{"id":2012,"date":"2014-01-10T17:49:20","date_gmt":"2014-01-10T16:49:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=2012"},"modified":"2014-01-10T17:49:20","modified_gmt":"2014-01-10T16:49:20","slug":"tracce-del-culto-di-apollo-nella-fontanina-i-sec-d-c-conservata-nel-museo-di-roviano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/tracce-del-culto-di-apollo-nella-fontanina-i-sec-d-c-conservata-nel-museo-di-roviano\/","title":{"rendered":"TRACCE DEL CULTO DI APOLLO NELLA FONTANINA (I SEC. D. C.) CONSERVATA NEL MUSEO DI ROVIANO"},"content":{"rendered":"<p>TRACCE DEL CULTO DI APOLLO NELLA FONTANINA (I SEC. D. C.) CONSERVATA NEL MUSEO DI ROVIANO<\/p>\n<p>di Eleonora Battisti<\/p>\n<p>Nelle stanze del Palazzo Baronale di Roviano \u00e8 allestito il \u201cMuseo della Civilt\u00e0 contadina Valle dell\u2019Aniene\u201d. Visitandolo si compie un viaggio in una realt\u00e0 storica che potr\u00e0 sembrare lontana e dimenticata, ma che era la vita quotidiana per i nostri nonni. Seguendo un percorso che consente di ammirare la struttura possente del Palazzo, e contemporaneamente di vedere e quasi toccare con mano gli oggetti del mondo contadino, ci si rende conto di come si sia bene materializzato l\u2019obiettivo degli ideatori: restituire ai contadini e ai paesani il castello, luogo per il quale essi avevano duramente lavorato e da cui dipendeva la loro intera esistenza, ma che restava praticamente inaccessibile (1).<br \/>\nNella prima sala \u00e8 esposta una serie di reperti che pu\u00f2 apparire come un mosaico incompleto, ma le cui tessere, seppur cronologicamente distanti tra loro, sono ci\u00f2 che il territorio e il castello ci hanno restituito della storia della Valle. Si tratta di oggetti e reperti che spaziano dai resti fittili e marmorei romani agli stucchi, alle mattonelle, alle pietre scalpellinate e alle pregevoli mensole lignee delle casate Colonna, Massimo e Brancaccio.<\/p>\n<p>La fontanina romana<br \/>\nMa particolarmente degno di attenzione, a mio avviso, \u00e8 il reperto identificato (e significativamente chiuso in una vetrina) come una fontanina d\u2019epoca romana, purtroppo non reperita in situ, ma in una cantina in via Castello del Centro Storico di Roviano nel 1985, incassata in un muro e utilizzata come materiale di reimpiego (2). Successivamente essa fu collocata nella chiesa di S. Giovanni Decollato, poi nel giardino della casa parrocchiale e finalmente, nel 2001, consegnata al Museo da monsignor Borali.<br \/>\nLa fontanina \u00e8 ricavata da un blocco di marmo piuttosto consunto ed ha un\u2019altezza di 38 cm ed una larghezza di 45 cm. All\u2019interno presenta un incasso profondo 13 cm che serviva ad inserirla su un sostegno. Ha una forma dodecagonale, ma delle dodici facce, per l\u2019avvenuta rottura, ne restano soltanto nove, decorate a ritmo alterno: quattro con dei rilievi e cinque con delle scalette a dieci gradini. \u00c8 una fons saliens, molto diffusa presso i Romani tra il I e il II sec. d.C. (3). Il sistema di funzionamento era il seguente: l\u2019acqua saliva dentro il blocco per mezzo di una fistula (di cui \u00e8 presente il foro di 3 cm) e zampillava nel bacino centrale, per poi defluire nei fori posti sulle scalette, creando un bellissimo effetto a cascata.<br \/>\nSulla sua iconografia sono molte le difficolt\u00e0 di identificazione per la evidente consunzione dei rilievi; tuttavia mi sento di avanzare una lettura delle tre raffigurazioni ancora leggibili. In due dei tre rilievi si vedono due figure umane, una chiaramente femminile, l\u2019altra forse maschile, mentre nel terzo centrale, \u00e8 visibile un tripode. Era questo un oggetto, come dice il nome, a tre piedi, generalmente di bronzo (ma talvolta anche d\u2019oro o d\u2019argento), che nel mondo greco aveva sia un uso pratico (ad esempio, di sostegno del lebete, bacile per bollire le carni), sia un uso sportivo, come premio per i vincitori di gare, in particolare quelle che si svolgevano durante le Feste Pitiche in onore di Apollo Pizio. Queste erano state create a Delfi, in Grecia, dove Apollo fanciullo, secondo il mito, aveva ucciso il drago Pitone (da cui l\u2019appellativo di Pizio), il quale aveva insidiato la madre Latona. In Grecia, si ricorreva ad Apollo Pizio per i suoi oracoli, pronunciati, quasi delirando, dalla Pizia, sacerdotessa che profetizzava seduta proprio su un tripode.