{"id":3463,"date":"2016-04-12T17:24:30","date_gmt":"2016-04-12T15:24:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=3463"},"modified":"2016-04-12T21:13:37","modified_gmt":"2016-04-12T19:13:37","slug":"a-scuola-con-la-corriera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/a-scuola-con-la-corriera\/","title":{"rendered":"A SCUOLA CON LA CORRIERA"},"content":{"rendered":"<style type=\"text\/css\"><!--\nP { margin-bottom: 0.21cm; }\n--><\/style>\n<style type=\"text\/css\"><!--\nP { margin-bottom: 0.21cm; }\n--><\/style>\n<style type=\"text\/css\"><!--\nP { margin-bottom: 0.21cm; }\n--><\/style>\n<p align=\"CENTER\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>di Gerardo Rosci<\/i><\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Quando vedo ragazzini che vanno a scuola alla guida di piccole autovetture o di motorini ultimo tipo, mi ritornano spesso alla mente i mezzi di locomozione che utilizzavamo noi, studenti di allora, e gli enormi disagi che dovevamo affrontare per andare a scuola a Tagliacozzo. Erano gli anni fine quaranta, primi cinquanta.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Eravamo un\u00a0piccolo gruppo di studenti che frequentavamo la scuola di avviamento professionale di tipo industriale. Eravamo due di\u00a0Petrella, tre di Cappadocia\u00a0ed uno di Verrecchie. Noi di Petrella e due di Cappadocia prendevamo la corriera; un terzo andava in bicicletta. Scendere a Tagliacozzo in bicicletta, a quel tempo, richiedeva molta prudenza, perch\u00e9 la strada era bianca, stretta, piena di curve e con un brecciolino insidioso. Tuttavia non era un grosso problema scendere; lo era tornando su, con quel fondo stradale, con quelle rampe e con biciclette senza rapporti. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Io frequentai l\u2019avviamento solo per un anno; poi passai alle medie. Devo dire, comunque, che l\u2019aver frequentato quella scuola, anche se per un solo anno, mi \u00e8 servito molto nella vita, avendo potuto acquisire quel minimo di manualit\u00e0 necessaria a risolvere tanti problemi pratici nel vivere quotidiano. Avevo imparato a lavorare il legno e il ferro, in numerose ore di laboratorio.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">La corriera partiva da Cappadocia e andava tre giorni a settimana a Roma, mentre gli altri giorni limitava la corsa a Tagliacozzo. Nel primo caso la partenza era alle cinque e un quarto da Cappadocia; alle cinque e mezzo ripartiva da Petrella per arrivare a Tagliacozzo intorno alle sei e qualcosa.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il compagno di Verrecchie si faceva tutti i santi giorni Verrecchie-Tagliacozzo-Verrecchie a piedi, con qualsiasi condizione di tempo. Solo nei giorni invernali, quelli veramente brutti, si concedeva il lusso di prendere la corriera; per\u00f2 doveva, comunque, farsi a piedi la strada fino al bivio con la provinciale (allora ancora strada comunale e non asfaltata), perch\u00e9 a quel tempo la corriera non deviava per Verrecchie; d\u2019altra parte la strada era piuttosto stretta, tortuosa e naturalmente non asfaltata, anzi con il fondo piuttosto malandato. Sulla corriera ci s\u2019incontrava e si faceva il tragitto insieme fino a Tagliacozzo. Si scendeva davanti al Bar Moroni, come allora si chiamava, di fronte ai giardini, vicino al municipio.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Mia madre mi svegliava alle cinque del mattino. Lei era una donna molto mattiniera; non era gran sacrificio per lei alzarsi a quell\u2019ora, ma certamente lo era per me. Io mi vestivo di corsa e correvo in cucina a lavarmi il viso; d\u2019inverno andavo direttamente in cucina con i vestiti in mano, per poter indossare al caldo quei vestiti cos\u00ec freddi da sembrare bagnati, davanti al camino, dove un bel fuoco scoppiettava gi\u00e0 da un po\u2019. Prendevo con le molle un tocco di brace accesa, la mettevo dentro gli scarponi, quelli che usavamo allora, con la suola chiodata e li agitavo per scaldarli dentro, prima di calzarli.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Intanto, sul tavolo trovavo gi\u00e0 pronta la mia grossa tazza di caff\u00e8 e latte bello caldo. Seduto davanti al camino, me la mettevo tra le ginocchia e v\u2019inzuppavo dentro un paio di fette di pane che tostavo l\u00ec, sulle molle adagiate sulla brace. Quando era tempo di castagne, mia madre, oltre al caff\u00e8 e latte, mi faceva trovare una \u201cristera\u201d di caldarroste; mentre ne mangiavo lei me ne sbucciava altre che mettevo in tasca, calde calde, per mangiarle strada facendo o a scuola, dove pi\u00f9 di qualche compagno me le implorava: <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>\u201cEroh! Non me lle da\u2019 ddu remmonn\u00e8lle?\u201d.<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> Cos\u00ec a Tagliacozzo chiamano le caldarroste sbucciate, che da noi si chiamano \u201cvarole\u201d.