cio\u00e8 delasolatione 39 de Jherusalem; et coss\u00ec dico et com(m)ando [41] a tutti quelli principi, qualcunche si sia reputato imperatore o re: adesso mando l\u2019homo 40 insieme con lo Gran Cano, el quale vener\u00e0 dentro la cit\u00e0 di Roma et lever\u00e0 el Sacrame(n)to dinanzi al patriarchal, et fora de tutte [42] leglieza 41 maiestrale; allora se cognosceran(n)o le vestimenti travisati; ogniono che non se sente da sustenere questo gran fragello, de li doi cose fachino uno pensere: habitan(n)o in Roma, aperire li sepulchri et vivi se sotterreno, o vero [43] se fugeno in el monte dove sono li pi\u00f9 terribili deserti; [c]he 42 qua non si invera de dire \u2018Io son eccli(esi)astico\u2019, tanto preti quanto fratri, n\u00e9 abbati n\u00e9 vescovi, n\u00e9 cardinale n\u00e9 altro prelato, de poich\u00e9 non havete addutto el [44] 43 tempo che in la casa de lo [Signore] l\u2019avete fatta casa [de ladri avari] 44, casa de<br \/>\n__________<\/p>\n<p>32- Nel testo: dogni.<br \/>\n33- A: solamente in luogo di de la Petra.<br \/>\n34- Scarsamente leggibile a causa di una macchia sul margine destro della pergamena ed integrato con A.<br \/>\n35- A: privilegio.<br \/>\n36- Nel testo: larme.<br \/>\n37- Cos\u00ec nel testo, anche se il senso dovrebbe essere \u2018el loro\u2019 (come riportato in A).<br \/>\n38- Lettura incerta a causa dell\u2019inchiostro sbiadito. A: sottount.<br \/>\n39- Cos\u00ec nel testo.<br \/>\n40- Nel testo: lhomo.<br \/>\n41- Cos\u00ec nel testo.<br \/>\n42- Da questa riga, e sino alla riga 48 (cfr. note 44, 46, 49, 51 e 54), la pergamena presenta una lacerazione verticale &#8211; in corrispondenza dell\u2019incrocio tra la ripiegatura verticale sinistra e la ripiegatura orizzontale inferiore (cfr. nota 48) &#8211; alta circa 3,5 cm e larga, nel punto pi\u00f9 esteso (riga 44), circa 1 cm; dove \u00e8 stato possibile, si \u00e8 integrato il testo con A.<\/p>\n<p>superbia, et [&#8230;]lteria, et avaritia, et spelunca de latrone, non si cognosce che sia [la] 45 casa deJes\u00f9, n\u00e9 de Maria, et fatta simile a la cit\u00e0 de [45] Babilonia che havete saputo pigliare, et simile vitio che [non]46 veniveno li profeti a le porte che li pigliaveno et ad un carcheravero et fragellaveno coss\u00ec spieta[tamen]te 47, che non vengono pi\u00f9 presto li huomini de Jes\u00f9 [46]48 et de Maria, et fatta simile a parlar in che voi li piglia[vate] 49, incarcerate e tormentate ai tormenti secreti, il sangue de li innocenti, che voi spargete non ve [***] 50 ch(e)l sangue del iusto se reverser\u00e0 sopra [47] de li figliuoli vostri. Ecce, ecce verbum D(omi)ni quod factu(m) [est] 51; penitentia, penitentia, tota ge(n)te che a la fine [..]iuner\u00e0 &lt;?&gt; lo piangere et io Angelo venturino de [Me]hano 52 dico et notifico de l\u2019advenimento 53 del vero pro[48]pheta magno angelico anciano, el qual vener\u00e0 in ella [par]te 54 de Europa, et seranno signi magni, cio\u00e8 tempesta, venti, terremoti, pestilentia per tutto le Regni [de] lo u(n)iverso mondo se io non vego essere obedito de quelli [49] che soprascritta, alantar\u00f2 55 mano a la Terra, et cassar\u00f2 56 venire dal Cielo in Terra una fiamma de fuoco et forsar\u00f2 la cit\u00e0 con uno terremoto, che far\u00f2 che la Terra perder\u00e0 potest\u00e0, che no(n) poter\u00e0 sustinere casa murata, [50] et insignar\u00f2 come si beffi li miei servi\u201d.