{"id":2127,"date":"2014-01-17T18:09:10","date_gmt":"2014-01-17T17:09:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=2127"},"modified":"2014-01-17T18:11:13","modified_gmt":"2014-01-17T17:11:13","slug":"s-martino-e-i-cornuti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/s-martino-e-i-cornuti\/","title":{"rendered":"S. MARTINO E I CORNUTI"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/SimoneMartini-S.Martino.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-2126\" alt=\"SimoneMartini-S.Martino\" src=\"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/SimoneMartini-S.Martino-256x300.jpg\" width=\"166\" height=\"193\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>A ROCCA CANTERANO TUTTO IL PAESE IN FESTA PER LE CORNA.<\/strong><br \/>\n<strong>AD ARSOLI, INVECE, SI VA IN TRASFERTA<\/strong><\/p>\n<p>di Artemio Tacchia *<\/p>\n<p>Strano destino quello del soldato romano di Tours, Martino, molto venerato in Francia, e non solo, a partire dal 397 e finito, nell\u2019ultimo secolo, per essere ricordato appena, l\u201911 di novembre,\u00a0 come \u201cil santo dei cornuti\u201d . In questo giorno, scriveva Giggi Zanazzo all\u2019inizio del \u2018900, \u201cguasi tutti li cornuti contenti de Roma, se trovaveno le porte de la casa de loro infiorate de mortella, de fiori, de nastri, de corna, de sonetti, e dde \u2018rena ggialla sparsa per tera&#8230; Come saperete tutti, San Martino \u00e8 er protettore de li sordati e dde li cornuti. De li sordati, perch\u00e9 ppuro quer santo \u00e8 stato sordato; de li cornuti poi nun ve lo so a ddi\u2019: armeno che anche lui nun ciavessi avuto moje!\u201d (1)<br \/>\nLa risposta al dubbio di Zanazzo la si pu\u00f2 scoprire ancora nei paesini montani della Provincia, a Roviano o a Rocca Canterano, ad esempio, dove la memoria di arzille vecchiette non falla. Pure se, come chiarisce A. M. Di Nola, il San Martino in questione \u00e8 un eremita calabrese che, nella cultura popolare del centro-sud, s\u2019\u00e8 sovrapposto e spesso confuso con quello francese (2) e, della leggenda, se ne conosce una versione abruzzese\u00a0 pi\u00f9 ricca che, conclusasi con San Martino che \u201cbattendosi la fronte si sent\u00ec pungere le mani\u201d diede inizio ad una serie di \u201cperipezie miracolose\u201d del Santo (3).<br \/>\nSecondo la leggenda raccontata a Roviano, S. Martino, dopo la morte della mamma, era rimasto solo con la sorella, della quale era molto geloso. Di lei, per\u00f2, s\u2019era innamorato un giovanotto che si dannava l\u2019anima per poterla incontrare. Ma Martino era molto vigile e pure quando andava a cavallo se la portava sempre dietro \u201da cavalletto\u201d.<br \/>\nUn giorno, la sorella e il giovane spasimante organizzarono l\u2019inganno. Durante uno dei soliti viaggi, questa disse a Martino che doveva assolutamente fermarsi perch\u00e9 aveva necessit\u00e0 di fare un bisogno. Appartatasi poco lontano dietro un cespuglio, si congiunse finalmente con l\u2019amato giovanotto che stava l\u00ec ad aspettarla. Quindi torn\u00f2 da Martino, che non aveva avuto sospetti\u00a0 e\u00a0 n\u00e9 mai scopr\u00ec nulla, restando, cos\u00ec, cornificato. (4)<br \/>\nCon qualche variante, anche la leggenda, molto pi\u00f9 simile a quella abruzzese,\u00a0 che si narra a Rocca Canterano mostra le stesse