{"id":3167,"date":"2015-11-13T17:48:06","date_gmt":"2015-11-13T16:48:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=3167"},"modified":"2015-12-12T18:44:54","modified_gmt":"2015-12-12T17:44:54","slug":"la-trinita-e-il-vero-dipinto-di-roiate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/la-trinita-e-il-vero-dipinto-di-roiate\/","title":{"rendered":"LA TRINITA&#8217; E IL VERO DIPINTO DI ROIATE"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Giacomo Orlandi<\/strong><\/p>\n<p>Le prime comunit\u00e0 cristiane studiarono con cautela e con grande riserbo la raffigurazione del mistero della SS.ma Trinit\u00e0 per timore di scivolare nel panteismo o in facili eresie. Si fermarono principalmente alla contemplazione, all\u2019adorazione del grande Mistero. Le prime rappresentazioni furono molto semplici: una mano tra le nubi del cielo, la persona del Padre; nell\u2019agnello immolato, la persona del Figlio e la colomba nella persona dello Spirito Santo. Intorno alla fine del secolo XI o prima met\u00e0 del XII secolo nacquero altre forme con sembianze umane, come quella del santuario di Vallepietra sul monte Au- tore: tre persone uguali e distinte. In questa figurazione sono palesi l\u2019uguaglianza e la distinzione delle persone, ma ne \u00e8 assente l\u2019unit\u00e0. In seguito si ebbe la raffigurazione verticale del Padre, che sorregge il Figlio sulla croce, e la colomba nel mezzo (1). \u00c8 singolare e per certi aspetti ardita la raffigurazione che si trova a Roiate in una chiesetta di et\u00e0 indecifrabile, nascosta tra le rocce, sulla cresta del monte detto &#8220;Santa Maria La Serra&#8221;. La Serra (2) si riferisce al valico che a mezza vosta del monte, a oriente, sbuca in una pianura dell&#8217;aia di Comasello (3). Era il passo pi\u00f9 importante che metteva in comunicazione i popoli Equi della valle dell&#8217;Aniene con i popoli Volsci della valle del Sacco.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;antropologo Di Nola a Roiate<\/strong><\/p>\n<p>Il popolo di Roiate, che devotamente si reca in pellegrinaggio a questa chiesetta dedicata alla SS.ma Trinit\u00e0, si esprime dicendo: \u00abAndiamo alla Madonna della SS.ma Trinit\u00e0\u00bb. Sembra un\u2019eresia, ma non lo \u00e8. A questa devozione del popolo si interess\u00f2 l\u2019antropologo e storico delle religioni Alfonso Maria Di Nola, che, tra le altre cose, ha profondamente studiato il culto di S. Domenico di Cocullo e il rapporto con i \u201cserpari\u201d. Era incuriosito dall\u2019interpretazione che si dava al fatto che il popolo cristiano concepiva la Trinit\u00e0 come una divinit\u00e0 femminile, confusa con la Madonna o con la \u201cMater Matuta\u201d dei popoli pre-romani (4). Egli venne a Roiate per avere la conferma alle sue ricerche (5) ma si imbatt\u00e9 con la leggerezza del parroco del tempo.<br \/>\nIn passato le processioni verso la chiesetta erano precedute da uno stendardo con la rappresentazione della Trinit\u00e0 di Vallepietra. Il parroco in una vecchia cornice dorata con raggiera, che in passato era servita a portare in processione l\u2019immagine della Madonna delle Grazie, aveva fatto inserire l\u2019icona della Trinit\u00e0 di Vallepietra per portarla in processione, tenendola poi esposta nella chiesa parrocchiale per diversi giorni. Nella parte bassa di quella cornice era rimasta in rilievo la scritta \u00abAve Maria\u00bb, che il parroco non provvide a rimuovere. Il Di Nola, dopo avere interpellato persone del popolo e dopo aver notato che i fedeli di Roiate, durante il pellegrinaggio verso la chiesetta non recitavano n\u00e9 il rosario, n\u00e9 l\u2019ave Maria, ma solo il credo, il gloria e cantavano alle tre persone divine, dovette convincersi e, dopo che dal sottoscritto ebbe la corretta interpretazione del pi\u00f9 antico dipinto esistente in quella chiesetta, si astenne dall\u2019usare la pratica devozionale del popolo roiatese come una prova a sostegno delle teorie che volevano la Trinit\u00e0 concepita come divinit\u00e0 femminile, arrivando alle stesse conclusioni anche per Vallepietra (6).