{"id":1965,"date":"2014-01-08T18:03:33","date_gmt":"2014-01-08T17:03:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=1965"},"modified":"2014-01-08T18:03:33","modified_gmt":"2014-01-08T17:03:33","slug":"fra-modesto-da-roviano-esempio-di-santita-barocca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/fra-modesto-da-roviano-esempio-di-santita-barocca\/","title":{"rendered":"FRA\u2019 MODESTO DA ROVIANO, ESEMPIO DI \u201cSANTITA\u2019 BAROCCA\u201d"},"content":{"rendered":"<p>FRA\u2019 MODESTO DA ROVIANO,<br \/>\nESEMPIO DI \u201cSANTITA\u2019 BAROCCA\u201d<\/p>\n<p>di Boris Tacchia<\/p>\n<p>Uno degli aspetti pi\u00f9 rilevanti dell\u2019et\u00e0 della Controriforma \u00e8 costituito dalla ridefinizione dei modelli di santit\u00e0 in relazione alle tendenze di fondo operanti nella Chiesa ed al rapporto che essa intendeva stabilire con la societ\u00e0. Questo processo, lungi dall\u2019essere soltanto frutto di una elaborazione e di un\u2019imposizione di schemi prodotti a livello istituzionale, \u00e8 stato soprattutto il culmine di un\u2019evoluzione dei valori e delle rappresentazioni religiose che, gi\u00e0 dall\u2019et\u00e0 medievale, aveva investito un\u2019Europa in preda a grandi sconvolgimenti politici ed economici.<br \/>\nIn questi termini parlare di \u201csantit\u00e0 barocca\u201d significa parlare di \u201cmentalit\u00e0 barocca\u201d: osservando la prima possiamo capire le dinamiche culturali che, dall\u2019inizio del Quattrocento fino agli inizi del Seicento, hanno portato al cambiamento del sistema di riferimento proprio dell\u2019intera societ\u00e0 occidentale. In questo senso \u201cil santo\u201d, in quanto catalizzatore ideale di valori positivi, pu\u00f2 servire allo storico, come anche al sociologo o all\u2019antropologo, come importante strumento di\u00a0 analisi culturale.<\/p>\n<p>Come diventare santi<br \/>\nDopo il Concilio di Trento, con l\u2019inizio dell\u2019et\u00e0 della confessione forzata, della disciplina e della capillare evangelizzazione, soprattutto nelle campagne, si avvi\u00f2 anche un\u2019opera di precisazione dei presupposti che permettevano l\u2019avvio del processo di canonizzazione, delle qualit\u00e0, cio\u00e8, che bisognava avere per essere considerati \u201csanti\u201d ( cfr. la costituzione Coelestis Hierusalem di Urbano VIII, 1634).\u00a0 Fondamentali erano: la purezza della dottrina &#8211; da verificarsi negli scritti del canonizzando che dovevano essere esenti da qualsiasi errore pubblicamente non ritrattato -, l\u2019esistenza di una legittima fama di santit\u00e0 &#8211; che aveva origine in una vita integra, illustrata di virt\u00f9 eroiche e dal compimento di miracoli -, l\u2019assenza di un culto indebito prima della proclamazione romana.<br \/>\nIl santo, pi\u00f9 che un taumaturgo, doveva essere un personaggio caratterizzato dalla vita virtuosa e dai miracoli compiuti non in ragione del suo culto ma come prova della grazia particolare in suo possesso. Tra le varie virt\u00f9 da avere in vita, sottolineata maggiormente dalla Chiesa cattolica dopo la frattura con i protestanti, c\u2019era quella della totale adesione all\u2019ortodossia dottrinale.<br \/>\nCi\u00f2 che qualificava il raggiungimento della santit\u00e0 in modo preciso era, per\u00f2, l\u2019esercizio in grado eroico delle virt\u00f9 stesse i cui elementi caratterizzanti possono essere facilmente rintracciabili. Tra essi emerge in modo netto il disprezzo del mondo, considerato come dominio di Satana, dal quale, per raggiungere la salvezza, il santo vuole allontanarsi radicalmente, non solo rifuggendo ad ogni pur innocente forma di piacere mondano, ma sottraendosi ad ogni collegamento con la terra. In questo contesto si spiega l\u2019atteggiamento negativo verso il corpo, considerato come luogo di possibile tentazione e quindi oggetto di particolari mortificazioni e discipline. In alcuni santi, queste ultime raggiungono persino la ricerca di forme dolorose di penitenza; in altri si limitano invece ad un annullamento di s\u00e9 nella totale dedizione all\u2019assistenza caritatevole verso le forme abbiette e ripugnanti della povert\u00e0.<br \/>\nIn molti casi l\u2019esperienza principale della vita di un santo era il suo cammino mistico, iniziato con la negazione iniziale dell\u2019Io, nella convinzione della nullit\u00e0 della creatura di fronte a Dio, pieno di incognite e tormenti, e che porter\u00e0 alcuni (Teresa d\u2019Avila o Giovanni della Croce) a quella impresa grandiosa che \u00e8 il contatto con il sovrannaturale: un contatto che non produce soltanto visioni, illuminazioni, estasi, ma giunge in alcuni casi all\u2019unione spirituale dell\u2019anima con Dio. L\u2019ideale eroico della santit\u00e0 non \u00e8, per\u00f2, solo abbandono del mondo ma anche trionfo della \u201cvera Chiesa\u201d attraverso l\u2019opera di evangelizzazione e conversione: di qui la prontezza al combattimento per la fede, l\u2019obbedienza, lo spirito di sacrificio e di missione, il martirio.<br \/>\nTra i nuovi santi molti saranno, infatti,\u00a0 i missionari, i\u00a0 religiosi\u00a0 impegnati nella\u00a0 salus animarum (Carlo Borromeo) e soprattutto, in base al rinnovato e riordinato assetto ecclesiastico,\u00a0 i fondatori di istituti educativi o assistenziali (A. Merici) piuttosto che di veri e propri ordini religiosi (Ignazio di Loyola).<\/p>\n<p>Fra\u2019 Modesto un \u201csanto barocco\u201d<br \/>\nSe volessimo scorrere le cronache cittadine, gli annali degli ordini religiosi, i documenti relativi ai processi di canonizzazione, troveremmo, per usare le parole della Zarri: \u201cuna costellazione di carismatici, designati, senza alcun riferimento a un riconoscimento istituzionale, col nome di beati\u201d. Alcuni di questi raggiungeranno una maggiore notoriet\u00e0 e per essi si manifester\u00e0 l\u2019avvio di un processo cultuale, approvato o respinto dalla chiesa, mentre ancora viventi, altri vengono invece negati come falsi santi.<br \/>\nIn questo firmamento di personaggi eccezionali per vita o per fama, ci si imbatte alcune volte in stelle solitarie che, sebbene abbiano perso la loro luce precocemente, mandano ancora dei flebili segnali. E\u2019 questo il caso di Fra\u2019 Modesto da Roviano, un cappuccino laico vissuto alla fine del 1500. Giovanni Flavio, questo il suo nome secolare, aveva vissuto invece una vita in odore di santit\u00e0 rispettando tutti quei \u201ccanoni barocchi\u201d visti sopra.<br \/>\nAll\u2019et\u00e0 di ventitre anni era entrato nell\u2019ordine in seguito ad un\u2019esperienza mistica &#8211; per tutta la vita, avrebbe continuato ad avere visioni, estasi e soprattutto rivelazioni \u2013 e si era distinto soprattutto per le opere caritatevoli, per le inimmaginabili penitenze cui si sottoponeva e per le guarigioni miracolose che aveva compiuto. La sua fama si era subito diffusa e molte persone, tra cui alcuni esponenti della nobilt\u00e0 romana e del clero (il cardinale Brancaccio di Viterbo), gli erano fedeli devoti. Aveva anche scritto molto, soprattutto in materia di fede, e, per le sue teorie sull\u2019Immacolata Concezione di Maria, era stato condannato dal Tribunale della Santa Inquisizione e mandato in esilio a Colonia. Tornato in Italia, nel convento dei Cappuccini a Campli continu\u00f2 la sua vita frugale e penitenziale fino al 1654, anno della sua morte.<br \/>\nNel 1662 fu istituito, ironia della sorte, dai Cappuccini de L\u2019Aquila un \u201cProcesso sulle eroicit\u00e0 delle sue virt\u00f9\u201d, di cui gli atti dovevano poi essere trasmessi alla Provincia romana \u201cad omnem meliorem finem\u201d. Se furono spediti e se a Roma siano mai giunti \u00e8 ancora oggetto di ricerca negli Archivi.<\/p>\n<p>DALLA NASCITA AL NOVIZIATO<\/p>\n<p>\u201cIo fra Modesto da Ruviano laico Cappuccino confesso che questo manoscritto \u00e8 stato composto et scritto da me, manopropria\u201d (Aut.). In questo modo inizia l\u2019Autobiografia di\u00a0 Frate Modesto da Roviano, al secolo Giovanni Flavio. Scritta probabilmente intorno 1630 per ordine del suo Superiore provinciale (4) ed in presenza di altri due confratelli, Giacomo da Prossedi, predicatore e Giovanni Battista da Manoppello, sacerdote, questa opera ci offre la possibilit\u00e0 di conoscere direttamente le persone e gli avvenimenti che ebbero a che fare con questo singolare uomo religioso.<br \/>\nGiovanni nasce nel 1580 a Roviano, piccolo centro abitato \u201csotto la Diocesi di Tivoli\u201d, da Astolfo Flavio e Santa. L\u2019archivio parrocchiale, purtroppo, non pu\u00f2 offrirci nessuna conferma di questo evento dato che, durante la peste del 1653, tutti i registri di nascita, insieme a quelli di morte e dei matrimoni, furono bruciati (5).