{"id":1949,"date":"2014-01-07T17:38:13","date_gmt":"2014-01-07T16:38:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=1949"},"modified":"2014-01-07T17:38:13","modified_gmt":"2014-01-07T16:38:13","slug":"la-regola-di-s-benedetto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/la-regola-di-s-benedetto\/","title":{"rendered":"LA REGOLA DI S. BENEDETTO"},"content":{"rendered":"<p>LA REGOLA DI S. BENEDETTO<\/p>\n<p>di Bernardino Ciocari<\/p>\n<p>La Regola di S. Benedetto \u00e8 una composizione dall\u2019apparenza tanto modesta, che non c\u2019\u00e8 da meravigliarsi se qualcuno ha dichiarato di non capire le ragioni di tanta celebrit\u00e0. E\u2019 composta di un prologo e 73 capitoli, per lo pi\u00f9 brevi, ciascuno con un titolo, che ne indica il contenuto.<br \/>\nPer 15 secoli unanimemente, ininterrottamente, bench\u00e9 composta nella tradizione monastica sia orientale che occidentale (a quel tempo era considerato un dovere e un onore non allontanarsi dalla tradizione) era stata sempre considerata unica per originalit\u00e0, discernimento e chiarezza di esposizione: \u201cdiscretione praecipua et sermone luculenta\u201d, come la caratterizza il grande Gregorio, che la ritenne, per l\u2019autore, motivo di onore e fama come i suoi miracoli (1).<br \/>\nSolo dalla terza decade del sec. scorso (1933) P. Augusto G\u00e9n\u00e9stout\u00a0 cominci\u00f2 a confidare una nuova teoria, secondo la quale la R.B. dipendeva da un\u2019altra Regola, la quale anzi ne era la fonte principale.<br \/>\nSi tratta di uno scritto anonimo, composto di un Thema e di 95 capitoli, tre volte pi\u00f9 ampio della R.B., pervenuto a noi attraverso S. Benedetto d\u2019Aniano (sec. VIII), che l\u2019ha inserito nelle due raccolte di Regole Antiche con il titolo di \u201c Regola del Maestro\u201d.<br \/>\nNonostante che il problema sia stato dibattuto per oltre sei decenni in molte centinaia di pubblicazioni, non si \u00e8 riusciti a conoscerne il vero titolo, se mai ne ha avuto, n\u00e9 il tempo e la data di composizione, n\u00e9 se \u00e8 opera di una o pi\u00f9 persone, \u00e8 rimasta cos\u00ec ancora un enigma (p. Vogu\u00e9). La questione \u00e8 nata perch\u00e9 in essa, nel suo Thema e nei primi 10 capitoli, compaiono alla lettera il Prologo e i primi sette capitoli della R.B. una comunanza\u00a0 gi\u00e0 notata e passata al vaglio, in particolare da critici come Mabillon, Martene, dei famosi e benemeriti della cultura Benedettini francesi (sec. XVII-XVIII) che l\u2019avevano giudicata un ampolloso ampliamento della R.B. e assegnata al sec. VII (2).<br \/>\nMa p. C\u00e9n\u00e9stout, procuratore generale dei benedettini francesi, in tre anni di studio si era convinto che la\u00a0 R.M. era anteriore alla R.B. e, ne 1940, dopo le confidenze fatte a Matteo Alamo nel 1933, cos\u00ec espose la sua teoria: \u201cla R.M., ritenuta finora un\u2019opera scritta in Gallia verso la met\u00e0 del sec. VII (650) e come dipendente strettamente dalla Regola\u00a0 di S. Benedetto, \u00e8 in realt\u00e0 un\u2019opera anteriore a quest\u2019ultima. Essa \u00e8 sorgente e non tributaria della Regola di S. Benedetto, che da essa ha mutuato una parte molto lunga e importante della sua Regola (un terzo) e per il resto l\u2019ha seguita molto da vicino senza riprodurle letteralmente\u201d (3).<br \/>\nSono tre affermazioni ben distinte: 1) la Regola del Maestro \u00e8 anteriore alla Regola Benedettina; 2) \u00e8 fonte principale della Regola Benedettina (in quanto questa ne ha mutuato letteralmente una lunga<br \/>\ne importante parte del suo testo); 3) per il resto l\u2019ha seguita da vicino senza riprodurla letteralmente.