{"id":4710,"date":"2020-04-08T19:36:34","date_gmt":"2020-04-08T17:36:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=4710"},"modified":"2020-04-08T19:46:35","modified_gmt":"2020-04-08T17:46:35","slug":"hermann-hesse-e-margherita-osswald-toppi-ovvero-lombrellino-verde-di-ersilia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/hermann-hesse-e-margherita-osswald-toppi-ovvero-lombrellino-verde-di-ersilia\/","title":{"rendered":"HERMANN HESSE E MARGHERITA OSSWALD-TOPPI (OVVERO L\u2019OMBRELLINO VERDE DI ERSILIA)"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Barbara Occhigrossi<\/strong><em><\/em><\/p>\n<p>La pittrice Margherita Osswald Toppi, originaria di Anticoli Corrado e cittadina svizzera, \u201c<em>parla in modo sobrio, pacato, pesando le parole. Un po\u2019 perch\u00e9 \u00e8 il suo stile, <\/em><em>un po\u2019 perch\u00e9 spesso deve parlare altre lingue<\/em>\u201d. Cos\u00ec scrisse di lei don Paolo Carosi, monaco benedettino di Subiaco, filosofo e storico, in un articolo del 1968 (1). Anch\u2019io la ricordo cos\u00ec: composta e misurata nelle parole, ma anche gentile, delicata e lievemente malinconica (2).<br \/>\nMargherita nacque nel 1897 a Roma (3), in via dell\u2019Olmata, nella zona di santa Maria Maggiore, da una coppia di sposi anticolani: Bernardino Toppi, bellissimo modello di via Margutta (4), e Mariantonia Massimiani; pass\u00f2 l\u2019infanzia tra Roma, dove il padre lavorava, ed Anticoli, dove erano gli interessi, le radici, la casa, la famiglia. Si innamor\u00f2 dello scultore svizzero Paul Osswald (1883-1952), arrivato ad Anticoli Corrado gi\u00e0 nel 1910, e con lui si trasfer\u00ec a Zurigo nel 1912. \u00c8 qui che conobbe lo scultore Hermann Haller (1880-1950), con il quale rester\u00e0 amica per tutta la vita, e l\u2019architetto Karl Moser (1860-1936), che la incoraggi\u00f2 ad intraprendere la strada dell\u2019arte per lottare \u201ccontro l\u2019inconsolabile tristezza che la affliggeva a Zurigo (5)\u201d. Pare, infatti, che la giovane Margherita passasse le sue notti piangendo (6), non solo perch\u00e9 Paul Osswald non la trattava con la dovuta tenerezza e non le consentiva di uscire (7), ma anche perch\u00e9, probabilmente, la sua grande e bella famiglia le mancava (8).<br \/>\nFortunatamente aveva un talento naturale per il disegno (9) ed impar\u00f2 assai presto a dipingere e a scolpire, forse grazie proprio agli insegnamenti del marito, che, comunque, sfrutt\u00f2 il suo talento senza darle mai un franco (10). Espose in una mostra collettiva gi\u00e0 nel 1913 (11) e cre\u00f2, su incarico dello stesso Moser (12), i bozzetti di alcuni dei bassorilievi che Paul Osswald avrebbe realizzato per l\u2019Universit\u00e0 di Zurigo.<br \/>\nPaul e Margherita divorziarono nel 1927 (13) e Margherita, che mantenne sempre il cognome del marito, intraprese la strada della pittura, riscuotendo in Svizzera e fuori un grande successo di pubblico e di critica.<br \/>\nNel 1919 i coniugi Osswald si trasferirono da Zurigo a Montagnola nel Canton Ticino (14) e l\u00ec, nel circuito di intellettuali ed artisti residenti, incontrarono, o forse incontrarono nuovamente, lo scrittore tedesco Hermann Hesse (15). Il 24 giugno di quell\u2019anno i tre, insieme ai coniugi Bodmer, si recarono in gita a Carona, pittoresco villaggio ai piedi del monte San Salvatore, appena sopra Lugano. In seguito, ed evidentemente suggestionato dalla bellissima giornata trascorsa in compagnia dei suoi amici, Hermann Hesse scrisse \u201cGiornata a Kareno\u201d, capitolo de \u201cL\u2019ultima estate di Klingsor\u201d, romanzo breve del 1920 (16).