{"id":1971,"date":"2014-01-08T18:12:39","date_gmt":"2014-01-08T17:12:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=1971"},"modified":"2014-01-08T18:12:39","modified_gmt":"2014-01-08T17:12:39","slug":"la-tradizione-delle-zitelle-o-verginelle-o-scapillate-ipotesi-sullintroduzione-del-pianto-delle-zitelle-nella-festa-della-trinita-a-vallepietra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/la-tradizione-delle-zitelle-o-verginelle-o-scapillate-ipotesi-sullintroduzione-del-pianto-delle-zitelle-nella-festa-della-trinita-a-vallepietra\/","title":{"rendered":"LA TRADIZIONE DELLE ZITELLE O VERGINELLE O SCAPILLATE. IPOTESI SULL\u2019INTRODUZIONE DEL PIANTO DELLE ZITELLE NELLA FESTA DELLA TRINIT\u00c0&#8217; A VALLEPIETRA"},"content":{"rendered":"<p>LA TRADIZIONE DELLE ZITELLE O VERGINELLE O SCAPILLATE.<br \/>\nIPOTESI SULL\u2019INTRODUZIONE DEL PIANTO DELLE ZITELLE NELLA FESTA DELLA TRINIT\u00c0 A VALLEPIETRA<\/p>\n<p>di Giuseppe Bonifazio<\/p>\n<p>Il Pianto delle Zitelle, che si svolge nel santuario della Santissima Trinit\u00e0 di Vallepietra, \u00e8 talmente noto, ampiamente descritto e analizzato nelle sue molteplici componenti letterarie, religiose e musicali per essere in relazione con la festa della Trinit\u00e0, che non \u00e8 certo mia intenzione soffermarmi sugli aspetti acclarati e storicamente documentati, per i quali si rimanda alla numerosa bibliografia. Mi limiter\u00f2, quindi, a riportare solo quelle notizie utili a inquadrare e puntualizzare alcuni aspetti del discorso,\u00a0 per arrivare a formulare attraverso nuove cognizioni una spiegazione sulle ragioni che ne hanno determinato l\u2019esistenza. Se da una parte si sono condotti studi approfonditi e puntuali sulla struttura del testo poetico-melodico, dall\u2019altra le interpretazioni sulle origini e sulle radici del Pianto sono state\u00a0 diverse e discordanti tra loro, molto disgiunte dalle notizie storiche e dal contesto cultuale.<br \/>\nIl presente lavoro vuole dare un contributo alla ricerca demo-antropologica, anzitutto con il menzionare una serie di fatti ancora sconosciuti e, sulla scorta dei quali, avanzare un\u2019ipotesi interpretativa che possa spiegare perch\u00e9 il Pianto \u00e8 stato introdotto nella festa.<\/p>\n<p>Il Pianto delle Zitelle a Vallepietra<br \/>\nSebbene in modo molto riassuntivo, \u00e8 necessario ricordare che il Pianto delle Zitelle\u00a0 \u00e8 una sacra rappresentazione della passione di Cristo che ragazze nubili di Vallepietra cantano con una scarna mimica nella prima mattina del giorno della Trinit\u00e0 (1). Il gruppo di giovinette, di regola in numero di venti, sono vestite di bianco, ad eccezione della Madonna dei Dolori che indossa una tunica nera, ognuna delle quali rievoca con monologhi e in forma per lo pi\u00f9 monodica i misteri, recando in mano i simboli e gli strumenti della passione (il calice, le funi, la mano, la colonna, le sferze, le spine, i chiodi, il fiele, la lancia, la croce) e impersonando i protagonisti del cammino doloroso di Cristo (Giuda, Pilato, Ecce Homo, il Crocifisso, la Maddalena, la Madonna, Marta). Ad esse si affianca il coro che introduce il prologo e intervalla i misteri, almeno cos\u00ec fino al 1998, quando una inopportuna trasformazione ha stravolto completamente la tradizionale lauda sacra con l\u2019introduzione di attori maschili, con movimenti scenici di tipo spettacolare su di un palco appositamente costruito e con lo spostamento di parti del testo letterario (2). Lo stesso ha avuto\u00a0 nel corso del tempo alcune varianti, abilmente ricostruite dall\u2019attento studio di Nicoletta Cocchia (3), ma restando sempre fedele al modello originario, il solo che possa aiutare a comprendere la sua complessa realt\u00e0. Verosimilmente dall\u2019inizio e fino al 1968\u201369 la rappresentazione del Pianto si \u00e8 svolta nella stretta loggetta della facciata della cappella del santuario, poi con la costruzione in quegli stessi anni del grande altare coperto \u00e8 stata spostata al suo interno, dove \u00e8 rimasta fino alla data del 1998.<br \/>\nNell\u2019Archivio vescovile di Anagni si conserva un manoscritto del 1836 in cui Francesco Tozzi, rettore nel 1683 della chiesa della SS. Trinit\u00e0 e arciprete nel 1707 di Vallepietra, \u00e8 indicato come autore del componimento che poi sar\u00e0 noto con il nome di Pianto delle Zitelle. Il documento, ripreso dall\u2019illustre storico Filippo Caraffa, riporta il titolo di \u201cMistero\u00a0 della passione di Nostro\u00a0 Signore Ges\u00f9 Cristo e del Miserere volgarizzato, copiato dall\u2019originale fatto dalla bona memoria\u00a0 del signor arciprete D. Francesco Tozzi, morto nel 1725. Luigi Tozzi copista del presente libretto, l\u2019anno 1836\u201d (4). Altre notizie di fondamentale rilevanza, che si riportano integralmente perch\u00e9 elementi importanti del discorso, ce le fornisce lo stesso Caraffa: \u201cIn queste relazioni (riferendosi alle visite pastorali del Settecento) non si trova alcun accenno al \u201cPianto delle zitelle\u201d. Cos\u00ec nella visita pastorale del 1782 fatta dal vescovo Antonimi che venne il 26 luglio, giorno della festa di s. Anna, non si fa il minimo cenno alla celebrazione della festa della santa in quel giorno al santuario e all\u2019eventuale presenza dei pellegrini. \u00c8 da ritenersi come vedremo, che il\u00a0 \u201cPianto delle zitelle\u201d\u00a0 e la venerazione a s. Anna vi siano stati introdotti a met\u00e0 del sec. XIX\u201d. E ancora, con spirito veramente critico, Attilio Adinolfi, vescovo di Anagni (1931-1945), scriveva il 15 settembre 1942 al prof. Corrado Mezzana: \u201cDalle altre relazioni di visite pastorali che ho consultato e letto [\u2026] quel che mi ha fatto impressione \u00e8 che discendendo fino al 1850, pur parlando di messa cantata solenne, all\u2019aperto nella festa della SS.ma Trinit\u00e0, non si fa il minimo cenno al canto delle zitelle, pure sarebbe stato un particolare locale e caratteristico da notare; cos\u00ec pure non si parla di pellegrinaggi nel giorno di S.Anna\u201d. Conclude quindi il Caraffa, a ragione: \u201cRitengo molto probabile che il \u201cPianto delle zitelle\u201d sia stato introdotto dal Graziosi (nominato abate del santuario nel 1856) e questo spiega la costruzione della loggia per opera sua (risalente con la facciata al 1860). Tale ipotesi viene avvalorata dall\u2019amicizia dell\u2019abate con il sacerdote Luigi Tozzi che nel 1836 aveva trascritto il Pianto da un manoscritto originale [\u2026] che doveva servire per altro scopo\u201d(5).<br \/>\nFin qui le conoscenze acquisite e la sua ormai certa datazione. Nonostante ci\u00f2 resta qualcosa di insoluto; si avverte, cio\u00e8, come anche altri autori hanno notato, un che di indecifrabile sulla sua presenza all\u2019interno del complesso festivo tradizionale, perch\u00e9 mancante di una logica giustificazione\u00a0 per i modi e per i termini in cui \u00e8 nato. Inoltre, una certa dissonanza\u00a0 si riscontra proprio tra il testo colto e la sua denominazione, sicuramente di origine popolare, alquanto fuorviante per chi ignora i fatti, ma accettata fin dall\u2019inizio dall\u2019autorit\u00e0 religiosa.<\/p>\n<p>Il fenomeno popolare delle Verginelle o Scapillate o Zitelle nel centro-sud d\u2019Italia<br \/>\n\u00c8 questo un capitolo di grande interesse, un frammento della nostra storia interamente da esplorare e pressoch\u00e9 dimenticato. Meriterebbe uno studio monografico pi\u00f9 approfondito e per quel che ne so non esistono lavori specifici sull\u2019argomento nella sua generalit\u00e0 (6), cos\u00ec come sarebbe molto stimolante indagare maggiormente sulle innumerevoli tradizioni che ruotano attorno alla figura e ruolo delle zitelle all\u2019interno di feste e nell\u2019ambito della societ\u00e0 presente e passata.<br \/>\nNon si tratta, come in un primo momento si potrebbe credere, di uno di quei gruppi dell\u2019 associazionismo laicale cattolico che riunisce Confraternite femminili, Figlie di Maria, Pie Unioni, organizzate gerarchicamente con i loro statuti e sottoposte all\u2019autorit\u00e0 ecclesiastica. Il fenomeno delle verginelle-zitelle, pur situandosi all\u2019interno di questo ambito civile e religioso per i suoi risvolti sociali, il valore dato alla virt\u00f9 della castit\u00e0 e per la grande devozione alla Regina Virginum, se ne differenzia non poco per le sue manifestazioni spontanee e popolari, nell\u2019accezione pi\u00f9 autentica del termine, cio\u00e8 come prodotto del popolo. Esso era diffuso, e in modo molto marginale lo \u00e8 tuttora, nell\u2019area centro-meridionale, specie in Campania, incentrato su una stessa ritualit\u00e0 abbastanza\u00a0 codificata\u00a0 per ottenere dalla Potenza divina una guarigione da un male o una grazia in generale, anche se da luogo a luogo poteva avere delle varianti significative. Le ragazze protagoniste del\u00a0 rito religioso sono ancora oggi ricordate o conosciute quasi ovunque con il nome di Verginelle, e in diversi centri della Campania anche con quello di\u00a0 Scapillate, mentre\u00a0 in alcune zone del frusinate e del Lazio sono chiamate Zitelle. Con ogni probabilit\u00e0 questo complesso di pratiche devozionali e rituali,\u00a0 molto vivo nell\u2019area che gravita attorno al santuario di Montevergine (Mercogliano), trov\u00f2 qui favorevoli condizioni per irradiarsi nel corso dei secoli, attraverso interscambi culturali che avvenivano con i pellegrinaggi, nelle regioni vicine e certamente, secondo una mia lunga ricognizione, oltre che in Campania, nel Lazio, nell\u2019Abruzzo, nella Calabria, come si legger\u00e0 in seguito.