{"id":490,"date":"2013-11-13T11:06:50","date_gmt":"2013-11-13T10:06:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.aequa.org\/v1\/?p=490"},"modified":"2013-11-13T11:07:39","modified_gmt":"2013-11-13T10:07:39","slug":"la-terapia-sacrale-dellernia-nel-cerimoniale-di-magia-arborea-a-san-giovanni-dellacqua","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/la-terapia-sacrale-dellernia-nel-cerimoniale-di-magia-arborea-a-san-giovanni-dellacqua\/","title":{"rendered":"LA TERAPIA SACRALE DELL\u2019ERNIA NEL CERIMONIALE DI MAGIA ARBOREA  A SAN GIOVANNI DELL\u2019ACQUA"},"content":{"rendered":"<p>Di Giuseppe Bonifazio<\/p>\n<p>Con il presente lavoro si vuole dare una prima sintetica divulgazione di una ricerca pi\u00f9 ampia incentrata su un cerimoniale di magia arborea, il solo attualmente accertato nel Lazio e inedito, che \u00e8 rimasto vivo per secoli nelle pieghe nascoste dell\u2019alta valle dell\u2019Aniene. (1)<\/p>\n<p>A met\u00e0 strada tra Subiaco e Jenne si incontra in un boscoso pendio la piccola cappella di San Giovanni Battista, pi\u00f9 nota nella zona con il nome di san Giovanni dell\u2019Acqua, uno dei dodici cenobi fondati da S. Benedetto, al quale la tradizione attribuisce il miracolo di aver fatto sgorgare la vicina sorgente per le esigenze della comunit\u00e0 monastica. (2) Qui il pomeriggio di ogni 23 giugno, vigilia della festa di San Giovanni, si recano diversi fedeli provenienti da Subiaco, da Arcinazzo Romano e, in misura minore, da Jenne, per far visita al Santo e per partecipare alla processione notturna che termina con la celebrazione della Santa Messa.<\/p>\n<p>Il luogo e la ricorrenza religiosa non desterebbero tutta la nostra attenzione, se fino a pochi decenni or sono non si fosse praticato proprio in questo giorno il rituale della \u201c<i>passata\u201d <\/i>dei bambini erniosi, uno dei pi\u00f9 antichi e diffusi nell\u2019area mediterranea ed europea, con diverse varianti e modalit\u00e0, ma con un unico denominatore comune e un unico fine. I bambini affetti da ernia infantile, identificata nel prolasso dello scroto o in alcune forme di ernia inguinale connesse comunque con l\u2019area genitale, venivano portati in questo luogo e per guarire, venivano \u201cpassati\u201d attraverso una fenditura ricavata\u00a0 in un albero di quercia. Una persona preposta, secondo il numero delle richieste, tagliava in senso verticale il fusto di un querciolo e ne ricavava un\u2019apertura sufficiente all\u2019introduzione dell\u2019ernioso. Per mantenere divaricate le due parti vi inseriva di traverso un piccolo asse. I genitori dei bambini con i disturbi di ernia, spesso giunti a piedi scalzi, gi\u00e0 durante la processione manifestavano ansia e impazienza e con forza invocavano il Battista cantando:<\/p>\n<p><i>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u201cEvviva San Giovanni<\/i><\/p>\n<p><i>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 che \u00e8 fratello a Dio<\/i><\/p>\n<p><i>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 la grazia che chiedo io<\/i><\/p>\n<p><i>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 tu non me la neg\u00e0\u201d<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>oppure (ultimo verso) \u201c<i>tu me l\u2019hai da fa\u201d, <\/i>come in un\u2019altra versione raccolta a Vallepietra. (3) L\u2019antica canzone popolare, modificata nel dopoguerra con strofe pi\u00f9 canoniche, bene esprimeva questo modo diretto e concreto di rapportarsi con la potenza, proprio dell\u2019animo della nostra gente.<\/p>\n<p>Allo scoccare della mezzanotte si sentivano risuonare nel bosco voci eccitate che gridavano: \u201c<i>alla cercia, alla cercia\u201d, <\/i>o \u201c<i>alle pampane, alle pampane\u201d<\/i> e ogni genitore si recava con un conoscente, prossimo compare o comare, presso l\u2019alberello aperto ad arco. Posti uno di fronte all\u2019altro passavano orizzontalmente il bambino nudo attraverso la pianta recitando la formula: \u201c<i>T\u00e9e comp\u00e0, te so datu nu figliu paganu e mi ju si fattu cristianu\u201d<\/i>. L\u2019altro rispondeva: \u201c<i>T\u00e9e comm\u00e0, mi si datu nu figliu paganu e ti ju so fattu cristianu\u201d. <\/i>Seguiva la recitazione del Credo. Gli operatori, per suggellare il nuovo rapporto di parentela per comparatico extraliturgico, dicevano: \u201c<i>Compare a San Giuanni, bacimmoci le mani, le mani ci bacimmo e compari ci facimmo\u201d.