{"id":2000,"date":"2014-01-09T17:58:36","date_gmt":"2014-01-09T16:58:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=2000"},"modified":"2014-01-09T17:58:36","modified_gmt":"2014-01-09T16:58:36","slug":"il-ballo-della-sardarella-nel-cicolano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/il-ballo-della-sardarella-nel-cicolano\/","title":{"rendered":"IL BALLO DELLA  SARDAR\u00c8LLA NEL CICOLANO"},"content":{"rendered":"<p>IL BALLO DELLA\u00a0 SARDAR\u00c8LLA<br \/>\nNEL CICOLANO<\/p>\n<p>di Ivo Di Matteo<\/p>\n<p>\u201cLa sardar\u00e8lla\u201d o, in italiano, il saltarello, \u00e8 una danza caratteristica laziale ma, come vedremo in seguito, diffusa anche in altre regioni del centro-nord d\u2019Italia.<br \/>\nLe origini di questo ballo, come spesso si dice, si perdono nella notte dei tempi. Alcuni studiosi le fanno risalire addirittura all\u2019epoca pre-romana dei secoli 400 \u2013 300 a.C. presso i sacerdoti Salii, i quali praticavano i loro riti accompagnandoli a salti coordinati dal Preasul (colui che salta per primo), figura che si ritrova nel \u201cCapoballo\u201d al comando della quadriglia o della tarantella.<br \/>\nSul Cracas \u2013 Diario di Roma, si legge un articolo in cui si parla di una specie di danza popolare romana praticata dagli antichi Quiriti che si esibivano \u201cin una serie di salti, forse assai goffamente e con molta rozzezza\u201d (1).<br \/>\nDel ballo, in modo pi\u00f9 dettagliato, si hanno altre notizie verso la fine del 1400 quando papa Alessandro VI Borgia, alle feste in Vaticano, invitava ballerini popolani perch\u00e9 pi\u00f9 allegri e divertenti di quelli di corte. Probabilmente per questo motivo si presume che il saltarello sia potuto diventare una forma musicale colta. Infatti, lo ritroviamo nel trattato di danza \u201cNobilt\u00e0 di dame\u201ddi Caroso da Sermoneta del 1600, dove \u00e8 riproposto un breve ma vivace saltarello per liuto.<br \/>\nIl 1800 \u00e8 il periodo in cui questo ballo si diffonde maggiormente. Mendelssohn nella\u00a0 \u201cSinfonia italiana\u201d concepisce l\u2019ultimo movimento come un unico festoso saltarello. Cesare Cant\u00f9 lascia questa testimonianza: \u201cIn villa Borghese, la generosa ospitalit\u00e0 del principe consente l\u2019accesso anche ad ilari bande musicali che in un circolo erboso eccitano il volgo al saltarello\u201d. Gioacchino Belli nei suoi sonetti e Bartolomeo Pinelli nelle sue iconografie danno un\u2019infinita testimonianza del saltarello romano nelle ville, nelle festose gite \u201cfori porta\u201d e nella campagna romana.<\/p>\n<p>Il saltarello nell\u2019Italia centrale<br \/>\nProprio la campagna romana, verosimilmente, pu\u00f2 essere stata la fucina del saltarello che si ballava nelle aie dei nostri paesi, perch\u00e9 la povert\u00e0 che si viveva in queste contrade induceva gli uomini ad andare a lavorare nei pressi della capitale come mulattieri, vangatori e mietitori, e quando tornavano a casa riproponevano ci\u00f2 che avevano appreso in citt\u00e0, compreso il ballo.<br \/>\nProbabilmente lo stesso viatico \u00e8 stato anche per le genti delle Marche, Umbria, Abruzzo perch\u00e9 anche in queste regioni \u00e8 stata assai vivace la pratica del saltarello seppure con alcune differenze.<br \/>\nIl tempo musicale del saltarello \u00e8 6\/8, \u00e8 principalmente un ballo di coppia e i passi si differiscono da regione a regione. Per grosse linee possiamo fare degli esempi: nelle Marche al suono dell\u2019organetto si alterna la cantata e il saltarello si balla in modo assai vivace durante il brano musicale ma in modo pi\u00f9 tranquillo durante la frase cantata, come se questa fosse un espediente per fare riposare i ballerini. La coppia si tiene per mano, alternando rotazioni a salti sul posto.<br \/>\nIn Umbria, molto spesso il saltarello \u00e8 cantato a stornelli che possono essere di lavoro, d\u2019amore, a dispetto.