{"id":4826,"date":"2021-01-22T18:20:08","date_gmt":"2021-01-22T17:20:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=4826"},"modified":"2021-01-22T18:20:08","modified_gmt":"2021-01-22T17:20:08","slug":"dis-incanti-dianoie-metanoie-paranoie-dun-vegliardo-diarista-virtuale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/dis-incanti-dianoie-metanoie-paranoie-dun-vegliardo-diarista-virtuale\/","title":{"rendered":"DIS-INCANTI, DIANOIE METANOIE PARANOIE D&#8217;UN VEGLIARDO DIARISTA VIRTUALE"},"content":{"rendered":"<p><strong>G. SFORZA, Dis-Incanti, Di\u00e0noie Met\u00e0noie Par\u00e0noie d\u2019un Vegliardo diarista virtuale, Fabreschi Editore, Subiaco 2020, (16&#215;23), pp. 1120, 2 voll.<\/strong><\/p>\n<p>Nel tormentato corso di questo <em>Annus terribilis<\/em> la tipografia Fabreschi di Subiaco non \u00e8 restata certo inoperosa, tutt\u2019altro. Molte opere, anche ponderose, sono uscite dai suoi torchi (in epoca di scrittura e stampa virtuale l\u2019espressione, volutamente anacronistica, vuol suonare gradevolmente, ironicamente, giocosamente provocatoria). Tra queste una in particolare, nella sua concezione nella sua elaborazione e nel suo pondo cartaceo faticosa, ha visto la luce: Dis- Incanti, trascrizione a stampa di un diario virtuale degli ultimi dodici anni nel quale l\u2019autore, quasi nonagenario uomo del presente, non si limita a riflettere sugli eventi del giorno e ad esternarne le risonanze che dentro di lui hanno, ma lancia retrospettivamente un potente fascio di luce sul suo complesso passato, non trascurando le vicissitudini della mente e del cuore, a partire dai remoti anni dell\u2019infanzia fino, via via, agli anni della lucida senescenza. Ne \u00e8 nata una sorta di zibaldonica autobiografia ove i momenti della crescita fisica e interiore sono descritti con l\u2019intensit\u00e0 di un \u2018pagano\u2019 sentimento della terrestrit\u00e0 avvertita come natura naturans, come elemento determinante dell\u2019essere e dell\u2019esserci, secondo il ben noto adagio roussauiano l\u2019uomo \u201cessere la sua terra che cammina\u201d. Come D\u2019Annunzio affermava di portare la terra d\u2019Abruzzo sotto il tacco dei suoi stivali, cos\u00ec l\u2019autore di Dis-Incanti pu\u00f2 dire di aver portato la terra equa, tanto prossima culturalmente all\u2019abruzzese, incollata alla sua carne e alla sua anima ovunque, territori fisici o territori metafisici, le turbate vicende della sua vita l\u2019abbiano condotto. Se culture altre, soprattutto la francese e la tedesca, sembrano in Dis-Incanti predominanti, al lettore attento sicuramente non sfuggir\u00e0 il marchio \u2018equo\u2019 essere profondamente impresso su ogni pagina dell\u2019opera, indelebilmente. Lasciamo all\u2019 Avvertenza premessa dall\u2019autore, seria faceta ironica e autoironica quanto basta, il compito di meglio illustrare natura e intenti del suo Dis-Incanti. (<em>La Redazione<\/em>)<br \/>\n\u201cLa prima parte del mio zibaldone \u00e8 dunque qua, bella e pronta per il macero, dopo 12 anni di gioiosa fatica. Se in ogni mia opera, teoretica o poetica, mi sono senza ambage denudato, qui oltrepasso ogni limite: lacero il velo del fenomeno ed affondo le mani nella frattaglia del mio noumeno, scavando in ogni suo pi\u00f9 nascosto e pi\u00f9 o meno ripugnante anfratto, in ogni suo meandro, in ogni sua tortuosit\u00e0, in ogni sua sinuosit\u00e0, nello stile insopportabilmente guittesco e pletorico e retorico da esaltato che mi distingue. Eccomi, qui ci sono tutto, nel bene e nel male, nel bello e nel brutto. Qui c\u2019\u00e8 tutto il mio umano, da cui nulla <em>alienum puto<\/em>.<br \/>\nSe ogni mio parto fu faticoso, nessuno lo fu pi\u00f9 di questo: raccontarmi giorno per giorno in ogni mia vicenda materiale e spirituale, di sogno o di veglia (di veglia-sogno di sogno-veglia) nella pi\u00f9 cruda, invereconda spesso crudele verit\u00e0, dissotterrando nel presente il passato, e presente e passato proiettando in un futuro di essi non meno nella sua irrealt\u00e0 reale, in un linguaggio ignaro di freni di riluttanze di pudori, \u00e8 stato duro per il diarista metafisico anacronisticamente romantico e simbolista, disordinato e a-metodico per principio che, pur fedele alla correttezza del dire e del narrare, o dell\u2019inventare, e talvolta pedante fino al fastidio, ha faticato a mantenere all\u2019elaborato coerenza di materia e di forma, di contenuti e di stile. Ma l\u2019abbondanza del materiale non ha permesso alle mie residue forze di controllarne meticolosamente ogni parte, in modo da offrirlo pulito e polito, e unito e compatto pur nella sua naturale diaristica frammentariet\u00e0, senza le esuberanze, le sciattezze o le ricercatezze stilistiche, alla curiosit\u00e0 del lettore amico. Dopo l\u2019ennesima rilettura, per ogni nuovo refuso evidenziato, per le mille fastidiose ripetizioni (per la verit\u00e0 ognuna collocata in un contesto diverso in grado di farla ri-significare) lo scoramento era in agguato. Per questo ho rinunciato a rileggere ancora, lasciando al lettore il fastidio, il compito e il piacere (e perch\u00e9 non l\u2019onore?) di spulciare il faticato elaborato rendendosi co-correttore delle bozze di un &#8230;capolavoro (!), che mi son deciso a stampare <em>meis impensis<\/em> in poche copie numerate, oltre che per il mio piacere, per quello dei pochi amici, familiari, allievi, colleghi che dodici anni or sono me ne espressero caldamente il desiderio. Per me e per essi, ripeto, solo per me e per essi mi son deciso a ridonare alla carta i miei Dis-Incanti, gi\u00e0 affidati all\u2019impersonalit\u00e0 dell\u2019etere a uso e abuso di tutti (circa 80000 risultano a oggi i visitatori, un numero per le mie attese davvero esagerato) onde riappropriarmene anche coi sensi esterni, ridonarlo alla diletta polvere degli scaffali, rigoderne vista tatto gusto profumo, riudire il fruscio delle pagine sfogliate al chiuso del mio studiolo o all\u2019aperto del balcone o del giardino, fra i canti degli uccelli e i profumi dei fiori, o, negli orecchi assenti, il fragore in sottofondo della citt\u00e0 stordita. Tanto mi basta. Non \u00e8 mio costume partecipare a fiere e mercati, ambire a premi, offrirmi in pasto ai critici, \u201cvendetta dell\u2019intelligenza sterile nei confronti dell\u2019arte creatrice\u201d (Elias Canetti), \u201ctermometri anali\u201d (Marinetti).<br \/>\nCon la mia nota modestia &#8230;io me sopra me corono e mitrio!. (<em>Il Vegliardo<\/em>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>G. SFORZA, Dis-Incanti, Di\u00e0noie Met\u00e0noie Par\u00e0noie d\u2019un Vegliardo diarista virtuale, Fabreschi Editore, Subiaco 2020, (16&#215;23), pp. 1120, 2 voll. 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