<br \/>\nOrbene, non so quando, ma ragionevolmente secoli addietro, giunse soprattutto dalla Ciociaria\u00a0\u00a0\u00a0 anche nella valle dell\u2019Aniene, dove restano vive testimonianze a Trevi nel Lazio, a Camerata Nuova e a Vallepietra. Anzi, in tempi piuttosto recenti \u00e8 stato anche osservato e documentato, per cui si pu\u00f2\u00a0 affermare che il rituale, seppure in modo molto riservato ed episodico, sia ancora presente nel territorio del bacino aniense (7).<\/p>\n<p>Il rito nei suoi elementi essenziali\u00a0 e\u00a0 costanti nelle aree di diffusione<br \/>\nIl rituale doveva fondarsi sull\u2019antico principio secondo il quale la purezza delle giovani ragazze (messa in risalto dall\u2019abito bianco), l\u2019innocenza dello spirito, l\u2019azione penitenziale\u00a0 potessero offrire\u00a0 le pi\u00f9\u00a0 benevoli premesse per l\u2019accoglimento delle\u00a0 richieste votive, in un tempo in cui l\u2019intervento del soprannaturale spesso era percepito come l\u2019unico sostegno per superare le difficolt\u00e0 della vita, con tutti i suoi rischi.<br \/>\nQuando una persona era colpita da un grave male o da una sventura, i suoi familiari chiamavano un gruppo di giovinette del posto, gi\u00e0 deputate al compito, affinch\u00e9 andassero a chiedere per conto dell\u2019ammalato la grazia presso il santuario o la chiesa di preferenza, specie in occasione della festa religiosa. Tuttavia, in caso di improvviso bisogno si partiva immediatamente e con qualsiasi tempo; nessuna si sottraeva all\u2019ufficio di impetrare l\u2019intervento soprannaturale per la salvezza di una persona. Il numero delle Verginelle variava da un luogo all\u2019altro, anche se ricorrente era il 7, oppure il 12, e si trattava, come il nome lascia ben capire, di ragazze giovani e illibate. Iniziavano in alcuni posti in et\u00e0 molto giovane, generalmente 12-15 anni, ma in altri anche a 18-20 anni, comunque potevano svolgere la loro funzione fino a quando non si sposavano. Poi erano rimpiazzate da altre ragazze che si prestavano con il consenso della famiglia, ben disposta per l\u2019onore che riceveva e per un certo aiuto economico che ne derivava. Spesso accompagnate da un familiare o da una donna \u201cesperta\u201d, quasi sempre nubile, partivano vestite di bianco dalla casa dell\u2019ammalato o dalla chiesa parrocchiale per recarsi in preghiera al luogo di culto designato. Il rito non solo non prevedeva mai la partecipazione del sacerdote, ma addirittura era gestito al di fuori della sua competenza e a volte conoscenza. Durante il tragitto a piedi, che poteva essere breve o molto lungo secondo la distanza del luogo sacro da raggiungere, recitavano in genere il rosario e le litanie e cantavano inni. Giunte a destinazione compivano riti di ingresso che prevedevano di frequente atti penitenziali, come camminare in ginocchio fin davanti all\u2019immagine sacra, continuando a cantare, a dire preghiere e\u00a0 invocazioni. Dopo la richiesta di grazia da parte della persona interessata, uscivano seguendo altrettante ritualit\u00e0 e dal familiare committente ricevevano, il pi\u00f9 delle volte, una ricompensa in denaro, ma anche prodotti alimentari o di altro genere.<br \/>\nMolto probabilmente l\u2019uso di chiedere la mercede o di dare la ricompensa in denaro ancora in una fase storica avanzata pot\u00e9 trovare giustificazione con le precarie condizioni economiche del tempo e con l\u2019aiuto a incrementare in qualche modo la dote delle ragazze. Il cerimoniale, come sempre accade nelle manifestazioni popolari\u00a0 che per la loro natura autonoma e dinamica fuoriescono dalla liturgia del culto ufficiale, si \u00e8 arricchito nel tempo di altre forme rituali, di segni tendenti a decifrare presagi fausti ed infausti, di oggetti dal\u00a0 potere salvifico, di timori e paure al limite della superstizione.<\/p>\n<p>Le Verginelle o Scapillate di Montevergine<br \/>\n\u00c8 opportuno dedicare spazio alle Verginelle del santuario mariano di Montevergine (8), e pi\u00f9 in generale dell\u2019Irpinia, perch\u00e9 quasi sicuramente questa area fu un importante centro di diffusione del rito. Qui giungevano in pellegrinaggio da vastissime zone della Campania innumerevoli pellegrini con gruppi di Verginelle al seguito e qui, pi\u00f9 che altrove, \u00e8 sorta una straordinaria letteratura orale che ne attesta la vitalit\u00e0 e l\u2019originalit\u00e0 creativa (successive comparazioni hanno rafforzato questo convincimento). A Mercogliano (Av), situato alle pendici del santuario, la partecipazione delle Scapillate prevedeva due momenti diversi d\u2019intervento: il primo, con la richiesta della grazia; il secondo, con il ringraziamento. In altri luoghi, per\u00f2, si verificava un solo viaggio penitenziale e il ringraziamento aveva altre modalit\u00e0, pi\u00f9 private. Le giovani indossavano un uguale vestito bianco e lungo con il velo in testa e si facevano crescere i capelli molto lunghi appositamente per il rito (da qui il nome di Scapillate) e cinti sulla fronte da un nastro celeste o, come a Zungoli (Av), da una corona di fiori campestri. La partenza avveniva dalla camera da letto della persona ammalata o guarita, cambiando la preghiera in caso di richiesta di grazia o di ringraziamento. Il percorso era fatto a piedi scalzi, d\u2019inverno anche sulla neve, e il numero variava da sei in su (altre testimonianze lo hanno fissato a 7 o a 9) secondo le abitudini del paese o le possibilit\u00e0 economiche del richiedente. Le Scapillate, dall\u2019et\u00e0\u00a0 di 20-25 e 30 anni, si componevano in due gruppi o cori: il primo, in cui la Verginella di centro portava la croce, se si trattava di impetrazione cantava: \u201cMaronna \u2018e Montevergine \/ E nui venimmo per grazie\u201d; il secondo gruppo rispondeva, sempre cantando: \u201cfancella, Maronna mia \/ e fancella\u00a0 pe piet\u00e0\u201d. Se invece si trattava di ringraziamento, il primo gruppo cantava: \u201cMaronna \u2018e Montevergine, \/ ca mpietto porti grazie\u201d, e il secondo rispondeva: \u201csta grazia che nce hai fatto \/ Ti venimmo a dingrazi\u00e0\u201d. Ripetuto il tutto per tre volte, si avviavano per Montevergine, per riprendere la loro preghiera in prossimit\u00e0 del santuario e fino dentro la chiesa. Prima dell\u2019ingresso, salivano in ginocchio l\u2019antistante \u201cscala santa\u201d e allo stesso modo procedevano fin davanti all\u2019immagine della Madonna, dove cantavano le stesse strofe ancora per tre volte e la persona interessata chiedeva la grazia. Poi veniva offerto loro il pranzo e \u201cincassavano la pattuita mercede\u201d. La diversit\u00e0 di paga dipendeva anche dalla distanza della localit\u00e0 di partenza dal santuario, come recita una strofa di un canto di Vitulano (Bn): \u201cE nui simo le berginelle \/ E venimo da longa via, \/ pe ved\u00e8 sta faccia bella: \/ fance grazie, o Maria\u201d (9).<br \/>\nScrive don Placido Tropeano, con un\u2019affermazione iniziale che poco convince: \u201cDapprincipio le Scapillate erano le giovinette appartenenti alle stesse famiglie che si portavano in pellegrinaggio a Montevergine; ma, col passare del tempo, quasi in tutti i paesi le ragazze pi\u00f9 intraprendenti dai tredici ai diciotto anni si organizzarono in gruppi di preghiera, quasi compagnie di ventura con apposita divisa e tariffa, assoldate dall\u2019una o dall\u2019altra persona per portare alla Madonna di Montevergine la propria preghiera di impetrazione e di ringraziamento\u201d. E aggiunge: \u201cQualche volta le persone interessate seguivano il corteo delle scapillate. Se era una donna, all\u2019ingresso della chiesa bisognava assistere impotenti ad una scena quanto mai antigienica e ripugnante: si inginocchiava insieme alle verginelle, poi si piegava bocconi a terra e strisciava la lingua sul pavimento fino a raggiungere i piedi dell\u2019altare\u201d (10). Secondo alcune donne di Mercogliano, le stesse Scapillate si univano a compiere questo \u201cripugnante\u201d comportamento e la tradizione \u00e8 rimasta in uso fino a 50 anni fa (11). Il santuario verginiano non era il solo luogo dove si attuava questa forma devozionale, nella stessa Mercogliano le Scapillate venivano portate nella chiesa di Sant\u2019Antonio da Padova, e altri centri cultuali di attrazione erano: Santa Filomena a Mugnano del Cardinale (Av), la Madonna dell\u2019Annunciazione a Prata Principato Ultra (Av), i Santi Cosma e Damiano ad Arpaise (Bn), San Pellegrino ad Altavilla Irpina (Av), dove il rito ancora resiste in modo sorprendente,\u00a0 e, di sicuro, in altri luoghi ancora.<\/p>\n<p>Localizzazione del fenomeno e sua\u00a0 ricognizione al di fuori di Montevergine<\/p>\n<p>Questa prima ricognizione su vasta scala \u00e8 di certo assai parziale, perch\u00e9 molto pi\u00f9 numerosi\u00a0 dovevano essere i centri interessati da questa pratica religiosa popolare, anche se in tanti si \u00e8 persa del tutto o quasi la memoria.<br \/>\nData l\u2019assenza\u00a0 di notizie al riguardo, non credo sia inutile riferire, almeno per alcuni paesi (vedi di seguito) dove \u00e8 stato possibile reperire le maggiori informazioni, i risultati\u00a0 della ricerca. Non sempre per\u00f2 il ricordo dei testimoni \u00e8 stato cos\u00ec sicuro e preciso, anche nella collocazione spazio-temporale degli avvenimenti, per cui possono esserci alcune approssimazioni o particolari incompleti, pur nel rispetto sostanziale della verit\u00e0 storica.