{"id":1996,"date":"2014-01-09T17:54:09","date_gmt":"2014-01-09T16:54:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=1996"},"modified":"2014-01-09T17:54:09","modified_gmt":"2014-01-09T16:54:09","slug":"la-scuola-nello-stato-pontificio-descritta-da-don-giovanni-pelliccia-storico-sublacense","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/la-scuola-nello-stato-pontificio-descritta-da-don-giovanni-pelliccia-storico-sublacense\/","title":{"rendered":"LA SCUOLA NELLO STATO PONTIFICIO DESCRITTA DA DON GIOVANNI  PELLICCIA, STORICO SUBLACENSE"},"content":{"rendered":"<p>LA SCUOLA NELLO STATO PONTIFICIO<br \/>\nDESCRITTA DA DON GIOVANNI\u00a0 PELLICCIA,<br \/>\nSTORICO SUBLACENSE<\/p>\n<p>di Giuseppe Cicolini<\/p>\n<p>Don Giovanni Pelliccia, \u201cGuerrino\u201d, nacque nel 1912 nella campagna romana &#8211; localit\u00e0 Valle Caia &#8211; tra Santa Palomba e la Via Nettunense &#8211; da una famiglia di Subiaco, di Santa Maria della Valle.<br \/>\nIl padre di don Giovanni, Giacomo, era\u00a0 un \u201ccaporaletto\u201d nella campagna romana e il giovane Guerrino fu costretto a seguirlo nei\u00a0 lavori stagionali in localit\u00e0 varie e diverse dell\u2019Agro Romano. Quella allora era una compagna povera, non certo punteggiata come oggi, da ville, villette e ristoranti. Fu sorprendente quindi che il ragazzo \u201cGuerrino\u201d intraprendesse gli studi secondari, con grandi sacrifici e avventure. Sorprendente anche che il padre Giacomo, dati i tempi e le ristrettezze economiche, intuisse la capacit\u00e0 e volont\u00e0 del suo ragazzo di impegnarsi in studi lunghi.<br \/>\nFrequent\u00f2 le scuole elementari nell\u2019Agro Romano, vicino alla Magliana, nella parrocchia della Madonna di Pompei. A Subiaco frequent\u00f2 la Scuola Tecnica Paterna, una scuola privata, poi divenne geometra. Gi\u00e0 adolescente entr\u00f2 nella Pia Societ\u00e0 S. Paolo attratto dal carisma di don Alberione: diffondere il vangelo con i pi\u00f9 moderni strumenti di comunicazione sociale. Tornava a Subiaco frequentemente per le vacanze, per i contatti con i parenti e gli amici e altri sacerdoti sublacensi. Fu studioso di lingua greca, storico dell\u2019et\u00e0 moderna nell\u2019Universit\u00e0 di Bari, autore di ricerche e studi sulla Roma del \u2018500, divulgatore e giornalista su temi storici e formativi. Singolare il suo corso universitario sul cosiddetto \u201c The Popish plot\u201d ( Il complotto papista, detto anche Congiura delle polveri), tenuto a Roma e a Londra, dove diresse\u00a0 l\u2019Editrice S. Paolo.<br \/>\nMa quando era necessario anche don Giovanni sapeva impegnarsi, come quando, al tempo dell\u2019occupazione nazista aiut\u00f2 molti civili e militari che alla \u201cMontagnola\u201d, vicino alla sede paolina di Via di Grottaperfetta, si batterono contro le truppe di occupazione tedesca, all&#8217;indomani dell\u2019otto settembre 1943.<br \/>\nIl suo lavoro di storico era molto rigoroso: le sue ricerche davano fondo a tutti i documenti disponibili in archivi e biblioteche italiane e straniere (1).<br \/>\nMor\u00ec nel 1991, essendo gi\u00e0\u00a0 malato, in circostanze singolari, dopo una\u00a0 discussione con un suo confratello che sosteneva, contro la sua opinione di storico e di studioso attento anche ai segni dei tempi attuali, che ormai la Massoneria poteva essere \u201cassolta\u201d dalla scomunica\u00a0 da parte della Chiesa Cattolica.<br \/>\nRester\u00e0 un\u00a0 grande modello di uomo, di sacerdote, di scrittore e di storico. Certo i suoi maggiori libri non sono fatti per \u201cfare cassetta\u201d: sono per accademie, biblioteche, universit\u00e0 e qualche specialista. Non \u201crendono\u201d economicamente, ma guai se non ci fossero!