{"id":2021,"date":"2014-01-10T17:55:46","date_gmt":"2014-01-10T16:55:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=2021"},"modified":"2014-01-10T17:55:46","modified_gmt":"2014-01-10T16:55:46","slug":"giochi-e-passatempi-daltri-tempi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/giochi-e-passatempi-daltri-tempi\/","title":{"rendered":"GIOCHI E PASSATEMPI D\u2019ALTRI TEMPI"},"content":{"rendered":"<p>GIOCHI E PASSATEMPI D\u2019ALTRI TEMPI<\/p>\n<p>di Beatrice Sforza<\/p>\n<p>L\u2019aspetto pi\u00f9 genuino della cultura popolare \u00e8 l\u2019effimero: il popolo vive nel fuggevole, nell\u2019 hic et nunc, esaurisce la sua forza espressiva nel gesto, nell\u2019improvvisazione. Ma a voler approfondire ci si rende conto che questa natura \u201ceffimera\u201d ha in realt\u00e0 un aspetto stabile e perenne. Infatti, se il gesto \u00e8 momentaneo, il suo modulo ispiratore si tramanda e si conserva di generazione in generazione come un gioiello di famiglia che viene passato da madre in figlia con immutato valore affettivo e simbolico. La cultura popolare, dunque, \u00e8 quotidiana, corale, effimera, ma perenne al medesimo tempo; essa sfida la morte annullandola nella ciclicit\u00e0 del tempo. In questa cultura un posto importante occupa il gioco, inteso soprattutto come momento ludico collettivo dove, come nella fiaba, ci si pone al grado pi\u00f9 semplice, in situazioni in cui irrompe il mondo interno, la struttura arcaica di tradizioni antichissime. Questo pu\u00f2 spiegare il suo fascino perenne. Riproporre giochi, divertimenti e passatempi ormai desueti, se non dimenticati, \u00e8 un\u2019operazione che obbliga ad attingere al passato, ad abbattere la barriera che separa il presente e il passato, a gettare un ponte tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti. Ricordare \u00e8 richiamare in vita qualcosa di temporaneamente scomparso. Il mondo cambia, la memoria esige supporti magnetici, ma pi\u00f9 che mai occorre restituire alla gente i brandelli di un mondo culturale che rischia di andare in frantumi.<br \/>\nIn questa chiave cerchiamo di ricostruire alcuni particolari istanti di una realt\u00e0 emozionale profonda, colma di una poesia che vorremmo ancora riproporre per il presente come autentica medicina a un disagio che avvertiamo sempre pi\u00f9 vivo.<br \/>\nLa scomparsa dei giochi e divertimenti antichi della nostra tradizione deriva da molte cause. I passatempi, templi della fantasia ed espressione di una cultura che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, i diversi giochi dei bambini di un tempo sono stati cancellati dalla TV, dai giochi elettronici, dai mille altri interessi che occupano adulti e bambini, spazzati via negli elenchi delle cose perdute. La piazzetta, la strada e i vicoli non esistono pi\u00f9 come luogo di ritrovo infantile e sono stati invasi dalle macchine. Eppure la piazza, la strada, i vicoli sono stati protagonisti dei passatempi dei nostri avi e ancora oggi, a ben guardare, ci tramandano qualcosa del \u201cbel tempo che fu\u201d.<br \/>\nIl gioco \u00e8 qualcosa che caratterizza il periodo dell&#8217;infanzia. I nostri nonni e i nostri padri, quand&#8217;erano piccoli, usavano tramandare di generazione in generazione i loro giochi tradizionali nei quali sopravvivevano usi, abitudini, tradizioni, avvenimenti di cui abbiamo vaghe conoscenze.\u00a0 Ebbene proprio nell\u2019intento di \u201csalvare\u201d e recuperare il patrimonio \u201cludico\u201d di Vivaro (che, come si noter\u00e0, \u00e8 poi comune, con qualche variante, a quello degli altri paesi del nostro territorio), abbiamo tentato di ricostruire, con l\u2019aiuto di qualche amico (1), i principali giochi, di adulti e bambini, che oggi non si vedono n\u00e9 si sentono pi\u00f9\u00a0 (2).