<br \/>\nUna famiglia Flavio, comunque, sembra aver abitato realmente a Roviano nella seconda met\u00e0 del Cinquecento ed alcune fonti storiche lo accerterebbero. Un lodo di pacificazione del 20 dicembre 1565 tra Muzio Colonna, barone del luogo, ed i rovianesi, ad esempio, reca la firma di un Giovanni Flavio, massaro eletto dal popolo. L\u2019atto, pubblicato l\u2019anno successivo a seguito di una sommossa popolare, doveva servire a placare una situazione divenuta incandescente a seguito delle modifiche dello Statuto Comunale che i Colonna apportavano arbitrariamente gi\u00e0 da alcuni anni.<br \/>\nLa prima di queste modifiche avvenne nel 1542 anno in cui, approfittando della situazione di confusione creata dall\u2019abbattimento delle mura del castello ad opera di Pier Luigi Farnese, Alfonso Colonna ruppe un patto di tre secoli con i suoi vassalli con l\u2019intento di diminuire il loro potere politico. Suo figlio Muzio, tra il 1565 e il 1579, non fece altro che continuare l\u2019opera iniziata dal padre alterando nuovamente lo Statuto per giustificare l\u2019aumento arbitrario delle tasse e incamerare molti terreni di possidenti locali.<br \/>\nLa reazione non si fece attendere e fu tanto decisa da costringere il barone a lamentarsi direttamente a papa Pio V invocando un soccorso per porre fine alle continue \u201cmolestationes, vexationes, inquietationes, perturbationes ac impedimenta\u201d di cui era oggetto da parte dei suoi vassalli. Alla rivolta sociale si aggiunse anche la rivolta politica e la rottura con i Colonna fu talmente profonda da portare la popolazione ad eleggere come Consiglio generale autonomo la chiesa arcipretale.<br \/>\nUna parte dei vassalli resistette addirittura in armi contro Muzio, arroccandosi nel piccolo castello di Rubianellum, piccolo centro adiacente a Rubianum Maius (l\u2019attuale Roviano), e comp\u00ec vere e proprie azioni militari (dal principe definite banditesche) contro i Colonna e contro le famiglie che appoggiavano, per tornaconto personale, la politica baronale come ad esempio i Parisi, colpevoli di aver sottratto \u201catti e documenti comunali importanti\u201d ed averli spediti al barone.<br \/>\nLa cose peggiorarono ancora quando le finanze dei Colonna entrarono in crisi e costrinsero la famiglia all\u2019ipoteca dello stesso castello e alla vendita al principe Massimo di Arsoli, per soli 320 scudi, dell\u2019enorme terreno, oltre 100 ettari, di Trefiumana. In questa situazione si capisce come la distruzione del castello di Rubianellum e la conseguente possibilit\u00e0 di appropriarsi di tutti i beni dei \u201c vassalli ribelli\u201d diveniva, per Muzio Colonna, una priorit\u00e0 (6).<br \/>\nIn suo aiuto venne un altro papa, Sisto V. Salito sul soglio pontificio nel 1585, il papa famoso per la sua opera di riorganizzazione statale e che, secondo il Belli, \u201cnun la perdon\u00f2 neppur\u2019a Cristo\u201d, promulg\u00f2, nello stesso anno, delle severissime leggi contro il banditismo: pena di morte per quanti portassero armi corte e per nobili e ambasciatori che avessero usato il diritto di asilo verso i banditi, ostacolando le azioni di polizia. Non erano certo solo proclami; il giorno della sua incoronazione, infatti, pendevano impiccati a ponte S. Angelo quattro giovani perch\u00e9 trovati in possesso di armi (7). Le leggi furono applicate tanto rigorosamente e capillarmente che Marforio e Pasquino cos\u00ec commentavano l\u2019operato del papa:<br \/>\nMORFORIO<br \/>\nCome si potr\u00e0 vivere,\u00a0 Pasquino, con le vettovaglie tanto rincarate per le gabelle imposte da Sisto?<br \/>\nPASQUINO<br \/>\nE chi ti ha detto che si debba vivere sotto Sisto? Un po\u2019 per volta non si deve morire tutti impiccati?<br \/>\nMuzio colse la palla al balzo. Chiese ed ottenne l\u2019aiuto di alcune famiglie nobili locali, il benestare del papa e mise in pochi giorni a ferro e fuoco il castello sbaragliando gli assediati. Chi non fu impiccato venne accusato di tradimento e privato di tutti i beni.<br \/>\nLa cosa interessante per la nostra ricerca \u00e8 che tra i ribelli, probabilmente, potrebbe esserci anche il padre del futuro Frate Modesto, Astolfo, che forse si era unito alla rivolta dopo che, a causa della nuova politica dei Colonna, si era visto privato ingiustamente di una eredit\u00e0 di duemila scudi.<br \/>\nCos\u00ec scrive Fra\u2019 Modesto nell\u2019Autobiografia : \u201c\u2026 del mio Padre non ho avuto cognitione, ma come per sogno me rencordo\u2026essendo che nostro padre liticava con il padrone del castello, una eredit\u00e0 di domila scudi et gi\u00e0 aveva avuto due sentenzie in favore per tale lite stava molto disgustato con detto signore. In tal tempo nostro padre fece un errore, et fatto contumace, morse in Roma per la qual morte detto signore non solo si impadron\u00ec dell\u2019eredit\u00e0, ma ci lev\u00f2 quanto possedevamo, che era quasi altrettanto, et cavatoci di casa, ci fu necessario andare a casa pigione\u2026\u201d(Aut.).<br \/>\nAstolfo Flavio, quindi, dopo aver fatto, probabilmente, \u201cl\u2019errore\u201d di unirsi alla ribellione ed essere stato sconfitto, fu costretto a fuggire \u201ccontumace\u201d a Roma dove mor\u00ec alcuni mesi dopo. Muzio lo accus\u00f2 di tradimento ed in base al Cap. XXXVIII dello Statuto di Roviano confisc\u00f2 tutti i suoi beni e la dote della moglie, per il reato commesso dal marito.<br \/>\nRidotta in povert\u00e0 la famiglia Flavio si arrangi\u00f2 come pot\u00e9. Santa, Giovanni e il suo fratello maggiore dovettero provvedere alle necessit\u00e0 di tutti: \u201crestando vedova con due figlioli due mascoli et due femine, fossimo allevati sopra le sue fatighe. Non havendo noi da poterci sostenere, un mio fratello maggiore et io andammo alla porta di detto Signore per l\u2019elemosina, et detto mio fratello lo serviva et io li facevo delli servitii et cos\u00ec ci allevassimo\u201d(Aut.).<br \/>\nIntorno al 1590, a seguito di una tremenda carestia che colp\u00ec la Valle dell\u2019Aniene, la famiglia si trasfer\u00ec a Roma. Non sappiamo come, ma il piccolo Giovanni attir\u00f2 l\u2019attenzione del segretario del Principe di Venafro, S.E. Don Michele Peretti, che lo assunse come aiutante e lo aiut\u00f2 mandandolo \u201ca scola di scrivere\u201d. Il periodo romano viene descritto come pieno di vizi e peccati, secondo uno stilema tipico dell\u2019autobiografismo francescano che trova le sue origini proprio nel Testamento di san Francesco d\u2019Assisi (8).<br \/>\n\u201cMa in questa vita cos\u00ec cattiva sempre sentiva uno stimolo al timor di Dio che mi faceva far molti proponimenti boni di emendatione et molte volte facevo voto di non offendere Dio per molti mesi\u201d(AM). Questo sentimento delle colpe commesse e del peccato avr\u00e0 sempre un posto centrale nell\u2019esperienza spirituale del futuro frate ed ebbe il suo peso anche quando, a seguito di un errore di cancelleria (un indirizzo sbagliato su una pratica), entr\u00f2 in crisi. Il segretario lo tratt\u00f2 con estrema durezza e il giovane Giovanni decise di cambiare vita.<br \/>\nSi rec\u00f2 pellegrino per due volte \u201cin un cancello di vigna fuor di Porta Portese dove era una immagine della Madre di Dio che faceva miracoli\u201d(Aut.) e durante il ritorno dalla seconda visita, presumibilmente nel 1601, in mezzo al tumulto degli altri devoti, Giovanni Flavio ebbe la prima delle sue esperienze mistico &#8211; visionarie. Cos\u00ec la descrive, in maniera dettagliata, egli stesso:<br \/>\n\u201cParse tempo al benigno Dio di levarmi dal secolo et mi us\u00f2 una gratia singolare\u2026nel tornare a casa io mi sentii tirare tutto lo mio spirito da un raggio di luce verso del Cielo et questo raggio era evidente al mio spirito, et mi trasse il capo all\u2019in su per la violenza del raggio et in questo mi fu dichiarato et visto in spirito dove stava la Madre di Dio vera la su nel Paradiso et lei era quel che operava le gratie nell\u2019imagine et questa dichiaratione mi lev\u00f2 la divotione cieca che io avevo nelle figure, et alle Chiese dove che io non curavo pi\u00f9 l\u2019andar fuori di casa n\u00e9 a visitar pi\u00f9 immagini della Madonna n\u00e9 d\u2019altro santo, essendo che dove volevo l\u00ec trovavo la vera Madonna; o stando o andando mi levavo verso il cielo il mio spirito, vedevo la Madre di Dio con grandissima devotione et dolcezza\u201d(Aut.).<br \/>\nDegne di rilievo sono la critica al culto delle immagini e la volont\u00e0 di coltivare una fede interiore che prescinda da Chiese e santi. La \u201csuperstizione delle cose esteriori\u201d, come la chiamerebbe Erasmo da Rotterdam, viene qui superata grazie ad un esperienza del tutto straordinaria,il rapimento estatico. Con l\u2019\u201cilluminazione\u201d Giovanni riesce comprendere che, in realt\u00e0, non sono le immagini in s\u00e9 a produrre miracoli, come aveva sempre creduto, ma la grazia di Dio, o in questo caso la Madonna, che opera nei fedeli direttamente.