{"id":2049,"date":"2014-01-10T18:18:41","date_gmt":"2014-01-10T17:18:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=2049"},"modified":"2014-01-10T18:18:41","modified_gmt":"2014-01-10T17:18:41","slug":"unispezione-di-giuseppe-presutti-a-vicovaro-e-paesi-vicini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/unispezione-di-giuseppe-presutti-a-vicovaro-e-paesi-vicini\/","title":{"rendered":"UN\u2019ISPEZIONE DI GIUSEPPE PRESUTTI A VICOVARO E PAESI VICINI"},"content":{"rendered":"<p>UN\u2019ISPEZIONE DI GIUSEPPE PRESUTTI<br \/>\nA VICOVARO E PAESI VICINI<\/p>\n<p>di Giuseppe Aldo Rossi<\/p>\n<p>In data 16 agosto 1920 la Regia Soprintendenza alle Gallerie e Musei medioevali e moderni comunicava per lettera al prof. Giuseppe Presutti (1), residente in Roma, via dei Gracchi n. 56, la sua nomina a R. Ispettore onorario dei monumenti e degli oggetti di antichit\u00e0 e arte per i comuni di Vicovaro, San Polo dei Cavalieri, Castel Madama, Sambuci e Ciciliano. Contestualmente lo si invitava a compiere un accurato sopralluogo nel territorio compreso entro i comuni della sua giurisdizione e di riferire sullo stato di conservazione del relativo patrimonio.<br \/>\nDebbo alla cortesia di Benedetto Vasselli se ho potuto rinvenire nel suo ampio archivio, riguardante Riofreddo e paesi circonvicini, la lunga relazione inviata, con meritoria sollecitudine, dal Presutti alla Soprintendenza il 25 aprile 1921 e che qui di seguito trascrivo nella sua interezza.<\/p>\n<p>ALL\u2019ILLMO. SOPRINTENDENTE DELLE GALLERIE E OGGETTI D\u2019ARTE DEL LAZIO E DEGLI ABBRUZZI [sic]<\/p>\n<p>In seguito all\u2019onorifica mia nomina d\u2019Ispettore Onorario dei Monumenti e Oggetti d\u2019Arte per i Comuni di Vicovaro, S. Polo dei Cavalieri, Castel Madama, Sambuci e Ciciliano, mi feci un dovere d\u2019accedere ai medesimi luoghi; e primamente a VICOVARO. Qui visitai il tempietto dedicato a S. Giacomo, protetto dalla cancellata di ferro per cura del Ministero della P.I. onde non si ebbero a deplorare nuovi danni e furti, come quello di una statuina asportata parecchi anni addietro.<br \/>\nSarebbe ovvio tornare a discutere circa l\u2019epoca precisa e lo stile dell\u2019Oratorio, dopo gli studi del Marchesi e le pagine scritte con intelletto d\u2019amore dal nostro Colasanti; ma rimane ancora largo campo ad ulteriori indagini e pi\u00f9 concrete intuizioni. Egli \u00e8 evidente l\u2019opera di due artisti eclettici della scuola del Brunelleschi e dei grandi contemporanei; ma bisogna notare che il vescovo di Trani il quale fece condurre a termine l\u2019elegante costruzione fu Giovanni Orsini e non Giacomo; che il ripetersi delle rose decorative anzich\u00e9 alla maniera di Giovanni Dalmata o di Domenico di Capodistria \u00e8 dovuto in grazia dei signori patroni che accampano la rosa nell\u2019arma gentilizia.<br \/>\nCon tale stemma si vedono ancora segnati gli architravi delle case quattrocentesche circostanti al monumento; e merita tutta l&#8217;attenzione quella sotto la piazza, cio\u00e8 la Corta o Curia baronale.<br \/>\nDel vecchio Castello, ora Cenci Bolognetti, e degli oggetti antichi ed artistici ivi conservati, come pure della Chiesa primaria di S. Pietro nulla m&#8217;\u00e8 occorso dal notare, all&#8217;infuori del risaputo.<br \/>\nA breve distanza dal paese per una via frastagliata da ruderi di qualche villa romana, a cui vanno riferite le belle colonne di corallina che adornano la vicina Chiesa di S. Antonio, mi recai volentieri al Convento dei SS. Cosma e Damiano, volgarmente S. Cosimato. Qui la natura sembra in fiera contesa con l&#8217;arte che timidamente si scopre ed incomincia ormai ad avere il sopravvento in questa penisoletta incantata, irta di scogli rosi ai fianchi dalle onde dell&#8217;Aniene e di fronte ai monoliti del ponte che sorreggeva l&#8217;acquedotto di Claudio: tanto \u00e8 deplorevole lo stato selvaggio d&#8217;abbandono dello storico e leggendario cenobio, che ricorda il Luminare del monachismo occidentale e della civilt\u00e0 cristiana.