<br \/>\nIl capitolo \u00e8 un tripudio di colori, scintillante, luminoso, un vero capolavoro d\u2019arte pittorica. Sullo sfondo giallo degli stradoni e delle case di Kareno (Carona), immersi nel verde della valle di Pampambio (Pambio), lungo una strada rosea, ai piedi di montagne rosse, verdi, azzurrine e viola (17), Klingsor e la carovana variopinta dei suoi amici (le donne in rosa e bianco, gli uomini in bianco e giallo), si muovono \u201ccome fiori [\u2026] sotto la luce, nel verde\u201d (18). I colori sono tanti e sono ovunque ed il lettore ha l\u2019impressione di immergersi in un quadro sin dalle prime righe, tante e intense sono le suggestioni visive. I riferimenti alla giornata trascorsa a Carona nell\u2019estate del \u201819 sono moltissimi, dai luoghi ai protagonisti e, sebbene i nomi reali degli uni e degli altri (19) vengano camuffati con anagrammi, diminutivi e raddoppiamenti di sillabe oppure sostituiti con nomi inventati, persone e cose risultano perfettamente riconoscibili (20).<br \/>\nNel capitolo, oltre a Hesse alias <em>Klingsor,<\/em> pittore combattuto e inquieto, si riconoscono i coniugi Bodmer (<em>la pittrice e il dottore<\/em>), Paul Osswald (<em>Agosto<\/em>), Ruth Wenger (<em>la regina della montagna<\/em>) e Margherita Osswald Toppi, ossia \u201cErsilia\u201d (21), l\u2019ingenua ma saggia fanciulla dal nome sabino (22), che, vestita di viola e sotto un cangiante ombrellino color verde Paolo Veronese (23), passeggia cantando piano, ridendo e dileguando con la sua dolcezza le ombre malinconiche di Klingsor: \u201c<em>Klingsor venne a lei ridendo [\u2026]. Prese il braccio di Ersilia [\u2026] addolcendosi [\u2026].<\/em>\u201d (24).<br \/>\nIn un ideale confronto tra Ersilia e Margherita, per quel che di Margherita si riesce a ricordare, si evince che molteplici, sia nel fisico che nel temperamento, sono le affinit\u00e0 tra il personaggio letterario e la fanciulla anticolana. Margherita era scura di capelli, di un crespo quasi riccio e il suo viso ricordava quello di una donna orientale; Ersilia \u00e8 scura di capelli, riccia, dalla \u201ctesta africana\u201d. Margherita aveva un fare composto, movenze delicate e una certa dolcezza nel parlare; Ersilia \u201cemana pace\u201d ed \u00e8 \u201cgrave ed affettuosa\u201d. Quando Hermann Hesse descrive Margherita-Ersilia lo fa con veridicit\u00e0 e con poesia, giocando con i colori come su una tavolozza (il nero dei capelli, il verde-azzurro dell\u2019ombrellino, il viola del suo vestito in contrasto con il giallo, il bianco e il rosa dei vestiti degli altri), soffermandosi, in pi\u00f9 passaggi, sui suoi modi gentili, rasserenanti, pacifici: \u201c[<em>\u2026] se guardava all\u2019indietro scorgeva il riflesso bluastro dell\u2019ombrellino sulla testa <\/em><em>africana di Ersilia; di sotto la sua persona vestita di seta viola, la sola figura <\/em><em>scura della compagnia<\/em>\u201d (25). Ed ancora: \u201c<em>come uno scarabeo gigantesco, luceva <\/em><em>l\u2019ombrello smeraldino di Ersilia e al di sotto la sua chioma nera\u201d<\/em> (26). Inoltre: \u201c<em>Ma Ersilia interruppe con voce buona e profonda: \u00abSmettetela, insomma! Chi dice <\/em><em>ancora una parola di morte e di morire, non gli vorr\u00f2 pi\u00f9 bene. La finisca ora, <\/em><em>brutto Klingsor!\u00bb. Klingsor venne a lei ridendo: -Ha perfettamente ragione, bambina!