{"id":1990,"date":"2014-01-09T17:46:40","date_gmt":"2014-01-09T16:46:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=1990"},"modified":"2014-01-09T17:46:40","modified_gmt":"2014-01-09T16:46:40","slug":"i-cappuccini-a-tivoli-1534-2005-e-il-loro-sacrificio-nella-peste-del-1656-nella-valle-dellaniene","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/i-cappuccini-a-tivoli-1534-2005-e-il-loro-sacrificio-nella-peste-del-1656-nella-valle-dellaniene\/","title":{"rendered":"I CAPPUCCINI A TIVOLI (1534-2005) E IL LORO SACRIFICIO NELLA PESTE DEL 1656 NELLA VALLE DELL\u2019ANIENE"},"content":{"rendered":"<p>I CAPPUCCINI A TIVOLI (1534-2005)<br \/>\nE IL LORO SACRIFICIO NELLA PESTE DEL 1656<br \/>\nNELLA VALLE DELL\u2019ANIENE<\/p>\n<p>di Rinaldo Cordovani<\/p>\n<p>A ripercorrere la storia dei paesi della valle dell\u2019Aniene si hanno continue sorprese, come avviene a chi s\u2019inoltra nella valle o s\u2019inerpica sui colli alla fruizione dei tanti piccoli centri che vi si affacciano, testimoni che chiedono di essere interrogati per confidare i segreti del vivere, del morire e del sopravvivere, nonostante che, come dice ne \u201cI Sepolcri\u201d Ugo Foscolo, \u201cinvolve \/ tutte cose l\u2019oblio nella sua notte; \/ e una forza operosa le affatica\/ di moto in moto; e l\u2019uomo e le sue tombe \/ e l\u2019estreme sembianze e le reliquie \/ della terra e del ciel traveste il tempo\u201d.<br \/>\nTivoli \u00e8 uno scrigno di storia antica e recente, dal quale studiosi e ricercatori tirano fuori frammenti di vita, come testimonia l\u2019attivit\u00e0 della Societ\u00e0 Tiburtina di Storia e d\u2019Arte.<br \/>\nIl Tempo \u2013 il dio Cronos \u2013 proprio a Tivoli, ha travolto ultimamente i frati cappuccini che hanno lasciato la custodia del Santuario della Madonna di Quintiliolo, a loro affidato nel 1888. Prima di allontanarsene, hanno calcolato che sono passati mille anni dalla nascita della chiesa e 250 dall\u2019incoronazione dell\u2019immagine della Madonna da parte del Capitolo Vaticano.<\/p>\n<p>I conventi cappuccini a Tivoli<br \/>\nMa Tivoli \u00e8 a pochi chilometri da Roma, dove i cappuccini erano approdati nel 1529, un anno dopo che il Papa Clemente VII\u00b0 Cybo aveva approvato la loro Riforma e sancito il distacco dagli altri francescani per il desiderio di vivere ed osservare la Regola di San Francesco, come lo era stato alle origini, o quasi. Quindi fu ovvio per loro stabilirsi anche nelle citt\u00e0 e paesi vicini alla citt\u00e0 papale, chiamati, per lo pi\u00f9 dagli amministratori locali.<br \/>\nA Tivoli giunsero nel 1534 e, con molta probabilit\u00e0, trovarono rifugio presso la chiesetta di Sant\u2019Agnese, visibile ancora poco oltre l\u2019attuale stazione ferroviaria. Qui visse per un certo periodo (1544-1547) il primo santo dei cappuccini, Felice Porri da Cantalice (+1587).<br \/>\nL\u2019eremo era angusto, costruito con fango, canne e mattoni crudi, come prescrivevano le norme dei cappuccini del tempo. Inoltre la vicinanza del fiume rendeva il clima umido e malsano, per cui, verso il 1551 si spostarono sul Colle Paciocco, ad est della citt\u00e0, in localit\u00e0 nota oggi col nome di Castellaccio, distante oltre due chilometri dal paese.<br \/>\nAnche in questo secondo convento vissero per un certo periodo due santi frati: Francesco Passeri da Bergamo (Roma, +1626) e Paolo da Porano (+ Orvieto, 1616).