{"id":2457,"date":"2014-06-19T18:07:23","date_gmt":"2014-06-19T16:07:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=2457"},"modified":"2014-06-19T18:21:06","modified_gmt":"2014-06-19T16:21:06","slug":"gli-arsolani-nel-liber-vitae-di-subiaco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/gli-arsolani-nel-liber-vitae-di-subiaco\/","title":{"rendered":"GLI ARSOLANI NEL &#8220;LIBER VITAE&#8221; DI SUBIACO"},"content":{"rendered":"<style type=\"text\/css\"><!--\nP { margin-bottom: 0.21cm; }\n--><\/style>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: large;\">\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><em><strong><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">di Nicola Cariello<\/span><\/span><\/strong><\/em><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Il 10 giugno dell\u2019anno 1068, con l\u2019approvazione di papa Alessandro II (1061-1073), veniva solennemente eletto abate di Subiaco Giovanni, figlio del conte Giovanni di Ottone, educato nel monastero di Santa Maria di Farfa (1). Resse l\u2019abbazia per ben 52 anni, in quanto mor\u00ec il 2 maggio del 1120 (2).<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Il monastero di Subiaco aveva attraversato momenti difficili e versava allora in condizioni penose. Secondo il Chronicon (3) \u00ab\u00e8 in tale pessimo stato che appena vi possono vivere i pochi monaci, che vi si trovano, peraltro, oppressi da vicini e da estranei\u00bb. I compiti che attendevano il nuovo abate sarebbero stati, perci\u00f2, molteplici e complessi. Ma, da uomo energico ed esperto quale era, Giovanni seppe mostrare una straordinaria risolutezza. Il Chronicon gli dedica parecchie pagine esaltandone pure le qualit\u00e0 militari, come, ad esempio, in occasione della riconquista di Jenne, indebitamente occupata da un certo conte Ildemondo (4): \u00abL\u2019abate, lo stesso giorno in cui fu occupata Jenne, con molti fanti e cavalieri, sal\u00ec sul monte Porcaro e fece costruire fortificazioni per assediare Jenne: poi violentemente l\u2019assal\u00ec e non molto tempo dopo, con l\u2019aiuto di Dio, la strapp\u00f2 dalle mani degli occupanti\u00bb (5). Il suo governo, in sostanza, riusc\u00ec a risollevare le sorti dell\u2019abbazia fino al punto di farle attraversare uno dei periodi pi\u00f9 rigogliosi della sua storia (6).<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Nello stesso tempo il monastero sublacense toccava non soltanto il culmine della potenza feudale, ma probabilmente anche di quella culturale, come notano gli studiosi (7). Le chiese venivano splendidamente decorate e le biblioteche erano di nuovo piene di libri, scritti e miniati nello scriptorium del monastero stesso a cura di provetti copisti provenienti da Farfa o da altri centri scrittor\u00ee (8). E proprio tra i preziosi oggetti con i quali l\u2019abate andava arricchendo gli edifici monasteriali il cronista menziona anche \u00abun mobile per raccogliere i libri, scolpito con meravigliosa maestria\u00bb (9).<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Nell\u2019intento di costituire un patrimonio librario che fosse degno di figurare accanto a quelli esistenti nei grandi centri benedettini, come Farfa e Montecassino, Giovanni non solo ordin\u00f2 di copiare i classici della letteratura antica e di quella religiosa che circolavano nei monasteri, ma fece comporre, specificamente per Subiaco, libri liturgici, dei manoscritti, cio\u00e8, comprendenti i riti che doveva osservare la comunit\u00e0 monastica giorno per giorno secondo minuziose regole scritte alle quali non si poteva derogare. Gran parte di quella produzione libraria and\u00f2 dispersa (10). Tra i manoscritti che sono pervenutI fino ai giorni nostri il pi\u00f9 notevole risulta indubbiamente il Sacramentarium Sublacense, contenuto nel codice Vallicelliano B 24. Il cronista lo ricorda espressamente: \u00abFecit \u2026 sacramentorium 1 coopertum argento et auro\u00bb (11).