{"id":1976,"date":"2014-01-08T18:16:23","date_gmt":"2014-01-08T17:16:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=1976"},"modified":"2014-01-08T18:16:23","modified_gmt":"2014-01-08T17:16:23","slug":"sulle-origini-della-chiesa-di-s-giorgio-di-riofreddo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/sulle-origini-della-chiesa-di-s-giorgio-di-riofreddo\/","title":{"rendered":"SULLE ORIGINI DELLA CHIESA DI S. GIORGIO DI RIOFREDDO"},"content":{"rendered":"<p>SULLE ORIGINI DELLA CHIESA DI S. GIORGIO<br \/>\nDI RIOFREDDO<\/p>\n<p>di Nicola Cariello<\/p>\n<p>Il 25 aprile 2006 \u00e8 stata solennemente inaugurata una nuova ala del museo delle culture \u201cVilla Garibaldi\u201d di Riofreddo. Tra i reperti ora esposti si trova l\u2019antico portale, riesumato e ricostruito, di quella che era un tempo la chiesa di San Giorgio coesistente con l\u2019omonimo monastero. Gran parte del merito del salvataggio e della conservazione del portale spetta alla famiglia Roberti, proprietaria del fondo su cui insistevano gli edifici sacri.<br \/>\nLa storia della chiesa di S. Giorgio affonda le sue radici in un passato molto remoto e le sue vicissitudini sono strettamente legate alla sorte del vicino Comune di Riofreddo, il quale, gi\u00e0 ab antiquo, ebbe come protettore celeste proprio il santo cui era intitolata quella chiesa. FOTO RUDERI CHIESA<br \/>\nAd opera di molti studiosi sono stati raccolti ed esaminati un gran numero di documenti relativi alla storia della chiesa-convento di S. Giorgio. Le sue vicende, perci\u00f2, sono state chiaramente ricostruite dall\u2019epoca medioevale ai giorni nostri. Possiamo agevolmente seguirne l\u2019interessante evoluzione, ricordando ad esempio gli interventi del miles Rivifrigidi, Landolfo Colonna, signore di Riofreddo nel XIV secolo, o la travagliata amministrazione dei monaci ambrosiani fino alla definitiva soppressione del loro ordine nel 1645. Nel 1756, poi, presso il convento venne perfino rogato uno strumento di conciliazione, detto appunto \u201ctrattato di San Giorgio\u201d onde sancire la pace ritrovata tra le comunit\u00e0 di Arsoli e di Riofreddo, i cui rapporti si erano guastati a causa delle intemperanze seguite ad una rissa tra alcuni\u00a0 abitanti dei due paesi. Il che lascia intendere di quale autorevolezza godesse il monastero, il quale ospit\u00f2, fra l\u2019altro, un gruppo di garibaldini\u00a0 nel 1849 e nel 1888 tecnici ed impiegati dell\u2019impresa Maggiorani allora impegnata nella costruzione della ferrovia Roma-Sulmona.<br \/>\nMa gi\u00e0 dal 1886 la chiesa non era pi\u00f9 officiata ed era iniziato lo stato di degrado dell\u2019intero complesso religioso, al quale invano ed a pi\u00f9 riprese tentarono di porre riparo pochi uomini di buona volont\u00e0, facendo appello alle autorit\u00e0 locali e nazionali. Purtroppo nulla accadde ed oggi la vegetazione spontanea ricopre completamente i ruderi rimasti, conferendo all\u2019ex chiesa-monastero di S. Giorgio un aspetto irreale e quasi romantico.<br \/>\nPer le epoche cui abbiamo fuggevolmente test\u00e9 accennato \u00e8 possibile pertanto ricostruire con sufficiente precisione gli avvenimenti sulla base di una documentazione che ovviamente si fa pi\u00f9 ricca a mano a mano che ci si avvicina al nostro tempo. Diverse per\u00f2 sono le considerazioni che devono farsi per quanto riguarda l\u2019Alto Medioevo, vale a dire il periodo in cui presumibilmente sorse la primitiva chiesa di San Giorgio, in una localit\u00e0 gi\u00e0 da allora percorsa da pi\u00f9 strade, ma comunque del tutto marginale rispetto ai grossi agglomerati urbani.