{"id":1980,"date":"2014-01-08T18:20:29","date_gmt":"2014-01-08T17:20:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=1980"},"modified":"2014-01-08T18:20:29","modified_gmt":"2014-01-08T17:20:29","slug":"il-museo-di-preistoria-di-celano-paludi-aq","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/il-museo-di-preistoria-di-celano-paludi-aq\/","title":{"rendered":"Il Museo di Preistoria di Celano Paludi (AQ)"},"content":{"rendered":"<p>Il Museo di Preistoria di Celano Paludi (AQ)<\/p>\n<p>di Serena Cosentino e Gianfranco Mieli<\/p>\n<p>Nel 1984, durante i lavori per la realizzazione di una azienda ittica nella localit\u00e0 Paludi, vennero alla luce evidenze archeologiche (resti lignei e materiale ceramico) a testimonianza di una antica frequentazione dell\u2019area risalente al II millennio a.C. L\u2019anno successivo mentre era in corso l\u2019ampliamento del laghetto artificiale ci si rese conto che il sito archeologico si estendeva a nord del bacino gi\u00e0 aperto; cominciarono cos\u00ec le indagini asportando il terreno superficiale con l\u2019aiuto dei mezzi meccanici. Gi\u00e0 nel corso della prima campagna di scavo la situazione apparve complessa: la superficie indagata, che \u00e8 arrivata nel corso degli anni ad occupare una estensione di circa 4000 mq era stata utilizzata almeno dagli inizi della media et\u00e0 del Bronzo (XVIII sec. a.C.) fino all\u2019et\u00e0 del Bronzo finale (XII \u2013 X sec. a.C.). Non solo l\u2019occupazione era stata lunga e continua ma soprattutto articolata: si era passati da una destinazione abitativa ad una sepolcrale per poi ritornare ad abitare l\u2019area costruendo capanne del tutto particolari, adatte ad un ambiente quale quello di Celano Paludi: le palafitte. La singolarit\u00e0 del sito archeologico del tutto unico nella regione Abruzzo e avvicinabile nell\u2019Italia centro-meridionale solo a quelli venuti alla luce nel territorio di Bracciano e Bolsena (villaggio del Grancaro, villaggio di Mezzano), indusse l\u2019allora Soprintendente archeologo dell\u2019Abruzzo, Giovanni Scichilone, e il funzionario archeologo che aveva diretto gli scavi, Vincenzo d\u2019Ercole, a presentare un progetto europeo per la realizzazione di una struttura museale adiacente l\u2019area degli scavi e del relativo parco archeologico. Nasce cos\u00ec il Museo di Preistoria di Celano, un moderno complesso del tutto particolare, proprio come particolare \u00e8 l\u2019ambiente in cui \u00e8 stato costruito. Mimetizzato nel paesaggio, \u00e8 ispirato ad un tumulo funerario ovvero alla sola tipologia tombale venuta alla luce nei vicini scavi; il tetto, coperto interamente di terra sui due lati lunghi, rende la struttura visibile solo quando si arriva nelle immediate vicinanze. In primavera il tappeto erboso e fiorito che lo ricopre interrompe piacevolmente la monotonia del paesaggio . La mancanza di fondi impedisce ancora oggi la sistemazione di tutta l\u2019area intorno all\u2019edificio, un\u2019area vasta dal momento che la sola struttura copre una superficie di 5000 mq!<br \/>\nLe potenzialit\u00e0 della zona circostante sono tante trattandosi di un habitat lacustre poco contaminato; la presenza di una vena di acqua sorgiva consente di disporre di acqua potabile anche durante la stagione estiva, ormai diventata sempre pi\u00f9 arida. Rigagnoli d\u2019acqua solo in parte canalizzati favoriscono la nascita di specie vegetali, quali l\u2019iris giallo, che nei mesi da maggio a luglio colorano allegramente il paesaggio. Qua e l\u00e0 cannucce di palude disposte a folti gruppi ospitano tra le loro foglie centinaia di piccoli volatili che ad ogni piccolo rumore spiccano il volo interrompendo l\u2019abituale silenzio. Dalla \u201cpasserella\u201d , una imponente costruzione in acciaio nata per poter osservare dall\u2019alto la necropoli e il villaggio palafitticolo, si vedono i laghetti artificiali (foto 5) nel maggiore dei quali, ormai area archeologica espropriata, giacciono ancora resti di pali lignei e le strutture in pietra delle sei sepolture a tumulo venute alla luce. Dal tetto del Museo, percorribile in tutta la sua estensione, si pu\u00f2 ammirare la maestosit\u00e0 della Serra di Celano, una imponente montagna priva completamente di vegetazione nel tratto pi\u00f9 alto, alle cui pendici sorge l\u2019abitato moderno di Celano.