{"id":2056,"date":"2014-01-11T17:15:48","date_gmt":"2014-01-11T16:15:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=2056"},"modified":"2014-01-11T17:15:48","modified_gmt":"2014-01-11T16:15:48","slug":"monsignor-vincenzo-anivitti-docente-universitario-chierico-segreto-di-papa-pio-ix-archeologo-ante-litteram","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/monsignor-vincenzo-anivitti-docente-universitario-chierico-segreto-di-papa-pio-ix-archeologo-ante-litteram\/","title":{"rendered":"MONSIGNOR VINCENZO ANIVITTI, DOCENTE UNIVERSITARIO, CHIERICO SEGRETO DI PAPA PIO IX, ARCHEOLOGO ANTE LITTERAM"},"content":{"rendered":"<p>MONSIGNOR VINCENZO ANIVITTI, DOCENTE UNIVERSITARIO, CHIERICO SEGRETO DI PAPA PIO IX,<br \/>\nARCHEOLOGO ANTE LITTERAM<\/p>\n<p>di Aldo Innocenzi e Luca Verzulli<\/p>\n<p>Non capita tutti i giorni di scoprire che una persona originaria di un piccolo paese della Valle dell&#8217;Aniene, come Roviano, abbia avuto nel passato particolari meriti. Soprattutto se ad essa non \u00e8 stata dedicata una strada, una piazza e non se ne fa menzione neppure negli scritti degli storici locali. Cos\u00ec, dopo aver effettuato alcune ricerche, abbiamo appreso che don Vincenzo Anivitti nato quasi certamente nei primi anni dell\u2019Ottocento, rovianese da parte di madre (Agnese Parisi), pu\u00f2 essere considerato uno dei nostri concittadini pi\u00f9 illustri.<br \/>\nLa famiglia Parisi, presente a Roviano fin dal Medioevo (1), presto acquista nel paese \u201cuna buona possidenza\u201d (2) diventando una delle famiglie pi\u00f9 importanti del piccolo borgo. Alcuni tra loro, come Andrea (vissuto nel XVII secolo) e Francesco (1710-1794) (3), raggiungono una certa notoriet\u00e0 anche in campo letterario. Il fratello di quest\u2019ultimo, l\u2019avvocato Luigi, sposa verso la met\u00e0 del Settecento la marchesa Lucia Bruti Liberati. Una loro figlia, Agnese,\u00a0 si unisce in matrimonio con Pietro Anivitti di Roma. Mentre Lucia, rimasta vedova, trascorre gli ultimi anni della vita a Roviano (dove muore nel 1810 e viene sepolta nella Chiesa di S. Giovanni Battista), Agnese d\u00e0 alla luce, probabilmente a Roma, il nostro Vincenzo. Questi,\u00a0 pur vivendo nella capitale dell&#8217;allora Stato della Chiesa, trascorre sicuramente molti periodi della sua adolescenza a Roviano, nella casa dove aveva soggiornato la nonna e che conteneva la ricca biblioteca dello zio Francesco. Da giovane entra in Seminario e subito si distingue per le sue interessanti produzioni letterarie, edite negli Annali delle Scienze Religiose (4).<br \/>\nProbabilmente i contadini rovianesi dell\u2019epoca, molti dei quali analfabeti, si rivolgono a questo giovane studioso (amante \u201cdelle antiche memorie\u201d, come dir\u00e0 di s\u00e9 in un articolo) (5) e gli affidano i reperti trovati durante i lavori dei campi o gli segnalano luoghi di interesse storico. Vincenzo, dopo aver osservato \u201cper que\u2019 dintorni\u201d, (6) inizia cos\u00ec a collaborare con il periodico L\u2019Album di Roma, sul quale pubblica intorno alla met\u00e0 dell\u2019Ottocento articoli, illustrati con interessanti incisioni, che descrivono molti dei luoghi visitati nei periodi trascorsi a Roviano, un paese che lo interessava particolarmente\u00a0 (\u201cIl certo si \u00e8 che Roviano non merita di essere affatto obliato dagli studi archeologici\u201d).<br \/>\nViene a conoscenza cos\u00ec di ponte Scotonico (7) che descrive nell\u2019articolo intitolato Agli amatori della topografica antichit\u00e0 (8), visita le rovine di Rovianello (9), la chiesa di S. Maria dell\u2019Olivo (10) e si arrampica sulla cima di monte S. Elia di cui descrive e illustra i ruderi dell\u2019antico romitorio (11).