<br \/>\nAccanto ai dati strettamente storico-religiosi, l\u2019indagine ha messo in luce tante storie personali e vicende umane dolorose di genti un tempo contadine e povere, sempre esposte alla precariet\u00e0 economica ed esistenziale; genti che\u00a0 nel tempo sacrale della festa, attraverso complessi cerimoniali, ricercavano quell\u2019aiuto divino per affrontare le fatiche e i dolori della\u00a0 vita.<br \/>\nCertamente il fenomeno dei grandi pellegrinaggi non pu\u00f2 essere racchiuso entro quest\u2019orizzonte umano, seppure importante, perch\u00e9 tante altre voci, moti dell\u2019anima e bisogni si esprimevano nei lunghi cammini verso il Mistero divino, e molte altre componenti sociali, ludiche, psicologiche ne facevano parte. Ma ci\u00f2 va oltre il tema oggetto di questo studio.<br \/>\n1- Gallo (Ce)<br \/>\nInformatrici : Rosa Rocchio e Maria Assalone,\u00a0 quest \u2019ultima\u00a0 Verginella da bambina.<br \/>\nFino ai tempi della II guerra mondiale, 12 Verginelle, accompagnate da una donna che le guidava nelle orazioni, compivano un giro in due chiese del piccolo paese in preghiera e cantando (12). Partivano dalla chiesa madre dell\u2019 Annunziata, dove si \u201cdiceva la litania per la vita\u201d, e poi, sempre con canti e orazioni, si recavano nella chiesa di san Simeone, dove vi era un simulacro della Madonna delle Grazie; infine tornavano nella chiesa dell\u2019Annunziata e con un triplice inchino baciavano tre volte il pavimento, dicendo: \u201cMadonna quanto sei bella \/ Io per vostro amore \/ Mi inchino e bacio in terra\u201d. Per l\u2019occasione, si cantava la seguente canzone alla Madonna, trascritta cos\u00ec come mi \u00e8 stata riferita da Rosa Rocchio: \u201cO Regina di ogni grazia \/ che da voi vogliamo grazia \/ tu che sei madre di grazia \/ o Regina di ogni grazia. \/ Grazia grazia Madre mia \/ per piet\u00e0 mamma Maria \/ tu risguarda i figli tuoi \/ Mamma mia fa quanto puoi. \/ Io mai da qua mi parto \/ se la grazia non mi hai fatto \/ io mai mi partaria \/ facci grazia Maria. \/ Me ne parti che ben contenta \/ ca la grazia \u00e8 certa a me \/ me ne parto risoluta \/ ca la grazia l\u2019hai avuta. \/ Di partire me ne dispiace \/ da te Madonna sia lodata \/ via da te Madonna \/ per quanto sei bella. \/ Tutti gli angeli t\u2019adorano al cielo \/ e noi peccatori in terra \/ tutti gli angeli t\u2019adorano al cielo \/ e noi peccatori in terra \/ e Maria per vostro amore \/ mi inchino e bacio in terra \/ e Maria per vostro amore \/ mi inchino e bacio in terra. \/ Regina mia del cielo \/ di divina maest\u00e0 \/ la grazia che io cerco \/ tu Maria me la concedi \/ e fammela per carit\u00e0. \/ Per l\u2019amore che tu ricevesti \/ dalla Santissima Trinit\u00e0 \/ cala gli angeli dal cielo \/ e ti veni a visitar \/ una corona divina \/ recitami la litania \/ una corona divina \/ recitami la litania\u201d. Ogni ritornello era ripetuto due volte, prima dalla donna e poi da tutte le Verginelle.<br \/>\nLa donna, dopo aver chiesto la grazia, immergeva un fiocco di lana nella lampada accesa \u201cdell\u2019olio di Ges\u00f9\u201d e lo portava a casa\u00a0 dell\u2019ammalato per fargli il segno di croce sulla sua fronte. Il gesto veniva ripetuto da tutte e 12 le Verginelle. Il rito era concluso e dopo aver ricevuto la paga, che a quei tempi era di 5 lire,\u00a0 rientravano a casa. Per vedere se la richiesta di grazia stava avendo buon esito, si osservava la luce della lampada (delle candele, a Prata Principato Ultra): se questa brillava pi\u00f9 del solito o restava accesa, era buon segno; se si spegneva, il malato era destinato a morire. Si diceva: \u201cSe non lo fa per il corpo, lo fa per l\u2019anima\u201d, comunque non veniva mai perduta quella preghiera, serviva\u00a0 o per la vita o per la morte. Prima era frequente ricorrere alle verginelle, \u201cora \u00e8 cambiato, chi crede, chi non crede, chi sta malato corre all\u2019ospedale\u201d.<br \/>\nTra le strofe ricordate che qui si cantavano, si riportano, come esempio esplicativo sulla diffusione del rito, i seguenti versi molto significativi, perch\u00e9 sono quelli di Montevergine, ma\u00a0 evidentemente incongruenti\u00a0 per il luogo dell\u2019azione rituale, dal momento che il tragitto da percorrere era molto breve: \u201cSiamo 12 verginelle \/ Siamo venute da longa via \/ Pe\u2019 vede\u2019 sta faccia bella \/ Facci grazia Maria\u201d. Si pu\u00f2 solo dedurre che il testo sia stato veicolato da\u00a0 un\u2019oralit\u00e0\u00a0 appartenente ad un altro territorio e assimilato in una fase successiva.<br \/>\n2- Crosia (Cs)<br \/>\nInformatrice: Francesca Seminario (13).<br \/>\nUn familiare della persona bisognosa raduna, secondo i suoi desideri, dalle 5 alle 12 Verginelle, generalmente di et\u00e0 compresa tra i 10 e 15\u00a0 anni, per andare a sciogliere un voto nella chiesa\u00a0 prescelta. Le giovinette devono stare tutto il giorno digiune, bevendo solo un po\u2019 di limonata, t\u00e8 o caff\u00e9. Durante il tragitto e in chiesa, dove restano per l\u2019intera giornata, cantano, recitano rosari e litanie; davanti alle immagini sacre accendono le candele, ascoltano la messa e fanno la santa comunione. Alla fine, la persona interessata chiede la grazia. Nel tardo pomeriggio, quando si ritorna dalla chiesa, le Verginelle si recano con le candele accese a casa del malato, ma prima di entrare le devono spegnere e queste si conservano per essere riutilizzate in chiesa in un secondo momento. Come ricompensa della loro intermediazione, ricevono una buona cena.<br \/>\nNon vi \u00e8 un solo luogo di culto dove andare a chiedere la grazia, cos\u00ec come non sempre le Verginelle si portano nella chiesa della Madonna della Piet\u00e0 o in quella di san Michele o in altra chiesa di\u00a0 Crosia. Spesso si va anche al di fuori dello stesso paese, come nella chiesa di san Cataldo a Cariati (Cs) o in quella della Madonna Assunta in cielo a Rossano (Cs): dipende dal tipo di promessa fatta. A volte il viaggio di andata avveniva a piedi, come fece la signora Filomena Madeo (nata nel 1894), che nel 1940 port\u00f2 le Verginelle a Cariati. La signora Filomena, perch\u00e9 suo figlio che viveva a Torino era stato colpito dal tifo, fece voto di andare a piedi nudi per un anno intero se suo figlio si fosse salvato. Ricevuta la grazia, rest\u00f2 scalza dal primo maggio 1941 al primo maggio 1942. Infine, non \u00e8 infrequente che da altri paesi vicini (Cropalati, Longobucco, Calopezzati) arrivino gruppi a Crosia con le ragazze al seguito. Il fenomeno, nel 1994, era ancora abbastanza presente nell\u2019area della Sila greca e zone limitrofe.<br \/>\n3- Tornareccio (Ch)<br \/>\nInformatrici: Delia Carozza, Giovanna Costantini (anni 83), Adele Furia (anni 70), queste ultime due Verginelle da bambine. L\u2019et\u00e0 \u00e8 riferita agli anni delle interviste.<br \/>\nSette Verginelle, molto piccole di et\u00e0, dai 5 ai 10 anni, con una donna si recavano in tre chiese del paese, recitando in ognuna il rosario (14). Partivano dalla chiesa maggiore di santa Vittoria, poi andavano a quella di san Rocco e infine alla chiesa della Madonna del Carmine (15). Qui, tutte insieme chiedevano la grazia alla Madonna e al termine suonavano una campanella posta vicino ad un altare. Facevano visita all\u2019ammalato, ricevendo un\u2019offerta libera che poteva essere in denaro o in alimenti. \u201cS\u00ec, s\u00ec, una lira, due lire, tre lire, allora si parlava di questi soldi, ma anche un piatto di farina, una bottiglia d\u2019olio, di vino, un po\u2019 di fagioli, patate\u201d.<br \/>\n\u201cFamme le Verginelle pe\u2019 chiede\u2019 la grazia alla Madonna\u201d, domandava la famiglia, e \u201cpi\u00f9 piccole erano, pi\u00f9 erano gradite\u201d.\u00a0 \u201cDi chi so\u2019 \u2018ste Verginelle?\u201d, si sentiva ripetere al loro passaggio, e ogni\u00a0 loro giro annunziava un dolore familiare,\u00a0 un\u2019angoscia nascosta. \u201cL\u2019ospedali non c\u2019erano, prima lu medico non c\u2019era, pe\u2019 questo era tutta robba di preghiere, si rimetteva tutto ai santi. Dopo che \u00e8 venuta l\u2019abbondanza non s\u2019\u00e8 fatto punto chi\u00f9, mo quando sta male qualcuno si porta all\u2019ospedale\u201d. In questo santuario si sono succedute tante storie tristissime e miracolose, tutte pregne di una grande e straordinaria umanit\u00e0. Una in particolare mi piace riportare, raccontatami dalla viva voce di Giovanna Costantini. \u201cPure mia mamma \u2013 dice &#8211;\u00a0 ha ricevuto una grazia. Avevo una sorella di 13 anni, aveva nu cavacciu alla gola (un rigonfiamento maligno), allora la dovevano operare. Il dottore, siccome era una clinica privata, viene una macchina apposta per andarci. Allora \u2018na sera il dottore dice: Filomena, domani andiamo a oper\u00e0 . Gli disse: Dotto\u2019, non li tengo i soldi. Si mise in cerca la sera, senza risolvere nulla, e noi ci siamo messe a letto. A mezzanotte mamma \u00e8 uscita di casa, dove era andata non lo sapevamo. Si mise a piangere in faccia alla porta della chiesa e ha detto: Madonna o famme la grazia o famme mur\u00ec la figlia. La mattina \u00e8 uscito il sole, disse mamma: Rita, adesso viene il dottore [\u2026]. Mamma non lo tengo pi\u00f9. Non ce lo aveva pi\u00f9. \u00c8 venuto il dottore, la mattina: Dott\u00f2, non vengo perch\u00e9 mia figlia \u00e8 guarita. &#8211; \u00c8 possibile? &#8211; Allora fai la visita. Non le ha trovato niente. Dice: Come hai fatto pe\u2019 ave\u2019 \u2018sta grazia? Disse:\u00a0 Nessuno mi ha voluto imprestare i soldi, so\u2019 andata alla Madonna a cercare la morte della figlia o la guarigione\u201d.