<br \/>\nOccorre anche riconoscere che nonostante le lacune se non proprio l\u2019assenza di documentazione sono state proposte diverse tesi circa l\u2019origine ed i primi tempi di vita del nostro complesso monastico. Ma \u00e8 altres\u00ec naturale che ogni ipotesi, per quanto suggestiva e verosimile, si basa soltanto su indizi o analogie e non pu\u00f2 dare una risposta definitiva.<br \/>\nPremesso, quindi, che \u00e8 ben arduo allo stato attuale fornire un quadro preciso delle origini della chiesa di S. Giorgio, onde partire da elementi certi pare indispensabile innanzitutto interrogarsi circa la figura del santo stesso cui venne dedicato il tempio.<\/p>\n<p>Il santo<br \/>\n\u00c9 subito da specificare, allora, che la Passio Georgii, la cui redazione pi\u00f9 antica \u00e8 contenuta in un palinsesto greco (il numero 954) della Biblioteca Nazionale di Vienna, venne pubblicata nel 1858 dal Detlefsen, che la dat\u00f2 agli inizi del V secolo. Bisogna per\u00f2 anche aggiungere che il Decretum Gelasianum (1) la classifica tra le opere apocrife. In seguito comparvero altre passiones, che la arricchirono di nuovi contenuti e la resero sempre pi\u00f9 popolare, per cui venne tradotta in copto, armeno, ge\u2019\u00e8z (2) ed arabo.<br \/>\nSecondo la narrazione agiografica, in sintesi, Giorgio di Cappadocia, ufficiale dell\u2019esercito imperiale, si confessa pubblicamente cristiano e per questo viene torturato e messo a morte non prima di aver compiuto una serie di miracoli. Il fatto sarebbe avvenuto all\u2019epoca di Daciano, imperatore dei Persiani, ma a volte si allude a Diocleziano e talvolta ad un certo Daziano, probabilmente governatore romano della Spagna, diventato famoso come \u201cil drago degli abissi\u201d per la sua caccia feroce ai Cristiani. Per quel che riguarda l\u2019anno del martirio gli studiosi oscillano tra il 284 ed il 303.<br \/>\nIl culto di San Giorgio conobbe subito una straordinaria diffusione: nel VI secolo gi\u00e0 esisteva a Gerusalemme un monastero a lui dedicato e ben presto venne venerato in Giordania, in Iraq, in Etiopia ed in Georgia (che proprio da lui prese il nome). Ma in Egitto, dove gli furono dedicate moltissime chiese, la fantasia popolare arricch\u00ec vieppi\u00f9 il racconto delle sue gesta e fece nascere la leggenda della fanciulla liberata dal drago, forse &#8211; ad avviso degli studiosi &#8211; ai tempi delle prime crociate, per una errata interpretazione di un\u2019immagine dell\u2019imperatore Costantino che si trovava allora a Bisanzio. Anche in Italia, gi\u00e0 dal VI secolo, S. Giorgio conobbe una grande popolarit\u00e0: a Roma, Ravenna, Ferrara e Napoli specialmente fu oggetto di particolare venerazione. All\u2019epoca delle Crociate tale culto si diffuse ancora di pi\u00f9 nel Regno Franco ed in Gran Bretagna e vennero anche istituiti numerosissimi ordini cavallereschi intitolati al santo guerriero. Cos\u00ec pure moltissime citt\u00e0 (da Mosca all\u2019Aquila) lo hanno eletto patrono gi\u00e0 da secoli.\u00a0\u00a0\u00a0 FOTO SANTO DRAGO BASSORILIEVO<br \/>\nTenuti presenti questi dati (3), per quel che concerne la nostra regione la prima interessante notizia ci viene fornita dal Liber Pontificalis in relazione alla biografia di papa Zaccaria (741-752). Di origine greca, accorto diplomatico, questo pontefice era riuscito a trovare un accordo sia con i\u00a0\u00a0 Longobardi che con i Bizantini e a Roma aveva dato un impulso decisivo all\u2019edilizia sacra.