{"id":1985,"date":"2014-01-09T17:41:18","date_gmt":"2014-01-09T16:41:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=1985"},"modified":"2014-01-09T17:41:18","modified_gmt":"2014-01-09T16:41:18","slug":"dalla-marsica-al-nuovo-mondo-storie-di-emigranti-a-cappadocia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/dalla-marsica-al-nuovo-mondo-storie-di-emigranti-a-cappadocia\/","title":{"rendered":"DALLA MARSICA AL NUOVO MONDO STORIE DI EMIGRANTI A CAPPADOCIA"},"content":{"rendered":"<p>DALLA MARSICA AL NUOVO MONDO<br \/>\nSTORIE DI EMIGRANTI A CAPPADOCIA<\/p>\n<p>di Alessandro Fiorillo<\/p>\n<p>Sono numerose le persone che nel corso degli anni, soprattutto sul finire dell\u2019Ottocento e fino a tutta la prima met\u00e0 del Novecento, hanno abbandonato la terra marsicana nella legittima ricerca di condizioni di vita migliori, coltivando il sogno di raggiungere altrove quella prosperit\u00e0 che qui il destino sembrava negargli. Sappiamo, dai racconti degli stessi emigranti, che queste persone, nella maggior parte dei casi, hanno sempre sentito l\u2019esigenza di voltarsi indietro, almeno idealmente, per tornare a percorrere i sentieri e i vicoli dei paesi dai quali partirono e dove lasciarono gli affetti. Come si possono, infatti, recidere quelle radici che legano visceralmente una persona alla propria terra? Esse si sostanziano di un patrimonio di usi, costumi, comportamenti, attitudini che sono il riflesso della stratificazione interiore di secoli di vita, di legame intenso, nel bene o nel male, con la terra natia. Queste persone hanno portato altrove, spesso lontanissimo, il contributo e la sostanza del proprio patrimonio esistenziale, il patrimonio interiore di un popolo. La maggior parte di loro sono vissute coltivando sempre, nel proprio intimo, il sogno di tornare un giorno a calcare la propria terra, per rivedere i cari e le persone che si lasciarono tanto tempo prima. E sono tantissimi gli emigranti che hanno percorso la propria parabola esistenziale senza riuscire ad esaudire questi loro reconditi desideri interiori. Eppure qualcosa, un sottilissimo filo lega ancora i discendenti dei nostri emigranti con le terre dalle quali i loro antenati partirono.<\/p>\n<p>Giovanna Ciccarelli, \u201cDona Joanna Parteira\u201d<br \/>\nLo spunto per questo articolo nasce da una e-mail e da un messaggio lasciato sul guestbook (il libro degli ospiti) del sito internet del paese di Cappadocia (1), spazio web che ho creato e gestisco. Un avvocato brasiliano, sig. Domingos Lollobrigida jr, ricercando le proprie origini italiane, \u00e8 giunto fin sul sito di Cappadocia, e mi ha raccontato le affascinanti vicende relative all\u2019emigrazione, nel 1891, della sua bisnonna, Giovanna Ciccarelli.<br \/>\nGiovanna era nata a Cappadocia, intorno al 1869, figlia di un mulattiere, Cirillo Ciccarelli, marito di Benedetta Ciccarelli.<\/p>\n<p>Conobbe Luigi Lollobrigida, un ragazzo di Subiaco, e si sposarono trasferendosi a Roma, dove nacquero i loro primi due figli, Giulia e Adele. Poi decisero di partire per il Brasile, nella speranza di trovare l\u00ec delle condizioni di vita migliori. Cirillo, Benedetta ed altri familiari tentarono in tutti i modi di convincere Giovanna a desistere dall\u2019intento di partire per un posto tanto lontano, ma il suo amore per Luigi fu pi\u00f9 forte di tutto, ed insieme, con le due figlie, partirono da Genova nell\u2019anno 1891, imbarcandosi su una nave chiamata \u201cSirio\u201d, nota come la nave della speranza, la nave degli emigranti. Il 20 settembre 1891 giunsero nel porto di Rio de Janeiro. Giovanna Ciccarelli aveva 22 anni, Luigi Lollobrigida 28, le figlie Adele 2 anni e mezzo, Giulia 8 mesi. Dopo alcuni giorni partirono per la citt\u00e0 di San Paolo e qui furono colpiti da un triste lutto in quanto mor\u00ec la piccola Giulia a causa di una malattia contratta sulla nave. Ma presto un evento felice giunse a rasserenare gli animi di Giovanna e Luigi in quanto a San Paolo nacque il primo dei loro figli \u201cbrasiliani\u201d, che in omaggio alla citt\u00e0 fu chiamato Paulo. Sempre a San Paolo nacque poi Caetana Lollobrigida e nella regione brasiliana di Minas Geiras (2), dove la famiglia si spost\u00f2, nacquero ancora Francisca Lollobrigida, Vicente Ciccarelli Lollobrigida, Jos\u00e9 Lollobrigida, Joao Lollobrigida, Cecilia Lollobrigida, un altro Jos\u00e9 Ciccarelli Lollobrigida, e nel paese di Cruz\u00eclia, sempre a Minas Geiras, l\u2019ultimo figlio della coppia, Cirillo Ciccarelli Lollobrigida. Furono in tutto 11 figli, 2 morirono ancora bambini (Giulia e il primo Jos\u00e9).