{"id":2068,"date":"2014-01-11T17:59:57","date_gmt":"2014-01-11T16:59:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=2068"},"modified":"2014-01-11T18:02:09","modified_gmt":"2014-01-11T17:02:09","slug":"l-etruscus-ritus-nella-fondazione-della-colonia-di-alba-fucens","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/l-etruscus-ritus-nella-fondazione-della-colonia-di-alba-fucens\/","title":{"rendered":"L\u2019 ETRUSCUS RITUS NELLA FONDAZIONE DELLA COLONIA DI ALBA FUCENS"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019 ETRUSCUS RITUS NELLA FONDAZIONE<br \/>\nDELLA COLONIA DI ALBA FUCENS<br \/>\ndi Micaela Merlino<br \/>\nIl presente articolo scaturisce da uno studio di topografia archeologica che sto conducendo nell\u2019ambito territoriale compreso tra le due colonie di Alba Fucens (odierna Massa d\u2019Albe) e di Carsioli (attuale Civita di Oricola), al fine di ricostruire l\u2019assetto topografico, urbanistico e quello della viabilit\u00e0 antica nella zona da me considerata.<br \/>\nDurante lo studio delle facies urbanistiche e architettoniche che gli scavi archeologici, condotti soprattutto dal Mertens sul sito della colonia di Alba Fucens (1), hanno permesso di ricostruire, mi sono imbattuta in una \u201cvexata quaestio\u201d relativa all\u2019area forense della citt\u00e0. Problematica che desidero qui presentare ai lettori, insieme ad alcuni elementi frutto di analisi che ho condotto negli anni passati in merito alla civilt\u00e0 etrusca, utili, come credo, per una pi\u00f9 agevole comprensione della questione trattata in questa sede.<br \/>\n<strong>Fisionomia di una citt\u00e0: Alba Fucens al momento della deduzione coloniale (303<\/strong> <strong>a. C.)<\/strong><br \/>\n\u201cSoram atque Albam coloniae deductae. Albam in Aequos sex milia\u201d (\u201cFurono fondate le colonie di Sora e di Alba. Alba fu dedotta nel territorio degli Equi e le furono attribuiti seimila coloni\u201d): cos\u00ec scrisse lo storico romano Livio (2), riferendosi agli avvenimenti intercorsi nel 303 a.C. I bellicosi Equi erano stati pacificati nel 304 a.C. dopo<br \/>\nuna sanguinosissima guerra condotta dal console Publio Sempronio Sofo che, proprio in quell\u2019anno, aveva assediato e distrutto, al comando delle sue legioni e in soli 50 giorni, ben 41 ocres (villaggi d\u2019altura) equi (3). Dopo la resa dei nemici il Senato romano, per assicurarsi il controllo militare del territorio tolto ai vinti, procedette all\u2019esproprio di<br \/>\nquest\u2019ultimo, operazione che prevedeva l\u2019allontanamento degli antichi proprietari indigeni(4), e alla sua razionale riorganizzazione onde poter essere affidato ai nuovi coloni inviati da Roma.<br \/>\nProbabilmente Alba Fucens, colonia romana di diritto latino, fu fondata sul luogo, o nelle immediate vicinanze, di un ocres equo, e ci\u00f2 sembrerebbe confermato da duepassi dello storico Appiano (5). La colonia doveva comunque trovarsi ai confini del territorio della bellicosa trib\u00f9 dei Marsi ed era posta in luogo elevato, a circa 1000 m s l m., come si deduce dall\u2019espressione \u201cAlba Marsis finitima in excelso locata saxo\u201d (\u201cAlba [Fucens] si trova presso i confini del popolo dei Marsi ed \u00e8 situata su un\u2019alta rupe\u201d, che troviamo in Strabone) (6).