{"id":2014,"date":"2014-01-10T17:50:59","date_gmt":"2014-01-10T16:50:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=2014"},"modified":"2014-01-10T17:50:59","modified_gmt":"2014-01-10T16:50:59","slug":"chi-ha-scritto-per-primo-la-regola-polemiche-nel-mondo-benedettino-a-subiaco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/chi-ha-scritto-per-primo-la-regola-polemiche-nel-mondo-benedettino-a-subiaco\/","title":{"rendered":"CHI HA SCRITTO PER PRIMO LA REGOLA? POLEMICHE NEL MONDO BENEDETTINO A SUBIACO"},"content":{"rendered":"<p>CHI HA SCRITTO PER PRIMO LA REGOLA?<br \/>\nPOLEMICHE NEL MONDO BENEDETTINO A SUBIACO<\/p>\n<p>di Bernardino Ciocari<\/p>\n<p>Non accenna a placarsi la polemica che divampa tra gli studiosi (o i tifosi?) del mondo benedettino, in particolare intorno alla Regola scritta da S. Benedetto. Quasi tutti gli esperti ritengono, ormai, che sia stata scritta prima quella cosiddetta del Maestro, forse l\u2019abate Boboleno, terzo successore di san Colombano a Bobbio (642-653). Ma alcuni studiosi sublacensi resistono e continuano a ritenere scritta prima quella di S. Benedetto. Tra questi, il professor Ciocari. Aequa ha deciso di pubblicare un suo intervento sulla questione, senza che questo voglia significare sposarne l\u2019opinione.\u00a0 (N. d. R.)<\/p>\n<p>Sono stati pubblicati recentemente gli \u201cActa delle Celebrazioni Benedettine 1999-2001\u201d a Subiaco, nei quali \u00e8 riportata la relazione del famoso studioso benedettino p. Adalbert De Vog\u00fc\u00e9 sul tema: \u201cLa Regola del Maestro e la Regola di San Benedetto in relazione con i primi monasteri\u201d (1).<br \/>\nIl tema in verit\u00e0 \u00e8 stato appena sfiorato, anzi per quel che riguarda la Regola di S. Benedetto (la parte pi\u00f9 attesa, considerati il luogo, l\u2019uditorio e la circostanza) nemmeno una parola; eppure c\u2019era da dire qualcosa di pi\u00f9 vicino alla realt\u00e0 rispetto alla ipotizzata, evanescente presenza della Regola del Maestro. Lo studioso stesso accenna altrove a \u201cLa R\u00e9gle, que Benoit avait donn\u00e9e a ses fundations\u201d prima di partire per Montecassino (2). Il suo vero scopo sembra essere quello di esporre le proprie idee sulla questione pluridecennale dei rapporti tra le due Regole esaltando quella del Maestro: una Regola che, tre volte pi\u00f9 estesa, non \u00e8, come si \u00e8 ritenuto unanimemente per 15 secoli, un ampliamento ampolloso della Regola di S. Benedetto, ma, a questa anteriore, \u00e8 sua fonte principale, anzi \u201cin qualche modo una brutta copia\u201d della quale S. Benedetto si sarebbe servito per scrivere la sua (3).<br \/>\nIl De Vog\u00fc\u00e9 non accenna a prove, ma si limita a dire che \u201cun consenso quasi generale sembra essersi manifestato in favore\u201d della anteriorit\u00e0 della Regola del Maestro; in compenso sembra volerne proporre una indiretta, ma in certo modo risolutiva, cio\u00e8 il silenzio cui sarebbero stati ridotti i pochi rimasti fedeli alla vecchia visione: un certo numero di autori pi\u00f9 o meno riconosciuti, che, non potendo sostenerlo con argomenti convincenti, giungono a dichiarare il dibattito \u201csenza interesse\u201d (4). E cita come primo esponente di questi autori la docente di filologia Christine Mohrmann, riesumando curiosamente una sua opinione espressa di passaggio nel corso di una lezione sulla \u201cLingua di S. Benedetto\u201d, tenuta nel 1972 alle maestre delle novizie cistercensi e rimasta sepolta negli Atti del Convegno (5). Certo, se l\u2019intenzione \u00e8 quella di rafforzare \u201cil quasi generale consenso\u201d, la scelta non poteva essere migliore: la Mohrmann infatti non era una comune docente di filologia, ma \u201ceminente e rimpianta\u201d e il suo nome figura tra gli studiosi che egli (6) ringrazia per i pareri dati per l\u2019edizione critica della Regola del Maestro (7): una testimone quindi molto importante.