{"id":1974,"date":"2014-01-08T18:14:41","date_gmt":"2014-01-08T17:14:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=1974"},"modified":"2014-01-08T18:14:41","modified_gmt":"2014-01-08T17:14:41","slug":"unetimologia-del-nome-tibur-tivoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/unetimologia-del-nome-tibur-tivoli\/","title":{"rendered":"UN\u2019ETIMOLOGIA DEL NOME TIBUR (TIVOLI)"},"content":{"rendered":"<p>UN\u2019ETIMOLOGIA DEL NOME TIBUR (TIVOLI)<\/p>\n<p>di Luigi Battisti<\/p>\n<p>La prima considerazione che si presenta cercando l\u2019etimologia di il nome Tibur \u00e8 la somiglianza che esso ha con l\u2019antico nome del fiume Tiber, in cui confluisce l\u2019Aniene alle porte di Roma. La risposta dei filologi che tale somiglianza \u00e8 fuorviante perch\u00e9 la parola Tiber ha la i breve, mentre Tibur ha la i lunga, non ha consistenza storica. Infatti se il rapporto fra i due nomi ci fu, certamente \u00e8 all\u2019origine della toponomastica della zona e affonda le sue ragioni nelle lingue e strutture mentali di popolazioni preistoriche che avevano tutt\u2019altra concezione linguistica degli scrittori latini classici che hanno tramandato la differenza di lunghezza delle due i.<br \/>\nChe la differenza sia poco percepita dai parlanti la lingua latina ancora in epoca alto medioevale pu\u00f2 essere arguita dal seguente passo tratto dagli annali di Romualdo (M.G.H. XIX, 410 Romoaldi Annales a. 1082 cit. da V. Pacifici [1], pg.272, nota) dove si legge: \u201cDux Robertus \u2026hostes eius ab urbe propulit ac civitatem Tiberin obsedit\u2026\u201d, dove Tiberin \u00e8 accusativo di Tibur. Si arguisce che lo scrittore medioevale del brano non distingueva nettamente le parole\u00a0 Tiber e Tibur.<br \/>\nUn altro segnale di commistione tra le due parole Tiber-Tibur pu\u00f2 trovarsi nel nome Teverone che si dava al basso corso dell\u2019Aniene. Una tale confusione toponomastica d\u00e0 l\u2019idea che esistesse perlomeno una sensazione di sostanziale affinit\u00e0 fra l\u2019area tiburtina e l\u2019area tiberina nelle vicinanze di Roma.<br \/>\nL\u2019origine comune delle due parole, se ci fu, \u00e8 da mettere in stretta relazione con il carattere di abbondanza di acque del territorio. Il\u00a0 Pacifici nell\u2019opera citata (pp 12 e seg.) riporta descrizioni di Tibur di vari scrittori classici che danno la sensazione che l\u2019aspetto principale della citt\u00e0 fosse la bellezza e l\u2019amenit\u00e0 create dai corsi e giochi d\u2019acque che l\u2019attraversavano: \u201c\u2026cascatelle gaie saltellanti tra i rigogliosi frutteti\u2026la grande cateratta dell\u2019Aniene rombante nella sua ampia mole.\u201d, (Orazio);<br \/>\n\u201cL\u2019Aniene presso la citt\u00e0 di Tivoli precipita pieno da un alto scoglio\u2026\u201d (Dionigi d\u2019Alicarnasso);<br \/>\n\u201c(Tivoli) \u00e8 celebre per quello spaventoso getto d\u2019acqua che l\u2019Aniene navigabile\u00a0 forma precipitando dall\u2019alto scoglio nella convalle profonda\u2026\u201d (Strabone).<br \/>\nSimilmente Tibur viene descritta da Properzio, Ovidio, Stazio, Pomponio Mela e da altri.<br \/>\nSe si considera che oltre per il fiume Aniene, Tibur era famosa per il corso delle acque albule e per i laghetti da cui provengono, presso i quali sorsero le terme romane, \u00e8 chiaro che tale abbondanza di acque doveva essere l\u2019aspetto predominante per popolazioni preistoriche sempre in cerca di pascoli e abbeveratoi. Questo aspetto poteva ben tradursi in qualche modo nella toponomastica. Ora non \u00e8 un caso che vari fiumi in Europa e nell\u2019Asia Minore cominciassero per la sillaba ti-, non solo Tiber. Nell\u2019Italia romana troviamo il Ticinus e il\u00a0 Tifernus, in Europa centrale il Tibisco affluente del Danubio, mentre in Asia minore il famoso Tigri. La paroletta \u201cti\u201d aveva il significato di \u201cacqua\u201d nella toponomastica dell\u2019Europa pre-indoeuropea e dell\u2019Asia minore, un esempio evidente \u00e8 il nome del mare Tirreno. Ancora nel quinto secolo a.C.\u00a0 nel nome e nei suoi derivati gli autori greci usavano ancora la forma \u201ctyrsen-\u201d che mostra chiaramente che quella attuale \u00e8 dovuta al rotacismo della\u00a0 s . Ora se si considera che gli etruschi chiamavano se stessi Rasenna, l\u2019interpretazione del nome \u00e8 chiaramente\u00a0\u00a0 ti-rsen = acque degli Etruschi(2).