{"id":2027,"date":"2014-01-10T18:00:32","date_gmt":"2014-01-10T17:00:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=2027"},"modified":"2014-01-10T18:00:32","modified_gmt":"2014-01-10T17:00:32","slug":"equi-o-equicoli-contributi-per-una-definizione-etnica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/equi-o-equicoli-contributi-per-una-definizione-etnica\/","title":{"rendered":"EQUI O EQUICOLI ? CONTRIBUTI PER UNA DEFINIZIONE ETNICA"},"content":{"rendered":"<p>EQUI O EQUICOLI ?<br \/>\nCONTRIBUTI PER UNA DEFINIZIONE ETNICA<\/p>\n<p>di Paolo D\u2019Ottavi<\/p>\n<p>Intorno alla popolazione degli Equi, che per circa duecento anni (V-IV secolo a.C.) imped\u00ec agli antichi Romani di espandersi\u00a0 nella valle dell\u2019Aniene e che, insieme ai Volsci, mise in grave pericolo, pi\u00f9 di una volta, le sorti di Roma, c\u2019\u00e8 oggi un risveglio culturale da parte di Associazioni\u00a0 del territorio che fa ben sperare sulla possibilit\u00e0 che si arrivi a scriverne la storia e a togliere il velame oscuro che ancora circonda\u00a0 questa sfortunata quanto straordinaria gente.<br \/>\nDella popolazione equa, che ha avuto una influenza straordinaria sull\u2019antica Roma,\u00a0 \u00e8 infatti misterioso perfino il nome. Si chiamavano Equi o Equicoli? Erano una sola popolazione o due rami della stessa popolazione?<br \/>\nPer risolvere questo ed altri misteri intorno agli Equi e per individuare il suo territorio, occorre ripartire dall\u2019inizio, e cio\u00e8 dalla disposizione topografica originaria dei centri latini e dei popoli confinanti che occupavano il territorio a destra e a sinistra del Tevere, a destra e a sinistra dell\u2019Aniene fino al Fucino, il territorio sabino fino all\u2019Appennino,\u00a0 la parte sinistra del Liri. Una parte di questo notevole territorio, che molto pi\u00f9 tardi prese il nome di Lazio, prima della formazione\u00a0 di Roma, che si fa risalire al 753 a.C., era occupato, a partire dalla riva sinistra del Tevere fino ai colli Albani ( Monte Cavo), da Alba Longa e dai centri, che da Alba dipendevano. Intorno a questa area c\u2019erano poi altre popolazioni: quella Etrusca, quella Sabina, quella degli Equi,quella dei Volsci e quella degli Ernici.<br \/>\nDi tutte queste popolazioni, ad eccezione degli Etruschi, ben poco si sa. Sono misteriose le radici etniche, la cultura, la civilt\u00e0, la storia; si conoscono solo la loro scomparsa e gli avvenimenti che le videro contrapposte a Roma per la sopravvivenza. Ci\u00f2 \u00e8 dovuto al fatto che Roma port\u00f2 avanti una politica di annessione territoriale e demografica delle popolazioni che sottometteva, imponendo a tutte la stessa organizzazione, le proprie leggi, gli usi, i costumi (pure se ne attingeva anche da loro) e distruggendo, cos\u00ec, quasi ogni presenza delle preesistenti civilt\u00e0. Fece eccezione alla regola la politica portata avanti nei confronti della popolazione Ernica, che fu federata con Roma fino alla guerra sociale, e mantenne, fino a quell\u2019evento, una propria identit\u00e0 culturale ed una propria\u00a0 autonomia amministrativa, con eccezione di Anagni, che fu civitas sine suffragio, posta sotto il controllo di un prefetto e che solo dopo la guerra sociale divenne municipio.