{"id":1992,"date":"2014-01-09T17:49:19","date_gmt":"2014-01-09T16:49:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=1992"},"modified":"2014-01-09T17:49:19","modified_gmt":"2014-01-09T16:49:19","slug":"la-zampogna-zoppa-nella-comunita-agropastorale-sublacense","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/la-zampogna-zoppa-nella-comunita-agropastorale-sublacense\/","title":{"rendered":"LA ZAMPOGNA ZOPPA NELLA COMUNIT\u00c0 AGROPASTORALE SUBLACENSE"},"content":{"rendered":"<p>LA ZAMPOGNA ZOPPA<br \/>\nNELLA COMUNIT\u00c0 AGROPASTORALE SUBLACENSE<\/p>\n<p>di Marco Cignitti<\/p>\n<p>Numerosi studi etnomusicologici (Leydi, De Carolis, Sparagna, Ricci e Tucci) identificano l&#8217;alta valle dell&#8217; Aniene come centro di una forte tradizione nell&#8217;uso e nella costruzione di uno degli strumenti musicali pi\u00f9 caratterizzanti la civilta&#8217; contadina e pastorale del centro-sud d&#8217;Italia, ovvero la zampogna. In particolare l&#8217;alta valle dell&#8217; Aniene si attestava fino ai primi anni&#8217; 80 come zona di conservazione di un particolare tipo di zampogna, quella detta &#8220;zoppa&#8221;, che invece era pressoch\u00e9 scomparsa nelle altre zone del Lazio, dell&#8217;Abruzzo e del Molise, sostituita dalla pi\u00f9 moderna zampogna a chiave. Gli strumenti, anticamente fabbricati da artigiani locali, successivamente venivano acquistati in VaI Comino. In questo caso essi subivano forti modificazioni da parte dei suonatori stessi, sia esteticamente che organologicamente, con la sostituzione delle ance doppie con ance singole e con l&#8217;installazione di un otre molto pi\u00f9 grande di quelli normalmente in uso nell&#8217; Italia centrale, somigliante sia nella forma sia nel conseguente modo di imbracciarlo, agli otri delle zampogne calabresi e siciliane. Anche la scala su cui questi strumenti erano intonati aveva caratteristiche di notevole arcaicit\u00e0. Il repertorio comprendeva sonate, pastorali, salterelli e serenate in grado di soddisfare qualsiasi esigenza devozionale o di intrattenimento.<br \/>\nTutte le testimonianze e le ricerche finora disponibili sulla presenza della zampogna zoppa nella nostra valle ne attestavano la presenza soprattutto a Vicovaro, Saracinesco e Anticoli, con tracce anche a Roviano, Agosta ed Affile (registrazioni di E. De Carolis e ricerche di A. Sparagna e R. Leydi), mentre Subiaco ne era del tutto escluso. Proprio questo mi ha spinto ad effettuare questa piccola ricerca che, senza alcuna pretesa di esaustivit\u00e0, vuole dare un piccolo contributo alla conoscenza ed alla riscoperta delle nostre tradizioni musicali. Dalle testimonianze di persone anziane, che conservano memoria<br \/>\ndi suonatori di zampogna a Subiaco, di notevole aiuto sono state le informazioni fornitemi dal signor Vincenzo Appodia, ultimo pastore di Subiaco. Queste mi hanno permesso di accertare la presenza di zampognari a Subiaco fino alla met\u00e0 degli anni&#8217; 60. In particolare, di tre di questi \u00e8 ancora vivo il ricordo: Pittucci Amati detto Ju trebbanu, Antonio Mulazzi detto Longo e Giuseppe Vannoli detto Biancone.<br \/>\nRelativamente al primo nome citato, la scarsit\u00e0 di informazioni sul personaggio \u00e8 stata compensata dalla possibilit\u00e0 di analizzare lo strumento suonato da questo pastore, oggi conservato dal sig. Terenzio Scattoni. Del secondo le notizie raccolte ci dicono che Antonio Mulazzi era allievo di Giuseppe Vannoli, con cui suonava durante le festivit\u00e0 natalizie nella chiesa dei &#8220;Cappuccini &#8221; e in quella di &#8220;S.M. della Valle&#8221;, ma anche in altre occasioni come il carnevale o per accompagnare i tradizionali Canti alle zampogne o il ballo durante le altre occasioni di festa. Per quanto riguarda Giuseppe Vannoli \u00e8 stato possibile raccogliere un maggiore numero di informazioni grazie alla signora Iolanda, figlia dello stesso, che ha conservato e fatto restaurare lo strumento suonato dal padre, che \u00e8 stato cos\u00ec possibile esaminare e fotografare. Giuseppe Vannoli nasce nel 1890 in una famiglia in cui l&#8217;arte del suonare la zampogna veniva tramandata di generazione in generazione. \u00c8 proprio dal padre, infatti, che egli eredita quel patrimonio musicale figlio di tempi antichissimi di cui oggi si