<br \/>\nDon Vincenzo non si ferma per\u00f2 all\u2019indagine storico-archeologica, ma contemporaneamente si dedica alla pubblicazione di opere come De\u2019 vantaggi che il culto dell\u2019Immacolato Concepimento ha recato alla scienza, alla letteratura, all\u2019arte e alla civilt\u00e0 precipuamente nel medio evo\u00a0 del 1847 (12) o L\u2019etichetta le buone feste ed il buon capo d\u2019anno (definito da Moroni \u201celegante e morale articolo\u201d) (13). Tutta questa attivit\u00e0 editoriale gli permette di accedere alla cattedra di Eloquenza dell\u2019Universit\u00e0 Urbaniana (14). Nel 1856 pubblica S. Francesca Romana &#8211; tratti principali della sua storia (15) e\u00a0 tre anni dopo scrive e legge l&#8217;orazione funebre per la morte di don Giuseppe Tarnassi canonico Lateranense e segretario del vicariato. (16) Nell\u2019anno della breccia di Porta Pia viene pubblicato Un sommo ingegno rivendicato alla Fede dal prof. Luigi Vincenzi. Ma il riconoscimento pi\u00f9 importante delle capacit\u00e0 di don Vincenzo proviene dal Papa stesso, che lo sceglie come suo chierico segreto (17). Non appagato da questi benefici, il Nostro continua la sua attivit\u00e0 letteraria anche dopo la morte del Santo Padre e nel 1879 d\u00e0 alle stampe Il mese mariano de\u2019 protestanti in Roma nell\u2019anno 1879 &#8211; alcune risposte di M. Vincenzo Anivitti, estratto dal periodico La campana di S. Pietro, testimonianza vivace del rovente clima politico che si respirava in quegli anni nella nuova capitale dello stato unitario. Nel 1881 pubblica Le Pauvre P\u00e8lerin d\u2019Amettes ou Vie de Saint Benoit-Joseph Labre par Mgr. Vincent Anivitti Ev\u00eaque de Caryste in part. inf., Rome, Imprimerie Joseph Gentili, 1881. Su questo ultimo testo l\u2019autore viene definito &#8220;Monsignor Vincenzo Anivitti\u00a0 Vescovo di Caristo (18)\u201d il che fa pensare che Pio IX o il successore Leone XIII lo avevano quindi nominato vescovo titolare (19). L\u2019Anivitti \u00e8 quindi l\u2019unico vescovo che Roviano ha avuto nella sua pur lunga storia.<br \/>\nNell\u2019introduzione a questa biografia di San Benedetto Labre, dedicata al vescovo di Arras Jean-Baptiste Lequette,\u00a0 Raffaele Virili cos\u00ec descrive il nostro: \u201cLa vita che mi permetto di offrire a Vostra Eccellenza tradotta in francese, \u00e8 dovuta alla penna di un illustre e rimpianto prelato, che mi precedette nella carica di Postulatore della Causa [di beatificazione ndr] e che trovava profondi motivi di devozione e che provava sentimenti di ammirazione estrema nella considerazione delle sante e sublimi virt\u00f9 del povero di Amettes\u201d (20). La data posta al termine di questa prefazione \u00e8 l\u20198 dicembre 1881: visto che si parla al passato di Anivitti e che lo si considera un \u201crimpianto prelato\u201d pu\u00f2 darsi che a quella data il nostro fosse gi\u00e0 morto (21).<br \/>\nCi auguriamo che la figura e l\u2019opera di questo letterato originario di Roviano vissuto durante le complicate vicende che seguirono all\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia, possa essere sempre pi\u00f9 conosciuta e apprezzata.<\/p>\n<p>DOCUMENTI<\/p>\n<p>Ne L\u2019Album di Roma, anno XII, 8 novembre 1845, p. 296:<\/p>\n<p>AGLI AMATORI DELLA TOPOGRAFICA ANTICHIT\u00c0<\/p>\n<p>Cum nova toto quaerent,<br \/>\nnonnisi prisca peto.