{"id":2047,"date":"2014-01-10T18:16:54","date_gmt":"2014-01-10T17:16:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=2047"},"modified":"2014-01-10T20:48:08","modified_gmt":"2014-01-10T19:48:08","slug":"antiche-leggende-di-anticoli-corrado","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/antiche-leggende-di-anticoli-corrado\/","title":{"rendered":"ANTICHE LEGGENDE DI ANTICOLI CORRADO"},"content":{"rendered":"<p>ANTICHE LEGGENDE DI ANTICOLI CORRADO<\/p>\n<p>di Giovambattista Grifoni<\/p>\n<p>I miti e le leggende non sono pure e semplici curiosit\u00e0 per un lontano passato, ma antichi racconti che posseggono contenuti poetici ancora vivi ed interessanti. Le leggende si riallacciano spesso a fatti reali. L\u2019argomento \u00e8 in genere religioso o eroico e i personaggi sono presi dalla storia e collegati a luoghi del paese. Anche se molto diverse tra loro, le leggende hanno alcuni caratteri comuni a tutta l\u2019Europa e, come scrive Patrice De La Tour Du Pim, \u201cTous les pays qui n\u2019ont plus de legende seront condamn\u00e9s \u00e0 mourir de froid\u201d (I paesi che non hanno pi\u00f9 la leggenda saranno destinati a morire di freddo).<br \/>\nLe storie di briganti e di tesori nascosti, di fantasmi e spiriti, di streghe, la paura dei serpenti, i soprusi dei signorotti hanno da sempre acceso le fantasie popolari e alimentato leggende. Alcune di queste vevivano narrate vicino al focolare, fino a qualche decennio fa, anche ad Anticoli Corrado dai nonni ai loro nipoti nelle lunghe sere d\u2019inverno e, spesso, nascondono insegnamenti morali o miravano ad impaurirli per non farli allontanare dai luoghi di lavoro o gironzolare in luoghi pericolosi. Ne ho raccolte alcune che penso valga la pena far conoscere.<\/p>\n<p>Il tesoro del bandito Paluntu<\/p>\n<p>Vicinu a ju Casa Corte, un vasto appezzamento di terra una volta ricoperto da dorate distese di grano ed ora non pi\u00f9 coltivato, si trova un terreno chiamato Fossa \u2018ella Corte che apparteneva alla famiglia dei Pompei. Un giorno c\u2019era un contadino ad arare con i buoi ed improvvisamente, come apparso dal nulla, si present\u00f2 un signorotto, come all\u2019epoca venivano chiamati i capi briganti. Questo gli disse:<br \/>\n&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0 Vuoi venire con me?<br \/>\nDove mi porti? Rispose il contadino.<br \/>\nDove, ti ci porto io. Per\u00f2 se vieni, ti devo bendare gli occhi.<br \/>\nIl contadino accett\u00f2 ed il brigante cos\u00ec fece. Ji fece lass\u00e0 perde i boi, ju fece ferm\u00e0 e ji m\u00e9sse un fazzulittu a j\u2019occhi. Se lo mise sotto il braccio e lo port\u00f2 \u2018n faccia alla macchia a Peschitu Galeone, che si trova tra la Fonte Cardinale e ju Casarcagnu. Sempre con gli occhi bendati, lo fece entrare in una grotta. Una volta dentro, gli tolse il fazzoletto dagli occhi e, con enorme stupore, il contadino si trov\u00f2 davanti un immenso tesoro, bottino di tanti anni di brigantaggio della banda del malvivente Paluntu.<br \/>\nDopo alcuni minuti, mentre ancora meravigliato il contadino ammirava il tesoro, gli si fece vicino il brigante e, con dire beffardo, sicuro che intanto non avrebbe mai ritrovato il nascondiglio, gli disse:<br \/>\nMo, io te cce so portatu ecco, per\u00f2, se io te faccio reesc\u00ec, tu non ci arranduini!<br \/>\nRimise la benda sugli occhi del contadino e lo riport\u00f2 vicino ai buoi. Dopo un breve saluto, il signore brigante scomparve nel nulla come dal nulla era venuto.<br \/>\nIl contadino, affatto scoraggiato dall\u2019avvertimento del brigante, subito si mise alla ricerca della grotta e del tesoro. Ma perse gran parte della sua vita nella vana ricerca.<br \/>\nSi racconta che anche i figli dei figli dei figli di questo vaccaro cercarono per anni e anni la grotta del tesoro, ma nessuno riusc\u00ec mai a trovarla. Quel tesoro giace ancora nascosto nel buio.