{"id":2023,"date":"2014-01-10T17:57:08","date_gmt":"2014-01-10T16:57:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=2023"},"modified":"2014-01-10T17:57:08","modified_gmt":"2014-01-10T16:57:08","slug":"capistrello-il-paese-dei-minatori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/capistrello-il-paese-dei-minatori\/","title":{"rendered":"CAPISTRELLO, IL  PAESE  DEI  MINATORI"},"content":{"rendered":"<p>CAPISTRELLO, IL\u00a0 PAESE\u00a0 DEI\u00a0 MINATORI<\/p>\n<p>di Gianfranco Ricci<\/p>\n<p>Capita, a volte, che un paese si identifichi in un mestiere. La presenza di una industria, di una coltura specifica o lo spirito di emulazione portano un numero rilevante di persone nate in uno stesso luogo a esercitare la stessa arte (1). Quando ci\u00f2 accade, \u00e8 l\u2019intera collettivit\u00e0 che ne resta condizionata dal punto di vista economico e sociale.<br \/>\nCapistrello \u00e8 il paese dei minatori. Si vuole che lo sia fin dalla sua fondazione, che la leggenda attribuisce agli schiavi-operai dell\u2019imperatore Claudio impegnati nello scavo dell\u2019Emissario del Fucino (2). Certamente lo \u00e8 dalla realizzazione del nuovo Emissario, intrapresa nel 1854 da Alessandro Torlonia (3). Il nobile romano apr\u00ec infatti a Capistrello numerose cave di pietra calcarea, materiale principale dell\u2019opera, e qui install\u00f2\u00a0 gran parte degli impianti e delle opere di superficie connesse allo scavo. Vista la desolante arretratezza della Marsica dell\u2019epoca (il cavallo era un animale raro e fabbriche di chiodi e corde dovettero essere impiantate in loco essendo inaffidabili i collegamenti viari), le maestranze specializzate arrivarono da fuori, fin dalle lontane terre romagnole e marchigiane dei Torlonia: capimastri forestieri, dunque, ma manodopera locale. Cos\u00ec cominci\u00f2 a diffondersi un mestiere pesante e ingrato, che a distanza di pi\u00f9 di un secolo non si sa se benedire o deprecare.<br \/>\nAi lavori per l\u2019Emissario seguirono quelli per la linea ferroviaria Avezzano &#8211; Sora. Questi furono altrettanto impegnativi dal punto di vista delle opere sotterranee. Nel tratto Capistrello &#8211; Pescocanale il grande salto di quota, dai 734 m.s.l.m. ai 630 delle due stazioni, \u00e8 infatti risolto da un sinuoso percorso che perfora la montagna e fa capolino per brevi tratti, fino a costeggiare il Liri: in tutto 6 trafori, di cui uno assai lungo e tutto in curva, che passa sotto l\u2019abitato antico di Capistrello. In quello stesso periodo, poi, furono realizzate allo sbocco dell\u2019Emissario due piccole centrali idroelettriche, tra le prime in Italia ad entrare in funzione nel 1906. In tutto quindi, un cinquantennio pressoch\u00e9 ininterrotto di lavoro in galleria per i minatori e in cava per gli scalpellini.<br \/>\nI grandi eventi del secolo scorso arrivarono a sconvolgere anche la\u00a0 Marsica; cos\u00ec la Grande Guerra prima e la depressione economica degli anni \u201920 poi diedero il via al fenomeno che avrebbe segnato da allora la vita sociale del paese: l\u2019emigrazione maschile. Un distacco reso necessario dalla penuria di lavoro, visto che ormai il paese da contadino quale era si era trasformato in operaio, ma senza avere industrie. Da allora il lavoro veniva svolto per lo pi\u00f9 all\u2019estero: in Germania, Belgio, Francia, prima che la risollevata economia italiana del dopoguerra richiamasse gli operai di Capistrello di nuovo in patria. Ma successivamente ricominci\u00f2 l\u2019emigrazione, questa volta verso paesi pi\u00f9 lontani: il Vicino Oriente, l\u2019Africa, il Sudamerica; luoghi dove i minatori realizzarono le opere di ingegneria che hanno dato lustro all\u2019Italia. Cos\u00ec generazioni intere di figli sono cresciuti senza i padri; e anche il paese si \u00e8 sviluppato male, privo dei suoi uomini migliori.