<\/em>\u201d (27).<br \/>\nErsilia, mora e gentile come Margherita, viene trattata all\u2019interno del racconto con un riguardo che quasi\u00a0 ommuove. Pensiamo al sostantivo \u201c<em>bambina<\/em>\u201d, in italiano nel testo, un termine che presuppone confidenza e familiarit\u00e0 da parte di chi lo utilizza e che denota, per lo pi\u00f9, un atteggiamento paternamente protettivo. In effetti Margherita aveva solo ventidue anni quando ebbe luogo la gita a Carona, venti meno di Hermann Hesse, dunque il termine \u201c<em>bambina<\/em>\u201d potrebbe essere stato scelto dall\u2019autore a causa della giovane et\u00e0 della fanciulla anticolana, ma probabilmente anche a causa del rapporto cordiale e forse informale intercorso tra i due. Ma c\u2019\u00e8 di pi\u00f9, perch\u00e9 Ersilia, sul finire del capitolo, viene chiamata \u201c<em>sora<\/em>\u201d, ossia \u201c<em>signora<\/em>\u201d, e viene paragonata ad una stella: \u201c<em>Sora Ersilia [\u2026] tu sei la nostra buona stella<\/em>\u201d (28). Stella, cio\u00e8 riferimento positivo, faro illuminante, strada di saggezza, quasi che oltre ad un\u2019affettuosa e paterna condiscendenza, Hesse abbia provato una sincera ammirazione e del rispetto per questa fanciulla, alla quale non casualmente attribuisce il mitico e solenne nome sabino, rafforzato dal vocativo <em>sora<\/em>, tipicamente dialettale. ed Ersilia, la bambina, la stella, la signora saggia e dolcemente composta, suscita effettivamente ammirazione, perfino nel lettore, totalmente immersa in un\u2019aura di saggezza antica e ieratica, al riparo dal sole sotto il suo ombrellino verde-azzurro, tra cordiali sorrisi, parole di benevolenza e canti del suo Paese.<br \/>\nMa, pur ritratta come in un dipinto, ella \u00e8 comunque un personaggio vivido e dolce, che ride, che parla e che canta infondendo un senso di pace e di armonia. oltre al gi\u00e0 citato luogo in cui \u201c<em>[\u2026] Ersilia interruppe con la sua voce buona e profonda<\/em>\u201d, \u00e8 significativo anche il seguente: \u201c<em>Ridevano: saggio e bonario il dottore, Ersilia <\/em><em>grave e affettuosa<\/em>\u201d (29); e ancora: \u201c<em>Risuonava limpida e profonda la voce di Ersilia, <\/em><em>piano ella cantava per s\u00e9 la canzone del \u00abbel mazzo di fiori\u00bb; pace sgorgava <\/em><em>dal suo canto<\/em>\u201d (30).<br \/>\nChe Hesse abbia davvero sentito cantare Margherita? certamente il canto ha un forte potere consolatorio quando si \u00e8 lontani da casa e non \u00e8 dunque escluso che, in Svizzera, Margherita cantasse le ballate della sua terra, nella sua lingua, e che le cantasse anche in presenza dei suoi ospiti e dei suoi amici. Probabilmente Hermann Hesse ebbe davvero occasione di ascoltarla (31) e qualcuno di quei canti potrebbe averlo particolarmente colpito. Quando Ersilia canta piano la canzone del \u201c<em>bel mazzo <\/em><em>di fiori<\/em>\u201d (32), sembra di sentire Margherita, che amava e che cantava spesso \u201c<em>Quel mazzolin di fiori<\/em>\u201d, malinconica e triste storia di un amore tradito, assai diffusa in Italia e molto conosciuta nel territorio laziale (33); allo stesso modo, quando Ersilia accenna \u201c<em>Il mio pap\u00e0 non vuole ch\u2019io sposi un bersaglier<\/em>\u201d, quasi all\u2019inizio della passeggiata, il pensiero va ancora a Margherita e ad una ballata tardo-ottocentesca, diffusa, seppur con mille varianti, nel centro e nel nord Italia, ossia \u201c<em>La parricida<\/em>\u201d (34), cruento canto popolare di amore e morte: \u201cErsilia cominci\u00f2 a cantare: \u00abI<em>l mio pap\u00e0 non vuole ch\u2019io sposi un bersaglier\u00bb. Altre voci si associarono; avanzarono cantando sin dentro il bosco, finch\u00e9 la salita si <\/em><em>fece troppo ripida; la strada, diritta come una scala appoggiata al muro, risaliva, <\/em><em>tra le felci, la grande montagna. \u00abCom\u2019\u00e8 magnificamente rettilinea questa canzone!