<br \/>\n\u201cIl beatissimo papa \u2013 si legge nel Liber Pontificalis \u2013 trov\u00f2 nel sacro Patriarch\u00eco il santissimo capo di San Giorgio conservato in uno scrigno, nel quale rinvenne altres\u00ec un foglietto scritto in greco che dichiarava essere quella appunto la testa del santo. Al che il beatissimo papa, tutto contento e soddisfatto, da l\u00ec, insieme con il popolo di questa citt\u00e0 di Roma, fra canti sacri ed inni, la fece portare nella sacra diaconia a lui (S. Giorgio) dedicata, che si trova a Roma, nel secondo rione, ad Velum aureum; dove l\u2019Onnipotente, sia\u00a0 lode al suo nome, si degna di operare straordinari miracoli per il tramite dello stesso santissimo martire\u201d (4).<\/p>\n<p>Un culto universale<br \/>\nBench\u00e9 sia da tenere presente che papa Zaccaria si vantasse originario della stessa regione, la Cappadocia, della quale si diceva nativo San Giorgio e che la chiesa \u201cal Velabro\u201d sia situata nel quartiere bizantino di Roma, la cosiddetta ripa graeca (5), non si pu\u00f2 insistere fino all\u2019estremo sulla pretesa assoluta grecit\u00e0 del culto di quel santo (6), diffuso invero dall\u2019Oriente all\u2019Occidente. Nell\u2019VIII secolo la Chiesa non conosce divisioni; Roma sta faticosamente acquistando la sua autonomia, ma si sente ancora parte dell\u2019Impero bizantino, il papa pu\u00f2 essere un greco e greci possono essere i religiosi che dalle regioni orientali dell\u2019Impero si trasferiscono in quelle occidentali. Cos\u00ec come pu\u00f2 accadere il contrario, stante la pur flebile unit\u00e0 politico-religiosa (7). Roma, d\u2019altronde, fin dal IV secolo, \u00e8 meta di pellegrinaggi da ogni parte d\u2019Europa e il mondo mediterraneo rappresenta comunque un\u2019unit\u00e0. Inoltre, l\u2019espressione \u201cordine basiliano\u201d o \u201cdi S. Basilio\u201d, usata\u00a0 gi\u00e0 nel secolo XI per indicare i monaci di origine greca dell\u2019Italia meridionale, risulta impropria o, meglio, errata (8). Occorre aggiungere che anche i Benedettini erano particolarmente devoti al culto di S. Giorgio e che nel privilegio di papa Pasquale II concesso al monastero di Subiaco il 2 aprile 1115 si fa riferimento esplicito ad una chiesa di S. Giorgio ad Affile, appartenente a quel cenobio (9).<br \/>\nTutto ci\u00f2 per comprendere, se pure sommariamente, la complessit\u00e0 della questione legata alle origini del S. Giorgio di Riofreddo. Il quale, inoltre, viene citato pi\u00f9 volte in documenti del Regesto Sublacense dei secoli IX-X come appartenente ai Benedettini di Subiaco, bench\u00e9 sia pi\u00f9 che legittimo avanzare dubbi circa l\u2019autenticit\u00e0 di tali atti.<br \/>\nInsomma: intorno a questo santo da leggenda si stratificano racconti che lo presentano come un cavaliere \u201cante litteram\u201d, mentre gli agiografi successivamente spiegheranno che il drago contro il quale egli lotta sarebbe il simbolo del morente paganesimo. Per una sorta di inversione dei valori religiosi, infatti, all\u2019affermarsi del Cristianesimo gli dei pagani erano stati trasformati in demoni (10) ed il paganesimo stesso era simboleggiato da un drago dalle cui fauci si levavano lingue di fuoco dirette a distruggere le anime dei Cristiani. Ad avvalorare definitivamente questa storia compare anche il capo di S. Giorgio, miracolosamente conservato in una cassa proprio nella sede del papato. Non bisogna dimenticare che ancora nel secolo VIII erano vivi \u2013 e sarebbero sopravvissuti a lungo \u2013 sotto forma di manifestazioni superstiziose, molti relitti del vecchio paganesimo, che la Chiesa combatteva alla radice.