<br \/>\nMa entriamo negli ambienti del Museo e percorriamoli insieme alla scoperta di cosa si nasconde in questo edificio seminterrato. Una delle cose che colpisce sicuramente chi vi entra per la prima volta \u00e8 la grandezza degli spazi e la loro luminosit\u00e0 dovuta ad apposite aperture realizzate sul tetto: una di queste \u00e8 circolare ed illumina l\u2019ambiente di ingresso dal quale si accede sia alle sale espositive che alla zona uffici e laboratori. Allo stato attuale \u00e8 possibile visitare due mostre temporanee: la prima dal titolo &#8220;Amore e Morte&#8221;, inaugurata nel 1999, rappresenta la concreta espressione di un rapporto di intesa e collaborazione tra la Soprintendenza Archeologica dell&#8217;Abruzzo e una societ\u00e0 privata, la Edison Gas. Nel corso di lavori per la realizzazione del gasdotto Bussi &#8211; Roccasecca sono state attraversate aree di interesse archeolgico; la Edison ha dapprima finanziato gli scavi condotti dal personale della Soprintendenza Archeologica dell&#8217;Abruzzo in particolare nei comuni di San Benedetto in Perillis e di Molina Aterno e in seguito l&#8217;allestimento della mostra e la pubblicazione di un volume dal titolo &#8220;Archeologia e metano. Storia di un metanodotto tra industria e cultura&#8221;.<br \/>\nLa mostra &#8220;Amore e morte&#8221; percorre interamente la provincia aquilana attraverso l&#8217;esposizione dei risultati di scavi archeologici condotti negli ultimi venti anni; dalla preistoria pi\u00f9 lontana illustrata dal complesso dei vasi cinerari della grotta Continenza di Trasacco e risalenti al VI millennio a.C. si passa alle testimonianze rinvenute nella grotta Beatrice Cenci nel territorio di Tagliacozzo e si arriva ad ammirare i reperti metallici e ceramici del sito di Celano Paludi insieme alla ricostruzione del tumulo 6, appartenuto ad una bambina morta all&#8217;et\u00e0 di circa dieci anni. La sala 2 \u00e8 dedicata interamente all&#8217;et\u00e0 del Ferro con la necropoli di Fossa, di Forca Caruso, di San Benedetto in Perillis e di Molina Aterno. Il percorso termina nella sala 3, quando si entra nell&#8217;et\u00e0 storica, la cosiddetta Era del Diritto; qui i corredi della necropoli di Fossa e di Bazzano esemplificano magnificamente il livello che le produzioni locali avevano raggiunto nell&#8217;Abruzzo interno sia nella produzione di vasellame in ceramica a vernice nera e in ceramica comune che nella realizzazione di oggetti particolari, le appliques in osso, che ornavano letti funerari.<br \/>\nApprofondimenti delle et\u00e0 gi\u00e0 in parte esposte in &#8220;Amore e Morte&#8221; sono stati fatti nella mostra &#8220;Safin. Tracce di un popolo&#8221; inaugurata in occasione del XXXVI Convegno dell&#8217;Istituto di Preistoria e Protostoria Italiana, tenutosi in Abruzzo nel mese di settembre del corrente anno.