{"id":3992,"date":"2017-10-07T22:33:18","date_gmt":"2017-10-07T20:33:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=3992"},"modified":"2017-10-07T22:55:14","modified_gmt":"2017-10-07T20:55:14","slug":"lorso-marsicano-nellalta-valle-del-liri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/lorso-marsicano-nellalta-valle-del-liri\/","title":{"rendered":"L&#8217;ORSO MARSICANO NELL&#8217;ALTA VALLE DEL LIRI"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Alessandro Fiorillo<\/strong><\/p>\n<p>Ha suscitato sorpresa e meraviglia l\u2019avvistamento, nell\u2019ultima settimana di aprile del 2016, di un giovane esemplare di orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus) a capistrello (aq). l\u2019orso \u00e8 stato anche filmato con un cellulare ed il video \u00e8 finito in internet sulle reti sociali e in numerose testate online, apprezzato da tantissimi utenti della rete.<br \/>\nIn realt\u00e0 l\u2019orso \u00e8 una presenza costante sui nostri monti, fin dalle epoche pi\u00f9 remote, come testimoniano i numerosi ritrovamenti di resti di Ursus spelaeus all\u2019interno di grotta cola e della grotta di Beatrice Cenci. L\u2019orso delle caverne, come ho scritto in un recente articolo pubblicato in occasione dell\u2019identificazione di alcuni suoi resti rinvenuti dentro grotta Cola (1), si estinse nel corso dell\u2019ultima glaciazione del Pleistocene, tra i 24000 e i 10000 anni fa, sostituito dall\u2019orso bruno europeo (Ursus arctos).<br \/>\nMa proprio nel nostro territorio, nella subregione abruzzese della Marsica, si \u00e8 evoluta una sottospecie, l\u2019Ursus arctos marsicanus, che fino a qualche secolo fa era diffusa in buona parte dell\u2019Appennino centro-meridionale, dalla Calabria alle Marche.<br \/>\nPurtroppo oggi restano soltanto poche decine di esemplari (le ultime stime parlano di un numero di esemplari compreso tra 30 e 60) di questo splendido orso, fortemente minacciato di estinzione. l\u2019orso bruno marsicano ha dimensioni pi\u00f9 piccole rispetto all\u2019orso bruno europeo, ha un\u2019indole molto tranquilla, e preferisce muoversi soprattutto di notte. e\u2019 onnivoro, si ciba soprattutto di vegetali ma anche di piccoli animali, sia vertebrati che invertebrati.<br \/>\nLa presenza dell\u2019orso marsicano sulle nostre montagne \u00e8 tutt\u2019altro che una novit\u00e0. Gi\u00e0 nel 2013 un giovane esemplare era stato avvistato in pi\u00f9 di un occasione sui Monti Ernici e sui Simbruini, ma purtroppo quell\u2019orso mor\u00ec poi investito nei pressi dell\u2019autostrada all\u2019altezza di Tornimparte. I maschi di orso bruno marsicano compiono frequenti spostamenti, a volte anche di centinaia di chilometri, le femmine invece tendono a restare nel luogo dove nascono (2).<br \/>\nMa testimonianze della presenza dell\u2019orso nell\u2019alta Valle del Liri e nelle aree limitrofe ricorrono in diverse fonti o riemergono dalla memoria di chi un tempo frequentava stabilmente queste montagne. ad esempio nella Relazione Sipari (3), pubblicata nel 1926 da Erminio Sipari, \u00e8 citato letteralmente: \u201cA Cappadocia (prov. de L\u2019Aquila) \u00e8 ancora vivo un carbonaio il quale aveva abituato per lunghi anni un grosso orso, che viveva come lui in quei folti boschi, ad accorrere al suo richiamo,e che spesso era compensato da un p\u00f2 di cibo\u201d. Altri riferimenti all\u2019orso presente sulle nostre montagne emergono dalle memorie di cittadini locali od originari del posto, come quella riportata nel gruppo facebook \u201cCapistrello il mio paesello\u201d, dove leggiamo che \u201cIl signor Natalino Cannucciari, l\u2019ultimo dei sette figli di Giuseppe che abita ad Anzio, mi ha riferito che suo padre negli anni \u201920, mentre faceva il carbone sulla Renga, aveva avuto modo di vedere l\u2019orso\u201d.<br \/>\nDopo la Relazione Sipari e le testimonianze orali raccolte nel tempo, altri importanti riferimenti sulla presenza dell\u2019orso marsicano nel territorio di Cappadocia (aq) e dintorni sono contenuti nel testo di Lorenzo Giustiniani, Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli, 1797, dal quale emerge che \u201cIn pratica, l\u2019orso \u00e8 rilevato all\u2019interno di una sorta di mezzaluna le cui punte sono Accumoli, all\u2019estremo limite settentrionale del Regno, e l\u2019area orientale della Majella tra Pennapiedimonte e Palombaro, ma con due aree di particolare concentrazione: le montagne che sovrastano l\u2019Alta valle del Liri da Tagliacozzo a Capistrello e le montagne che cingono le sponde meridionali del Fucino\u201d.