<\/p>\n<p>Sotto i colli signoreggianti la valle, che al trigesimo quarto miglio della via sublacense si estende a dar pi\u00f9 libero il corso ai tortuosi giri dell\u2019Anio, prossimo alla moderna strada di Arsoli un ponte si asconde di quadrilateri massi costruito, sul cui strato contavansi venti due piedi e mezzo di lunghezza, di larghezza diciotto; e sul cui arco sembra che gravi un peso di secoli. Scotonico volgarmente si appella, Scutonico lo dissero il Fabretti, il Corsignani, il Revillas ed altri che ne fecero menzione o discorso; sebbene Stratonico denominato lo abbia l\u2019Olstenio. Ma se costui err\u00f2 forse nella denominanza; non err\u00f2 ponendolo su quella via, che di mezzo agli Equi fu aperta dal magnanimo lor vincitore; e poscia fin l\u00e0 si protrasse dove Aterno versa il tributo delle sue acque in seno all\u2019Adriatico. E ben numerosi son gli argomenti onde l\u2019eruditissimo Nibby ha saputo riconoscere la Valeria costeggiante l\u2019orrido monte S. Elia, immaginata gi\u00e0 dal Fabretti, e da chi mal seguivane in ci\u00f2 l\u2019opinione, a nullit\u00e0 di prove soddisfacenti, e segno d\u2019immense difficolt\u00e0. Certo \u00e8 che tal ponte mostra gi\u00e0 in se stesso confermare che a quella via appartenesse: dappoich\u00e8 il carro, che certo non l\u2019avrebbe strisciato frequente se fosse stato ponte si un semplice diverticolo alle sorgenti dell\u2019acqua Marzia (siccome conghiettur\u00f2 il Fabretti); e che dovette certo andar frequente per un sentiero di tanta agiatezza e commercio qual fu gi\u00e0 la Valeria (gemente sotto i carichi accumulati) solenni vi ha improntate le sue vestigie. \u00c8 noto peraltro come sulle pubbliche vie, le pi\u00f9 frequentate in ispece, volean sepolcro gl\u2019illustri nostri maggiori, onde esposti alla pubblica vista, pi\u00f9 sicura che non altrove aspettassero un vale pietoso, cui negar non sapevagli il passaggero. Or da questo costume eziandio difender poteva l\u2019Olstenio una vetusta lapida mortuaria; poi nello Scotonico ad oriente dissotterrata non ha di molto, e del seguente tenore<\/p>\n<p>t. nvfio.feliciano<br \/>\nt. nvfivs.fileivs<br \/>\net.nolleia.secvndina<br \/>\nfilio.dvlcissimo<br \/>\nb.m.f.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 recente per\u00f2, il rinvenimento di quasi intieri scheletri umani, la tumulazione de\u2019 quali tutti presentava i caratteri dell\u2019antica et\u00e0, in un podere della occidentale parte al ponte vicino; e che pria dell\u2019ineguale slavamento delle terre superiori facilmente si concepisce essere stato ad egual livello del ponte stesso; novella forza apprestavane all\u2019argomento sostenitore dell\u2019opinione, che gi\u00e0 non piacque al Fabretti. Noi lo pubblichiamo; ch\u00e8 qualunque se n\u2019abbia ad estimar la importanza, non potr\u00e0 non arridere ai gentili animi ingenui che amando in tutto la verit\u00e0, si piacciano interrogarne persino i savi, tristi reliquie dell\u2019avita grandezza, che pi\u00f9 non \u00e8. Molto pi\u00f9 che si pu\u00f2 quindi stabilire come il bivio della sublacense, e della Valeria, n\u00e8 poi fosse alla stazione ad Lamnas, n\u00e8 all\u2019odierno diverticolo di Arsoli; ma in un quasi medio punto tra questi. Potr\u00e0 ancora ogni curioso investigatore assicurarsi delle ulteriori tracce della Valeria superstiti al di l\u00e0 dello stesso ponte, e ben distaccate dalla facile strada che oggi a quel culto borgo conduce. Quanto poi ai nomi di quelli, dei quali un ferro campeste involontario turbava improvvisamente &#8211; le quiete ossa sepolte &#8211; lungo una via oltremodo magnifica al par dell\u2019Appia e della Latina; ma di cui oggi in qualche punto si contrasta persino la direzione; un rozzo sasso o spezzato neppure ce ne offriva memoria:<\/p>\n<p>Cos\u00ec sebbene un tempo al tempo guerra<br \/>\nfanno l\u2019opre famose; a passo lento<br \/>\nE l\u2019opre e i nomi insieme il tempo atterra!