<br \/>\nE\u2019 dunque evidente l\u2019inscindibile legame fra questo oggetto e Apollo, ed \u00e8 altrettanto evidente il suo legame con la fontanina di Roviano, se la si riconduce al suo periodo storico.Infatti nel I e nel II secolo d. C. era ancora molto forte sulla societ\u00e0 l\u2019influsso augusteo (4). Ottaviano si era posto sotto la protezione di Apollo fin dall\u2019epoca della battaglia di Filippi (42 a.C.) contro i cesaricidi, poi contro Sesto Pompeo (36 a.C.), edificando al dio il tempio sul Palatino, e ancora nella battaglia di Azio (31 a.C.) contro Antonio. Fu proprio nello scontro contro quest\u2019ultimo, che si professava novello Dioniso, che Ottaviano scelse per s\u00e9 la figura di Apollo, tanto che presto venne identificato con la divinit\u00e0 stessa o come suo figlio. Un motivo di questa scelta fu che le caratteristiche apollinee si adattavano perfettamente al programma politico di Augusto: la morale, la disciplina e la virt\u00f9 purificatrice. Dopo Azio, comunque, la rappresentazione di Apollo mut\u00f2, trasformandosi in quella del citaredo, dio della pace, simbolo dell\u2019inizio di una nuova era, quella augustea appunto.<br \/>\nCos\u00ec il tripode, uno dei simboli della divinit\u00e0 (alloro, betilo, ecc.), divenne in quel periodo anche un chiaro riferimento alla politica augustea. Va comunque ricordato che questi simboli, in virt\u00f9 della loro ampia diffusione, furono usati anche nella sfera privata, non necessariamente per sostenere il princeps, ma come pura decorazione. Ed \u00e8 forse il tal senso che va visto il tripode rappresentato nella fontanina di Roviano, reperita in un\u2019area che per la sua vicinanza a Roma risentiva fortemente dei suoi influssi (5).<\/p>\n<p>Le figure umane<br \/>\nAlla destra del tripode \u00e8 presente un rilievo raffigurante una donna, di cui \u00e8 ben visibile la parte inferiore del corpo mentre la parte superiore risulta consunta. Sembra si tratti di una danzatrice, posta sulle punte dei piedi nudi e avvolta in una veste svolazzante che si apre sul davanti, scoprendo le gambe fin sopra le caviglie. Tutti elementi che, unitamente al contesto rurale del ritrovamento e alla presenza del tripode apollineo, mi lascia supporre che possa identificarsi in una Ninfa.<br \/>\nLe Ninfe, figlie di Zeus, erano personificazioni delle forze naturali (fonti, fiumi, grotte, selve, ecc.) ed erano rappresentate nude o vestite con veli leggeri e trasparenti, mentre cantavano e danzavano. Il loro culto era associato a divinit\u00e0 maggiori, come Apollo, Dioniso, Pan. I Romani le veneravano anche come divinit\u00e0 delle acque salutari e termali; e non a caso il territorio di Roviano \u00e8 ricco di acque e sorgenti.<br \/>\nL\u2019ultimo rilievo \u00e8 senza dubbio il pi\u00f9 controverso da decifrare. Esso risulta consunto nella parte superiore, mentre in quella inferiore sono visibili delle gambe nude: quella d\u2019appoggio presenta il piede sulla punta, l\u2019altra risulta sollevata e flessa. Per la loro robustezza e nudit\u00e0 le gambe sembrano appartenere ad un uomo. Sotto la gamba flessa si trovano due elementi molto interessanti: una cesta (riconoscibile da alcuni accenni di intreccio nella parte inferiore), dalla quale esce un serpente che sembra essere legato da un nastro al piede del personaggio. Anche questi simboli potrebbero rimandare ad Apollo, frequentemente raffigurato col serpente (come ricordo dell\u2019uccisione di Pitone), ed essere collegati al tripode. La cesta inoltre potrebbe essere una cista, cio\u00e8 una sorta di canestro intrecciato, usato nei rituali per contenere oggetti di culto.<br \/>\nIn conclusione, viene da ipotizzare che la fontanina di Roviano racconti un rituale o una cerimonia legata al culto di Apollo, magari in ambito familiare. Del resto il territorio abbondava di ville rustiche e, forse, proprio da una di queste potrebbe provenire il prezioso reperto archeologico.<\/p>\n<p>1- Il Museo \u00e8 aperto il sabato, la domenica e il luned\u00ec di mattina e pomeriggio, il gioved\u00ec e il venerd\u00ec solo di mattina. Per visite guidate e informazioni: tel. 0774903143, 0774903412. Ringrazio la Professoressa di Antichit\u00e0 Greche dell\u2019Universit\u00e0 degli studi di Roma \u201cLa Sapienza\u201d Paola Lombardi e la Professoressa \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026 per\u00a0 gli utilissimi e generosi aiuti che mi hanno dato nella \u201cdifficile\u201d lettura di questo reperto archeologico.<br \/>\n2- Cfr. A. Tacchia, Quel parroco kitch. Cos\u00ec la fontanina diventa un soprammobile, in Tendenze n. 18 del 1985, Bagni di Tivoli; Roviano, archeologia e territorio, 2002, Comune di Roviano.<br \/>\n3- Museo Nazionale Romano. Le sculture, vol. I.3, 1982, De Luca Editore, pp. 66-68.<br \/>\n4- P. Zanker, Augusto e il potere delle immagini, 1989, Einaudi editore.<br \/>\n5- C\u2019\u00e8 un altro enigma da sciogliere: perch\u00e9 il serpente \u00e8 legato al piede dell\u2019uomo? Sono ancora tanti, come si vede, i segreti che questa montanina, venuta fuori dal buio di una cantina di un piccolo paese, nasconde. Ci sar\u00e0 qualche\u00a0 esperto che ci aiuter\u00e0 a scoprirli?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>TRACCE DEL CULTO DI APOLLO NELLA FONTANINA (I SEC. D. C.) 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