<\/p>\n<p>(1) In egiziano antico ity=acqua.<br \/>\n(2) (Dio. Alic.., I, 30), cit. in G.e L. Bonfante [2], pg 59.<\/p>\n<p>Un altro esempio dell\u2019antico nome\u00a0 ti\u00a0 per dire acque lo si trova nel poema babilonese \u201cEnuma elish\u201d. All\u2019inizio dei tempi nulla esisteva tranne un Oceano indifferenziato; da questo caos liquido chiamato Tiamat emersero gli dei personali che combatterono e sconfissero la loro genitrice. Ora Tiamat \u00e8 la traduzione accadica di una parola sumerica e il suo significato \u00e8\u00a0 ti-amat = acque salate (3) , contrapposto all\u2019altra divinit\u00e0 delle acque Apsu, che rappresenta le acque dolci.<br \/>\nOra se anche il binomio Tiber-Tibur fosse derivato da un\u2019originaria allusione ad una regione ricca di acque con un riferimento ad un qualcosa che portasse il nome Iber oppure Ibur, anzi Ebur come si vedr\u00e0 in seguito, occorrerebbe capire chi o cosa\u00a0 volesse significare questo nome.<br \/>\nA questo scopo torna utile ricordare la teoria sviluppata da Wilhelm von Humboldt (1767-1835), brillante filosofo e linguista tedesco, che propose un originale metodo d\u2019indagine per rintracciare alcuni degli antichi abitanti d\u2019Europa. Nell\u2019introduzione alla sua opera \u201cPr\u00fcfung der Untersuchungen \u00fcber die Urbewohner Hispaniens vermittelst der Vaskischen Sprache\u201c[3], indagine sui primitivi abitanti della Spagna mediante la lingua basca, egli sostenne che a tale proposito occorreva l\u2019uso di lingue indigene che si fossero conservate in qualche parte dell\u2019Europa occidentale fin dall\u2019antichit\u00e0. La sua attenzione si rivolse al Basco, da lui identificato come relitto dell\u2019antica lingua degli Iberi, che egli introdusse all\u2019attenzione dei filologi europei e studi\u00f2 personalmente sul luogo. Secondo lui tale lingua fu usata per coniare i nomi geografici antichi in Spagna e altrove nell\u2019Europa centro meridionale.<br \/>\nPer esempio i nomi delle localit\u00e0 Asta, Asteguieta, Astigarraga, Astobiza, Astorga, Astulez, Asturie proverrebbero dal basco asta variante di aicha, aitza che significa roccia.\u00a0 Mentre da\u00a0 ili, iri, uri = citt\u00e0\u00a0 egli deriva l\u2019antica Iria Flavia dei Lucensi ( Tolemeo, II 6 pg. 22), Urium dei Turduli (Plinio, I 136, 16\u00a0 e\u00a0 Tol. II 4 pg. 39), Ulia in Baetica (Diodoro Cassio, XLIII 31).\u00a0 La nostra Urbino sarebbe da riconoscersi nella parola ura= acqua che assieme a<br \/>\nbi = due\u00a0 denoterebbe una \u201ccitt\u00e0 tra due fiumi\u201d (il Foglia e il Metauro), mentre gli Osci della Campania sono ricollegati alla radice basca\u00a0 eusk\u00a0 che ancora oggi i baschi usano per identificare se stessi (euskal dunak).<br \/>\nH. identific\u00f2 innanzitutto i Baschi con gli antichi Iberi, tesi sostenuta\u00a0 fra gli altri da Hugo Schuchardt che nel 1907 analizzando le inscrizioni sulle monete iberiche pot\u00e9 ricostruire la declinazione iberica e mostrare le concordanze con quella basca. Quindi concluse che un tempo esisteva un singolo grande popolo iberico, parlante una lingua non indo-europea che abitava l\u2019Europa meridionale dalla Spagna all\u2019Italia con le grandi isole del mediterraneo occidentale, a volte in contrasto a volte in unione con l\u2019altro grande popolo contemporaneo, i Celti. Con loro gli Iberi a volte si fusero formando i cosiddetti Celto-iberi, ma generalmente ne rimasero distinti.<br \/>\nA sostegno della teoria di H. c\u2019\u00e8 la diffusa somiglianza del tipo fisico rintracciabile nelle popolazioni dell\u2019Europa occidentale del sud, nella comprovata esistenza fin da tempi neolitici di una razza, piccola di statura, dal cranio dolicocefalo, che seppelliva i morti in tombe, i cui resti si sono trovati diffusamente in Europa. Questa teoria di H. fin dall\u2019inizio ha fatto discutere storici e filologi, oggi la posizione pi\u00f9 accettata \u00e8 che dare il nome di Iberi o mediterranei o pelasgici alle popolazioni preistoriche d\u2019Europa \u00e8 indifferente.<\/p>\n<p>(3) Da questa parola probabilmente proviene il greco thalatta, di chiara origine non indoeuropea.