<\/p>\n<p><strong>Il \u201cvero\u201d dipinto della Trinit\u00e0 nella chiesetta di S. Maria La Serra<\/strong><\/p>\n<p>La rappresentazione della Trinit\u00e0 della chiesetta di Roiate non \u00e8 il dipinto che si trova nella parete di fondo, che \u00e8 uno dei tanti affreschi derivati della rappresentazione di Vallepietra, anche se, bisogna riconoscere che quella immagine, nella sua ieratica maest\u00e0, suscita nei credenti una intensa contemplazione del Mistero (7). La vera raffigurazione della Trinit\u00e0 di Roiate si trova nella nicchia sopra l\u2019altare. \u00c8 un dipinto che, nello stile, ricorda gli affreschi delle chiese rupestri. Vi \u00e8 rappresentata anche Maria. Il dipinto, purtroppo, \u00e8 molto deteriorato per l\u2019incuria e l\u2019insipienza dei devoti che, nel tempo, hanno fissato la loro attenzione e devozione solo sull\u2019immagine pi\u00f9 recente delle tre persone divine e hanno trascurato, perdendone anche il significato, il dipinto della nicchia che \u00e8 stato rovinato dalle candele accese dalla piet\u00e0 dei fedeli.<br \/>\nIn quel dipinto tuttora \u00e8 riconoscibile la figura di Dio Padre con una lunga barba bianca e con una mano alzata sul capo della Vergine in preghiera con le mani giunte. Quella mano elevata sul capo della Vergine sta a significare l\u2019azione vivificante dello Spirito Santo. Dal vangelo secondo Luca: \u00abL\u2019angelo Gabriele fu mandato da Dio in una citt\u00e0 della<br \/>\nG a l i l e a , chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Guseppe. La vergi- ne si chiamava Maria. Entrando da lei disse, \u201cTi saluto, o piena di grazia, il Signore \u00e8 con te\u201d. A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L\u2019angelo le disse: \u201cNon temere Maria, p e r c h \u00e9 h a i t r o v a t o g r a z i a presso Dio. Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Ges\u00f9. Sar\u00e0 grande e chiamato Figlio dell\u2019Altissimo\u201d. Allora Maria disse all\u2019angelo: \u201cCome \u00e8 possibile ? N o n c o n o s c o u o m o \u201d . L\u2019angelo le rispose: \u201clo Spirito Santo scender\u00e0 su di te; su te stender\u00e0 la sua ombra la potenza dell\u2019Altissimo. Colui che nascer\u00e0 sar\u00e0 dunque santo e chiamato figlio di Dio\u201d. Allora Maria disse: \u201cEccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto\u201d \u00bb ( Lc I,39-45). Nel dipinto la Vergine mostra evidenti i segni esterni della maternit\u00e0 divina, resi pi\u00f9 palesi dal colore rosso della veste. \u00abE il Verbo si fece carne e venne ad abitare tra noi (Gv I, 14). Per opera dello Spirito Santo si \u00e8 incarnato nel seno della Vergine Maria e si \u00e8 fatto uomo\u00bb. Con il tempo il dipinto \u00e8 stato confuso con l\u2019incoronazione di Maria SS. ma Assunta in Cielo. Ma in quella raffigurazione Dio Padre non ha in mano la corona per incoronare la Vergine. Manca la figura del Figlio risorto e asceso al cielo. Il Figlio \u00e8 nel grembo della Vergine. Lo Spirito Santo in forma di colomba, deteriorata