<\/p>\n<p>\u201cLa scuola primaria\u00a0 a Roma dal sec. XVI al XIX\u201d<br \/>\nSi tratta di una ricerca molto analitica effettuata, come detto, da don Pelliccia (2). A questa opera segu\u00ec il volume \u201cRassegna comparata dei maestri e della maestre operanti in Roma da Leone X a Leone XII, 1513-1529\u201d, finora inedita.<br \/>\nLa sintesi della situazione della scuola primaria nella Roma \u201cpapalina\u201d \u00e8 descritta solo alla fine del percorso: dopo avere \u201cescusso\u201d una m\u00e8sse di documenti.<br \/>\nNoi possiamo permetterci, in questa sede, di annunciare subito il quadro generale della scuola primaria del tempo: prima del 1848 \u201cRoma primeggiava per l\u2019istruzione tra tutte le citt\u00e0 del mondo\u201d. Tutti, almeno come diritto, anche i poveri e poverissimi potevano studiare gratuitamente, fino alle scuole superiori, perch\u00e9 vigeva un sistema complesso di pubbliche scuole comunali, parrocchiali, collegi, seminari. A Roma i Padri calasanziani sostenevano che far pagare l\u2019istruzione ai poveri era peccato di simonia. Essi avevano un quarto voto, quello di dedicarsi per sempre e soltanto all\u2019istruzione e all\u2019educazione dei pi\u00f9 umili. Altri Ordini religiosi impegnati nell\u2019insegnamento erano i Gesuiti, i Dottrinari, i Francescani Conventuali, i Barnabiti, i Chierici Regolari della Madre di Dio, i Fratelli delle scuole Cristiane, conosciuti anche come \u201cIgnorantelli\u201d.<br \/>\nNel 1432 Papa Eugenio IV aveva istituito la Gabella dello studio, una tassa \u201csulla vendita al minuto del vino forestiero importato a Roma\u201d per finanziare l\u2019intero sistema scolastico e lo stesso Studium Urbis. Scuole popolari gratuite erano istituite presso ospizi e orfanotrofi, ad esempio: presso l\u2019Ospizio \u201cTatagiovanni\u201d, l\u2019Ospizio \u201cdel Letterato\u201d, l\u2019Ospizio Apostolico di S. Michele a Ripa, l\u2019Ospizio di Santa Galla, l\u2019Ospizio degli Esposti, l\u2019Ospizio Catecumeni e Neofiti, la Pia Casa dell\u2019Industria e nelle scuole serali per giovani apprendisti.<br \/>\nTutta la popolazione, anche nel resto dello Stato Pontificio, entrava in qualche modo in contatto con l\u2019alfabeto e imparava a leggere, scrivere e far di conto. Anche\u00a0 i \u201ccampagnoli, prima che si recassero ai lavori nella Campagna Romana\u201d. Salvo che, tutti quelli che non avevano occasioni serie nella vita di continuare a leggere e scrivere, col tempo dimenticavano quasi tutto! Si avvantaggiavano i lavoratori qualificati, specialmente gli artigiani, proprio perch\u00e9 \u201cpraticavano\u201d la loro istruzione.<\/p>\n<p>L\u2019organizzazione scolastica nello Stato Pontificio<br \/>\nAlle soglie del secolo XVI, l\u2019istruzione era, prima di tutto, catechistica: l\u2019alfabetiere per gli alunni si chiamava Santa Cruci, perch\u00e9 si apriva con un disegno della Croce. Le famiglie potevano scegliere tra scuole parrocchiali, comunali private, collegi, paedagogia, convitti, pensionati, scuole di latino, ma anche nelle \u201ccontubernia\u201d o \u201cdozzine\u201d dei maestri, luoghi in cui gli allievi vivevano in casa dei loro docenti.<br \/>\nTra gli insegnanti c\u2019erano i Grammatici dell\u2019Urbe o rionali (a Roma, uno per Rione, 14 in tutto!), che erano membri del corpo della \u201cistessa Sapienza\u201d, che li dotava di \u201clicenza di insegnare\u201d e valutava il loro lavoro didattico.<br \/>\nPer formare un maestro occorrevano nove anni di studio di grammatica, letteratura, filosofia, matematica; tre anni di teologia, tecniche di insegnamento nella scuola ordinaria. La maggior parte dei maestri era costituita da sacerdoti, provenienti quasi tutti dal Lazio e poco retribuiti.<br \/>\nAd aiutare i maestri c\u2019erano i sotto-maestri, i monitori (alunni bravi) e i pedanti, una sorta di istitutori minori per l\u2019accompagnamento degli alunni nelle passeggiate, nel percorso casa-scuola e per fare i \u201ccompiti\u201d. Si tenevano riunioni mensili dei maestri per riferire sui problemi pedagogico-didattici.