{"id":2062,"date":"2014-01-11T17:23:44","date_gmt":"2014-01-11T16:23:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=2062"},"modified":"2014-01-11T17:23:44","modified_gmt":"2014-01-11T16:23:44","slug":"un-centro-di-documentazione-a-vallepietra-sulla-festa-della-ss-trinita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/un-centro-di-documentazione-a-vallepietra-sulla-festa-della-ss-trinita\/","title":{"rendered":"UN CENTRO DI DOCUMENTAZIONE A VALLEPIETRA SULLA FESTA DELLA SS. TRINITA&#8217;"},"content":{"rendered":"<p>UN CENTRO DI DOCUMENTAZIONE A VALLEPIETRA<br \/>\nSULLA FESTA DELLA SS. TRINITA&#8217;<\/p>\n<p>di Franca Fedeli Bernardini<\/p>\n<p>L\u2019idea di realizzare un Centro di Documentazione della\u00a0 Santissima Trinit\u00e0 nasce nel 1997, nell\u2019ambito delle iniziative giubilari, per la specificit\u00e0 assoluta del santuario\u00a0 di Vallepietra (1), uno dei pi\u00f9 noti luoghi di culto rurali italiani. Tale santuario presenta una documentazione fotografica, filmica, sonora, pressoch\u00e9 ininterrotta dalla fine del XIX secolo a oggi, preziosamente conservata presso privati e fotografi amatoriali, televisioni pubbliche e private che hanno \u201critratto\u201d i numerosi pellegrini, i loro riti, la loro gestualit\u00e0, i loro canti, il famoso \u201cpianto delle zitelle\u201d.<br \/>\nL\u2019idea iniziale, poi sostanzialmente realizzata, scaturiva dall\u2019esigenza di una doppia conservazione di oggetti (devozionali,\u00a0 testuali e visuali). I primi, riposti quasi tutti\u00a0 in parrocchia, documentavano aspetti dello stretto rapporto esistente tra le famiglie feudali del luogo (soprattutto i Caetani, gli Astalli, i Piccolomini), il paese e l\u2019abbazia-santuario; tra i sacerdoti e gli arcipreti,\u00a0 di nomina feudale, e la devozione per la Ss.ma Trinit\u00e0, per alcuni santi\u00a0 e\u00a0\u00a0 per alcune\u00a0 confraternite i cui culti si sviluppano in maniera\u00a0 autonoma rispetto al grande centro cerimoniale.<br \/>\nIl secondo aspetto, preso in considerazione gi\u00e0 in fase progettuale, era la documentazione visuale legata al pellegrinaggio ed ai suoi luoghi pi\u00f9 significativi, non ultima la chiesa parrocchiale di Vallepietra \u201cattraversata\u201d da numerose compagnie (2).<br \/>\nTale ricca e \u201ccolta\u201d documentazione iniziale scaturiva da un fenomeno pi\u00f9 ampio di riscoperta, dalla fine del XIX secolo, dei luoghi pi\u00f9 suggestivi della campagna e della provincia romana da parte di esponenti del Club Alpino e del Caff\u00e8 Greco, e per citare qualche nome, di poeti come Cesare Pascarella, pittori come Enrico Coleman, fotografi come\u00a0 Luciano Morpurgo, musicisti ed etnomusicologi come Luigi Colacicchi, registi come Pozzi Bellini, storici delle religioni come Angelo Brelich, antropologi come Annabella Rossi, Lello Mazzacane, Alfredo Lombardozzi, Emilia de Simone.<br \/>\nCopia di tale materiale, conservato presso l\u2019Istituto Luce, la Discoteca di Stato, il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, la Rai ecc., e anche presso importanti archivi privati, sarebbe stato pi\u00f9 significativamente riunito in uno stesso luogo, integrato dalla ricchissima documentazione di fotografi pi\u00f9 o meno amatoriali e, soprattutto, da quell\u2019eccezionale fonte locale, del tutto inesplorata, che \u00e8 l\u2019archivio locale di Italo Tardiola il quale, a partire dal 1945, inizi\u00f2 a produrre cartoline, \u201cimmaginette\u201d e libretti devozionali del santuario e di Vallepietra, a ordinare i primi souvenirs specifici, contribuendo a fornire e ad arricchire la \u201cfantasiosa\u201d attivit\u00e0 degli altri \u201csantari\u201d.