<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Il primo studioso che lo not\u00f2 fu lo storico Jean Mabillon, che lo descrisse accuratamente, avendolo ammirato a Roma nella Biblioteca Vallicelliana nel corso di una visita effettuata nel luglio del 1685 (12). Nel Museum Italicum scrive: \u00abNon parvi momenti est aliud Sacramentarium Sublacensi monasterii, nunc Vallicellianae bibliothecae, in quo etiam habetur vetus Necrologium: qui codex anno M.LXXV. scriptus est, praecipiente Johanne abbate, ut docet inscriptio in haec verba. Anno ab Inc. Domini nostri Jesu Christi M.LXXV. Indict. XIII praesidente Gregorio VII. Papa in cathedra apostoli Petri anno II ob honorem Dei &amp; amorem beati Benedicti sanctissimi abbatis &amp; beatissimae virginis Scholasticae, hunc Sacramentorum libellum, jubente domno Johanne gloriosissimo abbate ex monasterio Sancti Benedicti, qui ponitur in Sublaco, ob memoriam sui nominis, remediumque suae animae, a quodam Scriptore, nomine Wittone, exaratum est\u00bb (13).<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">L\u2019abate Giovanni, pertanto, volle che fosse compilato con ogni cura e senza risparmio quel Sacramentario per Subiaco, affidandone l\u2019incarico a un esperto copista, Guittone, forse proveniente dallo scrittorio farfense. Lo scriptor appose la sua firma alla fine del lavoro, nel 1075. Custodito da una ricca copertina decorata d\u2019oro e d\u2019argento, il manoscritto, composto di 99 carte, bench\u00e9 non ci sia pervenuto integro, rappresenta comunque un documento di eccezionale importanza (14). Impreziosito anche da interessanti miniature, il Sacramentario contiene l\u2019Ordinario della Messa, le Messe votive, il Santorale, il Proprio del Tempo, altre Messe votive e Orazioni diverse. Le messe hanno termine, comunque, alla carta 97v, perch\u00e9 alla carta 98 sono esposte delle formule di benedizione, mentre alla carta 99 si trova il rituale Ad monachum faciendum, che \u00e8 rimasto interrotto. Bench\u00e9 la maggior parte degli studiosi, a partire dal Mabillon, abbia sempre considerato il Sacramentarium la parte pi\u00f9 ragguardevole del codice Vallicelliano B 24, \u00e8 da notare che in tempi pi\u00f9 vicini a noi sono state prese attentamente in esame anche le restanti carte comprese nel codice, alludendo alle quali lo storico francese del XVII secolo parlava in modo sbrigativo di vetus Necrologium. In realt\u00e0, se \u00e8 vero che il Sacramentario, in considerazione del suo tema, ricevette le cure pi\u00f9 assidue sia sotto l\u2019aspetto della scrittura che dal punto di vista estetico, perch\u00e9 anche visivamente apparisse la sua importanza, agli occhi degli storici non meno rilevanti sono i contenuti delle carte (da 100 a 200) che formano la seconda parte del codice. Vi si trovano: il cosiddetto Liber Vitae, che occupa le carte 100-116, un giuramento prestato in occasione di un contratto datato 1219 (carta 117), frammenti di officiatura monastica (carte 118-121) nonch\u00e9 i Sermones Willelmi Francigeni (carte 122-200) (15).<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">In questa miscellanea il testo che senza dubbio attrae maggiormente l\u2019attenzione dello studioso \u00e8 proprio il Liber Vitae, che si apre con i nominativi dei monaci di San Benedetto e Santa Scolastica noti al momento in cui Guittone provvide alla compilazione del registro (16). L\u2019elenco iniziato dallo scrittore subito dopo aver terminato di comporre il Sacramentario venne continuato da altri in tempi successivi: la lista dei nomi che riempie queste carte, a partire da quelli degli abati e dei monaci succedutisi nel tempo a San Benedetto e Santa Scolastica, \u00e8 molto lunga, essendo stata redatta nel corso dei secoli XI e XII, fino ai primi del XIII, vale a dire entro il lasso di tempo che intercorre tra il 1075 ed il 1219 (17).