<br \/>\nE\u2019 chiaro che fondamentale e pi\u00f9 importante \u00e8 il secondo punto, infatti se San Benedetto ha veramente copiato un terzo della sua Regola, non si pu\u00f2 non ammettere che la sua Regola \u00e8 posteriore\u00a0 e dipendente: solo questo punto ha dato tanta importanza alla questione, da essere trattato, nell\u2019arco di vari decenni, in centinaia di pubblicazioni e dibattiti.<br \/>\nIl terzo punto \u201cper il resto l\u2019ha seguita\u201d, potrebbe essere preso in considerazione solo se risultasse dimostrato il 2\u00b0 punto, altrimenti non ci sarebbe alcun motivo per pensare che Benedetto l\u2019abbia conosciuta e seguita: scrive infatti S. Benedetto, quando anche il monachesimo occidentale \u00e8 adulto e i molteplici cenobi presenti in particolare nella Penisola avevano una struttura\u00a0 pi\u00f9 o meno simile. Del resto lo stesso Maestro (che anche se fosse anteriore, lo sarebbe di qualche decina di anni), non ha inventato molto: come dice p. Vogu\u00e9: gi\u00e0 \u201cla piccola Regola Orientale passa in rassegna tutti i responsabili dell\u2019ordine comunitario,\u00a0 secondo una successione discendente: questa galleria di Officiali del chiostro, che va dall\u2019abate ai portieri, struttura da ambo le parti la legislazione\u201d(4). La R. B. anzi ha cariche che non figurano affatto nella R. M., gi\u00e0 consolidate nella tradizione del monachesimo occidentale, come per esempio la carica di Preposito (che non ha nulla a che vedere con i Prepositi del Maestro, ma \u00e8 il vice abate)\u00a0 cos\u00ec radicata che S. Benedetto, unico caso, si vede costretto a giustificare la sua contrariet\u00e0 alla carica, dicendo che nella vita conventuale era diventata causa di dissidi e gravi disordini, in quanto inseriva nel suo seno uno che oggi chiameremmo capo dell\u2019opposizione (c. 65 R.B.).<br \/>\nRiguardo al 1\u00b0 punto &#8211; \u201cla R. M. \u00e8 anteriore alla R. B.\u201d- se si provasse che \u00e8 anteriore, perch\u00e9, come\u00a0 pretende il Genestout, appartiene ad essa la parte comune, che S. Benedetto avrebbe copiato letteralmente, seguirebbe inevitabilmente.<br \/>\nCredo di averlo dimostrato in due articoli pubblicati in questa rivista (Aequa, nn. 14 e 18) che p. Vogu\u00e9\u00a0 non ha contraddetto, ma implicitamente approvato, precisandomi che lui ha cominciato ad occuparsi della questione, supponendo s\u00ec che la R. M. era anteriore alla R. B., ma muovendo dall\u2019ipotesi di un altro confratello D. Froger, che propone un altro criterio \u201dlo studio del vocabolario\u201d: cio\u00e8, alcuni particolari vocaboli della parte comune si ritroverebbero in misura notevolmente superiore nella parte propria della R. M. che quindi sarebbe in maggiore continuit\u00e0 con essa e sua fonte (5). Anzi, in un lungo ed impegnativo articolo, cerca di dimostrare la validit\u00e0\u00a0 di questo metodo.<br \/>\nNel mio secondo articolo, pubblicato come ho detto nel n. 18 di Aequa, credo di aver dimostrato: 1) che il modo con cui egli lo presenta, toglie ad esso la indiscussa validit\u00e0; 2) che la vera opinione di p. A. de Vogu\u00e9, l\u2019esponente pi\u00f9 autorevole tra i sostenitori della anteriorit\u00e0 del Maestro al quale tutti fanno riferimento, esclude che la parte comune possa attribuirsi al Maestro (6), confermando cosi implicitamente la completa indipendenza di S. Benedetto dal Maestro, pur dovendosi riconoscere che egli cammina consapevolmente, ma liberamente, nella via tracciata dai Grandi Padri,\u00a0 che lo avevano preceduto.