{"id":1978,"date":"2014-01-08T18:18:34","date_gmt":"2014-01-08T17:18:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=1978"},"modified":"2014-01-08T18:18:34","modified_gmt":"2014-01-08T17:18:34","slug":"lorganetto-e-pallangulu-a-pescorocchiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/lorganetto-e-pallangulu-a-pescorocchiano\/","title":{"rendered":"L\u2019ORGANETTO E PALLANG\u00daLU A PESCOROCCHIANO"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019ORGANETTO E PALLANG\u00daLU A PESCOROCCHIANO<\/p>\n<p>di Ivo Di Matteo<\/p>\n<p>Credo si possa sostenere tranquillamente che l\u2019organetto discenda dalla zampogna. Infatti \u00e8 un aerofono, ha un contenitore per l\u2019aria trattenuta da una valvola ed il suono \u00e8 generato dalla vibrazione dell\u2019ancia al passaggio dell\u2019aria.<br \/>\nDalla prima met\u00e0 dell\u2019Ottocento, per circa cento anni, in tutta Europa si \u00e8 vissuto il fermento dello strumento aerofono. Il primo documento che si conosce sembra fosse il brevetto austriaco del 1829 per uno strumento in grado di suonare fino a quattro accordi, che guarda caso fu chiamato \u201cAccordeon\u201d. Qualche anno dopo a Londra, un costruttore di strumenti musicali, ottenne il brevetto per uno strumento che emetteva suoni singoli, nasceva la \u201cConcertina\u201d; qualcun\u2019altro costru\u00ec l\u2019Harmoniette, quindi l\u2019Harminflute e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>L\u2019Organetto , il jue-box dei nostri nonni.<br \/>\nPer quanto riguarda l\u2019Italia, le prime notizie che si hanno sono legate ad una leggenda. Si racconta che nel 1863 un contadino di Castelfidardo, in provincia di Ancona, certo Antonio Soprani, desse ospitalit\u00e0 ad un pellegrino austriaco che tornava dal Santuario della Madonna di Loreto, il quale portava con s\u00e9 uno strano strumento musicale fino ad allora mai visto.<br \/>\nPaolo, il figlio di Antonio, incuriosito dall\u2019oggetto, durante la notte, mentre il viandante dormiva, lo smont\u00f2, lo studi\u00f2 nei particolari e prese appunti perch\u00e9 aveva deciso di costruirne uno anch\u2019egli.<br \/>\nSfruttando il suo innato ingegno, Paolo un ragazzo di circa venti anni, inizi\u00f2 ad impegnarsi alla realizzazione del nuovo strumento, cos\u00ec, modificando la meccanica, integrando o togliendo congegni, aumentando ance, in meno di un anno realizz\u00f2 il suo primo organetto.<br \/>\nFu un successo, l\u2019interesse per questo strumento fu subito grande perch\u00e9 non richiedeva conoscenze musicali n\u00e9 particolari studi e risultava abbastanza facile il suo apprendimento. Il crescente entusiasmo dilag\u00f2 in breve in tutta l\u2019Italia contadina e gli organetti diventarono i protagonisti delle feste, una specie di jue-box. Non c\u2019era festa patronale, fiera, serata estiva o matrimonio che non venisse allietata dal suono dell\u2019organetto.<br \/>\nLe richieste di questo strumento musicale erano talmente tante che indussero Paolo ad intensificarne la costruzione e con l\u2019aiuto del fratello Settimio lavorarono alacremente nella cantina paterna trasformata in laboratorio. Dopo pochi anni si dovettero\u00a0 trasferire in un casolare vicino dove assunsero anche del personale dando cos\u00ec\u00a0 il via ad una vera e propria fabbrica di organetti.