<br \/>\nAncora pi\u00f9 significativo il seguente passaggio, contenuto in Del Re, Descrizione topografica, fisica, e economica, politica de\u2019 Reali dominj al di qua del faro nel Regno delle Due Sicilie, Napoli 1835, I volume: \u201cLe montagne di Pescasseroli, Lecce nei Marsi e Collelongo sono sempre abitate dall\u2019orso e questo animale \u00e8 molto frequente a Monte Anezze, di fronte a Cappadocia e pi\u00f9 specificamente tra le boscaglie del Camporo Tondo\u201d. Quindi nell\u2019area compresa tra Pianezze e Camporotondo l\u2019orso marsicano era molto frequente, almeno fino al 1835. Purtroppo in quegli anni l\u2019orso marsicano era oggetto di una caccia spietata, ed \u00e8 un miracolo che sia riuscito a giungere fino a noi. Ecco quanto riportato in G. Tarquinio, Testimonianze storiche della presenza dell\u2019orso bruno marsicano in Abruzzo e nelle aree limitrofe, 2001:\u201cDalla Statistica del Sipari, infine, si ricava che nel periodo 1828-1898 vennero uccisi novantuno orsi e sei orsacchiotti nelle montagne di Barrea, Villetta Barrea, Civitella Alfedena, Opi, Pescasseroli, Lecce, Gioia, Villavallelonga, Settefrati e Castellafiume\u201d. Continuando a scorrere il testo di Tarquinio leggiamo che nel 1878 durante le battute di caccia furono uccisi 27 orsi e nel 1912 accorsero in Abruzzo talmente tanti cacciatori che gli orsi furono decimali \u201cnotevolmente\u201d.<br \/>\nAncora nel 1914 non soltanto gli adulti, ma anche i cuccioli venivano soppressi senza piet\u00e0: \u201cDurante una battuta di caccia (&#8230;) fu ferita un\u2019orsa e furono uccisi due bellissimi orsacchiotti\u201d. L\u2019ultima grande battuta ufficiale di caccia all\u2019orso marsicano, leggiamo ancora nel testo di Tarquinio, \u00e8 del 1931. La legge che finalmente ne vieta la caccia \u00e8 soltanto del 1939 (4). Queste continue battute di caccia in realt\u00e0 segnarono il destino dell\u2019orso marsicano, che di fatto scomparve o quasi da alcune zone e probabilmente \u00e8 questo il motivo per cui oggi la segnalazione di un orso marsicano sui monti che sovrastano l\u2019alta Valle del liri \u00e8 una cosa che fa notizia, mentre un tempo, come abbiamo visto, addirittura questa era una delle zone a pi\u00f9 alta densit\u00e0 di orsi di tutto l\u2019Abruzzo.<br \/>\nLo stesso Giovanni Altobello, autore nel 1921 del primo studio scientifico sull\u2019orso nel quale si evidenzi\u00f2 la distinzione di Ursus arctos e Ursus arctos marsicanus, cita la presenza dell\u2019orso sulle nostre montagne: \u201cI fitti boschi di quella zona montana che va da Pizzone a S. Pietro Avellana nel Molise e si estende nell\u2019Abruzzo aquilano dall\u2019alta valle del Sangro sino a quella del Liri, danno ancora ospitalit\u00e0 al nostro Orso che trova nelle asperit\u00e0 di quella regione, non del tutto manomessa, un asilo ancora sicuro\u201d. Quindi almeno fino al 1921 nell\u2019area dell\u2019alta Valle del Liri la presenza dell\u2019orso marsicano doveva essere quanto meno stabile. L\u2019orso, come abbiamo fin qui visto, era perci\u00f2 fino a qualche decennio fa una presenza nota e documentata sulle nostre montagne. del resto ci troviamo nella Marsica occidentale, nel pieno dell\u2019areale dove un tempo si costitu\u00ec il nucleo originario da cui poi le popolazioni di orso bruno marsicano riuscirono ad irradiarsi fino alla Calabria a sud, e alle Marche a nord (5).<br \/>\nIl ritorno dell\u2019orso \u00e8 importante non soltanto per la sua sopravvivenza (la minaccia di estinzione, per questo splendido plantigrado, \u00e8 tutt\u2019altro che scongiurata, e l\u2019espansione del suo areale pu\u00f2 contribuire a ridurre il rischio della sua scomparsa), ma rappresenta un motivo di orgoglio per le popolazioni locali, le quali possono annoverare nella gi\u00e0 ricca fauna selvatica del proprio territorio anche questo splendido animale, un \u201cantico\u201d figlio di queste terre, quello che pi\u00f9 di tutti le rappresenta, nel cui nome scientifico Ursus arctos marsicanus c\u2019\u00e8 il riferimento diretto ad esse. Proprio per questo motivo \u00e8 importante che oggi tutti si impegnino per favorire la presenza dell\u2019orso, per ridurre al minimo i motivi di conflitto e per impedire che vengano a crearsi situazioni di potenziale pericolo per l\u2019incolumit\u00e0 di queste creature, in particolare lungo le strade (purtroppo sono ancora troppi gli esemplari di orso, tra i quali i cuccioli, che muoiono investiti).