<br \/>\nOggi su quel colle, divenuto rifugio per soggiorni estivi, si possono rintracciare soltanto dei ruderi del vecchio convento, abbandonato nel 1606. Della chiesa, dedicata a San Francesco, \u00e8 rimasta una descrizione fatta dal Vescovo Annibale Grassi, che visit\u00f2 la chiesa il 21 aprile 1581, per ordine del Papa Gregorio XIII. Vi si legge che la chiesa, dedicata a San Francesco, \u00e8 di forma rettangolare, pavimentata, imbiancata e soffittata. Le finestre sono chiuse con tela cerata. Dietro l\u2019altare c\u2019\u00e8 il coro e vi si trova un armadio \u201cin cui si conservano due calici molto modesti, d\u2019argento nella coppa e di bronzo nel piede\u201d. Il Visitatore ordin\u00f2 che si facesse un quadro grande con l\u2019immagine di San Francesco ed altri santi \u201c quando commode facere poterunt ex eleemosinis propriae Communitatis\u201d.<br \/>\nIl Vescovo, per arrivare al convento, dovette percorrere, anche lui, il sentiero scosceso e fangoso, che tuttora si vede, in mezzo ai boschi. Il percorso era cos\u00ec disagiato che il consiglio comunale nella seduta del 18 ottobre 1587 stabil\u00ec che si accomodasse \u201cdalla Croce in gi\u00f9 [\u2026] col farci una selciata morta, quale sar\u00e0 di poca spesa\u201d. Infatti, si dice, quella strada \u201c\u00e8 guasta, et l\u2019inverno per l\u2019acqua et fango non si puole passare n\u00e9 da detti Cappuccini, n\u00e9 da altri viandanti\u201d.<br \/>\nIl 14 aprile 1606, i cappuccini relegati su quel colle impervio, in uno stabile non pi\u00f9 vivibile e necessario di grandi riparazioni, scesero pi\u00f9 vicini alla citt\u00e0 in un convento costruito sul declivio di monte Ripoli, in una posizione invidiabile ancora oggi, bella per l\u2019esposizione al sole e per il panorama. La costruzione dello stabile, con relativa chiesa dedicata alla Santa Croce, inizi\u00f2 nel 1603 e fu terminata nel 1611. Il terreno fu donato in parte dal patrizio tiburtino e vescovo di Veroli Mons. Eugenio Fucci e in parte dal Comune; i fondi furono ricavati dalla vendita del vecchio convento di Colle Paciocco, oltre che dall\u2019aiuto continuo della citt\u00e0 e di privati.<br \/>\nIn questo convento i cappuccini collocarono per alcuni anni i giovani religiosi impegnati nello studio della filosofia e della teologia nel periodo di formazione alla vita religiosa e al sacerdozio. La chiesa stessa fu arricchita di opere d\u2019arte, come la splendida tela di Francesco da Castello (Franz Van De Castele), \u201cLa Crocefissone e santi\u201d, ancora in loco, nella quale il pittore fiammingo ritrasse, oltre ai santi, ai piedi della croce, una torre con il castello di Pio II con gli archi dell\u2019acquedotto Rivellese, la chiesa di San Francesco e il convento dei cappuccini.<\/p>\n<p>I cappuccini e la peste a Tivoli, Roccagiovine, Roviano e Vivaro<br \/>\nNel 1656, la peste, per contagio dal Regno di Napoli, si diffuse nello Stato Pontificio; un\u2019epidemia tristemente nota e ricorrente in quel secolo, come quella di Milano e di Venezia del 1630, descritta da Alessandro Manzoni nel romanzo \u201cI Promessi Sposi\u201d. I cappuccini, come sempre e dovunque, furono i primi ad essere presenti accanto alla gente per confortare i malati, consolare i sofferenti, accompagnare i moribondi e, spesso, a fare da infermieri e da medici; provvedevano anche il cibo ai bisognosi, seppellivano i morti e a spurgavano le abitazioni.