\u00bb <\/em><em>lod\u00f2 Klingsor. \u00abIl padre, come sempre, \u00e8 ostile agli innamorati. Essi prendono un <\/em><em>coltello ben tagliente e fanno la festa al pap\u00e0. Sparito! Accade di notte, nessuno li <\/em><em>vede fuorch\u00e9 la luna, che non li tradisce, e le stelle, che son mute, e il buon Dio, <\/em><em>che certo li perdoner\u00e0. Come tutto questo \u00e8 bello e sincero<\/em>\u00bb (35)\u201d.<br \/>\nEntrambe le ballate, malinconica la prima e melodrammatica la seconda, stridono con l\u2019amenit\u00e0 di Kareno e con l\u2019atmosfera gioviale e gaia della compagnia, ma d\u2019altra parte nel capitolo, come un po\u2019 in tutto il romanzo, l\u2019autore gioca molto col contrasto tra gli elementi, siano essi i toni del colore, siano gli altalenanti moti dell\u2019animo del protagonista: morte e vita, luce ed ombra, allegria e malinconia, colori tenui e colori intensi. Dunque non stupisce che canzoni sull\u2019amore tradito e sull\u2019amore che uccide vengano inserite in queste pagine piene di brio e di gioia di vivere. Inoltre, non va dimenticato che le canzoni popolari del secolo scorso raccontano spesso di morte e di tradimento, di abbandono e di solitudine, con un disincanto e un\u2019ingenuit\u00e0 che ai nostri giorni non sarebbero pensabili; cantarle al lavoro nei campi o durante una gita in campagna non doveva essere cos\u00ec inconsueto per i nostri antenati.<br \/>\nMa ci\u00f2 che colpisce di pi\u00f9, quando Ersilia entra in scena, \u00e8 la costante e luminosa presenza del suo ombrellino verde smeraldo, come se l\u2019autore ancora lo vedesse e distintamente lo ricordasse. Ma Margherita possedeva davvero questo ombrellino turchese o si tratta solo di un\u2019invenzione letteraria? No, Hermann Hesse lo vide davvero tra le mani della giovane anticolana, non solo perch\u00e9 \u00e8 lui stesso a confermarlo in una lettera del 1940 allo scrittore Rudolf Jakob Humm (1895-1977) (36), ma anche perch\u00e9 Margherita lo aveva ancora quando mor\u00ec nella sua casa di Anticoli Corrado nel 1971.<br \/>\nRicordo che, pur non essendo in buone condizioni, l\u2019ombrellino ancora brillava al sole e il suo colore restituiva un\u2019ombra variopinta e cangiante sotto la quale era bello nascondersi; ricordo anche che era tenuto in grande considerazione in casa e che, per poterci giocare, noi bambini dovevamo prelevarlo di nascosto. Composto da un delicatissimo manico di giunco finemente lavorato e da una calotta ricoperta di una stoffa brillante verde-turchese, probabilmente di taffetas o forse di seta, era un oggetto bello a vedersi e compagno ideale nei giochi d\u2019estate. Reso immortale da uno dei pi\u00f9 grandi scrittori del Novecento, l\u2019ombrellino verde Paolo Veronese di Ersilia fu amato come una reliquia, rimanendo accanto a Margherita per oltre cinquant\u2019anni e fino alla fine dei suoi giorni.<br \/>\n__________<br \/>\n1- P. CarosI, <em>Una pittrice che onora Anticoli, Cronache della Val d\u2019Aniene<\/em>, 3, 1968, n. 11, p. 4.<br \/>\n2- Chi scrive \u00e8 nipote di Margherita Toppi in linea materna.