<br \/>\nDel resto che la parte comune non possa essere del Maestro, ma solo di S. Benedetto, si pu\u00f2 sempre dimostrare facilmente con un adeguato esame e confronto perch\u00e9 come rileva giustamente p. Gregorio Penco, i due stili appaiono subito molto diversi (7).<br \/>\nResta per\u00f2 il dubbio che S. Benedetto abbia dato la forma letteraria alle idee del Maestro, quindi \u00e8 opportuno procedere ad un\u2019altra indagine, cio\u00e8 esaminare con quale parte propria delle due regole ci sia continuit\u00e0 di contenuto con la parte comune.<br \/>\nAd un criterio cos\u00ec ovvio e opportuno si \u00e8 fatto ricorso anche da seguaci della scoperta del p. G\u00e9n\u00e9stout: dopo p. Vogu\u00e8, per esempio, il prof. A. Grilli crede di poter dimostrare l\u2019unit\u00e0 di autore della R.M. dal cenno ai molti \u201cmalati finti\u201d nella parte comune (cap. 1 R.M.. 64-68),\u00a0 un tema, afferma, che viene trattato nel cap. 69, \u00e8 accennato anche in altri capitoli;\u00a0 ma ad entrambi \u00e8 sfuggito che l\u2019accenno sta s\u00ec\u00a0 nella parte comune, ma in una inserzione propria del Maestro nella parte comune; significativamente non si \u00e8 insistito su questa via (8). Una ricerca e un confronto esaurienti nella parte comune richiederebbe troppo spazio: credo che sia sufficiente, e pi\u00f9 opportuno limitarsi a considerare il cap. 2\u00b0 , che \u00e8 il pi\u00f9 importante, frutto di una elaborazione pi\u00f9 personale, dal titolo: \u201cQuale deve essere l\u2019abate\u201d (qualis\u00a0 esse debet abbas ).<br \/>\nLa diversit\u00e0 di concezione di quella carica nelle due Regole, anche in passato \u00e8 stata trattata molto ampiamente da p. Vogu\u00e9, e fra i tradizionalisti da J. Mc Cann; ma, per quanto mi costa, non espressamente trattata come una prova di continuit\u00e0 tra la parte comune e le parti proprie delle due Regole (9).<\/p>\n<p>L\u2019importanza del ruolo dell\u2019abate<br \/>\nContenuto del. 2\u00b0 capitolo \u00e8 lo svolgimento non molto ampio, ma completo del tema \u201cl\u2019abate nel monastero fa le veci, sta al posto di Cristo \u201d (Cristi agere vices in monasterio\u00a0 credimus).<br \/>\nLa prima conseguenza \u00e8 che il compito proprio e principale dell\u2019abate deve essere la cura e la salvezza delle anime, che gli sono affidate. Come? Prima di tutto non insegnando nulla, che esuli dalla dottrina di chi rappresenta, di Cristo. Si tratta di un duplice insegnamento: deve cio\u00e8 mostrare \u201ctutto ci\u00f2 che \u00e8 buono e santo\u201d pi\u00f9 con l\u2019esempio, che con le parole, adattandosi alle capacit\u00e0 di ciascuno, ai discepoli in grado di comprendere con le parole, ai meno dotati o duri di cuore invece pi\u00f9 con il suo esempio.<br \/>\nNel suo insegnamento deve seguire il consiglio dell\u2019apostolo: \u201cammonisci, esorta, correggi\u201d\u00a0 alternando, secondo le circostanze, la severit\u00e0 e la dolcezza: corregger\u00e0 con fermezza gli indisciplinati e i ribelli, esorter\u00e0 a progredire nel bene i miti e gli obbedienti, rimproverer\u00e0 e punir\u00e0 i negligenti e disprezzatori.<br \/>\nMa deve sempre essere guidato dall\u2019amore, amore uguale per tutti; \u201cnon sia amato uno pi\u00f9 dell\u2019altro, a meno che non lo abbia trovato migliore nelle opere buone\u201d.