{"id":2043,"date":"2014-01-10T18:14:08","date_gmt":"2014-01-10T17:14:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=2043"},"modified":"2014-01-10T18:14:08","modified_gmt":"2014-01-10T17:14:08","slug":"la-pastorella-di-riofreddo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/la-pastorella-di-riofreddo\/","title":{"rendered":"LA PASTORELLA DI RIOFREDDO"},"content":{"rendered":"<p>La Pastorella di Riofreddo<br \/>\ndi Emilio Di Fazio<\/p>\n<p>Nonostante le grandi trasformazioni socio-economiche che di recente hanno inciso su tutto il territorio nazionale, contribuendo a modificare in modo determinante le forme della espressivit\u00e0 popolare, la Valle dell\u2019Aniene conserva ancora alcune pratiche rituali particolari ed originali dal punto di vista della struttura e funzione sociale.<br \/>\nAll\u2019interno della vita sociale riofreddana l\u2019espressione musicale ha avuto una sua specifica funzione con forme e modalit\u00e0 proprie di trasmissione di questi saperi. Notevole importanza hanno avuto ed hanno tuttora alcuni eventi rituali particolarmente sentiti dalla comunit\u00e0 di Riofreddo; tra questi, la Pastorella, ancora in funzione e la Messa vecchia gestita dal ceto artigiano ma oggi defunzionalizzata. Entrambe hanno rappresentato in passato due manifestazioni rituali singolari e contrapposte all\u2019interno delle dinamiche sociali del paese con una propria organizzazione e struttura.<br \/>\nI due eventi rituali erano infatti gestiti dai due ceti sociali principali del paese (1); da una parte il ceto \u201cagro \u2013 pastorale\u201d, che per tradizione nel paese era protagonista riconosciuto dalla collettivit\u00e0, della messa in scena della Pastorella, cio\u00e8 della \u201cSacra Rappresentazione\u201d della nativit\u00e0 di Cristo; e il ceto artigiano, anch\u2019esso protagonista riconosciuto dalla collettivit\u00e0, della esecuzione solenne per le festivit\u00e0 della Messa Vecchia. Entrambe le due forme musicali devono essere inquadrate all\u2019interno dei processi delle tecniche di trasmissione orale, non esistono parti scritte della Pastorella n\u00e9 della Messa Vecchia.<br \/>\nAllo stato attuale gli studi (2) sulle musiche popolari del periodo natalizio che riguardano il Lazio cominciano ad essere sufficienti per fare un quadro delle modalit\u00e0 e diffusione di questi eventi legati alla Nativit\u00e0.<br \/>\nAll\u2019interno dell\u2019area dell\u2019Alta Valle dell\u2019Aniene, a tutt\u2019oggi Riofreddo risulta essere il paese che conserva ancora questa forma rituale, diffusa fino al recente passato anche negli altri centri di quest\u2019area (3). Questo, contrariamente a quanto si sostiene nel paese, e cio\u00e8 che la tradizione della Pastorella sarebbe di esclusiva prerogativa di Riofreddo. Certo, la persistenza di questo rito, nonostante le grandi trasformazioni avvenute nel paese, mostra una \u201cresistenza culturale\u201d della comunit\u00e0 riofreddana che fa ben riflettere sul valore simbolico attribuito all\u2019evento nella sua pi\u00f9 ampia valenza sociale complessiva, tuttora oggetto di indagine da parte dell\u2019equipe di ricerca del nuovo \u201cMuseo delle culture Villa Garibaldi di Riofreddo\u201d, inaugurato di recente.<br \/>\nLa storia della Pastorella di Riofreddo, ci offre l\u2019occasione per fare il punto della attivit\u00e0 e vitalit\u00e0 dello strumento principale del ceto pastorale di quest\u2019area etnico-culturale che va sotto la definizione di \u201cAlta Valle dell\u2019Aniene\u201d: lo strumento che gli studiosi (4) hanno individuato e classificato nella definizione di \u201cZampogna Zoppa della Valle dell\u2019Aniene\u201d, che, com\u2019\u00e8 noto, si presenta con caratteri organologici specifici (fattura dei chanters e bordoni, tipologia delle ance), ed una propria autonomia musicale (impianto scalare e modi esecutivi).