<br \/>\nPer colmo d&#8217;oltraggio, i tecnici della trazione elettrica minarono con i lavori fin sotto le radici della scogliera, e quindi il terremoto d&#8217;Avezzano concorse a danneggiare l&#8217;intero edificio che serv\u00ec durante la guerra di caserma a soldati e prigionieri, i quali non potevano rendersi conto delle involontarie manomissioni, atteso l&#8217;impellente bisogno dell&#8217;ora.<br \/>\nAppresi da quei Padri Francescani che avevano invano avanzate reiterate istanze al Fondo Culto e alla Direzione delle Belle Arti per la riparazione del Sacro recesso che mostra larghe falde nelle mura laterali e nella volta, mentre converrebbe provvedere d&#8217;urgenza, dove si mantengono discretamente le due cappelle degli Orsini ai lati dell&#8217;altar Maggiore. Quella che rimane a destra dell&#8217;entrata conserva nel muro il ritratto di Giulia Orsini del ramo di Mignano, moglie di Roberto signore di Licenza e Roccagiovine, sepolta presso la tomba del marito, come narra l&#8217;epigrafe ivi apposta alla sua bisava nell&#8217;anno 1628 da Mario Orsini figlio di Roberto Giuniore quando era vescovo di Tivoli (gi\u00e0 di Bisignano dal 1611 al 1624).<br \/>\nLa Cappella sinistra ha le pareti ornate di affreschi fine del quattrocento, bistrattati dallo scialbo e dal salnitro e che rappresentano l&#8217;Adorazione dei Magi, la Vergine, in Viaggio al Calvario, con la figura ben distinta del Cireneo e traccia di ricostruzione a matita.<br \/>\nL&#8217;una e l&#8217;altra cappella celano sotto gli intonachi la modanatura architettonica della detta epoca, e potrebbero richiamare alla mente gli artisti che operarono nell&#8217;Oratorio di S. Giacomo, se riapparissero esse alla luce del giorno.<br \/>\nDi minore importanza gli affreschi secenteschi del portico, riproducenti episodi dell&#8217;O. Francescano e le gesta dei Paladini di Carlo Magno contro i Saraceni; dal fatto anacronistico, che quei barbari, al tempo di Giovanni VIII si spinsero oltre Tivoli, incalzati dalla cavalleria Romana.<br \/>\nLe pitture poi che adornano le grotte o meglio la vecchia chiesa, co&#8217; Miracoli di S. Benedetto ed altre leggende, se anteriori alle prime, esse pure appartengono al secolo XVI, ma tendono ormai a sparire sotto lo stillicidio delle acque e l&#8217;impeto delle correnti aeree.<br \/>\nSole rimangono le caratteristiche celle incavate nella pietra da rubesti anacoreti, riluttanti alla regola della penitenza e dell&#8217;amore, che tesero insidia al Gran Patriarca e lo costrinsero a ricercare i propinqui monti Simbruini.<br \/>\nNon \u00e8 qui il caso di accennare alle vestigia dell&#8217;antica Varia, che appariscono ad ogni pie&#8217; sospinto in contrada Quarto del Piano donde il superbo sarcofago Ottati del Museo Capitolino che incoreggerebbe ad eseguire degli scavi razionali con esito fruttuoso.<br \/>\nIncombe intanto al Governo, in virt\u00f9 d&#8217;una stessa legge, di salvaguardare il paesaggio oraziano della deliziosa valle dell&#8217;Aniene, alle cui bellezze naturali seppe ispirarsi il pi\u00f9 grande lirico del Mondo Antico, e quanti artisti e poeti ebbero la ventura di rifarsi quivi alle fonti vive del bello e del vero.<br \/>\nSAMBUCI. Chiuso in una gola di montagna, non presenta di rimarchevole che alcune mura castellane all&#8217;ingresso del paese e simili casupole dell&#8217;antico fabbricato ai tempi dei padroni locali, i Corrado D&#8217;Antiochia.<br \/>\nAltri scrisse che nella parrocchiale di S. Michele Arcangelo esistevano le tombe dei medesimi signori, per\u00f2 non mi \u00e8 riuscito\u00a0 di riscontrarne pure una traccia o memoria. So che il marchese Teodoli abbia raccolto nel Castello parecchi frammenti e busti di statue romane provenienti dai dintorni, e che io non potei vedere.<br \/>\nLa detta chiesa offre di particolare la volta che riproduce un\u2019altra chiesa con bello effetto di luci e d\u2019ombre; e merita anzi d\u2019essere restaturata sia in rapporto all\u2019arte (sembrando quei dipinti della Scuola degli Zuccari, se non proprio di loro mano), sia in rapporto ai buoni parrocchiani esposti alla pioggia e al vento: poich\u00e9 le tele hanno piegato sotto l\u2019infiltramento delle acque e nel centro si sono addirittura squarciate. Il vecchio servo di Dio invoca l\u2019aiuto di cotesta Direzione e del Fondo Culto insieme che &#8211; sono sue parole &#8211; dovrebbero una buona volta mettersi d\u2019accordo da buoni cristiani.