<br \/>\nQuando gli utensili principali del minatore &#8211;\u00a0 termine con cui designiamo non solo il cavatore di materiale ma anche lo scavatore sotterraneo tout-court &#8211;\u00a0 erano braccia, pala e piccone nonch\u00e9 candelotti di esplosivo, il sacrificio fisico era ovviamente molto superiore a quello che sarebbe oggi, considerato che l\u2019evoluzione delle macchine ha affrancato l\u2019uomo dalle fatiche pi\u00f9 gravi. Il tempo non ha cancellato per\u00f2 l\u2019inquietudine dell\u2019ambiente di lavoro, quel sentirsi sovrastati da una massa greve e compatta e allo stesso tempo pronta a rovinare, sommergendo tutto; n\u00e9 ha cancellato, seppur mitigata, l\u2019insalubrit\u00e0 della galleria: un\u2019afa stagnante, l\u2019umidit\u00e0, la polvere, il rimbombo dei mezzi meccanici.<br \/>\nLo scavo di una galleria si effettua per stadi progressivi. Oggi esistono macchinari che scavano il foro-guida come talpe, ma fino a una ventina di anni fa l\u2019incedere del cantiere era pi\u00f9 lento. All\u2019inizio del XX secolo, quando il foro aveva gi\u00e0 raggiunto la dimensione voluta, si realizzava la volta in pietra e mattoni; decenni dopo si costruir\u00e0 in cemento armato in modo da avere le spalle protette da eventuali frane. Davanti a questa, si avanzava (5) intaccando la parete compatta del terreno con fori trivellati all\u2019interno dei\u00a0 quali si inseriva l\u2019esplosivo; dopo di che si facevano brillare le cariche, si asportava il materiale e si realizzava con centine armate la sezione di volta successiva. L\u2019ultima operazione era il getto dell\u2019arco rovescio (6).<br \/>\nIl ruolo pi\u00f9 rischioso era ovviamente quello del fochino, il minatore che inseriva le cariche esplosive nei fori battendole una sull\u2019altra. L\u2019esplosione delle cariche inoltre poteva rompere un diaframma solido dietro il quale si nascondeva terreno sciolto, una falda acquifera o una sacca di gas. Quindi al pericolo si\u00a0 sommava la fatica quando si armavano le centine o si doveva caricare il materiale di scavo a mano se la sezione del tunnel non consentiva l\u2019ingresso di mezzi meccanici. Anno dopo anno l\u2019operaio pi\u00f9 capace diventava caposquadra, poi assistente e infine, quando la sua esperienza superava perfino la preparazione di tanti capo cantiere e progettisti, capo-imbocco. Diverse le mansioni, ma immutato l\u2019ambiente di lavoro e le conseguenze sulla salute.<br \/>\nSulla \u201cPiazza del Mercato\u201d di Capistrello, un obelisco di cemento svetta pi\u00f9 alto della vicina colonna in pietra che celebra i caduti della Grande Guerra: questo perch\u00e9 \u00e8 stato pi\u00f9 alto il prezzo che il paese ha pagato al lavoro. Sono mille le Marcinelle (7) in cui gli operai di Capistrello hanno lasciato la vita o subito incidenti; ed \u00e8 impossibile contare le vite spezzate dalle malattie legate alla galleria. Chi ironizza\u00a0 sulle pensioni di invalidit\u00e0 non deve avere mai sentito il respiro di un malato di silicosi, la malattia che pi\u00f9 di ogni altra ha segnato e stroncato la vita della maggior parte di questi operai.<br \/>\nSanta Barbara \u00e8 la patrona dei minatori ed ogni 4 dicembre la vita nei cantieri si ferma; nelle gallerie per un giorno il rombo delle macchine lascia il posto alla preghiera e per una volta l\u2019operaio e l\u2019ingegnere mangiano uniti, allo stesso tavolo, sotto la stessa protezione. I grandi trafori e le autostrade italiane, i viadotti e le dighe nei luoghi pi\u00f9 inospitali di tutto il mondo: dall\u2019Africa al Vicino Oriente prima, nell\u2019Est europeo e nella Cina oggi, hanno visto protagonisti questi uomini con la loro maestria e i loro sacrifici. Quelli che sono tornati (e tornati in salute) lo devono alla fortuna, al caso e anche alla Santa dei minatori. Chiedeteglielo e magari vi risponderanno di no: ma se volete bestemmiarla in loro presenza, preparatevi alla fuga!