<br \/>\nUna spiegazione a questa eccezione c\u2019\u00e9. La popolazione Ernica, costituita, oltre che da Anagni, che ne era la citt\u00e0 pi\u00f9 importante, da Ferentino, Alatri, Veroli e Frosinone, aveva una modesta entit\u00e0 territoriale, circa met\u00e0 della valle del Sacco, ed era incuneata tra il territorio degli Equi e dei Volsci, che erano all\u2019epoca i nemici di Roma pi\u00f9 agguerriti, ma anche i pi\u00f9 consistenti demograficamente e territorialmente. Gli Ernici erano intimoriti da queste due popolazioni che praticavano la transumanza tra loro e che erano per questo naturali alleati contro chiunque altro. Peraltro la popolazione ernica, che non confinava con il territorio romano e non abitava in monti scoscesi ed in rocche naturalmente inaccessibili come gli Equi, risiedeva in posizione collinare ed era autosufficiente sul piano economico. Tutte queste circostanze favorirono l\u2019insorgere di un rapporto stretto con Roma dovuto a comuni interessi: gli Ernici avevano l\u2019esigenza di non farsi sovrastare dagli Equi e dai Volsci, i Romani avevano interesse ad avere un fronte amico, incuneato in quello delle due popolazioni, che pi\u00f9 temeva. Alla lunga, quando gli Ernici capirono che Roma, nei suoi piani espansionistici, avrebbe potuto non tener conto della loro indipendenza e conquistarli, allo stesso modo di altre popolazioni,\u00a0 trovarono una intesa ufficiale, che, pur se li port\u00f2 a perdere parte della loro libert\u00e0, salvaguard\u00f2 per\u00f2 le loro esigenze culturali e religiose, oltre che una ridotta autonomia amministrativa. E tuttavia non rimane molto neanche della storia e della civilt\u00e0 degli Ernici, anche se qualche studioso, con molta fantasia pi\u00f9 che con rigore storico, tenta di attribuire opere di sicura epoca romana, presenti nell\u2019antico territorio ernico, a fantomatiche popolazioni indigene o a misteriosi emigranti Pelasgi.<br \/>\nMeno fortunati tra tutti i popoli che ebbero a scontrarsi con Roma sono stati certamente gli Equi, sia perch\u00e9 pochissimi sono i resti nel territorio che sono arrivati fino a noi, sia perch\u00e9 nella campagna militare che port\u00f2 alla loro definitiva sottomissione, i Romani commisero un vero e proprio genocidio, in contrasto, per altro, con la politica di annessione demografica che sempre li aveva contraddistinti. Tutto ci\u00f2 che si pu\u00f2 scrivere degli Equi, almeno fino ad oggi ed in attesa che recenti scoperte ci restituiscano altre notizie, \u00e8 pertanto legato agli avvenimenti relativi alle lotte intercorse prima della loro sottomissione, riportati dalle fonti di storia romana, che comunque non sono poca cosa e, nel loro insieme, consentono di avere di questo popolo uno spaccato della sua cultura, della sua organizzazione, della sua identit\u00e0. Gli Equi, quando Roma cominciava a guardarsi intorno con mire espansionistiche, avevano civilt\u00e0 avanzata ed una economia ricca ed ebbero non poco influsso sulla organizzazione Romana a partire dalla sua formazione e per i primi due secoli della sua storia.<\/p>\n<p>Equi ed Equicoli: identit\u00e0 razziale o dicotomia etnica?<br \/>\nNelle fonti di storia romana si conoscono popolazioni col nome di Equi e\/o Equicoli, che non si sa bene se indichino popolazioni distinte o se siano due nomi di una stessa popolazione. Questo, allora, \u00e8 certamente un tema da affrontare e da chiarire, prima ancora di qualsiasi altro argomento, che riguardi la popolazione equa.