{"id":2037,"date":"2014-01-10T18:08:50","date_gmt":"2014-01-10T17:08:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=2037"},"modified":"2014-01-10T18:08:50","modified_gmt":"2014-01-10T17:08:50","slug":"liconografia-musicale-negli-affreschi-del-sacro-speco-di-subiaco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/liconografia-musicale-negli-affreschi-del-sacro-speco-di-subiaco\/","title":{"rendered":"L\u2019ICONOGRAFIA MUSICALE NEGLI AFFRESCHI DEL SACRO SPECO  DI SUBIACO"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019ICONOGRAFIA MUSICALE<br \/>\nNEGLI AFFRESCHI DEL SACRO SPECO\u00a0 DI SUBIACO<\/p>\n<p>di Luca Verzulli<\/p>\n<p>Con questo articolo diamo inizio a una ricerca (intelligentemente suggeritaci da Artemio Tacchia) su tutta l\u2019iconografia musicale del territorio di cui si occupa Aequa. Partiamo dal monumento che nella nostra zona contiene certamente il maggior numero di affreschi, quasi tutti di grande importanza storico-artistica: il complesso del sacro Speco di Subiaco.\u00a0 Per maggiore completezza e precisione saremmo lieti di ricevere segnalazioni da parte dei lettori della nostra rivista su qualsiasi immagine di suonatori e\/o di strumenti musicali antichi rintracciassero nelle chiese e negli edifici storici della nostra zona (1).<\/p>\n<p>Cos\u2019\u00e8 l\u2019iconografia?<br \/>\nL\u2019iconografia musicale \u00e8 la scienza che si occupa di raccogliere e catalogare tutti i documenti visivi che ci informano sulla musica e in particolare sugli strumenti musicali e sul modo di suonarli. Le fonti iconografiche sono i dipinti, gli affreschi, i disegni, le incisioni, le sculture ecc., non escluse le arti cosiddette minori, come l\u2019intarsio, la ceramiche, l\u2019oreficeria, le maioliche dipinte ecc.<br \/>\nL\u2019iconografia musicale ha una grandissima importanza per il mondo dell\u2019Antichit\u00e0 classica e del Medioevo, periodi da cui non ci sono giunti che pochissimi strumenti conservati e testimonianze scritte non molto consistenti o attendibili. L\u2019iconografia ha invece una importanza marginale per i secoli pi\u00f9 vicini a noi (come il XIX e il XX), che sono ben documentati specialmente dalle riprese fotografiche e cinematografiche.<\/p>\n<p>Gli Affreschi del Sacro Speco<br \/>\nIl \u201cSacro Speco\u201d, detto anche \u201cMonastero di S. Benedetto\u201d, sorse a partire dal XII sec. sopra e intorno alla grotta dove S. Benedetto pass\u00f2 i primi anni di vita monastica. Il complesso comprende due piccole chiese sovrapposte, una serie di cappelle e di grotte riunite da scalinate e il monastero.<br \/>\nGli strumenti musicali compaiono quasi tutti negli affreschi della chiesa superiore e della cappella della Madonna che la critica attribuisce ad un ignoto \u201cMaestro Trecentesco\u201d (2). Un solo strumento invece si vede nell\u2019affresco, pi\u00f9 tardo, del Giudizio Universale che si trova nell\u2019atrio di S. Gregorio ed \u00e8 attribuito a un cosiddetto \u201cTerzo Maestro del XV sec.\u201d da taluni (3), a un certo \u201cPetrus\u201d (con data 1466) da altri (4).<\/p>\n<p>1 &#8211; &#8220;Maestro Trecentesco&#8221;, Chiesa Superiore, Crocifissione: due trombe diritte (Fig. 1)<br \/>\n, un corno (Fig. 2).<br \/>\n2 &#8211; &#8220;Maestro Trecentesco&#8221;, Chiesa Superiore, parete sinistra, secondo registro, Andata al Calvario: due trombe diritte (Fig. 3), un corno (Fig. 4).<br \/>\n3 &#8211; &#8220;Maestro Trecentesco&#8221;, Chiesa Superiore, parete destra, registro inferiore, Entrata in Gerusalemme: cennamella (o piffaro) (Fig. 5) .