<br \/>\nRaccontare la storia della tradizione della Pastorella significa allora parlare della attivit\u00e0 dei suonatori che si sono succeduti nell\u2019uso della zampogna di quest\u2019area, strumento intorno al quale si riunivano i cantori per la performance natalizia.<br \/>\nA Riofreddo, la presenza di questa zampogna, \u00e8 documentata dalla testimonianza diretta di tutta la comunit\u00e0 e dei cantori che ricordano l\u2019ultimo suonatore del paese, Giuseppe Sebastiani detto \u201cDella Pietra\u201d, attivo fino agli ultimi anni 60\u2019. Nel paese unanimemente ricordano la sua superiorit\u00e0 nel suonare la Pastorella rispetto ai suonatori che sono succeduti a lui in questo rito, provenienti da altre localit\u00e0 del circondario (5).<br \/>\nDopo questo periodo c\u2019\u00e8 una brusca interruzione che dura due anni, con l\u2019esecuzione del rito da parte delle sole donne, ma la voglia di riprendere la Pastorella nella tradizionale forma rituale e soprattutto con lo strumento \u00e8 molto sentita nel paese e grazie alla volont\u00e0 di un gruppo di appassionati (\u201cGli amici della Pastorella\u201d(6) l\u2019evento viene riorganizzato con alcune modifiche.<br \/>\nTra le modifiche pi\u00f9 evidenti, rilevate da tutti nel paese, dai suonatori ai cantori e al resto della comunit\u00e0, l\u2019impatto sonoro percettivo \u00e8 quello che \u00e8 al centro di discussione durante le osservazioni fatte sulle differenze musicali. Ci\u00f2 \u00e8 dovuto alla introduzione della zampogna cosiddetta \u201ca chiave\u201d con accompagnamento della ciaramella (7), che ormai predomina su tutto il territorio laziale, strumenti con i quali \u00e8 stato ripreso il rito, poich\u00e9 non si sono potuti avere a disposizione gli strumenti locali ormai quasi estinti.<br \/>\nLa gi\u00e0 notevole distanza temporale con le modalit\u00e0 rituali tradizionali che connotavano queste forme rituali nel recente passato, e le trasformazioni riguardanti l\u2019organizzazione, la partecipazione dei cantori e l\u2019accompagnamento strumentale hanno prodotto modificazioni significative sulla struttura dell\u2019evento nel suo insieme. Infatti, alla differenza timbrica (8) dei due modelli di strumenti, si aggiunge anche quella relativa alla diversa tipologia dell\u2019emissione vocale, dandoci una evidente differenza percettiva, che viene spesso fatta notare durante i giudizi relativi alle discussioni che sono venute fuori nel paese sulle differenze che riguardano l\u2019evento.<br \/>\n\u201cPerch\u00e9 noi abbiamo proprio un nostro modo di canto: non \u00e8 come quello che puoi sentire in televisione, \u00e8 diverso, \u00e8 diverso\u201d (Domenico Mari).<br \/>\nPer avere un\u2019idea della tipologia dell\u2019emissione vocale con la zampogna si rimanda all\u2019ascolto del brano n\u00b04 A zampogna eseguito da Antonio Caffari e alle due Pastorelle incise nel CD che si pu\u00f2 ascoltare nella postazione dedicata alla parte etno-musicale\u00a0 del \u201cMuseo delle culture Villa Garibaldi\u201d di Riofreddo.