<br \/>\nL\u2019amore pi\u00f9 intenso riservato ai migliori non significa minore interesse per gli altri, per i quali anzi deve avere maggiori cure. Egli \u00e8 infatti responsabile anche del minor profitto, che il padre di famiglia trover\u00e0 nel suo gregge; egli nel giorno del giudizio sar\u00e0 assolto, solo se si sar\u00e0 dedicato con tutto lo zelo possibile al servizio di un gregge irrequieto e indocile e avr\u00e0 effettuato ogni cura per guarire la loro insana condotta. L\u2019abate cio\u00e8 deve, come Cristo, essere soprattutto dedicato alla salvezza delle anime\u00a0 e perci\u00f2 essere loro pastore e medico.<\/p>\n<p>Nella R. B. quanto al compito principale dell\u2019abate, gi\u00e0 nello stesso cap. 2, in un brano inserito da S. Benedetto, si ammonisce l\u2019abate: rifletta quanto arduo e difficile sia il compito che si \u00e8 assunto \u201cguidare le anime, mettendosi al servizio dei caratteri di molti, usando con alcuni la dolcezza con altri il rimprovero, con altri parole persuasive, adattandosi o quasi conformandosi a tutti secondo la natura e l\u2019intelligenza di ognuno, eviti di subire perdite e possa\u00a0 godere del bene spirituale dei fratelli. Soprattutto non trascuri, n\u00e9 tenga in\u00a0 poco conto il bene delle anime, che gli sono affidate.\u201d Pensi invece continuamente che ha avuto in consegna persone da guidare e che di esse dovr\u00e0 rendere conto. E non pu\u00f2 addurre nessun pretesto, nemmeno la penuria del monastero.<br \/>\nMa un\u2019ampia, e come al solito, precisa conferma \u00e8 nel c. 64, che \u00e8 intitolato \u201cDella elezione dell\u2019abate\u201d: necessario per colmare un vuoto, il capitolo diventa occasione per riaffermare tutto il contenuto del comune cap. 2 e precisare quali doti l\u2019abate deve avere per compiere il difficile e delicato compito che si \u00e8 assunto.<br \/>\nIl capitolo meriterebbe di essere riportato per intero, ci\u00f2 che chiaramente non \u00e8 possibile.<br \/>\nL\u2019abate deve essere eletto dalla maggioranza dei fratelli o dalla parte pi\u00f9 sana; per poter adempiere al compito del duplice insegnamento, deve essere scelto in base alla santit\u00e0 della vita e alla sua sapienza nelle cose spirituali. La santit\u00e0 della vita comporta che sia \u201ccasto, sobrio, longanime\u201d e osservante della S. Regola; per poter insegnare come Cristo, senza allontanarsi dai suoi insegnamenti, deve essere profondo conoscitore della legge divina; \u201cdeve sempre considerare quale carico si \u00e8 assunto, servire e aiutare i fratelli\u201d e che deve rendere conto un giorno del proprio ministero. Deve odiare i vizi, ma amare i fratelli e comportarsi in modo da essere pi\u00f9 amato che temuto. L\u2019amore deve soprattutto guidarlo nella correzione unitamente alla prudenza e alla accortezza, affinch\u00e9 il vaso che si vuole restaurare non si rompa o la canna incrinata non si spezzi. E nelle stesse disposizioni che deve dare per la vita della comunit\u00e0, deve regolarsi con discernimento e discrezione, imitando l\u2019esempio del santo patriarca Giacobbe, quando diceva \u201cse affaticher\u00f2 troppo le mie pecore, moriranno tutte in un sol giorno\u201d.<br \/>\nMi sono un po\u2019 dilungato, ma con scrupolosa fedelt\u00e0 ai testi, sulla concezione dell\u2019abate benedettino, affinch\u00e9, nel confronto con la concezione dell\u2019altro legislatore, sia evidente la diversit\u00e0 e si possa emettere un sicuro giudizio.