{"id":2016,"date":"2014-01-10T17:52:23","date_gmt":"2014-01-10T16:52:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=2016"},"modified":"2014-01-10T20:49:44","modified_gmt":"2014-01-10T19:49:44","slug":"i-mulattieri-e-la-vennegna-di-poggio-cinolfo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/i-mulattieri-e-la-vennegna-di-poggio-cinolfo\/","title":{"rendered":"I MULATTIERI E LA VENN\u00c9GNA DI POGGIO CINOLFO"},"content":{"rendered":"<p>I MULATTIERI E LA VENN\u00c9GNA DI POGGIO CINOLFO<\/p>\n<p>di Terenzio Flamini<\/p>\n<p>Partivano a squadre, a piccoli gruppi, raramente da soli: erano gli uomini e i muli che andavano alla venn\u00e9gna. (1). Attorno alla met\u00e0 di ottobre si preparavano le bestie, animali robusti, i basti buoni, i finimenti in abbondanza e un po\u2019 di biada. L\u2019uomo aveva con s\u00e9 un corredo forse pi\u00f9 povero di quello del mulo: giaccone, scarpe alte, un cappello, qualche tela incerata, magari proveniente da scarti militari, un lume a petrolio.<br \/>\nQuesta emigrazione stagionale, durata dagli anni trenta ai primi anni sessanta del secolo appena trascorso, si ripeteva ogni autunno. Nei mesi antecedenti c\u2019erano state quelle dei mietitori verso l\u2019agro romano e quelle, occasionali, dei vangatori, degli sterratori, dei braccianti generici. I mulattieri partivano, piovesse o grandinasse, ciascuno con una o pi\u00f9 bestie. Seguivano mulattiere antiche, percorsi tramandati da padre in figlio.<br \/>\nQuesto il tragitto della prima giornata: Poggio Cinolfo, le Casalecchia, il fosso di Vivaro Romano, Riofreddo, la Spiaggia, Tivoli. Quasi sempre attraverso quelle che chiamavano \u201cle montagne\u201d. A Tivoli, il primo luogo per pernottare erano le stalle, dove si dormiva insieme ai muli. Poi da qui si dividevano: chi aveva come destinazione Montecompatri, chi San Cesareo, chi Mentana, chi Monterotondo. Un\u2019altra giornata di cammino a cavallo attraverso campi, boschi, ruscelli, fiumi. Sul far della sera giungevano a destinazione. Si procuravano la stalla, cio\u00e8 l\u2019alloggio, e il mattino successivo iniziavano il lavoro del trasporto dell\u2019uva per cui avevano fatto il lungo cammino.<br \/>\nI grossi possidenti, i tenutari e tra questi quel Graziani nipote del pi\u00f9 famoso gerarca fascista, reduce della guerra d\u2019Africa, maestro di scherma, come amava definirsi ripetendolo in continuazione, ingaggiavano tutti i lavoratori. Il mulattiere o vetturale, emigrante temporaneo, assumeva in quei giorni un ruolo fondamentale per la vendemmia, svolgendo una specie di cottimo: tanti viaggi con i bigonci, tanto guadagno. Il pranzo gli veniva offerto dal datore di lavoro, mentre per la cena si arrangiava: qualche avanzo del pranzo, pane e uva, un bicchiere di vino finalmente buono. La notte al solito dormiva sulla paglia, negli \u201cstramari\u201d sopra le stalle.<br \/>\nPer i mulattieri di Poggio erano una decina di giorni di fatica intensa: caricare in continuazione bigonci colmi di uva, seguire le bestie durante il percorso fino al luogo di raccolta, scaricare di nuovo e poi ricominciare. Tecniche particolari, affinate con anni di esperienza e di sforzi, permettevano di essere pi\u00f9 veloci nel fissare con \u201cgli accui\u201d il bigoncio al basto, consentivano di fare una soma equilibrata, concedevano la sicurezza del trasporto, non lasciavano che il bigoncio \u201cse spadellesse\u201d a seguito di uno strattone, di una caduta del mulo o di un passaggio troppo stretto. Quasi sempre, finita la stagione, si ripartiva per Poggio Cinolfo in due o pi\u00f9, sempre insieme. Quando viaggiavano con il buio, reggevano in mano il lume a petrolio acceso. Due giorni di lento cammino lungo sentieri gi\u00e0 conosciuti all\u2019andata per ritrovare la propria famiglia.<br \/>\nOltre alle non certamente molte lire guadagnate, si usava riportare almeno una \u201cbaschetta\u201d di uva da tavola dei Castelli romani. Per i bambini erano una gioia e un piacere indicibili assaggiare chicchi cos\u00ec grossi e saporosi e dolci, cos\u00ec esotici.<br \/>\nIl vetturale, prima di iniziare nuovamente il costante e forse pi\u00f9 faticoso lavoro di trasporto della legna dei boschi dei dintorni, aveva avuto questa variazione al tema. Era finita, per lui, la stagione della \u201cvenn\u00e9gna\u201d e stava per iniziare l\u2019inverno.<br \/>\nQuesta dei vetturali di Poggio Cinolfo era una emigrazione interna, come si suol dire, durata fino al periodo della capillare meccanizzazione del trasporto. Permetteva, per\u00f2, a chi aveva la \u201cvittura\u201d di sentirsi meno oppresso dalle necessit\u00e0 quotidiane, rispetto a chi non l\u2019aveva assolutamente.<\/p>\n<p>1-\u00a0 La venn\u00e9gna \u00e8 la volgarizzazione forzata di \u201cvendemmia, che per il suo significato intrinseco non veniva usata nel dialetto di Poggio Cinolfo dove la produzione dell\u2019uva, per quanto abbondante, rimaneva sempre di quantit\u00e0 e di qualit\u00e0 modesta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I MULATTIERI E LA VENN\u00c9GNA DI POGGIO CINOLFO di Terenzio Flamini Partivano a squadre, a piccoli gruppi, raramente da soli: erano gli uomini e i muli che andavano alla venn\u00e9gna&#8230;.<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-2016","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-pillole-di-aequa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2016","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2016"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2016\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2053,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2016\/revisions\/2053"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2016"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2016"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2016"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}