<br \/>\nQualora dovesse capitare di incontrare un orso sulla propria strada, \u00e8 bene seguire delle norme di comportamento che evitino il crearsi di situazioni di pericolo, sia per l\u2019orso che per le persone (a tal proposito \u00e8 bene sottolineare che bisogna evitare di avvicinarsi troppo, di inseguire gli orsi con le macchine inducendoli a fuggire via sulle strade mettendone quindi a rischio l\u2019incolumit\u00e0; \u00e8 bene evitare di cercare di scattare foto o fare filmati ad ogni costo). Sempre in caso di avvistamenti occorre avvisare il corpo Forestale dello stato chiamando il 1515, cos\u00ec che gli agenti possano poi operare sul posto per azioni di controllo e monitoraggio.<\/p>\n<p>__________<br \/>\n1 \u2013 FIorIllo\u00a0 A., Ursus spelaeus. Forse rinvenuti di recente dei resti, in \u201cAequa\u201d, (XVIII) 65, giugno 2016, pp. 45-46.<br \/>\n2 &#8211; In realt\u00e0 nel 2003 un esemplare femmina di orso marsicano, poi soprannominata Girella, fu vista aggirarsi per un certo periodo nel territorio dei Monti simbruini. Fece per\u00f2 poi ritorno nell\u2019area del Parco nazionale d\u2019 Abruzzo, da cui proveniva.<br \/>\n3 &#8211; Si tratta della relazione scritta da Erminio Sipari, naturalista e politico italiano, artefice e primo presidente del Parco nazionale d\u2019Abruzzo. Il titolo originale dell\u2019opera \u00e8 relazione del Presidente del direttorio provvisorio dell\u2019ente autonomo del Parco nazionale d\u2019abruzzo alla commissione amministratrice dell\u2019ente stesso, nominata con regio decreto 25 marzo 1923.<br \/>\n4 &#8211; Legge del 5 giugno 1939, n.1016 \u201capprovazione del testo unico delle norme per la protezione della selvaggina e per l\u2019esercizio della caccia\u201d; all\u2019art.3 l\u2019orso \u00e8 incluso nella selvaggina stanziale protetta e all\u2019art. 38 si specifica il divieto di cacciarlo.<br \/>\n5 &#8211; In realt\u00e0 oggi appare pi\u00f9 probabile che gli orsi che un tempo erano distribuiti su tutto l\u2019areale dell\u2019Appennino centro meridionale, dalle Marche alla Calabria, abbiano finito per ritirarsi e sopravvivere soltanto nelle aree pi\u00f9 selvagge e meno antropizzate, cio\u00e8 nel cuore dell\u2019Abruzzo e della subregione della Marsica, che non \u00e8 stata quindi l\u2019area di origine dell\u2019orso marsicano ma quella dove lui \u00e8 riuscito a non soccombere. La sopravvivenza futura dell\u2019orso marsicano \u00e8 legata anche e soprattutto alla sua capacit\u00e0 di colonizzare di nuovo quelle aree dell\u2019appennino dove un tempo la sua presenza era stabile. Gli avvistamenti e le segnalazioni di orsi sui Monti Sibillini nelle Marche o in altre aree dell\u2019Abruzzo, Lazio e Molise, lasciano ben sperare per il futuro di questo bellissimo animale, su cui purtroppo continua ad incombere seriamente il rischio di estinzione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Alessandro Fiorillo Ha suscitato sorpresa e meraviglia l\u2019avvistamento, nell\u2019ultima settimana di aprile del 2016, di un giovane esemplare di orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus) a capistrello (aq). l\u2019orso&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-3992","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-aequa-da-leggere"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3992","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3992"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3992\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3994,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3992\/revisions\/3994"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3992"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3992"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3992"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}