<br \/>\nTrascrivo, da un antico manoscritto (1), quanto fecero i cappuccini a Tivoli, a Vivaro, a Roviano e a Roccagiovine in occasione di questa peste epidemica:<br \/>\n\u201c\u2026Ma se il Convento di Roma sostenne varie angustie, e rest\u00f2 privo di molti soggetti qualificati, per la malignit\u00e0 della peste, che per tutta la Citt\u00e0 si fece sentire dolorosa e lacrimevole, non restaron liberi affatto di partecipare l\u2019amarezza del calice gli altri Conventi della Provincia, privi degli ordinari sussidi che in altri tempi sogliono ricevere da Roma. Ma singolarmente Sezze, Velletri, in qualche particella Palestrina, e Tivoli; quei tre primi infestati nelle proprie viscere della Citt\u00e0 dal morbo pestilenziale, e Tivoli nelle membra estrinseche dei suoi Castelli; onde fu necessario, che in ogni parte la nostra povera Riforma somministrasse operai di carit\u00e0, acci\u00f2 le anime dei fedeli non morissero disperate, non trovandosi chi per piet\u00e0 o per mercede potesse o volesse servire.<br \/>\nTivoli fu il primo, perch\u00e9 accesosi ardentemente il morbo nella Terra e Castelli del Vivaro, Roviano e Roccagiovine,\u00a0 trovandosi in quest\u2019ultimo luogo, portati dalla Provvidenza divina, il p. Felice Romano, Predicatore, fratello della Signora del Castello\u201a ed il p. Ludovico Romano, Sacerdote, essendo mancato il Parroco, si espose con tanto fervore e spirito il p. Ludovico a servire ai bisogni del corpo e dell\u2019anima di quelle povere pecorelle senza pastore, che non risparmiandosi fatica, n\u00e9 sfuggendo pericoloso incontro, in pochi giorni rest\u00f2 anch\u2019esso infetto del morbo stesso, e morto \u201costia di carit\u00e0\u201d e d\u2019amore fraterno, ai 26 di Agosto, e pass\u00f2 al Signore per riceve con l\u2019eterna vita, la mercede della vita temporale sacrificatagli caritativamente.<br \/>\nMor\u00ec nel tempo stesso, di peste, anche il p. Felice, bench\u00e9 per soddisfare alla sorella, che lo aveva indotto a trasferirsi col\u00e0 quasi contro la volont\u00e0 dei Superiori de1l\u2019Ordine, cavando con le importune istanze l\u2019obbedienza dal m. r. p. Provinciale.<br \/>\nQuasi nel tempo istesso [che la peste infuriava a Tivoli] incrudelendo il morbo nel Castello di Roviano, furono destinati col\u00e0, ad istanza dell&#8217;Em.mo Sig. Cardinale Santa Croce, due Sacerdoti cavati a sorte, perch\u00e9 pretendendo tutti, e ciascheduno di conseguire questa corona, e gareggiando tra loro con santa emulazione di non essere posposto ad altri, del che rest\u00f2 sommamente edificato quel Cardinal Prelato, si cavarono i nomi a sorte, e piacque alla D. Maest\u00e0 sortissero il p. Clemente d\u2019Orte, e p. Bonaventura da Vercelli, Sacerdoti; quali ottenuta la benedizione dal proprio Superiore, e dall&#8217;Em.mo Sig. Cardinale, con allegrezza indicibile di cuore si portorno a quel povero luogo, che pareva divenuto albergo solo di horrore, e di morte, non si trovando chi nemmeno ardisse ministrare il necessario alimento alla vita. Respirorno que\u2019 meschini all&#8217;arrivo dei buoni Sacerdoti; quali ricevettero con quelle maggiori dimostrazioni di affetto, che venne loro permesso.<br \/>\nMa vedendo quei buoni Padri, che la maggior parte periva per mancamento del necessario sostegno, subito uno di loro fece ritorno alla Citt\u00e0 di Tivoli, e lo fece a cavallo per accelerare il soccorso; e supplic\u00f2 l&#8217;Em.mo Pastore a sovvenire a quelli infelici, oppressi, e dalla peste, e dalla fame; n\u00e9 manc\u00f2 l&#8217;ottimo Prelato, con viscere di vera paterna piet\u00e0 a spese proprie, spedire tutto ci\u00f2, che si stim\u00f2 conveniente; ma essendo nella sua maggiore attivit\u00e0 quel veleno, mentre i poveri Padri si affaticavano indefessamente in ministrare i Sacramenti a\u2019 moribondi, anzi in aiutarli per quanto era loro possibile nelle corporali necessit\u00e0 ancora, restorno anch\u2019essi dal veleno stesso soppressi, e morti al corpo, per vivere in eterno con lo spirito al suo Dio, a cui havevano sempre servito con molta esemplarit\u00e0 di costumi, e religiosit\u00e0 di vita; onde non ci lascian luogo dubitare, che dopo una vita religiosamente menata, e caritativamente per amore, e salute del prossimo sagrificata alla morte, non abbian ottenuto beato e felice il transito all&#8217;eternit\u00e0 della gloria.