<\/p>\n<p>A. V.<\/p>\n<p>Ne L\u2019Album di Roma, anno XVIII, 17 maggio 1851, p. 96:<\/p>\n<p>VARIET\u00c0<br \/>\nVolgono sei anni da che per amore delle antiche memorie tentai di argomentare la linea della magnifica strada Valeria dopo la stazione ad lamnas rispondente al XIV miglio della via sublacense, come salisse poco a poco la prima curva de\u2019 colli di Roviano, per ricongiugnersi agevolmente col ponte or conosciuto sotto il titolo di s. Giorgio. Il certo si \u00e8 che Roviano non merita di essere affatto obliato dagli studi archeologici. Nel 1847 mi si disse che presso il viottolo di Rovianello (antico castello diruto) erasi rinvenuta per caso una specie di vettina crepata e ricongiunta a code di rondine, e che intorno vi si vedeano tracce di fabbrica romana. Accorso senza indugio ebbi la dispiacenza di trovar fatto in minutissimi pezzi per sospetto di qualche tesoro, un dolio di sodissima composizione di terra, largo e grosso da starne a paro con qualunque altro pregiato; siccome tosto mi piacque di farmene certo pel confronto delle misure prese di questo, e di alcuni su i quali tiene parola il Vinckelmanno (nota: Vedine i Monumenti antichi inediti T. II, p. 111 c. IX. Diogene II, Bassoril. 174).<br \/>\nPer non so quale combinazione quel dolio era non pure della stessissima forma in che ci si figura in un rilievo illustrato dall\u2019anzidetto archeologo il dolio di Diogene; ma per pi\u00f9 di egual crepa e con eguale arte ricommesso a diversi punti, come il greco artista immaginato aveva quello del suo filosofo. Codesto vaso pot\u00e8 servire agli usi campestri o domestici di L. Rubrio o di chiunque fosse l\u2019antico possessore del fondo rubriano o rubiano. Certi sassi ho anche osservato per que\u2019 dintorni, dal cui lavoro si apprende avere essi appartenuto a qualche ara o tempietto, o certo a qualche sepolcral monumento. Taccio di un lacrimatoio, ritrovato, per caso anche questo, presso umane reliquie non molto lungi dal ponte scotonico sotto Roviano ad oriente: era in una pentola di terra rossa egualmente antica; e sia per la patina entro formatavi dalle lagrime, sia per la umidit\u00e0 della terra, la parete interna del vetro pareva incrostata a mercurio. Vorrei credere che la pentola fosse la insegna dell\u2019arte in cui erasi forse distinto il sepolto, l\u2019arte fittile, di cui faceano conto i nostri maggiori, prima che s\u2019invogliassero de\u2019 vasi di Corinto argomenti di rimprovero ne\u2019 paradossi di Tullio.<br \/>\nV. Anivitti<\/p>\n<p>Quest\u2019ultimo articolo \u00e8\u00a0 esplicitamente citato (e in parte riportato) da Moroni nella voce \u201cRoviano\u201d del suo monumentale \u201cDizionario&#8230;\u201d (22).<\/p>\n<p>Ne L\u2019Album di Roma, 8 agosto 1846, p. 191-2:<\/p>\n<p>LE RUINE\u00a0 DI S. M. DELL\u2019OLIVA<br \/>\nSULLA VIA SUBLACENSE<br \/>\nAL MIGLIO XXXIII<\/p>\n<p>Questo disegno, a dir vero, nulla offre di meraviglioso e piacevole; ma le poche parole, che lo conseguono, faranno argomento che invano nol pubblichiamo.