<\/i> Il vincolo che si era cos\u00ec instaurato durava tutta la vita e aveva grandissima importanza, tanto che il compare di San Giovanni era equiparato a quelli del Battesimo, Comunione e Cresima. A conclusione del rito si procedeva a rinsaldare le due parti tagliate dell\u2019albero con una legatura e \u201cla grazia\u201d della guarigione avveniva solo se la pianta tornava a vivere, a germogliare; in caso si fosse seccata bisognava ripetere l\u2019intera operazione. Naturalmente l\u2019attesa del responso durava dei mesi e per l\u2019eventuale ripetizione bisognava aspettare l\u2019anno successivo.<\/p>\n<p>Fin qui in grandi linee la terapia magico-religiosa, ma la tradizione comprendeva anche il pellegrinaggio a piedi, l\u2019<i>incubatio<\/i>, il prelievo dell\u2019acqua della sorgente (anche per scopi curativi) e persino il bagno integrale o parziale prima della passata, perch\u00e9 \u201c<i>chella era acqua santa, l\u2019acqua de San Giuanni\u201d<\/i>.<\/p>\n<p>Nella cappella si conservano degli <i>ex voto<\/i> che attestano il ringraziamento per la sparizione del male e fino a prima dei restauri effettuati il 1990 era appeso anche un cinto di gomma, che inequivocabilmente indicava il tipo di grazia ricevuta. I soggetti degli <i>ex voto<\/i> sono tutti bambini maschi, con un\u2019et\u00e0 che varia da alcuni mesi ad alcuni anni e, secondo le informazioni raccolte, tutti con una lesione gi\u00e0 in atto. Anche qui, pur rappresentando delle eccezioni, vi sono stati casi di bambine e perfino signorine \u201cpassate\u201d per la fuoriuscita di un viscere, cos\u00ec come non si possono escludere interventi a scopo preventivo, per esorcizzare il male futuro.<\/p>\n<p>Per ogni approfondimento al riguardo si rimanda al testo monografico di A. M. Di Nola, (4) del quale viene condivisa la linea interpretativa, come la pi\u00f9 acuta e rispondente a tutto il complesso cerimoniale e al mondo cultuale di origine contadina. Anzitutto va detto che il rito \u00e8 documentato in epoca precristiana addirittura presso gli Ittiti oltre il 1200 A. C. Presso i romani, con la descrizione che ne fa M. P. Catone nel suo \u201c<i>De Agricoltura\u201d<\/i>, esso aveva lo scopo di curare l\u2019impotenza maschile, messa a repentaglio dalla malformazione scrotale e di restituire le capacit\u00e0 del vigore sessuale e della procreazione. Per questo era destinato quasi esclusivamente ai bambini che diventavano erniosi per lo sforzo del parto e, in termini dialettali, si diceva \u201c<i>ce sa calato ju pallone\u201d.<\/i><\/p>\n<p>Il rituale, come risulta anche dalla formula della \u201cpassata\u201d, risiede \u201c<i>nel simbolismo di nascita nuova e di rigenerazione<\/i>\u201d con \u201c<i>la stimolazione di un rapporto simpatico-animistico fra pianta e uomo, nel quale rapporto il nucleo di soluzione del male sta proprio nella funzione attiva e vivente della pianta<\/i>\u201d. (5) L\u2019esito positivo \u00e8 quindi strettamente legato alla vita dell\u2019albero \u201cche gli appartiene\u201d. L\u2019idea di rinascita \u00e8 ben presente tra gli stessi compari che sono consapevoli di attuare un rinnovato Battesimo; non a caso abbiamo il culto del Battista, (\u201c<i>se dicevano il credo come quando se stanno a battezz\u00e0\u201d<\/i>, mi ha riferito una donna con il figlio graziato) e la stessa gestualit\u00e0 della \u201cpassata\u201d allude ad un nuovo parto. Tuttavia alquanto ambiguo si presenta il rapporto con San Giovanni, che \u00e8, s\u00ec,\u00a0 \u201c<i>il padrone dell\u2019ernia\u201d<\/i> ma \u201cse <i>si devoto\u201d <\/i>o \u201c<i>religioso\u201d <\/i>e \u201c<i>ci\u2019hai \u2018na cercia \u2018n campagna, la spacchi e a mezzanotte ju passi alla cercia\u201d<\/i>. Il localismo non appare allora cos\u00ec vincolante. Infatti quando i Benedettini alla fine degli anni \u201850 si imposero per sopprimere il rito, secondo una testimonianza che mi \u00e8 stata fatta ricorrendo anche al taglio delle stesse querce (un po\u2019 come avvenne nell\u2019Alto Medioevo per l\u2019abbattimento degli alberi sacri delle foreste germaniche), questo continu\u00f2 almeno per un altro decennio nelle campagne di Subiaco e di Arcinazzo Romano, sempre per\u00f2 nella stessa scadenza calendariale.