<br \/>\nLa domanda sulla unicit\u00e0 razziale o sulla dicotomia etnica\u00a0 tra gli Equi e gli Equicoli, sul piano letterario, \u00e8 molto attuale. E\u2019 sicuramente indicativo, per valutare l\u2019attualit\u00e0 dello studio e della ricerca sul tema, un brano del saggio pubblicato dalla Alvino: \u201cl\u2019alta e media valle del Salto, conosciuta anche come Cicolano, deriva questo suo nome dagli Equicoli, che un tempo l\u2019abitavano (ager aequicolanus). Fin dalla tarda et\u00e0 repubblicana, nelle fonti letterarie sia greche che latine, a conclusione delle lotte sostenute con Roma, le popolazioni stanziate nella valle del Salto, vennero identificate con la denominazione di equicoli, denominazione che poi prevarr\u00e0 soprattutto con Ovidio\u00a0 (Fasti, III,93) e Silio Italico (VIII,731). Oggigiorno identificati con gli Equi, gli Equicoli sono da considerarsi un ramo collaterale di questi ultimi, che appartenenti al gruppo linguistico osco- umbro, occupavano la valle dell\u2019Aniene, la zona intorno al Fucino, la pianura Carseolana, appunto, la valle del Salto, che costituiva la principale via di comunicazione tra le popolazioni del Fucino, della valle dell\u2019Aniene e della pianura reatina, e che confinava con il territorio degli Ernici, dei Marsi e dei Sabini\u201d (1).<br \/>\nSulla medesima lunghezza d\u2019onda \u00e8 anche una Enciclopedia, molto diffusa ed accreditata, la Treccani,\u00a0 la quale definisce gli Equicoli come \u201cfrazione della stirpe degli Equi, la quale dopo il definitivo soggiogamento di costoro nel 304, rest\u00f2 ad abitare l\u2019alta valle del\u2019Imella; in possesso della civitas sine suffragio (Cic, De officiis, I,35) da principio; poi come municipio (Strabone)\u201d.<br \/>\nPer avere un quadro pi\u00f9 ampio sulle idee che circolano in proposito, si ricorda che Paolo Carosi\u00a0 scrive sull\u2019argomento: \u201cIn origine la valle dell\u2019Aniene fu abitata dagli Equi: il nome \u00e8 ricordato dal paese Marano Equo. Gli Equicoli invece vivevano nella valle del Turano e del Salto; ed il nome sopravvive nel territorio detto Cicolano (= Equicolano)\u201d (2). E ancora: \u201cin un primo tempo gli Equi ebbero rapporti pacifici con i Romani. Dal re degli Equi Fertor Resius (Erresius) i Romani avrebbero preso l\u2019istituzione dei Fetiali. Quando per\u00f2 i Romani cominciarono la loro espansione militare, gli Equi, alleati coi Volsci, a lungo si difesero contro i Romani, passando talvolta all\u2019offensiva\u2026 Tra gli oppidi degli Equi ne ricordiamo uno, non lontano dalla valle dell\u2019Aniene, che fa da intermediario nel ritiro di san Benedetto da Roma al sacro speco: Affile, il nome originario Afilae (gli abitanti Afilani), mentre Enfide, Effide, sono deformazioni posteriori\u201d (3).<br \/>\nStanislao Andreotti si limita a registrare che \u201cla nostra zona, come il resto della valle dell\u2019Aniene, in origine fu abitata dagli Equi. Essi in alleanza con i Volsci, difesero a lungo accanitamente la loro indipendenza contro i romani, ma dopo una lotta secolare furono definitivamente soggiogati nel 304 a.c. venendo a formare la trib\u00f9 Aniense\u201d.<br \/>\nPer completare il quadro delle ipotesi, che si sostengono, soprattutto in relazione alla dicotomia etnica di Equi ed Equicoli, ricordo quanto scrive l\u2019architetto Carlo Promis: \u201cLa nazione equa pu\u00f2 considerarsi divisa come in due grandi famiglie, o trib\u00f9, delle quali una sotto il nome di Equi abitava le pianure ed i monti dell\u2019Algido e l\u2019Aniene, estendendosi lungo il corso di questo fiume, e l\u2019altra sotto il diminutivo di Equiculi coltivava le rive del Turano e del Salto\u201d (4).