{"id":4124,"date":"2018-03-24T18:08:55","date_gmt":"2018-03-24T17:08:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=4124"},"modified":"2018-03-27T17:12:24","modified_gmt":"2018-03-27T15:12:24","slug":"il-lazio-nelle-immagini-ditalia-di-pavel-muratov","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/il-lazio-nelle-immagini-ditalia-di-pavel-muratov\/","title":{"rendered":"IL LAZIO NELLE \u201cIMMAGINI D\u2019ITALIA\u201d DI PAVEL MURATOV"},"content":{"rendered":"<p><em><strong>di Nicola Cariello<\/strong><\/em><\/p>\n<p>P\u00e0vel Mur\u00e0tov \u00e8 ormai ben noto ai nostri lettori (1). Autore poliedrico, storico dell\u2019arte, incessante animatore culturale sia in Russia che all\u2019estero, uomo di grande fantasia e insieme di ingegno acuto, svolse gran parte della sua eccezionale attivit\u00e0 (2) in Italia, verso la quale era attirato da un grandissimo amore.<br \/>\nAnche il brano che qui presentiamo, dedicato al Lazio, \u00e8 tratto dalla sua opera pi\u00f9 famosa, \u201cImmagini d\u2019Italia\u201d, che ancora attende di essere tradotta integralmente nella nostra lingua. Lo scrittore, nella brevissima descrizione che segue, mostra in sintesi tutto il suo talento, che trasforma attraverso la lente dell\u2019immaginazione, colorandola di reminiscenze storiche, quella realt\u00e0 che all\u2019epoca altri prendevano in esame sotto l\u2019aspetto crudamente sociale. Un quadro inusuale, che in certo modo fissa per sempre sulla carta i paesaggi che andavano allora dipingendo, fra gli altri, i XXV della Campagna romana (3).<\/p>\n<p>&#8220;Solo dopo un lungo soggiorno Roma ti premia facendoti conoscere il Lazio. I dintorni meno prossimi a Roma difficilmente vengono visitati dal viaggiatore frettoloso. Le strade del Lazio sono aperte soltanto per coloro che non hanno fretta di ritornare nel piazzale della stazione Termini, per quelli che hanno casa a Roma nonch\u00e9 per quelli che possono concedersi la libert\u00e0 di scegliere il giorno e perfino la stagione preferita.<br \/>\nCerti posti del Lazio, come ad esempio il litorale, sono belli d\u2019inverno; Ninfa \u00e8 splendida nel breve momento della fioritura primaverile; le tombe di Corneto (4) vanno viste quando sono immerse in un mare di spighe ondeggianti; l\u2019autunno conduce verso i vigneti carichi di grappoli di Olevano. Le terre del Lazio, in particolare, hanno un certo antico e stretto legame con la vita della natura. E in Italia non esiste altra regione in cui la natura guidi cos\u00ec palesemente l\u2019attivit\u00e0 umana. Non le creazioni di antichi artisti, ma l\u2019opera di un grandissimo maestro, la stessa natura latina, costituisce il vero scopo di ogni viaggio nel Lazio.<br \/>\nMal definito geograficamente nei suoi confini, tra Terracina e Civitavecchia, il Lazio si mostra assolutamente inconfondibile nella sua immagine e nella profonda originalit\u00e0 del suo spirito, che lo rende preferibile a qualunque altra localit\u00e0 italiana. La fragranza di queste terre antichissime \u00e8 rimasta forte come nei primi giorni della creazione. Non esiste altro posto dove si siano insediati uomini la cui vita si sia svolta in modo cos\u00ec costante e immutato nel tempo. E in nessun posto si sono allontanati cos\u00ec poco dalle verit\u00e0 dell\u2019esistenza primitiva. Il periodo preromano, l\u2019epoca dell\u2019esistenza autonoma di tutti questi Sabini, Volsci, Ernici, l\u2019epoca delle mura ciclopiche di Alatri, Cori e Norba, fu il secolo della pi\u00f9 alta civilt\u00e0 