<br \/>\nCASTEL MADAMA &#8211; Nel Castello Baronale di questo ameno ed industre luogo, si conservano parecchie iscrizioni antiche murate nel cortile, dove figura il medaglione in tufo col bassorilievo d\u2019una testa di giovine uomo dalle chiome scomposte ed in cui volle altri ravvisare la testa di Apollo di greco scalpello.<br \/>\nDa quanto potei leggere a rispettiva distanza, l\u2019iscrizione intorno alla cornice si riferisce a Poncello Orsini (1308) che aveva preso possesso del Castrum Ampollonii o Ampiglioni, di cui si affermava signore.<br \/>\nNon m\u2019indugiai sui raffronti dei quadri esistenti nella Chiesa di S. Michele che quell\u2019Arciprete mi assicur\u00f2 essere stati tutti inventariati d\u2019ufficio e mantenuti nel medesimo stato. Altri ancora volle ravvisare nel mediocre quadro di S. Francesco di Paola un S. Francesco Saverio d\u2019inestimabile lavoro. Viceversa, la Madonna di Loreto con la caratteristica degli Angeli sorreggenti candelabri accesi, mi convincono che l\u2019opera debba attribuirsi a Gherardo dalle Notti; come pure all\u2019Agricola il S. Filippo Neri.<br \/>\nDi molto pregio poi parmi la testa presa sul letto di morte d\u2019Ignazio di Lojola che in questo luogo predic\u00f2 la pace coi Tiburtini.<br \/>\nIl paliotto in pietre dure e madreperla dagli ornati e figure mitologiche dovette provenire dalla Corte Medicea, grazie alla parentela con Margherita di Parma signora di Castel Madama, dopo aver servito ad uso di mobile elegante stile cinquecento.<br \/>\nCICILIANO &#8211; Gli affreschi della vicina chiesa di Santa Restituta dei quali si occup\u00f2 il Di Pietro se non erro, meritano anch\u2019essi di essere restaurati e preservati dall\u2019umidit\u00e0, sia per l\u2019epoca a cui rimontano cio\u00e8 allo scorcio del secolo XV, sia per il valore intrinseco, da quel che ho potuto rilevare dalle sole pareti laterali della piccola abside; poich\u00e9 la frontale rimane nascosta dalla macchina della Santa che io consigliai a rimuovere. Ma ci vuole altro!<br \/>\nLe figure sono sgorbiate da parecchi graffiti, uno di quale dell\u2019anno 1556 di certo Vincentius Sebastiani.<br \/>\nDelle antiche case dei Colonna signori locali, si offrono subito allo sguardo di chi giunge due magnifiche bifore con la colonna; essendo le altre state rimosse e tenute dai privati.<br \/>\nQui come nei circonvicini luoghi, ad esempio a Vicovaro, esistono pietre di mura ciclopiche in contrada S. Valerio e Casa Rotonda e fino al paese.<br \/>\nS. POLO DEI CAVALIERI &#8211; Unicamente resti di antichit\u00e0 romane, specie presso la stazione, nulla da conservare e preservare pel momento, se altro non vien fuori.<br \/>\nRichiamo infine l\u2019attenzione della S.V.I. sulla conservazione e preservazione dei monumenti nei piccoli centri che lascia tutto a desiderare da parte dei municipi e dai custodi da burla, i quali ultimi, privi d\u2019una pur minima mercede, appariscono all\u2019arrivo di qualche visitatore, non certo generoso. Donde l\u2019apatia e l\u2019indifferenza loro. Dovetti per ci\u00f2 convincermi alla presenza del Segretario Comunale delle ragioni addotte dal guardiano del Tempietto di Vicovaro, tal Lucantonio Moltoni, che si raccomand\u00f2 per un tenue assegnamento mensile presso codesta Direzione Ministeriale; ed il medesimo potrei dire del custode dell\u2019Annunziata di Riofreddo, per la sola carit\u00e0 del natio loco.<br \/>\nEsortai, del resto, le autorit\u00e0 locali a fare il proprio dovere, di mettersi meco in corrispondenza per ci\u00f2 che riguarda i conosciuti monumenti e quelli di nuova scoperta, nel comune interesse dello Stato e dei Comuni.<\/p>\n<p>A un mese di distanza, il Soprintendente scrisse al Presutti una lettera di elogio \u201cper la diffusa, dotta, precisa relazione\u201d intorno alle cose d\u2019arte contenute in quei cinque comuni, che si impegnava a visitare per l\u2019avvio dei lavori di manutenzione pi\u00f9 urgenti.