<br \/>\n4- Venere (Aq)<br \/>\nInformatrice: Sandra Cerasani, Verginella da bambina, di anni 78 (16).<br \/>\nIl rito delle Verginelle anche qui cess\u00f2 subito dopo l\u2019ultima guerra. Sette ragazze di 8-12 anni con una donna \u201cemancipata\u201d, cio\u00e8 istruita nelle preghiere, salivano al santuario della Madonna del Buon Consiglio posto su di una vicina collina e, durante l\u2019andata, recitavano tre rosari, le litanie e cantavano inni alla Madonna. (17). La grazia era chiesta dalla donna, e le bambine si univano a lei con la preghiera. Prima di scendere, si strofinava un fazzoletto alla statua della Madonna con il Bambino, \u201ccome per pulirla\u201d, e lo si portava all\u2019ammalato, che lo metteva dentro al letto. La famiglia di costui le ricompensava con cinque o dieci soldi o con mezza lira, secondo la disponibilit\u00e0 della famiglia\u00a0 e \u201ca quei tempi mezza lira valeva mezza lira, le sette ragazze dovevano essere pagate\u201d. Si diceva che \u201cdalle ragazze si poteva ottenere pi\u00f9 le grazie e i parroci non c\u2019entravano a queste cose\u201d. La chiesa, prima, era molto differente, perch\u00e9 il terremoto del 1915 l\u2019ha distrutta totalmente; si \u00e8 salvata solo la statua della Madonna che stava in una nicchia (18). \u201cNoi a quella Madonna ci tenevamo una devozione, in tempo di guerra siamo andate a chiedere le grazie perch\u00e9 i mariti nostri stavano fuori, come \u00e8 successo a me, \u00e8 successo a tante altre, era una fissazione, per\u00f2 noi abbiamo chiesto la grazia, la Madonna ci ha detto di s\u00ec\u201d (19).<br \/>\n5- Cittareale (Ri)<br \/>\nInformatrice: donna anziana, testimone.<br \/>\nLe notizie, in questo caso, sono scarse, ma lo stesso utili per comprendere ancor pi\u00f9 l\u2019area di diffusione (20). Un familiare accompagnava il gruppo delle Verginelle, composto da 5 a 10 ragazze, e durante il tragitto per giungere alla chiesa della Madonna di Capodacqua (21) recitavano il rosario e altre preghiere. L\u2019ingresso e l\u2019uscita avvenivano per l\u2019intera navata in ginocchio. Si accendevano le candele davanti alla Madonna e insieme chiedevano la grazia, alla fine prelevavano un po\u2019 di olio dalla lampada del SS. Sacramento e lo portavano all\u2019ammalato. Una ricompensa come sempre\u00a0 congedava le bambine. Il rito, a detta dell\u2019informatrice, si sarebbe protratto fino a tutti gli anni Settanta del secolo passato.<br \/>\n6- Settefrati (Fr)<br \/>\nInformatrici: Rocca Z., Gina S., Maria Filomena A. (22).<br \/>\n\u201cEra ancora buio quando uscivano, le sentivo che cantavano un canto appassionato\u2026 se andavano alla Madonna di Canneto allora nominavano la Madonna di Canneto, quando andavano a san Donato, nominavano san Donato, quando andavano a Gallinaro nominavano san Gerardo\u201d. Cos\u00ec, con tanta nostalgia, le ricorda la signora Maria Filomena, insieme alle altre due anziane. \u201cMamma\u00a0 diceva:- Senti, senti stanno arrivando le Verginelle! Vedi, quelli so\u2019 ricevuta la grazia dalla Madonna, oppure so\u2019 ite a chiede\u2019 la grazia, o sta malato il marito o sta malato un bambino. Era un voto che facevano alla Madonna\u201d. Tre Verginelle (23) con la testa velata di bianco precedevano il gruppo di persone che si recavano in pellegrinaggio in questi centri cultuali, recitando il rosario e le litanie. La ragazza di centro portava un crocifisso coperto da un velo, che\u00a0 avvolgeva\u00a0 anche le mani ed era fermato ai polsi con un nastro. Alla Madonna di Canneto si andava a piedi e spesso scalzi,\u00a0 le donne che avevano le Verginelle portavano in testa i \u201ccofanelli\u201d, cesti fatti con i vimini, per trasportare cibo e bevande da offrire alle giovani una volta terminato il compito, in localit\u00e0 Capodacqua, presso il santuario (24). Prima di entrare, eseguivano i tre giri rituali attorno alla chiesa e in ginocchio arrivavano davanti alla Madonna. Non infrequente era la pratica di strisciare la lingua per terra e abbandonarsi a intense richieste di grazia, strillate da chi era nel bisogno. L\u2019uscita avveniva in piedi, camminando all\u2019indietro e intonando il canto: \u201cEvviva Maria \/ nell\u2019ermo Canneto \/ un popolo lieto \/ evviva grid\u00f2\u201d.<br \/>\nAlla sorgente del fiume Melfa, \u201cdove \u00e8 apparsa la Madonna\u201d, con un fazzoletto si raccoglievano \u201cle stelline\u201d (pagliuzze dorate di minerali metallici) e si portavano all\u2019ammalato perch\u00e9 ritenute di buona fortuna, anche se \u201csubito dopo svanivano\u201d. Le ragazze al solito erano pagate, e alla Madonna si regalavano tanti doni: \u201cchi ci portava l\u2019oro, tante cose\u201d.\u00a0 Alla Madonna di Canneto la tradizione \u00e8 rimasta sicuramente fin verso gli anni 1955-\u201956 (25) e tutte le persone intervistate sono state concordi nell\u2019affermare che quasi esclusivamente dalla campagna di Settefrati\u00a0 provenivano i gruppi con le Verginelle, molto pi\u00f9 numerosi il 18 agosto per accompagnare la salita della \u201cMadonna\u00a0 Bianca\u201d dal paese al santuario, giorno d\u2019inizio della festa. Discordante, invece, \u00e8 stata l\u2019et\u00e0 indicata delle giovani: due ricordano che avevano 12-15 anni e altri due testimoni dai 24 ai 30 e pi\u00f9 anni. -E le Verginelle di allora dove sono? \u2013 chiedo. Non ci stanno pi\u00f9 qua &#8211; dice Gina. &#8211; Sono andate in America e qualcuna \u00e8 ancora viva: Antonietta sta a Boston e Colomba a Stamford. Anche\u00a0 mia cugina Emiliana vive a Stamford, qui ce ne sono tanti di Settefratesi\u201d.<br \/>\n7- Trevi nel Lazio (Fr)<br \/>\nInformatrici: Maria Rosaria Abbate e Agnese Giansanti, entrambe Verginelle da bambine (26).<br \/>\nCon questo e con il prossimo paese entriamo nel territorio della Valle dell\u2019Aniene, fortemente legato al culto della SS. Trinit\u00e0 che si venera nel santuario di Vallepietra. A Trevi, dove si usa ancora il termine\u00a0 Verginella, \u201cquando c\u2019\u00e8 qualche persona malata, oppure ha bisogno di qualche grazia, prendono 12 ragazze, giovani senza sposa\u2019 e vanno a prega\u2019 alla vicina chiesetta della Madonna del Riposo\u201d (26). Le ragazze di 10-12 anni (ma anche di 15-20 anni: \u201cbasta che non sono sposate\u201d) sono accompagnate da una donna (28) e recitano il rosario: all\u2019andata si dicono i misteri doloroso e gaudioso, e al ritorno il mistero glorioso. Durante la sosta nella chiesetta si recitano le litanie e le preghiere della novena della Madonna di Pompei per \u201cchiedere la grazia a favore di\u2026\u201d.\u00a0 La famiglia del malato fa un\u2019offerta in denaro alle ragazze secondo le possibilit\u00e0. \u201cPrima la miseria ce ne stava tanta, la povera gente non si poteva compra\u2019 manco i lacci pe\u2019 le ciocie. Noi andavamo l\u00ec per ottenere qualcosa senz\u2019altro, perch\u00e9 il nostro cuore chiss\u00e0 quante cose desidera. &#8211; Madonna mia vedi com\u2019\u00e8, come non \u00e8. A me tante volte mi ha ascoltato\u201d. La signora Giansanti aggiunge: \u201cL\u2019altr\u2019anno, il 1993, un bambino \u00e8 stato operato al cuore e la famiglia ha voluto fare le Verginelle\u201d. L\u2019altra informatrice afferma: \u201cCe ne stanno ancora tante in separata sede che ci vanno pure, pure senza fa\u2019 sap\u00e9\u201d, alludendo chiaramente alle bambine.<br \/>\n8- Camerata Nuova (Rm)<br \/>\nInformatrici: Rosalba S. e Maria A., quest\u2019ultima Zitella da ragazza (29).<br \/>\nFino al gennaio 1859 il piccolissimo paese era situato sulla cresta di un monte della catena dei Simbruini ad una altezza di 1220 metri, completamente isolato e terra di briganti, al confine tra Lazio e Abruzzo. Un incendio distrusse le misere case, risparmiando per\u00f2 la chiesetta della Madonna delle Grazie, perch\u00e9 posta un po\u2019 fuori l\u2019abitato (30). Nel decennio successivo, dopo innumerevoli tribolazioni, fu costruito il nuovo paese in una posizione\u00a0 pi\u00f9 favorevole\u00a0 e molto pi\u00f9 in basso, ai limiti della Piana del Cavaliere. Anche se \u00e8 trascorso molto tempo da quei tragici eventi tutti gli abitanti hanno mantenuto un costante rapporto con il vecchio luogo di origine e in particolare con la Madonna delle Grazie che si venera nella chiesetta scampata all\u2019incendio (31). \u201cSette zitelle, non sposate, piuttosto giovani, se possibile che non sono nemmeno fidanzate, dovrebbe essere cos\u00ec\u201d, da sole o guidate da un familiare si inerpicano per il pendio scosceso e boscoso verso la chiesetta sopra nominata, raggiungibile con circa un\u2019ora di cammino. Durante la salita, recitano il rosario e le litanie fino a che non giungono dentro la chiesa. Poi escono al di fuori, e, rivolte verso il vicino convento montano della Madonna dei Bisognosi, continuano a pregare. Al rientro, alcune accendono le candele, altre iniziano a spazzare il pavimento con la scopa e altre ancora rassettano la chiesa, gettando fuori tutta la sporcizia. Si dispongono in ginocchio al centro dell\u2019unica navata e la pi\u00f9 piccola, all\u2019inizio della fila, invoca la Vergine per la grazia, mentre retrocedono senza voltare lo sguardo alla Madonna con il Bambino. Prima di prendere la discesa, suonano vigorosamente la campana della chiesa, i cui rintocchi riescono ad arrivare nel sottostante paese di Camerata Nuova. Giunte in paese, entrano nella chiesa parrocchiale per un\u2019ultima preghiera e ad attenderle fuori vi \u00e8 un familiare che le ricompensa con un\u2019offerta in denaro.