<br \/>\nI due spazi espositivi di oggetti sacri e di devozione,\u00a0 di immagini filmati e libri\u00a0 nascono come parte integrante del Centro di Documentazione del Santuario di Vallepietra, all\u2019interno del progetto pi\u00f9 ampio di creazione di centri-visita del Parco dei Monti Simbruini. Il progetto \u00e8 parzialmente\u00a0 finanziato con fondi del Giubileo (strutture espositive, impianti, attrezzature), della Provincia di Roma &#8211; Assessorato alla Cultura (volume sul pellegrinaggio, progetto di allestimento e sua realizzazione, schede di precatalogo informatizzate, coordinamento della campagna fotografica e del lavoro dei borsisti, impostazione dell\u2019ipertesto), del Parco (acquisto di mobili e scaffalature), del Comune di Vallepietra (restauro dei locali). L\u2019operazione \u00e8 stata patrocinata dal Ministero per le Attivit\u00e0 ed i Beni Culturali tramite la consulenza del Museo Nazionale delle Arti e delle Tradizioni Popolari e dell\u2019ICCD, che ha fornito numerose fotografie di Luciano Morpurgo.<br \/>\nE\u2019 infine allo studio un progetto pi\u00f9 ampio tra l\u2019Assessorato all\u2019Ambiente della Provincia di Roma e l\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Roma per la creazione della sezione naturalistica ed ambientale nel centro di documentazione.<br \/>\nMentre il nucleo del centro di documentazione visuale preesisteva in altri locali del paese, gestito dall\u2019Associazione culturale \u201cSalvatore Mercuri\u201d, il centro di documentazione \u201coggettuale\u201d \u00e8 stato interamente progettato. Gli oggetti esposti, ad eccezione dei souvenirs donati dai \u201csantari\u201d e dalla popolazione e\u00a0 degli ex voto provenienti dal santuario della Santissima Trinit\u00e0, sono stati depositati dalla Curia d\u2019Anagni &#8211; Alatri e dalla Parrocchia nei locali comunali appositamente restaurati, mediante apposita convenzione.<br \/>\nPer la realizzazione del centro pi\u00f9 propriamente museale, che integrava la ricca collezione di argenti, paramenti, oggetti confraternali con elementi devozionali ricollegabili alla complessa ritualit\u00e0 del santuario, si \u00e8 proceduto in primo luogo allo studio di 12 compagnie \u201csignificative\u201d che dai paesi della provincia di Roma usano recarsi al Santuario (3) in modo da comprendere dal \u201cdi dentro\u201d le dinamiche poco note del pellegrinaggio di gruppo e a piedi e le trasformazioni della festa, \u201carcaica\u201d pi\u00f9 nella forma che nello svolgimento.<br \/>\nTale lavoro d\u2019indagine etnografica, che ha colmato una lacuna, \u00e8 stato realizzato con l\u2019apporto di sei giovani antropologi e di accreditati studiosi locali. In secondo luogo, merc\u00e8 l\u2019apporto di ulteriori quattro giovani studiosi (tre antropologi ed uno storico dell\u2019arte) supportati dai funzionari della Provincia di Roma, si \u00e8 proceduto allo studio del materiale dell\u2019archivio parrocchiale, del tutto inedito, ma anche degli oggetti contenuti nella parrocchia stessa e\u00a0 in particolare nei suoi ricchi depositi.<br \/>\nSoprattutto l\u2019esame degli splendidi paramenti, degli argenti, degli oggetti confraternali (4) ha permesso di legare il paese e la sua collezione al santuario e ai pellegrini, attraverso una serie di apparati didattici che verranno integrati con squarci di immagini in movimento e suoni.<br \/>\nLe quattro salette per l\u2019esposizione degli oggetti\u00a0 sono state allestite in uno dei pochi frammenti superstiti del palazzo sopravvissuto alle distruzioni del terremoto di Avezzano del 1915. Tale palazzo, che conservava ancora il suo aspetto di fortilizio nel 1452, inglobava la \u201ccorte\u201d oggi piazza del paese, la chiesa parrocchiale, gi\u00e0 menzionata nel 1121 e contenente le sepolture gentilizie, e l\u2019alto mastio che per primo si presenta al visitatore che arriva in paese.