<br \/>\nI giochi a Vivaro si svolgevano nei vari \u201cquartieri\u201d del paese, un tempo tutti abitati e pieni di bambini, quali la Pisch\u00e8ra, la Spiazz\u00e9lla, il Casarinu ecc. Ogni rione echeggiava di voci e strilli di bimbi che caratterizzavano visceralmente il paese. Da notare che, mentre oggi il paese \u201c\u00e8\u201d la piazza della Peschiera, nel senso che la vita sociale, e quindi anche il gioco dei pochi bambini rimasti, si svolge tutta l\u00ec, un tempo (fino agli anni \u201960, anni di \u201cemigrazione\u201d verso la capitale, o verso luoghi che offrissero maggiori opportunit\u00e0 lavorative) ognuno rimaneva nel proprio \u201cvicinato\u201d, animandolo appunto di suoni e grida gioiose. E il gioco non era solo il gioco infantile: anche i \u201cgiovanotti\u201d, nelle lunghe sere invernali, quando erano rallentate o addirittura sospese le attivit\u00e0 agricole e contadine, occupavano il loro tempo dedicandosi a giochi di abilit\u00e0 e di forza. E allora proprio dai giochi dei grandi vogliamo cominciare.<\/p>\n<p>TR\u00c8TTECA DI MAGGIO<br \/>\nIl gioco consisteva nella formazione di due cerchi di persone ciascuna delle quali appoggiava ognuna le mani sulle spalle del vicino. I due cerchi, che comprendevano da un minimo di cinque a un massimo di dodici persone, erano formati, rispettivamente, dai giovanotti pi\u00f9 alti e dai giovanotti pi\u00f9 bassi. Questi ultimi salivano sulle spalle dei ragazzi pi\u00f9 alti, in modo da formare una sorta di \u201ctorre\u201d umana. A questo punto iniziava il gioco, la prova di abilit\u00e0: cantando una canzone in forma un po\u2019 cantilenante e ripetitiva (3), la torre umana cominciava a girare in tondo e ad avanzare per le strette e anguste vie del paese! Da Collenaro, parte alta dell\u2019abitato, si doveva raggiungere la zona bassa, Palaterra, e la cosa non era assolutamente semplice. Infatti in alcuni punti del centro il gioco era estremamente pericoloso in quanto, se il cerchio superiore non fosse rimasto in equilibrio e ben saldo, ci sarebbe stato il concreto rischio che, in alcuni punti particolarmente ripidi e scoscesi, con 10 &#8211; 12 metri di strapiombo, si cadesse. Per non far spezzare il cerchio, che doveva rimanere unito e compatto fino alla fine, occorreva ricorrere a veri e propri escamotages di equilibrio. Il gioco, che si \u00e8 praticato fino a non pi\u00f9 tardi della met\u00e0 degli anni \u201950, si svolgeva a sera tarda e in condizioni di \u2026 sobriet\u00e0: qualche bicchiere di vino in testa avrebbe compromesso il buon esito della prova!<\/p>\n<p>LA PASQUARELLA<br \/>\nE\u2019 il giorno della Pasqua Bbefan\u00eca! (4). Sempre partendo dalla piazza della Peschiera, e intonando la tipica canzone cantilenante (5), un gruppo nutrito di giovani arrivava a Palaterra. Si bussava a tutte le porte con lo scopo di reperire cibi e bevande, da poter poi consumare nella \u201cdolce brigata\u201d.<\/p>\n<p>GIRO DI CARNEVALE<br \/>\nLo stesso giro, dalla Pisch\u00e8ra a Palaterra, si faceva a Carnevale. Il gruppo questa volta era accompagnato da un somaro, in groppa al quale, a turno, sedeva un giovanotto dal volto celato. La persona di turno doveva tenere un bocca un imbuto, \u2018u mottaturu, nel quale i paesani, alla porta dei quali si bussava, versavano fiaschi e cupell\u00e9tte di vino: e quando il malcapitato era \u201cpieno\u201d, si faceva montare sull\u2019asino un altro che, ben presto, veniva ridotto nelle stesse condizioni!<\/p>\n<p>RUCICONE<br \/>\nCostituite squadre di tre, quattro, cinque persone, ci si recava in una strada piuttosto lunga allo scopo di lanciare una ruota di legno (6). Il lancio veniva effettuato alternativamente da una squadra e dall\u2019altra. Chi faceva il tiro pi\u00f9 lungo acquistava, chiaramente, pi\u00f9 metri e dopo che tutti i componenti di una squadra avevano lanciato, si calcolava la distanza in metri raggiunta dall\u2019intera squadra e, naturalmente, chi andava pi\u00f9 lontano vinceva. Le squadre perdenti dovevano pagare da bere o da mangiare.<\/p>\n<p>PALO DELLA CUCCAGNA<br \/>\nGioco comune a molti luoghi, consisteva nell\u2019arrampicarsi su un palo spalmato di grasso, estremamente scivoloso, e arrivare in cima. Chi riusciva nell\u2019intento poteva spiccare i premi \u201cin natura\u201d, di tipo mangereccio, che erano legati all\u2019apice del palo.