<br \/>\nMa \u00e8 qui che, considerata la fama dello studioso, viene in mente l\u2019oraziano \u201cQuandoque bonus dorm\u00ectat Homerus\u201d (talvolta sonnecchia anche il grande Omero) (8): infatti, se si \u00e8 fortunati ad avere una copia del ciclostilato, si constata che la Mohrmann, lungi dal far sospettare una qualche penuria di \u201cargomenti convincenti\u201d, espone chiaramente una ben motivata teoria diversa dalla sua; e, quanto al dialogo, non dice che \u00e8 \u201csenza interesse\u201d, ma che, a suo avviso, gli \u00e8 stato dato troppo spazio, anche perch\u00e9 le sembra scaduto, in questi ultimi anni, al livello di esercitazione di fantasia: \u201cLes discussions sur les relations de la R\u00e8gle du Maitre et de la R\u00e8gle de Saint Benoit, ou peut-\u00eatre l\u2019inverse, devenant, \u00e0 mon avis, de plus en plus fantaisistes, ont occup\u00e8, ces derni\u00e8res ann\u00e9es, une place, que j\u2019oserai dire exag\u00e9r\u00e9e dans les \u00e9tudes concernant la R\u00e8gle\u201d (9).<br \/>\nUn giudizio pi\u00f9 che severo, distruttivo per un dibattito di critica letteraria e che non pu\u00f2 non riferirsi in modo particolare al p. De Vogu\u00e9, che proprio nel 1972 pubblicava il primo dei tre volumi del commento storico critico (10) della Regola di S. Benedetto e che era gi\u00e0 considerato il pi\u00f9 autorevole sostenitore della rivoluzionaria tesi avanzata dal confratello e conterraneo p. Genestout. In sostanza, trent\u2019anni prima la Mohrmann rimprovera al p. De Vog\u00fc\u00e9 quello che egli le rimprovera nel 2000.<br \/>\nUn giudizio severo \u00e8 anche quello di monsignor Michele Tosi, che egli cita solo per dirsi non convinto del luogo (Bobbio) e della data di nascita della Regola del Maestro (sec. VII) da lui indicati (11). Monsignor Tosi, facendogli presente la necessit\u00e0 di un riesame di tutta la questione, accenna alla esigenza che venga fatto, come ha gi\u00e0 fatto lui, \u201ccon il conforto dell\u2019undecimo grado della scala dell\u2019umilt\u00e0 di S. Benedetto: Pauca et rationabilia verba loquatur\u201d (il monaco dica poche parole e ragionevoli) (12).<br \/>\nUna critica cos\u00ec severa alle opinioni di uno che, pi\u00f9 di ogni altro, si \u00e8 occupato della questione, tanto da farne il punto terminale di un poderoso programma preparatorio (edizione critica e traduzione francese della Regola del Maestro, edizione critica della Regola di S. Benedetto, definita dal Tosi \u201cun lavoro immenso\u201d) non si concepisce senza una cognizione adeguata delle sue opere, specialmente delle conclusive, cio\u00e8 dei volumi del commento della Regola di S. Benedetto nei quali, secondo il programma, ha trattato la questione.<br \/>\nMa un incoraggiamento devono anche averlo avuto dall\u2019analisi della dichiarazione premessa nella prefazione al primo dei tre volumi: \u201cQuanto ai rapporti della Regola del Maestro e della Regola di S. Benedetto non abbiamo concepito il nostro commento come dimostrazione di una tesi, ma come una raccolta di osservazioni fatte giorno per giorno, supponendo senza dubbio, fino a prova del contrario, l\u2019anteriorit\u00e0 del Maestro\u201d (13). Dunque, dopo tanto impegno, riporta la questione all\u2019inizio e in una posizione pi\u00f9 incerta e rinunziataria. Padre Genestout, annunziando la clamorosa novit\u00e0, port\u00f2 delle prove e credette di\u00a0 essere riuscito a confermarla: lui, suo fedele interprete, dopo aver suscitato tante aspettative, ritiene che non sia nemmeno il caso di provarci, ma che bisogna contentarsi del \u201cgenerale consenso\u201d in qualche modo ottenuto, lasciando ad altri l\u2019ingrata fatica di provare il contrario.<br \/>\nE\u2019 il caso di dire, parafrasando quanto egli ha detto degli \u201cautori pi\u00f9 o meno riconosciuti\u201d che p. De Vog\u00fc\u00e9, non potendo dimostrare con argomenti convincenti la sua tesi, ricorre alla \u201cinversione dell\u2019onere della prova\u201d. L\u2019abile trovata ha avuto un successo superiore forse alle aspettative; se per\u00f2 pu\u00f2 rendere ragione del prossimo di continuare il discorso all\u2019infinito, anche per evitare la dichiarazione del fallimento di una iniziativa non sufficientemente ponderata, si risolve di fatto in una conferma della plurisecolare tradizione, perch\u00e9, come gi\u00e0 dicevano i Padri del Diritto: \u201cLe prove spettano a chi solleva le questioni: Probatio ei qui incumbit\u201d.