<\/p>\n<p>Ecco dunque che si inserisce nel contesto, tale da giustificare la coincidenza rito-festa, la peculiarit\u00e0 della notte di San Giovanni, notte magica per eccellenza nella tradizione popolare, favorevole ai presagi e ai prodigi, dispensatrice di particolari virt\u00f9 e di benefiche virt\u00f9 e di benefiche influenze. La festa liturgica, con la sua posizione solstiziale e che sostituisce la celebrazione pagana di <i>Fors Fortuna<\/i>, non poteva non assorbire antiche usanze e credenze.<\/p>\n<p>Solo alcuni esempi, per restare nell\u2019ambito delle terapie infantili magico-mediche praticate nella nostra zona. Ad Arcinazzo Romano si accendevano, e in parte accade ancora oggi, i tradizionali \u201cfuochi di San Giovanni\u201d, su cui fino a pochi anni fa venivano fatti penzolare i bambini con la recitazione della seguente formula:<\/p>\n<p><i>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u201cSballeca, sballeca San Giuanni,<\/i><\/p>\n<p><i>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 te puzzi fa pi\u00f9 ranne,<\/i><\/p>\n<p><i>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 pi\u00f9 ranne deju campanile,<\/i><\/p>\n<p><i>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 sballeca, sballeca San Giuanni.\u201d<\/i><\/p>\n<p>Il rito serviva per scongiurare il rachitismo, tutt\u2019altro che infrequente allora per la malnutrizione, e aveva delle varianti. Quando le fiamme erano alte il bambino un po\u2019 pi\u00f9 sviluppato doveva dire, saltandoci sopra: \u201c<i>San Giuanni meo <\/i>(tre volte) <i>famme cresce de pi\u00f9\u201d<\/i>; quando le fiamme erano pi\u00f9 basse si recitava: \u201c<i>San Giuanni meo <\/i>(tre volte) <i>fa cresce questo bambino\u201d. <\/i>Un\u2019altra usanza tuttora viva \u00e8 quella di lasciare esposti all\u2019aria della notte recipienti di acqua con petali di rose, certi che qui confluiranno le propriet\u00e0 salutari diffuse nel cosmo. Al mattino i genitori lavano il viso o altre parti del corpo dei piccoli sia per rendere pi\u00f9 morbida e vellutata la pelle sia per prevenire le malattie.<\/p>\n<p>Il ritrovamento presso la localit\u00e0 di San Giovanni dell\u2019Acqua di un cippo dedicato al dio Silvano da parte del liberto Azio Dionisio che aveva ottenuto la libert\u00e0, aggiunge motivi di riflessione e si presta ad ulteriori ipotesi.<\/p>\n<p>L\u2019epigrafe scolpita cos\u00ec recita in segno di ringraziamento:<\/p>\n<p><i>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u201cSancto Sylvano votum ex viso<\/i><\/p>\n<p><i>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 ob libertatem<\/i><\/p>\n<p><i>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Sextus Attius Dionysius<\/i><\/p>\n<p><i>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Sig <\/i>[<i>Signum<\/i>] <i>cum base D.P. <\/i>[<i>donum posuit<\/i>]\u201d.<\/p>\n<p>(Come voto per la libert\u00e0 Sesto Azio Dionisio offr\u00ec in dono al santo Silvano una statua con piedistallo).<\/p>\n<p>Della statua non vi \u00e8 traccia, mentre il cippo \u00e8 conservato nel monastero di San Benedetto su cui i monaci hanno voluto installare la croce e aggiungere la scritta: \u201c<i>Qui Quondam cippus Sylvani simulacrum per S. Benedicti filios crucem sustentavit\u201d. <\/i><\/p>\n<p>Per\u00f2 mentalit\u00e0 e ritualit\u00e0 pagane persistettero a lungo e per tutto il Medioevo e oltre furono combattute fortemente dalla Chiesa, spesso con scarso successo per l\u2019ostinata resistenza delle plebi. Inoltre il mancato rinvenimento di altri reperti archeologici nella zona si pu\u00f2 spiegare con il fatto che la divinit\u00e0 aveva due nomi: \u201c<i>Silvano era il nome che il dio assumeva nel culto privato, Fauno quello che lo contrassegnava nel culto pubblico<\/i>\u201d. (6) Quindi Silvano non aveva templi, feste, sacerdoti.