<br \/>\nIl metodo della lettura e della scrittura abecedaria era quello tradizionale: ripetere i nomi delle lettere, syllabicare, eseguire la copiatura, la bella calligrafia,\u00a0 fare dettati. C\u2019era l\u2019uso dell\u2019abaco per contare; si studiava l\u2019aritmetica mercantile, le \u201ctabelline\u201d, si eseguivano problemi aritmetici; le\u00a0 interrogazioni erano improvvise e il calcolo mentale, anche per approssimazione,\u00a0 era ritenuto di importanza fondamentale. Lo studio del latino si faceva a memoria, con il metodo di Dionisio Trace, di duemila anni fa: casi, tempi, declinazioni, verbi attivi e passivi, comparativi e, poi, passi di Cicerone, Ovidio, Valerio Massimo,Virgilio e molta mitologia greca e latina.<br \/>\nLe classi erano formate dai \u201cLeggenti\u201d, dagli \u201cscriventi\u201d, dagli \u201cabachisti\u201d, dai \u201clatinisti\u201d (3). I libri consistevano in un cartellone o alfabetiere murale, cartelloni pi\u00f9 piccoli (Santa Cruci), qualche libro di letture, l\u2019\u201dabachino\u201d, libretto della dottrina cristiana, il Salterio, raccolta di sentenze di buoni costumi e buone creanze, il Donato. Chi leggeva meglio era nominato \u201cImperatore\u201d. I voti di esame erano espressi con avverbi: optime, bene, mediocriter, malissime o pessime, con varianti del pi\u00f9 e del meno.<br \/>\nLe aule scolastiche erano costituite da\u00a0 un \u201cauditorium\u201d, una \u201cstanza semplice e spoglia, dove gli scolari siedono sulla paglia; dal sec. XV si cominciano a vedere le panche\u201d. Si raccomandava che \u201cla scuola non\u00a0 habba la porta in strada\u201d. Gli scolari erano ammassati fino a 50, 100 e pi\u00f9. Era obbligatorio un altarino con un\u2019immagine sacra. Alla porta doveva essere affissa una tabella, a cura e spese del maestro. \u201cLe vacanze servivano per dar tempo a imbiancare le pareti e riparare i banchi\u201d, scriveva ancora don Guerrino Pelliccia.<br \/>\nLe scuole parrocchiali di dottrina cristiana erano dappertutto. C\u2019erano i \u201ccompari e comari di catechismo\u201d. Il testo base era \u201cil Bellarmino\u201d, volumetto di domande e risposte e di preghiere\u00a0 fondamentali. Per radunare gli alunni per le strade e portarli al catechismo erano incaricati i \u201cpescatori\u201d, con croce e campanello. Durante le brevi lezioni agivano i \u201csilenzieri\u201d per controllare.<br \/>\nAi ragazzi che tornavano a casa dopo la lezione, dopo un primo tratto percorso con il controllo del pedante, veniva raccomandato: \u201cVadano modesti e senza fermarsi qua e l\u00e0, senza far chiasso n\u00e9 danno, e se qualcuno li offende, non si vendichino, ma dirgli con calma: Dio ti dia la grazia di pentirti di qualunque cosa tu hai fatto di male. Non imprecare, non giurare, non mentire, non dire parolacce. Non giocare alle carte n\u00e9 ai dadi\u2026.\u201d<br \/>\nI maschi erano separati dalla bambine dopo i sette anni di et\u00e0: in parrocchie diverse, con locali diversi, locali con teloni divisori o di spazi sufficientemente distanziati. Chi\u00a0 non era diligente veniva minacciato con \u201cil castigo del S. Michele, ossia la reclusione nella Casa di Correzione eretta da Clemente XI nell\u2019Ospizio apostolico\u201d. Nelle scuole rionali femminili insegnano il catechismo le maestre delle scuole del papa e le maestre pie \u201c le quali attesa la bont\u00e0 de\u2019 loro costumi e la capacit\u00e0 d\u2019insegnare alle fanciulle la dottrina cristiana, s\u00ec come l\u2019insegnano, tanto nelle scuole, che nella chiesa parrocchiale sono in Roma stabilite colle dovute licenze\u201d.