<br \/>\nEL PREVILEGIO CONCESSO DA SANTO PIETRO ET CONFIRMATO DA TUTI LI SOI SUCESSORI CHE CONTIENE LI INDULGENTIE DE LA CAPELLA CHIAMATA LA TRINIT\u00c0 DE VALPRETA 57<br \/>\n__________<\/p>\n<p>43- La riga 44 \u00e8 in parte rovinata per la presenza di una vecchia ripiegatura orizzontale, non pi\u00f9 utilizzata in<br \/>\nquanto quella del quarto inferiore si trova ora in corrispondenza della riga 46 (cfr. nota 48). A differenza della<br \/>\nripiegatura centrale (cfr. nota 24), qui il testo \u00e8 pi\u00f9 leggibile, ed \u00e8 stato in qualche punto integrato con A.<br \/>\n44- Cfr. nota 42.<br \/>\n45- Da questa riga, e sino alla riga 47 (cfr. note 47, 50 e 52), la pergamena presenta una lacerazione verticale &#8211;<br \/>\nin corrispondenza dell\u2019incrocio tra la ripiegatura verticale destra e la ripiegatura orizzontale inferiore (cfr. nota<br \/>\n48) &#8211; alta circa 2 cm e larga, nel punto pi\u00f9 esteso (riga 46), circa 2 cm; dove \u00e8 stato possibile, si \u00e8 integrato il<br \/>\ntesto con A.<br \/>\n46- Cfr. nota 42.<br \/>\n47- Cfr. nota 45.<br \/>\n48- Lungo la riga 46 cade la ripiegatura orizzontale inferiore che impedisce in parte la lettura del testo, integrato<br \/>\n&#8211; dove possibile &#8211; con A, anch\u2019esso lacunoso per lo stesso motivo.<br \/>\n49- Cfr. nota 42.<br \/>\n50- Cfr. nota 45; in questo punto cade l\u2019incrocio tra la ripiegatura verticale destra ed orizzontale inferiore, ed il<br \/>\ntesto \u00e8 scarsamente leggibile; dopo la lacerazione seguono due parole non chiare (la seconda, forse: niente). La<br \/>\nfrase manca anche in A.<br \/>\n51- Cfr. nota 42.<br \/>\n52- Cfr. nota 45; la parola \u00e8 stata integrata con l\u2019aiuto di A, che riporta Mehana, ma oggi, nella pergamena originale,<br \/>\n\u2018Me\u2019 non \u00e8 pi\u00f9 leggibile in quanto si trova in corrispondenza della ripiegatura verticale destra e la pergamena<br \/>\n\u00e8 qui lacera, mentre l\u2019ultima lettera della parola sembra essere una \u2018o\u2019.<br \/>\n53- Nel testo: ladvenimento.<br \/>\n54- Cfr. nota 42.<br \/>\n55- Cos\u00ec nel testo.<br \/>\n56- Cos\u00ec nel testo, forse per: lassar\u00f2.<br \/>\n57- In rosso e in lettere capitali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UN NUOVO E PI\u00d9 ANTICO ESEMPLARE DELLA \u201cBOLLA DELLA SANTISSIMA TRINIT\u00c0 DI VALLEPIETRA\u201d (1) di Adriano Ruggeri Col nome di \u2018Bolla della SS.ma Trinit\u00e0 di Vallepietra\u2019 \u00e8 conosciuto un interessantissimo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-1945","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-pillole-di-aequa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1945","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1945"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1945\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1956,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1945\/revisions\/1956"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1945"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1945"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1945"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}