{"id":3938,"date":"2017-06-23T18:00:57","date_gmt":"2017-06-23T16:00:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=3938"},"modified":"2017-06-23T18:27:08","modified_gmt":"2017-06-23T16:27:08","slug":"la-peste-del-1656-a-san-gregorio-da-sassola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/la-peste-del-1656-a-san-gregorio-da-sassola\/","title":{"rendered":"LA PESTE DEL 1656 A SAN GREGORIO DA SASSOLA"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>di Mario Giagnori<\/strong><\/p>\n<p>Le prime avvisaglie<br \/>\n\u00abIn nome della Santissima et Indivisissima Trinit\u00e0, Padre, Figliolo e Spirito Santo, amen. ad\u00ec 9 ottobre 1656, ora nona, sul Pontificato del santissimo Padre in segio e signore nostro Alessandro per divina Provvidenza Papa settimo, anno del suo Pontificato secondo, Io\u00a0 Domenico Recchia de Terra Sancti Gregorii, sano per grazia di Dio, et intelletto, bench\u00e9 infermo di corpo, giacendo in letto della sua solita habitatione, et premeditando non essere pi\u00f9 cosa certa della morte, ne l\u2019hora pi\u00f9 incierta di essa, decido di far testamento e provvedere alla salute dell\u2019anima sua, et raccomandata in primis l\u2019anima sua come pi\u00f9 degna del corpo all\u2019onnipotente Iddio et alla famosa Vergine Maria et a tutti i santi della corte celeste, lascio le mie robbe\u2026 \u00bb.<br \/>\nIl poveruomo mor\u00ec poche ore pi\u00f9 tardi, ma le sue ultime parole impresse sul vecchio scartafaccio dall\u2019inchiostro ormai tabaccoso e quasi sbiadito forse esprimono come meglio non si potrebbe il dramma che stava vivendo l\u2019intero popolo di San Gregorio. la pi\u00f9 grossa disgrazia mai vissuta dal paese in tutta la sua secolare storia aveva raggiunto il suo culmine.<br \/>\nTutto era cominciato poco meno di un paio di mesi prima: la mattina del 16 di un caldissimo mese di agosto del 1656. all\u2019improvviso, senza che nessuno ne avesse ancora consapevolezza, la solita vita di San Gregorio da Sassola si dissolse come una nuvola leggera spazzata via dal vento. Da una casa, nella parte bassa del paese, giunsero le grida laceranti di una giovane vedova che svegliarono l\u2019intero vicinato. Diverse donne che subito si precipitarono all\u2019interno dell\u2019abitazione rimasero sconvolte dallo spettacolo che si present\u00f2 ai loro occhi. La donna, l\u2019intero corpo coperto di pustole, era in preda a convulsioni e forti febbri. quando nel giro di poche ore spir\u00f2, tutte rimasero immobili nella stanza, quasi affascinate dalla visione dei suoi atroci tormenti. nessuna in quel momento sospett\u00f2 che di l\u00ec a qualche giorno avrebbero soddisfatto pienamente quella sorta di curiosit\u00e0 oscena. Tutte avrebbero capito che quando la morte si presenta veramente supera ogni possibile immaginazione. Non sarebbero pi\u00f9 rimaste ad assaporarla da lontano, perch\u00e9 la morte avrebbe davvero goduto delle loro vite, ma prima avrebbero visto la paura, le amicizie annientarsi, le famiglie sfaldarsi e ogni cosa finire. Stanca della sua fatale impenetrabilit\u00e0, la morte avrebbe mostrato in maniera implacabile la sua vera faccia ai vivi. Lo spettacolo della sofferenza della povera vedova non era niente al confronto di quanto doveva venire. a breve avrebbero sul serio assistito al trionfo della morte sul mondo. Gi\u00e0 nella stanza della vedova aveva la faccia di ciascuna di loro. In quel momento molte erano gi\u00e0 morte, anche se ancora lo ignoravano. la peste, in quel mattino di agosto, era entrata a San Gregorio. \u00aba fine mese gi\u00e0 morivano dieci o venti persone al giorno senza poterci far nulla. e non vi era casa che non vi fosse qualche appestato, abbandonato da tutti perch\u00e9 ognuno temeva d\u2019attaccarsi il male. Persino i padri e le madri abbandonavano i figli, e i figli i genitori, e cos\u00ec la moglie il marito, e il marito la moglie. Insomma, si viveva in un grandissimo disordine (1)\u00bb.