<br \/>\nDato lo stretto rapporto storico di dipendenza\u00a0 chiesa-palazzo \u00e8 sembrato\u00a0 legittimo, anzi opportuno in un\u2019operazione di recupero museale e documentario, inserire, soprattutto nella prima\u00a0 sala, oggetti provenienti dalla parrocchiale. Si possono ammirare: una Madonna in legno, una campanella, oggetti dei\u00a0 Caetani in cassettiera, un calice del 1831, reliquiari,\u00a0 oggetti votivi, corone d\u2019ottone dorato della Confraternita del\u00a0 Ss. mo Sacramento per matrimoni solenni, una Madonna in argento votiva (\u201cGiacomo Graziosi per sua devozione. 1712\u201d), lo stendardo della Confraternita Trinit\u00e0 e vecchi altri stendardi.<br \/>\nA Vallepietra si usa la benedizione al popolo il 1 novembre giorno di tutti i santi con tutti e reliquari, usanza praticata nella Valle dell&#8217;Aniene (a Roviano si fa l&#8217;ostensione delle reliquie il giorno della festa in onore di S. Fortunato martire, a settembre) ed attestata dalla memoria orale anche a Cervara, centro, come Vallepietra, di transuamnza.<br \/>\nIl relativo isolamento del centro, fuori dalle grandi strade di comunicazione, \u00e8 testimoniato dalla presenza di un patrimonio abbastanza intatto, e la sua \u201ccentralit\u00e0\u201d, in un nodo di strade di\u00a0 transumanza, dalla frequenza di doni votivi da parte di forestieri. Dato l\u2019aspetto profondamente cambiato del paese (5) a causa del terremoto e delle pi\u00f9 recenti trasformazioni edilizie, si \u00e8 effettuato un rimando tra \u201cinterno ed esterno\u201d che contestualizzasse o ricontestualizzasse gli oggetti pi\u00f9 preziosi nel loro \u201cantico\u201d contesto, e nello stesso tempo si \u00e8 pensato per ogni stanza ad un rimando allusivo all\u2019argomento trattato nella stanza successiva. Nella prima stanza l\u2019oggetto \u201ctramite\u201d\u00a0 \u00e8 la statua, di fattura pi\u00f9 che artigianale, di S. Emidio, molto popolare nella zona in quanto protettore dai terremoti.<br \/>\nNella stanza successiva, introdotta concettualmente dal\u00a0 santo, sono state raccolte foto di immagini devozionali, oggetti popolari o preziosi delle principali confraternite del paese. In particolare va ricordata la confraternita di S. Antonio che attestava l\u2019importanza locale della transumanza, quella pi\u00f9 antica del Ss.mo Sacramento, che gestiva la festa del santo patrono Cristoforo; quelle del Rosario e del Carmine e quella, tuttora esistente, di S. Giuseppe (6).<br \/>\nPer evidenti ragioni di spazio sono esposti solo alcuni oggetti\u00a0 cultuali processionali confraternali come alcune statue di gesso di santi, il grande tronco giallo \u201co albero del crocefisso\u201d della compagnia di S. Giuseppe, il crocefisso \u201crosso\u201d della compagnia\u00a0 del SS.mo Sacramento, mozzette, le basiliche ed i lanternoni della stessa confraternita,\u00a0 probabilmente risalente al XVIII secolo. Di particolare pregio sono le statuette di S. Giuseppe, del Rosario e del Carmine che i festaroli portavano nelle case fino a pochi decenni fa.<br \/>\nIn virt\u00f9 degli oggetti e delle schede \u00e8 possibile aprire una visuale esterna sul paese, non pi\u00f9 dal punto di vista della sua edilizia civile, ma tramite le sue chiese, delle quali le pi\u00f9 significative sono la\u00a0 parrocchiale e la chiesa della Madonna delle Grazie, interamente affrescata e contenente al suo interno una bella Madonna in cera del XIX secolo.