<br \/>\nIl sito prescelto per la deduzione coloniale fu un lungo pianoro, detto \u201cPiano della Civita\u201d, articolato in tre distinte alture: l\u2019altura di San Nicola a nord, di San Pietro a sud, di Pettorino a est. L\u2019impianto iniziale della colonia, riferibile allo scorcio del IV secolo a.C. e agli inizi del III a.C., dovette prevedere: 1) la cinta muraria in opera poligonale, che si estendeva per circa 3 km. seguendo l\u2019orografia del terreno, descrivendo un percorso all\u2019incirca a forma di losanga allungata; 2) i tracciati stradali intersecantesi tra loro, che delimitavano isolati rettangolari disposti perpendicolarmente alle vie di maggiore importanza (il Cardo e il Decumano Massimi) (7); Via del Miliario era il tratto urbano della Via Tiburtina Valeria (8), che entrava in citt\u00e0 dalla Porta Massima a ovest, e usciva dalla Porta posta a sud, mentre la cosidetta Via dei Pilastri era un\u2019altra importante arteria urbana parallela alla precedente; 3) i templi; 4) la grande area del Foro (142 m. x 43,50 m.); 5) infrastrutture di pubblica utilit\u00e0, quali la rete fognaria. La fascia mediana della citt\u00e0, posta nella porzione nord e compresa tra Via del Miliario e Via dei Pilastri, accoglieva gli edifici pi\u00f9 importanti della colonia, quelli destinati allo svolgimento delle funzioni pubbliche cittadine: il Foro, il Comitium, il Diribitorium e la Basilica (9).<br \/>\n<strong>L\u2019 Etrusca disciplina: spazio sacro e spazio umano<\/strong><br \/>\nE\u2019 noto quale importanza abbia avuto la civilt\u00e0 etrusca nei processi di acculturazionedelle popolazioni pre-romane del suolo italiano. Le ricerche storiche riguardanti gli Etruschi e le indagini archeologiche condotte nelle necropoli e sull\u2019area di alcune dellepi\u00f9 importanti citt\u00e0 etrusche (Caere-Cerveteri, Tarquinia, Vulci, per citare solo le principali citt\u00e0 dell\u2019Etruria meridionale costiera) hanno messo in luce il precoce sviluppo politico, economico e culturale che la civilt\u00e0 etrusca ebbe nel contesto italico gi\u00e0 in epoca tardo-villanoviana, rispetto ad altri gruppi etnici ad essa contemporanei, quali non ultimo l\u2019ethnos latino. Fu proprio con la monarchia etrusca che, secondo la tradizione vulgata dalle stesse fonti latine, Roma assurse al rango di grande e magnifica citt\u00e0; per esaltare il ruolo di protagonista che l\u2019umile aggregato di villaggi lambito dalle acque del Tevere venne ad acquistare grazie ai proficui contatti culturali intercorsi tra Latini ed Etruschi in et\u00e0 arcaica (contatti mediati attraverso i tre monarchi etruschi Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo), gli studiosi hanno coniato la significativa espressione \u201cLa grande Roma dei Tarquini\u201d. Gi\u00e0 nell\u2019antichit\u00e0 la civilt\u00e0 etrusca fu famosa per le minuziose prescrizioni rituali che, in modo quasi ossessivo, scandivano<br \/>\nogni atto religioso officiato dai sacerdoti etruschi. Secondo la mentalit\u00e0 di questo popolo, infatti, sia il mondo naturale, sia il mondo degli uomini erano sottoposti in modo ineluttabile alla volont\u00e0 divina, volont\u00e0 che bisognava conoscere, interpretare attraverso segni e cercare in tutti i modi di ingraziarsi: \u201cQuesti due mondi [umano e divino] sono collegati fra loro intimamente, secondo un principio di partecipazione mistica e di indi-stinzione\u2026Cielo e terra, realt\u00e0\u00a0 oprannaturale e naturale, macrocosmo e microcosmo sembrano corrispondersi con palesi e segreti richiami entro un preordinato sistema unitario, nel quale l\u2019orientamento e la divisione dello spazio assumono un\u2019 importanza<br \/>\nfondamentale\u2026\u201d (10). L\u2019uomo, dunque, non era libero di agire nel mondo: per intraprendere qualsiasi azione era necessario sottomettersi alla volont\u00e0 divina, comportandosi in modo conforme a quanto inderogabilmente stabilito dai \u201ccelesti\u201d. Vi erano dunque, tra gli Etruschi, sacerdoti in grado di interpretare i segni mandati dalle divinit\u00e0: costoro<br \/>\nerano gli aruspici, i quali, attraverso la consultazione delle viscere degli animali sacrificati, o il volo degli uccelli, o l\u2019interpretazione dei fulmini, o l\u2019osservazione di ogni altro \u201cprodigio\u201d, erano in grado di decidere quali rituali bisognava compiere per assicurare il successo di un\u2019 impresa, per placare l\u2019ira degli d\u00e8i, o per beneficiare del loro aiuto.