sono quasi perse le tracce e fatto di novene, pastorelle, salterelli. Come ogni buon suonatore, egli atteneva alla difficile manutenzione dello strumento costruendo le ance, dette in loco &#8220;spugnette&#8221; (probabilmente ance singole cos\u00ec come nell&#8217;uso della nostra valle) e l&#8217;otre di pelle di pecora o di capra che richiedeva particolari trattamenti conservativi. La signora Iolanda ricorda perfettamente le lunghe ore che il padre, seduto davanti al fuoco, passava ad accordare lo strumento modellando la cera d&#8217;api nei fori delle canne con gli stuzzicareji. Giuseppe Vannoli, ultimo zampognaro di Subiaco, ha suonato fino al 1960 ed \u00e8 deceduto qualche anno pi\u00f9 tardi portando con se un piccolo ma importante frammento della nostra identit\u00e0.<\/p>\n<p>l -Scheda. La zampogna zoppa di Giuseppe Vannoli<br \/>\nLo strumento si presenta privo di otre, ance ed insufflatore mentre conserva tutti gli altri elementi, ovvero la testata di raccordo con inseriti i due chanters ed i bordoni maggiore e minore. Tutti gli elementi sembrano realizzati in legno di ciliegio o prugno e sono stati sottoposti ad un forte restauro conservativo a causa della colonizzazione dello strumento da parte dei tarli che ne hanno fortemente compromesso la solidit\u00e0. Purtroppo il restauratore ha provveduto anche ad incollare le canne dei chanters e dei bordoni alla testata in una posizione, a mio parere, errata e cio\u00e8 con i due chanters in posizione frontale e i due bordoni inseriti posteriormente a questi. Lo strumento \u00e8 interamente lavorato al tornio ad eccezione della parte superiore del bordone maggiore che \u00e8 stata ricostruita a coltello dal suonatore in seguito alla sua rottura. A causa della inamovibilit\u00e0 dei vari elementi, nella descrizione particolareggiata che seguir\u00e0 le misurazioni debbono intendersi a partire dal punto di inserzione delle varie canne nella testata.<br \/>\nRitta: (chanter destro) misura cm 64 con campana avvitata del tipo &#8220;avezzanese&#8221; ovvero non molto grande e con foratura restringentesi nella parte terminale. Sulla canna troviamo due fori posteriori e sei anteriori pi\u00f9 un altro di accordatura poco prima dell&#8217;innesto della campana.<br \/>\nManca: (chanter sinistro) misura cm 80 presenta sette fori posteriori piu&#8217; altri quattro di accordatura di cui uno sulla campana anch&#8217;essa avvitata e tornita alla &#8220;avezzanese&#8221;. La cameratura (foratura interna delle canne) \u00e8 conica cos\u00ec come in tutte le zampogne dell&#8217; area laziale-molisana. L&#8217;elevato numero di fori sulle canne \u00e8 dovuto quasi sicuramente ad una successiva manipolazione da parte del suonatore, in quanto normalmente le zampogne zoppe presentano cinque fori digi\u00actali sulla ritta e quattro sulla manca mentre quelli di accordatura possono variare.<br \/>\nBordone maggiore: costituito da due parti in grado di scorrere l&#8217;una nell&#8217; altra ( per l&#8217;accordatura) misura cm 45 alla minima estensione e presenta la parte superiore ricostruita a coltello, la cameratura \u00e8 leggermente conica e la campana presenta un foro di accordatura.<br \/>\nBordone minore: anch&#8217; esso in due parti scorrevoli, lungo cm 24 alla minima estensione, con cameratura cilindrica e dotato di un tappo in sughero legato ad esso con uno spago cos\u00ec da consentirne l&#8217;azzittimento da parte del suonatore.<br \/>\nTestata: \u00e8 il punto di raccordo di tutte le canne che compongono lo strumento e di queste con il collo dell&#8217; otre, ha forma troncoconica con diametro superiore di cm 6 e diametro inferiore di cm 10, lunga cm 20.<br \/>\nPresenta due scanalature per il fissaggio al collo dell&#8217; otre mediante legatura con spago.