<\/p>\n<p>BRICCI<br \/>\nGioco prevalentemente femminile che consisteva nell\u2019effettuare un abile lancio di cinque sassolini, possibilmente rotondi e delle stesse dimensioni, in aria, senza farne cadere alcuno. Si iniziava con il lancio di un sassolino in aria dalla mano, e mentre quello ricadeva, se ne doveva prendere un altro dal piano di gioco, prima uno alla volta, poi due, poi tre, poi quattro, fino a prenderli tutti insieme. Chi riusciva nell\u2019arduo compito, vinceva: altrimenti passava la mano.<\/p>\n<p>STURDU<br \/>\nSi predisponeva sul piano di gioco un pezzo di mattone o un sasso schiacciato in modo tale da tenersi in piedi. Sul sasso si appoggiavano delle monete, la puntata, e da una ragguardevole distanza veniva lanciato un altro sasso. Vinceva colui che si avvicinava di pi\u00f9 al bersaglio senza farlo cadere. Se le monete cadevano e finivano vicino ad un altro sasso lanciato precedentemente o agli altri sassi, passavano a chi le aveva lanciate.<\/p>\n<p>LEPPIA<br \/>\nLa leppia era un pezzo di legno tagliato alle due punte di sguincio, in senso opposto. Con la schiappa, ovvero una tavola piatta con una sorta manico, si batteva sulla punta della leppia la quale, schizzando in alto, poteva essere colpita e mandata verso il bersaglio, costituito da una fila di sassi messi in semicerchio a delimitare una sorta di buca.<\/p>\n<p>LIZZA<br \/>\nIl gioco somigliava molto a quello della leppia, con la differenza che, al posto della schiappa si utilizzava un bastone tondo, e al posto della leppia, un bastone appuntito. Nel complesso, la prova era pi\u00f9 difficile: vinceva chi, con un colpo, due o tre (cosa che veniva stabilita all\u2019inizio), riusciva a raggiungere la distanza maggiore.<\/p>\n<p>TIPPITINA TIPPITANA VA ALLA TANA<br \/>\nEra questo il ritornello che si ripeteva durante la gara. Il gioco si poteva fare con le castagne, le nocchie, le noci: che solo successivamente sarebbero state sostituite dalle bilie. Ogni concorrente aveva il suo \u201cfrutto\u201d, che veniva colpito con la sch\u00eccchera (schiocco dell\u2019indice e del pollice), al fine di raggiungere nel minor tempo possibile il buco, precedentemente effettuato a terra.<\/p>\n<p>SCUPPITTU<br \/>\nRudimentale scoppietto di legno di sambuco nel quale veniva inserito un pistone di legno resistente; le pallottole erano fatte di stoppa bagnata e, tramite il pistone, veniva sparato il colpo. Chi raggiungeva la distanza maggiore, vinceva.<\/p>\n<p>MASTRU GIRONIMU oppure ESCE \u2018U PADRE<br \/>\nIl gioco consisteva nella formazione di un gruppo all\u2019interno del quale, dopo una conta, uno della comitiva veniva messo in un angolo, denominato \u201cla casa\u201d, e l\u00ec svolgeva il ruolo di \u201cpadre\u201d. Questo padre, uscendo e correndo con una gamba sola, doveva acchiappare i partecipanti al gioco che divenivano suoi \u201cfigli\u201d. Sia i figli sia il padre, nell\u2019uscita, non potevano poggiare a terra l\u2019altra gamba, pena solenni scapaccioni. Il padre decideva di acchiappare gli altri da solo, oppure insieme ai figli, oppure mandava soltanto i figli per potersi riposare. A volte un padre \u201cdegenere\u201d faceva uscire i figli correndo con tutte e due le gambe e, per la regola succitata, essi erano soggetti ai manrovesci degli altri. Una volta acchiappati tutti, l\u2019ultimo rimasto diveniva il padre il quale, trovandosi all\u2019improvviso in questa nuova condizione, e avendo entrambi i piedi a terra, doveva correre verso la casa ed ivi trovare rifugio.<\/p>\n<p>TINGOLO BARRATTOLO<br \/>\nVariante dell\u2019universale nascondino (nabbuscu). Colui che raggiungeva la tana eludendo il controllo dell\u2019accecato, invece di fare tana, dava una zampata al barattolo che doveva essere ripreso dall\u2019accecato e riportato al punto di partenza. Nel frattempo chi aveva dato il calcio tornava a nascondersi.<\/p>\n<p>T\u00d2PA T\u00d2PA<br \/>\nAncora una variante del nascondino che, invece di essere individuale, era a squadre. Se uno della squadra accecata tanava un componente della squadra avversaria, dicendo t\u00f2pa t\u00f2pa e il nome dell\u2019individuato, anche gli altri dovevano correre alla tana. Se la persona scoperta raggiungeva uno della squadra avversaria prima di arrivare alla tana, questi lo doveva portare sulle spalle fino al punto di partenza.