<br \/>\nPrecise regole rituali gli Etruschi destinavano anche alla fondazione di citt\u00e0 poich\u00e9 lo spazio umano era \u201cmetafisicamente\u201d collegato con lo spazio celeste e qualsiasi attivit\u00e0 venisse intrapresa entro un\u2019area terrestre, questa avrebbe avuto inevitabili ripercussioni nello spazio sacro degli d\u00e8i. Era necessario, dunque, purificare lo spazio entro il quale la citt\u00e0 sarebbe stata edificata e delimitare esattamente il medesimo, perch\u00e9 da quel momento in poi dapprima una linea ideale, poi il circuito delle mura cittadine, avrebbe per sempre distinto ci\u00f2 che si sarebbe trovato intra urbem da ci\u00f2 che rimaneva extra urbem. Si trattava di due spazi dal valore qualitativo differente: l\u2019uno, spazio purificato, delimitato e consacrato alle divinit\u00e0, l\u2019altro, spazio ancora scevro dai procedimenti di orientamento e suddivisione.<br \/>\nLo spazio fatto oggetto di queste pratiche rituali era detto templum, cio\u00e8 area consacrata seguendo il modello di spazio celeste; quest\u2019ultimo era cos\u00ec immaginato: \u201cL\u2019orientamento \u00e8 determinato da due punti cardinali, congiunti da due rette incrociate, di cui quella nord-sud era chiamata cardo (con vocabolo prelatino) e quella est-ovest<br \/>\ndecumanus\u2026Posto idealmente lo spettatore nel punto di incrocio delle due rette, con le spalle a settentrione, egli ha dietro di s\u00e9 tutto lo spazio situato a nord del decumanus. Questa met\u00e0 dello spazio totale si chiama appunto \u201cparte posteriore\u201d (pars postica). L\u2019altra met\u00e0 che egli ha dinnanzi agli occhi, verso mezzogiorno, costituisce la \u201cparte<br \/>\nanteriore\u201d (pars antica)\u2026\u201d (11). Simile suddivisione si aveva in senso longitudinale del cardo: a sinistra era delimitato il settore orientale (pars sinistra o familiaris, favorevole), mentre a destra vi era il settore occidentale (pars dextra o\u00a0 ostilis, sfavorevole). La volta celeste era poi ulteriormente suddivisa in sedici parti minori \u201c\u2026nelle quali erano le abitazioni di diverse divinit\u00e0\u2026 Le grandi divinit\u00e0 superiori\u2026 favorevoli, si localizzavanonelle plaghe orientali del cielo, specie nel settore nord-est; le divinit\u00e0 della terra e della natura si collocavano verso mezzogiorno; le divinit\u00e0 infernali e del fato\u2026 si supponevano abitare nelle tristi regioni dell\u2019occaso\u2026\u201d (12).<br \/>\n<strong>L\u2019Etruscus ritus nella fondazione di citt\u00e0 romane<\/strong><br \/>\nLe prescrizioni rituali etrusche, riguardanti l\u2019orientamento e la delimitazione dello spazio destinato alla fondazione di citt\u00e0, furono adottate dai romani in modo pi\u00f9 diffuso allorquando l\u2019Etruria fu inglobata nell\u2019organismo statale romano. Le operazioni rituali erano affidate ad aruspici etruschi di professione, chiamati appositamente, i quali dove-vano presiedere tutte le fasi dell\u2019auspicium. Questo rito prevedeva un atto preliminare, attraverso il quale il sacerdote doveva \u201cprendere possesso\u201d della vista di tutto il territorio prescelto per la nascita della citt\u00e0 e della campagna circostante; \u00e8 quell\u2019atto che Livio ha sintetizzato nelle parole \u201cprospectum in urbem agrumque capere\u201d : \u201c\u2026[Numa<br \/>\nPompilio] condotto sulla rocca da un augure\u2026, si sedette su una pietra, rivolto a mezzogiorno. L\u2019augure prese posto alla sua sinistra, col