<br \/>\nIl Maestro invece sembra aver dimenticato il tema del cap. 2, cio\u00e8 che l\u2019abate nel monastero ha il posto di Cristo; anche lui torna a parlare dell\u2019abate nei due lunghi capitoli 92 e 93, e nel pi\u00f9 breve 94, nei quali stabilisce il criterio o modo della sua scelta. A differenza di S. Benedetto solo poche righe vengono dedicate alla sua funzione educativa, \u201cgovernare le anime adattandosi ai diversi temperamenti\u201d, nel discorso di investitura dice solo: \u201dricevi, fratello, la legge di Dio; con essa agli osservanti tu devi procurare la vita eterna, ai negligenti prospettare l\u2019eterno castigo\u201d; poi un richiamo alle responsabilit\u00e0 e al giudizio di Dio, che giudicher\u00e0 sulla esatta osservanza della Regola. Il resto dei capitoli \u00e8 tutto dedicato alla nomina e all\u2019insediamento nella carica: la cerimonia dell\u2019insediamento conferma la tendenza del Maestro allo spettacolo, il modo invece della scelta \u00e8 tale che, gi\u00e0 in contrasto con quelle poche righe sulla funzione educativa dell\u2019Abate, \u00e8 cos\u00ec singolare che \u201cdovette sembrare aberrante anche ai suoi tempi (p. Vogu\u00e9): va infatti apertamente contro l\u2019umilt\u00e0,\u00a0 che \u00e8 fondamentale per chi deve insegnarla e alla stessa vita monastica per non dire cristiana: prescrive \u201cl\u2019abate dica spesso ai fratelli che dovr\u00e0 il Signore (il Maestro immagina che il Signore gli abbia dettata la Regola, ndA) la dignit\u00e0 a colui che abbia incitato a farlo con la sua santa condotta. Quando dunque l\u2019abate vedr\u00e0 tutti i fratelli anelanti per questa sete di onori, scruti con occhio attento chi risulta pi\u00f9 bravo in questa gara di osservanza\u201d (R.M. cap. 93 verso la fine).<br \/>\nQuale e quanto profonda sia la sua coscienza della funzione educativa, si pu\u00f2 dedurre dal suo comportamento nei casi nei quali \u00e8 costretto a infliggere la scomunica pi\u00f9 grave cio\u00e8 la separazione completa dalla vita della comunit\u00e0: \u201dil colpevole\u201d, se il rimprovero e l\u2019esortazione non hanno avuto effetto, \u201cse al 3\u00b0 giorno, all\u2019ora nona non abbia voluto dare soddisfazione all\u2019abate, messo in prigione, venga battuto a vergate fino al sangue e, se vorr\u00e0 l\u2019abate, venga espulso dal monastero\u201d (R.M. cap. 13).<br \/>\nAssai diverso \u00e8 in questi casi il comportamento dell\u2019abate di S. Benedetto: se l\u2019abate personalmente\u00a0 deve interrompere ogni contatto diretto con il punito per non togliere efficacia, gi\u00e0\u00a0 all\u2019origine, alla punizione, per\u00f2 non lo abbandona; ma dispone che \u201canziani sapienti fratelli\u201d (seniores sapientes fratres) in apparenza trasgredendo la severa disposizione (quasi secreta) di rivolgergli la parola, lo assistano \u201caffinch\u00e9 non soccomba alla tremenda tristezza e lo inducano alla sottomissione\u201d( R. B. c. 27); se persiste nel suo atteggiamento ribelle, l\u2019abate ricorra al mezzo pi\u00f9 efficace (quod maius est) cio\u00e8 alla preghiera sua e di tutta la comunit\u00e0, affinch\u00e9 il Signore, che pu\u00f2 tutto, operi la salvezza del fratello malato (c. 28 ); se resiste anche alla ispirazione divina, l\u2019abate, che come medico sapiente \u00e8 ricorso a tutti i mezzi per ottenere la guarigione, usi alla fine il bisturi (ferrum abscissionis) espellendolo dal monastero, affinch\u00e9 \u201cuna pecora infetta non contamini tutto il gregge\u201d (R. B. c. 28).