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">In una grossa cartella di fibra, una specie di piccola valigia dove tenevo i libri, mamma mi sistemava il mio pranzo che normalmente consisteva in due belle fette di quel pane fatto in casa da lei; in mezzo ci metteva del prosciutto od una salsiccia del nostro maiale, oppure la frittata fatta con le uova delle nostre galline. Molto spesso mi faceva una \u201cpanontella\u201d con la ventresca, cos\u00ec buona se mangiata calda, appena fatta, ma meno gradevole se mangiata fredda, con il grasso che si era rappreso nel pane. A volte mi ci metteva del formaggio fresco (<\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>cascitto frisco<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">) che allora si produceva in casa; avevamo, infatti, cinque o sei pecore e due capre che il capraio del paese conduceva al pascolo ogni giorno sul monte Arunzo.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ricordo con tanta nostalgia quelle fette di prosciutto un po\u2019 grosse, tagliate alla svelta da mia madre. Eppure, allora, quel prosciutto cos\u00ec buono e genuino, mi sembrava che avesse un sapore sempre uguale, sempre lo stesso; come lo avrei cambiato volentieri con delle belle fette di tenera e profumata mortadella! Quella che alcune volte avevo acquistato, eccezionalmente, a Tagliacozzo per un panino extra. Quella buona mortadella che ogni tanto ci riportavano le zie da Roma quando venivano d\u2019estate a villeggiare. Ma le zie di Roma non ammazzavano il maiale e non avevano le provviste per l\u2019inverno come le avevamo noi in paese. La voglia di cambiare, per\u00f2, di provare cose nuove era tanta per noi ragazzi che, tra le nostre montagne, di cose ne conoscevamo poche; ma quelle poche, comunque, le conoscevamo molto bene. E poi la mortadella bisognava acquistarla dal salumiere, gi\u00f9 a Tagliacozzo (su da noi non esisteva) e questo sarebbe stato un lusso, quasi un capriccio. I capricci erano una cosa quasi sconosciuta; anzi, ci si rinunciava in partenza perch\u00e9 di difficile soddisfazione. A quei tempi la cosa importante era avere il pane con qualcosa in mezzo che fosse disponibile; la mortadella era un bene voluttuario. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Mamma avvolgeva il tutto con un foglio di carta; allora non c\u2019era molta disponibilit\u00e0 di carta, e spesso si utilizzava quella gialla usata dal macellaio. \u201c<\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Cerca di riportarmi indietro la carta per la prossima volta<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u201d mi diceva, ed io, dopo mangiato, me la ripiegavo con cura, mezza unta com\u2019era; in quel mondo semplice e pulito non vi era neppure la bench\u00e9 minima idea di che cosa fosse la tecnologia del confezionamento e dell\u2019imballaggio dei nostri giorni; si conosceva e si praticava moltissimo il riciclaggio, quello vero ed onesto; lo spreco era considerato un peccato, uno schiaffo alla miseria, e a quei tempi di miseria ce ne era ancora tanta, ma riservata e dignitosa. \u201c<\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Non sprecate il pane!<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u201d ci dicevano gli adulti. Se facevamo cadere delle molliche del pane che stavamo mangiando, i vecchi ci riprendevano, prospettandoci una specie di legge del contrappasso nell\u2019altro mondo, dicendo: <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>\u201ctutte quelle molliche le dovrai raccogliere una a una e mangiarle, in purgatorio<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u201d.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Per ovviare alla mancanza di carta e per maggiore praticit\u00e0, mia madre, abilissima nel cucito, mi fece un piccolo sacchetto di stoffa di cotone, ricavato forse da vecchie lenzuola, e mi ci sistemava il pranzo. Quel sacchetto, nel suo piccolo, ricordava la \u201c<\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>musarola<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u201d dove i mulattieri e i contadini tenevano il loro pranzo (\u201c<\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>mmot\u00ecna<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u201d).<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Prendevo la cartella e, via di corsa, ch\u00e9 la corriera stava arrivando da Cappadocia, strombazzando ad ogni curva. Arrivavo spesso giusto in tempo, l\u00ec alla piazza davanti al negozio di Scrocchino. Salivo e mi sedevo vicino agli altri amici. C\u2019era sempre quel forte odore di nafta, di fumo di sigarette e di aliti. Il tragitto era piuttosto lungo e accidentato. La strada bianca era stretta e piena di curve che a me, che soffrivo un po\u2019 di mal d\u2019auto, accentuavano quel malessere procurato da quegli odori; poi, con il tempo ci feci l\u2019abitudine. Con occhio sdegnato, implorante ma rassegnato, guardavo quegli uomini con il toscano in bocca o con quelle terribili Alfa o, ancor peggio con quelle sigarette arrotolate con il trinciato forte che odoravano di tutto fuorch\u00e9 di tabacco; li avrei presi a schiaffi, se avessi potuto, ma i ragazzi allora non potevano quasi nulla e, d\u2019altra parte, era normale fumare in autobus; lo faceva anche il conducente. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Eppure, all\u2019interno delle corriere lungo i portapacchi, c\u2019erano tante belle targhette rettangolari, smaltate bianche, con le scritte in nero: <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>\u201cVietato fumare\u201d, \u201cNon parlare al conducente\u201d, \u201cVietato sputare\u201d<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">; si, c\u2019era anche la scritta <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>\u201cVietato sputare\u201d<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">; non era raro il caso in cui il bravo paesano, fumando il sigaro o la pipa caricata con un mozzicone di toscano, drenava la sua salivazione direttamente sul pavimento, tra uno scarpone e l\u2019altro.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Capitava molto spesso che qualcuno, sentendosi lo stomaco in subbuglio per il mal d\u2019auto, andasse a mettersi nei primi sedili vicino al finestrino dove il fastidio era pi\u00f9 sopportabile; ma a volte arrivava il momento cruciale: un conato irrefrenabile, ed allora tirava fuori la testa dal finestrino e&#8230;uah&#8230;.; i finestrini dietro, se erano aperti, venivano rapidamente richiusi dagli altri viaggiatori. Le fiancate di quelle corriere erano molto spesso decorate da lunghe comete. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Finalmente si arrivava; il bigliettaio saliva sul tetto della corriera dalla scaletta posteriore, per tirare gi\u00f9 dal portabagagli merce di ogni genere: qualche valigia, una bicicletta, qualche sacco di canapa mezzo pieno, un basto o un mazzo di ferri da mulo; a volte anche una gabbia con dentro le galline che la famiglia di qualche mulattiere portava con s\u00e9, nei trasferimenti verso i luoghi di lavoro in campagna. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Immaginate il nostro disagio durante l\u2019inverno, ancora al buio, con il freddo e spesso con la neve. La scuola apriva alle otto. Avevamo fatto un accordo con il bidello (mi ricordo che lo chiamavano <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Maggitto<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">): lui ci permetteva di stare nei locali della scuola oltre l\u2019orario, considerato che la corriera tornando da Roma arrivava a Tagliacozzo la sera alle cinque e mezzo, per poi arrivare a Petrella e a Cappadocia oltre le sei. Naturalmente il bidello esigeva una contropartita: dovevamo aiutarlo a pulire le aule; un lavoro ingrato e disagevole, in mezzo a quei grossi e pesanti banchi di legno di allora. Per non alzare polvere con la scopa, si dava un\u2019annaffiata al pavimento. Quando a sera si arrivava a casa, c\u2019era appena il tempo di fare i compiti e di cenare; e il giorno dopo la solita storia, ma con un po\u2019 pi\u00f9 di calma; la corriera questa volta andava solo a Tagliacozzo. Si partiva alle sette e si ritornava verso le due e mezzo del pomeriggio.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il gioved\u00ec, giorno di mercato, la corriera andava solo a Tagliacozzo ed era sempre sovraccarica di gente, di bagagli e di mercanzia. Dai paesi si andava al mercato per qualsiasi tipo di spesa. Un fruttivendolo di Cappadocia scendeva tutti i gioved\u00ec per approvvigionarsi di frutta e verdura.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Uno di quei gioved\u00ec, la corriera nel tornare su era veramente stracolma; molta gente, infatti, scendeva a Tagliacozzo a piedi per risparmiare, ma risaliva in corriera dopo aver fatto le spese. Mio Zio Peppino, detto Peppinitto per la sua breve statura, padrone della corriera stessa e che fungeva da bigliettaio, non essendoci pi\u00f9 spazio a bordo neppure in piedi, chiese a Francesco e a me di sistemarci nel portabagagli sul tetto. Non ce lo facemmo dire due volte; ci arrampicammo rapidi e felici per la scaletta posteriore e ci sistemammo tra bagagli vari e cassette di frutta.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Eravamo nel Bengodi&#8230;a quei tempi la frutta era quasi un lusso e noi ragazzi ne eravamo avidi; normalmente ce la andavamo a rubare, durante le nostre scorribande, sugli alberi di chi ne aveva e la teneva d\u2019occhio. A quel tempo, come premio, a noi ragazzi si dava una mela, una pera o magari un\u2019arancia; per i ragazzi di oggi, plagiati dalla pubblicit\u00e0 televisiva con schifezze varie, mangiare un frutto \u00e8 quasi un sacrificio.