<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Oltre i nomi dei monaci e degli abati, il primo dei quali \u00e8 il famoso Giovanni che aveva dato incarico a Guittone di compilare il sacramentario ed al quale lo scrittore, come si \u00e8 visto, non lesina le lodi (18), l\u2019elenco comprende i nominativi di laici, sia di rango elevato sia di umili origini. Tra i pi\u00f9 importanti vi figura il nome dell\u2019imperatrice Agnese, vedova di Enrico III e madre di Enrico IV, la quale, appresa la fama del monastero sublacense, vi si sarebbe recata appositamente per conoscere di persona i religiosi che vivevano in quel cenobio e, accolta con tutti gli onori, avrebbe dimostrato concretamente la sua munificenza (19).<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">In realt\u00e0, per\u00f2, bench\u00e9 l\u2019imperatrice Agnese appaia nell\u2019elenco del Liber Vitae di Subiaco alla carta 103r, l\u2019unica menzione della sua presenza in quel monastero risulta dal Chronicon suddetto. A parte tale indicazione, poi, nessun\u2019altra fonte ricorda la sua presenza a Subiaco, mentre risulta, invece, che tra il 1072 ed il 1073 si sarebbe recata a Montecassino (20). Soprattutto interessante per noi, per\u00f2, \u00e8 il singolare elenco di nomi che si trova alla carta 108v, trascritto dal ricercatore tedesco Thomas Frank (21):<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">\u00abGYRALDUS CUM TOTA FAMILIA SUA.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">MILO CUM TOTA FAMILIA SUA. AZZO CUM TOTA FAMILIA.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">BEN(EDICTUS) CUM TOTA FAMILIA SUA ET OMNES HOMINES<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">IN CASTRO ARZULE HABITANTES. BEN(EDICTUS).<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">IOHANNES. MARIA. SUSANNA. IOHANNES. SPANO.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">MARIA GYBURGA. INGA CUM TOTA FAMILIA SUA.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">OTTO. IOHANNES. MASSO. ANASTASI. STEPHA<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">NIA CUM TOTA FAMILIA SUA. OTTO. MARIA.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">IOSEPPUS. SIGELGAITA. RUBBERTUS.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">IOSEPPE. IOHANNES. IOHANNES. GILIELMUS.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">ALUARA. CANDO PRESBITER. ALBERICO. IOHANNES.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">MAROTTA\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">In sostanza, mentre la consueta elencazione (nobili e nobildonne, cardinali, vescovi, monaci, preti o semplici laici) concerne singoli nomi di individui, in questo caso viene preso in considerazione un intero gruppo di persone (tutti gli abitanti del castello di Arsoli). I quali \u2013 sottolinea lo stesso Frank \u2013 potrebbero essere, a seconda dell\u2019interpretazione alla quale si faccia ricorso, o soltanto i quattro capifamiglia indicati nelle prime righe, cui fa seguito l\u2019indicazione generica di \u201ctutti gli abitanti\u201d senza altra specificazione, o, in una seconda ipotesi, si tratterebbe proprio delle persone i cui nomi vengono espressamente citati ad uno ad uno fino alla fine dell\u2019elenco. Non si pu\u00f2 escludere n\u00e9 l\u2019una n\u00e9 l\u2019altra possibilit\u00e0.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Ci si pu\u00f2 chiedere, a questo punto, per quale motivo venissero creati questi elenchi e che significato avesse l\u2019inclusione in una lista del genere. Prima di tutto \u00e8 da tener presente che queste registrazioni di nominativi seguono al Sacramentario, il codice liturgico, cio\u00e8, contenente preghiere, formule e benedizioni, spesso legate all\u2019invocazione di nomi di vivi o di morti. \u00abIl nome per la mentalit\u00e0 medievale \u2013 scrive un altro studioso tedesco (22) \u2013 assolve a una funzione che trascende quella del semplice riconoscimento. Il nome \u00e8, molto di pi\u00f9, una componente costitutiva della persona, cos\u00ec che tra il nome e il nominato sussiste un rapporto essenziale. Perci\u00f2 \u00e8 importante durante la preghiera pronunciare il nome giusto, cos\u00ec che la benedizione e il frutto della intercessione raggiunga veramente colui che \u00e8 nominato\u00bb. Pi\u00f9 in generale, nelle comunit\u00e0 medievali, la memoria dei morti o di coloro che non erano presenti alla celebrazione collettiva svolgeva una funzione sociale in quanto, attraverso la citazione dei loro nomi, si otteneva che partecipassero alla vita reale (23). In tal modo la memoria produceva la presenza delle persone liturgicamente nominate e la comunit\u00e0 si allargava al di l\u00e0 della cerchia di coloro che erano presenti fisicamente. In altre parole, la commemorazione era un elemento costitutivo della comunit\u00e0 o, meglio, creava la comunit\u00e0. \u00abLa memoria fonda la comunit\u00e0\u00bb, scrive uno storico italiano (24).<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">L\u2019iscrizione in un Liber Vitae, onde ottenere la salvezza dell\u2019anima e l\u2019imperituro ricordo dei familiari e di tutti i membri della propria comunit\u00e0, divenne cos\u00ec un\u2019aspirazione molto sentita. Si pu\u00f2 dire che presso ogni abbazia fossero presenti questi \u201clibri della vita\u201d che assicuravano l\u2019immortalit\u00e0. Non soltanto a Subiaco, Farfa o Montecassino, ma un po\u2019 dovunque in Italia ed in Europa. In particolare, per\u00f2, proprio a Subiaco l\u2019abate Giovanni aveva fondato una \u201conesta congregazione\u201d nella quale entrarono a far parte insieme sia religiosi che molti pii nobili. Avevano una regola, per cui dovevano quotidianamente cantare dei salmi alla messa, intonare litanie e cos\u00ec via. Ogni giorno, inoltre, come nelle messe per i defunti, dovevano offrire pane e vino \u201cper le anime dei cristiani\u201d (25). Questo tipo di sodalizio, assai simile ad una confraternita (26), comportava perci\u00f2 l\u2019obbligo, da parte dei laici che vi partecipavano, di provvedere con donazioni alla salvezza delle anime, mentre sui monaci incombeva l\u2019onere di osservare le prescrizioni liturgiche. I donativi \u00abpro remedio animae\u00bb assicuravano l\u2019iscrizione nello speciale registro del \u201clibro della vita\u201d ovvero l\u2019elenco delle persone che dovevano essere nominate nel corso delle celebrazioni liturgiche. Naturalmente, quando la lista arriv\u00f2 a comprendere centinaia di nomi, divenne impossibile citarli tutti, per cui si ritenne sufficiente ai fini salvifici la semplice iscrizione nel registro.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Queste fratellanze tra religiosi e laici costituivano, tra l\u2019altro, dei collegamenti vitali tra il monastero sublacense ed il territorio circostante. Gli abitanti del castello di Arsoli entrarono in massa nel libro della vita, senza alcuna esclusione (27). Lo scambio fra doni materiali, compresi i possedimenti immobiliari, da una parte e le preghiere dall\u2019altra, rafforzava i legami della comunit\u00e0 laico-religiosa e diveniva il fondamento stesso di quella societ\u00e0, la cui cultura si ispirava sostanzialmente ai principi del monachesimo feudale.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">D\u2019altronde, nel periodo in cui tutti gli arsolani vennero inseriti nell\u2019elenco del libro della vita ultraterrena, il castrum Arzule necessariamente doveva mantenere stretti rapporti con l\u2019abbazia di Subiaco, poich\u00e9 era incluso nell\u2019ambito dei territori soggetti alla dominazione sublacense. Sorto come piccolo insediamento intorno ad un edificio religioso (28), infatti, il castello di Arsoli era stato occupato dal conte Rainaldo dei Marsi, il quale per\u00f2 l\u2019aveva restituito all\u2019abbazia di Subiaco gi\u00e0 alla fine del X secolo (29). Nel 1051 appare ancora nell\u2019elenco dei possedimenti sublacensi (30) e lo stesso abate Giovanni, poi, stando alla narrazione del Chronicon (31), avrebbe assegnato dei beni a favore della chiesa di Santa Maria di Arsoli. Appare ragionevole, quindi, pensare che i coloni che ad Arsoli lavoravano le terre di propriet\u00e0 dell\u2019abbazia di Subiaco e che frequentavano l\u2019antica chiesa di Santa Maria abbiano usufruito di questo scambio tra beni materiali e promesse spirituali per tentare di attingere la beatitudine celeste.