capo velato, tenendo nella mano destra un bastoncino ricurvo, senza nodi, che fu chiamato lituo. Quando, poi, rivolto lo sguardo alla citt\u00e0 e alla campagna, e invocati gli dei, ebbe delimitate le zone da oriente<br \/>\nad occidente, e proclamate fauste quelle verso mezzogiorno, infauste quelle verso settentrione, fiss\u00f2 mentalmente il punto pi\u00f9 lontano cui poteva spingersi lo sguardo\u2026\u201d (13). Lo spazio fatto oggetto di \u201csacralizzazione\u201d veniva distinto qualitativamente in due parti: 1) spazio urbano diviso, attraverso l\u2019utilizzazione di capisaldi costituiti da alberi, dallo spazio campestre; 2) spazio cittadino diviso, all\u2019interno delle mura, in aree destinate a differenti funzioni. La distinzione tra spazio urbano e spazio agreste era ottenuta mediante la delimitazione di una linea ideale detta pomerium\u00a0 etimologia da ricollegare al latino pone murum:\u201cdietro il muro \u201c o post murum: \u201c al di l\u00e0 del muro\u201d). Durante<br \/>\nl\u2019auspicio l\u2019augure doveva osservare attentamente il volo degli uccelli e interpretare in senso religioso-divinatorio le traiettorie da essi seguite; tale campo visivo doveva essere preservato nel tempo, per permettere al sacerdote di continuare a trarre questi fondamentali auspicia. Le prescrizioni relative alla fondazione di citt\u00e0 erano fissate nei Libri<br \/>\nRituales etruschi: in essi era stabilito che le mura, le porte, i templi, le are della citt\u00e0, ecos\u00ec pure le istituzioni politiche cittadine quali trib\u00f9, comizi, centurie, fossero determinate per via divinatoria (14).<br \/>\nFino a che punto i Romani si attennero alle prescrizioni rituali etrusche nella fondazione di nuove citt\u00e0? \u201c\u2026Anche se il<br \/>\nquadro ideologico di fondo appare fissato dalle procedure dell\u2019augurium, la progressiva \u201claicizzazione\u201d di queste in epoca medio e tardo repubblicana non condusse all\u2019ossessiva sacralizzazione dei fatti urbanistico-politici\u2026\u201d, cos\u00ec<br \/>\ncome era avvenuto in Etruria; tuttavia \u201c\u2026l\u2019aura religiosa\u2026rest\u00f2, cosicch\u00e9 sappiamo di fondazioni romane fatte Etruscu ritu\u2026.\u201d (15). Tra queste fondazioni di colonie romane secondo l\u2019 \u201cEtruscus ritus\u201d sarebbe da annoverare, oltre a Cosa, in Etruria, e a Paestum, in Campania, anche la colonia di Alba Fucens, dedotta in territorio equo.<br \/>\n<strong>L\u2019Etruscus ritus ad Alba Fucens?<\/strong><br \/>\nA sostegno dell\u2019ipotesi di fondazioni fatte dai Romani seguendo l\u2019ars divinatoria etrusca nelle colonie citate sopra, alcuni studiosi hanno addotto una prova archeologica: la presenza di una serie di fosse poste ai lati delle aree forensi. Tali fosse sono state interpretate come pozzi rituali utilizzati \u201cper delimitare gli spazi delle piazze come templa,<br \/>\nonde consentire lo svolgimento dei comizia (preceduti sempre dal rito dell\u2019auspicium) e lo spoglio dei voti nel\u00a0 iribitorium\u2026\u201d (16), cos\u00ec come avveniva nei Saepta situati a Roma presso il Campo Marzio. Gli aruspici sarebbero stati chiamati, dunque, per liberare dagli spiriti nefasti queste aree destinate allo svolgimento di funzioni politico-sociali, spazi che in base a questa procedura diventavano \u201ctempla auguralia\u201d: \u201c\u2026la tecnica dell\u2019augurium \u00e8 stato il primo fondamentale approccio che si \u00e8 avuto nella preistoria della Penisola al problema dello spazio e gli auguri sono stati a lungo gli unici depositari del sapere tecnico della divisione dello spazio\u2026\u201d (17).