<br \/>\n3- \u00c8 la stessa Margherita ad affermare di essere nata a Roma: cfr. W. von Ueverwasser, <em>Gespr\u00e4ch <\/em><em>mit einer r\u00f6mischen Malerin<\/em>, in <em>Margherita Osswald Toppi: Sechs farbige Wiedergaben ihrer <\/em><em>Werke<\/em>, Zu\u0308rich, 1947 (cfr. anche la stampa del 1954), p. 5. Inoltre, A. TarquInI, <em>Margherita Osswald-<\/em><em>Toppi: sei stampe a colori delle sue opere<\/em>, Zu\u0308rich, 1953, p. 14; P. CarosI, cit., p. 4. Anche in E. SpoerrI, alla voce <em>OSSWALD (-Toppi), Margherita, in Kunstlerlexikon der Schweiz. Jahrhundert <\/em>20, vol. 2, Frauenfeld, 1967, p. 710, si riferisce roma come luogo di nascita (fu la stessa Margherita a fornire i dati anagrafici e biografici per la voce a lei dedicata; cfr. E. Zimmermann, <em>Lavoro e sono <\/em><em>felice. La scultrice e pittrice Margherita Osswald-Toppi<\/em>, in I<em>ncontri in Collina d\u2019Oro<\/em>, catalogo della Mostra a cura di R. Bucher, Montagnola, 5 aprile &#8211; 6 settembre 2009, Fondazione Hermann Hesse Montagnola, 2009, p. 69, nota 3).<br \/>\n4- \u201c<em>Modello assai ricercato, pos\u00f2 per Michetti, Mancini, Maccari, Sartorio e, giovanissimo, per lo<\/em><br \/>\n<em>spagnolo Mariano Fortuny<\/em>\u201d (M. OcchigrossI, <em>L\u2019ambiente e il fenomeno artistico<\/em>, in <em>Il Museo <\/em><em>d\u2019Arte Moderna e Contemporanea di Anticoli Corrado<\/em>, Subiaco, 2006, p. 21). Si riconosce nell\u2019affresco eseguito da Cesare Maccari a Palazzo Madama tra il 1882 e il 1888, dove \u00e8 raffigurato tra i senatori che accompagnano Appio Claudio Cieco; cfr. U. ParrIcchi (a cura di), <em>Anticoli Corrado: un <\/em><em>paese immaginario<\/em>, Roma, 1984, p. 324, nota 143; L. MasIna, alla voce <em>Margherita Toppi OSSWALD<\/em>, in L. IndrIo (a cura di), <em>Civico Museo d\u2019Arte Moderna Anticoli Corrado. Catalogo<\/em>, Roma, 1995, p. 195.<br \/>\n5- W. Kaegi, <em>Margherita Osswald-Toppi: la sua figura e la sua opera rievocate in una mostra ad <\/em><em>Ascona<\/em>, estratto dal <em>Neuen Zu\u0308rcher Zeitung<\/em> del 6 agosto 1971 (ripubblicato insieme ad altri contributi in <em>Margherita Osswald-Toppi 1897-197<\/em>1, Ascona, post 1971, opuscolo non paginato).<br \/>\n6- W. Kaegi, cit.<br \/>\n7- In famiglia erano ben note le sofferenze di Margherita a causa del travagliato rapporto con Paul Osswald;<br \/>\nd\u2019altra parte lei stessa non aveva problemi a parlarne; cfr. anche Kaegi, cit.<br \/>\n8- In Italia aveva lasciato molte sorelle e fratelli: Candida, Augusta, Natalina, Angelina, Adele detta Berta, Marcella, Mario, Carlo e Claudio. Delle sorelle, le prime due (prima Candida, che morir\u00e0 giovane, e poi Augusta) sposeranno il pittore Pietro Gaudenzi (1880-1955), la terza sposer\u00e0 lo scultore Attilio Selva (1888-1970), la quarta lo scultore Domenico Ponzi (1891-1973), la quinta, poi pittrice, il pittore Aldo Zauli (1902-1952); dei fratelli, Mario diverr\u00e0 pittore e Carlo scultore.<br \/>\n9- W. von Ueberwasser, cit., p. 7; A. TarquInI, cit., p. 14; P. CarosI, cit., p. 4.<br \/>\n10- E. Zimmermann, cit., p. 53: \u201c<em>L\u2019onorario era di 8000 franchi per i piccoli bassorilievi, ma in <\/em><em>verit\u00e0 non vidi [\u2026] mai un franco da mio marito<\/em>\u201d (si riferisce, nello specifico, all\u2019incarico dato a Margherita da Moser).