<br \/>\nIn sostanza, quindi, la dedica a S. Giorgio di chiese, come quella di Riofreddo, denuncia un\u2019antichit\u00e0 che potrebbe essere messa agevolmente in relazione ad una polemica difesa del Cristianesimo soprattutto in localit\u00e0 eccentriche, dove i miti pagani erano pi\u00f9 duri a morire.\u00a0 Federico Hermanin, in un noto articolo (11), sulla base di alcuni riscontri architettonici, assegnava all\u2019edificio un\u2019et\u00e0 non pi\u00f9 tarda dell\u2019VIII secolo, citando in particolare un bassorilievo con figura forse di monaco in atteggiamento di preghiera con le braccia levate,\u00a0 considerata, per la sua fattura, una rozza immagine \u201cche va posta nella serie delle rare sculture barbariche dell\u2019VIII secolo\u201d. FOTO BASSORILIEVO ORANTE<\/p>\n<p>Basiliani o Longobardi?<br \/>\nLa localit\u00e0 in cui sorge la chiesa-monastero di S. Giorgio si trovava proprio al confine tra Longobardia e distretto bizantino romano, dove si incrociavano le giurisdizioni del vescovo di Tivoli e di quello marsicano nonch\u00e9 i diritti dell\u2019Abbazia di Subiaco. Una zona, pertanto, di transito e di scambio, dove era pi\u00f9 facile si creassero conflitti ma anche nuove esperienze culturali, con tutte le contraddizioni del caso. Per la prima costruzione di S. Giorgio (la successiva rifondazione romanica del XII secolo non risulta controversa) ci si \u00e8 richiamati, infatti, nello stesso tempo sia ad influssi \u201cbasiliani\u201d che a interventi \u201clongobardi\u201d ovvero \u201cbarbarici\u201d. Tutte allusioni prive per\u00f2 di documentazione certa.<br \/>\nSi \u00e8 gi\u00e0 accennato alla posizione dei monaci italo-greci. Ma per ci\u00f2 che concerne le costruzioni \u201clongobarde\u201d giova citare quanto scrive Alessandra Melucco Vaccaro (12) in relazione alla produzione marmoraria romana altomedioevale: \u201cCarl van Essen che, in tempi relativamente recenti, ha tracciato il profilo del problema, ha ricordato che non fu facile sottrarre questa produzione alla sommaria etichetta di \u201clongobarda\u201d che un altro olandese, il van Marle aveva ancora una volta utilizzato per essa e per tutto quello che era stato creato in Italia tra il 575 e il 1000\u201d. Discorso che si pu\u00f2 estendere da Roma al Lazio ed all\u2019Italia in genere.<br \/>\n\u00c8 preferibile allora parlare globalmente di \u201cet\u00e0 longobarda\u201d semplicemente quale dimensione storico-culturale, tenendo presente che alla base del linguaggio artistico altomedievale \u00e8 riconoscibile un processo di stilizzazione che ha origine nell\u2019ambiente cristiano orientale per ricevere comunque a livello provinciale un suo carattere peculiare ed irripetibile. E soprattutto occorre rammentare l\u2019attivit\u00e0 delle botteghe locali il cui apporto \u00e8 stato il pi\u00f9 delle volte incalcolabile. Per non parlare delle tecniche di riuso, che consentirono nuove creazioni utilizzando i materiali di monumenti esistenti in loco.