{"id":2002,"date":"2014-01-09T18:00:18","date_gmt":"2014-01-09T17:00:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=2002"},"modified":"2014-01-09T18:00:18","modified_gmt":"2014-01-09T17:00:18","slug":"la-grotta-cola-di-cappadocia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/la-grotta-cola-di-cappadocia\/","title":{"rendered":"LA GROTTA COLA DI CAPPADOCIA"},"content":{"rendered":"<p>LA GROTTA COLA DI CAPPADOCIA<\/p>\n<p>di Alessandro Fiorillo<\/p>\n<p>Una caratteristica peculiare del territorio abruzzese e appenninico \u00e8 la presenza delle cosiddette grotte santuario, assai numerose e sempre interessanti da studiare e analizzare in quanto custodi di testimonianze importanti soprattutto dell\u2019et\u00e0 preistorica, ma anche della successiva, fino all\u2019epoca medievale. Queste grotte vengono appunto dette santuario in quanto vi si praticavano diversi riti e culti con tanto di sacrifici animali e in alcuni casi persino umani. I culti erano soprattutto legati alla fertilit\u00e0 e la grotta era interpretata come il luogo mitico che consentiva un contatto pi\u00f9 vicino con la terra, con il suo \u201cgrembo\u201d. Il sacrificio animale era uno dei rituali certi di questo culto, come si pu\u00f2 evincere dai numerosi ritrovamenti di frammenti e di ossa intere di animali all\u2019interno di esse. Altro culto noto che si effettuava\u00a0 nelle grotte era quello legato alle acque. Piuttosto conosciute, tra le grotte santuario d\u2019Abruzzo (1), sono la grotta Continenza nei pressi di Trasacco, le grotte di Ortucchio e la grotta di Ciccio Felice vicino ad Avezzano.<\/p>\n<p>Anche la grotta Cola usata come santuario?<br \/>\nGli studi pi\u00f9 importanti effettuati all\u2019interno della grotta Cola possono riferirsi agli scavi condotti da Giustiniano Nicolucci sul finire del XIX secolo, le cui conclusioni sono riportate nella pubblicazione La Grotta Cola di Petrella di Cappadocia, 1877, e quelle condotte negli anni attorno alla met\u00e0 del XX secolo da Radmilli e Tempesta, sfociate nella pubblicazione Storia dell\u2019Abruzzo dalle origini all\u2019et\u00e0 del bronzo, pp. 314-315, 1957.<br \/>\nAll\u2019interno di queste pubblicazioni si fa riferimento agli oggetti preistorici ritrovati, in particolare crani ed ossa dell\u2019ursus spelaeus, frammenti di stoviglie, un\u2019ascia di pietra verde neolitica (2) e, come evidenzia il Radmilli, anche la presenza di un focolare all\u2019imboccatura della grotta, la cui cosa testimonia l\u2019uso della stessa come riparo o abitazione da parte degli uomini dell\u2019et\u00e0 del Bronzo.<br \/>\nI recenti ritrovamenti (3) da parte dello staff di ricercatori dell\u2019Associazione Culturale Nuovo Mondo (4) sembrerebbero evidenziare un uso della grotta in epoche diverse, uso finora non considerato nel corso degli studi precedenti. Infatti, all\u2019interno della stessa sono stati ritrovati diversi frammenti ossei di natura animale, alcuni dei quali di dimensioni interessanti e altri evidentemente fossilizzati, che sembrerebbero suggerire l\u2019utilizzo della grotta stessa come santuario. Qui, come tutti i luoghi carichi di significato simbolico, venivano praticati dei sacrifici propiziatori di animali, legati ai vari culti della fertilit\u00e0 o delle acque. Infatti, questi frammenti ossei sono stati ritrovati all\u2019interno di quello che sembrerebbe essere una sorta di pozzetto di raccolta circoscritto in un preciso ambito della grotta, caratteristica tipica riscontrata nelle gi\u00e0 note grotte santuario d\u2019Abruzzo (5).<br \/>\nLa presenza di una probabile grotta santuario in questa porzione di territorio marsicano (la Valle di Nerfa), indicherebbe, con molta probabilit\u00e0, che gi\u00e0 in epoca preistorica ( o ocres equo?)