seguenze. Qui, invece che a cavallo, Martino portava la sorella \u201csempre \u2018ngojju\u201d (sulle spalle) e la faceva scendere solo per i bisogni corporali, ma a condizione che dal cespuglio prescelto volasse un uccello (segno che non c\u2019era nessun umano). Preparato l\u2019accordo col giovanotto, nel sito stabilito, questa chiese di scendere. Martino lanci\u00f2 un sasso nel \u201cfrattone\u201d e, svolazzando, fugg\u00ec un \u201ccillittu\u201d, quello che \u201ctenea pronto pe\u2019 l\u2019occasione ju birbone \u2018e ju ragazzu\u201d. (5) Dunque, nell\u2019immaginario popolare, San Martino, che non aveva moglie, diventa ugualmente cornuto per colpa della sorella, tanto che a Rocca Canterano dicono, proprio:- \u201cPi\u00f9 sorelle t\u00e9, pi\u00f9 corna porti!\u201d.<br \/>\nIn realt\u00e0 San Martino, nato intorno al 316 in Pannonia, segu\u00ec il padre nell\u2019esercito romano fin da giovinetto. A 38 anni lo abbandon\u00f2 e fond\u00f2 il monastero a Ligug\u00e9. Divenne vescovo e famoso taumaturgo, tanto che in Ciociaria si credeva capace di guarire le persone\u00a0 dal mal di pancia (6). Mor\u00ec nel 397 e la sua figura venne ingigantita da numerosissime\u00a0 leggende, la pi\u00f9 famosa delle quali \u00e8 quella della divisione del mantello.<br \/>\nIl suo culto venne favorito dalla Chiesa per soppiantare quello pi\u00f9 arcaico delle popolazioni celtiche verso il \u201cdio cavaliere\u201d, il trionfatore del mondo infero, colui che batteva la morte e ridava la vita . Un condottiero invincibile che indossava una corta mantellina nera e cavalcava un cavallo anch\u2019esso nero. Con Martino il cavallo diventa bianco e la negativit\u00e0 della discesa negli Inferi viene sostituita con le battaglie terrene col diavolo (7).<br \/>\nPure Cattabiani si domanda, non senza stupore, come S. Martino\u00a0 possa essere diventato\u00a0 il patrono dei cornuti (8), cosa testimoniata da\u00a0 molti proverbi\u00a0 e manifestazioni burlesche che, in maniera generalizzata, si tenevano fino ad una quarantina d\u2019anni fa in molte regioni d\u2019Italia e che, oggi, si svolgono solo in pochi centri, tra i quali, come vedremo, Rocca Canterano e Arsoli.<br \/>\nAl di l\u00e0 delle leggende popolari che abbiamo letto sopra, pare che il fatto si debba associare alle fiere di animali con le corna che si tenevano, soprattutto nel Nord, proprio il giorno della festa del santo. Ora si sa che fiera deriva dall\u2019antica feria-ae dei romani\u00a0 e che queste erano giorni di sospensione delle attivit\u00e0 lavorative in onore degli dei. E nei secoli scorsi, questi momenti d\u2019incontro collettivo procuravano agli audaci, tra feste, baldorie, compravendite, trasgressioni, in particolare sotto gli effetti del vino novello ( De San Martinu, ropi la otte e caccia lo vinu, dice un noto proverbio della Valle dell\u2019Aniene), occasioni ghiotte per cornificare quanti pi\u00f9 mariti possibili, in particolare vecchi e gelosi. (9)<br \/>\nPerci\u00f2 il ritorno dalle fiere era tutta una caccia al cornuto, un crescendo di pettegolezzi, di battute ironiche e sarcasti-che,\u00a0 di scherzi volgari e&#8230;naturalmente, di botte e coltellate.