<br \/>\nL\u2019inizio della epidemia<br \/>\nL\u2019epidemia di peste era scoppiata a Napoli agli inizi di maggio, dopo l\u2019arrivo di una nave spagnola carica di soldati appestati. I primi morti ci furono vicino al porto, nel popoloso quartiere del Lavinaio e in poco tempo il caos divenne assoluto. Il 15 maggio papa alessandro VII diede ordine di chiudere le nove porte di Roma, emettendo il \u00abBando di vita\u00bb non solo contro chiunque avesse fatto entrare nello stato della chiesa una persona del Regno di Napoli, ma anche contro ogni tipo di commercio con quella terra. Ci\u00f2 nonostante la peste raggiunse presto la citt\u00e0. chi disse a causa di un marinaio napoletano che aveva preso alloggio in un albergo di Trastevere, e altri per colpa di un certo Mario Pasquale Vellettaro, che aveva un banco alla colonna traiana, il quale aveva importato da Napoli \u00abventagli, e veletti, et calze di seta, che erano appestate \u00bb. Fu addirittura emesso un bando contro chiunque avesse acquistato le sue merci, e messo a morte se non avesse denunciato il fatto. \u00abla Principessa di Palestrina fece ardere una cassa piena cos\u00ec come stava, per avervi riposto un ventaglio che haveva comprato dal merciaio per cinque scudi (2)\u00bb.<br \/>\nAnche a San Gregorio si cerc\u00f2 in qualche modo di prevenire il contagio, ma con provvedimenti assai blandi. \u00abStante il rumore di Peste che si sente fora da queste contrade, col presente pubblico Bando si ordina e si comanda a tutte le persone di pulire e levare ogni sorta d\u2019immondezza intorno a questa terra e di pulire di tutti li sozzi, ognuno innanzi e retro, et intorno le loro case\u00bb. Ma non bast\u00f2, naturalmente. la peste entr\u00f2 in paese per il \u00abcattivo ordine che si tenne nel custodire\u00bb, relazion\u00f2 in seguito il capitano Spallette, nominato commissario di San\u00a0 Gregorio per il morbo contagioso, \u00abperch\u00e9 \u00e8 vero che furono poste guardie alle porte, e queste erano vigilantissime nel non far entrare persona alcuna, ma quelli che venivano, vedendosi impedito l\u2019ingresso, ricorrevano al governatore, e questo poi li faceva entrare, cos\u00ec che questo disordine era tale che entrava solo chi non voleva\u00bb. Come davvero fosse entrata la peste in paese non si seppe mai per certo. qualcuno diede la colpa alla vedova, perch\u00e9 \u00abla svergognata era andata in Roma e aveva comprato un ventaglio\u00bb, e ben le stava quello che le era capitato. se avesse rispettato la sua vedovanza, non le sarebbe certo capitato nulla di male. altri dissero che la peste fosse stata portata \u00abdalla moglie di un merciaio, che gravida di molti mesi, era morta a giugno di febbre maligna. Le donne di San Gregorio erano accorse a vedere la povera defunta, compassionando il povero marito, senza che nessuna per\u00f2 sospettasse che fosse morta di peste\u00bb. Ma dopo la morte della vedova nella parte bassa del paese, il medico non ebbe pi\u00f9 dubbi: si trattava di peste. \u00abIndi si diede la morte a far strage delle zitelle, e prima che morisse alcun uomo erano morte 150 donne\u00bb. Per tutto il mese di agosto il governatore non reput\u00f2 neanche di dover avvertire Roma che a San Gregorio era scoppiata l\u2019epidemia. sennonch\u00e9, i governatori di Poli e di Casape, paesi esenti dalla peste, temendo il contagio lo denunciarono alle autorit\u00e0.