<br \/>\nGli scavi condotti nell\u2019area forense di Alba Fucens hanno messo in luce, nella zona sud-est, uno spazio lungo quanto il lato corto della piazza del foro, che in seguito fu racchiuso da un portico; in questo spazio sono state rinvenute due serie di pozzetti a lastre di cui una originaria, centrale, formata da 4 esemplari, e un\u2019altra pi\u00f9 tarda, formata da\u00a0 semplari doppi disposti presso ciascun lato della precedente serie. Si \u00e8 ipotizzato che tali pozzetti avessero la funzione di delimitare i pontes, oppure le linee, o entrambe, utilizzati per permettere le votazioni del corpo civico; votazioni che si svolgevano attraverso la demarcazione di file diverse (indicate proprio dalla presenza dei pozzetti), destinate alle curie o alle trib\u00f9. Se tale ipotesi fosse esatta, l\u2019area in questione dovrebbe identificarsi come il diribitorium. Si \u00e8 pure ipotizzato, sulla base della prima serie di 4 pozzetti, che in origine le trib\u00f9 dovevano essere 3, ma che in seguito esse furono portate a 6, poi a 8, a 12 e infine a 13, come lascerebbe intendere la<br \/>\nseconda fila di pozzetti; infatti tra il II e il I secolo a.C. nuovi coloni furono inviati daRoma per rafforzare la popolazione di Alba Fucens. Questo spazio utilizzato per le votazioni, sarebbe stato \u201cinaugurato\u201d secondo i procedimenti dell\u2019\u201detrusca disciplina\u201d, e ne farebbe fede proprio la presenza dei pozzetti in questione. E\u2019 possibile stabilire un<br \/>\nconfronto tra il templum di Alba Fucens e quello di Cosa, colonia romana fondata nel 273 a.C.: gli scavi condotti presso il sito dell\u2019antica citt\u00e0 hanno permesso di stabilire che il templum era formato da uno spazio quadrato (m. 7,40 di lato), delimitato da cippi \u201c\u2026con le indicazioni abbreviate della natura dell\u2019augurium proveniente da ciascuna<br \/>\ndirezione o spazio celeste, ed originariamente recinto da pali congiunti da tavole lignee o bende di lino\u2026\u201d (18).<br \/>\nNon tutti gli studiosi, per\u00f2, sono concordi nell\u2019ammettere una tale interpretazione, e propongono ipotesi differenti. Per capire meglio il significato e la funzione dei pozzetti rituali albensi, varr\u00e0 la pena, in prosieguo, di indagare pi\u00f9 approfonditamente la situazione presente a Cosa e in altre fondazioni romane e tornare sull\u2019argomento con ulterio-ri dati da analizzare e discutere.<\/p>\n<p>NOTE<\/p>\n<p>1 &#8211; Negli anni \u201950 dello scorso secolo, e per circa un trentennio, la Scuola Archeologica Belga dell\u2019Universit\u00e0 di Lovanio, diretta da Joseph Mertens, condusse regolari campagne di scavo sul sito di Alba<br \/>\nFucens. Le relazioni di scavo furono pubblicate su riviste specializzate, mentre nel 1969 furono pubblicate<br \/>\ndue monografie sulla citt\u00e0: 1) J. MERTENS Etude topographique d\u2019Alba Fucens, in \u2013Alba Fucens I-, 1969;<br \/>\n2) J. MERTENS, Deux temples italiques \u00e0 Alba Fucens, in -Alba Fucens II- Bruxelles-Roma 1969. Seguirono<br \/>\npoi altre pubblicazioni curate dallo stesso Mertens, riguardanti le ultime campagne di scavo condotte nel<br \/>\n1978 e 1979. Chiunque si accinga allo studio delle antichit\u00e0 di Alba Fucens non pu\u00f2 comunque prescindere<br \/>\ndal \u201cpionieristico\u201d lavoro di C. PROMIS, Le antichit\u00e0 di Alba Fucens negli Equi, Roma 1836, punto di riferimento<br \/>\nfondamentale e propedeutico per ogni nuovo approfondimento in merito alla topografia e all\u2019urbanistica<br \/>\ndel sito. Utile per un agevole inquadramento storico-archeologico \u00e8 la guida di F. CATALLI, Alba<br \/>\nFucens, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Libreria dello Stato, Roma 1992; si veda anche il catalogo<br \/>\ndella mostra svoltasi presso Avezzano (AQ) nel 2002 e dedicata alle antichit\u00e0 di Alba Fucens: A.