<br \/>\nPer ci\u00f2 che concerne, in particolare, il suddetto bassorilievo, rinvenuto, a quanto pare, nell\u2019interno dell\u2019architrave della porta che dal nartece conduce alla chiesa, \u00e8 pi\u00f9 che probabile che si tratti di un\u2019immagine di \u201corante\u201d, rappresentazione molto diffusa nell\u2019arte paleocristiana: basti considerare che tali figure gi\u00e0 appaiono nelle catacombe in epoca imperiale. Spesso, inoltre,\u00a0 l\u2019orante si trova raffigurata al centro dei bassorilievi che ornano i sarcofagi cristiani.<br \/>\nA proposito della semplificazione, quasi sfiorante la rozzezza, che caratterizza le opere di et\u00e0 tardo-romana, non sembra corretto parlare di declino della tecnica ovvero di imperizia, classificandole\u00a0 puramente come \u201cbarbariche\u201d. L\u2019artista altomedievale non si preoccupa dell\u2019equilibrio tra contenuto e forma, obiettivo ideale dell\u2019arte classica. Egli \u00e8 tutto intento a trasmettere un messaggio preciso e la sua opera trascura i dettagli formali, ai quali ha sostituito altri valori. Peraltro dal nuovo modo di comunicare e dalla coraggiosa rottura con il passato nascer\u00e0 un nuovo stadio della storia artistica, in cui l\u2019arte diventa veicolo per la propagazione di certe dottrine (13). Attraverso la via della semplicit\u00e0 estrema si tenter\u00e0 di ottenere in pratica i massimi risultati.<br \/>\nIn conclusione, durante l\u2019et\u00e0 altomedievale si diffonde,\u00a0 con tutto il suo apparato leggendario, il culto di San Giorgio, nel quadro dell\u2019impegno del Cristianesimo contro le usanze pagane ancora vive in certi ambienti rurali. La costruzione degli edifici sacri fa parte di questo programma di diffusione popolare: anche la decorazione \u00e8 intesa come mezzo di educazione delle masse. Le quali partecipano a tale processo, che non viene imposto ex abrupto dall\u2019intervento di elementi estranei alla collettivit\u00e0, come suggerirebbe l\u2019idea dei longobardi o dei monaci greci.<br \/>\nIl monumento nasce ad opera di artigiani ed entra a far parte della vita del contado, che lo considera come una parte (importante) dell\u2019esistenza quotidiana. Esso vivr\u00e0 a lungo. Almeno finch\u00e9 le mutate condizioni storiche e sociali non porteranno ad una diversa organizzazione della comunit\u00e0, alla modifica di confini e di giurisdizioni ecclesiastiche, al passaggio della propriet\u00e0 nelle mani o di un ente religioso quale il monastero benedettino o del signore laico.<br \/>\nE questa sar\u00e0 gi\u00e0 un\u2019altra storia.<\/p>\n<p>(1) Il cosiddetto Decreto di Gelasio \u00e8 uno scritto dogmatico latino, probabilmente risultato della fusione di due documenti, il primo della fine del IV secolo ed il secondo della fine del V. Attribuito a papa Gelasio I (492-496), \u00e9 diviso in cinque parti, l\u2019ultima delle quali tratta dei libri degli eretici e degli scismatici rifiutati dalla Chiesa.<br \/>\n(2) Nome indigeno della lingua anticamente usata in Etiopia, da tempo morta ed attualmente in uso solo nella letteratura religiosa.<br \/>\n(3) Tratti dalla pubblicazione ufficiale dell\u2019Istituto Giovanni XXIII-P.U.L. \u201cBibliotheca Sanctorum\u201d.<br \/>\n(4) Il Patriarch\u00eco o Palazzo Lateranense era allora la sede del Capo della Chiesa di Roma, mentre la chiesa ad Velum aureum (oggi San Giorgio al Velabro) faceva parte di una diaconia ovvero un istituto di assistenza caritativa e religiosa.<br \/>\n(5) E\u2019 la zona compresa tra il Palatino e l\u2019Aventino, dove sorge anche la basilica di Santa Maria in Cosm\u00e8din, che era detta in schola graeca.