<br \/>\nQuesta visione, come le altre che seguiranno, si attengono ad un modello canonico riconosciuto dalla Chiesa, anche se con molte riserve, e teorizzato da Giovanni della Croce (1542-1591) proprio in quegli anni. L\u2019esistenza delle \u201ccontemplazioni infuse\u201d, vale a dire la conoscenza delle verit\u00e0 della fede attraverso semplici ed\u00a0 intuitive visioni ricevute direttamente per intervento divino, si era ormai affermata all\u2019inizio del Seicento attraverso la cosiddetta \u201cteologia mistica\u201d e aveva avuto esponenti di primo piano in Santa Teresa d\u2019Avila.<br \/>\nComunque, dal momento della sua prima \u201ccaduta\u201d, Giovanni Flavio cominci\u00f2 il suo cammino spirituale attraverso un sentiero fatto di continui rapimenti estatici e rivelazioni. La \u201cluce divina\u201d, che Dio gli aveva concessa come grazia, gli mostr\u00f2 subito in quale situazione di peccato egli vivesse, \u201cl\u2019incanni del mondo et il mio miserabile stato di dannatione\u201d(Aut.).<br \/>\nDapprima pens\u00f2 di prendere moglie e farsi una famiglia ma poi cap\u00ec che, se voleva veramente fare penitenza dei propri peccati, doveva farsi religioso. In preda a mille dubbi e poich\u00e9 \u201cnon haveva fermo il pensiero a niuna Religione\u201d chiese consiglio a molti suoi amici. La soluzione al problema venne dall\u2019Alto: \u201cUn giorno mentre me ne stavo in camera con questo pensiero, la Divina luce dichiar\u00f2 che volendo far penitenza della scellerata vita, dovessi andar dove haverebbe avuto meglio comodit\u00e0 di poterla fare, et in quest\u2019atto mi si rappresentorono molte Religioni et la divina luce non volse che a niuna di queste mi applicasse, et mi mese d\u2019havanti la vita Cappuccina; che se volevo fa vera penitenza andasse quivi\u201d(Aut.).<br \/>\nDopo alcune titubanze e frenato dal consiglio di chi era contrario alla sua scelta, si risolse alla fine di chiedere aiuto al segretario del principe Peretti per il quale lavorava. Questi lo raccomand\u00f2 al suo confessore, Padre Maestro Rosato, il quale, non essendo riuscito a distoglierlo dall\u2019idea di farsi frate prefigurandogli la durezza della vita religiosa, lo affid\u00f2 a sua volta a P. Fra Stefano Cecchini Romano presso il convento di San Bonaventura dei Cappuccini di Roma.<br \/>\nNel 1603 Giovanni Flavio venne ammesso nell\u2019Ordine come fratello non chierico e durante il noviziato cambi\u00f2 il suo nome in Modesto da Roviano Castello, anche se, come scrisse in seguito, avrebbe desiderato di chiamarsi di S. Lucia affinch\u00e9 la santa gli custodisse meglio la grazia \u201cvisiva\u201d che aveva ricevuto (9). Scelse di non diventare sacerdote, non impar\u00f2 quindi mai la lingua latina, poich\u00e9 per far penitenza gli bastava \u201cdi haver l\u2019abbito da servo, pur che fusse Cappuccino\u201d(Aut.).<br \/>\nPer cinque mesi dorm\u00ec per terra sulla paglia e si sottopose anima e corpo alle dure regole del sistema penitenziale. Fece veglie di preghiera, lunghi digiuni, mortificazioni fisiche. A differenza di Lutero, per\u00f2, a cui le stesse pratiche si dimostrarono inappaganti ed inutili e servirono soltanto a fargli comprendere l\u2019esigenza di una rigenerazione totale dell\u2019uomo che solo Dio poteva donare, Frate Modesto cos\u00ec commenta la sua esperienza: \u201cPassai l\u2019anno con\u00a0 molto contento et quiete et in ogni cosa ero rinato perch\u00e9 essendo uscito dalla scola dei vitii, et mi vedevo stare nello stato dell\u2019innocenza\u201d (Aut.). Ci\u00f2 nonostante non mancava in lui anche la critica verso chi compiva le stesse pratiche soltanto per abitudine religiosa e senza il necessario stato d\u2019animo.<br \/>\nFu durante questo primo anno di noviziato che \u201ccominci\u00f2 la divina luce a poco a poco ad operare con similitudine chiara; ad inebriarmi lo spirito et sempre ebbi intendimento de scrivere un libro delle materie che io intendevo essendo cose nove non trovate nei libri\u201d (Aut.).<br \/>\nImportante per comprendere la natura e l\u2019origine storica del misticismo di Modesto pu\u00f2 essere l\u2019analisi della prima visione che ebbe in convento.<br \/>\nUna mattina mentre si stava godendo un po\u2019 di sole in giardino, gli si mise a sedere a fianco un chierico che gli lesse un libro in cui era riportato il lamento della Madonna con il Figlio morto tra le braccia. \u201cIo sentii tanto gusto et contento spirituale che li dimandai che libro fosse, mi rispose d\u2019essere il Granata, et se n\u2019ando via\u201d (Aut.). Il maestro, a cui Modesto aveva raccontato tutto, si mise a cercare il libro che, sempre da quanto riportato nell\u2019Autobiografia, fu rintracciato nella biblioteca del noviziato, senza per\u00f2 trovarvi alcun accento a quel lamento. Sembra, quindi, che questo testo ebbe un peso fondamentale nell\u2019esperienze e nella formazione spirituale del frate, tanto pi\u00f9 che egli stesso afferma di aver avuto la spinta decisiva a scrivere ci\u00f2 che lo Spirito Santo gli rivelava, proprio dopo aver letto tale testo.<br \/>\nDi che libro si tratt\u00f2, allora? Cominciamo dall\u2019autore. Sull\u2019identit\u00e0 del misterioso Granata ci possono essere due ipotesi, dato che ci sono soltanto due testi presenti nel convento dei cappuccini appartenenti ad autori il cui nome volgarizzato potrebbe essere simile a questo. La prima \u00e8 che il libro che venne letto a Modesto fosse il Libro dell\u2019orazione e della meditazione del domenicano Luigi da Granada (1505-1588). Questo testo, diffusissimo in tutta Europa e tradotto anche in italiano, fu sospetto all\u2019Inquisizione perch\u00e9 richiamava le teorie degli Alumbrados del XVI secolo, un movimento seguito e conosciuto anche ai tempi in cui visse il nostro frate. A favore di questa ipotesi c\u2019\u00e8 anche il fatto che le pratiche spirituali di Modesto si avvicinano molto a quelle teorizzate dal circolo spagnolo. Questo movimento considerava, infatti, l\u2019orazione mentale come la via principale, pi\u00f9 efficace o esclusiva, verso la perfezione; i fenomeni mistici straordinari (visioni, voci interiori, estasi) segni essenziali di santit\u00e0.<br \/>\nL\u2019altro autore possibile \u00e8, invece, il gesuita Giacomo Granado (1574-1632) , teologo di Siviglia, il cui Trattato sull\u2019Immacolata concezione fu pubblicato nel 1617. A lui Modesto si sarebbe potuto ispirare, oltre che per le sue future speculazioni sul tema dell\u2019Immacolata, su cui scriver\u00e0 un trattato omonimo, anche per il modo di vivere basato sulla santit\u00e0 e sulle penitenze sull\u2019esempio degli anacoreti. Le \u201cmaterie nove\u201d di cui Fra\u2019 Modesto venne a conoscenza furono effettivamente molte e, nella forma in cui furono rivelate al frate, davvero originali.<\/p>\n<p>CONTEMPLAZIONI INFUSE<\/p>\n<p>\u201cSe io volessi scrivere tutte le gratie che io ho ricevute et spesso ricevo bisognerebbe fosse un gran volume, ma io vi metter\u00f2 solo le pi\u00f9 segnalate\u201d(Aut.). Cos\u00ec Fra\u2019 Modesto inizia la parte della sua Autobiografia riguardante le sue \u201cinnovative\u201d elaborazioni teologiche.<br \/>\nPer primo espone proprio il tema pi\u00f9 controverso di tutto il suo pensiero, quello che lo porter\u00e0 al processo per eresia nel 1641 e alla seguente condanna da parte del tribunale della Santa Inquisizione: l\u2019Immacolata Concezione di Maria.<br \/>\nUna notte, a Roma, si trovava in chiesa a pregare\u00a0 e si attard\u00f2 pensando \u201ccosa fusse concezione di Maria, essendo che la mia ignorantia non sapevo capire questo misterio\u2026che\u00a0 chiedendo a molti Predicatori niuno mi diede soddisfattione per non essere capace del lor dire \u201d (Aut.).<br \/>\nLa risposta al suo interrogativo venne in seguito ad rapimento mistico per mezzo del quale gli fu possibile<br \/>\nessere presente al momento stesso del concepimento di Maria da parte di Gioacchino ed Anna: \u201cViddi in modo chiaro et vero come fu operato questo misterio nel ventre di Anna. Io viddi unione fatta tra Gioacchino et Anna; viddi la materia che da tal unione deriv\u00f2; preparata che fu questa materia, vedo uscire Dio benedetto con l\u2019anima di Maria nelle sue potenti braccia et arrivato al loco dove era preparata la materia si ferm\u00f2, et qui sentii che voleva solo liberare dal peccato originale non dovevano di quella materia formare il corpo e porvici l\u2019anima, ma con la sua potenza operasse nelle viscere di Anna pura materia di sangue sopra formare\u00a0 il corpo et informarvi l\u2019anima cos\u00ec io viddi che Dio passo havanti con l\u2019anima di Maria non lasciandola n\u00e9 posandola fin che non si fosse formata la materia di nuovo nelle viscere di Anna. Nel formare il corpicciolo della Vergine, l\u2019Eterno Padre tenne il modo che tenne in formar Eva.\u00a0 Ritrovandosi la virt\u00f9 divina nelle viscere di Anna, nella quale fu spurgato il seme di Gioacchino e di essa Anna, fu subito con molta diligenza da essa virt\u00f9 divina separato il puro et incorrotto seme di Anna da quello di Gioacchino, et fatta questa separazione, l\u2019Eterno, con la sua potentia, diede virt\u00f9 alla gratia dello Spirito Santo, che generasse in quel seme la Vergine\u201d(Aut.). Gioacchino \u00e8, quindi, soltanto il padre putativo di Maria, concepita per opera dello Spirito Santo e per questo esente dal peccato originale.