<\/p>\n<p>Ju Regolo<\/p>\n<p>Nelle calde giornate della mietitura, spesso i contadini pi\u00f9 anziani, per tenere buoni i bambini e non farli allontanare, gli raccontavano di uno strano e pericoloso animale, il Regolo.<br \/>\nQuesto era un serpente corto e un po\u2019 tozzo, dai colori molto vivaci ed aveva una grande stella bianca in testa. L\u2019animale emetteva sibili acutissimi, attirando a s\u00e9 tutti i serpenti della zona pronti ad ingoiare le persone che incontravano, soprattutto bambini soli.<br \/>\nQuesta specie di grosso ramarro era come l\u2019araba fenice, ma Mario Toppi\u00a0 raccontava che era nato da un serpente africano portato in Italia dalla nave che condusse Attilio Regolo da Cartagine a Roma.<\/p>\n<p>La casa degli spiriti<\/p>\n<p>Camminando per via Olivella, ci si imbatte in un antico palazzetto semidiroccato, con un portale sormontato da un bellissimo stemma gentilizio, in un punto del paese quasi abbandonato, tetro e di notte quasi tutto al buio. La gente racconta che quella casa \u00e8 abitata dagli spiriti e perci\u00f2 nessuno si decide a ristrutturarla.<br \/>\nUn vecchio anticolano, J\u2019Africanu, narra che quel posto era usato prima come prigione e poi come sede per torturare e giustiziare tutte quelle persone che si erano macchiate di qualche reato verso il signore di Anticoli. All\u2019interno vi era una stanza detta dei \u201ccoltellacci\u201d sui quali venivano infilzati i condannati. Questi venivano condotti sulle due botole situate vicino alla strada e quindi fatti scivolare gi\u00f9, dove restavano uccisi e abbandonati a marcire.<br \/>\nNell\u2019immediato dopoguerra, l\u2019edificio, tuttavia, era abitato da una certa Perinella. Un giorno, i vicini, insospettiti che dalla casa non si udivano pi\u00f9 rumori e neppure si vedeva la padrona, con grande paura decisero di entrare per vedere cosa fosse successo. Vicino al focolare ormai freddo, trovarono la povera vecchia che sembrava dormire. Tutti pensarono che fosse stata rapita dalle anime dannate che ancora oggi vagano nei sotterranei e nelle cantine in cerca di pace.<\/p>\n<p>Mattia, Mattiaccio e il Carnevale<\/p>\n<p>I vecchi raccontano di un carnevale di molti anni fa quando, il giorno di S. Mattia (24 febbraio), gli anticolani fecero un grosso pupazzo di paglia e cominciarono a trascinarlo per le vie del paese percuotendolo con grossi bastoni. Ridevano, scherzavano e gridavano:<br \/>\nMattia, Mattiaccio,<br \/>\nnun ci vien pi\u00f9 Carnevalaccio!<br \/>\nTutti si divertivano nel colpire selvaggiamente il fantoccio, ma improvvisamente qualcuno vide per terra delle macchie rosse di sangue. Era il sangue che usciva dal Carnevale e tutti si sentirono responsabili. Grande fu lo stupore e il dolore dei presenti che decisero di non celebrare pi\u00f9 in quel modo il carnevale. Anzi, il parroco impose una tributo annuo come riparazione del misfatto (1).<\/p>\n<p>Le streghe<\/p>\n<p>I vecchi raccontano storie raccapriccianti di bambini sfuggiti miracolosamente dalle mani delle streghe, di infanti gettati dalla finestra e raccolti da gente che durante la notte si recava in chiesa, di piccoli lasciati addormentati nelle loro culle e ritrovati vicino al focolare nel quale sarebbero stati gettati dalle streghe se non fossero tornate in tempo le mamme. Perci\u00f2, per impedire alle streghe di entrare in casa, si usava inchiodare un cardo sulla porta d\u2019ingresso. La strega poteva entrare solo se sarebbe riuscita a contare tutti i filamenti del cardo selvatico. Ma c\u2019erano altri mezzi: mettere nella toppa la stoppa o dietro la porta una scopa o una croce benedetta (2).<\/p>\n<p>Valle Signore<\/p>\n<p>Nell\u2019agro anticolano esiste una localit\u00e0 chiamata Valle Signore che deriva il suo nome dalla seguente leggenda.<br \/>\nSui monti Ruffi, in posizione dominante rispetto Anticoli, esisteva la Rocca Surici (3), abitata da un prepotente signore che tirannemente infieriva sui poveri vassalli pretendendo la castit\u00e0 dalle loro donne fino al giorno delle nozze, quando prima dovevano assolvere con lui all\u2019obbligo dello jus primae nocti. Il popolo, stanco degli abusi dell\u2019odiato feudatario, volle vendicarsi.