<br \/>\nIl villaggio conosciuto nelle carte dei bassi tempi col nome di &#8211; Castel di Roviano &#8211; domina nel sottoposto suo territorio alcune cadenti muraglie, che distaccandosi dalla via sublacense poco dopo il miglio XXXIII incontreresti a sinistra dello scoscieso sentier, onde lass\u00f9 si perviene. Se questo obliato paese merita qualche reminiscenza per essere circondato dai ruderi dell&#8217;antica strada Valeria, e dagli avanzi del magnifico acquedotto di Q. Marzio; pi\u00f9 lo merita certamente per le ruine sopra delineate. Reliquie son desse di non molto ampla chiesa campestre che su quel colle con picciol convento da oltre a sei secoli surse alla Vergine quasi a rompere coll&#8217;amabile religion del suo nome un cotale orrore di cui natura impront\u00f2 quel passaggio. Santa Maria dell&#8217;Oliva nomavasi da un&#8217;Oliva, che senza umana industria (diccasi) nata e cresciuta, vi primeggiava sul campanile, verde e robusta resistendo del pari all&#8217;ardore del sole, e alla forza dei venti.<br \/>\nMio desiderio si \u00e8 palesare: che queste ruine appartengono alla storia dei viaggi, che con immenso guadagno di anime, come ne fraseggia il Wadingo (Ann. Franc. T. I.), furono impresi dal gran Padre degli ordini mendicanti. Cos\u00ec soggetto alla sciagura del tempo quest&#8217;umile santuario, nella materiale esistenza; non la perda nella memoria dei viaggiatori pietosi, che fiutan da lungi i passi dei santi, e ne adorano le vestigia.<br \/>\nFu pertanto codesto colle scelto dal serafico padre quando per quelle contrade peregrin\u00f2 al sacro speco dell&#8217;inclito Benedetto. Da Francesco fu gittata la prima pietra di questa chiesa: da lui suscitato l&#8217;annesso convento, poscia forse nel 1257 (Id. T. II.), eretto regolarmente: da lui lasciati a spirituali rettori del circondario abitato i suoi frati che tali ne furono fino al 1280, sebbene fino al precorso secolo abbiano ritenuto quel luogo i padri conventuali. (Ap. par. Minor. della prov. di Rieti). Il Teuli, che alquanto a lungo ne parla aggiugne di pi\u00f9 che le divote genti credeano, di propria mano avesse ivi il santo piantato un cipresso al suo tempo ancora esistente; per lo che erano use darne a bere nell&#8217;acqua alcun bottone agli infermi, che spesso ne riportavano sanazione.<br \/>\nSe per\u00f2 il Teuli n&#8217;eccettui, niuno fra i conosciuti descrittori delle Franciscane memorie ricorda il monumento che produciamo; e il pi\u00f9 accreditato illustratore dei dintorni di Roma forse troppo fido di un solo sguardo lontano, o di qualche guida ignorante, il travide quale avanzo di un&#8217;antica villa romana, che ivi forse si avea la gente rubria abbastanza gi\u00e0 nota nella storia della Repubblica.<br \/>\nMa a salvarlo dall&#8217;oblio dei primi, oltre l&#8217;autorit\u00e0 del citato autore, che pur non \u00e8 oscuro; ci parve dovesse avere abbastanza di forza una perpetua local tradizione, che convalidata dalle manuscritte memorie del sovrastante paese, e commune pure alle terre circonvicine, abbraccia siccome l&#8217;edera quelle mura crollanti. D&#8217;altra parte non mancano di esempj nel Teuli stesso ad intendere che il silenzio di quelli autori non potrebbe stabilir fondamento a valido sospetto sull&#8217;origine illustre o sull&#8217;antica esistenza di qualche loro convento.<br \/>\nQuanto poi a vendicarlo dall&#8217;errore, onde fu traveduto qual monumento profano; basta soltanto che il viaggiatore lo visiti per assicurarsi del vero. Se i sassi hanno servito ad innalzare una casa di Dio, pare che anche disciolti o cadenti ispirino venerazione. Ci\u00f2 che fu sacro una volta \u00e8 sempre sacro. E poi sacre immagini, traccie di altari e tombe dischiuse sotto ai cespugli; tutto ivi porge idea di chiesa; e la dichiara insieme dell&#8217;epoca di S. Francesco.