<br \/>\nLa terza stanza, dedicata al santuario ed ai suoi culti illustrati attraverso l\u2019apparato visuale ed informatico,\u00a0 \u00e8 introdotta dalla vetrina che mostra l\u2019operato dei sacerdoti, abati e fondatori delle confraternite, e del\u00a0 grande stendardo del Ss.mo Crocefisso che rimanda alla stanza precedente, ma mostra l\u2019iconografia, localmente tradizionale, della Trinit\u00e0 sotto forma di tre persone uguali e distinte contrapposte alle tre persone gerarchicamente subordinate, mostrate in un bel dipinto ugualmente esposto nella stessa sala. Vi sono esposti molti messali e libri, ma di particolare interesse \u00e8 il dipinto della Crocifissione che, per la presenza degli elementi della passione quasi \u201cdecontestualizzati\u201d e ridotti a \u201csegni\u201d, rimanda al \u201cpianto delle zitelle\u201d\u00a0 che li esibiscono nella mano. Tale quadro \u00e8 particolarmente significativo in quanto dono doppiamente votivo e di rimando\u00a0 alla stanza successiva (7).<br \/>\nIn questa stanza \u00e8 simulata una parete del santuario con gli ex voto fotografati, con altre fotografie di ex voto particolarmente importanti per l\u2019immagine e la riconoscibilit\u00e0 del santuario, ed ex voto donati recentemente dal santuario (due angeli senza ali di Olevano: \u201cSoldati: Consoli Gioacchino e Ugolini Torquato e Militari 157: Reg.o\u201d ).<br \/>\nQuesta stanza, con i souvenirs venduti nel tempo dai \u201csantari\u201d, \u00e8\u00a0 dedicata agli abitanti\u00a0 di Vallepietra e ai pellegrini (ex soldati, \u201cviaggiatori dello spirito\u201d, compagnie) che speriamo vogliano arricchire con i segni (bandierine, souvenir e quant\u2019altro) della loro presenza.<br \/>\nIl collegamento pi\u00f9 logico con il centro di documentazione cartaceo, sonoro, visuale sar\u00e0 determinato dai filmati e soprattutto dal filmato di Pozzi Bellini del 1939, scelto per la sua brevit\u00e0, la sua capacit\u00e0 di evocazione e di contestualizzazione degli oggetti esposti, portati in processione dai confratelli e dai fedeli.<\/p>\n<p>1 &#8211; L\u2019insediamento, citato nella donazione del 1079 come \u201cValle Petra civitatis trebensis\u201d figura come \u201cCastello Valle de petra\u201d\u00a0 nel 1112 tra i feudi\u00a0 dell\u2019abbazia benedettina di Subiaco, promotrice\u00a0 a partire dal X secolo del fenomeno pi\u00f9 generale dell\u2019incastellamento.\u00a0 Donato nel 1257 da Alessandro IV al nipote Rinaldo di Jenne, con Filettino e Trevi,\u00a0 passa nel 1297\u00a0 alla potente famiglia Caetani con la rinuncia dei precedenti feudatari ad ogni diritto su Trevi, Filettino e Collalto. A parte un breve periodo (1481-1503) in cui ritorna all\u2019Abbazia di Subiaco, Vallepietra rimane feudo dei Caetani fino al 1670, anno della morte di Orazio, quando per trasmissione matrilineare passa al nipote Tiberio Astalli, signore di Sambuci il cui discendente, Camillo Astalli Caetani, nel 1726 riforma lo statuto di Vallepietra. Dagli Astalli passa per debiti a Pietro Testa Piccolomini la cui famiglia conserva la propriet\u00e0 del feudo dal 1757 al 1808 quando il possedimento viene ceduto a Settimio Bischi Bulgarini che lo vende nel 1820\u00a0 a Camillo Torriglioni, Nel 1842 la propriet\u00e0 passa al marchese Girolamo Riccini e nel 1865 al nipote Niccol\u00f2 Quattrofrate che lo vende ad Antonio Troili nel 1869.<br \/>\n2 &#8211; La chiesa parrocchiale dedicata a S. Giovanni Evangelista \u00e8 gi\u00e0 menzionata nel 1121. L\u2019interno, completamente rinnovato nel XVIII secolo, presenta tuttavia\u00a0 tre ampie campate coperte con volte a crociera. Dalla visita pastorale di Mons. Pietro Gerardi\u00a0 vescovo di Anagni, la chiesa possedeva, come oggi, 5 altari oltre il principale: il primo, a sinistra, dedicato alla Madonna del Rosario,\u00a0 Juspatronato della famiglia dei Caetani e degli Astalli, il secondo al protettore S. Cristoforo, Juspatronato della Comunit\u00e0 vallepietrana, il terzo a S. Antonio di Padova. Il primo altare a destra conteneva la statua del Crocefisso e il secondo l\u2019immagine della Vergine Lauretana. I restauri settecenteschi interessano prevalentemente la parte absidale, dipinta dal Ranucci nel\u00a0 1764, i cui affreschi sono ancora visibili\u00a0 nel catino absidale, gli stucchi e le dorature della cappella di S. Cristoforo e degli altari.