<br \/>\nSecondo G. Pansa, invece, l\u2019essere cornuto deriva dall\u2019aspetto animalesco che avevano i guerrieri longobardi, i quali vestivano pelli di caprone ,\u00a0 sulla testa portavano un elmo adorno di corni ed avevano come \u201csanto nazionale\u201d proprio San Martino. (10)<br \/>\nIn una societ\u00e0 contadina e maschilista, essere \u201cbecco\u201d significava, comunque,\u00a0 \u201cdebolezza dell\u2019uomo, incapacit\u00e0 a controllare la consorte, colpa grave\u201d (11).\u00a0 Da qui, il\u00a0 prendere di mira, ancora oggi, i cornuti che, tuttavia, proprio perch\u00e9 portano le corna , vengono tuttavia reputati fortunati, come se esse fungessero da amuleto. Non per niente, ad Arsoli, gli appartenenti al Club dei Cornuti si\u00a0 considerano \u201cmeno cornuti degli altri\u201d (12).<br \/>\nNella Valle dell\u2019Aniene, fino agli anni \u201850, il giorno di San Martino era giorno di festa, non solo religiosa. Il vino aveva ormai cessato di bollire e le case erano piene di castagne. Nelle cantine i contadini usavano \u201cschiur\u00e0\u201d tutte le botti: di ognuna riempivano un fiasco e lo assaggiavano, spesso girovagando da cantina a cantina fino a che la libagione non diventava sbornia collettiva. I pi\u00f9 avari permettevano solo l\u2019assaggio sotto la \u201ccaula\u201d e da bere servivano un vinello pi\u00f9 leggero chiamato, a Roviano, \u201cfischiotto\u201d.\u00a0 Qui, come in molti altri centri, i giovanotti la sera giravano,\u00a0 con la giacca infilata alla rovescia, per le strade del paese ed attaccavano fiocchi di stoffa colorati o corna d\u2019animale sulle porte \u201csegnate\u201d, cio\u00e8 dove risiedevano mariti notoriamente cornuti.<br \/>\nNella vicina Ciociaria, a Torrice, oltre a indossare le giacche a rovescio, i cornuti venivano invitati a partecipare alla processione \u201csegreta\u201d con lettere anonime o per mezzo de \u201cglie muttiglie\u201d, un grosso imbuto colorato di rosso. Questo attrezzo, stranamente, lo abbiamo ritrovato il 12 novembre 1994 in mano al poeta Tosello Picconi, declamatore dei cornuti di Rocca Canterano, durante la straordinaria processione per i vicoli e le caratteristiche piazzette ben tenute di questo minuscolo paesino abbarbicato sui monti Ruffi. E\u2019 qui che forse, come in nessun\u2019altra parte d\u2019Italia, la festa di San Martino viene organizzata con la partecipazione attiva di gran parte della popolazione.<br \/>\nStrano paese, la Rocca, che si deve affrontare tutto in salita: il piatto pi\u00f9 caratteristico si chiama \u201ccecamariti\u201d e, nel passato, era famoso perch\u00e9 vi abitavano le streghe. Sugli usci delle case, dove ancora si possono lasciare le chiavi nelle toppe, si leggono numerose memorie di morti \u201cper la Patria\u201d stridenti con i bei portali e gli archi e le antiche edicolette sacre \u201crencriccate\u201d sulle pareti delle case.<br \/>\nIl corteo burlesco parte da Piazza della Corte, il punto pi\u00f9 elevato del paese, dove i cornuti, nascosti in un vicoletto cieco, si vestono con un saio bianco, con tanto di stemma comunale sul petto e il logo della festa sulla schiena, sopra una tuta rossa, un cordoncino alla vita e un bel paio di corna bianche in testa. Nello\u00a0 stesso punto montano due pesanti corna in cemento armato sopra una macchina processionale, verniciate di bianco con punte nere ed alte circa 2 metri. Su un trono sormontato da due corna di montone viene