{"id":4447,"date":"2019-04-18T23:26:24","date_gmt":"2019-04-18T21:26:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=4447"},"modified":"2019-04-18T23:34:39","modified_gmt":"2019-04-18T21:34:39","slug":"capitelli-traianei-a-subiaco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/capitelli-traianei-a-subiaco\/","title":{"rendered":"CAPITELLI TRAIANEI A SUBIACO"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Zaccaria Mari<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 invalsa la credenza che tutti i reperti antichi esistenti a Subiaco \u2013 utilizzati come arredo urbano, reimpiegati nelle costruzioni o conservati in complessi monumentali \u2013 provengano dalla locale villa di Nerone. Ci\u00f2 \u00e8 spiegabile con il fatto che le auguste vestigia, di cui si \u00e8 scritto ultimamente in questa rivista (1), rappresentano la pi\u00f9 importante testimonianza archeologica del territorio sublacense, ma le notizie, comunque scarse, relative alla provenienza di detti reperti non confermano quasi mai la vulgata. Anche l\u2019analisi stilistica e tipologica riporta spesso ad epoche diverse da quella neroniana. La villa imperiale (il <em>Sublaqueum<\/em>), costituita di vari nuclei edilizi articolati sui due versanti della gola dell\u2019Aniene, fu spogliata nei secoli scorsi al pari degli altri principali siti archeologici nei dintorni di Roma; tuttavia la prima e pi\u00f9 devastante razzia avvenne durante il Medioevo con la fondazione dei monasteri benedettini.<br \/>\nAll\u2019epoca dell\u2019abate Lando (1227-1243), infatti, furono recuperati dal c.d. \u201cnucleo a\u201d (la piccola area archeologica lungo via dei Monasteri, unica oggi visitabile) i marmi destinati alla realizzazione dello splendido chiostro cosmatesco di S. Scolastica.<br \/>\nMa, in generale, le mura dei monasteri riutilizzano copioso materiale romano che \u00e8 lecito ritenere sia stato asportato dalle fabbriche neroniane esistenti subito a valle. Si consideri, inoltre, che i cinque nuclei edilizi attualmente noti avevano modesta estensione, quindi i materiali lapidei da recuperare non erano particolarmente abbondanti. Uno dei siti pi\u00f9 ricchi di reperti \u00e8 il monastero di S. Scolastica, che, soprattutto nel chiostro gotico, custodisce numerosi elementi architettonici e frammenti scultoreo-decorativi di et\u00e0 romana, oltre a interessanti bassorilievi alto-medioevali. Fra i primi spiccano i capitelli di colonna in marmo bianco, interi o quasi, alcuni dei quali ivi trasferiti di recente dalla Rocca Abbaziale.<br \/>\nSono raggruppabili in tre serie omogenee che dopo gli scavi eseguiti fra il 1999 e il 2011 nella non lontana villa di Traiano agli Altipiani di Arcinazzo Romano vanno sicuramente riferiti a quest\u2019ultima, in quanto identici o molto simili ai capitelli riemersi dagli scavi (2). Solo uno, molto pi\u00f9 tardo, non \u00e8 attribuibile alla villa traianea e potrebbe quindi anche spettare a quella neroniana. Proprio i capitelli, in totale undici, che giacevano a terra, negletti e ingrigiti dalla polvere dei secoli, sono stati oggetto nel 2015 di un intervento di valorizzazione fortemente voluto dall\u2019abate dom Mauro Meacci e realizzato su progetto dell\u2019allora Soprintendenza Archeologia del Lazio e dell\u2019Etruria\u00a0 meridionale, che ha provveduto anche al restauro (3). I capitelli sono stati innalzati su solidi supporti metallici e schierati, con l\u2019idea di suggerire la prospettiva di un colonnato, lungo due pareti ad angolo del chiostro.<br \/>\nL\u2019architettura marmorea aveva nella villa di Traiano un notevole rilievo (4). Costruita nel 114-117 d.c. e frequentata dall\u2019imperatore per il soggiorno estivo e per battute di caccia, la villa si compone di vaste platee impostate alle falde del monte Altuino. Quella superiore, non ancora scavata, ospitava il <em>palatium<\/em> privato; quella inferiore, interamente riportata alla luce, aveva funzione di rappresentanza e comprendeva un giardino porticato con due fontane alle estremit\u00e0 e un gruppo di ambienti monumentali raccolti intorno a un fastoso triclinio. Il portico antistante esibiva colonne scanalate in marmo, coppie di colonne lisce erano invece all\u2019ingresso e all\u2019interno degli ambienti.<br \/>\nLa villa era gi\u00e0 conosciuta nel XVIII-XIX secolo per il rinvenimento di preziosi marmi colorati, strappati da pavimenti e pareti, e di elementi architettonici, che sono stati riusati, tra l\u2019altro, in varie chiese dell\u2019area sublacense. I recenti scavi hanno restituito capitelli di ordine dorico-tuscanico, corinzio e composito; insieme agli architravi e alla decorazione del triclinio essi rivelano una straordinaria finezza ornamentale e un accentuato colorismo, ottenuto con un sapiente uso del trapano, che trovano confronti in grandi edifici pubblici di Roma eretti nel precedente periodo flavio, soprattutto domizianeo, a dimostrazione che ad Arcinazzo furono chiamate maestranze urbane operanti gi\u00e0 alla fine del I secolo. Gli stessi ordini e la stessa qualit\u00e0 stilistica si riscontrano nei capitelli di S. Scolastica (5):<br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\">CapItello dorIco-tuscanIco<\/span> &#8211; il capitello, in marmo lunense, simile a quello della Colonna Traiana a Roma, \u00e8 decorato (a partire dal basso) con foglie acantizzanti, due file di astragalo, ovuli alternati a lancette sull\u2019echino