<br \/>\nPer i presagi, bisogna fare attenzione al loro modo di essere perch\u00e9: \u201cdurante che vanno o stanno alla chiesa, pu\u00f2 darsi che so\u2019 allegre, ridono, scherzano, pur che ci sia una cosa grave di mezzo, si dice che \u00e8 segno buono, che va bene. Se invece dopo queste si agitano, stanno con la paura, si dice che pu\u00f2 darsi che questa persona va male, muore\u201d. Un familiare aggiunge: \u201cSecondo la tradizione questo spirito dovrebbe essere dato dalla Madonna stessa, cio\u00e8 nonostante la grazia che vanno a chiedere, devono sentirsi sollevate, che gli piace di scherzare, ridere con le compagne\u201d. Di ben altra natura sono i segni premonitori descritti dal De Nino quando dice, sempre in riferimento alle Verginelle: \u201cl\u2019infermo guarisce, se le fanciulle, nell\u2019andare, videro buoi; muore, se si abbatterono in qualche prete\u201d (32). Conseguenze nefaste potevano accadere anche alle stesse ragazze. A Prata Principato Ultra \u201cdicevano che se il malato guariva loro stavano bene, se moriva questo malato, che non avevano la grazia, diceva che cadevano tutti i capelli a queste Scapillate\u201d (33).<br \/>\nIl rito, come si svolge a Camerata, si presta ad alcune considerazioni. La chiesetta doveva essere per forza il luogo privilegiato della richiesta ancor prima dell\u2019incendio, altrimenti non si spiega perch\u00e9 giovani ragazze hanno dovuto per quasi un secolo e mezzo continuare ad affrontare un non facile cammino per la montagna e in qualsiasi tempo; inoltre la presenza di usanze molto arcaiche, come lascia intendere l\u2019azione lustratoria, inducono a dare un sicuro spessore temporale alla cerimonia\u00a0 cameratana, che di certo vi giunse, come per Trevi, dal vicino santuario di Vallepietra (34).<br \/>\n9- Le altre zitelle di Vallepietra (Rm)<br \/>\nInformatrici: Settimia De Santis, Solidea De Santis, Zitelle del Pianto e Marietta De Angelis, Domenica De Santis, Zitelle del rito di grazia. Presenti, inoltre, Angela Aquilani, Lorenza Palmieri, Angela Rotondi, Maria Missimei, Rosa Necchi, tutte anziane. Solo Rosa R.\u00a0 \u00e8 di mezza et\u00e0 (35).<br \/>\nIl santuario-grotta della SS. Trinit\u00e0 (36) si trova sul fianco orientale del Monte Autore a 1337 mt. e fino agli anni \u201960 era raggiungibile solo a piedi con quasi due ore di cammino dal paese di Vallepietra. Bisognava\u00a0 arrampicarsi per una ripida mulattiera e superare un dislivello di ben 500 metri, poi una strada ha collegato abbastanza agevolmente il luogo sacro, raggiunto ogni anno da pi\u00f9 di mezzo milione di persone, provenienti da vaste zone del Lazio e Abruzzo. I numerosi fedeli\u00a0 di ogni paese si riuniscono per l\u2019intero pellegrinaggio nelle cosiddette Compagnie, che hanno nel vessillo trinitario il loro costante punto di riferimento di fede e di aggregazione. La stragrande maggioranza delle Compagnie laziali per arrivare al santuario deve passare per il paese di Vallepietra, mentre le Compagnie abruzzesi transitano per il paese di Cappadocia, sul\u00a0 versante opposto.<br \/>\nIl rito delle Zitelle a Vallepietra assunse caratteristiche alquanto peculiari, dalle dimensioni e dai risvolti non facilmente definibili nel tempo. Anzitutto \u00e8 emerso che le Zitelle si prestavano quasi esclusivamente per i pellegrini che nei giorni della festa chiedevano la loro intermediazione; di rado, invece, era voluta dagli abitanti di Vallepietra per la loro consuetudine a recarvisi di persona. Pur tuttavia, molte Compagnie (di sicuro le stesse che andavano alla Madonna di Canneto) si portavano dai paesi di partenza le Zitelle ed anzi proprio in alcuni di questi (37) il fenomeno\u00a0 sembra non del tutto scomparso.<br \/>\nNel passato, quando le difficolt\u00e0 del viaggio erano notevoli\u00a0 per l\u2019assenza di strade e per le\u00a0 distanze da percorrere interamente a piedi e alquanto rischiose e faticose per le\u00a0 giovani Zitelle, certamente i fedeli dovettero ricorrere largamente a questo personale femminile specializzato esistente in loco. I pellegrini provenienti dalla Ciociaria e dalla provincia di Latina da sempre sono ospitati generosamente, nei giorni antecedenti la festa, nelle case dei Vallepietrani per riposare dopo il lungo viaggio e trascorrere la notte. Molte relazioni e amicizie sono nate nel corso degli anni e, oggi come ieri, ci si ritrova puntualmente nel giorno solenne della Trinit\u00e0. In questa occasione, una Compagnia o una persona si rivolgeva ad una conoscente per cercare 8-10 (spesso 15 o 20)\u00a0 ragazze non sposate (ma \u201cpure 2, secondo la famiglia come poteva pag\u00e0\u201d) per andare al santuario a ringraziare o a impetrare l\u2019aiuto delle Divine Persone. \u201cPortavano in dono queste Zitelle alla Trinit\u00e0\u201d, affermano le informatrici. E ancora: \u201cQuesto era un voto per la Trinit\u00e0\u201d. Si radunavano davanti la chiesa parrocchiale e al seguito del committente, che spesso intonava le preghiere, iniziavano a cantare l\u2019inno della trinit\u00e0 . Se vi era una esplicita richiesta, indossavano l\u2019abito bianco e portavano in mano le candele, altrimenti no e, anzi, verso gli ultimi anni si limitarono ad andare\u00a0 solo con il velo bianco in testa. Giunte al torrente Simbrivio, cominciavano la recita del rosario, del credo e delle litanie fino al santuario. Quando attraversavano un corso d\u2019acqua era tradizione, come d\u2019altronde\u00a0 per tutti i pellegrini, gettare i sassi dal ponte gridando le parole: \u201cAbballe i peccati m\u00e9e\u201d (gi\u00f9 i peccati miei) ed \u201cEvviva la SS. Trinit\u00e0\u201d, e qui effettuavano un rito di purificazione con ben altri e pi\u00f9 profondi intenti. Giunte nella grotta, compivano i tre giri rituali, passando davanti all\u2019immagine prodigiosa e uscendo in piedi sempre senza voltare le spalle (38). Al termine, il familiare implorava l\u2019intercessione divina e le ragazze si univano e si stringevano coralmente alla vibrante voce rivolta alla Trinit\u00e0 affinch\u00e9 accogliesse la supplica o il ringraziamento. Una volta pagate, le Zitelle erano libere di tornare in paese.<br \/>\nChi non si \u00e8 mai incontrato, il giorno della Trinit\u00e0, dentro il piccolo delubro con le folle di devoti che sfilano con le proprie fragilit\u00e0 fisiche ed esistenziali davanti all\u2019immagine trinitaria, specie nel recente passato, difficilmente pu\u00f2 arrivare a comprendere come l\u00ec avveniva una richiesta di grazia e pi\u00f9 in generale la cultura che la esprimeva. \u201cPrima la grazia si chiedeva strillando, forte, strillavano forte, forte, piangevano e strillavano, pure tu strillavi insieme a loro\u201d- racconta una intervistata. E un\u2019altra informatrice incalza: \u201cLa persona che ci portava piangeva, si inginocchiava davanti all\u2019immagine, gridava:- Grazia Santissima Trinit\u00e0! Pure noi ci si commuoveva, eravamo piccole, giovinotte , signorine\u201d. \u201cIl familiare chiedeva la grazia e noi appresso\u201d &#8211; conclude un\u2019altra informatrice-; ricordo che veniva con la lingua per terra stracinoni la gente per terra, sia alla chiesa del paese che al santuario\u201d (39). Dopo questa estenuante prova emotiva, le ex- Zitelle ricordano: \u201cNoi tornavamo gi\u00f9 con la speranza che ci pigliava un\u2019altra Compagnia, perch\u00e9 allora c\u2019era bisogno, ecco allora te faceva comodo anche una lira, mezza lira, quello che era\u201d. La signora Marietta aggiunge: \u201cUna volta ci siamo andate anche quattro volte in un giorno, ci chiamavano e ci riandavamo lo stesso, noi avevamo pure bisogno allora\u201d (40), e accadeva anche di partire di notte o con un temporale e con l\u2019unica illuminazione delle candele.<br \/>\nIl compenso, intorno agli anni Sessanta del secolo trascorso, era di 100\u2013200 lire, ma poteva avvenire anche con prodotti alimentari. Per soddisfare la numerosa richiesta dei fedeli di Sezze, Terracina, Anagni, Fondi (41), ad esempio, c\u2019erano perfino pi\u00f9 gruppi di Zitelle, a volte in competizione tra loro. La forte esperienza di solidariet\u00e0 lasciava il segno nell\u2019animo dei partecipanti e si istaurava nel tempo una lunga e stretta amicizia fatta di gratitudine e di profondo rispetto. Non passava anno che i pellegrini riconoscenti andassero a salutare la ragazza e la famiglia che li avevano aiutati nel bisogno. Forse\u00a0 non \u00e8 nemmeno da escludere che il comparato extraliturgico in una fase pi\u00f9 remota trovasse proprio in questa cerimonia una sua ragion d\u2019essere (42).<br \/>\nLa tradizione \u00e8 rimasta abbastanza viva a Vallepietra fino agli anni 1970\u201371, periodo coincidente con il completamento della strada che collega il santuario. La crescente motorizzazione, la comodit\u00e0 del viaggio divenuto pi\u00f9 breve e il tramonto della civilt\u00e0 contadina\u00a0 hanno ben presto contribuito a\u00a0 far declinare il ruolo delle Zitelle-prefiche di Vallepietra, a tutto vantaggio di quelle che ora potevano essere condotte senza difficolt\u00e0 dai paesi lontani. Oggi non restano che casi sporadici e\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 forme molto residuali e alterate di quell\u2019antico mondo culturale, come il caso di un uomo che due anni fa ha chiesto ad una donna sposata di Vallepietra se gli recitava una preghiera al santuario. Alla risposta affermativa, le ha donato due bottiglie di vino; dal che la signora ha aggiunto: \u201cAllora t\u2019appiccio pure \u2018na cannela\u201d. \u201c Meglio ancora \u201d, ha concluso l\u2019uomo (43).