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Con il risultato di avere, quanto meno, trasmesso a noi la memoria dei loro nomi.\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">____<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">1\u2013 La data esatta, per\u00f2, \u00e8 controversa. A differenza dell\u2019Egidi (P. EGIDI, Notizie storiche in I monasteri di Subiaco I, Ministero Pubblica Istruzione, Roma 1904, p. 211) e del Federici (V. FEDERICI, La biblioteca in I monasteri di Subiaco II, Ministero Pubblica Istruzione, Roma 1904, p. XXX) che propongono l\u2019anno 1068 quale data dell\u2019elezione dell\u2019abate Giovanni, il Morghen (Chronicon Sublacense 593-1369 a cura di R. MORGHEN, Edizione Monastero di S. Scolastica, Subiaco 1991, p. 35) l\u2019antepone al 1065. Il Mirzio, a sua volta, (C. MIRZIO, Cronaca Sublacense, Tipografia A. Befani, Roma 1885, p. 171) propone il 1062. Tale incertezza \u00e8 dovuta al fatto che il Chronicon riferisce semplicemente che Giovanni fu eletto al tempo di papa Alessandro II. Circa i codici contenenti il Chronicon sublacense cfr. R. MORGHEN (a cura di), Chronicon Sublacense (aa. 593-1369), in \u201cRerum Italicarum Scriptores\u201d, Nicola Zanichelli ed., Bologna 1927, tomo XXIV-parte VI, pp. VI-XI.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">2\u2013 Secondo il Morghen, tuttavia (Chronicon Sublacense ecc., cit., ibidem) a reggere le sorti dell\u2019abbazia di Subiaco si sarebbero succeduti il padre ed il figlio, entrambi di nome Giovanni ed entrambi monaci farfensi.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">3\u2013 Cfr. Chronicon Sublacense, ecc., cit., p. 35.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">4\u2013 Secondo il Morghen il castello di Jenne sarebbe stato affidato all\u2019abate di Subiaco nel 1082. Cfr. Chronicon Sublacense, ecc., cit., p. 40.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">5\u2013 Cfr. Chronicon Sublacense, ecc., cit., pp. 40-41. T. DI CARPEGNA FALCONIERI (voce \u201cGiovanni\u201d in <\/span><\/span>\u201c<span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Dizionario biografico degli Italiani\u201d Treccani, 2001, volume 55) sottolinea che \u201cpi\u00f9 che uomo di chiesa fu condottiero e signore feudale\u201d, tanto che riusc\u00ec nel 1074 ad imporre definitivamente la dominazione abbaziale alla stessa Subiaco.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">6- \u201cNiuno dei suoi predecessori era riuscito a condurre il monastero all\u2019alto grado di di ricchezza e di potenza cui egli lo fece salire\u201d scrive l\u2019Egidi (P. EGIDI, Notizie storiche ecc., cit., p. 92). Si pu\u00f2 dire che Giovanni \u00e8 uno dei personaggi che occupano maggiore spazio nel racconto cronachistico. \u201cProbabilmente da questo passo \u2013 scrive il Morghen \u2013 ha inizio quella che \u00e8 la parte pi\u00f9 importante di tutta la Cronaca, la vita cio\u00e9 del massimo abate sublacense, Giovanni VII, che abbraccia quasi un terzo di tutta l\u2019opera\u201d (cfr. R. MORGHEN ecc., cit., R.I.S., p. XVI).<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">7\u2013 Cfr. S. M. PAGANO (a cura di), Sacramentarium Sublacense, Libreria Editrice Vaticana, SCV 1980, p. 49.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">8\u2013 Cfr. P. EGIDI, Notizie storiche ecc., cit., p. 100.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">9- \u201cFecit arcile ad recondendum libros sculptum mira pulchritudine\u201d (Cfr. Chronicon sublacense ecc., cit., p. 45).<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">10\u2013 Cfr. in proposito V. FEDERICI, La biblioteca ecc., cit., pp. III- XXXIV.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">11- Cfr. R. MORGHEN ecc., cit., R.I.S., p. 16.