<br \/>\nCAMPANELLI (a cura di), Effetto Alba Fucens. Rivive la piccola Roma d\u2019Abruzzo, Pescara,Carsa, 2002.<br \/>\n2 &#8211; LIVIO, Ab Urbe Condita, X,1.<br \/>\n3 &#8211; LIVIO, Ab Urbe Condita, IX, 45, 17.<br \/>\n4 &#8211; Non sappiamo con certezza quale sorte fosse riservata agli antichi proprietari indigeni dei fondi; probabilmente<br \/>\nil trattamento variava da colonia a colonia. In molti casi, comunque, essi erano allontanati dalle<br \/>\nloro propriet\u00e0, in altri \u00e8 probabile che venissero in qualche modo reintegrati nel contesto della colonia,<br \/>\nridotti a volte allo stato di servi impiegati nel lavoro dei campi da parte dei nuovi proprietari.<br \/>\n5 &#8211; APPIANO, Bellum Civile, III, 45, 47; V, 30.<br \/>\n6 &#8211; STRABONE, V.<br \/>\n7 &#8211; Questi tipo di organizzazione urbana era detta \u201cper scamna\u201d.<br \/>\n8 &#8211; La Via Tiburtina Valeria costituiva il prolungamento verso le zone interne dell\u2019Abruzzo, fino alla costa<br \/>\nadriatica, della Via Tiburtina, che da Roma conduceva a Tibur (Tivoli). La strada fu probabilmente fatta<br \/>\ncostruire da Marco Valerio Massimo sullo scorcio del IV secolo a. C., o nei primi anni del III a.C.<br \/>\n9 &#8211; Il Foro era una grande area rettangolare circondata da edifici, che sono stati interpretati come piccoli<br \/>\ntempli. Il comitium era il luogo ove si tenevano le assemblee popolari, mentre nel diribitorium si svolgevano<br \/>\nle votazioni. La basilica era un edificio nel quale si svolgevano attivit\u00e0 pubbliche; in genere era formata<br \/>\nda una vasta aula, coperta, allungata e divisa in navate longitudinali attraverso colonne o pilastri.<br \/>\n10 &#8211; M.PALLOTTINO, Etruscologia, Milano 1984 (7\u00b0 edizione).<br \/>\n11 &#8211; Ibidem.<br \/>\n12 &#8211; Ibidem. Esiste un reperto archeologico etrusco assai noto, che riproduce probabilmente la suddivisione<br \/>\ndello spazio celeste in regioni, avendo come base i punti cardinali: \u00e8 il c.d. Fegato di Piacenza. Esso fu rinvenuto<br \/>\nnel 1877 a Decima di Gossolengo, presso Piacenza (da cui il nome); si tratta di un modello bronzeo<br \/>\ndi fegato di ovino, sul quale sono tracciati nomi di divinit\u00e0 posti entro caselle. Lungo i margini del fegato<br \/>\nsono tracciate altre 16 caselle, entro le quali si trovano uno o due nomi divini. Attraverso la consultazione<br \/>\ndelle viscere di animali sacrificati (epatoscopia), gli auguri erano in grado di trarre auspicia.13 &#8211; LIVIO, I, 18.<br \/>\n14 &#8211; FESTO, p. 358 L.<br \/>\n15 &#8211; P.GROS-M.TORELLI, Storia dell\u2019urbanistica. Il mondo romano, Laterza, Roma-Bari 1988, p. 128.<br \/>\n16 &#8211; P.GROS-M.TORELLI, op. cit., p. 136.<br \/>\n17 &#8211; P.GROS-M.TORELLI, op. cit., p. 20<br \/>\n18 &#8211; Ibidem.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019 ETRUSCUS RITUS NELLA FONDAZIONE DELLA COLONIA DI ALBA FUCENS di Micaela Merlino Il presente articolo scaturisce da uno studio di topografia archeologica che sto conducendo nell\u2019ambito territoriale compreso tra&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-2068","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-pillole-di-aequa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2068","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2068"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2068\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2070,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2068\/revisions\/2070"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2068"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2068"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2068"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}