<br \/>\nA questo punto, per\u00f2, sono necessarie alcune precisazioni. Le affermazioni della Enciclopedia Treccani, a mio parere, sono del tutto infondate perch\u00e9 ambedue le circostanze risultano essere solo erronee deduzioni, malamente attribuite. Infatti Strabone non ricorda alcun municipio fra gli Equicoli e Cicerone dice solo che la cittadinanza, sine o cum suffragio, gli antichi Romani la concedevano a chi la meritava. Quanto ad Affile, che viene detta dal Carosi oppido equo, c\u2019\u00e8 da osservare che il centro abitato solo nel XVII secolo ha preso a chiamarsi cos\u00ec, perch\u00e9 per pi\u00f9 di mille anni la localit\u00e0 ha avuto il nome di Effide, a seguito del ritrovamento di una epigrafe male interpretata.<br \/>\nLe ipotesi, avanzate dagli studiosi, sopra citati, sul nome\u00a0 degli Equi e degli Equicoli e sulla loro appartenenza a rami collaterali di una popolazione dalle stesse radici etniche, a mio avviso non sono assolutamente condivisibili, anche se si comprendono, stante il mistero che circonda la popolazione equa. Non c\u2019\u00e8 dubbio, infatti, che le ipotesi della Alvino, di Carosi e del Promis trovino un qualche fondamento soprattutto nei poeti latini come Virgilio, Ovidio e Silio Italico. Virgilio, che come gli altri poeti, non \u00e8 uno storico, come risaputo ha scritto l\u2019Eneide per esaltare il mito di Roma. Il poema epico del poeta mantovano ha avuto per\u00f2 tanta fortuna, anche sul piano storico, e soprattutto presso studiosi di storia locale, da essere preso a riferimento abituale, anche laddove ha avanzato ipotesi fantasiose sulle origini delle prime popolazioni, che ebbero a scontrarsi con Roma. Il poeta per tre volte, nel VII libro dell\u2019Eneide, espressamente o implicitamente, parla del territorio equo o equicolo. Il primo accenno che fa al territorio equo \u00e8 quello in cui ricorda la schiera che abitava il freddo Aniene guidata dal condottiero Ceculo contro Enea:<br \/>\nHunc legio late comitatur agrestis:<br \/>\nquique altum Praeneste viri, quique arva Gabinae<br \/>\nIunonis gelidumque Anienem et roscida rivis<br \/>\nhernica saxa colunt.<br \/>\nIl poeta non indica espressamente gli Equi, ma \u00e8 evidente che quando\u00a0 ricorda \u201cla schiera agreste di Preneste, di Gabi e di coloro che abitano il freddo Aniene\u201d, individua in essi gli Equi, il cui territorio comprendeva almeno l\u2019Algido e Tuscolo, ma anche Gabi, Preneste e gli abitanti del fiume Aniene fino ad Alba Fucens, essendo i Romani convinti che l\u2019Aniene (\u201cgelido\u201d per Virgilio, per Marziale e Silio Italico, ma \u201cfreddissimo\u201d per Frontino) avesse le origini nel lago del Fucino. Il mancato ricorso nella circostanza al nome equo \u00e8 solo legato a problemi metrici, mentre lo usa successivamente per ricordare\u00a0 che il condottiero Messapo guida contro Enea le schiere Fescennine, gli Equi, i Falisci, quelli del Soratte, del Cimmino e di Capena:<br \/>\nHi Fescenninas acies Aequosque Faliscos.<br \/>\nHi Soractis habent arces Flaviniaque arva<br \/>\nEt Cimini cum monte lacum lucosque Capenos.<br \/>\nIl terzo caso in cui Virgilio (Eneide, libro VII) si trova a presentare gli\u00a0 Equicoli \u00e8 quello in cui cita il condottiero Ufente, che guida le sue schiere contro Enea:<br \/>\nEt te montosae misere in proelia Nersae,<br \/>\nUfens, insignem fama et felicibus armis;<br \/>\nhorrida precipue cui gens adsuetaque multo<br \/>\nvenatu nemorum, duris aequicola glaebis.