\u00a0 nelle immediate vicinanze vi era un villaggio abitato, quasi certamente di agricoltori. La cosa \u00e8 interessante in quanto non vi sono prove certe dell\u2019esistenza di centri abitati o villaggi in epoca preistorica o protostorica. L\u2019origine degli attuali paesi di Petrella Liri, Cappadocia o Castellafiume, se facciamo riferimento ai pi\u00f9 antichi documenti (6) che citano questi borghi, risale agli anni intorno al X-XI secolo d.C. Ma sono accertate presenze di strutture d\u2019epoca romana, che indicano quindi che la valle era frequentata e probabilmente abitata gi\u00e0 in quel periodo.<\/p>\n<p>La leggenda del serpente e del tesoro della grotta Cola<br \/>\nE\u2019 probabile che questi rituali siano stati praticati in epoche diverse, probabilmente dalla preistoria fino al medioevo, considerato che accanto ai frammenti ossei sono stati rinvenuti anche numerosi pezzi di ceramiche quasi certamente d\u2019epoca medievale. L\u2019eco di questi antichi rituali sopravvive sottoforma di leggenda raccontata ancora da alcuni anziani nei paesi della valle.<br \/>\nUna di queste narra di un tesoro dei briganti sotterrato nella grotta, la cui custodia \u00e8 tutt\u2019oggi affidata ad un famelico serpente costretto da tempo immemorabile a fare la guardia al prezioso bottino. Colui che, temerario, coraggioso e incurante della paura del serpente, ardisca di ritrovare e riportare alla luce il tesoro, non dovr\u00e0 far altro che raggiungere l\u2019ingresso della grotta a mezzanotte. L\u00ec dovr\u00e0 invocare il serpente, gridando: \u201cEsci Portogallo che sono solo!\u201d (7). Quindi inizier\u00e0 la prova a cui il temerario dovr\u00e0 sottoporsi: il serpente striscer\u00e0 dall\u2019interno della grotta, raggiunger\u00e0 il coraggioso, lo avvinghier\u00e0 e inizier\u00e0 a risalirne il suo corpo per fermarsi soltanto all\u2019altezza del volto. Qui, dopo averlo fissato un istante, si avviciner\u00e0 ancora alla testa per baciarlo in fronte. Se il coraggioso avr\u00e0 superato questa prova, se sar\u00e0 riuscito a mantenere la calma senza fuggire alla sola vista del serpente, allora sar\u00e0 degno di dissotterrare il tesoro dei briganti. Infatti, dopo aver baciata la fronte dell\u2019ardito ricercatore, il serpente ridiscender\u00e0 a terra e inizier\u00e0 a strisciare dentro la grotta fino a fermarsi nel punto preciso dove \u00e8 sotterrato il tesoro. Il coraggioso protagonista della prova inizier\u00e0 quindi a scavare fino a ritrovare, finalmente, il tesoro dei briganti. Nel preciso istante che il tesoro sar\u00e0 accarezzato dalla pur flebile luce della luna di mezzanotte, l\u2019anima dannata prigioniera del serpente sar\u00e0 liberata e il malefico prodigio sar\u00e0 sciolto (8).<br \/>\nQuesto sembra uno dei tanti banali racconti che gli anziani delle nostre terre amano narrare a tavola, spesso dinanzi ad abbondanti bicchieri di vino, per spaventare gli ascoltatori, soprattutto se bambini. Ma, se analizziamo attentamente l\u2019essenza del racconto e della leggenda, ritroveremo interessanti riferimenti alla storia e alle vicende arcaiche della terra abruzzese. Tanto per cominciare: la figura principale \u00e8 quella del serpente, il cui richiamo evidente \u00e8 al culto della divinit\u00e0 marsa incantatrice dei serpenti, la dea Angitia. La grotta, poi, \u00e8 un ulteriore elemento non casuale, in quanto, come detto prima, probabilmente all\u2019interno della stessa si praticavano sacrifici animali legati ad antichi culti della popolazione marsa. La vicenda dei briganti \u00e8 un ulteriore, tardo elemento, che va ad innestarsi sulle vicende pi\u00f9 antiche, in quanto sappiamo bene come il brigantaggio abbia caratterizzato un momento importante della storia recente delle nostre zone.