<br \/>\nMolto spesso al catechismo si associava l\u2019insegnamento primario e il \u201clatinetto\u201d, seguendo l\u2019Ars minor di Elio Donato. Un metodo consueto era quello delle\u00a0 \u201cdispute\u201d tra allievi. Ogni anno c\u2019era la \u201cdisputa solenne\u201d tra i rappresentanti di tutte le scuole \u201ccon l\u2019elezione dell\u2019Imperatore di tutte le dottrine\u201d. Si studiava anche sui testi pedagogici di Seneca, Quintiliano, Silvio Antoniano, San Giuseppe Calasanzio.<br \/>\nChi frequentava la scuola doveva rispettare delle norme: dopo le lezioni pomeridiane, ad esempio, era bene che gli alunni per mezz\u2019ora \u201cpuliscano l\u2019aula, il giardino, il resto della casa\u201d. Solo dopo i Vespri si poteva giocare alla palla, alle bocce e alle piastrelle.<br \/>\nFrequenti erano le punizioni eseguite per mezzo della \u201cferula\u201d, che serviva per percuotere la palma delle mani degli alunni (4). C\u2019erano anche, usati abbondantemente, il banco della vergogna, le orecchie d\u2019asino e punizioni simili.<br \/>\nPer le alunne l\u2019ideale era lo studio presso un Monastero, ma occorreva pagare gli alimenti oppure si era ammesse solo \u201cper l\u2019amor di Dio\u201d. Si accoglievano \u201cle convertire senza casa dette baroncelle, le pericolanti, catecumene, neofite, convertende dall\u2019eresia, mal maritate, vedove povere e abbandonate, celibatarie, bisognose, malate mentali\u201d.<\/p>\n<p>Le scuole della valle dell\u2019Aniene<br \/>\nNel libro di don Giovanni Pelliccia si trovano molte curiosit\u00e0 riguardanti situazioni scolastiche nel periodo dello Stato Pontificio di diversi comuni della zona. Le riportiamo di seguito:<\/p>\n<p>-\u201cUn canonico sacrista di Trevi nel Lazio (dioc. di Anagni) semplice tonsurato ma privo di\u00a0 \u2018littere\u2019 dice al Visitatore nel 1623: \u2018in\u00a0 luogo di dire l\u2019offizio dico la corona, come appare nella mia dispensa: l\u2019offizio mio \u00e8 sonare le campane, spazzare la chiesa, rispondere alla Messa\u2019 ;<br \/>\n&#8211; ad Arsoli (dioc. di Tivoli) con 1300 abitanti v\u2019\u00e8 camera grande per la scuola spettante al Comune, manca per\u00f2 di scanni, banchi, e tutt\u2019altro che \u00e8 necessario;<br \/>\n&#8211; a Percile con\u00a0 790 abitanti si paga l\u2019onorario del maestro localmente con una coppa di grano per famiglia, che corrisponde alla duodecima parte del rubbio, oltre ai 9 scudi del Comune. Non c\u2019\u00e8 locale per la scuola che si fa nell\u2019abitazione del maestro, al quale il Comune paga circa nove scudi;<br \/>\n&#8211; a Roviano con 693 anime, l\u2019abitazione del maestro, dove si fa anche scuola, \u00e8 in cattivo stato, e sfornita di scanni e di banchi;<br \/>\n&#8211; in dieci su sedici scuole dei paesi dell\u2019Abbazia-Commenda di Subiaco mancano i locali o sono in cattivo stato;<br \/>\n&#8211; ad Anticoli, in diocesi di Tivoli, con 1200 abitanti nel 1826 il maestro riceve 60 scudi l\u2019anno, pagati dal popolo con un riparto focale e l\u2019abitazione;<br \/>\n&#8211; nel 1826 il Comune di Subiaco non pu\u00f2 aumentare lo stipendio al maestro e decide espressamente di non vietare al maestro se nelle ore fuori di scuola potesse occuparsi in altri uffizi per far s\u00ec che col tutt\u2019insieme di avere un sufficiente sostentamento;<br \/>\n&#8211; il maestro Feliciano Tranquilli, proveniente da Gerano (Abbazia di Subiaco) tenne scuola nel 1761 vicino a Ponte de\u2019 Quattro Capi;<br \/>\n&#8211; nel 1762 insegnava in Roma \u2013 vicino al monastero de \u201cLe\u00a0 Filippine\u201d il maestro Benedetto Fornari da Tivoli;<br \/>\n&#8211; nel 1579 la scuola gesuitica pluriclasse di Tivoli: \u2019la scola sta di varii ordini di scolari et il maestro non pu\u00f2 attendere e conseguentemente non possono andare avanti\u201d.