<br \/>\nLa richiesta continuava ad aumentare e ben presto sorsero molte altre fabbriche e non solo nelle Marche (dove ancora oggi ce ne sono tante e molto quotate), ma anche in Piemonte, in Lombardia, in Abruzzo, in Calabria sono state tutte molto attive fino a dopo la seconda guerra mondiale. Per molte di queste, negli anni Sessanta, anzich\u00e9 il boom economico inizi\u00f2 il declino.<br \/>\nDalle esigenze dei committenti, sempre pi\u00f9 attenti e sofisticati, e dalla genialit\u00e0 dei costruttori, sempre pi\u00f9 raffinati, scaturivano strumenti diatonici, semidiatonici, cromatici; alcuni costruttori elaboravano lo strumento fino al punto di sconvolgerlo, inventandone di nuovi, come: il Symphonium, il Bandoneon, la Phisarmonike, da cui il nome italiano di fisarmonica.<br \/>\nMolti strumenti hanno avuto successi effimeri o destinati solo a pochi estimatori, altri, come l\u2019organetto in Italia e nell\u2019Europa centrale, il bandoneon in America, la concertina nei paesi Anglosassoni e la fisarmonica nel mondo, ancora oggi hanno molti acquirenti.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo suonatore di organetto a Pescorocchiano<br \/>\nPurtroppo \u00e8 deceduto una quindicina di anni fa. Me lo ricordo poco Berardo De Luca, conosciuto in paese esclusivamente col soprannome di Pallang\u00falu, chiss\u00e0 perch\u00e9.<br \/>\nFui invitato a Pescorocchiano da alcuni parenti che festeggiavano non ricordo quale ricorrenza, e per l\u2019occasione avevano anche\u00a0 \u201cmissu u ballu\u201d. Ad animare la festa c\u2019era Pallang\u00falu con il suo organetto a \u201cddu botte\u201d, tipico organetto abruzzese a due bassi che, a dire il vero, era ridotto abbastanza male. Funzionava ancora con qualche toppa al mantice ed un paio di bottoni da giacca in sostituzione dei tasti perduti e il suono che ne usciva era gradevole ed accattivante. Saltarelli, mazurche e polche riscuotevano grande successo a giudicare dalle persone che ballavano.<br \/>\nMi interessava parlare con Berardo; per rompere il ghiaccio gli chiesi in che tonalit\u00e0 stesse suonando. Pronto mi rispose: &#8211; A m\u00ec\u00a0 me pare quella giusta e po\u2019 sse c\u00f3se io non le saccio. A m\u00ec basta che me ha n\u2019 atru picchieru \u2018 e vinu e te res\u00f2no pure meglio dde prima. Giustamente, cosa poteva sapere di tonalit\u00e0 se aveva imparato a suonare da solo mentre custodiva il gregge al pascolo?<br \/>\nPallang\u00falu era l\u2019amico di tutti e a chiunque andasse a chiedergli di suonare, non gli rifiutava\u00a0 mai la suonata. Per quella sera lo lasciai in pace rimanendo ad ascoltarlo, ma lo incontrai di nuovo successivamente e mi raccont\u00f2 molti aneddoti della sua vita privata, di quando andava a vangare ai Castelli Romani o in Sabina per la raccolta delle olive e altri ancora legati sopratutto alla sua capacit\u00e0 di suonare che spesso gli consentiva di andare a giornata non per faticare ma per allietare e spronare al lavoro i mietitori. Questi lavoravano cantando e col suono del suo organetto si scambiavano stornelli del tipo:<br \/>\n\u201cO metetore della Pelarina<br \/>\nfamme rappian\u00e0\u00a0 \u2018na barzarola<br \/>\nche io te manno ghij\u00f2\u00a0 \u2018na\u00a0 legarina\u201d.<\/p>\n<p>A Pescorocchiano, la sera al ritorno dai campi si ballava per ore al suono dell\u2019organetto di Pallang\u00falu.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019ORGANETTO E PALLANG\u00daLU A PESCOROCCHIANO di Ivo Di Matteo Credo si possa sostenere tranquillamente che l\u2019organetto discenda dalla zampogna. 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