<br \/>\nSuccesse a questi il terzo e fu il p. Giovanni da Soresina, Predicatore, della Provincia di Milano, che impiegatosi per molti anni nell\u2019evangelica Predicazione con molta lode, trasferitosi a Roma per alcuni affari, e quivi arrestatosi per sua consolazione, trovandosi in Tivoli di famiglia, ed intesa l\u2019istanza dell\u2019Ill.mo Santa Croce, ed il bisogno di quelle povere pecorelle, non fu ad alcuno inferiore o posteriore nell\u2019offrirsi spontaneamente ad esporre la propria vita per la vita del prossimo; non essendogli sortito di essere dei primi, morti quelli, e dalla morte sentendosi pi\u00f9 avvivato il desiderio di correre la carriera medesima, e l\u2019ottenne.<br \/>\nOnde con la benedizione del suo Superiore, e dell\u2019Em.mo Prelato, entr\u00f2 generosamente a combattere contro la morte nella Terra del Vivaro ai 17 di Agosto; e lo fece, mentre dur\u00f2 la vita, con grandissimo spirito e carit\u00e0, con non piccolo beneficio di quel Popolo, che rimasto senza Ministro dei Sacramenti, temeva di doppia morte, e da questo buon Padre aspettava duplicata la vita; e l\u2019ottenne in molti; e molti tolti dalle fauci della morte corporale, da esso lui aiutati, provveduti, e talora anche medicati e dalle fauci della morte spirituale, da esso lui assolti dalle colpe mortali, che li guidavano al precipizio eterno. Ma mentre combatteva per altri, non pot\u00e9 ripara se medesimo; onde ai 4 di Settembre, ferito ed abbattuto dal morbo stesso, che gli oppresse il corpo, rese il suo spirito, purificato entro alle fiamme del fraterno, caritativo amore, al suo Dio, acci\u00f2 colmo di meriti, fosse anche colmato di gloria.<br \/>\nFra questo mentre l\u2019Em.mo Santa Croce temendo che gli altri frati rimasti nel Convento non patissero qualche detrimento, per essere il Convento situato fuori della Citt\u00e0, e per essere il vicinato infetto pens\u00f2 tirarli nella Citt\u00e0 medesima, come effettivamente esegu\u00ec, concorrendovi il voto anche del Consiglio, per maggiore sicurezza della stessa Citt\u00e0; e venne loro assegnato il Convento, dove altre volte abitavano i PP. Somaschi; ed in esso furono con grandissima carit\u00e0 e liberalit\u00e0 provveduti di tutto il necessario, dalla Citt\u00e0, e massime dallo stesso Em.mo Santa Croce\u201d.<\/p>\n<p>Le soppressioni<br \/>\nMa per i Cappuccini vennero tempi tristi e furono travolti. Furono espulsi dal convento di Santa Croce una prima volta nel 1798 dall\u2019effimera Repubblica Romana e il convento \u201cfu \u201cspogliato in tutto\u201d; una seconda nel 1810 per opera del Bonaparte. Vi poterono tornare nel 1837. Lo trovarono devastato e depredato, anche questa volta. Lo ricostituirono nelle mura e nell\u2019arredo. Nello stesso anno, Tivoli &#8211; assieme a Roma, Albano, Subiaco e Civitavecchia &#8211; fu colpito dal \u201cmorbo colera\u201d e, come nella peste del 1656, i cappuccini furono accanto ai sofferenti nel corpo e nell\u2019anima. Una lapide, ancora in loco, ricorda la consacrazione della chiesa nell\u2019anno del colera: \u201cTemplum hoc per adversa tempora profanis usibus deformatum post annos XXVI aliena pietate redemptum atque instauratum\u2026consecratum est anno colerae pestilitatis MDCCCXXXVII\u2026\u201d<br \/>\nIntanto l\u2019esercito piemontese aveva posto fine allo Stato pontificio e dopo la presa di Roma, il 9 giugno 1873, aveva esteso anche nel Lazio la legge del 1866 che sopprimeva tutte le congregazioni religiose.