<\/p>\n<p>Tuttavia un fatto resta indiscutibile e basta leggere la mole di esempi che porta H. nel lavoro sopra citato, nonch\u00e9 sfogliare un atlante dettagliato d\u2019Europa o leggere resoconti geografici di autori classici, c\u2019\u00e8 una vastit\u00e0 di toponimi riconducibili alla radice Iber, anzi per essere precisi a due radici, che possono considerarsi una variante dell\u2019altra, Iber-Ebur . Per convincersene giover\u00e0 il seguente elenco:<br \/>\nin Spagna<br \/>\nil popolo degli Hiberi e il fiume Hiberus;<br \/>\nAebura lungo la costa Baetica (Tol., T. Livius, Plin.),<br \/>\nRipepora sempre in Baetica,<br \/>\nEburobritium presso i Lusitani;<br \/>\nin Gallia<br \/>\nEburobrica (Itin. Anton.),<br \/>\nEburodunum (Itin. Anton.) sulla costa meridionale ,<br \/>\nEburovices facenti parte del popolo degli Aulerci (Plin., 225, 7; De bello gallico, III,17) nel territorio dell\u2019attuale Evreux (Normandia),<br \/>\nil nome Eporedirix (De bello g.,VII,62);<br \/>\nnelle Isole Britanniche<br \/>\nEboracum or Eburacum (ora York),<br \/>\nle isole Hebrides;<br \/>\nIbernia (Irlanda);<br \/>\nnell\u2019 Europa centrale e orientale<br \/>\nil popolo degli Eburones (De bello g., II,4 et alii), Gallia belgica ;<br \/>\nEburodunum(4), in Austria;<br \/>\nEburum, in Pannonia(4);<br \/>\nHebrus, fiume della Tracia;<br \/>\nin Italia<br \/>\nla citt\u00e0 Eporedia (ora Ivrea) dei Salassi, un popolo celto-ligure prossimi ai Libici della Transpadania (T. Livius; Polibius II 17,3) ;<br \/>\nil popolo degli Eburini della citt\u00e0 di Ebur (ora Eboli);<br \/>\nin Grecia<br \/>\n\u2019\/\u0399\u03b2\u03c9\u03c1\u03b1\u00a0 nel mar del Ponto;<br \/>\nquindi per la variazione\u00a0 bu\u2192\u03d5\u03c5(5) si possiamo considerare le citt\u00e0<br \/>\n\u2019E\u03d5\u03cd\u03c1\u03b1 antico nome di Corinto (Il. VI, 153, 210),<br \/>\n\u2019E\u03d5\u03cd\u03c1\u03b1 in Elis vicino al fiume Selleeis (Il. II 659; XV 531),<br \/>\n\u2019E\u03d5\u03cd\u03c1\u03b1 localit\u00e0 della Thesprozia in Epiro (Od. I, 259; II, 328);<br \/>\n\u2019\/\u0395\u03d5\u03cd\u03c1o\u03b9, popolo della Tessalia (Il. XIII, 301).<\/p>\n<p>Una tale abbondanza di nomi geografici non pu\u00f2 essere casuale. Potrebbe invece indicare un importante eponimo di popoli che vissero in Europa eccettuate le regioni nord-orientali i quali riconoscevano in esso una comune origine. La successiva invasione di popoli parlanti lingue indo-europee dissolse questa\u00a0 consapevolezza e oscur\u00f2 il nome Ebur\/Iber, ma il persistere di nomi che ne mantenevano la radice non pu\u00f2 che dimostrarne l\u2019 importanza anche in tempi storici.<\/p>\n<p>(4)\u00a0 Mannerts, Geographie der Griecher und R\u00f6mer, N\u00fcrnberg \u2013Leipzig .<br \/>\n(5) Trombetti, [6] pg 155, per la concordanza dei termini geografici Ebur-\u2019\u0395\u03d5\u03cd\u03c1\u03b1 .<\/p>\n<p>Gi\u00e0 la Bibbia conosce questo nome, nella Genesi si nomina tra coloro che ripopolarono la terra\u00a0 \u2018Eber, antenato di Abraham ha-\u2018ibri (l\u2019ebreo), del quale si dice: \u201cQuesta \u00e8 la discendenza dei figli di No\u00e8: Sem, Cam e Japhet\u2026Anche a Sem, padre di tutti i figli di \u2018Eber (kol-bne-\u2018Eber)\u2026nacque una discendenza\u2026A \u2018Eber nacquero due figli : uno si chiam\u00f2\u00a0 Peleg\u2026\u201d (Gen. 10,1.21.25). \u201c<br \/>\nL\u2019espressione\u00a0 bne-\u2018Eber\u00a0 come\u00a0\u00a0 bne-Israel (Is. 17,3), bne-\u2018Ammon (Is 11,14) ecc\u2026 indica un popolo con riferimento all\u2019eponimo, ma il\u00a0 kol-bne-\u2018Eber del v. 10,21 suggerisce una pluralit\u00e0 di popoli, come se l\u2019autore sacro fosse a conoscenza di una vasta diffusione di genti che facevano riferimento a \u2018Eber.<br \/>\nIl nome Peleg figlio di \u2018Eber del v. 10,25 spiegato con la glossa \u201cperch\u00e9 ai suoi tempi fu divisa la terra\u2026\u201d, suppone che il nome provenga dal verbo falag, suddividersi, smembrarsi. Invece se si collega\u00a0 Peleg a Pelasgos citato dagli autori greci, il quadro d\u2019insieme cambia drasticamente. Pelasgos secondo Pausania fu il primo uomo; egli gener\u00f2 i Pelasgi, venne dall\u2019Arcadia e insegn\u00f2 come costruire capanne, come nutrirsi di ghiande e a cucire tuniche di pelle suina come quelle ancora indossate dal popolo dell\u2019 Eubea(6). Altrove Pelasgos \u00e8 figlio di Foroneo che govern\u00f2 l\u2019intero Peloponneso(7). Omero cita i Pelasgi di Creta (Od. XIX 178). Anche Erodoto conosce i\u00a0 Pelasgi e li descrive come gente che parlava una lingua non greca e\u00a0 che viveva nella citt\u00e0 di Crestone (una costa vicino a\u00a0 Salonicco) (8). Pelasgos-Peleg sarebbe dunque il nome dei bne-\u2018Eber popolazione pre-greche il cui ricordo era ancora vivo in epoca classica.