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Lungo il tragitto pensammo di servirci di quell\u2019abbondanza, senza badare che qualcuno, se non il proprietario della frutta stessa, poteva accorgersene osservando le nostre ombre proiettate sulla parete rocciosa. Ad ogni modo and\u00f2 tutto bene; prendendo un pezzo qua ed uno l\u00e0, ci facemmo una solenne scorpacciata di pesche e di prugne.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">A quel tempo l\u2019unica strada per Roma era la Tiburtina Valeria che passava attraverso il valico di Monte Bove. Una sera d\u2019inverno aspettammo invano, a Tagliacozzo, il ritorno della corriera da Roma; il valico era bloccato dalla neve e noi poverini, infreddoliti, aspettammo, aspettammo; era notte, erano ormai circa le sette e non sapevamo che cosa fare. Finalmente pass\u00f2 da quelle parti Maggitto, il nostro amico bidello che, con aria sorpresa, esclam\u00f2: <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>\u201dEr\u00f2h! E vu che stete a fa ancora ecco!?\u201d<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Quando realizz\u00f2 il nostro dramma: \u201c<\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>On mmi preoccupete, ch\u00e9 mo ci penzo i\u201d<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> e ci accompagn\u00f2 dall\u2019altra parte dei giardinetti, ad una trattoriola che fungeva anche da affittacamere. Eravamo in quattro; il quinto, pi\u00f9 fortunato, aveva un padrino a Tagliacozzo che lo ospit\u00f2 a casa sua.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ricordo che a cena mangiammo fagioli con salsicce in umido ma, cosa molto strana in un paese famoso per i suoi salumi, le salsicce erano dolciastre e al nostro palato erano piuttosto sgradevoli. Eravamo avvezzi a quelle salate e pepate.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Dopo cena ci mostrarono le camere per la notte: una era con un letto matrimoniale, l\u2019altra con due letti, un matrimoniale ed un singolo. Sul copriletto di quest\u2019ultimo c\u2019era un\u2019enorme macchia, unta non so di che. Nessuno aveva il coraggio di dormirci, perci\u00f2 ci sistemammo nei letti matrimoniali e spegnemmo la luce. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">C\u2019eravamo appena addormentati quando ci risvegli\u00f2 un vociare fuori della porta; subito dopo si accese la luce nella stanza a due letti, dove dormivo io. Era arrivato un altro sfortunato ospite; era Pasquale, un mulattiere nostro compaesano, sui sessanta. Era arrivato con il treno, sperando, poi di prendere la corriera per Petrella.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>&#8211; Eh, Pasqu\u00e0, pure tu!\u2019?<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>&#8211; Aoh! E vu vajj\u00f9 che facete ecco? <\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>&#8211; Simo remasi a p\u00e8de pure nu!<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Pasquale si gir\u00f2 verso il lettino cominciando a spogliarsi; si tolse la giacca ma se la trattenne in mano; lo sguardo gli era andato su quella orribile e sudicia macchia nel copriletto.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>&#8211; Mamma! E quesso lo che \u00e8<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">? <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Ma i me nne schifo; <\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u2013 esclam\u00f2 Pasquale, rinfilandosi la giacca \u2013 <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>ecco me sa che ci stao pure i puci<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Si riallacci\u00f2 tutti i bottoni della giacca, si tolse solo le scarpe e s\u2019infil\u00f2 nel letto cos\u00ec come stava, completamente vestito. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><a name=\"_GoBack\"><\/a> <span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Dormimmo a Tagliacozzo due notti, finch\u00e9 non fu riaperto il valico di Monte Bove. L\u2019unica consolazione fu di non doversi alzare la mattina alle cinque e tornare la sera alle sei, poich\u00e9 la scuola era a cento metri dalla locanda.<\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 di Gerardo Rosci Quando vedo ragazzini che vanno a scuola alla guida di piccole autovetture o di motorini ultimo tipo, mi ritornano spesso alla mente i mezzi di locomozione&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-3463","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-aequa-da-leggere"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3463","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3463"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3463\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3466,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3463\/revisions\/3466"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3463"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3463"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3463"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}