<\/p>\n<p>1 &#8211; Basti ricordare i cuochi di Villa Santa Maria, i ceramisti di Castelli o gli orafi di Valenza Po; ma anche i cavatori di Carrara, anche se nei centri maggiori probabilmente l\u2019impatto sociale del singolo mestiere diminuisce.<br \/>\n2 &#8211; Ipotesi non suffragata dalle fonti storiche, che citano un solo alloggio per gli operai, posto sul versante fucense. La logica vuole per\u00f2 che le maestranze fossero dislocate nel territorio di Capistrello, lungo il quale si sviluppa per il 90% la galleria sotterranea. Da ci\u00f2 l\u2019ottocentesco motto comunale \u201cCaput castrorum\u201d (Il pi\u00f9 grande degli accampamenti), da cui si vuole far discendere il toponimo. Che per\u00f2, molto pi\u00f9 semplicemente, potrebbe essere legato all\u2019orografia del territorio: Capistrello \u00e8 posto sul fianco sinistro della valle del Liri in una stretta gola: un \u201cCapistrum\u201d, appunto.<br \/>\n3 &#8211; La bibliografia sul prosciugamento del Fucino, una delle maggiori opere di ingegneria dell\u2019antichit\u00e0 e dell\u2019Italia post-unitaria, \u00e8 vastissima. Un utile compendio, arricchito da bellissime illustrazioni e mappe, si pu\u00f2 leggere in: AA.VV., Il Fucino e il suo emissario, Chieti, Carsa, 1994.<br \/>\n4 &#8211; Capistrello pass\u00f2 dai 2.400 abitanti circa del 1850 ai 6.000 del 1921. Un\u2019espansione rapidissima, dovuta anche all\u2019affermarsi dell\u2019industria della pietra: gli scalpellini del paese si sarebbero fatti conoscere in tutta la regione e anche a Roma, fino a proporre la dura pietra locale per la realizzazione del Vittoriano (dove peraltro vinse il concorso il pi\u00f9 candido e friabile Botticino). L\u2019ultima cava \u00e8 stata chiusa nel 1974, quando ormai le case del paese l\u2019avevano raggiunta e le continue esplosioni delle mine rappresentavano un serio pericolo. Chiuse le cave, \u00e8 morta pian piano ogni tradizione artigiana in loco. Eppure, ad aprire le\u00a0 attivissime cave di Coreno Ausonio (FR) \u00e8 stato ancora un cavatore di Capistrello.<br \/>\n5 &#8211; Di qui il termine avanzamento, che indica la parte pi\u00f9 lontana dall\u2019imbocco.<br \/>\n6 &#8211; L\u2019arco rovescio \u00e8 la parte della galleria che noi non vediamo, quella per intenderci sulla quale viene impostato il piano stradale, ma che ha una funzione statica importantissima: il tunnel pu\u00f2 resistere alla pressione creata dalla massa di terreno solo perch\u00e9 ha la forma di un \u201ctubo\u201d chiuso.<br \/>\n7 &#8211; Nel maggio del 1957 nella miniera di Marcinelle, in Belgio, per un crollo morirono 240 operai.<\/p>\n<p>Nella fotografia che accompagna questo articolo, scattata da Luigi Ricci nel 1959, l\u2019ingresso di una \u201cfinestra\u201d<br \/>\nin Val d\u2019Ultimo. La \u201cfinestra\u201d \u00e8 una galleria secondaria, di servizio; si notino le armature ancora in legno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>CAPISTRELLO, IL\u00a0 PAESE\u00a0 DEI\u00a0 MINATORI di Gianfranco Ricci Capita, a volte, che un paese si identifichi in un mestiere. La presenza di una industria, di una coltura specifica o lo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-2023","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-pillole-di-aequa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2023","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2023"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2023\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2024,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2023\/revisions\/2024"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2023"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2023"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2023"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}