<br \/>\nDai villaggi protostorici individuati sulla costa adriatica nel tratto tra Vasto ed Ortona, di estremo interesse per la ricostruzione di un aspetto ancora oggi sconosciuto legato ai traffici marittimi nell&#8217;Adriatico nell&#8217;ambito del II e della prima met\u00e0 del I millennio a.C., si passa alla ricostruzione tridimensionale della tomba a tumulo 19 di Fossa. Un gruppo di oggetti di ornamento personali tra i pi\u00f9 belli rinvenuti nelle sepolture maschili e femminili della necropoli di Campovalano di Campli (TE) e di Fossa sono esposti di rimpetto al tumulo 19: rappresentano l&#8217;elevata abilit\u00e0 tecnica raggiunta nella lavorazione del bronzo, dell&#8217;osso, dell&#8217;ambra e soprattutto del ferro. E&#8217; proprio la capacit\u00e0 di fabbricare complessi ornamenti in ferro la vera novit\u00e0 emersa in Abruzzo dai dati archeologici degli ultimi anni; una capacit\u00e0 del tutto sottovalutata in quanto espressa attraverso un metallo ritenuto oggi poco nobile. Sono in corso analisi specialistiche per accertare la tecnologia che ha prodotto dischi finemente traforati, probabilmente quella della fusione, la stessa utilizzata per il bronzo ma che fino ad oggi si riteneva introdotta solo in et\u00e0 moderna a causa in particolare delle elevate temperature necessarie per fondere il ferro.<br \/>\nFa bella mostra di s\u00e9 al centro della sala la ricostruzione della sepoltura principesca numero 2 venuta alla luce nella gi\u00e0 citata necropoli di Campovalano di Campli: si tratta di un principe guerriero vissuto nel corso del VII sec. a.C. seppellito insieme al carro da guerra, ad un numeroso servizio da banchetto in ceramica ma soprattutto in bronzo. Questa necropoli rappresenta la sola in Abruzzo ad aver restituito sepolture cos\u00ec ricche del tutto simili alle pi\u00f9 famose tombe a tumulo dell&#8217;Etruria meridionale. Inoltre, sono stati fatti indossare ornamenti personali a sagome in legno in modo da rendere pi\u00f9 comprensibile al visitatore il costume da parata delle donne e degli uomini tra la fine del IX sec. a.C. e il VI sec. a.C.<br \/>\nVasi in bronzo, alcuni dei quali sicuramente di importazione, si possono ammirare nella vetrina 8: rappresentano l&#8217;importanza che il concetto del banchetto funebre ha avuto nella cultura antica, concetto del banchetto che, espresso attraverso alcune forme di vasellame, si collega indubbiamente al mondo greco-orientale attraverso la mediazione della vicina Etruria. Due piccoli cilindri ci riportano alla sfera del sacro e alla sua espressione in et\u00e0 arcaica e in et\u00e0 ellenistico-romana: forme di vasi miniaturizzati, pesi da telaio, taralli, accomunano il santuario di Monte Giove nel teramano a tanti altri luoghi di culto rinvenuti nel resto d&#8217;Italia. Il pezzo pi\u00f9 raro \u00e8 sicuramente la figurina maschile ottenuta con una lamina di argento &#8220;ritagliata&#8221; riconducibile ad un tipo noto dall&#8217;area laziale. La stessa religiosit\u00e0, ma espressa con forme diverse, pi\u00f9 elaborate, si osserva nel corso dell&#8217;et\u00e0 ellenistico romana: statuette rappresentati donne e uomini, animali insieme a vasellame miniaturizzato ancora una volta si ricollegano ad una espressione cultuale comune all&#8217;intera penisola. Meno comune \u00e8 forse il rito della miniaturizzazione, noto in Abruzzo a Monte Giove e dal santuario di Lucus Angitiae (Luco dei Marsi, AQ).<br \/>\nGioielli realizzati in oro, in argento, in ambra, in vetro esprimono la ricchezza di alcune signore vissute tra il III e il II sec. a.C.: collane, orecchini, bracciali indossati nella vita cos\u00ec come nella morte caratterizzavano la sfera femminile allora proprio cos\u00ec come ancora oggi. Infine, la ricostruzione di un letto funerario rivestito di appliques in osso e la stele troncopiramidale in pietra chiudono il cammino di questa et\u00e0 pi\u00f9 volte menzionata, una et\u00e0 in cui \u00e8 forte la presenza della cultura romana ma in cui si continua a leggere una altrettanto forte identit\u00e0 locale.