<br \/>\nIl 4 settembre il papa invi\u00f2 un ufficiale con l\u2019incarico di imprigionarlo. Per evitare di dover entrare in paese, l\u2019uomo pens\u00f2 bene di attirare il governatore fuori delle mura con un tranello. si present\u00f2 alla porta del paese, e comunic\u00f2 che da Roma erano stati inviati cinque medici, che per\u00f2 stavano aspettando \u00aballi confini di Casape perch\u00e9 in San Gregorio non volevano entrare per via del male\u00bb. Era quindi opportuno che il governatore andasse fin l\u00e0 per convincerli. Nient\u2019affatto convinto dal racconto dell\u2019ufficiale, il governatore prese tempo e disse che si sarebbe consultato con i suoi. \u00abRiunito il paese, tutti dissero la loro, e alla fine il popolo risolse che s\u2019andasse all\u2019appuntamento ma con gente armata. cos\u00ec andettero in venti, e quando arrivarono alli confini, invece di trovarsi di fronte il collegio dei medici videro appostate pi\u00f9 di trenta persone armate di Casape e di Poli. Ma questi, quando videro tra la gente armata di San Gregorio il bandito caporale, temuto in quelle contrade perch\u00e9 aveva gi\u00e0 commesso setto o otto omicidi, si diedero tutti alla fuga. Rest\u00f2 solo il commissario, che tanto seppe dire e raccomandarsi che li gregoriani lo lasciarono libero\u00bb. Il 19 settembre, il principe di San Gregorio, don luigi Pio di Savoia, sped\u00ec da Roma \u00abun chirurgo, quattro beccamorti, e il capitano Spallette con un gruppo di soldati\u00bb. Ma in paese, nel frattempo, avevano continuato a dir messa nel chiuso delle chiese e a far processioni lungo le vie e i morti erano aumentati ogni giorno di numero.<br \/>\nI rimedi<br \/>\nIl capitano Spallette prese in pugno la situazione. Fece spostare i morti dalle chiese, dove si era continuato a seppellirli, \u00abperch\u00e9 recavano una tal puzza, che non solonon si poteva stare nella piazza, ma si sentiva fino a un mezzo miglio lontano\u00bb. I cadaveri furono gettati in alcuni grossi pozzi vicino alla chiesa di San Sebastiano, fuori delle mura, sopra cui fu buttata \u00abcalce di pietra per impedire la puzza\u00bb. Mur\u00f2 le porte delle chiese e dopo le proteste del parroco, affinch\u00e9 potesse continuare a dire messa, il \u00abcommissario sopra al morbo contagioso fece alzare un altare sotto l\u2019olmo nella piazza fuori della terra con cielo e baldacchino e tele e tutto circondato da grossi rastrelli acciocch\u00e9 niuno si potesse accostare\u00bb. Quindi, fece approntare quattro lazzaretti fuori del paese dove dividere uomini e donne, \u00abdue puliti e due sporchi\u00bb, i primi per coloro in via di guarigione, gli altri per gli infermi. \u00abI quattro beccamorti che si occupavano di prelevare dalle case i cadaveri e i contagiati ricevevano trenta baiocchi per ogni morto, e quindici per ogni ammalato che portavano al lazzaretto, oltre alle regalie e a quanto altro riuscivano a prendere senza dover rendere conto ad alcuno. e questi si mantenevano sempre sani, grassi e senza alcuna doglia di testa\u00bb. I soldati al comando di spallette gettavano calce viva nelle case dove si erano trovati gli appestati e cercavano di scovare quanti ancora si rifiutavano di andare nei lazzaretti, \u00abperch\u00e9 in molti si nascondevano perfino nei pozzi per non esservi condotti \u00bb. Mentre anche i frati del vicino convento di Santa Maria