<br \/>\nOggi, alla esecuzione e al canto della Pastorella, come abbiamo potuto vedere, partecipano personaggi provenienti da diverse classi sociali presenti nel paese. Ma che la Pastorella fosse in passato a esclusivo uso del ceto pastorale \u00e8 inequivocabilmente rappresentato dalla presenza della zampogna, strumento pastorale per eccellenza, e dalle testimonianze incrociate di personaggi provenienti dai ceti sociali del passato:<br \/>\n\u201cNo, la pastorella era organizzata dai pastori facevano tutto loro, noi potevamo osservare, ma erano loro che la facevano\u201d( Augusto Caffari). \u201cNo, quella la facevano i pastori, noi facevamo la messa vecchia\u201d(Luigi Petrocchi, ex fabbro). \u201cLa pastorella la facevamo noi, erano tutti pastori, non ci entrava nessuno, quella, a cantare erano solo i pastori, con i doni ecc\u2026\u201d (Querino Conti detto Paparone, ex pastore). \u201cChe scherzi, guai, eravamo solo noi pastori, di discendenza, adesso invece non si capisce pi\u00f9 niente\u201d (Giovanni Palma detto Taolone, ex pastore).<br \/>\n\u201cAlla pastorella prima erano tutti pastori jo sonatore sceglieva quatto cantori, tutti pastori\u201d (Antonio Caffari, allevatore ex pastore). \u201cQuella era na cosa pi\u00f9 dei pastori, era na cosa che organizzavano proprio i pastori\u2026\u201d (Aurelio Conti ex ciabattino e barbiere).<br \/>\nQuesta attivit\u00e0 \u00e8 infatti ancora oggi attribuita universalmente allo stereotipo del pastore (9), che soprattutto durante questo periodo dell\u2019anno assume le connotazioni tipiche: \u201cbont\u00e0, semplicit\u00e0, povert\u00e0\u201d,\u00a0 di colui che pu\u00f2 avvicinarsi al \u201cpovero Ges\u00f9\u201d. A queste qualit\u00e0 si aggiungono anche quelle musicali ed iconografiche: tipica del presepe \u00e8 infatti la presenza del pastore-zampognaro.<br \/>\nLa melodia e il testo del canto in uso, pi\u00f9 nota con il titolo, Tu scendi dalle stelle \u00e8 attribuita a Sant\u2019Alfonso Maria De Liguori (10), della sua antica e consolidata presenza nell\u2019area ce lo conferma anche Franz Liszt (11), presente nella Valle dell\u2019Aniene intorno al 1869, il quale ha ripreso ed inserito la melodia in suoi lavori, rispettivamente nell\u2019Oratorio (12) Christus e poi nella raccolta per pianoforte L\u2019albero di Natale. La melodia natalizia tutt\u2019ora in possesso del repertorio zampognaro della Valle dell\u2019Aniene mostra le evidenti contaminazioni e la circolarit\u00e0 dall\u2019alto al basso, dal colto al popolare della melodia (13).<br \/>\nEcco la disposizione delle voci dei cantori di Riofreddo: tenori, controcanto, bassi. Le prime due voci sono disposte per terze parallele, i bassi intervengono sostanzialmente un\u2019ottava sotto la prima voce, le differenze percepite dai cantori sono effettuate soprattutto osservando le qualit\u00e0 timbrico-vocali e quindi il comportamento del profilo vocale sopra descritto deve intendersi in modo orientativo della prassi vocale descritta; mentre la zampogna produce il sostegno armonico ed interviene alla fine di ogni strofa con semplici abbellimenti sulla melodia del tema.<br \/>\nSignificativi dati circa l\u2019arcaicit\u00e0 dell\u2019evento rituale possono essere individuati in elementi extramusicali come la presenza delle \u201ccanne tinte\u201d, o \u201ccanne col verde\u201d. Si tratta di canne appartenenti alle due tipologie presenti nell\u2019area, cio\u00e8 la canna comune (arundo donax L.) e quella di bamb\u00f9, alle cui estremit\u00e0 viene collegato un fascio di foglie verdi di diverse piante sempreverdi che si possono trovare in quel periodo dell\u2019anno. Le \u201ccanne col verde\u201d vengono portate in processione durante la \u201cSacra Rappresentazione\u201d insieme all\u2019offerta dei doni al \u201cbambino\u201d, e rappresentano un elemento costante e di forte identit\u00e0 del rito riofreddano.