<br \/>\nRiguardo a questa sua teoria Fra\u2019 Modesto chiese il parere di alcuni teologi \u201cufficiali\u201d di sua conoscenza ma incorse solo in feroci critiche, soprattutto da parte dei domenicani. Anche molti \u201cletterati\u201d si meravigliavano che un ignorante come lui potesse affermare con tanta convinzione cose che neanche i santi ed i dottori avevano osato proferire.<br \/>\nScoraggiato da tante critiche arriv\u00f2 alla conclusione pi\u00f9 logica: se Dio non poteva sbagliare, dato che era Lui ad avergli fatto vedere la verit\u00e0, erano i teologi cattolici ad essere dalla parte del torto. \u201cI nostri Teologi studiano diversa Teologia da gl\u2019altri, poich\u00e9 nessuno de gl\u2019altri mi contraddiceva alle mie cose, ma li confermavano et accettavano, e solo li nostri mi contraddicevano, m\u2019attraversavano e biasimavano la Dottrina, che il Signore si era compiaciuto di comunicarmi\u201d; \u201c\u2026e di pi\u00f9; f.Modesto affermava che un Religioso d\u2019altra Religione gl\u2019haveva detto, che se alcuno voleva contraddire a questa sua intelligenza, che sarebbe proceduto da ignoranza, o da passione, o da invidia, con che trattava tutti li mostri Teologi da ignoranti, da invidiosi, e da appassionati\u201d(AM).<br \/>\nDel resto l\u2019Immacolata Concezione di Maria non era ancora un dogma per la chiesa cattolica, lo sar\u00e0 a partire dal 1854 ad opera di papa Pio IX, e le discussioni intorno al problema si trascinavano ormai da molti secoli raggiungendo una violenza inaudita quando francescani e domenicani vennero a rappresentare rispettivamente la tesi immaculista e maculista. Le loro dispute furono tanto accese da costringere, nel tempo, pi\u00f9 di un papa a prendere delle serie contromisure al problema. Sisto IV, ad esempio, con due bolle pontificie Cum praexcelsa , del 1477, e Grave nimis , del 1483, viet\u00f2 ogni discussione riguardo all\u2019Immacolata e un analogo provvedimento venne preso quasi cinquanta anni dopo da Paolo V.<br \/>\nAl tempo di Fra\u2019 Modesto, quindi, in molti si chiedevano ancora quale fosse la verit\u00e0 sul concepimento di Maria nonostante nella sesta sessione del Concilio di Trento (1546) non mancarono coloro che si appellarono alla definizione dogmatica dell\u2019Immacolata Concezione. Dal momento, per\u00f2, che il Concilio era stato indetto per contrastare tesi eretiche dell\u2019epoca, fu scartata l\u2019ipotesi della definizione e fu deciso di aggiungere al decreto sulla universalit\u00e0 del peccato originale, la seguente dichiarazione: \u201cDichiara tuttavia questo santo Sinodo che non \u00e8 nelle intenzioni di comprendere nel decreto relativo al peccato originale la Beata e Immacolata Vergine Maria, Madre di Dio, ma che sono da osservarsi le Costituzioni di papa Sisto IV sotto le pene contenute in esse e che vengono rinnovate\u201d.<br \/>\nLa luce divina mostr\u00f2 al frate anche le differenze che intercorrono nel concepimento dei tre pi\u00f9 importanti personaggi \u201cumani\u201d del Nuovo Testamento, Ges\u00f9, Maria e S. Giovanni Battista, onde evitare che si creasse in lui confusione in merito al ruolo ricoperto da ognuno di essi in rapporto alla redenzione dell\u2019umanit\u00e0. \u201cNell\u2019Incarnatione non ci fu opera humana, ma tutta divina. Nella Concezzione della Madonna vi fu opera humana, ma di questa Dio non si serv\u00ec. Nella santificazione del Battista vi fu opera humana et in quella fu formato il gran Battista, incorrendo nell\u2019original peccato\u2026nella Incarnatione del Verbo vi si adopr\u00f2 tutto Dio, in far l\u2019opera della Concezzione, vi si adopr\u00f2 tutto il braccio di Dio, et nella santificatione tutta la mano di Dio. Cos\u00ec l\u2019una persona \u00e8 maggiore dell\u2019altra, cos\u00ec le loro concezzioni dovevano essere differenti modo operate\u2026L\u2019adoprarse tutto Dio nell\u2019Incarnatione fu perch\u00e9 non volse che in detta opra vi si accostasse atto humano ma tutta l\u2019opra divina, nella Concezzione vi era concorso l\u2019huomo et liberato dal pericolo vi solev\u00f2 il braccio perch\u00e9 l\u2019opera del braccio preserva quella cosa che tiene sopra di esso non tocchi terra acci\u00f2 la terra non la venga a macchiare. Nella santificatione vi volse la mano l\u2019operatione della quale \u00e8 il rilevar una cosa cascata in terra, qual terra l\u2019ha macchiata. Queste tre opere hanno questo nome: liberata, preservata et rilevata: liberata da ogni atto humano, preservata dal pericolo dell\u2019atto humano e rilevata dalla caduta dell\u2019atto humano\u201d (Aut.).<br \/>\nPer quanto riguarda le altre \u201crivelazioni divine\u201d\u00a0 Frate Modesto vide la concezione del Verbo, l\u2019assunzione corporea di Maria in Cielo, la vita di Cristo \u201cin tutti i Misteri, tanto gaudiosi, come dolorosi et gloriosi io sono stato presente come realmente successero, et con tale intendimento che ho visto patire il benedetto Signore prima in tutte le potenzie e parti dell\u2019anima, che sono dodici, come anco nelli dodici membri del corpo\u201d(Aut.).<br \/>\nQuesta teoria delle dodici parti del corpo e dell\u2019anima viene usata dal frate anche quando parla di una grazia particolare che Dio gli ha donato, quella di vedere negli esseri umani non soltanto l\u2019aspetto esteriore ma anche quello interiore: \u201cio vedo tutti gli membri di esso huomo interno meglio che non veggo quelli dell\u2019huomo esterno. In questo huomo interno si trova tutta la sapienza et per mezzo di esso si viene ad intendere al\u00a0 tutto\u2026dodici sono li membri interni et dodici sono li sterni; in ogni loro operatione vi concorrono tutti per farla con ogni perfettione. Li membri interni sono questi: Concupiscibile, Irascibile, Rationale, Memoria, Intelletto, Volont\u00e0, Raggione, Amore, Affetto, Conscienza, Liberarbitrio, Essentia dell\u2019Anima. Li membri dell\u2019huomo esterno sono: Piedi, Capo, Mani, Faccia, (?), Lingua,Naso, Occhi, Orecchie, Capo, Cuore et Essentia dell\u2019huomo\u201d (Aut.).<br \/>\nLa luce divina gli concesse inoltre di assistere alla caduta degli angeli ribelli, di vedere come le anime si ricongiungeranno ai corpi alla fine dei tempi, di vedere come la Ss. Trinit\u00e0 appare ai beati nel paradiso e \u201ccome li notrisce\u201d e come appaiono \u201cli quattro effetti principali che Dio mostra alle anime del cielo e cio\u00e8 splendore, bellezza, dolcezza et ricchezza\u201d (Aut.).<br \/>\nSorprendente anche l\u2019illuminazione sulla passione di Cristo. \u201cGies\u00f9 Christo ha sofferto due passioni per sodisfare alla divina giustizia per il genere humano, quale si \u00e8 fatta sopra di due monti et sopra di essi si \u00e8 versato sangue et questa \u00e8 la raggione, che in tutta la Scrittura non si fa mensione di sangue altro che sopra li due monti. Sopra del Monte Oliveto si soddisfece a tutti li peccati dell\u2019huomo interiore et qui pat\u00ec l\u2019anima santissima di Gies\u00f9\u2026sopra il Monte Calvario si soddisfece il corpo et fu crocifisso; qui tutto fu in sustanza, et l\u00e0 tutto fu in materia, qui corporale et l\u00ec spirituale\u201d (Aut.).<br \/>\nSignificative sembrano anche la sua notazione sull\u2019eucarestia (\u201cquesta Divina Luce mi ha dichiarato la grandezza delli sacerdoti, et come fanno calare Dio nell\u2019ostia, per la quale cosa io non posso vedere che il sacerdote tocchi altra cosa con quelle mani nelle quali risiede Dio ascoso sotto gl\u2019accidenti del pane, che se stassi a me, nemmeno il mangiare vorrebbe che facesse, et le sue mani mai vorrebbe che fussino viste salvo che nel alzar l\u2019ostia\u2026questo divino sacramento \u00e8 paradiso in terra alli giusti. Gl\u2019effetti che causa Dio in cielo alli beati, causa il sacramento in terra alli giusti\u201d (Aut.) ) e sulla caduta dell\u2019uomo (\u201cEssendo che tutta la fabbrica dell\u2019huomo \u00e8 posta sopra sette colonne, che sono le sette parti principali dell\u2019anima, et havendo cognitione il Nemico delli loro oggetti et anco dello libero arbitrio che era nell\u2019huomo potendo volere il bene et il male, segl\u2019oppose con li sette vitii capitali et ogni vitio a proporzione dell\u2019oggetto della potentia gli mise contro. Assaltato l\u2019huomo da questi vitii subito lo buttorno per terra et tutto il resto della fabbrica and\u00f2 per terra\u201d (Aut.)). L\u2019uomo per\u00f2 grazie al libero arbitrio e alla grazia divina pu\u00f2 salvarsi ma deve lottare costantemente: \u201cGies\u00f9 Crhisto rimise in piedi l\u2019homo et con li sette doni ritorn\u00f2 l\u2019huomo nel suo essere, et perch\u00e9 il nemico non cessa mai di combattere quest\u2019huomo con li sette vitii, et lo Spirito Santo lo difende con li sette doni la vita humana \u00e8 una continua battaglia; l\u2019huomo pu\u00f2 accostarsi a chi li pare; se si serve della raggione s\u2019accostar\u00e0 allo Spirito Santo, ma, se sarr\u00e0 priva di cervello, si accostar\u00e0 al nemico infernale, come per il primo si vede l\u2019anima dilettarse nelli vitii et fuggire le virt\u00f9\u201d(Aut.).