<br \/>\nNon solo adunque le apriche valli dell&#8217;Umbria, ma anco i monti sassosi, che ricordano la ferocia e i ladroneggi degli Equi, che l&#8217;ebbero a patria; ostentino le orme belle di un&#8217;uomo, che in un secolo di civili discordie, percorse quasi il mondo universo vangelizzando la pace.<br \/>\nAnivitti V.<\/p>\n<p>Un altra importante rivista che ospit\u00f2 scritti di Anivitti sono gli Annali delle scienze religiose:<br \/>\nVersione corredata di note dell\u2019opera del gesuita Pietro Lazeri, Dei tormenti dei SS. Martiri e della sincerit\u00e0 che pu\u00f2 argomentarsene de\u2019 loro Atti, 2a serie, t. 12, p. 79 e 397, t. 13, p. 51.<br \/>\nDei Commentatorium e di altri teologici, 2a serie, t. 8, p. 109.<br \/>\nSul Concilio di Costanza, 2a serie, t. 12, p. 226.<\/p>\n<p>Sull\u2019Album di Roma ricordiamo anche:<br \/>\n\u201cDi certi scienziati che dispregiano la letteratura\u201d, t. 22, p. 11.<br \/>\n\u201cProlusione per la premiazione degli esperimenti dati alla fine dell\u2019anno scolastico 1854-55 dalla scuola tecnica degli agrimensori e misuratori di fabbriche\u201d, t. 22,\u00a0 p. 399.<\/p>\n<p>Altre opere del nostro autore:<\/p>\n<p>Discorsi sacri e letterari, Roma, 1864.<br \/>\nEucaristiche e funebri orazioni \u2026 per la prima volta riunite a seguito de\u2019 discorsi sacri e letterari \u2026, Roma, 1865.<br \/>\nBiografie sacre e analoghe variet\u00e0, Roma, 1866.<br \/>\nProlusioni, memorie e poesie, Roma, 1867.<br \/>\nProse varie \u2026 diverse dalle gi\u00e0 riunite, Roma, 1868.<br \/>\nDel catechismo cattolico, Roma, 1877.<br \/>\nOratione Panegirica di S. Paolo della Croce &#8211; 27 Aprile 1880 &#8211; Nella solenne traslazione del Santo, Roma, Tip. Guerra e Mirri, 1880.<\/p>\n<p>1 &#8211; Gaetano Moroni, Dizionario di Erudizione Storico-Ecclesiastica, Venezia, Tipografia Emiliana, 1840-61, vol. LXXVI, p. 27. e Bartolomeo Sebastiani, Memorie principali della terra di Roviano, insieme con altre notizie su Riofreddo, e, meno diffuse, sopra Anticoli, Arsoli, Subiaco, regione Equicola e via Valeria, Ms. del 1830 ca., pp. 22-23.<br \/>\n2 &#8211; Moroni, Idem.<br \/>\n3 &#8211; Sebastiani, Op. cit., f. 29: &#8220;Il Sacerdote D. Francesco Parisi si applic\u00f2 allo studio indefesso delle belle lettere,e vi si distinse. F\u00f9 segnatario dell&#8217;Ecc.mo cardinal Scipione Borghese, e quindi bibliotecario della casa. H\u00e0 dato alla luce nel 1784 Le istruzioni per la giovent\u00f9 impiegata nelle segretarie che riscossero l&#8217;ap\u00adplauso generale di tutti i letterati, e nel 1786. l&#8217;Epistografia contenente le memorie della vita del cardinal Cintio Passeni Aldobrandini, ed un nuovo metodo per istruire nella lingua latina i due principi D. Camillo, e D. Francesco figli di D. Marcantonio Borghese.<br \/>\nPrevenuto dalla morte rimasero inedite altre opere interessanti, che avea preparate. Avea riunita una scielta e voluminosa libraria legale, ed erudita con una vistosa collezione di codici antichi e manoscritti molto pregievoli.<br \/>\nLuigi fratello di D. Francesco f\u00f9 uditore dell&#8217;Emo cardinale Borghese nella legazione di Ferrara. Finch\u00e8 visse custod\u00ec gelosamente il deposito dei libri, codici, manoscritti, ed opere inedite del fratello; ma il suo figlio Maffeo poco conoscendo il preggio di questo ramo di eredit\u00e0,in pochis\u00adsimo tempo se ne disfece con pochissimo suo frutto.&#8221;<br \/>\n4 &#8211;\u00a0 Moroni, Op. cit., vol. LXX, p. 97.<br \/>\n5 &#8211; Ne L\u2019Album di Roma, anno XVIII, 17 maggio 1851, p. 96.