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">12\u2013 Jean Mabillon (1632-1707), benedettino francese della Congregazione di San Mauro, \u00e8 tra i fondatori della diplomatica e della paleografia, intese modernamente come scienze storiche. La sua opera pi\u00f9 importante \u00e8, infatti, De re diplomatica libri sex (1681).<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">13- \u201cAssai notevole \u00e8 un altro Sacramentario, del monastero sublacense, attualmente alla Biblioteca Vallicelliana ed al quale segue un vecchio elenco di necrologi. Si tratta di un codice che \u00e8 stato scritto nel 1075 per ordine dell\u2019abate Giovanni, come ci spiega l\u2019iscrizione che dice: Nell\u2019anno dell\u2019incarnazione del nostro signor Ges\u00f9 Cristo 1075, indizione XIII, al tempo del papato di Gregorio VII, in onore di Dio e per amore del santissimo abate Benedetto e della beatissima vergine Scolastica, per ordine dell\u2019illustrissimo signor abate Giovanni del monastero di San Benedetto situato in Subiaco, a memoria del suo nome e per la salvezza della sua anima, fu scritto da un copista di nome Guittone\u201d (Cfr. J. MABILLON, Museum Italicum seu Collectio veterum Scriptorum ex bibliothecis Italicis, Montalant, Parigi 1724, Tomo I, p. 67).<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">14- Notizie particolareggiate sul codice Vallicelliano B 24, compresa la trascrizione del testo del sacramentario, si trovano in Sacramentarium Sublacense ecc., cit.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">15\u2013 Sacramentarium Sublacense ecc., cit. , pp. 31-33.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">16\u2013 Nella carta 101r esattamente si legge: \u201cIncipiunt nomina monachorum congregationis supradicti monasterii Sancti Benedicti et Sancte Scolasticae ab eo tempore ex quo hunc expletum est librum. In primis dominus IOHANNES clarissimus abbas qui studiosissime eruditus vel enutritus fuit in venerabili monasterio sancte Dei genitricis MARIE qui ponitur in Farfa filius vero comiti Ioannis Ottoni. Ipse quidem ut iam dictum est hunc libellum amabiliter a supradicto GUITTONE scribere fecit. Deo gratias\u201d. Vale a dire: \u201cQui hanno inizio i nomi dei monaci dell\u2019ordine suddetto di San Benedetto e Santa Scolastica dal momento in cui venne ultimato questo libro. Prima di tutto l\u2019illustrissimo signor abate Giovanni, che fu allevato ed istruito con ogni cura nel venerando monastero della Madre di Dio, che si trova a Farfa. Egli \u00e8 figlio del conte Giovanni di Ottone. Lui stesso, come si \u00e8 gi\u00e0 detto, si degn\u00f2 di ordinare al suddetto Guittone di compilarlo. Sia lode a Dio\u201d. Cfr. V. FEDERICI, La biblioteca ecc., cit., p. XXXI. Lo Schwarzmaier fu il primo studioso ad approfondire le ricerche in materia (H. SCHWARZMAIER, Der Liber Vitae von Subiaco. Die Kl\u00f6ster Farfa und Subiaco in ihrer geistigen und politischen Umwelt w\u00e4hrend der letzten Jahrzehnte des 11. Jahrhunderts, in \u201cQuellen und Forschungen aus italienischen Archiven und Bibliotheken\u201d, 48 (1968), pp. 80-147.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">17- Cfr. V. FEDERICI, La biblioteca ecc., cit., p. XXVII. Secondo il Pagano (Sacramentarium Sublacense ecc., cit., ibidem) assommerebbe a circa 800 nominativi, mentre per il Frank (T. FRANK, I rapporti tra Farfa e Subiaco nel secolo XI, in \u201cFarfa, abbazia imperiale. Atti del Convegno Internazionale 2003\u201d a cura di Rolando Dondarini, Il Segno dei Gabrielli editore, Negarine di S. Pietro in Cariano 2006, p. 226) si tratterebbe di circa 8000 nomi di persone. L\u2019Egidi (P. EGIDI, Notizie storiche ecc., cit. p. 102) parla di <\/span><\/span>\u201c<span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">circa undicimila persone tra monaci, monache, uomini, donne, fanciulli di ogni luogo e d\u2019ogni et\u00e0\u201d. Lo stesso Egidi si serv\u00ec della lista per compilare la serie degli abati sublacensi.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">18\u2013 Alcuni studiosi, come il Morghen, l\u2019Egidi ed il Federici, lo chiamano, basandosi anche sulla lista del Liber Vitae, Giovanni VII; altri (Mirzio, Carosi, Pagano, Frank), secondo l\u2019elenco tramandato dal Mirzio, Giovanni V.