<br \/>\nUna conclusione cos\u00ec problematica non deve nemmeno essere sospettata dagli scrittori che, pubblicando per qualsiasi motivo su S. Benedetto, generalmente, la diffondono come una certezza non pi\u00f9 discutibile, come non sospettano che, almeno una volta, p. De Vog\u00fc\u00e9 dubita che S. Benedetto abbia conosciuto la Regola del Maestro (14). Ci\u00f2 naturalmente non dispiace a p. De Vog\u00fc\u00e9, il quale, anzi, ormai padrone del campo, va sempre avanti e promuove la non dimostrata anteriorit\u00e0 alla dignit\u00e0 di una \u201cin qualche modo brutta copia della Regola di S. Benedetto\u201d.<br \/>\nUn altro autorevole benedettino, \u201csemplificando\u201d, cos\u00ec riassume l\u2019opinione comune: \u201cUn quarto della Regola di S. Benedetto \u00e8 presa totalmente da quella del Maestro, due quarti ne sono fortemente influenzati, un altro quarto sembra non avere alcuna relazione con essa\u201d. Non pu\u00f2 meravigliare quindi il successo che sta avendo l\u2019affermazione, trasmessa anche da una importante radio cattolica, che in seguito a questa \u201cproblematica \u00e8 stata ridimensionata la figura di S. Benedetto come iniziatore assoluto\u201d: una affermazione, che oltretutto rivela poca dimestichezza con la sua Regola, nella quale (cap. I) il santo Patriarca presenta l\u2019istituto monastico gi\u00e0 cos\u00ec adulto da manifestarsi in quattro specie diverse; e non dice di volerne inventare una quinta, ma solo che intende di organizzarne una, \u201cla fortissima specie dei cenobiti\u201d: ci\u00f2 che avendo fatto egregiamente gli ha procurato la grande fama.<br \/>\nPer arginare almeno simili uscite, manifestamente arbitrarie, \u00e8 forse giunto il momento di accogliere l\u2019invito a un riesame dell\u2019intera questione, rivolto dal citato monsignor Tosi al padre De Vog\u00fc\u00e9, che, pur rimanendo fermo nelle sue convinzioni, non si dice contrario, ma lo considera un evento fisiologico, quando, rispondendogli, lo ringrazia \u201cdi avergli ricordato, tra le altre cose, che non bisogna mai disperare di una tesi di storia letteraria. Buona o cattiva, presto o tardi riprender\u00e0 vita\u201d (15).<\/p>\n<p>1- M. A. Orlandi (a cura di), Acta. Celebrazioni benedettine 2000-2001. XV Centenario della venuta di S. Benedetto a Subiaco, 2002, Subiaco.<br \/>\n2- A. De Vog\u00fc\u00e9, La R\u00e8gle du Ma\u00eetre et le Dialogues de S. Greogoire, 1965, Paris, p. 54.<br \/>\n3- Acta, op. cit. p. 119.<br \/>\n4- Ibidem.<br \/>\n5- C.\u00a0 Mhromann, La langue de S. Beno\u00eet, in La R\u00e8gle de S. Beno\u00eet. Seminaire pour Ma\u00eetresses cisterciennes, 1972, Laval, p. 26.<br \/>\n6- Acta, p. 120.<br \/>\n7- A. De Vog\u00fc\u00e9, op. cit., introduzione p. 13.<br \/>\n8- Orazio, Arte poetica, v. 359.<br \/>\n9- C. Mhromann, op. cit., p. 26.<br \/>\n10. A. De Vog\u00fc\u00e9, La R\u00e8gle de S. Beno\u00eet. Commentaire, t. IV-VI, 1971, Parigi, pp.\u00a0 184-186.<br \/>\n11- M. Tosi, La presenza della Regula Benedicti nel monastero di S. Colombano a Bobbio, in Archivum Bobiense 3,\u00a0 1981, pp. 7-58.<br \/>\n12- M. Tosi, op. cit. n,ri X-XI, 1988-1989, p. 101.<br \/>\n13- A. De Vog\u00fc\u00e9: Quant aux rapports de Beno\u00eet avec le Ma\u00eetre, nous n\u2019avons concu notre commentaire comme la demostrations d\u2019une th\u00e8se, mais comme un recueil d\u2019observations faites aujour le jour, \u00e0 mesure que nous avancions. Sans doute avons-nous habituellement suppos\u00e9, jusque \u00e0 preuve du indice du contraire, l\u2019anteriorit\u00e0 du Ma\u00eetre. (Commentaire, tomo IV, introductions, p. 13).<br \/>\n14- A. De Vog\u00fc\u00e9, op. cit. , Vol. V, p. 616.<br \/>\n15- A. De Vog\u00fc\u00e9, in Collectanea Cistercenses- Revue de spiritualit\u00e9 monastique, n. 150, 1988, pp. 301-302.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>CHI HA SCRITTO PER PRIMO LA REGOLA? 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