fatto sedere il poeta vestito tutto di rosso, con una ghirlanda d\u2019alloro in testa e un enorme imbuto rosso in mano. Entrambe le macchine vengono portate ciascuna\u00a0 faticosamente a spalla da quattro \u201cconfratelli\u201d. Partecipano uomini e bambini di ogni et\u00e0, ma nel corteo la precedenza\u00a0 ce l\u2019ha l\u2019anziano Francesco Cerini che porta un grande fiasco di vino in mano e a gran voce annuncia alla folla stretta lungo le stradine l\u2019arrivo della \u201cpridissi\u00f2\u201d. A fianco gli procede un arzillo signore che suona l\u2019organetto e, subito dopo, \u201cZiu\u201d con la statuina\u00a0 del Santo con due vistose corna rosse che, a chi vuole, fa baciare. \u201cIn queste processioni profane &#8211; scrive A. Cattabiani &#8211; molti portano come trofeo e si passano l\u2019un l\u2019altro in un rito apotropaico le corna che devono scongiurarne altre \u201c (13).<br \/>\nSi procede tra schiamazzi, grida, risate, battute feroci, ironie&#8230;Il poeta declama per ore, instancabile, attraverso l\u2019imbuto:- Viva viva San Martino \/ protettore egli cornuti \/ tutti quanti convenuti \/ questa sera\u00a0 a festeggiar&#8230; che ricorda vagamente il motivo che cantano i pellegrini alla Trinit\u00e0 di Vallepietra. Sfotte tutti, amici, politici, giornalisti, gli stessi cornuti che lo portano a spalla:- Prima o poi tanto ce caschi \/ siate voi femmine che maschi \/ alti o bassi \/ magri o grassi \/ ricchi o poveri \/ belli o brutti \/ gran cornuti ci siam tutti&#8230; Fatale.<br \/>\nLa gente applaude, commenta, si diverte e partecipa quasi volesse cos\u00ec esorcizzare la paura, il sospetto d\u2019essere becco; dai balconi giovani e donne anziane sbattono violentemente i\u00a0 coperchi delle pentole; altri\u00a0 \u201cconfratelli\u201d suonano raganelle, campanelli, tamburi, trombe, piatti: un po\u2019 come succedeva quando, nel passato, risposava un vedovo.<br \/>\nMa nel corteo compare anche\u00a0 una stanga con due enormi grappoli di \u201czazicchie\u201d, probabilmente con alcun significato specifico se non quello di esibire la carne, come in altri luoghi e tempi l\u2019oca, che al termine della processione verr\u00e0 cotta e mangiata\u00a0 tutti insieme.<br \/>\nDal 1994 la Festa dei\u00a0 cornuti , a seguito del grande afflusso di curiosi, \u00e8 stata \u201csdoppiata\u201d, nel senso che la processione profana la sera del sabato scende dalla Rocca alla piazza del paese e la sera della Domenica compie il percorso inverso. Inoltre, \u00e8 stata abbinata alla Sagra della rola: castagne arrostite su una rete metallica.<br \/>\nE\u2019 dunque una festa con un inconscio carattere liberatorio quella che, da oltre otto anni, in questa forma, organizzano<br \/>\ngli aderenti alla Pro-Loco roccatana e che ha ormai soppiantato, con la sua spettacolarit\u00e0 e teatralit\u00e0, quella antica che anche qui, segretamente, si faceva rivoltandosi la giacca.<br \/>\nMa alla gente sembra piacere questa invenzione che fa giungere a Rocca Canterano centinaia di turisti accolti all\u2019ingresso del paese da uno striscione con su scritto: &#8211; Alla Rocca benvenuti, voi grandissimi cornuti!\u00a0 e poi subito invitati a bere direttamente sotto la botte, sormontata da due enormi corna di vacca, nella piazzetta battuta dal freddo vento ed aperta ad un panorama suggestivo di montagne e strette vallate, di estesi boschi e pugni di casette grigie appollaiate sui cucuzzoli delle colline.