<br \/>\nIn Brasile Giovanna, oltre ad allevare i figli, lavor\u00f2 come commerciante e come levatrice, e furono molti i brasiliani che videro la luce grazie alle sue \u201cmani\u201d. Giovanna era conosciuta anche come Joanna Ciccarelli, o Dona Joanna Parteira (donna Giovanna Levatrice). Giovanna desider\u00f2 sempre, in cuor suo, di tornare un giorno a rivedere la sua terra e i suoi cari, di cui sent\u00ec sempre la mancanza, ma non vi riusc\u00ec. Mor\u00ec infatti il 28 aprile del 1945 nel paese di Conceicao do Rio Verde, provincia di Minas Geiras, aveva 76 anni.<br \/>\nOggi in Brasile ci sono circa 700 discendenti di Giovanna Ciccarelli. Questo affascinante racconto che ci consente di recuperare un \u201cpezzo\u201d di memoria storica relativo alle vicende di una figlia della nostra terra che part\u00ec nel lontano 1891 alla volta del Brasile, lo dobbiamo alla memoria lucida del nonno di Domingos Lollobrigida, l\u2019unico figlio di Giovanna ancora in vita, un anziano di 94 anni il cui nome \u00e8 Jos\u00e9 Ciccarelli Lollobrigida.<\/p>\n<p>In viaggio con \u201cIl Sirio\u201d<br \/>\nLa storia \u00e8 bella e commovente, l\u2019ho riletta pi\u00f9 volte fin quando mi \u00e8 tornata alla mente una cosa curiosa: mi sono infatti ricordato di un vecchio cd musicale che acquistai anni fa a un mercatino, dove vi sono contenute le canzoni popolari di fine \u2018800 inizi \u2018900, le canzoni delle emigrazioni, del lavoro, delle lotte sociali. Una \u00e8 intitolata \u201cIl Sirio\u201d, il nome della nave che da Genova partiva per le Americhe, la stessa con la quale Giovanna e Luigi raggiunsero il Brasile. Essa \u00e8 composta da una bellissima melodia e belle parole, che parlano della speranza e dei sogni di coloro che partivano sulla \u201cSirio\u201d, immaginando una vita migliore al di l\u00e0 dell\u2019oceano. Ma \u201cIl Sirio\u201d comp\u00ec il suo ultimo viaggio il 4 agosto 1906, quando affond\u00f2 al largo delle coste spagnole. Vi perirono molti emigranti italiani. Queste le parole della canzone:<\/p>\n<p>E da Genova, il Sirio partivano<br \/>\nper l&#8217;America varcare, varcare i confin<br \/>\ne da bordo cantar si sentivano<br \/>\ntutti allegri del suo, del suo destin.<\/p>\n<p>E fra loro (ler\u00ec) un vescovo c&#8217;era (ler\u00e0)<br \/>\ndando a tutti (ler\u00ec) la sua benedizion.<\/p>\n<p>Tutto il Sirio un orribile scoglio<br \/>\ndi tanta gente la mise, la misera fin.<br \/>\nPadri e madri bracciava i suoi figli<br \/>\nche sparivano tra le onde, le onde del mar.<\/p>\n<p>E fra loro (ler\u00ec) un vescovo c&#8217;era (ler\u00e0)<br \/>\nDando a tutti (ler\u00ec) la sua benedizion.<\/p>\n<p>Potenza di internet<br \/>\nCon il computer ho ricavato una versione in formato mp3 di questa canzone e l\u2019ho inviata a Domingos, con la posta elettronica. Mi ha risposto il giorno dopo e mi ha raccontato della sua commozione nel riascoltare una canzone che parlava della stessa nave con l quale part\u00ec la bisnonna Giovanna, speditagli da una persona legata al lontano paese di Cappadocia, lo stesso paese che Giovanna lasci\u00f2 a 22 anni e non rivide pi\u00f9.<br \/>\nOggi a Cappadocia ci sono ancora i discendenti di Giovanna Ciccarelli e ricordano, perch\u00e9 raccontatagli dai genitori, la storia di Giovanna. Si sta cercando di metterli in contatto con Domingos, il \u201ccugino\u201d brasiliano.<br \/>\nPotenza di Internet, un lontano discendente della nostra terra \u00e8 riuscito a ritrovare le proprie origini, riallacciando un legame con i lontani parenti italiani. Chiss\u00e0 che non sia soltanto il primo di una lunga serie di nuovi \u201ccontatti\u201d con i discendenti abruzzesi che numerosi sono sparsi per il mondo. E grazie ai ricordi di Jos\u00e9 Ciccarelli Lollobrigida, un \u201cpezzo\u201d di memoria storica pu\u00f2 dirsi recuperata, strappata all\u2019oblio.