<br \/>\nE\u2019 bene chiarire, tuttavia, senza mezzi termini che si \u00e8 in presenza di espressioni e fantasie poetiche ricche di iperboli e ipotiposi, i cui termini rispondono ad esigenze metriche e non storiche. L\u2019esametro dattilico, usato da Virgilio, richiedeva al quinto piede un dattilo ed aequicolus era un dattilo naturale ed ideale per il poeta, che doveva rispettare le cadenze della metrica. E come Virgilio anche altri poeti, che hanno influenzato nella materia non poco le ipotesi degli studiosi, usano il termine equicolo perch\u00e9 dattilo naturale. Infatti Virgilio, per l\u2019esigenze del quinto piede dell\u2019esametro, ricorre ad aequicola glaebis , cos\u00ec come Silio Italico ad aequicola rura ed Ovidio ad aequicolus asper.<br \/>\nIo credo che non possano essere questi gli elementi di prova o di certezza per ricostruire la storia di un popolo o per conoscere il vero nome del popolo equo o equicolo. A voler attribuire anche un minimo di valore storico a queste espressioni poetiche, dovremmo concludere che il territorio attraversato dall\u2019Aniene era quello degli Equi, mentre quello equicolo era il territorio ancora oggi detto Cicolano, tra Massa d\u2019Albe, Borgorose, Pescorocchiano, Petrella Salto. Ma una lettura topografica, come quella data, poteva appartenere all\u2019et\u00e0 augustea e non certamente ai tempi che precedettero e seguirono la formazione di Roma.<br \/>\nSilio Italico nelle Punicorum si discostava, comunque, da questa ipotesi perch\u00e9 assegnava agli equicoli, come territorio d\u2019insediamento, non gi\u00e0 il Cicolano ma l\u2019alta valle dell\u2019Aniene:<br \/>\nQuique Anienis habitant ripas, gelidoque rigantur<br \/>\nSimbrivio, rastrisque domant aequicola rura.<br \/>\nCon questi versi il poeta celebrava l\u2019intervento degli abitanti del territorio equo a fianco dei Romani contro Annibale e per comprenderli nel giusto modo, si deve tener presente che nell\u2019antica Roma i reclutamenti militari avvenivano attraverso le tribus e ci\u00f2 anche quando i municipi, dopo la guerra sociale, assunsero molte delle funzioni di queste. Il riferimento di Silio Italico \u00e8 da collegarsi, perci\u00f2, alla tribus Aniensis. Se non si concorda con l\u2019interpretazione data, sarebbe automatica la contraddizione fra quanto scrive Silio Italico e quanto raccontato da Livio a proposito di Alba Fucens e Carseoli, colonie ascritte alla tribus Aniensis, e del loro rifiuto insieme ad altre dieci: Nepente, Sutrio, Ardea, Cales, Sora, Suessa, Setia, Circei, Narnia, Interamna, di fornire militari e vettovaglie ai Romani.<br \/>\nOvidio, invece, non d\u00e0 indicazioni topografiche, ma nei Fasti ricorda che alcune celebrazioni religiose del dio Marte davano il nome coincidente fra gli Albani, gli Aricini, i Tuscolani, e diverso per i Laurenti e gli Equicoli. L\u2019uso di Equicolo da parte di Ovidio, indipendentemente dalle esigenze metriche, sembra nel caso voler indicare gli Equi, senza distinzione di sorta:<br \/>\nInter Arcinos Albanaque tempora constat<br \/>\nfactaque Telegoni moenia celsa manu quintum<br \/>\nLaurentes, bis quintum Aequicolus asper<br \/>\na tribus hunc primum turba Curensis habet (5).<br \/>\nQueste citazioni, come detto, culturalmente interessanti, storicamente non possono costituire la base di uno studio serio ed approfondito per accertare quale sia il nome degli Equi e\/o degli Equicoli.