dal tempo, \u00e8 nel mezzo. \u00c8 una raffigurazione teologicamente corretta. Con i suoi significati evoca la devozione alla Madonna del Divino Amore e mirabilmente ci ricorda il sommo poeta che con sublimi accenti si rivolge alla Madonna del Divino Amore, alla Madonna della SS.ma Trinit\u00e0: \u00abVergine madre, figlia del tuo figlio, \/ umile e alta pi\u00f9 che creatura \/ termine fisso d\u2019eterno consiglio, \/ tu sei colei che l\u2019umana natura \/ nobili tasti s\u00ec, che il suo fattore \/ non disdegn\u00f2 di farsi sua fattura. \/ Nel ventre tuo si raccese l\u2019amore \/ per lo cui caldo nell\u2019eterna pace \/ cos\u00ec \u00e8 germinato questo fiore \u00bb.<br \/>\nC\u2019\u00e8 qui tutta la SS.ma Trinit\u00e0: il Padre, termine fisso di eterno consiglio; il Figlio, figlia del tuo figlio; lo Spirito Santo, nel ventre tuo si raccese l\u2019amore. Ecco, questa \u00e8 la Trinit\u00e0 e questo \u00e8 l\u2019ardito messaggio che viene a noi dalla piccola, antica chiesa di Roiate, nascosta tra le rocce sulla cresta del bellissimo monte \u201cSanta Maria La Serra\u201d. \u2756<\/p>\n<p>1- Mirabile di questa rappresentazione \u00e8 il dipinto, attribuito a Guido Reni; si trova a Marino (Rm) come pala dell\u2019altare della chiesa parrocchiale della SS.ma Trinit\u00e0.<br \/>\n2- La Serra: stretto sentiero tra i monti; valico.<br \/>\n3- Aia di Comasello. Dialettale: \u00abl\u2019ara di Commas\u00e9gljo\u00bb. Cfr. REGESTO SUBLACENSE: Comaselli (p. 245, Doc. n. 204) citata come terra confinante con le donazioni che i fratelli Giovanni e Frodalda, abitanti di Roiate, fecero al monastero di Subiaco. \u00c8 un pianoro dove veniva battuto il grano. Bellissima la stampa di Edward Lear che raffigura la trita del grano.<br \/>\n4- Cfr. A. BRELICH, Un culto preistorico vivente nell\u2019Italia Centrale. Saggio storico-religioso sul pellegrinaggio alla SS. Trinit\u00e0 sul Monte Autore, pp. 71-101, in D. CARPITELLA, Folklore e analisi differen- ziale di cultura. Materiali per lo studio delle tradizioni popolari, 1976, Bulzoni Editore Roma.<br \/>\n5- Non \u00e8 da escludere che a condurre il Di Nola a Roiate sia stata la curiosit\u00e0 derivata, forse, dal libro di BENEDETTO BOVI, maestro elementare. Il libro pubblicato nel 1979 si intitola: Roiate. Ambiente-tradizioni-folklore-religione-storia-dialetto. \u00c8 una monografia, a mio avviso, disseminata di imprecisioni, di bizzarre notizie, di considerazioni che riguardano date, personaggi e fatti, alterati e distorti. Tra le tante opinioni \u00e8 singolare l\u2019accostamento della fede cristiana riguardante la Trinit\u00e0 con il paganesimo. Egli ritiene che la fede cristiana nel mistero rivelato del Dio Uno e Trino derivi e sia conseguente dal culto delle deit\u00e0 femminili del paganesimo. Queste le sue testuali parole alle pp. 90-93 del libro, dove parla della Cappella della SS. Trinit\u00e0: \u00abMa prima ancora dell\u2019et\u00e0 romana, per le genti degli Equi esi- steva il culto della Grande Dea: Magna Mater o Mater Matuta. Divinit\u00e0 della creazione, della vita e della morte di ogni essere vivente. Culto proprio di tutti i popoli italici della seconda venuta, che avevano accolto la concezione di divinit\u00e0 maggiori, riunite in triadi, venerate dai preesistenti popoli mediterranei. Il culto infatti di questa divinit\u00e0 femminile, si ritrovava in tutto il Lazio centrale rappresentato in templi-oracoli famosi, che ancor oggi si possono osservare. Basti pensare a quello della \u201cDea Feronia\u201d sotto la Morra Ferogna, vicino