<br \/>\nI greci tramandano questo ricordo con un palese senso di disprezzo, come se si trattasse di gente rozza, di cui si \u00e8 tentati di vedere popolazioni estremamente arretrate, ma ben si conosce il contegno dei greci verso i barbari. In realt\u00e0 la colpa di queste popolazioni era sicuramente quella di essere genti che praticavano una qualche forma di nomadismo, per cui non avevano sviluppato quelle istituzioni e quegli stili di vita che aveva inventato la polis e nei loro riguardi un greco non poteva che provare la stessa sensazione del cittadino di una grande citt\u00e0 che si trovi a contatto con gli abitanti di un piccolo borgo rurale.<br \/>\nAnche i nomadi per\u00f2 hanno le proprie istituzioni e la loro Weltanshauung e un interessante aiuto alla conoscenza di quella degli Iberi ci viene indirettamente proprio dalla Spagna.<br \/>\nNel tredicesimo secolo fu re di Castiglia e di Le\u00f3n, Alfonso X detto \u201cel Sabio\u201d (Toledo 1221-Sivilla 1284), uno dei principi pi\u00f9 illuminati dell\u2019epoca, animatore del risveglio del movimento intellettuale spagnolo. Egli promosse una raccolta di storie e tradizioni spagnole che condussero alla pubblicazione dell\u2019opera \u201cCr\u00f2nica general\u201d[5]. La cosa pi\u00f9 interessante di questo lavoro storico in spagnolo medioevale \u00e8 l\u2019importanza che si d\u00e0 alla figura di Ercole. Nel paragrafo 3 si parla di come l\u2019Europa fu popolata dai figli di Jafet, l\u2019insieme dei popoli a cui viene associato il racconto biblico \u00e8 molto fantasioso, ad esempio gli spagnoli vengono detti provenire dal quinto figlio di Jafet, Thubal, da cui per varie associazioni deriverebbe il nome dei Celtiberi. Aldil\u00e0 per\u00f2 delle interpretazioni e invenzioni tipicamente medioevali, colpisce il riferimento ad Ercole come colui che d\u00e0 il nome alla Lusitania \u201cOtra tierra y ouo que llamaron Luzenna\u2026algunos cuentan que este nombre ouo por trebeios que mando y fazer Hercules quando ouo uencido a Gerion\u201d , un\u2019altra terra ci fu che chiamarono<\/p>\n<p>(6) Pausania VIII 1,2\u00a0 cit. in [7],1d .<br \/>\n(7) Igino Fabulae 143 e 274; Apollodoro II 1,1; Pausania I 39,4-6; II 15,5; IV 40,5 cit. in [7],57a\u00a0 .<br \/>\n(8) Erodoto, Historiae I 57,1 .<\/p>\n<p>Lusitania\u2026alcuni narrano che ebbe questo nome a causa delle fatiche che dovette compiere Ercole dopo aver vinto Gerione.<br \/>\nA tutti \u00e8 noto il racconto della decima fatica di Ercole quando dovette impossessarsi in Erizia, un\u2019isola presso il fiume Oceano, del bestiame di Gerione re di Tartesso in Spagna. La leggenda dice come Ercole nel suo viaggio attraverso l\u2019Europa uccidesse molte belve feroci e giunto a Tartesso, eresse un paio di colonne, sulle due rive dello stretto. Certo la leggenda doveva avere la sua importanza se, dopo che Tartesso scomparve nel V secolo, forse ad opera dei Cartaginesi, che fondarono nelle sue vicinanze Cadice, in questa nuova citt\u00e0 fu dedicato un tempio ad Ercole. Ma la \u201cCr\u00f2nica general\u201d va avanti e narra di come ci fossero stati ben tre Ercoli nella storia \u201ctres Hercules ouo que fueron muy connombrados por el mundo\u2026\u201d, il primo si ebbe al tempo di Mos\u00e9 , ma nacque prima di lui \u201ce fue de tierra de Grecia a la parte que es contra Persia\u201d. Quindi si ebbe un secondo Ercole che fu soprannominato Sanao e infine il terzo e pi\u00f9 importante che oper\u00f2 le grandi imprese di cui tutto il mondo parla, e visse al tempo del giudice Gedeone:\u201den tempo deste Gedeon fue Hercules, aquel que fizo muchas marauillas por el mundo e sennaladamientre en Espanna\u2026\u201d, nel tempo di questo Gedeone ci fu Ercole, che fece molte meraviglie per il mondo e in special modo in Spagna. Fond\u00f2 Cadice, passando dall\u2019Africa in Spagna, fece una torre molto grande e vi pose un\u2019immagine di rame rivolta ad oriente che teneva nella mano destra una grande chiave nell\u2019atto di aprire una porta, mentre la mano sinistra stava alzata e tesa verso oriente e c\u2019era scritto sulla palma: questi sono i confini di Ercole. Poi Ercole salp\u00f2 e arriv\u00f2 al luogo dov\u2019\u00e8 ora Siviglia, e chiese all\u2019indovino Allas se poteva fondarvi una citt\u00e0, ma quegli disse che un altro (Giulio Cesare) l\u2019avrebbe fondata e sarebbe stata grande.