Nova si davano da fare per aiutare la popolazione, andando \u00abin giro a portare i sacramenti protetti da una tela incerata e con un spugna imbevuta d\u2019aceto in bocca per la paura d\u2019attaccarsi il male\u00bb, a fine settembre i morti erano cos\u00ec tanti che l\u2019arciprete si lament\u00f2 che non aveva pi\u00f9 candele per i funerali, e il capitano Spallette che non aveva pi\u00f9 calce \u00abper spurgare le case degli appestati\u00bb. Cos\u2019altro si cercasse di fare in paese per proteggersi dalla peste, emerge anche da un curioso fascicolo conservato nell\u2019archivio baronale. Si tratta di un fascio di documenti tutti dello stesso tenore, presentati alla corte nel 1657 da domenico Balloncini, speziale di San Gregorio. Balloncini aveva fornito medicinali a diverse persone morte durante i mesi della peste, e ora ne pretendeva il pagamento dagli eredi. Il 15 settembre \u00abla moglie di Domenico Recchia chiede teriaca per suo marito e pi\u00f9 pasta per bubboni e vesciche\u00bb. Il 21 settembre antino callanzo aveva chiesto allo speziale \u00abtiriaca per sua moglie Marzia, e in pi\u00f9 olio di amandole e pi\u00f9 cantarida per vesciche e pi\u00f9 olio di ibisco e olio di ibisco e violetta\u00bb. Il 25 settembre \u00abJacopo Janilli volle aqua tiriacale e pi\u00f9 aqua con nigra borragine e pi\u00f9 aqua che ci havea intinto spezia di sandalo\u00bb. Il 2 di ottobre Felice aremisi domand\u00f2 \u00abgiulij 20 di aqua tiriacale per sua madre, ammorbata co\u2019 li bubboni sotto il zizilico (3) e pi\u00f9 olio del battilo di teriaca e pasta per vesciche\u00bb. Un insieme di forniture, il cui comune denominatore \u00e8 sempre lo stesso: la teriaca, l\u2019unico farmaco che all\u2019epoca si considerava in grado di combattere la peste. La teriaca, leggendaria e misteriosa medicina, ha un\u2019origine assai nebulosa, ma era gi\u00e0 nota nell\u2019antichit\u00e0. Il farmaco fu considerato per lungo tempo una vera e propria panacea, ricercato non solo perch\u00e9 ritenuto efficace contro la \u00abcrudele pestilenza ma buono per ogni male\u00bb. combatteva il mal di testa cronico, le difficolt\u00e0 di udito, la diminuzione della vista, gli svenimenti, le vertigini, l\u2019asma, il mal di reni e moltissime altre malattie. la sua preparazione fu un affare di stato per molte citt\u00e0 italiane, poich\u00e9 lo speziale, per giuramento, non poteva comprarla in altre zone ma era costretto a prepararla lui stesso. un dizionario medico definiva la teriaca \u00abuna collezione mostruosa di innumerevoli sostanze, di cui le pi\u00f9 sono in contrasto tra loro, quasi che l\u2019originario autore si sia servito di tutto quanto era reperibile a portata di mano. Ma da questo ridicolo miscuglio senza principi, per un caso fortunato \u00e8 scaturito un medicamento che non ha eguali in quanto a virt\u00f9 curativa\u00bb.<br \/>\nLa teriaca rest\u00f2 presente in tutte le farmacie fino alla met\u00e0 dell\u2019ottocento, e fu soltanto sotto l\u2019urto della chimica farmaceutica e della medicina moderna che cadde completamente in disuso alla fine di quel secolo, non tanto per la dubbia efficacia quanto per la sua composizione senza regole. a onor del vero, c\u2019\u00e8 da dire che non sappiamo quanto di tutto ci\u00f2 che si sosteneva sulle sue qualit\u00e0 fosse falso, perch\u00e9 dopotutto una verifica sulla sua efficacia non \u00e8 mai stata fatta. Ma nonostante la teriaca e le misure del capitano Spallette a San Gregorio si continuava a morire. \u00abIl male era che a molti gli si creavano bubboni nel zizilico