<\/p>\n<p>Funzione e connotazione delle \u201cprefiche bianche\u201d<br \/>\nAbbiamo visto un mondo appena scomparso, ma che sembra lontanissimo nel tempo, quasi leggendario e commovente nella sua capacit\u00e0 di elaborare valori e riti\u00a0 per affrontare la\u00a0 quotidiana insicurezza dell\u2019esistenza e arginare collettivamente la crisi individuale del cordoglio e della sciagura.<br \/>\nEmerge da esso in tutta evidenza l\u2019importanza del ruolo che svolgevano queste giovani ed ignare ragazze all\u2019interno della societ\u00e0 agro-pastorale e, in senso lato, preindustriale dell\u2019Italia centro-meridionale, in un tempo in cui si era praticamente abbandonati a se stessi, senza cure adatte e un sistema sanitario efficiente. Si ricorreva con grande fede ai santi, al soprannaturale, seguendo riti e\u00a0\u00a0 cerimonie tramandate da generazioni.<br \/>\nUna donna di Roccaspinalveti (Ch), che aveva portato suo figlio epilettico alla festa di san Donato a Celenza sul Trigno per la benedizione, si affid\u00f2 \u201calla volont\u00e0 del santo\u201d perch\u00e9 \u201callora chi te li dava i dottori! \u201c. Era il 1969 (44). Solo un esempio, ma al di l\u00e0 della reale presenza ospedaliera e sanitaria distribuita nel territorio nazionale, le parole lasciano ben intendere quale fosse per larghi strati della popolazione, anche in tempi recenti, il rapporto con le strutture pubbliche della sanit\u00e0 e la percezione della natura del male.<br \/>\nLe Verginelle svolsero l\u2019importante compito di lenire sofferenze psico-fisiche del malato in stato di estrema necessit\u00e0, che anche in esse riponeva la speranza della salvezza, mediante la loro santa intercessione presso Dio. L\u2019angoscia familiare veniva alleviata perch\u00e9 condivisa con altre persone,\u00a0 non si rimaneva da soli ad affrontare il dolore, una fitta rete di rapporti sociali univano ogni singola persona alla comunit\u00e0. A differenza di oggi, in cui lo sradicamento e la solitudine urbana sono quasi la regola. Affidare ad altri una richiesta di aiuto voleva dire restare in fiduciosa attesa, coltivare positive aspettative, benefiche per la salute generale del sofferente. Oltre a ci\u00f2, le giovinette, svolgendo un riconosciuto e apprezzato ruolo pubblico, venivano a collocarsi in una nuova posizione sociale e ricevevano particolari attenzioni e\u00a0 riguardi da parte degli adulti. Erano portate a compiere veri e propri riti di iniziazione e di aggregazione. Specialmente nella societ\u00e0 passata la castit\u00e0, come valore in s\u00e9 e poi come condizione necessaria ed indispensabile per poter intercedere presso la Potenza, era centrale nell\u2019educazione del bambino\/a e si doveva conservare fino al matrimonio, che, sebbene un sacramento, interrompeva quel rapporto privilegiato con il sovrannaturale (45).<br \/>\nSenza entrare nel labirinto della sacralit\u00e0 dei numeri e della loro vasta casistica, ci soffermiamo\u00a0\u00a0 solo su quei numeri ricorrenti, non a caso il 7 e il 12, riscontrati in diversi paesi, tra cui Trevi nel Lazio e Camerata Nuova. Si potrebbero formulare diverse interpretazioni per spiegare la loro adozione, ma forse ci si pu\u00f2 orientare verso l\u2019iconografia mariana\u00a0 e nello specifico\u00a0 la Madonna dei sette dolori (46) e la Vergine con la corona di 12 stelle, che rappresentano il numero delle 12 trib\u00f9 di Israele.<br \/>\nNon ovunque si indossava l\u2019abito bianco al tempo delle\u00a0 testimonianze relative ai centri esaminati, forse per un certo deterioramento della tradizione o forse per le notevoli difficolt\u00e0 economiche che c\u2019erano tra le due guerre e oltre, quando era un problema farsi un capo di abbigliamento.<br \/>\nInvece le ragazze ricevevano sempre il compenso. \u201cPrendevano a pagamento delle ragazze che le portavano a pregare con loro\u201d, si sente ripetere costantemente e senza alcuna esitazione dalle informatrici. Per la nostra sensibilit\u00e0 di oggi, questo comportamento pu\u00f2 generare un po\u2019 di sconcerto o meraviglia, ma prima non era cos\u00ec. Il Baratta ha dato il significato di elemosina all\u2019elargizione\u00a0 di un\u2019offerta quasi sempre in denaro e ci\u00f2 \u00e8 anche plausibile in una determinata fase storica, dal momento che c\u2019era vero bisogno di aiutare concretamente le giovinette che\u00a0 avanzavano nella vita. Ma oltre a questo, bisogna considerare quale era la mentalit\u00e0 e la vita pratica ed economica delle masse rurali, incentrata sul do ut des, sul dare e avere, anche all\u2019interno degli stessi santuari. Obbligati a pagare ogni cosa per ottenere quel poco da vivere, era impensabile per i contadini chiedere senza offrire nulla in cambio. Da qui le offerte, le preghiere, gli atti penitenziali, incentrati nel lungo viaggio a piedi verso la Potenza, per ottenere\u00a0 maggiormente l\u2019aiuto invocato e\u00a0 trovare forme di riscatto.<br \/>\nSe i fatti accertati lasciano pochi dubbi sulla dinamica di diffusione del rito, almeno nella sua espansione verso le regioni centrali d\u2019Italia, resta tuttavia da chiarire quando si \u00e8 formato nel modo come lo conosciamo nell\u2019area dell\u2019Irpinia e del Meridione e quali possibili riferimenti storico-culturali abbia.<br \/>\nPer il momento ci \u00e8 concesso dire solo che appare evidente la sua notevole profondit\u00e0 temporale per le stratificazioni di elementi magici ed\u00a0 arcaici, per il grande irradiamento che ha avuto e per il suo carattere fortemente popolare, che lo collega a quell\u2019antico mondo mediterraneo di cui non finiamo mai di ascoltare gli echi. Lungi dal pretendere di dirimere la questione, che richiederebbe ben altro spazio e fatica, si possono comunque avanzare considerazioni di carattere generale.<br \/>\nIn ogni tempo l\u2019uomo ha cercato in tutti i modi di allontanare la fine della vita, creando rimedi empirici, miti e cerimonie per combattere la morte. Il mondo popolare, in particolare, ha elaborato una tale ricchezza di strumenti simbolici e rituali che anche nella societ\u00e0 moderna sono incredibilmente vivi. Come non vedere analogie, sebbene antitetiche, con le figure delle antiche prefiche e con il ricorso ad un palese simbolismo protettivo nei confronti della crisi?<br \/>\nIl gruppo femminile specializzato al servizio di una famiglia dietro compenso, il ritualismo che anche qui si esprime nel \u201cpianto vitale\u201d, sono elementi di contatto fin troppo evidenti, cos\u00ec come\u00a0 quelli per scongiurare il fatale evento. A differenza delle lamentatrici funebri che si strappavano e tagliavano i capelli, loro se li facevano crescere in modo esagerato, segno di lunga vita, spengono le candele prima di entrare in casa, per non essere di malaugurio, spazzano la chiesa con funzione chiaramente apotropaica e suonano vigorosamente la campana per esorcizzare che\u00a0 non sia a morto, sono raggruppate in numeri dal valore sacrale, compiono la circumambulazione nei santuari per \u201crinchiudere in un cerchio il potere benefico promanante da un luogo o da un oggetto sacro\u201d (47). Come il popolo aveva elaborato sistemi e tecniche per affrontare la morte, cos\u00ec dovette crearne altri per prolungare la vita. Di pi\u00f9 ora non si pu\u00f2 dire e azzardare. Per\u00f2, un rito di altre Verginelle vestite di bianco, ma vicine al matrimonio, che nella citt\u00e0 di Solofra (Av) andavano a deporre durante le feste un cero alla Madonna per chiedere la grazia della maternit\u00e0, offre ulteriori spunti di riflessione sulla complessit\u00e0 del fenomeno e sulla sua vicinanza con la mentalit\u00e0 e ritualit\u00e0 del mondo antico.\u00a0 Da tempi lontanissimi alle donne \u00e8 stata riconosciuta una prerogativa magico-religiosa di collegamento con la dimensione religiosa ed esoterica; basti pensare ancora alle vergini vestali di Roma, alle maliarde che presso i romani esercitavano i sortilegi, alle streghe medioevali, e addirittura alle verginelle dei riti satanici, secondo il racconto di padre Prospero Maroni, vissuto nel Seicento. Scrive il Maroni: \u201cQuelli che fanno le malie, e sacrificano le creature ragionevoli, o gli animali al demonio, o pure l\u2019invocano domandandogli grazie, inginocchiandosi, accendendo candele o altri lumi [\u2026] servendosi in ci\u00f2 di Verginelle\u201d (48).<\/p>\n<p>Perch\u00e9 il Pianto colto a Vallepietra<br \/>\nDa quanto emerso, si evince che prima del \u201cPianto colto\u201d vi doveva essere il \u201cPianto popolare\u201d delle Zitelle-Verginelle che \u201cpiangevano e si commuovevano\u201d di fronte all\u2019immagine della Trinit\u00e0 con chi supplicava\u00a0 la grazia. Era gi\u00e0 il Pianto delle Zitelle!<br \/>\nIl tempo ha steso il suo velo di obl\u00eco e se ne \u00e8 persa la memoria. Il fatto che questo misconosciuto cerimoniale non compaia nelle visite pastorali, pi\u00f9 che altro attente ai problemi di ordine pratico-amministrativo\u00a0 e alla descrizione dei luoghi di culto, \u00e8 facilmente spiegabile se consideriamo la sua irruzione poco liturgica nella solennit\u00e0 della festa. Se poi si pensa che nel giorno di maggiore affluenza, con il via vai dei pellegrini e di gruppi con le Zitelle che sostavano il pi\u00f9 possibile dentro la cappella per farsi ascoltare dalla Trinit\u00e0, inevitabilmente si generava non solo disagio per tutti, ma un vero e proprio tourbillon di invocazioni gridate e urlate, si pu\u00f2 ben capire quale atmosfera\u00a0\u00a0 regnasse nel piccolo sacello.