<br \/>\n(6) Perfino nella tradizione islamica S. Giorgio ha il titolo di \u201cprofeta\u201d: il racconto delle sue gesta risale a Wahb ibn Munabbih (728-733) e riproduce la versione siriaca della pi\u00f9 antica redazione della leggenda.<br \/>\n(7) Si veda, in proposito, quanto scrive F. Burgarella (Presenze greche a Roma: aspetti culturali e religiosi, in \u201cRoma fra Oriente e Occidente\u201d cit. in bibliografia). Elemento portante della cultura greca nella nostra regione erano i monasteri formati da comunit\u00e0 di monaci provenienti dalle zone bizantine e per circa 70 anni, da Sergio I a Zaccaria (685-752) i papi furono di origine greco-bizantina.<br \/>\n(8)\u00a0 Pi\u00f9 esattamente vanno detti italo-greci i monaci di cultura e lingua greca che vissero ed operarono in Italia. Erano in realt\u00e0 autoctoni, cio\u00e8 italiani, nati e formatisi nelle province d\u2019Italia soggette all\u2019Impero bizantino, bench\u00e8 spesso migranti in regioni latine e longobarde. Solo nel 1579, per opera di papa Gregorio XIII (Ugo Boncompagni, 1572-1585), come continuazione storica del monachesimo bizantino nell\u2019Italia meridionale, venne istituito l\u2019Ordine basiliano italiano di Grottaferrata.<br \/>\n(9) Il culto era diffuso anche nella vicina Pontia (Arcinazzo Romano).<br \/>\n(10) \u201cSono questi gli spiriti immondi, autori di tutti i mali che avvengono e di essi il diavolo stesso \u00e8 principe \u201c (Lattanzio, Divinae Institutiones, II, 14, 5). E S. Giovanni Crisostomo, a proposito di riti magici ed amuleti, rammenta che al fedele \u00e8 consentita una sola azione efficace: il segno della croce (cfr. A.A. Barb, La sopravvivenza delle arti magiche, in \u201cIl conflitto tra paganesimo e cristianesimo nel secolo IV\u201d, ecc., cit. in bibliografia).<br \/>\n(11) F.H., La chiesa e il monastero di San Giorgio presso Riofreddo, cit. in bibliografia.<br \/>\n(12) A. Melucco Vaccaro, Le botteghe dei lapicidi: dalla lettura stilistica all\u2019analisi delle tecniche di produzione, cit. in bibliografia.<br \/>\n(13) \u00c8 bene specificare che di frattura tra l\u2019arte classica e quella paleocristiana di pu\u00f2 parlare soltanto per quanto riguarda il programma iconografico, in quanto l\u2019arte cristiana, dal punto di vista stilistico segue l\u2019esempio di quella pagana antica, che in epoca tardo-imperiale gi\u00e0 manifestava un\u2019evidente rifiuto dei canoni classici. Il carattere ingenuo, primitivo ed arcaico non \u00e8 il risultato dei \u201cBarbari\u201d del Nord Europa, ma l\u2019effetto di una graduale trasformazione interna gi\u00e0 rilevabile nell\u2019arte tardo-antica pagana. In pi\u00f9 l\u2019arte paleocristiana assumer\u00e0 caratteri peculiari per adattarsi agli ambienti delle varie province alle cui popolazioni intendeva indirizzare il proprio messaggio.<\/p>\n<p>BIBLIOGRAFIA:<\/p>\n<p>ALESSANDRI G., Il pi\u00f9 antico catasto di Riofreddo (sec.XVII), in \u201cLumen\u201d n. 6 &#8211; agosto 2003, pag. 32;<br \/>\nALESSANDRI G., Gli antichi catasti di Riofreddo, in \u201cLumen\u201d n. 13 &#8211; dicembre 2005, pag. 32;<br \/>\nANASTASII S.R.E. BIBLIOTHECARII HISTORIA DE VITIS ROMANORUM PONTIFICUM, Magonza 1602, pag. 114;<br \/>\nBARB A.A., La sopravvivenza delle arti magiche, in \u201cIl conflitto tra paganesimo e cristianesimo nel secolo IV. Saggi a cura di Arnaldo Momigliano\u201d, G. Einaudi ed., Torino 1975, pagg. 111-137;<br \/>\nBERTOLINI O., Roma di fronte a Bisanzio e ai Longobardi, Istituto di Studi Romani, Bologna 