sotto il braccio, e nella giuntura della coscia attaccata al pettignone (4), e li bubboni erano come grosse posteme\u00bb. anche Domenico Recchia, come si \u00e8 visto, alla fine dovette capitolare. la teriaca che gli aveva fornito lo speziale purtroppo non fece l\u2019effetto che si aspettava. Il 9 ottobre, mentre il poveruomo stilava il suo testamento, la peste si era gi\u00e0 portata via trecento anime di San Gregorio. E, purtroppo, non c\u2019era soltanto la peste a destare preoccupazione. Mancava il cibo per i vivi, perch\u00e9 dopo i fatti avvenuti con l\u2019ufficiale inviato da roma, \u00abli popoli di Poli e casape liberi da quel male, nel mentre che vieppi\u00f9 fumava in San Gregorio avvertirono monsignor trasciotti, commissario generale di Marittima e Campagna che san gregorio era infetto\u00bb, e il paese fu messo al bando. A San Gregorio si temette addirittura che il paese \u00abfosse spianato\u00bb, ovvero raso al suolo e cancellato per sempre, cosa non rara di quei tempi. Dovette intervenire lo stesso cardinal Pio di Savoia, fratello del principe Luigi, che scrisse al governatore di San Gregorio, perch\u00e9 tranquillizzasse i paesani, e che non \u00abdubitasse, perch\u00e9 non sarebbe successo alcun danno\u00bb. quando monsignor Trasciotti istitu\u00ec il processo, il cardinale \u00abgli fece sapere che badasse ai fatti suoi, e non disturbasse la giurisdizione altrui\u00bb. E la cosa per fortuna fin\u00ec l\u00ec.<br \/>\nIl cardinal Pio di Savoia invi\u00f2 quindi 700 scudi al vescovo di tivoli per provvedere ai bisogni dei suoi sudditi di San Gregorio. Il vescovo faceva arrivare il \u00absuo uditore vicino alla terra con quattro o cinque some di vettovaglie, cio\u00e8: cacio, vino, olio, sapone, carne salata, castrati; e tutto ci\u00f2 di cui si aveva bisogno gli si mandava la lista settimana per settimana; e la moneta con cui li gregoriani pagavano stava per mezz\u2019ora sotto l\u2019aceto; cos\u00ec anche le lettere tutte si ponevano sotto l\u2019aceto, e poi si asciugavano al fumo\u00bb. Ma non c\u2019era soltanto il misericordioso cardinale a inviare vettovaglie, perch\u00e9 nelle disgrazie si trova sempre chi \u00e8 pronto a speculare. Sotto le mura di San Gregorio arrivavano anche i mercanti di Tivoli a vendere le loro merci, ma \u00abla roba che sicomprava da\u2019 tiburtini si pagava a peso d\u2019oro\u00bb.<br \/>\nLa rinascita<br \/>\nFinalmente, verso la met\u00e0 del mese di novembre si cominci\u00f2 \u00aba sperar bene\u00bb, perch\u00e9 da qualche giorno non vi erano pi\u00f9 morti n\u00e9 nuovi ammalati. La peste aveva risparmiato Domenico Balloncini, lo speziale, ma certo a lui la teriaca non mancava. L\u2019unico rimedio che si conoscesse contro il terribile morbo non era per\u00f2 bastato afermare il contagio. \u00abFra i principali che morirono di questo male ci fu l\u2019arciprete don Carlo Contrevio, che sembrava guarito quando fu stroncato mentre recitava l\u2019offitio, due frati di Santa Maria Nova, il medico, il governatore, il chirurgo di San Gregorio e quello venuto da Roma. Un prete che era giunto da Roma per paura del contagio che spirava in citt\u00e0, e anche la moglie con tutti i figli del cocchiere del principe che si erano rifugiati in paese, dopo esser fuggiti da Roma. Anche il capitano Spallette s\u2019ammal\u00f2 ma grazie a Dio guar\u00ec\u00bb. Tuttavia, come consider\u00f2 qualcuno con saggezza, \u00abse in San Gregorio avessero in principio tenuto il buon ordine con serrare le porte e i vicoli ove cominci\u00f2 il male, esso non si sarebbe allargato; cos\u00ec