<\/p>\n<p>Negli altri centri della valle dell\u2019Aniene la situazione era abbastanza negativa, specialmente riguardo alle aule scolastiche. Anche dopo l\u2019arrivo delle prime \u201cmaestre di Vittorio Emanuele\u201d dopo il 1870 (un maestro per Comune), la situazione delle aule scolastiche non miglior\u00f2 subito. Alcune situazioni negative si sono trascinate fino agli anni Cinquanta del \u2018900, quando gli edifici scolastici sorsero un po\u2019 dappertutto.<\/p>\n<p>Differenze con la scuola di oggi<br \/>\nSarebbe interessante fare qui, per esteso, un confronto tra la situazione delle scuole primarie a Roma\u00a0 e nella valle dell\u2019Aniene al tempo dello Stato Pontificio e nei nostri giorni.<br \/>\nL\u2019operazione, va detto onestamente, \u00e8 abbastanza arbitraria, considerate le enormi variazioni intervenute nello stesso concetto di scuola primaria e del contesto sociale. Ecco in ogni caso un brevissimo excursus a fronte di ogni fatto dei secoli passati.<br \/>\nOggi la scuola primaria \u00e8 un diritto-dovere per tutti; i docenti sono\/saranno formati all\u2019Universit\u00e0, selezionati da periodi di formazione-lavoro e chiamata in servizio con contratti a tempo determinato rinnovabili. La dottrina cristiana s\u2019insegna nelle parrocchie, mentre l\u2019insegnamento di Religione Cattolica s\u2019impartisce nella scuola pubblica statale per \u201cgli avvalentesi\u201d. Gli edifici scolastici sono soggetti a speciali norme relative alla sicurezza, all\u2019igiene e alla funzionalit\u00e0. Si attende una progettazione \u201cpensata\u201d per la didattica. Le riunioni degli insegnanti sono frequentissime e non tutte veramente fruttuose. Si deve ancora costituire una tradizione positiva nei rapporti genitori-insegnanti; gli scrittori pedagogici abbondano, come le riviste scolastiche e le Case Editrici specializzate. Occorre studiare anche i problemi pedagogici e didattici relativi agli altri cicli scolastici, fino all\u2019educazione degli adulti.<br \/>\nI sussidi e i testi sono molti e vari. Si affaccia\u00a0 il computer anche per la didattica di aula; la didattica della lettura e scrittura si \u00e8 rivoluzionata (gi\u00e0 fin dall\u2019introduzione del metodo fonico di Valentino Ickelsamer, Portorealisti e Comenio). La \u201ccalligrafia non \u00e8 pi\u00f9 una virt\u00f9\u201d, specialmente dopo la dattilografia e il computer. Per il far di conto, irrompono le macchinette calcolatrici; i metodi d\u2019insegnamento del latino non riguardano pi\u00f9, oggi, la scuola primaria; si effettuano esercizi scolastici orali e scritti: il problema dei \u201dcompiti a casa\u201d non \u00e8 stato risolto. Si ricorre a compromessi con alunni e genitori. Il problema dei premi e dei castighi non \u00e8 neppure presente, oggi. Certo i castighi non possono essere n\u00e9 corporali n\u00e9 psicologici.<br \/>\nOggi, in tempi della Riforma Moratti, si ridiscute il \u201ctempo pieno\u201d; \u00e8 stato abolito il \u201cmodulo\u201d e si torna a discutere il sostegno agli alunni \u201cdiversamente abili\u201d; si parla di Portfolio, di ore opzionali richieste dalle famiglie e tolte agli insegnamenti frontali\u2026 Si va -come si dice- alla ricerca di un nuovo equilibrio nella scuola primaria, certo molto diversa da quella in essere durante lo Stato Pontificio.