<br \/>\n4 &#8211; &#8220;Maestro Trecentesco&#8221;, Chiesa Superiore, parete destra, terzo registro, Ascensione: viella (5 corde), cennamella (o piffaro), (Fig. 6) liuto (6 corde), flauto doppio (Fig. 7).<br \/>\n5 &#8211; &#8220;Maestro Trecentesco&#8221;, Cappella della Madonna, Assunzione della Vergine Maria: a destra dall`alto: cennamella, flauto doppio, liuto (6 corde); a sinistra: viella (5 corde), flauto a tre buchi e tamburo, flauto doppio (Fig. 8).<br \/>\n6 &#8211; \u201cTerzo Maestro del XV sec.\u201d o \u201cPetrus\u201d, Atrio di S. Gregorio, Giudizio Universale: tromba diritta (Fig. 9).<\/p>\n<p>Gli strumenti<br \/>\nGli strumenti della \u201cCrocifissione\u201d e della \u201cAndata al Calvario\u201d rimangono gli stessi, cos\u00ec come uguali sono i personaggi che li suonano. Il cornista \u00e8 un cavaliere riccamente vestito e con un buffo copricapo \u201cpiramidale\u201d. Suona un corno naturale ricavato da un corno di animale, usato spesso nella caccia. I due trombettieri, anch\u2019essi a cavallo, suonano la tromba diritta, detta anche buisine o buccina come la tromba usata dai soldati della Roma antica. La tromba non era solo uno strumento adatto per la sua potenza sonora a trasmettere segnali in ambito militare, ma era anche importante per il suo forte simbolismo: strumento dei re e anche strumento \u201csacro\u201d (vedi le tante volte che la \u201ctromba\u201d compare nella Bibbia), era uno strumento fortemente decorativo, simbolo della potenza del nobile, della citt\u00e0 o dell\u2019esercito. Nell\u2019affresco del \u201cGiudizio Universale\u201d vediamo nuovamente la tromba, questa volta usata da un angelo per annunciare la fine del mondo come riporta l\u2019Apocalisse di Giovanni (5).<br \/>\nLa tecnica di emissione sia della buisine\u00a0 sia del corno da caccia \u201csi basa sullo sfruttamento degli armonici naturali propri dei tubi sonori: il suonatore, facendo vibrare le labbra nell\u2019imboccatura, \u201ccerca\u201d le note sulle quali il tubo naturalmente risuona. Nel registro basso gli armonici sono molto distanti tra loro, per avvicinarsi poi a poco a poco, sino a formare, nel registro acuto, un\u2019intera scala diatonica con qualche semitono cromatico\u201d(6).<br \/>\nPerch\u00e9 nelle due scene della chiesa superiore (una conseguente all\u2019altra: prima l\u2019\u201dAndata al Calvario\u201d e poi \u201cla Crocifissione\u201d) compaiono trombe e corni? Questi strumenti nel XIV secolo erano legati alla nobilt\u00e0 feudale che li usava per la caccia (il corno) e per la guerra (la tromba). I pittori di questo periodo \u201cattualizzavano\u201d alla propria epoca le scene evangeliche e cos\u00ec, invece di dipingere soldati romani o giudei del I sec. d. C., rappresentavano militari medievali comandati da cavalieri di alto rango.<br \/>\nUna interessante ipotesi sulla tromba e il corno me l\u2019ha gentilmente comunicata il prof. Renato Meucci (7): \u201cLa presenza di questi due strumenti mi ha riportato alla mente una questione mai risolta, la presenza nelle fonti antiche Due- Trecentesche della distinzione tra &#8220;tuba&#8221; e &#8220;tubecta&#8221; o anche tromba\/trombetta, che ho trattato tanti anni fa (Bonner Jahrbuch, XV, 1991), senza saper dare una risposta al perch\u00e9 di questa continua distinzione, presente in tanti autori medievali e perfino degli atti cittadini coevi. Mi sorge per la prima volta il sospetto che con tubecta si potesse chiamare il corno suonato come strumento musicale, il che potrebbe spiegare la distinzione (ben documentata da questi affreschi) tra i due termini.