<br \/>\n6 &#8211; Idem.<br \/>\n7 &#8211; (ponte romano sul tracciato dell\u2019antica Via Valeria che oggi si trova nel territorio del Comune di Roviano e che \u00e8 stato recentemente restaurato).<br \/>\n8 &#8211; Ne L\u2019Album di Roma, anno XII, 8 novembre 1845, p. 296.<br \/>\n9 &#8211; Ne L\u2019Album di Roma, anno XVIII, 17 maggio 1851, p. 96.<br \/>\n10 &#8211; \u201cLe Ruine di S.M. dell\u2019Oliva sulla Via Sublacense al miglio XXXIII\u201d In L\u2019Album di Roma, t. 13,\u00a0 pp. 191-2.<br \/>\n11 &#8211; In L\u2019Album di Roma, anno XXV, 1 maggio 1858, pp. 83-5. L\u2019articolo \u00e8 riprodotto quasi interamente in Aldo Innocenzi &#8211; Luca Verzulli , S. Elia un monte una chiesa una casa, Subiaco, Fabreschi, 2000.<br \/>\n12 &#8211; Concepita come \u201cragionamento\u201d letto il 21 dicembre 1847 per l\u2019inaugurazione del 13\u00b0 anno accademico dell\u2019Accademia della SS. Concezione: Moroni, Op. cit., vol. LXXIII, p. 56.<br \/>\n13 &#8211; Moroni, Op. cit., vol. CI, p. 85. L\u2019articolo fu pubblicato nel 1855 in L\u2019Album di Roma, t. 21,\u00a0 p. 302.<br \/>\n14 &#8211; Moroni, Op. cit., vol. LXXVI, p. 27.<br \/>\n15 &#8211; Moroni, Op. cit., vol. LXXXVIII, p. 264.<br \/>\n16 &#8211; Moroni, Op. cit., vol. XCIX, p. 81.<br \/>\n17 &#8211; Idem<br \/>\n18 &#8211; Caristo \u00e8 una citt\u00e0 della regione grega dell\u2019Eubea.<br \/>\n19 &#8211; I Vescovi titolari sono quei religiosi che pur avendo ricevuto la consacrazione e quindi il potere episcopale, hanno solo il \u201ctitolo\u201d della diocesi e non vi risiedono n\u00e9\u00a0 la possono governare perch\u00e9 questa si trova in paesi un tempo cattolici ma che ora non lo sono pi\u00f9. L\u2019esistenza delle diocesi titolari \u00e8 giustificata da un duplice motivo: da una parte si vuol mantenere il ricordo di diocesi una volta importanti e fiorenti; dall\u2019altra \u00e8 necessario che gli ecclesiastici vicini al Papa (Mons. Anivitti era \u201cchierico segreto\u201d) siano investiti dell\u2019autorit\u00e0 episcopale.<br \/>\n20 &#8211; Gi\u00e0 nel 1861 Anivitti aveva pubblicato Orazione panegirica del beato Benedetto Giuseppe Labre recitata in Santa Maria dei Monti nel terzo giorno del solenne triduo.<br \/>\n21 &#8211; Il 10 giugno 1888 risulta Vescovo di Caristo (la stessa carica di Anivitti) un certo Giuseppe D\u2019Annibale (vedi L\u2019Abbazia di S. Salvator Maggiore e la Massa Torana (a cura di G. Maveroni e A. Tassi), Comune di Concerviano (Rieti), Eco Editrice, 1989, p. 21). A questa data il nostro doveva perci\u00f2 essere gi\u00e0 morto.<br \/>\n22 &#8211; Moroni, Op. cit., vol. LXXVI, p. 27-8.<br \/>\nI<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MONSIGNOR VINCENZO ANIVITTI, DOCENTE UNIVERSITARIO, CHIERICO SEGRETO DI PAPA PIO IX, ARCHEOLOGO ANTE LITTERAM di Aldo Innocenzi e Luca Verzulli Non capita tutti i giorni di scoprire che una persona&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-2056","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-pillole-di-aequa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2056","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2056"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2056\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2057,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2056\/revisions\/2057"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2056"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2056"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2056"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}