<\/p>\n<p>1- Il suo percorso di storico era cominciato con la tesi di laurea \u201cLa formazione del clero romano nel \u2019500\u201d, divenuta un classico. Associandovi lo studio per l\u2019 istruzione-educazione delle donne (\u201cEducazione femminile a Roma nei secoli XVI-XVII\u201d)e la \u201cStoria della scuola\u00a0 primaria a Roma dal secolo XVI al XIX\u201d(1513-1829\u201d, Edizioni dell\u2019Ateneo. Quest\u2019opera monumentale, recensita e discussa in\u00a0 importanti convegni, doveva essere seguita da una \u201cRassegna comparata dei maestri e delle maestre operanti in Roma da Leone X a Leone XII, 1513-1529\u201d, restata, per ora, inedita. Sembra di intravedere in questo interesse, sia pure con il filtro dello storico, il desiderio che la cultura sia per tutto il popolo e non solo per i privilegiati. Dal 1940 avvi\u00f2 il primo Ufficio Edizioni Paoline, la Casa degli Scrittori e il Bollettino bibliografico internazionale. Nel 1977 pubblic\u00f2 un volume che \u00e8 ancora attuale, dal titolo \u201cL\u2019eutanasia ha una storia?\u201d.<br \/>\n2- Tutte le citazioni in corsivo e virgolettate sono tratte dall\u2019opera di don\u00a0 G. Pelliccia, La scuola primaria\u00a0 a Roma dal sec. XVI al XIX, Edizioni dell\u2019Ateneo<br \/>\n3- Le classi erano organizzate in tre gruppi: \u201cleggenti\u201d, \u201cscriventi\u201d,\u201dabachisti\u201d e, spesso, gli alunni impegnati a studiare i primi rudimenti della lingua o grammatica latina (\u201cIanua grammatices\u201d), il \u201clatinetto\u201d. Secondo l\u2019uso parigino ( tuttora vigente in Francia) le classi venivano denominate in ordine discendente: 9^ era\u00a0 per i pi\u00f9 piccini, ai quali si insegnava \u201c la santa croce o alfabeto\u201d (utilizzando cartelloni che ritraevano dapprima una croce e poi le lettere) \u201ce il compitare ossia la sillabazione\u201d. L\u20198^ \u00e8 detta del Salterio nella quale si insegna a leggere \u201cscorrendo\u201d il testo latino. La 7^ \u00e8 detta del leggere, \u201cnella quale si insegna a leggere, scorrendo libri volgari, come il Libro delle Vergini, e la dottrina christiana et altri libri spirituali di buona et chiara stampa\u201d. La 6^\u00a0 \u00e8 anch\u2019essa del leggere, per i pi\u00f9 bravi. La 5^ \u00e8 dello scrivere e dell\u2019abaco, suddivisa\u00a0 in tre gruppi: a) principianti dello scrivere;b) quelli che intendono passare ad un apprendistato artigianale, ai quali \u201cs\u2019insegna l\u2019abbaco secondo la loro capacit\u00e0\u201d;\u00a0 c) \u201cquelli che vogliono seguitare le lettere alli quali se gli fa imparar a mente li nominativi della grammatica latina\u201d. La 4^ classe \u00e8 la infima della grammatica latina. La 3^, 2^, 1\u00ec scandiscono i vari gradi della grammatica latina. In particolare per le fanciulle v\u2019erano generalmente tre scuole distinte: 1^ leggere iniziativo; 2^ leggere spedito e dottrina cristiana; 3^ principali lavori muliebri.<br \/>\n4- L\u2019uso delle repressione e del castigo era normale, come lo era nella famiglie. La \u201cferula\u201d (sferza), che i re goti usavano donare al maestro come riconoscimento della sua cultura, era anche segno di autorit\u00e0 e potere. Si raccomandava di non esagerare con i colpi di sferza, formata di semplici funicelle senza nodi. L\u2019alunno doveva convincersi della giustezza del castigo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA SCUOLA NELLO STATO PONTIFICIO DESCRITTA DA DON GIOVANNI\u00a0 PELLICCIA, STORICO SUBLACENSE di Giuseppe Cicolini Don Giovanni Pelliccia, \u201cGuerrino\u201d, nacque nel 1912 nella campagna romana &#8211; localit\u00e0 Valle Caia &#8211;&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-1996","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-pillole-di-aequa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1996","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1996"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1996\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1997,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1996\/revisions\/1997"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1996"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1996"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1996"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}