<br \/>\n11- E. Zimmermann, cit., p. 53; D. DI Cola, <em>Le ragioni dello stile. La critica di Pasquarosa <\/em><em>Marcelli Bertoletti e Margherita Osswald-Toppi, modelle e pittrici anticolane<\/em>, in M.Carrera (a cura di), <em>Le Muse di Anticoli Corrado<\/em>, Roma, 2017, p. 11.<br \/>\n12- W. Kaegi, cit.; P. CarosI, cit., p. 4; P. Pancotto, <em>Artiste a Roma nella prima met\u00e0 del <\/em><em>\u2018900,<\/em> Roma, 2006, p. 236; e. Zimmermann, cit., p. 53; D. DI Cola, cit., p. 11, fig. 1.<br \/>\n13- <em>Kunstlerlexikon der Schweiz<\/em>, cit., p. 710.<br \/>\n14- Montagnola \u00e8 una frazione del comune svizzero di Collina d\u2019Oro, nel Canton Ticino (distretto di Lugano).<br \/>\n15- Il rapporto tra Margherita ed Hermann Hesse (1877-1962) \u00e8 ampiamente trattato nel gi\u00e0 citato lavoro di E. Zimmermann. Il saggio costituisce anche il primo, esaustivo lavoro di approfondimento e ricerca su Margherita Toppi e sulla sua vita nel Canton Ticino.<br \/>\n16- Per il testo italiano si far\u00e0 riferimento all\u2019edizione H. Hesse, <em>L\u2019ultima estate di Klingsor<\/em>, trad. di B. Allason, in <em>Romanzi<\/em>, (I Meridiani), Milano, 1977, pp. 591-650 (d\u2019ora in poi H. Hesse 1977). Per il testo tedesco, cfr. la prima edizione della Fischer Verlag: H. Hesse, <em>Klingsor lezter Sommer<\/em>, Berlin, 1920 (d\u2019ora in poi H. Hesse 1920).<br \/>\n17- H. Hesse 1977, cit., p. 610.<br \/>\n18- H. Hesse 1977, cit., p. 610.<br \/>\n19- Carona diventa Kareno, Sorengo diventa Barengo, Lugano diventa Laguno, la Valle di Pambio diventa Valle di Pampambio, Palazzallo diviene Palazzetto, Monte Salvatore diventa Monte Salute, Monte Generoso diviene Monte Gennaro, Collina d\u2019Oro diviene Monte d\u2019Oro, Montagnola \u00e8 Castagnetta.<br \/>\n20- Per il riconoscimento di persone e luoghi si vedano: J. MIlecK, <em>Hermann Hesse: Life and Art<\/em>, Berkeley, 1978, pp. 151-153; E. Zimmermann, cit., p. 53; H. SchnIerle-Lutz, <em>Auf den Spuren <\/em><em>von Hermann Hesse: Calw, Maulbronn, Tu\u0308bingen, Basel, Gaienhofen, Bern und Montagnola<\/em>, Berlin,<br \/>\n2017, pp. 456-465.<br \/>\n21- D. CIntI, <em>Dizionario mitologico<\/em>, Milano, 1989, p. 116: \u201c<em>Ersilia, nella leggenda di Romolo, \u00e8 figlia <\/em><em>di Tazio, re dei sabini. Romolo la prese con s\u00e9 durante il ratto delle Sabine: Tazio dichiar\u00f2 guerra <\/em><em>ai Romani, ma Ersilia, volendo che la guerra non avvenisse, spos\u00f2 Romolo. Questi, quando fu trasportato <\/em><em>in cielo, ottenne che Ersilia lo raggiungesse.<\/em>\u201d<br \/>\n22- Margherita non era originaria della Sabina propriamente detta, perch\u00e9 il territorio di Anticoli Corrado, sebbene non molto distante, non ne fa parte; ma evidentemente, come osserva E. Zimmermann<br \/>\n(cit., p. 53), Hermann Hesse scegliendo questo nome \u201cl<em>e dimostra la sua referenza poetica e mitica<\/em>\u201d.<br \/>\n23- Per il colore cfr. il link http:\/\/pigmenti.net\/verde_veronese.html (consultato il 09\/03\/2018): \u201c<em>Il verde <\/em><em>veronese \u00e8 un pigmento inorganico sintetico, e deve il suo nome al suo inventore, Paolo Veronese. <\/em><em>Proviene dall\u2019Italia ed \u00e8 stato usato soprattutto dal XIX secolo<\/em>\u201d.<br \/>\n24- H. Hesse 1977, cit., p. 608.<br \/>\n25- H. Hesse 1977, cit., p. 609.<br \/>\n26- H. Hesse 1977, cit., p. 610.<br \/>\n27- H. Hesse 1977, cit., p. 607. sia la frase \u201c<em>Finisca adesso, brutto Klingsor!<\/em>\u201d, sia il sostantivo \u201c<em>bambina<\/em>\u201d sono resi in italiano nell\u2019edizione originale in lingua tedesca: cfr. H. Hesse 1920, cit., p. 168.