{"id":2031,"date":"2014-01-10T18:03:39","date_gmt":"2014-01-10T17:03:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=2031"},"modified":"2014-01-10T18:03:39","modified_gmt":"2014-01-10T17:03:39","slug":"insediamenti-equi-in-territorio-di-agosta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/insediamenti-equi-in-territorio-di-agosta\/","title":{"rendered":"INSEDIAMENTI  EQUI  IN TERRITORIO DI AGOSTA"},"content":{"rendered":"<p>INSEDIAMENTI\u00a0 EQUI<br \/>\nIN TERRITORIO DI AGOSTA<\/p>\n<p>di Giuseppe Panimolle<\/p>\n<p>La testimonianza della presenza degli Italici nel territorio di Agosta \u00e8 attestata dalla scoperta avvenuta intorno agli anni 1983 &#8211; 1985 di tre importanti siti archeologici nelle localit\u00e0 Castellone, Lavoratine e Cisterna.<\/p>\n<p>Le mura di Castellone<br \/>\nIl primo sito si trova sulla sommit\u00e0 di una collina, a oltre due Km in linea d\u2019aria dal paese, verso nord. Si tratta di quattro recinti semicircolari concentrici realizzati con pietre poligonali lungo i fianchi del colle, da mezza costa fino alla cima dalla forma arrotondata, dove ancora esiste una grande spianata a forma di aia pavimentata con basolato di pietra locale. Il diametro della cinta pi\u00f9 piccola misura circa 50 metri; mentre quello delle altre cinte non \u00e8 stato possibile rilevarlo per la presenza della fitta vegetazione. Le quattro cinte murarie sono ancora ben conservate per alcuni tratti e risultano realizzate secondo la tecnica dei castellieri. Il recinto posto pi\u00f9 in basso in qualche punto raggiunge l\u2019altezza di m 1,20. Le caratteristiche morfologiche del colle e la tipologia delle mura portano a concludere che si tratti di un luogo fortificato.<br \/>\nDei tre siti questo \u00e8 senza dubbio il pi\u00f9 antico. Infatti la sua posizione di avamposto rispetto al fondo valle e l\u2019equidistanza rispetto agli altri due, che si trovano pi\u00f9 all\u2019interno verso le falde della montagna, fanno pensare ad una stretta correlazione fra di loro. Il colle del Castellone aveva tutti i requisiti per fungere da fortezza. Se si considera poi che gli altri due siti costituiscono con il primo i vertici di un triangolo, non v\u2019\u00e8 dubbio che si tratti di insediamenti perfettamente integrati, pur se con funzioni diverse.<\/p>\n<p>L\u2019edificio sacro (?) di Lavoratine<br \/>\nIl secondo sito si trova in localit\u00e0 Lavoratine, alla distanza di 700-800 metri dal Castellone e ad una quota pi\u00f9 alta di una sessantina di metri rispetto a quest\u2019ultimo. L\u2019ubicazione \u00e8 a ridosso delle radici del monte delle Falconare, verso nord. Si tratta di 16 grandi massi ben squadrati, tredici dei quali sono sistemati a forma di recinto rettangolare mentre tre, allineati fra loro, si trovano ad una distanza di m14 dal recinto, e non si pu\u00f2 determinare se siano da mettere in relazione con quest\u2019ultimo. Il recinto ha un orientamento sud-est-nord-ovest. Il lato esposto a sud-est \u00e8 lungo m 7 ed \u00e8 formato da cinque massi ben allineati, due dei quali sono sovrapposti quasi a formare un gradino. Il lato esposto a sud-ovest \u00e8 lungo m 6 ed \u00e8 formato da quattro massi. Il lato esposto a nord-est si compone anch\u2019esso di quattro massi, due dei quali, che sembrano essere rotolati verso l\u2019esterno, sono i pi\u00f9 lunghi di tutti. Il lato esposto a nord-ovest non presenta alcun masso, essendo il terreno leggermente acclive. Tutti e sedici i massi hanno la forma parallelepipeda, tranne due, i pi\u00f9 lunghi (massi n.12 e n.13), i quali sono di forma lievemente troncopiramidale a base quadrangolare ed hanno le seguenti misure: lunghezza m 2,20; base maggiore m 0,70 x 0,65; base minore m 0,60 x 0,55. Le dimensioni degli altri quattordici massi differiscono tra loro (1) e le lunghezze sono le seguenti: masso n.1: m 0,95; masso n. 2: m 0,85; masso n.3: m1,65; masso n. 4: m 1,30; masso n. 5: m 0,80; masso n. 6: m 0,50; masso n. 7: m 0,50; masso n. 8: m 1,35; masso n. 9: m 0,85; masso n. 10: m 1,05; masso n. 11: m 2,10; masso n. 14: m 1,25; masso n. 15: m 0,60; masso n. 16: m2,00.