<br \/>\nLa leggenda del serpente di grotta Cola \u00e8 uno dei tanti riferimenti magici di una terra come la nostra che, ad onta dei cambiamenti globali della nostra epoca tesi ad omologare e a far perdere le tracce della cultura popolare, resiste e continua a conservare quei tratti caratteristici delle genti che per millenni hanno abitato le selvagge e sincere montagne della magica e affascinante regione marsicana.<\/p>\n<p>1-Nel caso delle grotte santuario il cristianesimo piuttosto che contrapporsi nettamente a queste antiche usanze e riti ha preferito \u201ccristianizzare\u201d gli antichi culti. Cos\u00ec, ad esempio, sono nati i culti per San Michele Arcangelo e, solo per citare la provincia dell\u2019Aquila, piuttosto numerose sono le grotte dedicate a lui e a Sant\u2019Angelo, come quelle di Sant\u2019Angelo a Balsorano, San Michele a Pescocostanzo, Sant\u2019Angelo in Vetulis nei pressi di Sulmona, Sant\u2019Angelo a Bominaco, San Michele a San Vittorino.<br \/>\n2-Oggetti ritrovati dal Nicolucci.<br \/>\n3-Cfr, A. Fiorillo, in Aequa n. 20, gennaio 2005.<br \/>\n4-Sito internet: www.nuovomondo.too.it<br \/>\n5-Questi frammenti ossei sono stati rinvenuti nella parte pi\u00f9 profonda della grotta, nel punto pi\u00f9 distante rispetto alla sua apertura. E, infatti, i riti venivano praticati nel punto pi\u00f9 interno della grotta, quello che si credeva fosse il pi\u00f9 vicino al centro della terra. Essi sono stati prelevati per evitarne la dispersione o il trafugamento e sono conservati dall\u2019Associazione, la quale spera che possano essere valorizzati ed esposti in un museo della Valle di Nerfa, da realizzarsi probabilmente a Cappadocia. La grotta \u00e8 frequentata assiduamente da parte di numerosi escursionisti; non \u00e8 da escludere, quindi, che gli stessi reperti che abbiamo trovato e raccolto siano affiorati in superficie a seguito di scavi clandestini. Questi reperti, chiaramente, sono a disposizione della Soprintendenza dell\u2019Aquila. Per eventuali contatti: alekxandros@tin.it .<br \/>\n6- Cfr. il Catalogus Baronum, il Chronicons Cassinensis e la Bolla Papale di Clemente III del 1187.<br \/>\n7- Portogallo, nel dialetto locale, significa arancio. Il serpente si chiama Portogallo perch\u00e9 ha due occhi grandi come due arance.<br \/>\n8-Esistono, per\u00f2, diverse versioni della leggenda. Ad esempio, a Petrella Liri si racconta che il luogo che si deve raggiungere per incontrare il serpente non \u00e8 la grotta Cola, bens\u00ec la cosiddetta \u201cFonte dei ladri\u201d, una piccola sorgente che si trova sul Monte Arunzo. Questa versione vuole che, per impossessarsi del tesoro protetto dal serpente, bisogna vendere a quest\u2019ultimo, che rappresenta il diavolo, la propria anima.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA GROTTA COLA DI CAPPADOCIA di Alessandro Fiorillo Una caratteristica peculiare del territorio abruzzese e appenninico \u00e8 la presenza delle cosiddette grotte santuario, assai numerose e sempre interessanti da studiare&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-2002","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-pillole-di-aequa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2002","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2002"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2002\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2003,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2002\/revisions\/2003"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2002"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2002"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2002"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}