\u00a0 Nella chiesa ridecorata\u00a0 nel XIX secolo,\u00a0 furono apposte nella parte absidale nel 1941 due grandi tele raffiguranti\u00a0 l\u2019Orazione nell\u2019Orto e la Cena di Emmaus\u00a0 di Oscar Testa poste\u00a0 tra il dipinto della Sacra Famiglia del XIX secolo. Gli altri edifici di culto, oggi esistenti,\u00a0 sono la chiesa cinquecentesca di S. Maria delle Grazie, con la venerata immagine coronata, posta fuori porta Romana. Completamente\u00a0 affrescata, fu accorciata dopo la caduta di un masso staccatosi dal monte. La chiesa di S. Francesco, che gi\u00e0 compare nella mappa del\u00a0 Reni\u00a0 disegnata nel 1681, \u00e8 posta sulla piazza omonima. Presenta una semplice facciata rettangolare e mostra all\u2019interno tre altari dei quali il centrale \u00e8 dedicato a S. Francesco, e i laterali a S. Maria della Neve e a S. Maria della Consolazione. Tra le chiese, ancora oggi esistenti, si ricorda la piccola\u00a0 chiesa\u00a0 di S. Giovanni Battista, posta fuori porta Napoletana, eretta da Giuseppe Costa nel 1768 che conteneva tre dipinti del XVIII secolo.<br \/>\n3 &#8211; Superata la piccola\u00a0 chiesa\u00a0 di S. Giovanni Battista, fuori porta Napoletana, da Vallepietra la strada s\u2019inerpica verso il santuario della SS.ma Trinit\u00e0 posto al centro di tre vie di transumanza e nei pressi dei confini storici tra Stato Pontificio e Regno d\u2019Abruzzo.\u00a0 La chiesa a 1337 metri,\u00a0 su resti romani, occupa lo spazio di una grotta da cui stillava acqua. Forse fondata da S. Domenico di Sora su una chiesa dedicata a S. Michele \u00e8 ricordata dalle fonti la prima volta nel 1079 come chiesa della Trinit\u00e0 sul Monte Autore, chiamato nel medioevo \u201cpetra imperatoris\u201d. Il santuario, il cui\u00a0 culto vivissimo \u00e8 gi\u00e0 attestato nel XV secolo, \u00e8 oggetto di devozione crescente nei secoli XVII &#8211; XX quando una \u201cturba hominum\u201d si reca al santuario nel giorno della festa della \u201cSantissima\u00a0 Trinit\u00e0\u201d per venerare le tre persone uguali e distinte dipinte sul muro della chiesetta superiore. Tale iconografia, inconsueta,\u00a0 viene superata dall\u2019iconografia divenuta canonica della Ss.ma Trinit\u00e0: Padre, figlio e Spirito Santo, ma permane tuttora nelle &#8220;immaginette popolari&#8221;.<br \/>\n4- Nella\u00a0 chiesa parrocchiale di S. Giovanni Evangelista si trovavano tutte le confraternite esistenti nel XVII secolo che celebravano sugli altari ancora oggi visibili: la confraternita del\u00a0 Ss.mo Crocefisso, posta sull\u2019altare omonimo, fu aggregata nel 1695 a quella del Rosario, la confraternita del patrono S. Cristoforo ricordata, come quella del Rosario, dal 1660 almeno e, nel 1662, la compagnia di S. Antonio da Padova, esistente o rifondata nel XIX secolo. La pi\u00f9 antica confraternita del SS.mo Sacramento, posta sull\u2019altare maggiore e menzionata nel 1613, finisce per inglobare nel XVIII secolo le confraternite che vanno scomparendo. Agli inizi del\u00a0 XIX secolo, a partire dal 1807, venne fondata la confraternita di S. Giuseppe la cui devozione si sviluppa in molti paesi montani\u00a0 a partire dal XVIII secolo, il cui culto venne trasportato nella chiesa\u00a0 \u201cfuori le mura\u201d di S. Francesco. Segue poi la fondazione della confraternita della Madonna del Carmine, istituita da don Luigi Tozzi nel 1858 nella chiesetta cinquecentesca\u00a0 delle Grazie provvista