<br \/>\nLa grandezza dei massi e la loro forma, nonch\u00e9 la conformazione del recinto fanno pensare ad un edificio sacrale dedicato ad una qualche divinit\u00e0 venerata dal popolo degli Italici. Tutt\u2019intorno al recinto, soprattutto verso nord-ovest, il terreno \u00e8 cosparso di materiale fittile, segnatamente tegole battentate e frammenti di vasellame di vario spessore anche smaltati a vernice rossa e nera con porzioni di anse e orli. E\u2019 il segno evidente che presso l\u2019edificio sacrale vi fosse un insediamento umano, anche se di epoca pi\u00f9 recente (2).<\/p>\n<p>I manufatti della collina Cisterna<br \/>\nIl terzo sito si trova in localit\u00e0 Cisterna, sempre a nord-est del centro abitato di Agosta, e si compone di due parti collegate fra di loro. La prima \u00e8 costituita dalla presenza di nove massi squadrati, di dimensioni pi\u00f9 ridotte rispetto a quelli delle Lavoratine, che sono sparsi qua e l\u00e0 sul culmine di una collinetta pietrosa. Quattro dei nove massi sono pi\u00f9 grandi rispetto agli altri e misurano m 1,20 in lunghezza, con la base quadrangolare di m 0,60. Le dimensioni degli altri cinque variano da m 0,85 a m 0,60 in lunghezza e da m 0,70 x 0.60 a m 0,45 x 0,45 alla base. Tutti e nove i massi hanno tre delle quattro facce ben levigate e presentano piccoli incavi alle estremit\u00e0. I quattro massi pi\u00f9 grandi in una faccia presentano una risega profonda 10 cm e lunga 50 cm Data la grandezza di questi massi, si pu\u00f2 supporre che essi siano, se non proprio coevi degli altri, della medesima epoca e che perci\u00f2 i tre siti siano da mettere in relazione stretta fra di loro, anche se con funzioni diverse. In particolare, \u00e8 da supporre che questa parte del sito della Cisterna possa essere riferita ad una costruzione monumentale, quale un mausoleo, o un edificio destinato alle riunioni di assemblee pubbliche. Nelle adiacenze, tra le pietre di una maceria, \u00e8 stata rinvenuta una scheggia con scanalature appartenuta con ogni probabilit\u00e0 alle volute della veste di una statua; inoltre nei muri di una casetta di campagna diruta sono inglobati cocci di vario spessore e fogge diverse, che fanno pensare a resti di embrici, utilizzati nei tempi antichi per la copertura di qualche edificio.<br \/>\nLa seconda parte del sito, poco distante a quota leggermente pi\u00f9 bassa e verso ovest, consiste in un grande ipogeo. La costruzione a pianta rettangolare, con volta a sesto acuto, ha le seguenti dimensioni: lunghezza m 18, larghezza m 3, altezza fino alla imposta della volta m 3, altezza della volta m 0,50. Le pareti sono in opus incertum, che ingloba brecce di varia grandezza, le quali si alternano con sassi di forma piramidale a faccia quadrangolare, in parte ricoperti di colate di concrezioni calcaree. La volta, crollata per i due terzi verso ovest, sembra essere stata gettata con armatura di assi di legno disomogenee, di cui son ben visibili le impronte.