\u201d<br \/>\nI flauti doppi usati dagli angeli dell\u2019\u201dAscensione\u201d e dell\u2019\u201dAssunzione della Vergine\u201d non sono altro che due flauti a becco suonati insieme e che quindi producono musiche a due voci. Il flauto a becco chiamato anche flauto diritto o flauto dolce, attualmente \u00e8 molto usato nella didattica musicale delle scuole primarie per la sua semplicit\u00e0 di apprendimento e il suo basso costo. Il mezzo di produzione sonora del flauto a becco \u201c\u00e8 il fischietto, che viene ricavato nel corpo dello strumento sagomando una lama sulla superficie del tubo, sul taglio del quale viene convogliato il fiato del suonatore tramite un sottile canale ottenuto chiudendo parzialmente con un blocco di legno l\u2019estremit\u00e0 superiore dello strumento. Il getto convogliando sulla lama crea dei vortici che fanno vibrare la colonna di aria contenuta nella cameratura, producendo il suono\u201d (8). Altro tipo di flauto dolce \u00e8 il flauto a tre buchi suonato dall\u2019angioletto all\u2019estrema sinistra dell\u2019\u201dAssunzione della Vergine\u201d. Questo strumento possiede pochi fori e \u201cla sua caratteristica fondamentale \u00e8 la sua facilit\u00e0 nel produrre suoni armonici: in questo modo da una sola posizione si possono ottenere tre o pi\u00f9 note diverse\u201d (8). Dato che questo tipo di flauto pu\u00f2 produrre melodie con una sola mano quasi sempre il suonatore eseguiva un accompagnamento al tamburo con l\u2019altra, come si vede bene nel dipinto.<br \/>\nLo strumento simile a un flauto, ma con una cameratura pi\u00f9 conica che cilindrica, suonato dal buffo bambino dell\u2019\u201dEntrata in Gerusalemme\u201d, dal secondo angelo da sinistra nell\u2019\u201dAscensione\u201d e dal primo dalla destra in alto dell\u2019\u201dAssunzione della Vergine\u201d, potrebbe essere una cennamella (o bombarda soprano), chiamata anticamente in Italia anche \u201cpiffero\u201d. Uno strumento ancora oggi esistente che gli somiglia molto \u00e8 la ciaramella, che spesso a Natale vediamo suonare dai pastori molisani insieme alla zampogna \u201ca chiave\u201d. Il suono viene prodotto da un ancia \u201cdoppia\u201d disposta sulla parte pi\u00f9 stretta della cameratura conica e che il suonatore tiene stretta tra le labbra. L\u2019ancia doppia \u00e8 un \u201cdispositivo formato da due lamine elastiche di legno di canna che sotto la sollecitazione di una corrente di aria entrano in rapidissima vibrazione, chiudendo e aprendo con la medesima frequenza l\u2019imboccatura del tubo e comunicando la vibrazione stessa alla colonna d\u2019aria interna\u201d (9). La bombarda pu\u00f2 considerarsi l\u2019antenata del moderno oboe,\u00a0 nasto in Francia intorno alla met\u00e0 del XVII secolo.<br \/>\nDue sono gli strumenti a corda presenti nei dipinti del Sacro Speco: il liuto e la viella (o la ribeca?\u2026 Il pittore sembra aver dipinto un miscuglio trai due strumenti). Il liuto medievale era uno strumento con la cassa piriforme, la tavola armonica munita di un foro centrale, il manico corto con cavigliere rivolto all\u2019indietro ad angolo e le corde pizzicate con un plettro. Il suo nome deriva dall\u2019arabo al \u2018ud ed \u00e8 proprio in fonti arabe del IX secolo che lo troviamo per la prima volta. Il liuto compare sia nell\u2019\u201dAscensione\u201d (primo angelo da destra) che nell\u2019\u201dAssunzione della Vergine\u201d (primo angelo da destra in basso).