<br \/>\n\u201cLa legge di soppressione si verific\u00f2 nel Convento di Tivoli il giorno 5 luglio 1875\u201d, scrivono gli Annali Manoscritti citati (2), i quali, per ben tre pagine, seguitano raccontando le vicende incredibili della cosa fino all\u2019espulsione violenta dei cappuccini &#8211; costretti ad abbandonare anche il loro saio &#8211; alle 2 pomeridiane del 18 gennaio 1879. Tutto fu depredato e venduto all\u2019asta. I Cappuccini furono ospitati per alcuni mesi nel Collegio irlandese o \u201cVilla Greci\u201d, dopo di che furono accolti nel convento presso la Chiesa della Carit\u00e0 per interessamento dell\u2019omonima confraternita.<br \/>\nNello stabile in seguito trov\u00f2 posto una \u201cCasa di custodia\u201d o \u201cRiformatorio\u201d. Oggi \u00e8 occupato dalla scuola professionale \u201cRosmini\u201d, dalla succursale del Liceo Classico e da alcuni uffici della A.S.L.; la chiesa \u00e8 divenuta parrocchia con il titolo di Santa Maria della Fiducia.<br \/>\nIl 19 ottobre 1888 si trasferirono nel Santuario di Santa Maria di Quintiliolo, dove sono rimasti fino alla soglia del 2006, quando hanno lasciato definitivamente la citt\u00e0 di Tivoli.<br \/>\nAnche loro, dopo tanti secoli di storia in questa ridente cittadina della valle dell\u2019Aniene, hanno dovuto sperimentare che \u201cl\u2019uomo e le sue tombe\/ e l\u2019estreme sembianze e le reliquie\/ della terra e del ciel traveste il tempo\u201d.<\/p>\n<p>1- Archivio Provinciale dei Cappuccini, Annali Manoscritti della Provincia Romana, Vol. II, pp. 589-591. L\u2019archivio \u00e8 collocato nel convento dei Cappuccini a Roma, Via V. Veneto, 27.<br \/>\n2- Idem.<\/p>\n<p>Per saperne di pi\u00f9, si possono consultare:<br \/>\n&#8211; De Meio Graziella-Pierattini Camillo, La Parrocchia della Madonna della Fiducia in Tivoli, Tivoli 1988, pp. 75.<br \/>\n&#8211; Ottavio da Alatri, I FF. MM. Cappuccini in Tivoli e il Santuario di S. Maria in Quintiliolo, Roma, Libreria Editrice \u201cL\u2019Italia Francescana\u201d, 1938, pp.258.<br \/>\n&#8211; Sciarretta Franco, Viaggio a Tivoli, Natale di Tivoli 2001, pp. 488, 31 Tavole a colori fuori testo.<br \/>\n&#8211; Sinibaldi Mario, Il Santuario di Quintiliolo, Tiburis Artistica, Tivoli 2005, pp. 112, 19 Tavole a colori fuori testo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I CAPPUCCINI A TIVOLI (1534-2005) E IL LORO SACRIFICIO NELLA PESTE DEL 1656 NELLA VALLE DELL\u2019ANIENE di Rinaldo Cordovani A ripercorrere la storia dei paesi della valle dell\u2019Aniene si hanno&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-1990","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-pillole-di-aequa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1990","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1990"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1990\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1991,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1990\/revisions\/1991"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1990"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1990"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1990"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}