<br \/>\nLe fonti di riferimento devono essere gli storici antichi pi\u00f9 accreditati, fra i quali il principe non pu\u00f2 che essere Tito Livio, che in numerosi libri e con ricchezza di notizie, riferisce le gesta romane, ma anche le imprese di questo popolo italico. L\u2019affermazione non deve meravigliare perch\u00e9 l\u2019opera di Livio, pur se scritta ai tempi di Augusto e per celebrare Roma, \u00e8 il frutto di una laboriosa ricerca operata su testi molto antichi, sicuramente attendibile, quanto ai riferimenti degli Equi. Si pu\u00f2 infatti pensare ad una difesa d\u2019ufficio da parte dello storico, magari anche ad esagerazioni dei comportamenti dei Romani, ma nessuno\u00a0 pu\u00f2 pensare che nella circostanza possano essere state alterate le vicende marginali degli Equi.<br \/>\nNella Storia di Roma di Tito Livio, gli Equi non sono argomento occasionale e lo storico latino indica abitualmente quella popolazione con un solo termine: Equi, ricorrendo in due soli casi al termine equicolo, e precisamente al capitolo XXXII del primo libro, allorch\u00e9 riferisce del rito feziale (\u201cjus ab antiqua gente aequicolis quod nunc fetiale habent descripsit, quo res repetuntur\u201d), e al capitolo XIII del decimo libro, allorch\u00e9 riferisce che \u201clo stesso anno, sotto i consoli Gneo Fulvio e Scipione, nel 298 a.C. fu stanziata una colonia a Carseoli in agrum aequicolorum\u201d.<br \/>\nUna conclusione, che potrebbe trarsi, \u00e8 quella secondo cui il termine equicolo sia stato utilizzato subito dopo la istituzione della tribus Aniensis (299 a.C.), in cui Carseoli fu necessariamente inserita, ed il cui territorio comprendeva quello delle 40 citt\u00e0 conquistate dai Romani nel 304 a.C. con la sottomissione degli Equi. L\u2019uso del termine equicolo, allora, avrebbe dovuto servire ad indicare il resto degli Equi non sottomessi, sopravvissuti in quello che ancora oggi si dice Cicolano. La maggior parte degli studiosi \u00e8 arrivata a questa conclusione, anche se si deve osservare che la colonia di Carseoli fu inserita nella Tribus Aniensis, cio\u00e8 nel territorio delle 40 citt\u00e0 eque conquistate, e di conseguenza dovrebbe affermarsi che l\u2019espressione \u201cin agrum eaquicolorum\u201d starebbe ad indicare la valle dell\u2019Aniene. Infatti se si volesse ritenere che con questa espressione Livio volesse indicare il Cicolano, l\u2019affermazione dello storico sarebbe implicitamente contraddittoria.<br \/>\nDionigi D\u2019Alicarnasso, altro storico antico, conferma interamente Livio e fa ricorso, per narrare le vicende e le imprese degli Equi, unicamente a questo termine. Nel compendio di storia romana, noto come Antiquitates Romanae, compare solo il termine Equi, con l\u2019eccezione del termine aequiculus che usa allorch\u00e9 riferisce della istituzione da parte di Numa Pompilio del rito feziale, che dice appreso dagli Equicoli: \u201cla settima parte delle leggi sacre fu indirizzata a dar ordine ai feziali, come essi vengono chiamati. Questi, secondo il linguaggio greco si direbbero giudici di pace: si scelgono tra le famiglie pi\u00f9 illustri e restano addetti al sacro ministero tutta la vita. Numa per la prima volta istitu\u00ec tale venerabile ordine. Io non so precisare se egli lo derivasse dagli Equicoli, come alcuni ritengono\u201d (6).<br \/>\nIn Strabone, noto geografo dell\u2019antichit\u00e0, gli Equi sono ricordati cos\u00ec tre volte; non compaiono n\u00e9 equicolo n\u00e9 equicolano (cicolano). Sul finire dell\u2019epoca repubblicana, proprio per l\u2019azione demolitrice dei Romani, della civilt\u00e0 equa nulla restava nel territorio, soprattutto in quello limitrofo alla citt\u00e0 di Roma, per cui gli scrittori e gli storici avevano serie difficolt\u00e0 ad attribuire importanza a questo popolo. Per questo, oltre che in Strabone, anche in Plutarco, autore delle Vite Parallele, che ebbe modo di raccontare i momenti epici della storia romana, gli Equi, di cui usa solo questo nome, sono argomento di limitata attenzione e si incontrano solo nelle monografie di Coriolano e di Furio Camillo.