<br \/>\nL\u2019abate deve amare tutti i fratelli ugualmente, senza nessun personalismo, \u201calmeno che qualcuno non lo abbia trovato migliore nell\u2019opere buone\u201d: il Maestro non conosce nemmeno la parola amore, anzi ha verso il fratello un atteggiamento di diffidenza, preoccupandosi solo di non rimanere vittima della sua furbizia (cap. 69: \u201cdei fratelli infermi\u201d).<br \/>\nCredo che non occorra nemmeno dire che solo nella R. B. si ritrova il modello delineato nel 2\u00b0 capitolo comune: p. A. de Vogu\u00e9\u00a0 ha sintetizzato tutto questo affermando che, se ci interroghiamo quale sia l\u2019abate nelle due Regole, dobbiamo rispondere che \u00e8 uguale; se invece ci domandiamo come agisce, dobbiamo rispondere che ognuno si comporta a suo modo, naturalmente non si spinge fino ad affermare che solo San Benedetto ripropone il modello del c. 2, ma non credo che abbia motivi per dissentire (10).<\/p>\n<p>Conclusione<br \/>\nAllora, se anche le idee della parte comune sono di S. Benedetto, bisogna ammettere la sua completa indipendenza dal Maestro. Questo non esclude che tutta o parte della R. M. sia anteriore, anche se \u00e8 ancora da dimostrare: se si portano infatti motivi per affermarla, ve ne sono altri, forse pi\u00f9 convincenti, che la rendono improbabile.<br \/>\nComunque se, affermata l\u2019indipendenza di San Benedetto a qualcuno ancora interessa la ricerca, potrebbe avere buone motivazioni, l\u2019importante \u00e8 che non si continui a diffondere una teoria infondata e cessi la gara tra chi trovi pi\u00f9 difetti in questa Regola, unica e sempre ammirata,\u00a0 arrivando persino alla distorsione delle sue disposizioni: recentemente il superiore di una piccola comunit\u00e0 religiosa, voleva sapere se era vero che S. Benedetto proibisce la lettura del libro dei Re!<\/p>\n<p>1-S.GregorioMagno,Dialoghi,n.36.<br \/>\n2-Regola del\u00a0 Maestro, traduzione italiana a cura di M. Bozzi-Grilli, Vol. 1, introduzione , p. 9.<br \/>\n3-P. A. Genestout, La Regle du Maitre et de S.Benoit, in R\u00a0A\u00a0M\u00a0 21, 1940.<br \/>\n4-Acta, Celebrazioni benedettine 1999-2001, p. 125, Subiaco.<br \/>\n5-P.A. de Vogu\u00e8, La Comminaut\u00e9 et l\u2019abb\u00e9 , pp. 28-29.<br \/>\n6-B. Ciocari, La Regola di S. Benedetto non dipende da quella del Maestro, in Aequa, n. 18\/2004, p. 16.<br \/>\n7-G. Penco,\u00a0 S. Benedicti Regula, p..XXXIX., Firenze 1970.<br \/>\n8-Traduzione italiana R. M. op. cit. , vol. 2, p. 18.<br \/>\n9-P.Vogu\u00e9, La Regle de S. Benoit, Commento, vol. 1 p. 54, Les editions du cerf , Paris 1972. J.Mc Cann, The rule of\u00a0 the master\u00a0.<br \/>\n10-P.Vogu\u00e9, Commento dottrinale Regola di San Benedetto, traduzione italiana, Edizioni Messaggero, Padova, Monaci di\u00a0 Praglia, p. 109.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA REGOLA DI S. BENEDETTO di Bernardino Ciocari La Regola di S. Benedetto \u00e8 una composizione dall\u2019apparenza tanto modesta, che non c\u2019\u00e8 da meravigliarsi se qualcuno ha dichiarato di non&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-1949","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-pillole-di-aequa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1949","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1949"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1949\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1950,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1949\/revisions\/1950"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1949"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1949"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1949"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}