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">19\u2013 Cos\u00ec, almeno, si legge nel Chronicon sublacense ecc., cit., p. 41: \u201cHis diebus venit regina Agnes, audita fama sancti cenobii sublacensis \u2026 que honorifice ut regie decebat magnificencie et abbate et cuncta congregatione suscepta, &#8230;donavit monasterio pallium optimum et promisit benefacere in reliquum tempus\u201d. Il Mirzio (C. MIRZIO, Cronaca Sublacense, ecc., cit., pp. 190-192) ampli\u00f2 la notizia fornita dal Chronicon e la arricch\u00ec di particolari specificando che l\u2019imperatrice si sarebbe recata a Subiaco poco prima della sua morte, avvenuta a Roma nel 1077. Anche il Bloch (H. BLOCH, Monte Cassino in the Middle Ages, Harvard University Press, Cambridge MA, USA 1986, vol. I, p. 135) ritiene che la sovrana sarebbe stata a Subiaco e la sua visita sarebbe in relazione con l\u2019iscrizione del suo nome nel Liber Vitae. Il Frank (T. FRANK, I rapporti tra Farfa e Subiaco ecc., cit., p. 226) pensa perfino che \u201cLa decisione di procedere alla redazione di un \u201cLiber Vitae\u201d dovrebbe essere stata presa in occasione della visita dell\u2019imperatrice Agnese a Subiaco, avvenuta, con ogni probabilit\u00e0, nel 1074\u201d. Di diverso avviso, invece, l\u2019Egidi (P. EGIDI, Notizie storiche ecc., cit. p. 101, nota 3), secondo il quale \u201cdi tale visita non v\u2019\u00e8 altra memoria che quella del Chronicon, e l\u2019itinerario di Agnese poco vi si presta. Sorge il sospetto che la tradizione della visita nascesse da quella che Agnese fece a Montecassino e dal trovare il suo nome nel Liber Vitae\u201d.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">20- Cfr. L. MARSICANUS, Chronica Monasterii Casinensis, in \u201cMonumenta Germaniae Historica\u201d, Scriptores, Hahn, Hannover 1980, tomo XXXIV, pp. 402-403. Agnese di Poitou (1025-1077), seconda moglie dell\u2019imperatore Enrico III, alla morte del marito, nel 1056, assunse la reggenza per il figlio minorenne Enrico IV fino al 1062, quando un gruppo di aristocratici, guidati dall\u2019arcivescovo di Colonia, Annone II, le sottrasse il figlio, divenuto poi imperatore del Sacro Romano Impero. Dal 1065 si trasfer\u00ec in Italia: visse per un certo periodo nell\u2019Abbazia di Fruttuaria (San Benigno Canavese, Torino) e poi a Roma, dove mor\u00ec. Fervente cattolica, fu in corrispondenza con l\u2019eremita e teologo Pier Damiani (1007-1072) nonch\u00e9 con il mistico Giovanni abate di F\u00e9camp (fine X secolo-1078), che le dedic\u00f2 il trattato su \u201cLa contemplazione di Dio\u201d. Cfr: C. BARONIO, Annales Ecclesiastici, Barri Ducis L. Gu\u00e9rin etc., Typ. Editores, 1869, Tomo XVII, pp. 197-218; M. MASINI, Maria, lo Spirito e la Parola, Paoline Editoriale Libri, Milano 1996, p. 153.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">21\u2013 T. FRANK, Studien zu italienischen Memorialzeugnissen des XI. und XII. Jahrhunderts, ed. Walter de Gruyter, Berlin 1991 (tesi di dottorato presso l\u2019Universit\u00e0 di Friburgo in Brisgovia, 1989), p. 132.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">22\u2013 O. G. OEXLE, Memoria und Memorial-u\u0308berlieferung imfru\u0308heren Mittelalter, in \u201cFru\u0308hmittelalterliche Studien\u201d, 10 (1976), p. 84, cit. da G. CARIBONI, La via migliore. Pratiche memoriali e dinamiche istituzionali nel Liber del Capitolo dell\u2019abbazia cistercense di Lucedio, Lit Verlag, Berlin 2005, p. 20.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">23\u2013 Cfr. G. CARIBONI ecc., cit., pag. 1. La pratica della memoria dei defunti durante le celebrazioni liturgiche venne favorita anche dalla credenza nel Purgatorio, dal quale le anime potevano essere salvate, secondo quanto raccomandava papa Gregorio I (590-604), ricorrendo alle messe di suffragio. Cfr. A. ASSMANN, Cultural Memory and Western Civilization, Cambridge University Press, New York 2011, p. 24.