<br \/>\nIn seguito l\u2019eroe ebbe piacere di vedere tutta la terra chiamata Esperia, cos\u00ec risal\u00ec la costa e giunse dov\u2019\u00e8 oggi Lisbona, quindi fu richiesto dalla popolazione angariata dal re Gerione, che venisse in loro soccorso: \u201ccuando sopieron que Hercules uinie, enuiaron le dezir,\u2026que el accorresse a ellos, e que darien toda la tierra.\u201d Quando seppero che Ercole veniva, gli mandarono a dire\u2026che accorresse in loro aiuto, e che gli avrebbero dato tutta la terra.<br \/>\nAllora Ercole sfid\u00f2 il re Gerione e l\u2019uccise tagliandogli la testa, che pose sotto le\u00a0 fondamenta di una torre, per simboleggiare che la citt\u00e0 che sorger\u00e0 su quel luogo sar\u00e0\u00a0 capitale di tutto il regno.<br \/>\nFin qui la \u201cCr\u00f2nica general\u201d, ascoltiamo invece quanto riferisce su questa leggenda Apollodoro(9):\u201d[Ercole] arriv\u00f2 a Eriteia e si sistem\u00f2 sul monte Abante. Il cane Ortro lo scorse e si avvent\u00f3 contro di lui, che lo colp\u00ec con la sua clava. Quando il pastore Eurizione venne a salvare il cane, Ercole uccise anche lui. Un altro pastore chiamato Menete che pascolava il gregge di Ade in quel luogo, raccont\u00f2 a Gerione l\u2019accaduto. Gerione sorprese Ercole nelle vicinanze del fiume Antemo, nel preciso momento in cui prendeva il gregge. Ercole lott\u00f2 con lui e lo uccise.\u201d<br \/>\nGli elementi fusi in questa storia sono molti, alcuni pur se fantasiosi possono ricondursi a fatti reali e identificabili, ad esempio la torre di Ercole. A La Coru\u00f1a esiste un monumento molto antico conosciuto come la torre di Ercole. Si tratta di un faro certamente di epoca romana (c. II d.C.) la cui origene potrebbe risalire ai tempi in cui c\u2019era un porto scalo per il commercio tartesio (c. X-V a. C.) con le remote regioni della Bretagna francese, l\u2019Irlanda e l\u2019Inghilterra. A la Coru\u00f1a esso era conosciuto durante l\u2019epoca romana con il nome di Farum o Farum Brigantium. Le colonne di Ercole invece, certo un riferimento mitico ai promontori di Ceuta e di Gibilterra detti in spagnolo \u201cel monte Calpe\u201d e \u201cla roca de Abila\u201d, hanno un<\/p>\n<p>(9) Apollodoro II 5,10, cit. in [7] 132a.<\/p>\n<p>evidente riferimento ai limiti del mondo. E\u2019 chiaro che oltre quei confini non poteva che esserci il regno dell\u2019aldil\u00e0, per questo Ercole nella sua avventura viene scorto e denunciato dal pastore del gregge di Ade. L\u2019impresa di Ercole \u00e8 una sfida ai confini del mondo tenebroso e in\u00a0 quanto tale ha un\u2019affinit\u00e0 profonda col viaggio di Gilgamesh fino all\u2019isola funebre al di l\u00e0 del Mare della Morte raccontata nella XI tavoletta (10).<br \/>\nPer\u00f2 una cosa rimane oscura, una tale leggenda poteva avere senso per un greco, che vedeva nella Spagna e in particolare nell\u2019Andalusia il limite del mondo conosciuto e conoscibile, ma doveva lasciare completamente indifferente chi quelle terre abitava e non vi scorgeva n\u00e9 una fine n\u00e9 alcunch\u00e9 di tenebroso. Invece il culto di Ercole \u00e8 talmente radicato nella zona che oltre alla torre di Ercole a La Coru\u00f1a, al tempio di Ercole a Cadice, troviamo a Siviglia due colonne di marmo situate nell\u2019Alameda de H\u00e9rcules, provenienti da un tempio romano del secondo secolo a.C. localizzato nella via M\u00e1rmoles, dove ancora ci sono i resti di questo tempio, monumento pi\u00f9 antico della citt\u00e0. La Cr\u00f2nica General, ampiamente riportata, testimonia come l\u2019importanza di tale personaggio per la storia spagnola fosse considerata ancora ne XIII\u00b0 secolo.<br \/>\nNoi ci chiediamo perch\u00e9 un iberico doveva trovare interessante un eroe di una cultura lontana da s\u00e9, che viene nella sua terra per un\u2019impresa che nei suoi termini simbolici rappresenta tale terra come il confine del mondo e l\u2019inizio del regno della morte?