<br \/>\n28- Il vocativo dialettale \u201c<em>Sora<\/em>\u201d accanto al nome &#8220;<em>Ersilia<\/em>\u201d \u00e8 reso in italiano gi\u00e0 in H. Hesse 1920, cit., p. 183. Molte traduzioni italiane, ma anche edizioni in lingua tedesca, invece, lo omettono (c\u2019\u00e8 per\u00f2 in H. Hesse 1977, cit., p. 622).<br \/>\n29- H. Hesse 1977, cit., p. 616.<br \/>\n30- H. Hesse 1977, cit., p. 622.<br \/>\n31- Un\u2019ipotesi molto suggestiva e verosimile di J. MIleck, cit., p. 151.<br \/>\n32- Anche questa espressione \u00e8 resa in italiano nel testo; H. Hesse 1920, cit., p. 183.<br \/>\n33- \u201c<em>Quel mazzolin di fiori<\/em>\u201d \u00e8 un canto di origine alpina, che, pur non essendo di stampo patriottico, si impose come la canzone pi\u00f9 cantata dai soldati italiani della Grande Guerra. Cfr. l. ColombatI (a cura di), <em>La canzone italiana 1861-2011: Storie e testi<\/em>, vol. I, pp. 282-283.<br \/>\n34- \u201c<em>La parricida<\/em>\u201d, con le sue molteplici varianti, risulta attestata gi\u00e0 dal 1870 in Piemonte, Lombardia, Veneto, Dalmazia, Emilia Romagna, Toscana e Lazio; cfr. G. StefanatI, <em>La parricida, Il marito <\/em><em>giustiziere, La madre resuscitata, L\u2019amante confessore: considerazioni etnomusicologiche su quattro <\/em><em>ballate rilevate nel copparese<\/em>, Ferrara, 1995, pp. 12-15. La ballata narra di una ragazza che uccide il padre perch\u00e9 questi non vuole che si sposi con il fidanzato. La donna decide allora di uccidere il genitore durante la notte, agendo indisturbata senza essere vista se non dalle stelle e dalla luna, che non possono parlare, e da Dio, che sapr\u00e0 perdonarla. I nomi della ragazza-parricida variano a seconda delle versioni (Venezia, Angelina, Marietta, Angelinotta, Mariucia, Beppina) cos\u00ec come varia il mestiere dell\u2019amato (bersagliere, marinaio, cannoniere, finanziere). Per il Lazio si pu\u00f2 ascoltare un brano della canzone in: <em>tp:\/\/www.teche.rai.it\/2014\/11\/archivio-del-folclore-musicale-italiano-Lazio\/<\/em> (link consultato il 07\/03\/2018; si tratta della versione di Colle di Tora [RI], non lontana da Anticoli Corrado, dove il canto non \u00e8 completamente riportato e non contiene il verso del racconto, ma il senso rimane lo stesso).<br \/>\n35- H. Hesse 1977, cit., p. 609.<br \/>\n36- Cfr. H. Hesse -R.J. Humm, <em>Briefwechsel<\/em>, herausgegeben von Ursula und Volker Michels, Frankfurt, 1977, p. 91. La lettera di H. Hesse, del 26 marzo 1940, \u00e8 in risposta a quella di R. J. Humm del 21 marzo 1940.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Barbara Occhigrossi La pittrice Margherita Osswald Toppi, originaria di Anticoli Corrado e cittadina svizzera, \u201cparla in modo sobrio, pacato, pesando le parole. Un po\u2019 perch\u00e9 \u00e8 il suo stile,&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-4710","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-aequa-da-leggere"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4710","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4710"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4710\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4716,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4710\/revisions\/4716"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4710"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4710"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4710"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}