<br \/>\nQuesti elementi vengono spesso messi in relazione ai culti antecedenti\u00a0 ed in particolare ai riti in onore del sole, come attesta la relazione tra l\u2019inizio delle prove del canto il giorno di S. Lucia, solstizio d\u2019inverno, e le modalit\u00e0 del rito con la presenza delle \u201ccanne col verde\u201d inizio di un nuovo anno solare collegato alla rinascita delle piante. D\u2019altra parte il rapporto tra le novene e i riti di fine inizio anno legati al sole sono documentati da quasi tutti gli studiosi (14) (Domanda: \u201cCon lo zampognaro vostro come veniva preparato il canto?\u201dRisposta: \u201cCon quello nostro vecchio, quando ero ragazzino facevamo la prove da S. Lucia fino a Natale, tutte le sere\u201d (15). Al di l\u00e0 delle ipotesi formulate dagli studiosi, tutte in varia misura assai suggestive, non si possono che invitare gli amanti di queste tradizioni all\u2019osservazione diretta dell\u2019evento, che per sua natura si svolge in un momento unico, irripetibile, e, a mio avviso, di straordinaria bellezza e suggestione per la partecipazione viva e attiva della comunit\u00e0 riofreddana, che non possono essere descritte in queste semplici parole.<\/p>\n<p>1 &#8211; Paola Elisabetta Simeoni; cit. a pag.26:\u00a0 \u201cIl paese \u00e8 abitato da contadini, da pastori, da artigiani, da commercianti, testimoni di numerose trasformazioni sin da tempi molto antichi. E\u2019 un paese di frontiera, posto lungo la via Valeria, antica strada consolare, ma anche importante tratturo che collega le montagne abruzzesi alla campagna romana\u201d.<br \/>\n2 &#8211; Vedi le note nel testo.<br \/>\n3 &#8211; Questa tradizione \u00e8 documentata, con diverse modalit\u00e0, per altri paesi della valle. Una testimonianza diretta ci viene dal suonatore di zampogna \u201cArzillone\u201d che ci ha riferito di avere partecipato a riti natalizi analoghi in altri paesi dell\u2019area.<br \/>\n4 &#8211; Ettore De Carolis, Il Lazio, 1, Albatros, VPA 8314. Febo Guizzi, Roberto Leydi, Le zampogne in Italia, Ricordi, 1985. Ambrogio Sparagna, Roberta Tucci, La musica popolare nel Lazio, 1990.<br \/>\n5 &#8211; Tra questi, in ordine cronologico va ricordato Francesco Splendori detto \u201cCecco\u201d di Anticoli Corrado, noto suonatore presente in molte incisioni discografiche, considerato dagli studiosi come uno dei pi\u00f9 interessanti suonatori di questo strumento, con un repertorio abbastanza vario. Dopo la sua scomparsa \u00e8 subentrato \u201cArzillone\u201d che riferisce di essere stato suo allievo e che gli avrebbe venduto uno dei suoi strumenti. Il periodo di attivit\u00e0 di \u201cArzillone\u201d \u00e8 tra i pi\u00f9 lunghi: dura infatti oltre vent\u2019anni.<br \/>\n6 &#8211; I cantori degli ultimi anni sono stati: Giorgio Caffari, Antonio Artibani, Tonino Meloni, Vincenzo De Sanctis, Domenico Portieri, Giovanni Roberti, (voci acute) Angelo Mari, Domenico Mari, Luca Verzulli, Ezio Caffari (voci gravi).<br \/>\n7 &#8211; Gli strumentisti degli ultimi anni sono stati Mario Caffari\u00a0 (zampogna) e Mario Rainaldi (ciaramella).<br \/>\n8 &#8211; Febo Guizzi, \u201cMorfologia e comportamento acustico nei chanters delle zampogne a paro\u201d, in Culture Musicali, n\u00b02, pp. 153-165, Roma, Bulzoni, 1982.<br \/>\n9 &#8211; Nico Staiti, Angeli e pastori. L\u2019immagine musicale della Nativit\u00e0 e le musiche pastorali natalizie, Bologna, Ut Orpheus, 1997.