<br \/>\nPer quanto riguarda la salvezza dell\u2019uomo, sei cose sono veramente necessarie: tre atti umani e tre grazie divine. \u201cTre cose fanno l\u2019anima perfetta, ma non lo pole perfettamente in questa vita conseguire, come si possederanno in cielo, et son queste: servire Dio con tutto il cuore, conoscerlo con la vera chiarezza, et amarlo con tutto l\u2019affetto. Questi tre atti si effettuiscono con le tre potenzie superiori: con la memoria si serve, con l\u2019intelletto si cognosce, et con la volont\u00e0 si ama\u2026altre tre pietre preziose ha donato poi la santissima Trinit\u00e0 per sua salute, et con queste tre gioie tutti saranno agiudicati, quelli che le potranno presentare in giudicio all\u2019hora della sua morte saranno salvi, quelli che non l\u2019haveranno saranno condannati. Quali gioie sono queste: il Tempo, la Tribolatione, et l\u2019Amore. Il tempo ci viene ministrato dal Padre, la Tribolatione dal Figlio e l\u2019Amore dallo Spirito Santo\u201d (Aut.).<br \/>\nFra\u2019 Modesto, in sostanza, intende, grazie all\u2019intervento di questa luce divina, \u201ctutto quello che gli cada in desiderio di sapere\u201d ma ci\u00f2 che vede non sempre \u00e8 capito da chi gli sta intorno, da chi a suo dire \u201cnon ha quel lume\u201d. Per questo motivo scrive pi\u00f9 volte nell\u2019Autobiografia di aver perso ogni gusto per letture e prediche; non crede pi\u00f9 per fede ma per visione, non pi\u00f9 per conoscenza intellettuale ma per illuminazione interiore. \u201cQuesta divotione \u00e8 tanto verace et certa in me che a niuna Chiesa o immagine io sento divotione essendo che mi \u00e8 concessa per luce et gratia sopranaturale\u201d (Aut.).<br \/>\nE\u2019 comprensibile, data la situazione post-tridentina, come venissero accolte tali affermazioni: \u201cl\u2019operattioni di questa divina luce sono state da molti dotti stimate per opera naturale\u2026et molti mi hanno detto che io provi di non speculare et non cercare\u201d. Ripreso anche dagli uomini di lettere e dai confratelli, Fra\u2019 Modesto cadde in preda allo sconforto. Gli fu rivelato allora che \u201cli segreti di Dio sino al giorno del giudizio sempre si andranno scoprendo\u2026et per intenderli ci vuole anco gratia sopra naturale, et questa \u00e8 la causa che li letterati si scandolezzano da sentire da semplici molte cose che loro non intendono n\u00e9 la loro scienza pu\u00f2 capire\u201d(Aut.). Ascolt\u00f2 questi suggerimenti e si ritir\u00f2 in preghiera.<\/p>\n<p>LA VITA CONVENTUALE<\/p>\n<p>Tra illuminazioni e penitenze passavano i mesi ed a Roma, come nei dintorni, si cominciava a vociferare su un frate di grandi virt\u00f9 che abitava nel convento dei cappuccini. Intanto frate Modesto intensificava i suoi digiuni \u201cpoich\u00e9 non contento di seguir la vita ordinaria della Religione quantunque austera e rigida\u2026cominci\u00f2 a stare due, tre giorni senza mangiare, et andando cos\u00ec gradatim sempre crescendo, arriv\u00f2 a stare otto e dieci giorni, che non prendeva altro cibo che la Santissima Comunione, et alcune volte stava serrato tutti quelli giorni\u00a0 in cella senza essere mai veduto in continua Oratione\u201d(AM).<br \/>\nAnche il modo di vestire divenne un segno distintivo del suo modo di vivere cristiano; si contentava di avere un solo abito e per di pi\u00f9 lo aveva confezionato egli stesso con pezzi di altri abiti vecchi dei suoi confratelli \u201ce diceva che se fusse stato decente d\u2019andar ignudo, vi sarebbe andato volentieri\u201d (10).<br \/>\nCercava di dormire il meno possibile e quando lo faceva rinunciava ad ogni comodit\u00e0 \u201ctanto che si ridusse a dormire, e poco, sopra d\u2019una seggia, o sgabbelletto, senza schiavina o altra cosa per coprirsi, tanto d\u2019estate quanto d\u2019inverno\u201d(AM). Anche durante i viaggi che compiva da un convento all\u2019altro manteneva le sue dure abitudini tanto che, pi\u00f9 di una volta, non disdegn\u00f2 di addormentarsi in chiesa accovacciato per terra, dopo aver meditato e pregato.<br \/>\nIl suo modo di vita lontano dal secolo, \u201ca disprezzo del Mondo et con zelo della povert\u00e0\u201d(Aut.),\u00a0 le sue terribili penitenze, con catene, corde e pugni, ed il suo \u201crapporto privilegiato\u201d con Dio gli fecero guadagnare la fama di \u201csanto\u201d al punto che \u201cera acclamato\u201d ovunque andasse, procurando dei grossi problemi ai frati del luogo, perch\u00e9 tutti, sia ecclesiastici che laici, desideravano incontrarlo. \u201cEra cresciuta tanto la fama, e divulgato il nome di f. Modesto per tutta la nostra Provincia che non era quasi luogo n\u00e9 Citt\u00e0 dove nun fusse desiderato e chiamato; lo dimandavano gl\u2019Amorevoli e divoti particolari della Religione, le Comunit\u00e0, i Principi, e Signori Secolari, et Ecclesiastici, et insino i Cardinali per la speranza di ricevere qualche beneficio spirituale da lui; si che molte volte li nostri Superiori n\u00e9 ricevevano non poco fastidio\u2026per non poter soddisfare tutti assieme\u2026et poich\u00e9 ognuno stimava di dovere essere preferito\u201d(AM).<br \/>\nA Bracciano, ad esempio, il Duca Paolo Giordano Orsini incuriosito dalle storie sul santo frate che si trovava nel convento dei cappuccini romani, chiese\u00a0 all\u2019allora Padre Guardiano, frate Antonio da Piperno, di poterlo conoscere e poter\u00a0 pregare con lui assieme a tutta la Corte.<br \/>\n\u201cIl Padre accett\u00f2 per amore di Dio\u2026doppo il sermone, tutti facevano la disciplina\u00a0 ecco quando all\u2019improvviso f. Modesto si risolse di far disciplina coi pugni; cos\u00ec al buio tutti i disciplinanti cominciarono a sentire il gran scaricar di pugni, restarono attoniti e spaventati\u2026pensando che quell\u2019Oratorio cominciasse a rovinare\u2026Pareva ogni momento un anno al Signor Duca che si desse fine a quella disciplina per chiarirsi chi fusse\u2026parendogli impossibile, o molto difficile, che corpo humano potesse sopportare tali colpi, e fare di se stesso s\u00ec orribil macello. Havendo finalmente inteso\u2026<br \/>\nrest\u00f2 grandemente ammirato e gli rest\u00f2 molto devoto, assieme con la Sign.ra Duchessa, e non solo dagli altri disciplinanti, ma da tutto Bracciano era acclamato per Santo; e due padri Gesuiti che si trovavano in predetta disciplina l\u2019andavano pubblicando anco per Roma, come cosa di si grande maraviglia; et uno di questi padri fu il Padre Antonio Santarelli, huomo insigne di quella Compagnia\u201d(AM).<br \/>\nAlla santit\u00e0 della vita corrispondeva, per\u00f2, anche una dedizione caritatevole verso il prossimo molto decisa.\u201cQuanto pi\u00f9 cercava di stringere se stesso, tanto pi\u00f9 si allargava verso i poveri secolari e tutto quello che poteva levar alli frati, levava per compatir quelli, non solo erbe et frutti dell\u2019horto et altre cose mangiative ma panni, tele, salviette, e quanto conosceva essergli necessario et alli frati superfluo, conforme a suddetta strettezza\u201d(AM).<br \/>\nGrazie ai molti devoti e fedeli che lo seguivano riusc\u00ec perfino ad erigere un Banco nel quale faceva depositare delle somme e \u201cse ne serviva per alimentare i poveri\u2026in dotar zitelle per maritarsi, ed insino a comprar bestiame, come somari\u201d(AM). Aveva escogitato un sistema ingegnoso per aumentare le entrate del Banco aiutando, a suo dire, ricchi e poveri contemporaneamente. Dato che la luce gli aveva rivelato che le anime dei ricchi erano \u201cin continua mestizia senza potersi mai rallegrare nel Signore\u201d chiedeva loro di confessarsi e comunicarsi, promettendo poi la sua opera, che consisteva in questo: \u201c io applicher\u00f2 tante comunioni per l\u2019anima sua, ascolter\u00f2 tante messe, far\u00f2 tante discipline con tante migliaia di battiture, sar\u00e0 per\u00f2 necessario che V. S. mi paghi tutte queste cose, tutte queste gioie, tutti questi ornamenti spirituali\u2026in benefizio di tanti poveri miserabili, che hanno bisogno di questa carit\u00e0, quale ander\u00e0 per l\u2019anima di V. S.\u201d (Aut.). Questa operazione sostitutiva di penitenze doveva servire, a detta di Fra\u2019 Modesto, a \u201cripulire\u201d l\u2019anima dei ricchi peccatori per poterla presentare, nel giorno del Giudizio, \u201cgrata a gl\u2019occhi di Dio\u201d come una sposa si presenta di fronte al suo futuro marito. Su questa \u201cvendita\u201d, che avrebbe fatto rabbrividire Lutero, compose anche un libretto o, per meglio dire, un prezzario e non ammise mai alcuna intromissione di altri frati; i ricavati erano esclusivamente per i poveri, al convento non doveva andare neanche uno scudo.