<\/p>\n<p>1- L\u2019idea di costruire un sito web dedicato al paese di Cappadocia mi soggiunse qualche anno fa, considerando il fatto che oggi possiamo disporre di uno strumento utile e potente quale quello rappresentato dalla \u201crete\u201d, da internet. Questo spazio virtuale l\u2019ho immaginato come un contenitore all\u2019interno del quale raccogliere tutte quelle notizie e tutti quegli elementi necessari e utili alla conservazione e promozione del patrimonio storico, tradizionale e culturale delle genti di Cappadocia. Uno spazio che tentasse, in qualche maniera, di porre un argine al progressivo avanzare di quelle istanze, legate ai processi di globalizzazione, tesi a far scomparire quelle peculiarit\u00e0 che sono proprie di un luogo, che rappresentano il patrimonio culturale di un popolo. Pertanto, dopo un adeguata raccolta e rielaborazione di tutto il materiale utile allo scopo, in data 4 settembre 2002 il sito internet di Cappadocia \u00e8 ufficialmente nato. Suo scopo, oltre quelli gi\u00e0 elencati, \u00e8 anche quello di porsi come uno spazio a disposizione di coloro che,\u00a0 nel\u00a0 mondo, usufruendo di uno strumento a tale scopo indispensabile quale appunto internet (la \u201cNet\u201d nelle parole di Domingos) sono alla ricerca delle proprie origini, in quanto discendenti di quegli abruzzesi e cappadociani che a pi\u00f9 riprese emigrarono dai loro paesi. Altro scopo \u00e8 quello di mettere a disposizione di appassionati e studiosi tutto quel materiale, storico e fotografico, attraverso il quale trovare spunti per altri studi e approfondimenti. Oltre ai miei sforzi e al mio lavoro il sito si avvale della collaborazione di altre persone che col tempo sono riuscito a coinvolgere nel progetto. Ritengo doveroso citarne alcune: i signori Mario Cosciotti e Loreto Romani, che con passione ed entusiasmo si occupano della parte del sito relativa alla raccolta delle parole e delle espressioni del dialetto locale, il sig. Bruno Tocci, cui devo la maggior parte del materiale fotografico d\u2019epoca pubblicato sul sito, il sig. Mario Ferrazza, appassionato conoscitore della storia locale che mi ha fornito diverso materiale storico e il sig. Gerardo Rosci, il cui contributo, in vario modo prestato, si \u00e8 rivelato sempre molto prezioso. Il sito \u00e8 raggiungibile dalla url: www.cappadocia.aq.too.it . Con lo stesso spirito ho realizzato anche il sito del quartiere romano nel quale risiedo, il Prenestino-Labicano (la url del sito \u00e8: www.prenestino.too.it ) , l\u2019 \u201capprodo\u201d naturale\u00a0 per gli abruzzesi che a pi\u00f9 riprese emigrarono a Roma, e che oggi rappresentano la maggioranza dei residenti di questa porzione di territorio romano. A questo secondo lavoro \u00e8 stato assegnato il premio \u201cPeriferia 2003 \u2013Impegno per la Cultura\u201d, da parte dell\u2019Associazione Culturale \u201cViavai\u201d per il rilancio della periferia est, della rivista \u201cEcoRoma\u201d e del giornale\u00a0 \u201cLa tua Citt\u00e0\u201d.<br \/>\n2- Stato sud-orientale della Repubblica Federale del Brasile, \u00e8 considerato il principale centro di arte coloniale brasiliana.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DALLA MARSICA AL NUOVO MONDO STORIE DI EMIGRANTI A CAPPADOCIA di Alessandro Fiorillo Sono numerose le persone che nel corso degli anni, soprattutto sul finire dell\u2019Ottocento e fino a tutta&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-1985","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-pillole-di-aequa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1985","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1985"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1985\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1987,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1985\/revisions\/1987"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1985"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1985"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1985"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}