<br \/>\nCi\u00f2 dovette indurre l\u2019autorit\u00e0 della Chiesa ad intervenire per riportare la celebrazione religiosa verso forme pi\u00f9 controllate e ordinate, affidando alle Zitelle di Vallepietra un altro ruolo pubblico, ritenuto pi\u00f9 consono alla loro formazione cristiana e alla festa della Trinit\u00e0. Ecco, allora, che il Graziosi\u00a0 rispolvera un vecchio manoscritto del Seicento\u00a0 trascritto dal Tozzi\u00a0 per essere cantato nel giorno di festa nella loggetta della cappella. In questo modo non solo l\u2019enorme pressione dei\u00a0 pellegrini in entrata si arrestava, ma ora le Zitelle di Vallepietra, che\u00a0 riassumevano\u00a0 per tutti l\u2019antica funzione di tramite, davanti ad una moltitudine di persone elevavano un canto lamentoso a Ges\u00f9 Cristo nel momento della Passione, con la Madonna in nero che esprimeva tutti i dolori di una madre per il Figlio morto. La vera grazia non sta nella guarigione del corpo, ma nella salvezza dell\u2019anima per mezzo della vita, morte e resurrezione di Ges\u00f9 Cristo. Il messaggio non poteva essere pi\u00f9 chiaro.<br \/>\nA conforto di questa analisi viene in mente quanto De Martino ha scritto in Morte e pianto rituale.\u00a0\u00a0 Vi fu, parlando della Chiesa, anche una sua azione pedagogica pi\u00f9 interiore e religiosamente impegnata merc\u00e8 la efficacia storica della figura della Mater Dolorosa nella scena della Passione. In perfetta coerenza con la solenne affermazione della vittoria di Cristo sulla morte e con la polemica sulla lamentazione pagana \u201ce pi\u00f9 oltre [&#8230;] la rappresentazione drammatica del suo cordoglio oggettivava in un cordoglio esemplare, illuminato di pazienza. e di speranza, gli infiniti cordogli terreni di un mondo vulnerato dalla morte, esposto al rischio della crisi e ancora incline a ricadere nei modi della lamentazione pagana\u201d (49).<br \/>\nProbabilmente a Vallepietra l\u2019autorit\u00e0 religiosa intervenne allo stesso modo per disciplinare una espressione della religiosit\u00e0 popolare divenuta troppo clamorosa e stridente con la celebrazione liturgica.<br \/>\nIl rito tuttavia non termin\u00f2, forse fu solo meglio gestito e regolamentato con discrezione, oppure in parte scoraggiato\u00a0 e costretto al riserbo, altrimenti non si spiega come mai dai viaggiatori, fotografi, studiosi, ricercatori tra Ottocento e Novecento non ci sia giunta notizia. N\u00e9 dallo stesso clero \u00e8 mai trapelato qualcosa. Non sappiamo e poco importa! \u00c8 invece importante che qui giungano ancora gli stanchi pellegrini per trovare il sollievo del corpo e dello spirito e per ascoltare le note dolenti del Pianto delle Zitelle.<\/p>\n<p>1- La tradizione vuole che non siano sposate, appunto Zitelle, e cos\u00ec era nel passato. In epoca pi\u00f9 recente, questa prescrizione a volte \u00e8 venuta meno per motivi contingenti o per carenza di personale femminile disponibile. Nella prima met\u00e0 del Novecento e oltre, come risulta da documentazioni e fotografie, l\u2019ora d\u2019inizio del\u00a0 Pianto era fissata alle 8 di\u00a0 mattina, cos\u00ec nella festa del 26 maggio 1929. In un momento successivo, la rappresentazione \u00e8 stata anticipata alle\u00a0 prime luci dell\u2019alba (nel 1976 era\u00a0 alle ore 5) e poi, con\u00a0 l\u2019introduzione dell\u2019ora legale, si \u00e8 consolidata alle ore 6. Da sempre, al termine della sacra lauda, le Compagnie\u00a0 ripartono immediatamente per i paesi di provenienza.<br \/>\n2- Non si vuole essere a tutti i costi conservatori per un immobilismo fine a se stesso, per\u00f2 non si comprende perch\u00e9 non si \u00e8 mantenuto l\u2019antico schema del Pianto e solo in aggiunta una sua\u00a0 rivisitazione.<br \/>\n3- n. cocchia, Il Pianto delle Zitelle, ovvero i misteri della passione di nostro Signore Ges\u00f9 Cristo. Un canto religioso della comunit\u00e0 di Vallepietra, in\u00a0 f. f. bernardini (a cura di), Nessuno vada nella terra senza luna. Etnografia del pellegrinaggio al santuario della Santissima Trinit\u00e0 di Vallepietra, Provincia di Roma &#8211; Assessorato alla Cultura e alle Politiche Giovanili 2000, pp. 43-54.<br \/>\n4- f. caraffa, Vallepietra dalle origini alla fine del secolo XIX, Lateranum Roma 1969, p. 233. Per le notizie sulle visite pastorali, si veda anche l\u2019interessante lavoro di a. ciangherotti, Lettura diacronica di un culto antico attraverso la rilettura dei testi e delle visite pastorali dal XVI al XX secolo, in\u00a0 f. f. bernardini (a cura di), op. cit., pp. 21-29.<br \/>\n5- f. caraffa, op. cit., pp. 240-248-249. In quest\u2019ultima pagina si riporta anche la fondata ipotesi\u00a0 sull\u2019origine del culto a s. Anna verso fine Ottocento, avanzata dall\u2019arciprete di Vallepietra Salvatore Mercuri. Durante questa ricorrenza si \u00e8 cantato per un certo tempo il \u201cPianto delle tre\u00a0 Zitelle\u201d, secondo quanto si apprende, dietro segnalazione del prof. Aldo Innocenzi, dal volumetto di m. escobar, Manifestazioni religiose a Roma e nel Lazio, EPT di Roma, Arti Grafiche Terenzi s.r.l. 1975, p. 45.<br \/>\n6- Nel santuario di Montevergine le uniche pubblicazioni che trattano l\u2019argomento Verginelle, in modo generico e circoscritto al cenobio verginiano, sono quelle riportate in nota di don Placido Tropeano, direttore della Biblioteca del Monumento Statale di Montevergine e di padre Raffaele Mario Baratta.<br \/>\n7- La documentazione fotografica e filmica del rito al di fuori della festa della SS.ma Trinit\u00e0\u00a0 \u00e8 del 12. 8.1991. E\u2019 vietata qualsiasi riproduzione del presente articolo e delle fotografie a corredo senza autorizzazione dell\u2019Autore.<br \/>\n8- Le origini del santuario di Montevergine risalgono agli inizi del XII secolo. Il cenobio verginiano, fondato da S. Guglielmo da Vercelli, estese la sua influenza in tutto il Mezzogiorno e divenne uno dei centri spirituali pi\u00f9 importanti della Campania. Oggi, pi\u00f9 di un milione di pellegrini durante l\u2019anno viene a venerare la\u00a0 Mamma Schiavona.<br \/>\n9- r. m. baratta, Montevergine, tradizioni e canti popolari religiosi, Montevergine 1973,\u00a0 pp. 71-73-159.<br \/>\n10- p. tropeano, Montevergine nella storia e nell\u2019arte, Napoli Arturo Berisio Editore 1973, pp. 225-226.<br \/>\n11- Alcune testimonianze di donne anziane sono state raccolte a Mercogliano il 30 agosto 2006.<br \/>\n12- Le interviste con le due donne anziane sono del 13.6.1993 e del 13.6.1994.<br \/>\n13- L\u2019intervista \u00e8 del 19.7.1994. La signora Francesca, figlia di Madeo Filomena, dopo essere stata operata a Rossano, ha fatto voto di portare le Verginelle alla chiesa della Madonna Assunta di questa citt\u00e0, per ringraziarla della completa guarigione. Il viaggio di andata e ritorno da Crosia avvenne in treno.<br \/>\n14- L\u2019ultima donna a condurre le Verginelle fu Olimpia Monaco, nata il 24.4.1864 e morta il 21.1.1954, come mi hanno riferito il figlio Silvio Carozza e la nipote Delia. Qui la tradizione\u00a0 si mantenne fino agli anni successivi alla II guerra mondiale. Le interviste sono del\u00a0 29.7.1992 e del 7.8.1993.<br \/>\n15- Il santuario della Madonna del Carmine di Tornareccio \u00e8 stato un importante luogo di pellegrinaggio per le popolazioni di una vasta area dei Frentani. \u201cQuesta \u00e8 stata\u00a0 una Madonna miracolosa\u201d si sente ripetere. In passato schiere di diseredati venivano a piedi, anche scalzi, dormivano in chiesa e per la grazia ricevuta lasciavano i vestiti che portavano indosso e donavano soldi e oggetti d\u2019oro. Chi chiedeva una grazia si portava \u201cCon la lingua stracinuni in terra alla Madonna\u201d e\u00a0 uno batteva con il bastone sul pavimento per indicare la\u00a0 linea da seguire per giungere sotto la statua della Vergine. Il racconto di fondazione narra che la Madonna apparve sopra un albero a due bambine che pascolavano i maiali (nel dipinto dentro la chiesa sono invece raffigurate due pecorelle) e ha chiesto che l\u00ec fosse costruita una chiesetta.<br \/>\n16- Le interviste si riferiscono al 29.7.1992 e all\u20198.5.1994. Una donna del suo tempo che accompagnava\u00a0 le Verginelle era sua zia Giselda Zavori .<br \/>\n17- La Madonna, che qui si venera con il titolo del Buon Consiglio, \u00e8 quella che nel 1467. Questa, a seguito dell\u2019invasione\u00a0 musulmana dell\u2019Albania, rivel\u00f2 di voler trasferire una sua immagine con il Bambino da Scutari in Italia. Il quadro miracolosamente giunse in volo a Genazzano (Roma), dove tuttora \u00e8 conservato. Il santuario abruzzese da sempre \u00e8 particolarmente frequentato dagli abitanti di Piscina e di San Benedetto dei Marsi, ma\u00a0 qui vi giungono anche da zone pi\u00f9 lontane.<br \/>\n18- Fino agli anni della seconda guerra, era tradizione svestire dentro una provvisoria \u201cchiesa di legno\u201d, chiamata\u00a0 nell\u2019intervista \u201cbaracca\u201d, i bambini che ricevevano una guarigione e lasciare gli abiti come ex-voto, a volte anche con doni in oro. Il santuario nuovo \u00e8 stato costruito alla fine degli anni \u201940. Per l\u2019interpretazione del dono dei vestiti si veda: e. giancristofaro, Tradizioni popolari d\u2019Abruzzo, New Compton Editori, 1995, p. 110 e g. lutzenkinchen, Il male di San Donato, in Mal di Luna, Paperbaks saggi\/148- Newton Compton\u00a0 editori, Roma, 1981.<br \/>\n19- Per questi due paesi dell\u2019Abruzzo, vedi g. finamore, Tradizioni popolari abruzzesi, 1894, ristampato da Edikronos, Palermo 1981, p. 83. L\u2019Autore riporta, senza specificare, soltanto la seguente frase in merito alla grazia: \u201cSi bada se la fiaccola della lampada fatta accendere per questo sia tranquilla o agitata, traendo buon augurio nel primo caso, e cattivo nel secondo\u201d.