<br \/>\nLa visita al Museo non termina qui; al contrario da qui si riparte per entrare in un altro mondo, quello di chi lavora per allestire mostre, far vivere musei, ecc. Entriamo negli uffici, nei laboratori e nei magazzini dell&#8217;edificio, ugualmente accessibili in presenza del personale. Il direttore del Museo, l&#8217;archeologo Vincenzo d&#8217;Ercole, \u00e8 anche il referente di buona parte dei materiali archeologici custoditi in questa struttura; insieme a lui lavorano tecnici, restauratori, architetti della Soprintendenza Archeologica dell&#8217;Abruzzo e della BAAS. Pochi gli archeologi impegnati attivamente, ma molti i futuri specialisti del campo: tanti sono, infatti, i giovani laureandi provenienti da varie Universit\u00e0 d&#8217;Italia e anche dall&#8217;estero, alle prese con tesi di laurea su necropoli, abitati, rinvenimenti in grotta, ecc. L&#8217;altra novit\u00e0 di questo Museo \u00e8 proprio legata ai giovani, agli studiosi; disponendo di una foresteria, si pu\u00f2 alloggiare proprio all&#8217;interno dell&#8217;edificio, come in un albergo. La foresteria dispone infatti di ampie camere per ospitare fino a 24 persone e di 4 camere singole, dotate di ogni confort. Completa il quadro idilliaco la presenza di una biblioteca, localizzata proprio nella foresteria, specializzata in archeologia preistorica ma fornita anche di testi a carattere pi\u00f9 generale. E&#8217; inoltre prevista la realizzazione di una sala ristoro e di un bar, i cui locali sono gi\u00e0 predisposti in un&#8217;ala dell&#8217;edificio. La sala convegni,\u00a0 dotata di una modernissima strumentazione, ha una capacit\u00e0 di 300 posti a sedere; viene utilizzata sia per conferenze, concerti e altre iniziative non solo necessariamente a carattere archeologico. I magazzini, infine, disposti su due livelli rappresentano il maggior vanto del Museo di Preistoria: i reperti vengono classificati innanzitutto in base alla provincia di appartenenza; pertanto, il primo livello \u00e8 dedicato esclusivamente alla provincia de l&#8217;Aquila ed \u00e8 sicuramente il pi\u00f9 &#8220;affollato&#8221; avendo, ad esempio, solo da poco tempo incluso i reperti di ben 551 sepolture portate alla luce nella necropoli di Fossa per non parlare di quelli ancor pi\u00f9 numerosi della necropoli di Bazzano. Il piano superiore \u00e8 dedicato alle altre province abruzzesi. La funzionalit\u00e0 del magazzino e gli ampi spazi disponibili facilita non solo la conservazione dei reperti ma anche e soprattutto la fruizione degli stessi da parte degli studiosi. Nel laboratorio di restauro si interviene sui materiali che arrivano dagli scavi di varie localit\u00e0; vengono organizzati stage in collaborazione con l&#8217;Istituto Centrale del Restauro e altre figure professionali.<br \/>\nCome appare chiaro si tratta di un museo dinamico, ancora in parte da inventare e costruire, insolito, diverso dai Musei a cui siamo abituati a pensare. Si pu\u00f2 visitare ma si pu\u00f2 anche &#8220;vivere&#8221; in modo pi\u00f9 completo; per le scolaresche e i gruppi sono previste durante tutto l&#8217;anno visite guidate e altre attivit\u00e0 didattiche pi\u00f9 specifiche, su richiesta; per tutti, la settimana dei Beni Culturali, ad esempio, pu\u00f2 rappresentare il momento giusto per conoscere il Museo e le sue iniziative!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Museo di Preistoria di Celano Paludi (AQ) di Serena Cosentino e Gianfranco Mieli Nel 1984, durante i lavori per la realizzazione di una azienda ittica nella localit\u00e0 Paludi, vennero&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-1980","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-pillole-di-aequa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1980","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1980"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1980\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1981,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1980\/revisions\/1981"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1980"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1980"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1980"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}