del Lazio. Dopo di che ebbe inizio la lenta decadenza delle imprese, dell\u2019economia e delle citt\u00e0, che continu\u00f2 sotto gli imperatori romani e continua con i re della nuova Italia. Il Lazio finora non \u00e8 stato affatto toccato da quello spirito di intraprendenza che fa fervere di attivit\u00e0 la campagna toscana. Perfino i fertili campi di Corneto ed i meravigliosi giardini di Genazzano fioriscono tranquillamente e in modo naturale come un vero dono di Dio. Le cittadine del Lazio, che sonnecchiano sull\u2019alto dei colli, non conoscono altro suono che quello delle brocche di rame alla fontana ed il lieve scalpitio delle zampe delle capre. I muri scuri delle loro case e le tegole dorate dei loro tetti non sono turbati da nuove costruzioni. Innumerevoli anni sono trascorsi tra le loro vie come una sola giornata di una placida estate latina.<br \/>\nQui il tempo non ha nemmeno alterato la purezza dei lineamenti del viso. Il tipo antico dei primi abitanti del Lazio si \u00e8 conservato con una fedelt\u00e0 unica nel suo genere. La fronte bassa e sporgente degli Etruschi e l\u2019ovale allungato dei Volsci si possono vedere anche ai giorni nostri per le strade di Corneto e di Cori. I Sabini, grossi e tarchiati, si affollano nelle processioni dalle parti di Subiaco. L\u2019uomo antico \u00e8 rimasto padrone di questa terra: la sua vita continua a scorrere secondo le vecchie tradizioni e le regole antiche. Egli serba una grave religiosit\u00e0 contadina ed una saggia ubbidienza alla natura. Nei lavori agricoli \u00e8 pi\u00f9 raccoglitore che seminatore e gli esperimenti della scienza non lo attraggono molto. \u00c8 di natura pi\u00f9 pastore che cerealicultore o vinificatore.<br \/>\nIl Lazio \u00e8 un paese di innumerevoli greggi, paradiso di tutti gli animali che, mentre si sono addomesticati, allo stesso tempo hanno trasmesso agli uomini qualcosa della loro natura primitiva e della libert\u00e0 selvaggia. Nei minuscoli villaggi sabini e volsci gli asini condividono con i padroni l\u2019umile casupola annerita dal fumo e le capre nutrono con il loro latte generazioni di piccoli Latini, seguendo l\u2019esempio della capra Amaltea, che allattava Giove. Nelle ripide sassose viuzze di Olevano esse si sentono quasi parenti della famiglia umana. Gi\u00f9 nelle pianure della Campagna \u00e8 pieno di greggi di pecore. E oltre, dalle parti del mare, intorno alle rovine di Ostia, pastori a cavallo armati di lunghe picche conducono al pascolo tori selvaggi e cavalli. I bufali pigri si difendono dal calore del mezzod\u00ec aggirandosi tra i canali delle paludi pontine, da dove emergono soltanto le loro corna ricurve e le narici scure. Avendo condiviso le sue sorti cos\u00ec strettamente con la vita della natura ed il mondo animale, l\u2019uomo del Lazio per lunghi secoli non \u00e8 riuscito a fare molto per la sua esistenza. Il genio dell\u2019arte e il senso della storia raramente lo hanno toccato. Il viaggiatore qui non trova nemmeno la decima parte dei quadri e degli edifici che si possono trovare in Toscana perfino negli angoli pi\u00f9 remoti. Qua non succede di passare da una grande memoria all\u2019altra. L\u2019interesse per le opere dell\u2019intelletto e le impressioni dei sensi qui cedono il posto alla contemplazione, che domina ogni essere vivente e blocca ogni altra possibilit\u00e0. Pi\u00f9 che vedere il Lazio, bisogna immergersi nel suo spirito antico, segreto e beato, in cui si mescolano il profumo delle erbe fragranti della