<br \/>\nDurante una festa carnavalesca, alcuni contadini si mascherarono da donne e, danzando e cantando, circondarono il signore invitandolo alla baldoria. Il malvagio cadde nel laccio e, ad un segno convenuto, gli uomini si tolsero la maschera e piombarono su di lui, legandolo ed imbavagliandolo. Le donne di Anticoli, allora, accorsero alla rocca ed inferocite gridavano: &#8211; A valle i signore!\u00a0 Gli uomini rinchiusero in una botte piena di pugnali il feudatario e la fecero ruzzolare dalla cima del monte alla valle sottostante. Da allora la localit\u00e0 si chiama \u201cValle Signore\u201d.<\/p>\n<p>1 &#8211; Sul Carnevale mi \u00e8 stata raccontata anche questa ormai desueta tradizione. Durante il carnevale ad Anticoli era vietato il lavoro. Nella piazza del paese si istituiva un tribunale a cui venivano portati tutti i paesani che erano stati scoperti al lavoro. I processi terminavano con i rei condannati ad offrire vino a tutto il popolo. Quando i rintocchi della campana della chiesa annunciavano l\u2019agonia e la morte del Carnevale, i presenti nella piazza, tutti naturalmente ubriachi, piangendo cantavano: \u201cE\u2019 morto Carnevale! Chi lo pianger\u00e0? \/ Lo piangeremo noi con tutta la societ\u00e0\u201d.<br \/>\n2 &#8211; Ad Anticoli, ancora oggi ci sono delle donne che curano alcune malattie con erbe selvatiche e che per questo vengono definite \u201cultime streghe\u201d. Io stesso, non pi\u00f9 di venti anni fa, fui ben curato ad alcune cicatrici profonde che m\u2019ero procurato sul viso da una di queste. Per diverse settimane, tutti i giorni, mi sono recato in casa di questa vecchia donna. Mi sedevo al buio vicino al focolare e lei, dopo aver preso \u201cl\u2019olio santo\u201d che mischiava con una poltiglia verdastra di erbe, mi si rivolgeva chiedendomi la fede, l\u2019anello nuziale di una sorella di mia madre alla quale era morto il marito. Quindi bisbigliava per alcuni minuti delle strane parole, che non sono mai riuscito a capire, e poi cominciava a spalmare quella preziosa pozione sulla parte ferita del mio viso.<br \/>\n3 &#8211; Intorno al 1073-1085 l\u2019abate di Subiaco, Giovanni V, attacc\u00f2 Anticoli e fece prigioniero suo nipote Crescenzio, figlio di Oddone. Sopra al paese costru\u00ec la torre Suricum, la leggendaria Rocca Surici. Intervenne papa Gregorio VII che sconfisse l\u2019abate e don\u00f2 la Rocca ad Oddone (cfr. P. Carosi, Discendenti del Barbarossa. Signori (1240-1430) di Anticoli Corrado, Subiaco, 1983). Molti anni pi\u00f9 tardi, Rocca Surici divenne il rifugio di uno dei pi\u00f9 acerrimi nemici del papato, Corrado D\u2019Antiochia, nipote di Federico II. Da questo luogo inespugnabile organizzava continui agguati e assalti improvvisi contro i castelli e le rocche avvervarie (cfr. A. Meriggi, Corrado I D\u2019Antiochia. Un principe ghibellino nelle vicende della seconda met\u00e0 del XIII secolo). Oggi rimangono poche rovine della Rocca, posta un tempo vicino al confine con Saracinesco.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ANTICHE LEGGENDE DI ANTICOLI CORRADO di Giovambattista Grifoni I miti e le leggende non sono pure e semplici curiosit\u00e0 per un lontano passato, ma antichi racconti che posseggono contenuti poetici&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-2047","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-pillole-di-aequa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2047","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2047"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2047\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2051,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2047\/revisions\/2051"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2047"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2047"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2047"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}