<br \/>\nLe ance utilizzate in questo strumento erano molto probabilmente ance singole usate in sostituzione di quelle doppie, che normalmente venivano montate sulle zampogne zoppe nelle altre aree in cui queste erano diffuse. Questa particolarit\u00e0 dell&#8217;uso di ance singole nella valle dell&#8217; Aniene pu\u00f2 aver avuto origine, a mio giudizio, dall&#8217; estinzione dei costruttori di zampogne locali che ha determinato nel tempo una difficolt\u00e0 di reperimento delle ance doppie in quanto la loro costruzione, molto complessa e delicata, richiedeva l&#8217;opera di artigiani di grande esperienza, quasi sempre costruttori di zampogne. Le ance singole, invece, erano di costruzione pi\u00f9 semplice e ben conosciuta in quanto utilizzate anche dai bambini per la costruzione di semplici pifferi di canna. Questa ipotesi, inoltre, \u00e8 supportata anche da un commento del celebre zampognaro Francesco Splendori di Anticoli, riportato sul fascicolo che accompagna il disco delle edizioni &#8220;Albatros&#8221;, intitolato l canti e le zampogne, Lazio vol. l, curato da Ettore De Carolis, in cui egli dichiara che la sua zampogna montava ance semplici da lui costruite in quanto era morto l&#8217;artigiano che gli costruiva quelle doppie.<\/p>\n<p>2 \u2013 Scheda. La zampogna zoppa di benedetto Amati<br \/>\nLo strumento si presenta privo di ance, otre ed insufflatore, \u00e8 realizzato in legno da frutto e lo stato di conservazione, se si eccettua la testata, \u00e8 eccellente. La testata, infatti, mostra tre grandi fessurazioni longitudinali, che debbono essersi verificate gi\u00e0 al tempo in cui lo strumento era in uso, in quanto la testata \u00e8 rinforzata dalla presenza di due grossi cerchi in ferro battuto chiusi con dei ribattini per impedire l&#8217;allargarsi delle fenditure stesse. Essa \u00e8 inoltre realizzata in un&#8217; essenza legnosa differente da quella delle canne, sicuramente meno pregiata, in quanto non partecipante alla formazione del suono e perdippi\u00f9 esposta pi\u00f9 di ogni altro elemento alla elevata umidit\u00e0 che veniva a crearsi all&#8217; interno dell&#8217;otre che quindi ne avrebbe comunque pregiudicato la durata. Un altro elemento che merita un commento distinto \u00e8 la parte terminale del bordone minore, Essa infatti non \u00e8 l&#8217;originale (andato perduto), bens\u00ec \u00e8 stata ricostruita dall&#8217;attuale proprietario per motivi di completezza estetica. L&#8217;et\u00e0 dello strumento dovrebbe aggirarsi intorno agli 80 -100 anni.<br \/>\nRitta: (chanter destro) \u00e8 lunga 44,5 cm con cinque fori digitali pi\u00f9 altri tre di intonazione.<br \/>\nDate le piccole dimensioni, sia il fuso sia la campana sono realizzati in un unico massello di legno. La campana era probabilmente all&#8221;&#8216;avezzanese&#8221; ed \u00e8 stata poi allargata dal suonatore fino a portarla ad un diametro interno di circa 5 cm.<br \/>\nManca: (chanter sinistro) \u00e8 lunga 56,5 cm con quattro fori digitali e quattro di intonazione, anch&#8217; essa realizzata da un unico massello. Sulla campana troviamo Io stesso tipo di modifica che ne ha portato il diametro di apertura a circa 6 cm.<br \/>\nBordone maggiore: \u00e8 composto da due parti che scorrono una nell&#8217; altra ed \u00e8 lungo 39,5 cm alla minima estensione. Non presenta fori di accordatura.<br \/>\nBordone minore: Anch&#8217; esso composto da due parti scorrevoli di cui una, quella terminale, realizzata a coltello dall&#8217;attuale proprietario che ha portato la lunghezza dell&#8217; insieme a 29,5 cm.<br \/>\nTestata: di forma troncoconica rinforzata da due cerchi in ferro battuto \u00e8 lunga cm 17 con diametro inferiore di cm 15 e superiore di cm 8 presenta i quattro fori per l&#8217; inser\u00aczione delle canne e due scanalature per la legatura del collo dell&#8217;otre mediante spago.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA ZAMPOGNA ZOPPA NELLA COMUNIT\u00c0 AGROPASTORALE SUBLACENSE di Marco Cignitti Numerosi studi etnomusicologici (Leydi, De Carolis, Sparagna, Ricci e Tucci) identificano l&#8217;alta valle dell&#8217; Aniene come centro di una forte&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-1992","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-pillole-di-aequa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1992","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1992"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1992\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1993,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1992\/revisions\/1993"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1992"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1992"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1992"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}