<\/p>\n<p>SALTA LA QUAGLIA<br \/>\nGioco individuale nel quale ognuno dei partecipanti si accovacciava, gli altri venivano saltando sopra (tipo cavallina) e, una volta effettuato il salto, si mettevano anche loro accovacciati per essere \u201csaltati\u201d a loro volta. Questo gioco era particolarmente adatto nei periodi freddi, come acchiappar\u00e8lla, per il movimento che comportava.<\/p>\n<p>SALTA MONTONE<br \/>\nGioco a squadre. I componenti di una squadra si mettevano ricurvi e formavano una sorta di trenino appoggiando ognuno le braccia sui fianchi dell\u2019altro. I pi\u00f9 robusti e pi\u00f9 alti venivano messi per ultimi perch\u00e9 dovevano sostenere il peso di quelli che saltavano loro addosso. La squadra opposta faceva saltare, invece, prima i pi\u00f9 atletici in modo che andassero ad accavallarsi sui primi di quel trenino e di lasciare lo spazio agli altri. Man mano saltavano tutti e quelli sotto, per poter riuscire a vincere la partita, dovevano resistere al peso di quelli sopra fino all\u2019inverosimile. Quelli che saltavano non dovevano fare errori perch\u00e9 bastava che uno cadesse a far perdere la partita e scambiare i ruoli all\u2019intera squadra.<\/p>\n<p>1 \u2013 Francesco Petrucci, mia insostituibile fonte.<br \/>\n2 \u2013 A tal proposito si veda il bel libro di Giorgio G. Reali e Niccolo\u2019\u00a0 Barbiero Il giardino dei giochi dimenticati.\u00a0 Manuale di giochi in via di estinzione, Milano, Salani, 2002.<br \/>\n3 \u2013 \u201cTr\u00e8tteca di maggio e tr\u00e8tteca di giugno \/ Siamo arrivati alla fine di maggio e l\u2019\u00e8 arrivato giugno \/ E voi che state sopra, badate, non cascate \/ E voi che state sotto, badate, non \u2019nciampicate!\u201d<br \/>\n4 \u2013 Anche in questo caso ci sono molte analogie con riti simili: sia la pasquarella\u00a0, sia il giro carnevalesco sono definiti \u201ccanti di questua\u201d e sono caratteristici di molte zone d\u2019 Italia, in particolare Abruzzo, Toscana, Emilia-Romagna, Piemonte. A tal proposito si veda R. Leydi\u00a0 I canti popolari italiani, Milano, Mondadori, pp. 80-90.<br \/>\n5 \u2013 Addem\u00e0 \u00e8 Pasqua Santa \/ sar\u00e0 che gl\u2019uru canta \/ la vengo a river\u00ec \/ questa nobile compagn\u00ec. \/ Appr\u00e9ssu alla vecchiezza \/ ce va la Madre Santa \/ Sopra \u2018a palomba \u2018n aquila rotonda , \/ sopra a quell\u2019aquila i fiori di Napoli, \/ sopra i fiori i sdommini maggiori, \/ sopra gli sdommini le braccia degli ommini, \/ sopra alle braccia un begliu figliu in fascia. \/ Sia che non sia oglio ji a Santa Maria \/ pella Pasqua Befana. \/ U porcu te gl\u2019ammazzatu \/ me lla ittu \u2018u vicinatu \/ ma l\u2019ha fatta \u2018a ciamm\u00e8lla? \/ Vamme a pigli\u00e0 la Pasquarella! \/ Tirind\u00f2 tirind\u00f2 \/ me llo ha, o sci o no? \/ E se tu me ll\u2019ha ta ha \/ on me fane aspett\u00e0! \/ I nostri compagni \/ ce vonno trapass\u00e0 \/ Ma nui se potemo \/ arepass\u00e0 volemo\u2026\u201d in B. Sforza,\u00a0 (a cura di), Raccolta di canti popolari dell\u2019Alta Valle dell\u2019Aniene, Istituto Comprensivo Statale di Arsoli, Sezione di Rifreddo, 2002.<br \/>\n6 \u2013 A volte, al posto della ruota di legno, veniva utilizzata una forma di formaggio. Questa consuetudine \u00e8 tuttora viva in alcuni paesi dell\u2019Abruzzo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>GIOCHI E PASSATEMPI D\u2019ALTRI TEMPI di Beatrice Sforza L\u2019aspetto pi\u00f9 genuino della cultura popolare \u00e8 l\u2019effimero: il popolo vive nel fuggevole, nell\u2019 hic et nunc, esaurisce la sua forza espressiva&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-2021","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-pillole-di-aequa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2021","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2021"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2021\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2022,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2021\/revisions\/2022"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2021"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2021"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2021"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}