<br \/>\nMa c\u2019\u00e8 un\u2019iscrizione, conservata nell\u2019Antiquarium del Palatino, che rappresenta il documento forse decisivo per comprendere il problema. Nell\u2019epigrafe viene ricordato Erresio (o Resio) Fertore e la sua qualifica di rex Aequicolus, il quale per primo mise in vigore il rito feziale, che poi i Romani fecero proprio sotto il re Numa Pompilio. La lettura attenta di questa iscrizione pu\u00f2 essere illuminante e risolutiva della questione:<br \/>\nFert. Erresius<br \/>\nrex Aequicolus<br \/>\nis primus ius fetiale paravit<br \/>\nInde P.R.<br \/>\ndiscipleinam excepit (7).<br \/>\nCome si vede il termine equicolo compare come aggettivo qualificativo del nome rex, per indicare il re degli Equi. Infatti non poteva dirsi rex aequus e non solo per cacofonia, ma per l\u2019evidente confusione che si sarebbe avuta con \u201cre giusto\u201d. E del resto nell\u2019iscrizione avrebbe potuto aversi rex Aequorum, che non avrebbe avuto lo stesso effetto espressivo e fonico, mentre se avessero voluto indicare un possibile popolo equicolo avrebbero dovuto scrivere rex Aequicolorum, cio\u00e8 re degli Equicoli. Se a queste considerazioni si aggiunge che il termine equicolo (parola composta come per coelicolus) ricorre unicamente per ricordare la circostanza nella quale i Romani appresero e fecero proprio lo jus fetiale dagli Equi, deve concludersi che molto probabilmente le fonti ricordate trassero questa notizia, che riportarono con la stessa espressione, proprio dalla iscrizione, che \u00e8 stata presa in esame. Ma nel caso l\u2019uso dell\u2019aggettivo equicolo era giustificato, perch\u00e9 unico aggettivo derivabile dal nome Aequus, il nome del popolo equo.<br \/>\nQuesta lettura, che a qualcuno potr\u00e0 sembrare artificiosa, \u00e8 confortata proprio dalle citazioni culturali dei poeti, che sono stati prima ricordati. Virgilio e Silio Italico, infatti, usano il termine equicolo solo come aggettivo ( gens aequicola e aequicola rura ), perch\u00e9 in effetti, oltre a non aversi in nessuna fonte latina un altro diverso aggettivo per indicare la popolazione equa, l\u2019unico modo per aggettivare il nome Aequus, senza creare confusione, era quello di renderlo con equicolo. Per chiarire ulteriormente il concetto, i Marsi, popolazione limitrofa degli Equi, almeno cos\u00ec tutti hanno scritto, sono aggettivati nel nome con marsici: guerra marsica, gens marsica, regio marsica. Allora si chiarisce anche il termine Aequos Faliscos di virgiliana memoria, il quale nella circostanza o vuole enumerare separatamente gli Equi e i Falisci o deve ammettersi che con Aequos vuole indicare i Falisci giusti.<br \/>\nRimane da comprendere interamente l\u2019espressione di Livio in cui ricorda l\u2019inserimento di Carsoli, citt\u00e0 dei Marsi, nel territorio degli Equicoli, cio\u00e8 in agrum aequicolorum. Livio ricorre a questa espressione per affermare che la colonia di Carsoli viene annessa al territorio conquistato dai Romani nella campagna del 304 a.C., cio\u00e8 in quel territorio che fu riunito nella tribus Aniensis.\u00a0 Nel caso nessuna confusione \u00e8 permessa, perch\u00e9 Livio con il termine aequicolorum\u00a0 indica gli Equi, che ai suoi tempi molto probabilmente venivano indifferentemente indicati con Aequi o con Aequiculi.