<br \/>\n10 &#8211; Febo Guizzi, Roberto Leydi, Zampogne, Italia, 2, libretto allegato all\u2019LP Albatros VPA 8482,\u00a0 pag. 14: \u201cAutore di questa Novena \u00e8 Sant\u2019Alfonso Maria De Liguori (Marinella, Napoli, 1696-Nocera dei Pagani, Napoli, 1787). Tu scendi dalle stelle sarebbe stata composto a Nola, nel 1754, dove monsignor Alfonso era stato chiamato per predicare nel periodo natalizio\u201d.<br \/>\n11 &#8211; Maria Andreassi, Franz Liszt a Roma e a Tivoli, Associazione culturale \u201cMondovision 2000\u201d con il patrocinio dell\u2019Assessorato alla cultura della Regione Lazio,\u00a0 p.48:\u00a0 \u201cA settembre Liszt si trasferisce a Villa d\u2019Este dove lavora al motivo dei pastori e dove ha ascoltato e assorbito il motivo tradizionale del canto Tu scendi dalle stelle\u201d.<br \/>\n12 &#8211; Maria Andreassi, op. cit.: \u201cQueste pagini de I pastori al presepe tratte dal primo tempo dell\u2019Oratorio Christus, in cui \u00e8 riconoscibile Tu scendi dalle stelle, composta nel \u2018700 da Alfonso Maria De Liguori e divenuta subito una delle pi\u00f9 famose canzoni della tradizione popolare religiosa, ne sono una testimonianza preziosa\u201d.<br \/>\n13 &#8211; Maria Andreassi, op. cit.: \u201cE dunque ecco spiegato il legame che unisce Liszt, il grande virtuoso del pianoforte, agli zampognari ciociari\u201d.<br \/>\n14 &#8211; Nico Staiti: \u201cL\u2019offerta votiva al dio \u2013 e in particolare alla Dea Madre \u2013 tuttavia \u00e8 un elemento ricorrente in moltissimi culti legati al tema della nacita e rinascita stagionale. Pertanto, se \u00e8 vero \u2013 e si \u00e8 cercato di dimostrarlo \u2013 che la celebrazione cristiana del Natale affonda le sue origini in culti di carattere stagionale appartenenti alla cultura pastorale, si pu\u00f2 ritenere che l\u2019offerta di doni da parte dei pastori alla Dea Madre e al Dio bambino appartenesse ab origine\u00a0 a riti celebrati dai pastori la notte del solstizio d\u2019inverno, e che la consapevolezza del legame che unisce feste tradizionali pastorali e celebrazione cristiana del Natale ricorre quasi subliminalmente lungo tutta la storia delle rappresentazioni della nascita di Ges\u00f9\u201d. Vedi anche Paolo Toschi, Invito al folklore: \u201cMa tutta la vita del pastore non \u00e8 fatta solo di lavoro, non si riduce tutta a produrre pecorino e ricotta. Due elementi spirituali di altissimo valore concorrono a rendere serena e lieta l\u2019esistenza di quella brava e buona gente: la religione e il canto. All\u2019alba il pi\u00f9 anziano si inginocchia a capo scoperto verso la parte ove sorger\u00e0 il sole. Lo sentiamo recitare preci e invocare la Madonna del Divino Amore perch\u00e9 abbondante sia il raccolto, prospero il gregge e viva in salute lu patr\u00f2\u201d .<br \/>\n15 &#8211; Testimonianza di Domenico Mari.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Pastorella di Riofreddo di Emilio Di Fazio Nonostante le grandi trasformazioni socio-economiche che di recente hanno inciso su tutto il territorio nazionale, contribuendo a modificare in modo determinante le&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-2043","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-pillole-di-aequa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2043","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2043"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2043\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2044,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2043\/revisions\/2044"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2043"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2043"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2043"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}