<br \/>\nNel saltarello romano, la coppia non si prende mai per mano, si gioca molto con un fazzoletto che fa da elemento d\u2019unione perch\u00e9 l\u2019uomo lo usa per cingere i fianchi della dama e lei per passarlo al collo del cavaliere.<br \/>\nIn uno dei saltarelli abruzzesi del versante marino, che spesso si balla a due coppie, esiste una coreografia precisa che prevede una presa a braccia incrociate fianco a fianco, i passi, in otto tempi, si eseguono frontalmente tra le coppie.<br \/>\nNel saltarello laziale, nell\u2019amatriciano, si balla una coppia per volta, siccome \u00e8 abbastanza veloce ogni coppia si esibisce per circa un minuto, con dei gesti convenzionali si comunica l\u2019uscita consentendo l\u2019entrata al ballo a un\u2019altra coppia.<br \/>\nLo scopo del ballo in genere era quello di poter comunicare con una ragazza senza suscitare disappunti. Non dobbiamo dimenticare che, nel passato, non era facilmente consentito parlare alle ragazze; che in chiesa i banchi per uomini erano divisi da quelli per le donne; che lo struscio in strada si faceva per gruppi di uomini o donne e che, se per qualsiasi motivo ci si rivolgeva ad una ragazza, oltre che a non ottenere risposta saltava subito fuori un fratello o un compare che con fare minaccioso redarguiva l\u2019interlocutore. L\u2019unica possibilit\u00e0 di parlare in pubblico con una ragazza, e che i ragazzi aspettavano con trepidazione, era in occasione del ballo quando, addirittura, ci si poteva toccare!<\/p>\n<p>La sardar\u00e8lla<br \/>\nAnche la nostra \u201cSardar\u00e8lla\u201d, nell\u2019area del Cicolano, ebbe un folto numero di praticanti. Ogni occasione era buona: oltre ai matrimoni, battesimi e ricorrenze classiche, si ballava per la fine della semina, per la fine del raccolto, per un\u2019importante vendita o acquisto di bestiame, per l\u2019uccisione del maiale. Si ballava in casa o sull\u2019aia e chiunque poteva partecipare senza alcun invito.<br \/>\nIl ballo, privo di coreografia, era soggettivo e ognuno, in particolare gli uomini, ballava in base alla propria destrezza e alla quantit\u00e0 di vino che aveva bevuto. I passi, generalmente, erano delle infelici imitazioni del saltarello romano: saltelli intorno alla dama, passo bilanciato, mimiche sessuali, salti laterali con ricaduta in ginocchio, spuntapiede ( una specie di veloce tacco e punta con il piede che non \u00e8 di appoggio). In alcuni casi, per \u201centrare\u201d nel ballo, si chiedeva permesso facendo uscire chi stava ballando. Se si entrava col partner, oppure sempre chiedendo permesso, entrando da solo, si dava il cambio ad uno della coppia.<br \/>\nNon era importante saper ballare quanto divertirsi, comunicare con la bella ambita e non pensare alla miseria collettiva, che era tanta.<\/p>\n<p>1- Costantino Maes, in\u00a0 Cracas &#8211; Diario di Roma, n. 17, 8 ottobre 1893.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL BALLO DELLA\u00a0 SARDAR\u00c8LLA NEL CICOLANO di Ivo Di Matteo \u201cLa sardar\u00e8lla\u201d o, in italiano, il saltarello, \u00e8 una danza caratteristica laziale ma, come vedremo in seguito, diffusa anche in&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-2000","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-pillole-di-aequa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2000","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2000"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2000\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2001,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2000\/revisions\/2001"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2000"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2000"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2000"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}