se ciascuno fosse stato ritirato in casa con la propria famiglia, e non avesse trattato con le altre, non sarebbero morte cos\u00ec tante persone. Invece fecero tutto il contrario perch\u00e9 ogni giorno ci furono processioni alla Madonna della Cavata e San Sebastiano per placare lo sdegno divino; e questa fu l\u2019occasione perch\u00e9 si dilatasse il male, cosicch\u00e9 dalli 16 di agosto fino a novembre 1656 tra donne e uomini piccoli e grandi morirono 355 persone\u00bb. Il 26 di aprile dell\u2019anno successivo fu restituita al cardinal Pio di Savoia, effettivo proprietario del feudo, la piena giurisdizione sulle sue terre, dopo il bando per via della peste. Nel 1658 il cardinale, con l\u2019intento di ripopolare il paese, fece iniziare i lavori di un nuovo borgo fuori delle mura, a monte del paese, tra la chiesa di San Sebastiano e la chiesa della Madonna della Cavata, in un pianoro naturale dove fu possibile, in una sorta di geniale incastro tra le preesistenze, concepire una pianta di citt\u00e0 per un numero preciso di abitanti.<br \/>\nMa eravamo in piena epoca barocca, l\u2019urbanistica si stava illuminando di nuove valenze e ulteriori fattori s\u2019introdussero nella progettazione. A differenza del vecchio nucleo, compatto e arroccato sull\u2019erto sperone tufaceo, nel terrazzamento lo spazio si dilatava e fu possibile non solo privilegiare i fattori igienico-sanitari, tra le cause primarie del diffondersi della peste, ma anche l\u2019aspetto estetico. Quando con ingenti spese l\u2019ampliamento contornato da due splendidi giardini fu infine terminato, furono chiamate ad abitarlo delle famiglie provenienti da alcuni paesi dell\u2019alto Lazio e dell\u2019Abruzzo, e il cardinale a sua memoria aveva lasciato impresso sulla terra una citt\u00e0 che aveva dal cielo la forma del leone rampante e di una croce, simboli del suo casato. Dalla profonda tragedia in cui era precipitato San Gregorio risorse come l\u2019araba fenice dalle proprie ceneri. e non solo metaforicamente, perch\u00e9 la nuova citt\u00e0 che si venne a costituire esprimeva simbolicamente nella planimetria, oltre ai simboli dei Pio di Savoia, proprio il mitico uccello. dal basso, dove si ergeva il vecchio paese medievale, si levava in alto e in gloria il nuovo abitato (5).<br \/>\n__________<br \/>\n1- Relazione di don Andrea JannIllI sul contagio accaduto in San Gregorio nell\u2019anno 1656.<br \/>\n2 \u2013 G. GIglI, Diario Romano,1670.<br \/>\n3 &#8211; l\u2019ascella.<br \/>\n4 &#8211; Il pube.<br \/>\n5 &#8211; Vedi M. GiagnorI, <em>San Gregorio da Sassola, una citt\u00e0 ideale del Seicento<\/em>, Roma, 2007.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; di Mario Giagnori Le prime avvisaglie \u00abIn nome della Santissima et Indivisissima Trinit\u00e0, Padre, Figliolo e Spirito Santo, amen. ad\u00ec 9 ottobre 1656, ora nona, sul Pontificato del santissimo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-3938","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-aequa-da-leggere"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3938","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3938"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3938\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3940,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3938\/revisions\/3940"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3938"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3938"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3938"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}