<br \/>\nLa nomina del Presutti fu reiterata, ogni volta per un triennio, nel 1923, nel 1927, nel 1930 e nel 1934. In quest\u2019ultima occasione il territorio assegnatogli fu \u201cper ragioni di opportunit\u00e0 pratica\u201d ridotto ai comuni di Castel Madama, Ciciliano e Sambuci, mentre Vicovaro e S. Polo dei Cavalieri venivano affidati al cav. Isidoro Ziantoni.<br \/>\nIl soprintendente (Federico Hermanin), nel dare comunicazione all\u2019interessato dell\u2019avvenuta riduzione del territorio sottoposto alla sua giurisdizione, si premur\u00f2 di aggiungere: \u201cLa prego di non vedere in ci\u00f2 nulla che possa menomare il Suo prestigio, n\u00e9 che possa attenuare lo zelo ch\u2019Ella ha sempre dimostrato nell\u2019esplicazione del Suo incarico\u201d.<br \/>\nNon si ha purtroppo notizia della reazione del Presutti a tale provvedimento, che, se non proprio come una menomazione, poteva apparirgli come un mancato riconoscimento alla diligenza e competenza con cui egli aveva espletato l\u2019iniziale incarico.<br \/>\nNon meno grave risulta la mancanza di ulteriori documenti relativi alla sua carica di Ispettore onorario, mantenuta presumibilmente fino al 1943, anno della sua morte. Una precisa documentazione sarebbe essenziale per rivelare compiutamente l\u2019opera di questo illustre personaggio riofreddano al difuori della pi\u00f9 che trentennale attivit\u00e0 da lui svolta come archivista presso l\u2019Archivio Segreto Vaticano.<\/p>\n<p>1 &#8211; Vincenzo Federici, nel Necrologio pubblicato sull\u2019Archivio della Societ\u00e0 Romana di Storia Patria, illustra brevemente la figura di questo illustre studioso: \u201cNato a Riofreddo il 6 giugno 1857, si spense a Roma l\u201911 dicembre 1943. Fu socio ordinario della reale Societ\u00e0 Romana di Storia Patria e collabor\u00f2 ai lavori della Societ\u00e0 illustrando per l\u2019Archivio (vol. XXXII, 395; XXXIII, 313; XXXV, 101) le origini del Castello di Riofreddo e i Colonna di Riofreddo (secoli XIII e XIV). Negli ultimi anni di vita (dal 15 marzo 1937) fu anche ascoltato Membro del Consiglio della sezione Tiburtina della nostra Deputazione. Educato all\u2019erudizione storica dall\u2019esempio del Cardinal Di Pietro suo zio materno, dette per 33 anni (1895-1927) la sua attivit\u00e0 scientifica all\u2019ordinamento delle collezioni storiche dell\u2019Archivio Segreto Vaticano, di cui fu scrittore e dove rimangono di lui anche gli schedari degli Istrumenta Miscellanea dal n\u00b0 1 al n\u00b0 6564. Sono noti di lui anche i due volumi sulla storia di Vivaro e su quella di Cave. Interessante anche lo studio storico-critico sulla Francesca da Rimini di Gabriele D\u2019Annunzio. Membro della Pontificia Accademia di Religione Cattolica dal 1913, Ispettore onorario dei monumenti di Riofreddo, tutta la sua vita operosa spese all\u2019incremento dei suoi studi prediletti\u201d. Su Presutti vedi anche Ricerche Studi Informazioni, bollettino della Societ\u00e0 riofreddana di storia arte cultura, n. 17, Riofreddo, 1992, p. 3.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UN\u2019ISPEZIONE DI GIUSEPPE PRESUTTI A VICOVARO E PAESI VICINI di Giuseppe Aldo Rossi In data 16 agosto 1920 la Regia Soprintendenza alle Gallerie e Musei medioevali e moderni comunicava per&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-2049","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-pillole-di-aequa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2049","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2049"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2049\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2050,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2049\/revisions\/2050"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2049"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2049"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2049"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}