<br \/>\nLe cose si spiegano meglio se proviamo a leggere in un altro modo la storia, a considerare Ercole, almeno quello della decima impresa, se non pure quello dell\u2019undicesima, la conquista dei pomi delle Esperidi, come un eroe pi\u00f9 antico, assimilato per l\u2019importanza che aveva e per la profondit\u00e0 della simbologia all\u2019eroe classico. Se guardiamo le cose da questo punto di vista, si capisce perch\u00e9 l\u2019Ercole classico dopo avere soppiantato l\u2019eroe pi\u00f9 antico, ne abbia assorbito la centralit\u00e0. L\u2019eroe originale doveva avere le caratteristiche dell\u2019eponimo di genti nomadi, dedite alla pastorizia, che s\u2019identificano con un personaggio forte e coraggioso come deve essere un pastore che migrando incontra di tutto e deve affrontare ogni situazione con energia e decisione. Questo eroe vagabondo ha un qualche legame con il mondo dell\u2019aldil\u00e0 e cos\u00ec continua quelle tradizioni preistoriche che sono alla base della cultura del megalitico, il culto delle pietre testimoniato dai numerosi dolmen e menhir diffusi per tutta l\u2019Europa e che secondo alcuni studiosi ha origine proprio nella penisola iberica. Ecco cosa dice a proposito il professor D. J. W\u00f6lfel ([8] pag. 200):\u201d..ci fu una religione dei megalitici, quantunque con i pochi frammenti dell\u2019archeologia si possa dimostrare poco pi\u00f9 che l\u2019unitariet\u00e0 delle esigenze religiose diffuse su tutta l\u2019Europa occidentale e, mediante l\u2019architettura e le offerte sepolcrali, nonostante alcune deviazioni, l\u2019unitariet\u00e0 delle soluzioni con cui quelle esigenze vennero soddisfatte&#8230;il fatto che i morti vengono immessi nell\u2019orbita dei vivi e che mantengono la loro importanza per i vivi, e che questi cercano di catturarsene la benevolenza per mezzo di sacrifici e di cerimonie di culto&#8230;\u201d .<br \/>\nIl culto dei morti che soggiace ai dolmen e ai menhir, \u00e8 rimasto anonimo, dacch\u00e9 l\u2019aspetto essenziale della cultura megalitica, per rimanere solo nella penisola iberica, \u00e8 che \u201c\u2026non si trova alcuna immagine di culto\u2026non menzionano nessuna figura di divinit\u00e0 indigena\u2026Ci\u00f2 si accorda con la notizia dataci da Strabone\u2026che i Celtiberi veneravano \u00abun dio senza nome\u00bb\u2026\u201d [8] pag. 180 . Se per\u00f2 si associa l\u2019eroe vagabondo, le cui avventure i Greci assorbirono nel ciclo di Ercole, alla cultura megalitica, allora ci deve essere una traccia nella toponomastica dei luoghi in cui abbondano le costruzioni di pietra che\u00a0 ci possa restituire<\/p>\n<p>(10) vedi [7] 132, nota 1 .<\/p>\n<p>almeno il nome di tale personaggio. Ora una delle aree dove si trova gran copia di dolmen e menhir \u00e8 il dipartimento di Eure in Normandia, il cui capoluogo \u00e8 \u00c9vreux . Questa cittadina \u00e8 rimasta famosa perch\u00e9 Giulio Cesare nel \u201cDe bello gallico\u201d ne descrive gli abitanti di allora come appartenenti ad una delle trib\u00f9 degli\u00a0 Aulerci, quella degli Eburovici, da cui essa ha derivato il proprio nome. Ora \u00e8 abbastanza evidente che Eburovici in latino vuol dire quelli che abitano il vicus(11) di Ebur, dando per inteso che tale riferimento \u00e8 chiaro e significativo. Che cosa poteva dare all\u2019area il nome di vicus di Ebur se non l\u2019abbondanza di monumenti megalitici che vi si trovano, e chi poteva essere venerato fra quelle pietre se non l\u2019eponimo della cultura che esse rappresentavano (12)?<br \/>\nIn Grecia appena arrivati in Epiro sbarcando ad Igoumenitsa, percorrendo un centinaio di chilometri verso Pr\u00e8veza, si arriva ad una collina vicino al villaggio di Messop\u00f2tamo in cima alla quale c\u2019\u00e8 il Nekromanteion, un santuario composto da una serie di gallerie e di camere ipogee, esistente fin da epoca micenea. Qui venne Ulisse ad interrogare l\u2019ombra di Tiresia, per conoscere le vicissitudini che lo attendevano lungo il viaggio di ritorno ad Itaca. Ulisse fece sgozzare alcune pecore e vers\u00f2 il sangue in una fossa perch\u00e9 l\u2019ombra dell\u2019indovino potesse berne e quindi vaticinare. Questo rituale doveva essere antichissimo, i greci e forse prima di loro popolazioni pregreche vennero ad interrogare i morti in questa localit\u00e0, che allora si chiamava \u2019E\u03d5\u03cd\u03c1\u03b1 che come detto sopra \u00e8 l\u2019equivalente greco di Ebur. La vallata sottostante si chiama Acherousia, era una zona paludosa, oggi bonificata, da cui promanavano vapori infernali, oltre i quali si apre il corso del fiume Acheronte. Acque gelidissime sono quelle del fiume, che scaturisce da grotte inaccessibili o sgorga da anfratti fra le rocce,\u00a0 ma ancora oggi i greci vengono qui a fare il bagno in queste acque potabili e a riposare sotto i salici e i pioppi. Oggi il turista fatica ad immaginare qualcosa d\u2019infernale in questo piccolo paradiso dell\u2019Epiro, niente pu\u00f2 giustificare proprio l\u00ec l\u2019ingresso al mondo dei morti e guardandosi attorno le impressioni sono tutt\u2019altro che tenebrose .