1941, II, pagg. 504-513;<br \/>\nBIBLIOTHECA SANCTORUM,\u00a0 Istituto Giovanni XXIII P.U.L., Roma 1965, vol. VI, pagg. 512-531;<br \/>\nBULLARUM PRIVILEGIORUM AC DIPLOMATUM ROMANORUM PONTIFICUM AMPLISSIMA COLLECTIO, Tomus VI, Pars III, Roma 1760, pag. 28;<br \/>\nBURGARELLA F., Presenze greche a Roma: aspetti culturali e religiosi, in \u201cRoma fra Oriente e Occidente\u201d, Spoleto 2002, tomo II, pagg. 943-992;<br \/>\nCAFFARI R., Appunti sull\u2019antichissima Chiesa e sul Convento di S. Giorgio di Riofreddo (Roma), Comune di Riofreddo-Quaderno n. 5, 1981;<br \/>\nCORA\u2019 B.- DI NOLA R., Rovine e arte nella Campagna Romana, in \u201cCapitolium\u201d, LI, 1976, febb.-marzo pagg. 52-54;<br \/>\nCRIELESI A., Il complesso conventuale di San Cosimato presso Vicovaro, Roma 1995, pag. 57;<br \/>\nDEL LUNGO S., (a cura di) La toponomastica archeologica della provincia di Roma,\u00a0 Roma 1996, vol. II, pagg. 157-158;<br \/>\nDUCHESNE L., I primi tempi dello Stato pontificio, G. Einaudi ed., Torino 1947, pagg. 45-50;<br \/>\nFRUTAZ\u00a0 P.A. 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I (secoli IV-X), pagg. 263-281;<br \/>\nMELUCCO VACCARO A., Le botteghe dei lapicidi: dalla lettura stilistica all\u2019analisi delle tecniche di produzione, in \u201cRoma nell\u2019Alto Medioevo\u201d, Centro Italiano di Studi sull\u2019Alto Medioevo, Spoleto 2001, t. I, pagg. 393-420.<br \/>\nMORGHEN R. (a cura di), Chronicon Sublacense (593-1369), Ediz. Monastero S. Scolastica, Subiaco 1991, pag. 75;<br \/>\nPRESUTTI E., I Colonna di Riofreddo, in Archivio della Societ\u00e0 Romana di Storia Patria, XXXIII pag. 34 e XXXV, pag. 106;<br \/>\nRAVEGNANI G., I Bizantini in Italia, Soc. Ed. Il Mulino, Bologna 2004, pagg. 81-143;<br \/>\nREGESTO DELLA CHIESA DI TIVOLI per cura di L. Bruzza, Roma 1880, pagg. 32-59 (docc. V, VII, XI).<br \/>\nIL REGESTO SUBLACENSE DEL SECOLO XI, R. Societ\u00e0 Romana di Storia Patria, a cura di L. Allodi e G. Levi, Roma 1885, pagg. 13, 20, 38, 50, 55, 252 (docc. 7, 10, 15, 18, 21 e 216);<br \/>\nSILVESTRELLI G., Citt\u00e0 castelli e terre della regione romana, Roma 1940, I, pagg. 275-278;<br \/>\nTOUBERT P., Les structures du Latium m\u00e9di\u00e9val, \u00c9cole Fran\u00e7aise de Rome, Rome 1973, II, pagg. 795-946;<br \/>\nUGHELLI F., Italia Sacra, Venezia, apud Sebastianum Coleti, 1717, tomo I, coll. 892-893.<br \/>\nVALENTINI R. e ZUCCHETTI G. (a cura di), Codice Topografico della citt\u00e0 di Roma, R. Istituto Storico\u00a0 Italiano per il Medio Evo, Roma 1942, II, pagg. 127, 191, 195, 257, 314.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>SULLE ORIGINI DELLA CHIESA DI S. GIORGIO DI RIOFREDDO di Nicola Cariello Il 25 aprile 2006 \u00e8 stata solennemente inaugurata una nuova ala del museo delle culture \u201cVilla Garibaldi\u201d di&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-1976","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-pillole-di-aequa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1976","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1976"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1976\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1977,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1976\/revisions\/1977"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1976"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1976"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1976"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}