<br \/>\nAd Arsoli, invece, esiste da circa sette anni il Club dei cornuti, presieduto da Giuseppe Amici, che il giorno di San Martino, o il sabato pi\u00f9 vicino,\u00a0 si riunisce in trattoria\u00a0 con a centro tavola\u00a0 delle corna di bue e nomina, oltre al presidente, altri due amministratori col compito di raccogliere mensilmente le quote ed organizzare due gite l\u2019anno: una al mare, per abboffarsi di pesce, ed una in montagna, per degustare specialit\u00e0 alla carne. Sono circa 38 iscritti e il giorno della trasferta si scatenano in motteggi, stornelli, affissione di ironici manifesti. Sul pulman attaccano molte paia di corna\u00a0 e \u201cfacciamo tutto col solo intento di divertirci\u201d, dichiarano.<br \/>\nE\u2019 un Club al quale si pu\u00f2 iscrivere chiunque, anche se molti affermano che ai nuovi adepti viene richiesto un permesso firmato dalla moglie. Vi fanno parte, prevalentemente, pensionati e quarantenni.<br \/>\nL\u2019idea di mettere su un\u2019associazione venne a 7-8 amici durante l\u2019ultima procesione per il paese, quando ancora si facevano gli\u00a0 scherzi pi\u00f9 o meno accettati.<\/p>\n<p>Note:<br \/>\n1- G.\u00a0 Zanazzo, Tradizioni popolari romane, ristampa anastatica del 1907, Forni editore.<br \/>\n2- A.\u00a0 M. Di Nola, Lo specchio e l\u2019olio, ed. Laterza, 1994. Cfr. , G. Pansa, Leggende medievali abruzzesi, A. Polla ed., 1988, dove si afferma con certezza che il protettore di Atessa \u00e8 un \u201csolitario della Calabria arrivato in Abruzzo sotto il Pontificato di Eugenio IV e condusse vita ascetica e contemplativa\u00a0 in una localit\u00e0 chiamata Plata\u201d.<br \/>\n3- A. De Nino, Sacre leggende d\u2019Abruzzo, ristampa anastatica del 1883, A. Polla, Avezzano.<br \/>\n4- La leggenda mi \u00e8 stata raccontata da Onorina Maturi il 9 novembre 1983.<br \/>\n5- M. Orlandi, C\u2019\u00e8 chi festeggia i cornuti. A Rocca Canterano nel week end di San Martino, Hinterland, n.42 del 10 novembre 1994.<br \/>\n6- Gruppo di lavoro \u201cil Ponte\u201d, Etnografia rurale del frusinate, Sora, 1980.<br \/>\n7- A. Cattabiani, Calendario, Ed. Rusconi, 1989.<br \/>\n8- A. Cattabiani, Lunario, A. Mondatori, 1994.<br \/>\n9- Pansa, nell\u2019opera citata, riferisce che contro i vedovi \u201cla scampanacciata o lo charivari \u00e8 uso quasi generale nella festa di San Martino\u201d (pg. 100). Sull\u2019argomento, vedi in altra parte del libro il mio articolo sul matrimonio. Cfr., infine, J. C. Schmitt, Medioevo superstizioso,\u00a0 pp. 176-79, ed. Laterza, 1992.<br \/>\n10- G. Pansa, op. cit.<br \/>\n11- A. Cattabiani, op. cit.<br \/>\n12-\u00a0 Dal colloquio con il sig. Amici, presidente del Club per molti anni, dal quale ho avuto le informazioni sulla festa il 4 gennaio 1994.<br \/>\n13-\u00a0 A. Cattabiani, op. cit.<\/p>\n<p>* Il testo \u00e8 tratto dal libro di A. Tacchia, Il passato e il presente. Riti, feste e tradizioni popolari nella Valle dell\u2019Aniene, pp. 94-97, 1996 Tivoli, Ed. Tendenze. Foto di A. Tacchia, 1994.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A ROCCA CANTERANO TUTTO IL PAESE IN FESTA PER LE CORNA. 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