<\/p>\n<p>Ora si pu\u00f2 legittimamente pensare che il rito della \u201cpassata\u201d fosse qui esistente fin dall\u2019et\u00e0 classica e connesso in qualche modo con Silvano, dio della vegetazione, della fecondit\u00e0 della natura, oracolare, pronto alla metamorfosi e pericoloso per le donne sotto l\u2019aspetto erotico, non a caso ad esse non era lecito presiedere al suo culto. Dio dei confini: per questo veniva nominato santo e protettore degli schiavi che diventavano liberti con la cerimonia che terminava con la frase: \u201c<i>siedano gli schiavi e si rialzino liberi<\/i>\u201d. Poco probabile risulta l\u2019ipotesi di una assimilazione successiva del rito, pure per l\u2019isolamento territoriale della valle, e un ulteriore richiamo ci viene da una fonte letteraria che insiste su questa presenza di silvani. Cos\u00ec racconta il domenicano francese Stefano di Borbone (1190\/95-1226): \u201c<i>Introducevano il bambino nudo nelle fenditura presente tra due tronchi di albero&#8230; scongiuravano i fauni, che erano nella selva Rimite, affinch\u00e9 ricevessero il bambino ammalato e indebolito, dichiarandolo loro propriet\u00e0, e restituissero il bambino che avevano portato via con loro, grasso e grosso, vivo e sano<\/i>\u201d. (7)<\/p>\n<p>Anche nella valle dell\u2019Aniene la Chiesa cerc\u00f2 di sradicare il paganesimo eliminando le vecchie divinit\u00e0; e chi meglio della figura anacoretica e \u201cpastorale\u201d del Battista poteva sostituire Silvano? Il rito della \u201cpassata\u201d, riadattato sincreticamente in una nuova realt\u00e0, fu tollerato a lungo fino a che, stridente con i nostri tempi e soprattutto con la fine della civilt\u00e0 contadina, \u00e8 stato definitivamente messo da parte. Tuttavia in alcune aree marginali dell\u2019Italia meridionale, per esempio in Puglia, esso \u00e8 tuttora in uso, sia pure occasionalmente.<\/p>\n<p>Relitti pagani e comportamenti spesso irrazionali hanno accompagnato la societ\u00e0 arcaica lasciata alle spalle, ma i nostri attuali riti consumistici, che hanno alla base una spaventosa distruzione della natura, sono razionali? L\u2019uomo antico sentiva la natura in senso religioso, la rispettava con sentimento reverenziale perch\u00e9 sapeva di essere parte integrante di quel mondo, con il quale condivideva la vita e la morte.<\/p>\n<p><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p><b>Note<\/p>\n<p><\/b><b>1 <\/b>&#8211; Non compare alcuna localit\u00e0 del Lazio nella ricognizione sulla diffusione del rito su scala nazionale effettuata da A. M. Di Nola in <i>L\u2019arco di rovo<\/i>, Torino, Boringhieri, 1983.<\/p>\n<p><b>2 <\/b>&#8211; L. Caronti, <i>Subiaco nel turismo nell\u2019arte nella storia, <\/i>Roma, Lux, 1964.<\/p>\n<p><b>3 &#8211; <\/b>Tutte le fonti orali citate sono state raccolte a Subiaco a ad Arcinazzo Romano e si riferiscono agli anni 1977-79.<\/p>\n<p><b>4 <\/b>&#8211; A. M. Di Nola, <i>L\u2019arco <\/i>cit.<\/p>\n<p><b>5 &#8211; <\/b>A. M. Di Nola, <i>La festa e il bambino<\/i>, Torino, ERI, 1991.<\/p>\n<p><b>6 &#8211; <\/b>A. Brelich, <i>Tre variazioni romane sul tema delle origini<\/i>, Roma, Edizioni dell\u2019Ateneo, 1955.<\/p>\n<p><b>7 <\/b>&#8211; A. M. Di Nola, <i>La festa <\/i>cit.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Giuseppe Bonifazio Con il presente lavoro si vuole dare una prima sintetica divulgazione di una ricerca pi\u00f9 ampia incentrata su un cerimoniale di magia arborea, il solo attualmente accertato&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[19],"class_list":["post-490","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-pillole-di-aequa","tag-di-giuseppe-bonifazio"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/490","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=490"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/490\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":492,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/490\/revisions\/492"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=490"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=490"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.aequa.org\/v1\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=490"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}