Campagna, l\u2019odore del mare e la freschezza delle alture montane. Gli elementi naturali, il mare, le catene montuose e le pianure della Campagna, nelle pi\u00f9 varie combinazioni, formano il paesaggio del Lazio. Non sempre ci si accorge che il mare, che si vede in continuazione, fa da confine a questo mondo e limita le verdi distese della Campagna. Dalla parte opposta l\u2019orizzonte \u00e8 segnato dalla splendida sagoma dei monti. Nelle chiare giornate invernali, quando l\u2019aria di Roma \u00e8 trasparente come un cristallo, l\u2019imponente parete dei monti Sabini splende insolitamente con i suoi precipizi ed i suoi picchi nel cielo turchese in fondo alla via Nomentana. I colli Albani si levano come una cupola blu sullo sfondo dei tramonti dorati che si possono vedere da Palestrina. Nel meriggio estivo una leggera foschia avvolge la catena dei monti Volsci dinnanzi ad Olevano; e le cime verdazzurre sembrano allora pi\u00f9 lievi delle nuvole, pi\u00f9 evanescenti dello spazio celeste. La catena dei monti che declina verso il sud del Lazio si distingue per una sua speciale armonia. A nord di Roma i colli si delineano in modo meno netto. I monti Cimini si volgono verso Viterbo a ondate disordinate ed aguzze. L\u00ec domina il Soratte e a quel monte isolato \u00e8 sempre legata la memoria delle torbide acque del Tevere e delle sponde romane che esse erodono. La caratteristica di questi monti isolati \u00e8 il loro fascino particolare. Il Circeo, che si leva quasi come un\u2019isola in mezzo al mare vicino a Terracina, \u00e8 ben degno di essere la montagna incantata che ebbe come ospite Ulisse.<br \/>\nIl Soratte, il monte Circeo, il monte Cavo nei colli Albani, sono tutti vulcani spenti. Come scrisse un antico viaggiatore del Lazio \u201cNoi qui camminiamo sempre sui resti di un fuoco remoto, nella polvere dei secoli che hanno preceduto la comparsa dell\u2019essere umano nella storia\u201d. Questo fuoco cosmico spento ormai da un pezzo e questa polvere dei secoli primordiali hanno conferito alla terra del Lazio le sue forme maestose e solenni. Da esse si leva una profondissima quiete e il riscatto da tutto ci\u00f2 che comporta una vita meschina e affrettata. Forse quella pace e quel riscatto che inconsciamente cerca chiunque pi\u00f9 tardi rammenter\u00e0 esaltandosi le rovine di Ostia, le necropoli di Corneto e i monasteri di Subiaco&#8221;.<br \/>\n_______________<br \/>\n1 \u2013 Cfr. \u201cAequa\u201d n. 52 (marzo 2013, p. 21); n. 61 (giugno 2015, p. 51) e n. 67 (dicembre 2016, p. 19).<br \/>\n2 &#8211; \u201cNous sommes &#8230; face \u00e0 un homme \u00e0 l\u2019\u00e9nergie d\u00e9bordante, qui a foi dans ses forces et dans son talent et dont la curiosit\u00e9 est toujours \u00e9veill\u00e9e\u201d: cfr. X\u00e9nia Muratova, &#8220;Pavel Muratov historien d\u2019art en Occident&#8221;, in \u201cLa Russie et l\u2019Occident &#8211; relations intellectuelles et artistiques au temps des r\u00e9volutions russes. Actes du Colloque, Universit\u00e9 de Lausanne 20-21 mars 2009\u201d, ed. Viella, Roma 2010, p. 68.<br \/>\n3 &#8211; Abbiamo tradotto appositamente per i lettori di \u201cAequa\u201d il capitolo \u201cLazio\u201d da Pavel Muratov, &#8220;Obrazy Italii&#8221;, ed. Svarog e K., Mosca 2005, tomo II, pp. 242-243.<br \/>\n4 \u2013 Antico nome di Tarquinia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Nicola Cariello P\u00e0vel Mur\u00e0tov \u00e8 ormai ben noto ai nostri lettori (1). 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