<br \/>\n\u201cQuesti suoi traffici, maneggi e cerche di denari non piacquero mai a\u2019 frati, e molto meno a\u2019 Superiori, e pi\u00f9 volte li fu prohibito&#8230;se ben lui poca stima faceva di veruno, fondato nel precetto della carit\u00e0, al quale in pochi casi fusse obligato a ubidire&#8230;lo stesso Padre Antonio da Piperno l\u2019ammon\u00ec pi\u00f9 volte con esortarlo d\u2019andare alli\u00a0 piedi N. S. Papa Urbano Ottavo per haver l\u2019assolutione, ed assicurar la coscienza per l\u2019avvenire; tanto pi\u00f9 che gli sarebbe stato facile di haver comoda udienza per mezzo dell\u2019Ecc. ma Signora Costanza, Cognata di Sua S.t\u00e0, e tanto divota sua. Promise, ma per\u00f2 non lo fece mai\u201d(AM).<br \/>\nPer la sua vendita di \u201cbenefici spirituali\u201d alle persone facoltose incorse anche nell\u2019accusa di simonia da parte del confessore di \u201cuna Signora Principessa di Roma\u201d e si salv\u00f2 soltanto perch\u00e9 il padre provinciale, Padre Ficiulle, lo difese.<br \/>\nFra\u2019 Modesto, era molto popolare, anche per le guarigioni miracolose e gli esorcismi che compiva grazie all\u2019aiuto dello Spirito Santo. Si sforzava di seguire tutti i suoi fedeli e per ognuno aveva consigli e rimedi da adottare a seconda dei mali. \u201cTutti segnava con segno della Croce; chi ungeva dell\u2019olio della Lampada del Beato Felice, a chi dava da bere la polvere della cassa dello stesso Beato\u2026sicch\u00e9 tutti ne rimanevano soddisfatti\u2026e gli proponeva di servirsi d\u2019ogn\u2019altra Medicina o Medico\u201d(AM). L\u2019uso di tali pratiche di tipo taumaturgico si avvicina, per\u00f2, molto di pi\u00f9 alla medicina e alla magia popolare condannata dalla Chiesa e presente gi\u00e0 dal tardo Medioevo piuttosto che ai miracoli di tipo carismatico.<br \/>\nUna conferma a tale ipotesi ci viene dalla descrizione dei \u201criti di guarigione\u201d compiuti sui malati che fa il suo biografo negli Annali. Citando i casi di donne che andavano a chiedere di essere guarite, cos\u00ec scrive:\u201cvenivano dichiarate da f. Modesto per ammaliate o affatturate\u2026la sua prima attiene era poi di giudicare che il tale, o il quale gli havesse fatto quel danno e quel male\u2026per guarirle si serviva poi di due sorti di bollettini, uno de quali composto di alcune croci, parole spirituali e della Scrittura, con un Agnus Dei di cera faceva portare addosso a quelle, e nel metterglielo addosso dicono che facessero per lo pi\u00f9 gran motivi, e dimostrazioni d\u2019essere ossesi\u2026e questi bollettini bagnati d\u2019acqua santa con aggiungerci un poco di polvere del legno del Padre San Francesco a guisa di pillole le faceva inghiottire, et essendo ammaliati si risolvevano in sudore, nelli quali dicono fusse scritto: In nomine Jesu demonia eicent\u201d(AM).<br \/>\nIn questa rielaborazione dei modelli cristiani in forme pi\u00f9 vicine al \u201csentire comune del popolo\u201d e alle sue esigenze contingenti \u00e8 espressa, in maniera molto chiara, la dinamica culturale che porta, nell\u2019et\u00e0 del disciplinamento religioso, allo scontro tra due tipi di sapere, uno ufficiale &#8211; colto, l\u2019altro popolare &#8211; tradizionale e alla conseguente creazione di sincretismi del tutto originali, di nuovi e \u201cnon controllabili\u201d sistemi di rappresentazione del reale, quale fu, appunto, quello di Fra\u2019 Modesto (11).<br \/>\nAvuta notizia delle capacit\u00e0 eccezionali di Fra\u2019 Modesto, il vescovo di Viterbo, Card. Brancaccio, supplic\u00f2 insistentemente il Provinciale dei cappuccini affinch\u00e9 lo mandasse in citt\u00e0 per visitare una giovane Maestra del Conservatorio delle Zitelle, resa immobile da un male al quale nessuna medicina giovava.<br \/>\nModesto and\u00f2 da lei accompagnato da un altro frate, Fra\u2019 Michele Romano, parl\u00f2 con l\u2019inferma e l\u2019esort\u00f2 a disprezzare il demonio. Poi le disse: \u201cLicenziati, che non hai alcun male\u201d. Poi la prese per mano e la condusse davanti all\u2019immagine della Madonna e le disse ancora: \u201cCalcala con i piedi\u201d. Ed essa si senti come se le cadesse dal petto una massa di piombo. Il frate si fece accompagnare fino alla porta lasciando tutti ammirati per la sua santit\u00e0.<br \/>\n\u201cSi fece allora nella citt\u00e0 di Viterbo una gran commozione e cominci\u00f2 un concorso tanto grande verso il convento che dalla mattina sino alla sera di notte non finiva mai; e gli uomini si trattenevano con f. Modesto sino a un pezzo della notte, e non si poteva vietare questo concorso per non essere ritenuti poco caritatevoli, invidiosi o maligni\u2026tuttavia fu necessario farlo tornare dopo pochi giorni per le lagnanze di alcuni Amorevoli Superiori quali lamentavano che di non haver saputo prima della venuta di tal frate e si dolevano che non lo tenessimo continuamente in una citt\u00e0 come quella. Et oltre il concorso di molte persone d\u2019ogni stato\u2026fu necessario mandarlo pi\u00f9 volte in Conventi e Case Particolari\u2026le monache poi che non potevano godere della sua vista, li scrissero lettere con raccontargli le loro tribolazioni et infermit\u00e0; si raccomandavano alle sue Orazioni e gli mandarono molte Corone e Scuffie da benedire\u201d(AM).<br \/>\nFra\u2019 Modesto si dedic\u00f2 anche alla creazione e all\u2019organizzazione di\u00a0 istituti religiosi. Nel 1630, ad esempio, il vescovo di Montefiascone, Gaspare Cecchinelli, lo chiam\u00f2 a predicare in citt\u00e0, nonostante non fosse sacerdote, e, grazie al suo esempio, alcune prostitute, desiderose di cambiar vita, si raccolsero intorno a lui. Cos\u00ec raccontano i fatti gli Annali.<br \/>\n\u201cOltre l\u2019altre opere di piet\u00e0, che fr. Modesto fece uscire molti di peccato, et aiut\u00f2 a convertire molte meretrici, e donna di mala vita, mettendole in un luogo sicuro, acci\u00f2 non havessero pi\u00f9 occasione d\u2019offender Iddio. Nella citt\u00e0 di Montefiascone eresse un Monastero di Donne convertite, dove impieg\u00f2 alcune migliaia di scudi, oltre alle celle, che vi fece fare da alcuni Signori Romani, come dalla Principessa di Sulmona, dalla Signora Maria Macchiavelli, dalla Signora Donna Camilla Orsini, come dalla Signora Donna Costanza Barberini, et altre\u2026li diede la Regola da lui composta con titolo delle Penitenti delle Piaghe di Gies\u00f9 Christo. Una certa cortiggiana famosa, detta Checca Barona si convert\u00ec in Roma in quel tempo per caggione d\u2019una mortificatione\u2026e havuta notitia di f. Modesto, li concep\u00ec grande devottione, e li diede alcune centinaia di scudi per il detto monastero\u2026con intenzione di ritirarvisi anch\u2019ella et applicarvi tutto il suo havere, conforme era stata persuasa da f. Modesto con promesse di far dichiarare lei come fondatrice\u201d(AM). La casa fu aperta il 24 maggio del 1630 nel Borgo Maggiore e si conoscono da cronache d\u2019epoca anche i nomi di alcune donne che l\u00ec hanno risieduto.<br \/>\nPer quanto riguarda i rapporti con gli altri confratelli un cronista scrive: \u201cPer la vita singolare che questo frate faceva, se bene molti frati, et anco Superiori gl\u2019havevano divotione, e credito, non gli mancavano delle mortificazioni, perch\u00e9 a molti anco dispiacevano alcune delle sue attioni, e ben, e si ben correva il nome di patiente non di meno diverse volte fece dimostrationi in contrario lamentandosi con frati e con lettere risentite per le mortificationi ricevute dirette agli stessi Superiori con diverse specie di minacce, sino a chiamarli al tribunale di Dio\u201d(AM).<br \/>\nLa notoriet\u00e0 e la fama di santo portarono, infatti, molti superiori a sospettare del frate di Roviano e ad accertarsi meglio di quanto facesse o, ancor di pi\u00f9, quanto scrivesse. L\u2019elaborazione delle sue teorie e la composizione di trattati, libelli ed opere in versi non si era arrestata neanche con la vita conventuale ed, anzi, aveva subito un incremento.<br \/>\nLa sua storia giunse alle orecchie dell\u2019allora padre Provinciale Bernardino da Macerata: \u201ccos\u00ec questi cominci\u00f2 a sospettare, che detto povero frate non fusse ingannato, e per\u00f2 volse far diverse esperienze delle sue virt\u00f9\u201d(AM). Dalle cronache non si conosce quale fu il giudizio sul frate ma, dopo aver esaminato il suo modo di fare penitenza e soprattutto i suoi scritti, sappiamo quale fu il risultato: gli fu ordinato di recarsi a vivere nel convento si Scandriglia per poter essere controllato meglio dall\u2019allora padre Bonaventura da Nepi e di recargli questa lettera riportata negli Annali (APR).<\/p>\n<p>Al padre guardiano di Scandriglia per f.Modesto<br \/>\nM.V. Padre<br \/>\nDella Deffinitione, e da me gl\u2019\u00e8 mandato cost\u00e0 di famiglia f. Modesto da Ruviano con li seguenti ordini che la P.V. gli far\u00e0 eseguire puntualmente.