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">24- G. CARIBONI ecc., cit., p. 22.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">25- \u201cConstituit ut cottidie, ut ad missam defunctorum, omnes panem et vinum offerant pro animabus christianorum\u201d. Cfr. Chronicon Sublacense, ecc., cit., p. 169.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">26\u2013 T. FRANK (I rapporti tra Farfa e Subiaco ecc., cit., pp. 225-226) osserva che la congregatio istituita a Subiaco non aveva affatto la natura giuridica di una moderna confraternita.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">27\u2013 Ma secondo uno studioso tedesco \u201cLa commemorazione fondamentalmente era sempre valida per la singola persona in quanto tale e non per il gruppo o la comunit\u00e0 nel suo complesso. Ogni membro di una comunit\u00e0 di preghiere doveva di conseguenza essere rappresentato anche in occasione di una commemorazione collettiva, dal suo proprio nome. E questo perch\u00e9 le pratiche commemorative potevano raggiungere soltanto singole anime\u201d. Cfr. K. SCHMID, M\u00f6nchtum und Verbru\u0308derung, in \u201cMonastische Reformen im 9. und 10. Jahrhundert\u201d, ed. Raymund Kottje and Helmut Maurer, Forschungen und Vortr\u00e4ge, 38 (Sigmaringen, 1989), pp. 127-128. I cosiddetti libri vitae o libri memoriales, forma di comunit\u00e0 tra vivi e defunti, tuttavia, a causa dell\u2019enorme numero di nomi di cui vennero infarciti, furono infine deposti sull\u2019altare per una commemorazione sommaria e cumulativa \u00c8 importante notare che la tradizione memoriale divenne un punto di partenza per ricerche storiche, non solo prosopografiche, tanto da dar vita ad una nuova storia sociale del Medioevo. In ordine alle ricerche su questo genere di fonti si distinguono gli studi di Gerd Tellenbach (1903-1999) e della sua scuola.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">28\u2013 P. TOUBERT, Les structures du Latium m\u00e9di\u00e9val, \u00c9cole fran\u00e7aise de Rome, Rome 1973, I, pp. 376-377.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">29\u2013 L. ALLODI e G. LEVI, Il Regesto Sublacense dell\u2019undecimo secolo, Societ\u00e0 Romana di Storia Patria, Roma 1885, Documento 184 (febbraio 1000), pp. 224-225.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">30\u2013 Arsula, infatti, \u00e8 espressamente menzionata nella tavola di marmo che l\u2019abate Umberto fece collocare quell\u2019anno alla base della torre di Santa Scolastica con tutti i nomi delle localit\u00e0 che ricadevano sotto la giurisdizione dell\u2019abbazia sublacense. Cfr. P. EGIDI, Notizie storiche ecc., cit., p. 89.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: small;\">31- \u201cFecit in monasterio sacrarium, opere pulchro, ubi concessit ad ecclesiae regimen ea que in Specu bona Dominus dederit ad duas ecclesias scilicet sancti Iohannis in Pescolo positam et sancte Maria de Arzula\u201d. Cfr. Chronicon Sublacense, ecc., cit., p. 171. Ci\u00f2 sarebbe avvenuto nel 23\u00b0 anno di amministrazione dell\u2019abate Giovanni, vale a dire verso il 1090.<\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 di Nicola Cariello Il 10 giugno dell\u2019anno 1068, con l\u2019approvazione di papa Alessandro II (1061-1073), veniva solennemente eletto abate di Subiaco Giovanni, figlio del conte Giovanni di Ottone, educato&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-2457","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-pillole-di-aequa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2457","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2457"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2457\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2459,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2457\/revisions\/2459"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2457"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2457"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2457"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}