\u00a0 Infatti, con quel termine Livio indica la popolazione del sottomesso territorio degli Equi, i cui abitanti cita in un altro\u00a0 passo con Trebulanis, che molti hanno voluto individuare come gli abitanti di una inesistente citt\u00e0 romana, mentre con quella espressione lo storico padovano voleva indicare gli abitanti del fiume Aniene, che presso gli Equi si chiamava Trebula, presso i Romani Anio e presso i Sabini Nerio.\u00a0 L\u2019affermazione \u00e8 confortata dalla considerazione secondo la quale i Romani avevano sottratto Carsoli ai Marsi non certo per darla agli Equicoli (Cicolani), che non erano mai stati sottomessi. In verit\u00e0, proprio dall\u2019esame dell\u2019espressione di Livio, oggi, anche senza che le fonti lo dicano, si comprende perch\u00e9 i Romani vollero l\u2019operazione del distacco di Carsoli dai Marsi. La campagna del 304, quando gli Equi furono sottomessi, anche se non interamente, fu condotta dai Romani per impadronirsi di tutto il territorio dell\u2019Aniene (fiume che credevano originasse dal lago del Fucino)\u00a0 che comprendeva anche Alba Fucens. Fu aggiunto a tutto questo territorio quello di Carsoli, con lo scopo di chiudere e difendere la valle dell\u2019Aniene, all\u2019interno della quale intendevano costruire gli acquedotti per il rifornimento idrico di Roma.<br \/>\nSe non \u00e8 questa la giusta lettura del termine Aequicolorum, dovrebbe ammettersi che si tratti di un errore di copiatura dei copisti medioevali, magari quando la denominazione volgare del territorio cicolano veniva indicata con l\u2019attuale toponimo. In tal caso l\u2019espressione originaria di Livio avrebbe dovuta essere in agrum aequiculum, con il termine equicolo usato come aggettivo di Equo. A definire la questione, in ogni modo, \u00e8\u00a0 Diodoro Siculo, il quale in un passo del libro XIV della sua Storia Universale, narrando le vicende degli Equi\u00a0 e la presa della citt\u00e0 di Bola da parte dei Romani, inequivocabilmente dice: \u201cDopo la battaglia, il dittatore (Furio Camillo) sentendo che Bola era assediata dagli Equi (\u0391\u03b9\u03ba\u03bb\u03c9\u03bd), ora chiamati Equicoli\u00a0 (\u0391\u03b9\u03ba\u03b9\u03ba\u03bb\u03c9\u03bd), condusse l\u2019esercito l\u00ec ed uccise la maggior parte degli assedianti\u201d.<br \/>\nIn conclusione, credo sia difficile sostenere la tesi secondo la quale sarebbero distinte, anche se collaterali, le etnie degli Equi e degli Equicoli, che sono sempre stati uno stesso popolo ed hanno abitato un comune territorio.<\/p>\n<p>1 &#8211; G. Alvino, Gli Equi nel Lazio, Quasar, 1995.<br \/>\n2 &#8211; P. Carosi, I Monasteri di Subiaco, Subiaco, 1987,\u00a0 p. 9.<br \/>\n3 &#8211; Idem.<br \/>\n4 &#8211; C. Promis, Le antichit\u00e0 di Alba Fucense negli Equi, Roma, 1836 (rist. anastatica, edizioni Polla, Avezzano).<br \/>\n5 &#8211; Ovidio, Fastorum: \u201cE\u2019 noto il mese che ha il nome di Marte fra gli Aricini e gli Albani e dentro le alte mura costruite per mano di Telegono\u00a0 (Tuscolani);\u00a0 i Laurenti\u00a0 lo hanno per quinto e per decimo il fiero equicolo, lo ha come quarto mese invece\u00a0 la popolazione di Curi\u201d.<br \/>\n6 &#8211; Dionigi D\u2019Alicarnasso, Antiquitates Romanae.<br \/>\n7 &#8211; C.I.L, VI, 1302: \u201cErresio Fertore, re equicolo, per primo eman\u00f2 il diritto feziale. Poi il popolo romano fece proprio il cerimoniale\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>EQUI O EQUICOLI ? 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