la grotta di S. Cleridonia sulla montagna di Subiaco e sul monte Soratte. Al tempio di \u201cGiunone Gabina\u201d nell\u2019area dell\u2019antico Gabio in territorio di Zagarolo, presso Osa sulla via Prenestina. E a quello pi\u00f9 grande e famoso della \u201cDea Fortuna Primigenia\u201d a Palestrina. Senza poi enumerare tanti altri preesistenti nella valle del Sacco alla \u201cDea Mefiti\u201d; nella zona pontina alla \u201cDea Circe\u201d sul Circeo; o quelli sparsi per tutto l\u2019Agro Romano, alla \u201cDea Giuturna\u201d, \u201cPomona\u201d, \u201cFlora\u201d, \u201cDiana Nemorense\u201d e alla \u201cNinfa Egeria\u201d\u00bb. Egli continua in modo pi\u00f9 esplicito scrivendo:<br \/>\n\u00abDopo l\u2019avvento del cristianesimo, naturalmente su questa credenza della Magna Mater, s\u2019innesta ad opera degli eremiti e dei monaci Basiliani, che numerosi vissero nella valle dell\u2019Aniene prima e dopo la venuta di S. Benedetto, il culto cristiano del \u201cDio Uno e Trino\u201d che rappresenta ugualmente la creazione con il Padre, la vita con il Figlio e la riunione a Dio, con lo Spirito Santo. Anche il nome del monte dedicato alla Magna Mater o Ferronia fu trasformato in quello di Serronia poi S. Maria la Serra; e qui l\u2019evidente assonanza non pu\u00f2 essere puramente casuale, tenendo presente anche il fatto o il ricordo che si riscontra presso la nostra gente, la quale spesso considera o confonde questa SS. ma Trinit\u00e0 con la Madonna. Infatti ancora oggi le generazioni pi\u00f9 anziane di Roiate e dei paesi vicini, quando si recano lass\u00f9 dicono di andare a pregare la Madonna. Altrettanto si riscontra presso i pellegrini che vanno al Santuario omonimo di Vallepietra\u00bb. Perch\u00e9 omette di precisare: \u00abMadonna della SS.ma Trinit\u00e0?\u00bb.<br \/>\n6- Cfr. A. M. DI NOLA &#8211; O. GROSSI, Memoria di una festa. Vallepietra nelle fotografie di Luciano Morpurgo, 1980, Edizioni Quasar. Scrive, infatti, il Di Nola a p. 36: \u00abLa festa di Vallepietra, nel suo intricato cerimoniale, non sembra possa essere interpretata come ricostruzione cristiana di un antico cerimoniale pagano [\u2026]. Si \u00e8 detto che la Trinit\u00e0 \u00e8 concepita come una divinit\u00e0 femminile poich\u00e9 i peregrini, riferendosi all\u2019immagine, la chiamano \u201cla madonna\u201d: ma questo \u00e8 un termine corrente, in tutti i dialetti popolari, per designare un\u2019immaginetta\u00bb.<br \/>\n7- \u00c8 un dipinto databile al secolo XVIII, di autore ignoto. \u00c8 stato ampiamente restaurato nel 1938 dal pittore sublacense Benedetto Tozzi per incarico del parroco don Luigi Marocchini.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giacomo Orlandi Le prime comunit\u00e0 cristiane studiarono con cautela e con grande riserbo la raffigurazione del mistero della SS.ma Trinit\u00e0 per timore di scivolare nel panteismo o in facili&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-3167","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-pillole-di-aequa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3167","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3167"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3167\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3215,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3167\/revisions\/3215"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3167"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3167"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3167"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}