dal fondatore delle necessarie suppellettili come la Madonna in cera e la statuetta in metallo dorato da portare nelle case. La confraternita dell\u2019Assunta, la cui novena \u00e8 celebrata nel 1868 almeno dall\u2019arciprete Giacomo Graziosi\u00a0 \u00e8 probabilmente gi\u00e0 esistente a tale data come attesterebbe il grande stendardo processionale di tela dipinta con\u00a0 sottostante scritta \u201cRAPHAEL DE JORDANIS| PRIORE| MUTORUM PIETA FECIT A. | DOMI 1857\u201d . La confraternita della SSma Trinit\u00e0 di cui si hanno pochissime notizie, forse di origine ottocentesca, \u00e8 stata fondata o rifondata nel 1929 come da tradizione orale e dalla scritta ricamata in oro\u00a0 sulle 8 fasce portate dai confratelli, ritratti con le \u201dpacette\u201d dal\u00a0 Morpurgo.<br \/>\n5 &#8211; La popolazione di Vallepietra, borgo montano isolato al centro di un ampio territorio oggi parco regionale, era dedita all\u2019allevamento,\u00a0 alla pastorizia di capre, pecore, buoi, al taglio del bosco ed all\u2019artigianato (fabbricazione di sedie, oggetti in legno, scatole). Le scorte alimentari, data la penuria di\u00a0 terreni coltivabili (grano, olio, vino), bastavano a malapena per tre mesi e la maggior parte degli abitanti, per circa nove mesi l\u2019anno, andava in campagna romana\u00a0 e ritornava l\u2019estate quando il territorio si \u201capriva\u201d alla transumanza estiva delle greggi che attirava\u00a0 migliaia di\u00a0 capi di bestiame provenienti dal Lazio e dall\u2019Abruzzo. La scarsa produzione di grano, e di cereali, era\u00a0 parzialmente supplita dall\u2019istituzione del Monte Frumentario che, a partire dal 1694, contribuiva ad aiutare la popolazione nei momenti di particolare penuria e di carestia.<br \/>\n6 &#8211; Questa stanza illustra, inoltre, aspetti dei culti praticati dalla comunit\u00e0 vallepietrana. Un culto, importante come la Madonna della Neve, promosso dai boscaioli e nevaroli\u00a0 gi\u00e0 celebrato nel 1672, non ha lasciato testimonianze al di l\u00e0 dell\u2019altare omonimo nella chiesa di S. Francesco. I culti di S. Cristoforo e di S. Rocco sono testimoniati dalle belle statue e macchine processionali, conservate presso il deposito delle confraternite. I culti di\u00a0 S. Antonio di Padova e S. Antonio Abate, propri degli allevatori locali, sono rappresentati dalla persistenza della confraternita di S. Antonio. Ancora viva \u00e8 la devozione per S. Cristoforo e S. Giuseppe la cui statue sono portate in processione assieme alle macchine dell\u2019Assunta e del Salvatore nella tradizionale \u201cInchinata\u201d di Ferragosto. La devozione, riscontrabile nelle processioni e nei culti dei santi \u201cin casa\u201d, \u00e8 rappresentata dall\u2019iconografia, colta e popolare,\u00a0 come l\u2019immagine della santa\u00a0 commissionata dai \u201cCONFRATRES\u00a0 S. ANTONII PATAVINI.. A.D. 1891\u201d e dipinta da Antonio Benini, autore dell\u2019altare rappresentante proprio S. Antonio di Padova.<br \/>\n7 &#8211; Questo dipinto (cm. 86X110) raffigurante la crocifissione \u00e8 attribuito a Orazio Bergiani (1597-1619). Donato nel 1949 dal signor\u00a0 Armando Sabatello, riconoscente verso il parroco salvatore Mercuri e i parrocchiani per aver avuto da questi assistenza durante la persecuzione nazi-fascista contro gli ebrei. Lo stesso \u00e8 oggetto di un&#8217;altra dedica: \u201cRiconoscenti per il miracolo ricevuto, conseguente all\u2019occupazione tedesca di Vallepietra le famiglie di Geremia e Raffaele Reali in occasione del 50\u00b0 anniversario restaurarono. Vallepietra 1994&#8243;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UN CENTRO DI DOCUMENTAZIONE A VALLEPIETRA SULLA FESTA DELLA SS. 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