<br \/>\n20- L\u2019intervista \u00e8 del 2.8.1998.<br \/>\n21- La Madonna di Capodacqua viene celebrata il giorno stesso della festa della SS. Trinit\u00e0. La mattina presto, da tutto il circondario si muovono verso la chiesa gruppi di persone precedute da numerose ragazze vestite di bianco, che via via\u00a0 vanno a ingrossare una lunga e candida processione, sventolante\u00a0 stendardi e simboli della Vergine.<br \/>\n22- Le interviste sono del 26.8.2006.<br \/>\n23- La signora Gina, a differenza delle altre, ricorda oltre al numero 3 anche il 6 e il 9.<br \/>\n24- Vicino il paese di Settefrati a 1020 mt. sorge il santuario dedicato alla Madonna nera di Canneto. Nei pressi sgorgano le sorgenti del fiume Melfa e vi era un tempio dedicato alla dea Mefiti. La costruzione del santuario \u00e8 legata anche in questo caso al racconto di un\u2019apparizione della Vergine ad una pastorella per chiedere che l\u00ec venisse costruita una chiesa. Il periodo centrale della festa va dal 18 al 22 agosto, giorno in cui la statua della Madonna bianca scende dal santuario per\u00a0 far ritorno a Settefrati. Nel periodo festivo decine di migliaia di fedeli arrivano da vaste zone del Lazio, della Campania, del Molise, dell\u2019Abruzzo.<br \/>\n25- L\u2019operaio Socci Lorenzo ha lavorato a Canneto con la teleferica per portare carbone e traverse per le ferrovie dal 1947-1948 fino al 1963 e ricorda molto bene che le Verginelle venivano con le Compagnie ancora alla met\u00e0 degli anni Cinquanta.<br \/>\n26- L\u2019intervista \u00e8 del 4.4.1994.<br \/>\n27- La donna ricorda che \u201cIl mercoled\u00ec prima dell\u2019Ascensione alla Madonna del Riposo si facevano le Rogazioni. C\u2019era la processione e dicevano le preghiere per avere il raccolto, frutti buoni, l\u2019acqua. In tempo di guerra tutte le sere vi si andava a recitare il rosario\u201d. La chiesetta fu eretta alle porte del paese nel 1493 per una duplice grazia ricevuta dalla Vergine, una delle quali fu liberazione dalla peste del 1476.<br \/>\n28- Due donne che \u201cportavano\u201d le Verginelle si chiamavano Pascuccia e zia Amalia.<br \/>\n29- Le interviste sono del 16.4.1979, del\u00a0 luglio 1991 e del 26.10.1991.<br \/>\n30- Il famoso incendio avvenne il 9.1.1859, e costrinse l\u2019intera popolazione ad una\u00a0 fuga precipitosa. Ma un secondo devastante\u00a0 incendio, avvenuto nel settembre 1863, distrusse definitivamente ci\u00f2 che era\u00a0 rimasto o si stava ricostruendo e quel luogo fu abbandonato per sempre. Oggi, restano vistosi ruderi, che prendono il nome di Camerata Vecchia. La chiesa di santa Maria delle Grazie riporta sull\u2019architrave della porta d\u2019ingresso la data del 1626 e figura\u00a0 nella relazione della visita pastorale del 1672, eseguita dall\u2019abate Cosimo Capponi, come \u201csita fuori del castrum\u201d. Vedi anche m. merlino, e. di maro, La storia, l\u2019incendio di Camerata e la sua ricostruzione, in Aequa n. 26, anno VIII, luglio 2006, pp. 13-24.<br \/>\n31- Ogni anno, nel giorno di Pasquetta i paesani salgono a Camerata Vecchia per festeggiare la Madonna delle Grazie e pranzare all\u2019aria aperta.<br \/>\n32- a. de nino, Usi Abruzzesi, vol. II, Adelmo Polla Avezzano, 1879.<br \/>\n33- Si riportano le parole dette dalla signora Capone Mariannina, intervistata a Prata Principato Ultra il 9.4.1994.<br \/>\n34- Artemio Tacchia, per il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma, ha redatto in data 19.11.1997 una dettagliata scheda sulla\u00a0 chiesa-santuario di Santa Maria delle Grazie di Camerata Vecchia, nell\u2019ambito del progetto \u201cSantuari del Lazio\u201d. Alla voce, \u201cAltre cerimonie\u201d, scrive: \u201cUno dei parenti interessa una donna del paese che raduna 7 ragazze non sposate. Queste, pure con la neve (il santuario si erge a 1220 mt.), si recano al santuario, recitano il rosario, dicono preghiere poi gridano con urla la richiesta della grazia per il malato grave (di solito tumore). A volte a gridare \u00e8 la pi\u00f9 piccola. Poi pregano ancora e all\u2019uscita cantano un inno alla Madonna. Non sono presenti i parenti. Le ragazze, poi, vengono ricompensate con denaro dalla famiglia del malato. L\u2019ultima volta di questo rito, nell\u2019ottobre 1997\u201d.<br \/>\n35- Le interviste sono del 9.7.1994, del 3.8.1994 e del 22.8.2006. Molto importante \u00e8 stata la testimonianza della\u00a0 signora Rosa R., nata nell\u2019aprile 1950, sia\u00a0 perch\u00e9 \u00e8 stata una delle ultime Zitelle a svolgere questo ruolo di mediatrice, sia perch\u00e9\u00a0 la sua fresca\u00a0 memoria ha potuto fornire ulteriori particolari e conferme. Ha iniziato all\u2019et\u00e0 di 10\u201311 anni e ha svolto ininterrottamente per un decennio il ruolo di Zitella-prefica, fino a quando si \u00e8 sposata.<br \/>\n36- Sono molte le pubblicazioni sul santuario e sulla festa della SS. Trinit\u00e0, per cui si rinvia ad esse\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 per ogni\u00a0 approfondimento. La leggenda di fondazione narra di due buoi che durante un\u2019aratura precipitarono dal colle della Tagliata nel sottostante burrone e furono trovati dal contadino in ginocchio davanti all\u2019immagine della Trinit\u00e0, apparsa miracolosamente.<br \/>\n37- La tradizione delle Zitelle pi\u00f9 che nel paese di Boville \u00e8 rimasta, seppure affievolita con il passare del tempo, nelle campagne e frazioni vicine e particolarmente in quella di san Lucio. Ancora nel 1999, una ragazza, che ebbe un incidente stradale, volle portare alla Trinit\u00e0 11 Zitelle per lo scampato pericolo. Il numero, comunque, non \u00e8 fisso. Quando si andava a piedi\u00a0 per coprire la distanza di andata e ritorno occorrevano 6-7 giorni di viaggio.<br \/>\n38- Alcune ricordano che al piazzale venivano date alle ragazze le candele da lasciare davanti all\u2019 altare; altre per\u00f2 sono state di parere contrario.<br \/>\n39- Si vedano, al riguardo, le foto scattate negli anni 1920-1923 da Luciano Morpurgo in a. m. di nola, o. grossi, Memoria di una festa, Edizioni Quasar, Roma 1980. Di Nola si \u00e8 sempre contrapposto all\u2019analisi storico-religiosa di A. Brelich, indicando un\u2019origine medioevale del santuario vallepietrano e del culto che qui si svilupp\u00f2. Egli afferma: \u201cNessuna credibilit\u00e0 merita il superficiale saggio di Brelich A., un culto preistorico vivente nell\u2019Italia centrale, in SMSR, XXIV-XXV, 36-59, che si fonda su una pesante confusione fra il culto della Trinit\u00e0 e presunti residui di culti materni e dell\u2019acqua\u201d. Vedi, a. m. di nola, Il bambino e la festa, Edizioni RAI 1991, p. 75.<br \/>\n40- Settimia De Santis, nata il 1918 e negli anni Trenta Zitella nella sacra lauda, ricorda quando per guadagnare qualche offerta in denaro, insieme ad altre compagne, si esibiva la notte della festa davanti ai pellegrini dentro le case di Vallepietra, cantando lunghe parti del\u00a0 Pianto\u00a0 richieste dagli stessi forestieri.<br \/>\n41- La signora Rosa R. cita soprattutto questi centri, aggiungendo, senza\u00a0 specificare, altri\u00a0 paesi del frusinate.<br \/>\n42- Sia presso il santuario della SS.ma Trinit\u00e0 che in quello della Madonna di Canneto avveniva il rito del comparatico tra bambini o tra adulti, utilizzando l\u2019acqua della fonte che scaturisce nei pressi dei due luoghi di culto. La cerimonia comprendeva l\u2019uso di formule e di gesti codificati dalla tradizione.<br \/>\n43- Artemio Tacchia aveva gi\u00e0 messo in evidenza che le donne \u201cper la fiducia che suscitano, fungono spesso da\u00a0 \u2018ambasciatrici\u2019 verso la Trinit\u00e0; a loro si affidano denaro, preghiere, richieste di grazie\u201d. Inoltre riferisce la tradizione di \u201craccogliere l\u2019acqua sacra e riportarla in paese ai malati o ai fedeli che la bevono con devozione\u201d. Vedi a. tacchia,\u00a0 Mura sante e mura beate: il pellegrinaggio di Marano Equo, in f. f. bernardini (a cura di), p. 141, op. cit. Anche la Simeoni rileva che \u201cNel film di Giacomo Pozzi-Bellini (1939) si ha spesso la sensazione che vi siano pi\u00f9 donne che uomini o comunque che le donne siano protagoniste quanto o pi\u00f9 degli uomini, cos\u00ec come appare nelle fotografie di Luciano Morpurgo\u201d. Vedi p. e. simeoni, Essere donna essere uomo nella valle dell\u2019Aniene, Edilazio 2006, p. 40.<br \/>\n44- L\u2019intervista \u00e8 del 7 agosto 1993.<br \/>\n45- \u201cLo stato di verginit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 perfetto di quello del matrimonio; meno sublime del religioso; ma pu\u00f2 essere fecondissimo per la gloria di Dio e pel bene del prossimo\u201d, in La Vergine Cristiana, nella famiglia e nel mondo, sue virt\u00f9 e sua missione, Paris 1908, G. Beauchesne &amp; C. \u00e9diteurs, p. 4.<br \/>\n46- La Madonna \u00e8 raffigurata con 7 spade che le trafiggono il cuore. I dolori sono: la profezia di Simeone, la fuga in Egitto, smarrimento di Ges\u00f9, incontro con Ges\u00f9 che va a morire, crocifissione, agonia e morte di Ges\u00f9, la lanciata, deposizione dalla croce e sepoltura di Ges\u00f9.<br \/>\n47- a. m. di nola, Lo specchio e l\u2019olio, Laterza 1993, p. 111.<br \/>\n48- p. toschi, Lei ci crede?, Eri Edizioni, 1968, p. 109.<br \/>\n49- e. de martino, Morte e pianto rituale, Boringhieri 1975, pp. 336-339.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA TRADIZIONE DELLE ZITELLE O VERGINELLE O SCAPILLATE. 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