<br \/>\nIl reperto fu sicuramente una conserva d\u2019acqua risalente con molta probabilit\u00e0 all\u2019epoca degli Equi e utilizzata anche dalla Tribus Aniensis, anche se l\u2019assenza a monte di una qualche sorgente, o di un bacino imbrifero, porterebbero ad escluderlo. Tuttavia, avendo premesso che sul culmine della collinetta (3) esistevano costruzioni, si pu\u00f2 concludere che il serbatoio poteva essere alimentato con le acque piovane raccolte dalle grondaie e incanalate fino all\u2019imbocco della \u201ccisterna\u201d. Allo stato attuale del reperto non \u00e8 possibile portare alla luce il foro d\u2019uscita dell\u2019acqua, data la grande mole dei detriti della volta crollata sul fondo del serbatoio, che aveva una capacit\u00e0 di 170.000 litri di acqua, e poteva servire non solo piccoli insediamenti umani esistenti in zona, ma anche essere utilizzato a scopo irriguo dei terreni coltivati posti a valle.<br \/>\nCirca la datazione del manufatto, si ritiene che esso risalga all\u2019epoca degli Equi per una ragione precisa di natura architettonica attinente alla forma della volta, che \u00e8 ad arco acuto, secondo lo stile degli Etruschi, coevi degli Equi. Se, infatti, fossero stati i Romani della Tribus Aniensis a realizzare l\u2019opera, avrebbero sicuramente fatto uso dell\u2019arco a tutto sesto. Precisato ci\u00f2, va detto che la \u201ccisterna\u201d fu costruita in epoca pi\u00f9 recente rispetto all\u2019utilizzo dei massi ed alla realizzazione dell\u2019ipotetico mausoleo, o edificio adibito a riunioni.<\/p>\n<p>1 &#8211; Per un rilievo completo del sito occorrerebbe uno scavo sistematico sotto la guida della Soprintendenza ai Beni Archeologici. Si precisa, comunque, che tutti i massi sono stati contraddistinti con numerazione progressiva disposti in senso antiorario. I massi rilevati negli anni 1983-84 erano soltanto dodici. Recentemente, a seguito d\u2019una parziale bonifica del terreno, ne sono venuti alla luce altri quattro.<br \/>\n2 &#8211; Il sito fino al 1983 era considerato dai contadini del posto come un luogo misterioso, ove nei secoli passati erano stati sepolti tesori e bottini di guerra. Chi scrive lo ha visitato pi\u00f9 volte sotto la guida del proprietario del fondo Mario Panimolle. Informata la Soprintendenza e con la collaborazione del sig. Marcello Orlandi, esperto di archeologia, \u00e8 stato effettuato un rilievo empirico e sommario con la datazione dei massi e della loro funzione. Cfr G. Panimolle, Agosta, castello dell\u2019Abbazia Sublacense, Roma, Corograf, 1986. La notizia del rinvenimento fu pubblicata anche da M. Orlandi, in Comunit\u00e0 Montana dell\u2019Aniene, anno IV, n.2, febbraio 1986.<br \/>\n3- Il 28 marzo 2002, sulla collinetta, nelle adiacenze dei massi sono stati rinvenuti frammenti di embrici.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>INSEDIAMENTI\u00a0 EQUI IN TERRITORIO DI AGOSTA di Giuseppe Panimolle La testimonianza della presenza degli Italici nel territorio di Agosta \u00e8 attestata dalla scoperta avvenuta intorno agli anni 1983 &#8211; 1985&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-2031","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-pillole-di-aequa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2031","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2031"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2031\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2032,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2031\/revisions\/2032"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2031"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2031"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2031"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}