<br \/>\nL\u2019angelo a sinistra nell\u2019\u201dAscensione\u201d e il primo a sinistra in alto nell\u2019\u201dAssunzione della Vergine\u201d suonano uno strano strumento ad arco che sembra un \u201cincrocio\u201d tra la viella (per le cinque corde, la ribeca ne ha solo tre e per il modo di tenerli) e la ribeca (per la forma complessiva dello strumento). La viella (detta anche fidula dal tedesco fidel) possiede cassa armonica e manico nettamente distinguibili tra loro, cassa armonica con fondo piatto e fasce laterali nettamente distinguibili.\u00a0 La ribeca era in origine uno strumento orientale, il suo nome viene infatti dall\u2019arabo rabab. Strumento ad arco con la cassa a forma di mandorla, aveva un manico corto e un numero di corde variabile. Le vielle del Sacro Speco sono a 5 corde: da notare l\u2019interessante forma \u201ca testa di drago\u201d del riccio del cavigliere. Si pu\u00f2 pensare che il pittore abbia dipinto gli strumenti senza avere davanti i modelli, ma andando a memoria, da dei musicisti che aveva visto, o da altre pitture che ha poi copiato. Questo spiega anche la strana viella-ribeca, non un ibrido di strumento ma un ricordo confuso.<br \/>\nAlcuni angeli stanno cantando, e quindi\u00a0 (nei due affreschi dell\u2019\u201dAscensione\u201d e nell\u2019\u201dAssunzione della Vergine\u201d) si tratta di un gruppo misto, che fa una musica sacra\u00a0con voci e strumenti (probabilmente canta delle Laudi) (10).<\/p>\n<p>1 &#8211; Scrivere a: Luca Verzulli, via del colle 1, 00020 Riofreddo (RM). Oppure telefonare allo 0774 929333 o inviare e.mail a l.verzulli@libero.it. Grazie in anticipo a tutti coloro che ci aiuteranno.<br \/>\n2 &#8211; Maria Laura Cristiani Testi, \u201cGli affreschi del Sacro Speco\u201d in I Monasteri benedettini di Subiaco, (a cura di Claudio Giumelli), Cinisello Balsamo (Mi), Silvana, 1982, pp. 132-191.<br \/>\n3 &#8211; M. L. Cristiani Testi, Op. cit., p. 200.<br \/>\n4 &#8211; Paola Nardecchia, Pittori di frontiera, Pietrasecca di Carsoli (AQ), Lumen, 2001, p. 168.<br \/>\n5 &#8211; Cap. 8, versetti 7, 8, 10, 12, 13; cap. 9 v. 1, 13.<br \/>\n6 &#8211; Andrea Bornstein, Gli strumenti musicali nel Rinascimento, Padova, Muzzio, 1987, p. 137.<br \/>\n7 &#8211; Il prof. Meucci, che qui ringrazio per l\u2019aiuto e i preziosi consigli, \u00e8 docente di Organologia presso il Conservatorio di Milano, di Storia della Musica presso il Conservatorio di Perugia e Presidente della Fondazione Italiana per la Musica Antica di Roma.<br \/>\n8 &#8211; Idem, p. 43.<br \/>\n9 &#8211; Idem, p. 64.<br \/>\n10 &#8211; La Nuova Enciclopedia della Musica Garzanti, Milano, 1983,\u00a0 alla voce \u201cancia\u201d p. 30.<br \/>\n11 &#8211; Ringrazio per consigli, suggerimenti e correzioni il polistrumentista e profondo conoscitore della musica medievale Goffredo Degli Esposti, tra i fondatori del celebre gruppo Micrologus.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019ICONOGRAFIA MUSICALE NEGLI AFFRESCHI DEL SACRO SPECO\u00a0 DI SUBIACO di Luca Verzulli Con questo articolo diamo inizio a una ricerca (intelligentemente suggeritaci da Artemio Tacchia) su tutta l\u2019iconografia musicale del&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-2037","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-pillole-di-aequa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2037","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2037"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2037\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2038,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2037\/revisions\/2038"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2037"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2037"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2037"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}