<br \/>\nChe non lo mandi fuora di Casa, se non per qualche necessit\u00e0 inevitabile o in tempo di Processione.<br \/>\nChe in casa se ne serva in tutto quello che pu\u00f2, eccetto che il mandarlo alla Porta;<br \/>\nChe non lo faccia parlare con alcun Secolare, Huomini, o Donne che siano\u2026<br \/>\nChe non riceva, ne mandi lettere, senza che la P.V. le legga tutte, e quando siano di Secolari non gliele dia ma risponda lei per lui\u2026<br \/>\nChe non gli lasci tenere in cella ne penna, ne calamaio, ne carta, ne Lucerna.<br \/>\nChe non lo lasci trattare alla lunga per modo d\u2019istrutione, o di dare ammaestramenti spirituali a\u2019 Chierici o Laici.<br \/>\nTutti li predetti Ordini, glieli legger\u00e0 in pubblico refettorio e lo pregher\u00e0 di credere che non ci \u00e8 cosa pi\u00f9 pericolosa che l\u2019apparente bene e la virt\u00f9 palliata coll\u2019applauso del secolo con fama di Santit\u00e0.<br \/>\nRoma 20 Novembre 1632<br \/>\nf. Bernardino da Macerata Provinciale<\/p>\n<p>Frate Modesto ubbid\u00ec, anche se non sempre in maniera esemplare. Spesso, infatti, \u201cfaceva scrivere ad altri per suo conto con dire non essere obligato a ubbidir l\u2019intentione\u201d(AM) oppure usciva ed incontrava delle persone per \u201cmotivi di forza maggiore\u201d. Non per questo, secondo lui, disobbediva. La divina luce, infatti, gli aveva rivelato anche una sorta di gerarchia delle ubbidienze in base alla quale, prima che ai padri Guardiano, Provinciale, Generale e Protettore, egli doveva ascoltare quanto gli dicevano la Sacra Congregazione, il Papa, la Chiesa e prima di tutto Dio, il che, per un mistico, equivale a fare ci\u00f2 che vuole, cosa che, in parte, fece.<br \/>\nAltre volte invece obbed\u00ec molto volentieri, ad esempio quando gli fu ordinato da alcuni Signori, suoi devoti, di andare a \u201criformare le Monache di Palestrina, con dargli Ordini, e Costituzioni, andando spesso a trattar con quelle molto a lungo con ragionamenti spirituali, e vari ammaestramenti\u201d(AM). I Superiori si opposero ma invano.<br \/>\nTutte queste disposizioni di carattere limitativo mostrano bene quale fu la reazione ufficiale della Chiesa alle teorie del cappuccino e anticiparono il giudizio ufficiale che avrebbe dato la Santa Inquisizione pochi anni dopo. Dal 1632 al 1641 sappiamo che Modesto fu spostato altre due volte, a Velletri prima e a Piperno poi, prima di presentarsi davanti al Tribunale di fronte al quale avrebbe difeso \u201cla Religione e la salute dei suoi fratelli con la vita\u201d (AM.).<\/p>\n<p>IL PROCESSO, L\u2019ESILIO, LA MORTE<\/p>\n<p>Dopo che, varie volte, fu vietato a Fra\u2019 Modesto di scrivere e parlare con laici e religiosi e dopo che ogni ordine era stato prontamente raggirato, nel 1641 intervenne direttamente il Sant\u2019Ufficio. Fra\u2019 Modesto, convinto della correttezza della sua teoria sull\u2019Immacolata Concezione, si decise a renderla pubblica. Dopo aver \u201crivisto e approvato il Trattato sull\u2019Immacolata Concezione di Maria, pensava di farlo pervenire all\u2019Em. mo Sig. Cardinal Barberino, e per mezzo suo farlo venire nelle mani di N. S. Papa Urbano Ottavo, acci\u00f2 facesse accettar le sue Proposizioni alla Chiesa\u201d(AM). Non potendosi spostare dal convento in cui risiedeva, come da ordini superiori, affid\u00f2 il suo trattato a Padre Antonio da Cave affinch\u00e9 lo portasse a Roma.<br \/>\nIl padre provinciale M. R. P. da Canemorto venne per\u00f2 a conoscenza della cosa. Sapendo che, alcuni anni prima, Frate Francesco da Genova, Vicario generale dell\u2019ordine, aveva espresso molte riserve sulle teorie di Modesto e aveva anche sollecitato l\u2019intervento del Santo Uffizio, volle leggere la sua opera. \u201cConsiderato che tale frate stava ancora nella sua Opinione, accortosi anco de gl\u2019errori circa fidem che erano in detto Trattato, per scarico della sua coscienza, e per debito dell\u2019uffitio, ne diede avviso al S. Offitio con\u00a0 pregarlo, per reputatione della Religione, di voler rimettere la suidetta causa in mano sua\u201d(AM).<br \/>\nUna Commissione di frati cappuccini venne incaricata di esaminare il \u201cpericoloso\u201d testo. Il processo si apr\u00ec il 27 aprile e si concluse il 29 maggio dello stesso anno. Chiamato a Roma, prima del processo fu rinchiuso in cella con la proibizione di avere contatti esterni.<br \/>\nFra\u2019 Modesto aveva chiesto di essere esaminato dal Tribunale stesso dell\u2019Inquisizione, senza deleghe di sorta. Fu invece un tribunale composto da suoi confratelli, secondo lui teologicamente impreparati, a giudicarlo e condannarlo. Vennero trovati cinque errori di fede nelle sue opere e per questi errori Fra\u2019 Modesto fu condannato all\u2019esilio (APR):<br \/>\nIoachim non est pater naturalis Beatissime Virginia sed tantum putativis;<br \/>\nBeata Virgo Maria habuit tantum Patrem gratiae, nempe Patrem Aeternum, non autem Patrem naturalem;<br \/>\nBeata Virgo concepta fuit de Spiritu Sancto, ex semine tantum Sanctae Annae, ma tris sue;<br \/>\nDelenda sunt illa verba a litaniis Beatae Mariae: Mater castissima;<br \/>\nVirtus castitatis non potuti Beatae Virgini Mariae infondi a Spirit Sancto.<\/p>\n<p>Nell\u2019interrogatorio del 6 maggio, ammise di aver scritto ogni parola del trattato sull\u2019Immacolata ma ripet\u00e9 pi\u00f9 volte che se le sue tesi non fossero state accettate ufficialmente avrebbe ritenuto vero quello che affermava la Chiesa: \u201cIo accetto questo che canta Santa Madre Chiesa et che ordina, et comanda di tenere quello che tiene Essa nelle Litanie, cio\u00e8 Mater Castissima. Et questo che tiene che San Gioacchino sia padre naturale della Beata Vergine, come lo ritiene Lei lo ritengo io\u201d(APR). Rimesso il risultato all\u2019Inquisizione e al S. Uffizio, fu chiesto a Modesto di ritrattare i suoi errori come \u201cignorante e matto nelle materie teologali, s\u00ec come fece detestando tutti li suoi errori e confessando che il suo lume, prima tenuto da lui divino, era falso e diabolico, che l\u2019haveva tenuto tanto tempo ingannato\u201d. Quindi fu fatto accompagnare da due frati a Colonia con delle precise norme di vita, da osservarsi sotto pena di scomunica e di carcere: non parlare n\u00e9 scrivere di materie teologiche n\u00e9 tanto meno dell\u2019Immacolata e della luce divina; non scrivere n\u00e9 ricevere lettere; non avere nessun rapporto con fattucchieri o estranei alla comunit\u00e0 religiosa.<br \/>\nQuesta la sentenza (APR):<br \/>\nCharissimo in Christo F.Modesto a Ruviano Laico Ordinis Fratrum Minorum S.ti Francisci Cappuccinorum F.Felicianus a Placentia Procurator, et Commissarius Generalis eiusdem Ordinis, Salutem in Dominio.<br \/>\nIn praesentis Virtute, et de Ordine Superiorum nostrorum quibus obedire tenemur, ibis ad Provinciam Coloniae, ibique permanebis per totum vitae tuae cursum sub obedientia Superiorum illus Provinciae, cui eadem auctoritade Te incorporamus, observando infrascripta Praecepta, et Ordinationes a RR.PP. Ministro Provinciali, et Deffinitoribus huius Romanae Provinciae tibi intimatis iuxta intentionem eorumdem Superioribum Maiorum.<br \/>\nIn Virtute Spiritus Sancti ac sub poena excommunictioni latae sententia ipso facto, absque alia declaratione incurrenda, et sub poena carceris a qua educi non possis absque licentia a Roma ostenta, quod in Posterum:<br \/>\nNon tractes, nec oretenus, nec scriptis per Teipsum, vel per alium de Conceptione B.Mariae Virginis, nec de alia materia Scolastica, ac Theologica.<br \/>\nQuod nec per Te, nec per alium litteras accipias, nec possis, sive litteras sive Tractatus, Dialogos, Discursus, vel alias scripturas cuiuscunque generis scribere, vel comittere aliis ut scribant.<br \/>\nQuod nec per Te, nec per Alium tractes cum Energumenis, et maleficiatis.<br \/>\nQuod nec per Te, nec per Alium possis cum aliquo tractare oretenus vel scriptis de illo lumine a Te supra naturalis extimato (licet falso) sensibus, sive intellectui infuso.<br \/>\nAdmonentes Te praeterea ut abstineas non solum a quacumque instructione tam Religiosorum, quam Fratrum, sed etiam a conversatione omnium, sive Secularium, sive Religiosorum, sive Virorum, sive Mulierum extra nostra Religionem.<br \/>\nExequere ergo impositam Tibi obedentiam cum Benedictione Domini, quem pro me orabis.<br \/>\nDatum Romae die 29 Maii 1641<br \/>\nLocus + Sigilli.<br \/>\nF.Niclaus Flander Minister Prov.lis<br \/>\nF.Joannes Baptista a Neptuno Definitor<br \/>\nF.M. Angelus a Praeneste Definitor<br \/>\nF.Bernardinus a Scheggia Definitor<br \/>\nF.Basilius a Florentia Definitor<\/p>\n<p>Del suo esilio parlano alcuni frati tedeschi venuti a Roma per il Capitolo generale del 1643 e diedero \u201cbuonissima relazione della vita sua, e del buon esempio che d\u00e0, per il che tanto frati, che secolari che ne restano edificati, e lo ritengono in concetto di santo\u201d(AM).