<br \/>\nUna spiegazione che pu\u00f2 proporsi per interpretare questa contraddizione \u00e8 che ci fosse anticamente un\u00a0 rituale associato al nome Ebur, un rituale di vicinanza con il regno dei morti che prevedeva tre condizioni:<br \/>\nun fiume che scorre fra grotte inaccessibili e suggestive;<br \/>\nuna collina\u00a0 ricca di grotte ramificate dove poter collocare un santuario per la divinazione;<br \/>\nun\u2019 ampia valle ricca di acque e di verde dove migliaia di capi di bestiame potessero abbeverarsi.<br \/>\nImmaginiamo il raduno dei pastori nomadi accampati con migliaia di capi di bestiame, un grande festival,\u00a0 dedicato a Ebur, a cui si offrivano sacrifici di bestiame, il cui sangue veniva versato in fosse scavate nella collina sovrastante. Attorno alle fosse indovini simili ai celtici druidi interrogavano i morti in una Weltanschauung che prevedeva la perenne vicinanza dei morti con i vivi e che considerava con esaltazione l\u2019occasione in cui si poteva palesare<\/p>\n<p>(11) la parola vicus come il greco (w)oikos, il russo \u2013vic che ormai \u00e8 divenuto il suffisso del patronimico, oltre ai corrispondenti iranico e indiano, derivano da un antichissimo uso indo-europeo per la classificazione dell\u2019appartenenza sociale (cfr. [9] pag. 227).<br \/>\n(12) Il nome Ebur latinizzato \u00e8 importante e diffuso nel mondo celtico, in Irlanda al tempo di Santa Brigida troviamo un vescovo Eburius e ancora il vescovo Eborius di Eburacum (York) partecipante al concilio di Arles del 314. (da Acta Sanctorum Hiberniae, Edimburgo 1888, cit. in Cambridge, \u201cStoria del mondo medievale, vol II, pag.315 , alla stessa pagina anche il secondo vescovo).<\/p>\n<p>questa immanenza dell\u2019aldil\u00e0. Niente di tenebroso nell\u2019Acheronte quindi, come in effetti si sperimenta anche oggi, ma il ricordo di rituali il cui significato era andato perso nella Grecia classica.<br \/>\nAnche Ti-Ebur aveva le tre caratteristiche sopra elencate, come \u00e8 noto a chi abbia mai visitato l\u2019attuale Villa Gregoriana. Il fiume scendeva tumultuando fra i dirupi scavati nella pietra di marna calcarea; le grotte di Nettuno e della Sibilla, la valle degli inferi, nonch\u00e9 i cunicoli sotterranei che si ramificano sotto l\u2019Acropoli fornivano gli ambienti suggestivi di cui abbisognava il culto di Ebur. La divinazione doveva svolgersi probabilmente nella stessa area dove sorger\u00e0 il culto della Sibilla, che ne immortal\u00f2 la tradizione in epoca classica. Infine tutto il fondovalle dell\u2019Aniene era ricco di acque e di pascoli per consentire il raduno dei pastori bne-\u2018Eber\u00a0 nei giorni del grande festival.<br \/>\nL\u2019area dell\u2019acropoli era considerata sacra, come registra la presenza dei due templi, rotondo e rettangolare di cui a detta del prof. C.F. Giuliani \u00e8 ancora dubbia l\u2019attribuzione. \u201dEssi di volta in volta sono stati assegnati senza alcuna ragione alla Sibilla Albunea, a Tiburno, a Vesta&#8230;Il Cluverius riferisce che alcuni vi vedevano il tempio di Ercole\u2026\u201d([10] pag. 122). Nelle vicinanze dei templi si trovava l\u2019area sacra di Vesta attraversata dal diverticolo che era una via alternativa per il tempio d\u2019Ercole. Questo tempio fu costruito nel I secolo e tanta celebrit\u00e0 dette alla citt\u00e0 per tutto l\u2019impero, il Pacifici [1] pag. 40 scrive che Giovenale lo cit\u00f2 come termine di irraggiungibile bellezza. Il tempio fu costruito sicuramente su un recinto sacro pi\u00f9 antico dedicato ad una divinit\u00e0 anteriore a Ercole, i cui resti sono ancora da scavare nell\u2019area adiacente al teatro. Pi\u00f9 in basso c\u2019\u00e8 la localit\u00e0 detta Acquoria dove nel 1925 si rinvennero alcuni oggetti votivi provenienti da una ricca stipe riferibile ad un locale santuario arcaico ([11] pag 113) . Si pu\u00f2 perci\u00f2 assegnare anche l\u2019area della nostra citt\u00e0 e tutto il fondovalle al culto dell\u2019eroe e al corrispondente festival di quegli antichi pastori che la Bibbia chiamava bne-\u2018Eber.