e ancora foglie sull\u2019abaco. Di esso sono stati rinvenuti nella villa traianea sei esemplari identici<br \/>\ne vari frammenti, su alcuni dei quali compare la scritta DOM (incisa quando il capitello, durante la lavorazione, era rovesciato), interpretabile probabilmente come iniziale del nome del capofficina. Questi capitelli (un altro \u00e8 riutilizzato nella chiesa di S. Maria ad Arcinazzo Romano) dovevano essere collocati al piano superiore del portico del giardino o su un colonnato che abbelliva la facciata della villa;<br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\">Capitelli corinzi<\/span> &#8211; trattasi di due esemplari, molto somiglianti a uno reimpiegato come acquasantiera nella suddetta chiesa di S. Maria e alla parte inferiore corinzia dei capitelli compositi; si notano, in particolare, strette analogie nella resa delle foglie, delle volute e del fiore dell\u2019abaco. \u00c8 probabile che tali capitelli fossero posti negli ambienti monumentali del piano terra o del piano superiore affacciati sul giardino. Un terzo capitello corinzio, della fine del II-inizi III secolo, si differenza per le foglie, piatte e dal profilo spinoso, e per il maggiore sviluppo del calicetto fra le volute: pertanto la sua provenienza dalla villa di Arcinazzo \u00e8 dubbia;<br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\">Capitelli compositi<\/span> &#8211; sono sette esemplari, quattro di piccole e tre di grandi dimensioni. Uno intero e vari frammenti provengono dagli scavi, altri due sono riutilizzati come acquasantiere nella chiesa di S. Maria. La decorazione \u00e8 canonica: la parte inferiore, corinzia, si compone di una duplice corona di foglie d\u2019acanto sormontate su ogni lato da viticci fioriti; la parte superiore, ionica, presenta un astragalo e l\u2019echino, compreso fra volute, decorato da ovuli e semipalmette; al di sopra \u00e8 l\u2019abaco ornato con fiore centrale. In vari esemplari la punta di alcune foglie \u00e8 stata restaurata usando piccoli perni metallici. Verosimilmente i capitelli erano collocati sulle coppie di colonne degli ambienti monumentali;<br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\">Base di colonna<\/span> &#8211; nell\u2019esposizione \u00e8 compresa anche una base ionica in marmo bianco (sormontata da un rocchio di colonna non pertinente), identica ad altre rinvenute nella villa, attribuibili alle colonne del piano superiore del portico e a quelle degli ambienti monumentali.<\/p>\n<p>1 &#8211; Z. Mari, <em>Nuove iniziative per la villa sublacense di Nerone<\/em>, in \u201cAequa\u201d 66, 2016, pp. 3-6 (con bibliografia).<br \/>\n2 &#8211; Alcuni sono stati invece attribuiti senza alcuna prova alla villa neroniana (M.A. Tomei, <em>La villa di<\/em><br \/>\n<em>Nerone a Subiaco: scavi e ricerche<\/em>, in Archeologia laziale 6 [Quaderni del centro di studio per l\u2019archeologia<br \/>\netrusco-italica, 8], a cura di S. Quilici Gigli, Roma 1984, p. 256). Davanti alla Rocca e lungo<br \/>\nla strada di accesso, come nella vicina casa delle monache, si trovano anche altri elementi architettonici<br \/>\ndella villa traianea (alcuni segnalati in M. Lilli, <em>Scavi di antichit\u00e0 nell\u2019area della villa detta di<br \/>\nTraiano ad Arcinazzo tra la fine del Settecento e la seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento<\/em>, in \u201cXenia antiqua\u201d 6,<br \/>\n1977, pp. 163, 167), soprattutto colonne, sui quali si torner\u00e0 in un prossimo contributo.<br \/>\n3 &#8211; Il progetto si deve all\u2019arch. Sergio Sgalambro.<br \/>\n4 &#8211; Si rinvia a Z. Mari, <em>The marbles from the Villa of Trajan at Arcinazzo Romano (Roma)<\/em>, in Interdisciplinary<br \/>\nStudies on Ancient Stones (ASMOSIA X, Rome, 21-26 May 2012), a cura di P. Pensabene,<br \/>\nE. Gasparini, Roma 2015, pp. 213-224. In generale sulla villa: Z. Mari, <em>La villa di Traiano ad Arcinazzo<br \/>\nRomano. Stato delle ricerche ed itinerario di visita<\/em>, in \u201cAtti e Memorie della Societ\u00e0 Tiburtina<br \/>\ndi Storia e d\u2019Arte\u201d 87, 2014, pp. 97-124, Id., <em>La villa di Traiano ad Arcinazzo Romano alla luce delle<br \/>\nrecenti ricerche<\/em>, in Ad finem Imperii Romani. Studies in Honour of Coriolan H. Opreanu, a cura di s.<br \/>\nCoci\u015f, V.-a. L\u0103z\u0103rescu, M. Gui, D.-A. Deac, Cluj-Napoca 2015, pp. 275-296.<br \/>\n5 &#8211; La descrizione che segue si legge nel pannello illustrativo posto all\u2019inizio del percorso di visita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Zaccaria Mari \u00c8 invalsa la credenza che tutti i reperti antichi esistenti a Subiaco \u2013 utilizzati come arredo urbano, reimpiegati nelle costruzioni o conservati in complessi monumentali \u2013 provengano&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-4447","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-aequa-da-leggere"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4447","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4447"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4447\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4449,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4447\/revisions\/4449"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4447"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4447"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4447"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}