<br \/>\nAnche all\u2019estero, quindi, e nonostante le severe norme impostegli dall\u2019Inquisizione, Fra\u2019 Modesto riesce a ritagliarsi uno spazio illuminato dalla sua \u201cdivina luce\u201d.<br \/>\nPadre Bernardino da Treviri raccont\u00f2 ad esempio un miracolo compiuto dal frate a favore dell\u2019Abate del monastero dei benedettini di Aquisgrana, che temevano per un assalto in atto contro il loro monastero da parte di una truppa di soldati luterani, che, si diceva, erano decisi a sterminare tutti i monaci. L\u2019Abate ricorse a Modesto per mezzo di un suo servo chiedendogli preghiere. Il frate di Roviano rimand\u00f2 il servo all\u2019Abate assicurandolo che non sarebbe successo niente. E cos\u00ec fu, perch\u00e9 i soldati si dispersero e finirono per andare a chiedere un pezzo di pane all\u2019Abbazia che avrebbero voluto distruggere.<br \/>\nIn Germania rimase sette anni e poi, non si conosce il perch\u00e9, fu richiamato in Italia e mandato nei conventi dei cappuccini d\u2019Abruzzo; prima and\u00f2 a Celano e poi a Campli dove visse fino al momento della sua morte, avvenuta per malattia, il 15 gennaio 1654. Anche prima del trapasso rimase legato alle sue convinzioni, un confratello riporta cos\u00ec le sue ultime parole:\u00a0\u00a0 \u201cDevo morire di questa infermit\u00e0, cos\u00ec Dio vole, et io sono soverchio a fare medicamenti\u201d(AFCA).<br \/>\nUnica notizia di un certo rilievo che sappiamo del suo soggiorno in Germania riguarda lo stupore avuto dopo aver letto il Nuovo Testamento in Volgare. Lo scrive egli stesso in una lettera a Don Mattia Franciacurti di Campli:\u201cLa esorto\u00a0 e la prego istantaneamente a volersi compiacere di legere, et passar tre volte il Testamento Nuovo, con attententione di spirito, che assicuro V. S. che dirr\u00e0, non essere stato mai<br \/>\nChristiano, n\u00e9 discepolo di Gies\u00f9, che tale fatto causo in me in Germania, dove io lo lessi in lingua toscana, per non havere la latina, essendo che in quei paesi si possono leggere, non havendo accettato il Concilio di Trento, in modo che in quei paesi rinnegai, et confessai che fin al detto tempo io non haveva saputo n\u00e9 conosciuta la verit\u00e0 evangelica\u201d(AFCA).<br \/>\nFra\u2019 Modesto era, come gi\u00e0 accennato, ignorante in latino e quindi nell\u2019Italia postconciliare non aveva, presumibilmente, mai avuto accesso completo al testo biblico. La \u201cscoperta del Vangelo\u201d, che tanti sconvolgimenti aveva provocato pi\u00f9 di un secolo prima, fu per lui quasi casuale.<br \/>\nLe notizie sul periodo passato da Modesto in Abruzzo ci vengono dall\u2019archivio dei cappuccini dell\u2019Aquila in cui si trova il Processus fratris Modesti a Roviano, Laici Provinciae Romanae.<br \/>\nNel 1662, infatti, fu istituito da Frate Antonio Maria da Taggia un \u201cprocesso sulle virt\u00f9 eroiche\u201d per il suo confratello. Nell\u2019introduzione si legge: \u201cDi f. Modesto da Roviano, stette pi\u00f9 anni in uesta nostra Provincia di S. Bernardino e vi mor\u00ec in Campli. In detto tempo si regol\u00f2 in modo che diede variamente a pensare di se stesso, a chi va bene, et laudabilmente, a chi male e reprensibilmente, et essendosi fatta raccolta generale delle attieni de gl\u2019huomini illustri d\u2019essa Provincia et essendo stato nominato in processo esso f. Modesto in modo che resta dubio se deve notarsi nella serie de nostri annali, doppo matura discussione fu ordinato a me ridurre in compendio le attieni di detto frate nel modo sono sate deposte nei processi per trasmetterle poi alla sua Provincia ad omnem meliorem finem\u201d(OSME).<br \/>\nFrate Modesto che part\u00ec da Roma come eretico, ironia della sorte, vi torn\u00f2, seppure affidato alla memoria delle carte, da possibile santo. In fondo, per chi lo aveva seguito e apprezzato in vita, un po\u2019 santo lo era sempre stato. Cos\u00ec descrive il suo funerale frate Antonio da Giulianova: \u201cil suo funerale fu onorato da concorso indicibile di persone d\u2019ogni genere, quali per devozione gli tagliarono gli capegli del capo, i peli della barba, l\u2019Abito, non ostante che pi\u00f9 frati lo proclamassero frate ordinario et di nessuna santit\u00e0 particolare. Fu sepolto nella sepoltura comune dei frati, onde fu rubato di notte tempo da pi\u00f9 Signori principali Cittadini, dicendo che per esser\u2019il Convento alla campagna temevano fosse rubato dalle Terre vicine, perci\u00f2 lo volsero in Citt\u00e0, et posto in una cassa di cipresso l\u2019interrorno avanti l\u2019altare maggiore della Chiesa della misericordia, ove stette 40 giorni, doppo li quali fu riportato al Convento nostro d\u2019ordine di Mons. Vescovo al quale ricorsero i frati, e fu osservato nel riportarlo che versava sangue dal naso, et orecchie e fu sepolto in terra entro la stessa cassa\u201d(OSME)).<br \/>\nQuello del versamento di sangue non fu l\u2019unico miracolo menzionato dai testimoni chiamati al processo. Oltre a quelli compiuti a Viterbo, nel Conservatorio delle Zitelle, e ad Aquisgrana, di cui ho parlato prima, vengono riportati negli atti del processo altri due miracoli avvenuti sempre a Viterbo e a Montefiascone. \u201cNella stessa citt\u00e0 di Viterbo due donne incontrarono un giorno Frate Modesto e lo salutarono umilmente, e lui rivolto ad esse disse all\u2019una: Quando partorirete quella Figlia, che avete in seno metteli nome Lucia, ch\u00e8 Santa Lucia \u00e8 una gran Santa, e all\u2019altra: Tu, figlia hai questi e questi peccati, che li nomin\u00f2, e non te ne sei ancora confessata, confessatene subito, se vuoi avere pace di coscienza. Tutto si verific\u00f2 a puntino, perch\u00e8 quella non sapeva di essere in cinta, ch\u2019era di fatti, e partor\u00ec una bella femmina, e l\u2019altra confess\u00f2 li suoi peccati&#8230;In Montefiascone un povero Scarpellino rotolandosi addosso una macina di molino, che lavorava, non ben lesto a scansarsi, trovossi con una mano sotto di quella, che ne and\u00f2 pesta interamente. Spasimava quindi e piangeva ma incontratosi sul luogo f. Modesto, e presa quella sua pesta mano, la guar\u00ec perfettamente\u201d(OSME).<br \/>\nAl processo tutti i testimoni chiamati a deporre sottolinearono, per\u00f2, soprattutto le sante virt\u00f9 del frate di Roviano, la sua imitatio Christi, il suo spirito di penitenza, per cui mangiava pochissimo e mai carne, faceva lunghe quaresime e si flagellava spesso e a lungo, passando le notti a pregare in piedi in chiesa. Alcuni sottolinearono anche le sue capacit\u00e0 profetiche, altri la sua carit\u00e0 e piet\u00e0 cristiana per cui mai si negava all\u2019aiuto e al sostegno dei pi\u00f9 poveri.<br \/>\nIn poche parole Fra\u2019 Modesto fu una delle tante rappresentazioni ideali dell\u2019uomo religioso cristiano cos\u00ec come per secoli il popolo aveva immaginato dovesse essere, un \u201csanto vivo\u201d. Il suo misticismo e le sue teorie sopra le righe lo portarono, per\u00f2, a non essere neanche beato post mortem. Non sappiamo se gli atti del processo \u201csulle virt\u00f9 eroiche\u201d furono inviati a Roma o se, dopo il loro arrivo, si decise di non procedere verso la beatificazione per il passato \u201cdifficile\u201d del frate.<br \/>\nComunque sia, al termine di questa prima parte del lavoro \u201cin corso d\u2019opera\u201d, citiamo come significativa la conclusione che nel 1662 us\u00f2 il primo biografo di Fra\u2019 Modesto, Padre Luigi da Forano: Di questo frate multi multa dicunt, chi lo loda, e chi lo biasima, chi ne ha devotione, e chi no; io&#8230;ho solo raccontato diverse cose da lui fatte, scelte da\u2019 suoi scritti, et intese da persone degne di fede per memoria, come fo nell\u2019altre cose. Per scrivere poi la sua vita compiutamente, e per far giuditio, se sia degno di biasimo in tutto o di lode, giudico necessario d\u2019aspettar la conclusione dell\u2019ultimo giorno. Fra tanto, per quel che s\u2019\u00e8 detto, ognun pu\u00f2 giudicar quel che gli pare, ma per\u00f2 rettamente\u201d(AM).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>FRA\u2019 MODESTO DA ROVIANO, ESEMPIO DI \u201cSANTITA\u2019 BAROCCA\u201d di Boris Tacchia Uno degli aspetti pi\u00f9 rilevanti dell\u2019et\u00e0 della Controriforma \u00e8 costituito dalla ridefinizione dei modelli di santit\u00e0 in relazione alle&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-1965","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-pillole-di-aequa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1965","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1965"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1965\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1966,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1965\/revisions\/1966"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1965"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1965"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1965"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}