<br \/>\nIn questa prospettiva non solo la nostra citt\u00e0, ma tutta l\u2019area dell\u2019Aniene che scende a Roma doveva essere dedicata a Ebur e portarne necessariamente il nome. La variante Iber che si riscontra in Tiber, doveva dipendere da funzioni grammaticali. Il grande filologo Trombetti nelle conclusioni del lavoro gi\u00e0 citato,\u00a0 sostiene che la lingua degli antichi Iberi, di cui il basco \u00e8 l\u2019attuale erede,\u00a0 era imparentata con le lingue caucasiche e camitosemitiche ([6] pag. 151-156). Possiamo quindi riferire l\u2019origine di questa parola alla radice semito-camitica \u2018abar =passare (ebraico) o afar =esser libero, vagare (voce d\u00e0nkali) che designa chiaramente l\u2019azione del pastore. Siccome in queste lingue nella coniugazione verbale si mutano le vocali tematiche, la variante Iber\/Ebur che si registra dovunque in Europa occidentale potrebbe trarre la sua origine da una ragione grammaticale che ci sfugge. Pi\u00f9 tardi popoli parlanti lingue indo-europee irruppero in occidente ed Ercole sostitu\u00ec Ebur , il festival in suo nome scomparve lasciando solo una traccia incomprensibile nella toponomastica.<br \/>\nDell\u2019incontro tra questi diversi popoli d\u2019Europa un\u2019informazione ci rimane su come quelli del nord di carnagione chiara, considerassero le genti che stiamo trattando.<br \/>\nI romani adottarono l\u2019aggettivo maurus per designare dal loro nome il colore della pelle dei berberi del nord-Africa e ugualmente avvenne per niger a causa degli abitanti da loro conosciuti dell\u2019Africa subsahariana.<br \/>\nCos\u00ec\u00a0 devono aver fatto gli invasori dei territori abitati dai nostri bne-\u2018Eber. La parola russa\u00a0 buryj=bruno\u00a0\u00a0 \u00e8 imparentata alla radice\u00a0 germanica occidentale\u00a0 *bero =\u00a0 \u201canimale bruno\u201d , infatti provengono dalla radice indo-europea *bheros=bruno che dette origine a entrambe [12] . Questo aggettivo pot\u00e9 ben essere derivato dal nome Ebur e assunto a definire il colore della pelle degli abitanti che s\u2019identificavano con tale eponimo.<\/p>\n<p>BIBLIOGRAFIA<\/p>\n<p>[1] V. Pacifici , \u201cTivoli nel Medioevo\u201d.<br \/>\n[2] G.e L. Bonfante, La lingua etrusca. Un\u2019introduzione, Manch.1983 .<br \/>\n[3] W. Humboldt,\u00a0Pr\u00fcfung der Untersuchungen \u00fcber die Urbewohner Hispaniens vermittels der Vaskischen Sprachen, in W. V. H.s gesammelte Schriften (Preuss. Ak. D. Wiss.), Berlin 1903.<br \/>\n[5] Alfonso el Sabio, Cr\u00f3nica General, ed. by Ram\u00f3n Men\u00e9ndez Pidal, Primera Cr\u00f3nica General, 1906.<br \/>\n[6] Trombetti, Le origini della lingua basca<br \/>\n[7] R. Graves, I miti greci.<br \/>\n[8] \u201cCristo e le religioni nel mondo\u201d, Storia comparata delle religioni, a cura del Card. Prof. F. K\u00f6nig, ed. Marietti 1962, le citazioni fanno riferimento alla sezione \u201cLe religioni dell\u2019Europa pre-indoeuropea\u201d del prof. D.J. W\u00f6lfel.<br \/>\n[9] E. Benveniste, Il vocabolario delle istituzioni indoeuropee, ed. Einaudi 1976.<br \/>\n[10] C.F. Giuliani, \u201cForma Italiae, Tibur, pars prima\u201d, Unione accademica nazionale, Roma 1970.<br \/>\n[11] Z. Mari, Forma Italiae, Tibur, pars quarta\u201d, Universit\u00e0 \u201cLa Sapienza\u201d, CNR, Unione accademica nazionale, Roma 1991.<br \/>\n[12] J. Ayto, Dictionary of word origin, Arcade Publishing Inc., New York 1991.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UN\u2019ETIMOLOGIA DEL NOME TIBUR (TIVOLI) di Luigi Battisti La prima considerazione che si presenta cercando l\u2019etimologia di il nome Tibur \u00e8 la somiglianza che esso ha con l\u2019antico nome del&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-1974","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-pillole-di-aequa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1974","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1974"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1974\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1975,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1974\/revisions\/1975"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1974"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1974"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1974"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}